Grillo sul presidenzialismo: «Berlusconi vuole diventare presidente -duce»

LE ACCUSE CONTRO GOVERNO E PARTITI SUL BLOG. Il leader del M5S «Napolitano non ha l’autorità per definire la durata del governo». Crimi: «Italiani hanno altri problemi».

beppe_grillo1.jpg

A finire nel mirino di Grillo sono, ancora una volta, il governo e il sistema partitico. Colpevoli di «aver preso in ostaggio la nazione» e di «non avere senso del pudore». Ma non solo. Nell’ultimo post pubblicato sul blog, il front man del M5S grida al complotto e si scaglia contro le riforme istituzionali. Il tutto mentre Napolitano incontra i rappresentati del governo, inclusi il premier Enrico Letta, il ministro per le Riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello, e il ministro per i Rapporti con il Parlamento e coordinamento attività di Governo, Dario Franceschini. Scrive Grillo: «Il governo nasce dall’emergenza dei processi di Berlusconi, dell’inchiesta del Monte dei Paschi di Siena, della trattativa Stato-Mafia e sotto la pressione della finanza internazionale. Letta, capitan Findus, fa solo il palo e prende ordini. Il presidenzialismo è un’idea di Berlusconi, vuol farsi eleggere presidente-duce d’Italia con l’aiuto delle televisioni che il pdmenoelle gli ha graziosamente lasciato da vent’anni ignorando ogni conflitto di interessi».

IL SENSO DEL PUDORE – A muovere i fili sarebbe dunque il «futuro presidente duce d’Italia», Silvio Berlusconi. L’obiettivo? «Con il semipresidenzialismo, peraltro richiesto nel Piano di Licio Gelli della P2, Berlusconi fa un salto avanti nella sua ingiuriosa scalata al potere che gli darebbe impunità e immunità». Poi sul banco degli imputati ci finisce anche il Quirinale accusato di non avere i poteri à per definire la durata del governo: «Napolitano, che sabato ha percorso via del Fori Imperiali a bordo della Flaminia presidenziale scoperta, un’immagine surreale del futuro della Repubblica, ha detto che ‘il governo Letta è un’esperienza a terminè, durerà 18 mesi, quando lui sarà alla soglia dei 90 anni». Mi domando, con quale autorità il presidente della Repubblica definisce la durata di un Governo? E perchè 18 mesi?». Il j’accuse di Grillo continua poi ricordando come «Otto milioni di italiani sono a tutti gli effetti considerati extraparlamentari. Senza alcun diritto di rappresentanza. E’ umiliante, vergognoso, antidemocratico. L’Italia non è più una democrazia. Il porcellum, che i partiti a parole vogliono cambiare, è immutato dal 2006 e ogni giorno ci spiegano l’urgenza di una nuova legge elettorale. Pudore? Cos’è il pudore? Prendere per i fondelli i cittadini con una falsa legge per l’abolizione dei finanziamenti pubblici?». Parole durissime dunque. Che arrivano mentre è ancora alta la tensione all’interno del Movimento Cinque Stelle sia per le mancate nomine sia per le spaccature interne, esasperate anche dalle polemiche con il candidato alle Quirinarie Stefano Rodotà e dal risultato delle ultime consultazioni amministrative.

«IL PROBLEMA E’ IL LAVORO» - Contro le riforme istituzionali in giornata si è pronunciato anche il capogruppo al Senato Vito Crimi che su Facebook ha posto l’accento sulla disoccupazione: «Ogni mattina un italiano disoccupato, un esodato, un invalido al quale hanno tagliato i fondi, una mamma che porta i bambini in una scuola senza il riscaldamento, un precario, uno studente universitario e tanti altri italiani si svegliano con una cosa in comune, con un chiodo fisso in testa, con quel problema che gli rende difficile dormire la notte, quel pensiero che lo accompagnerà per tutta la giornata e fino alla fine del mese: bicameralismo perfetto o una sola camera? E poi… presidenzialismo o semipresidenzialismo?».

Marta Serafini


Appello processo Eternit, il magnate Schmidheiny condannato a 18 anni

TORINO. Il manager svizzero in primo grado condannato a 16 anni. Oltre 30 milioni al comune di Casale Monferrato e 20 regione.

processo_eternit.jpg

TORINO – È stato condannato a 18 anni di reclusione per disastro doloso l’imprenditore elvetico Stephan Schmidheiny, imputato a Torino nel processo Eternit sulle vittime dell’amianto. In primo grado era stato condannato a 16 anni. La Corte ha anche disposto provvisonali per 20 milioni di euro alla Regione Piemonte e di oltre 30,9 milioni per il comune di Casale Monferrato.

DUE IN PIÙ – «In parziale riforma» della sentenza di primo grado, dunque due anni in più rispetto alla pena inflitta in primo grado, sono stati inflitti al magnate svizzero di 66 anni, unico imputato rimasto al processo Eternit dopo la morte, avvenuta il 21 maggio scorso, del barone belga Louis De Cartier De Marchienne, a 92 anni. In ogni caso, non avrebbe commesso il fatto prima del 1966. Il giudice Alberto Oggè ha anche stabilito la revoca nei suoi confronti delle sanzioni accessorie e civili, e di quelle civili per la Etex. Entrambi, Schmidheiny e De Cartier De Marchienne, erano stati condannati a 16 anni, il 13 febbraio 2012, per disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. Il pg Raffaele Guariniello aveva chiesto 20 anni di pena.

BAGNOLI E RUBIERA – Per quanto riguarda Schmidheiny, invece, il giudice ha stabilito che il periodo in cui gestì la Eternit va dal giugno del ’76, per gli stabilimenti di Casale (Alessandria), Cavagnolo (Torino) e Bagnoli (Napoli) e dall’80 per quello di Rubiera (Reggio Emilia), e arriva fino al giugno dell’86 per Casale e Cavagnolo, fino all’85 per Bagnoli, fino all’84 per Rubiera. L’imputato è stato quindi assolto per il periodo che va dal giugno del ’66 al ’76 per non aver commesso il fatto. Resta penalmente responsabile per gli anni seguenti. La lettura del dispositivo è proseguita con l’elenco dei risarcimenti alle numerose parti civili.

LE REAZIONI - Abbracci e lacrime, composti e silenziosi, le primissime reazioni dall’aula alla lettura della sentenza. In prima fila tra i parenti delle vittime Romana Blasotti Pavesi, presidente dell’Afeva, Associazione familiari e vittime dell’amianto, di Casale Monferrato. A causa dell’amianto, la signora Blasotti ha perso cinque familiari, tra cui marito e figlia.

Redazione Online


Processo Ruby, Ghedini: «Assolvete Berlusconi, il fatto non sussiste»

L’arringa dei difensori di Silvio Berlusconi. Il legale: «Ho avuto l’impressione di ingenerare un certo qual fastidio nei confronti dei giudicanti».


È il giorno della difesa al processo Ruby a carico di Silvio Berlusconi, accusato di concussione e prostituzione minorile. Ha preso la parola Niccolò Ghedini che ha definito «prevenuti» i giudici davanti ai quali si celebra il processo. «Nel corso di questo processo – ha detto – ho avuto l’impressione di ingenerare un certo qual fastidio nei confronti dei giudicanti». «Analogo fastidio non sembra ingenerare la procura della Repubblica», ha aggiunto. Il legale, nel suo discorso, ha sostenuto anche che il collegio ha «vicinanza culturale» ai pm. Ghedini, in apertura del suo intervento, ha chiesto di acquisire i verbali delle dichiarazioni rese da Ruby nel processo a Minetti, Fede e Mora.

LA PENA - «Stratosferica e straordinaria»: con questi due aggettivi Niccolò Ghedini ha definito la richiesta di pena a sei anni di carcere per Silvio Berlusconi. Ghedini ha contestato la circostanza che «non sono state concesse le generiche a Berlusconi perché gli avvocati hanno sentito dei testimoni ad Arcore, non gli sono state date nella richiesta della Procura per colpa degli avvocati, non dell’imputato». «La Procura dimentica – ha affermato Ghedini – che Arcore è un grande complesso di edifici e da una decina di anni sia io che Longo abbiamo uno studio di appoggio, tanto è vero che nelle assunzioni testimoniali appare il nome di una nostra segretaria».

RUBY E MUBARAK - «Silvio Berlusconi ha parlato di Ruby ad un pranzo ufficiale con il presidente dell’Egitto. Questo vuol dire che aveva l’assoluta convinzione che fosse egiziana», ha fatto notare Ghedini, ricordando il pranzo ufficiale a Villa Madama. «Se no, come avrebbe fatto a parlare di una ragazza minorenne, marocchina, che viveva in Sicilia, in stato di povertà, il cui padre era un ambulante?».

CONCUSSIONE - Per quanto riguarda il reato di concussione, «per noi la soluzione deve essere l’assoluzione perché il fatto non sussiste». Riferendosi alle telefonate che Berlusconi ha fatto in questura la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010, chiedendo di affidare Ruby, fermata per un furto, a Nicole Minetti invece di mandarla ad una comunità per minori, Ghedini ha affermato: «Secondo la procura l’allora presidente del Consiglio avrebbe abusato della sua qualità di pubblico ufficiale per sottrarre Ruby all’autorità. Non si riesce a capire da quale autorità, dal momento che Ruby non doveva essere arrestata né portata in carcere». «Non sempre – ha sottolineato – le azioni compiute da un pubblico ufficiale possono essere considerate reati contro la pubblica amministrazione. Possono essere anche azioni umane non correlate da alcuna malizia».

PROSTITUZIONE MINORILE - Per quanto riguarda l’accusa di prostituzione minorile, «tutte le testimoni negano di aver avuto rapporti sessuali con Berlusconi», ha detto Ghedini. Il difensore sottolinea che, per la Procura di Milano, gran parte delle testimoni sono «inattendibili perché pagate dal presidente. Ma molte – sostiene – erano già aiutate economicamente. È un aiuto dato in continuità». Secondo Ghedini, «non c’è niente di strano», altrimenti «non si potrebbe mai chiamare a testimoniare un dipendente o un familiare se un teste non dovesse mai avere un legame economico con un imputato». Questo, conclude, «non esclude quindi la loro credibilità». Ghedini ha sottolineato il fatto che nei telefonini e nei pc delle giovani ospiti del Cavaliere non sono state trovate «foto compromettenti», ma solo «una foto di Silvio Berlusconi con dietro una libreria, che è stata presa ad Arcore» e una foto di Iris Berardi vestita da poliziotta, che la ragazza ha detto essere stata scattata durante una festa di Carnevale in un locale.

LA STATUETTA DI PRIAPO – «La statuetta lignea non c’entra nulla con questo processo ma con la ricostruzione sociologica e morale che la Procura vuole fare della vita di Berlusconi», ha detto Ghedini riferendosi alla cena del 22 agosto 2010 quando, secondo alcune testimonianze, durante la cena delle ospiti ad Arcore avrebbero mimato atti sessuali con una statuetta di Priapo. Per Ghedini, però, è una circostanza esclusa dal capo d’imputazione perché si è svolta ad agosto, quando Ruby era già da mesi stata esclusa dalle cene di Arcore. L’accusa contesta a Berlusconi di avere compiuto atti sessuali con Ruby dal 14 febbraio al 22 maggio 2010.

Redazione online

L’assassino: «Fabiana tentò di difendersi». Fabiana, l’incontro della mamma con il vescovo: «Mia figlia ha diritto ad avere giustizia»

Il Delitto di Corigliano – in corso l’autopsia. La confessione dell’assassino: «Cercò di togliermi la tanica dalla mano nonostate l’avessi accoltellata più volte». Dal balcone la donna si rivolge ai compagni di scuola in corteo: «Quanti ti volevano bene, solo uno ti odiava».


Ha tentato di togliere di mano al suo omicida la tanica di benzina con la quale intendeva darle fuoco, Fabiana Luzzi, la sedicenne uccisa dal fidanzato di un anno più grande a Corigliano Calabro. Lo ha detto, secondo quanto si è appreso, lo stesso ragazzo nel corso dell’interrogatorio. Intanto la madre di lei, durante un colloquio con l’arcivescovo di Rossano, dice che «mia figlia ha diritto alla giustizia». Il monsignore, Santo Marcianò, conversando con la donna aveva parlato di un possibile recupero dell’omicida.

INTERROGATORIO - Interrogato, l’omicida ha detto che la ragazza, benchè ferita da diverse coltellate inflitte al culmine di una lite per motivi di gelosia, ha reagito sino all’ultimo per sottrarsi alla morte. Quando si è resa conto che lui intendeva bruciarla, si è alzata e gli si è buttata addosso, cercando di versare per terra il contenuto della tanica. Poi, probabilmente perchè indebolita dalle coltellate, è ricaduta a terra ed il giovane le ha dato fuoco. Parole che potrebbero essere confermate dall’autopsia, in corso nel pomeriggio di lunedì 27.

LA RICOSTRUZIONE – – Un nuovo sconcertante particolare che va ad aggiungersi alla ricostruzione fatta dai carabinieri. E alla ricostruzione di quello sconvolgente omicidio. Gli investigatori una cosa l’hanno accertata. Lui l’ha bruciata quando ancora era viva. D.M., 17 anni, ha ammesso di aver prima accoltellato Fabiana e poi di averla cosparsa di benzina e quindi, mentre lei pregava di non farlo, le ha dato fuoco. Un racconto raccapricciante quello del giovane che ha ammesso davanti ai carabinieri di aver ucciso la sua fidanzata per gelosia. La città di Corigliano è sotto choc per questo assurdo delitto. La gente ha atteso per ore davanti la caserma dei carabinieri, per cercare di vedere in faccia l’assassino di Fabiana Luzzi, 16 anni a giugno. Il giovane assassino, avrebbe ucciso la sua fidanzata al culmine di una lite.

«Come era bella Fabiana, ora non posso più vederla, devo solo ricordarla attraverso di voi». Una voce a metà tra pianto e urla. Dal balcone la madre della sedicenne barbaramente assassinata a Corigliano Calabro, si è affacciata guardando amici e compagni di scuola della figlia che nella mattinata di lunedì 27 l’hanno ricordata sfilando per il paese. Prima di rientrare in casa la donna ha gridato: «Fabiana, quanta gente ti voleva bene, solo uno ti odiava».

«DIRITTO ALLA GIUSTIZIA» - In mattinata, poco prima del corteo dei ragazzi, la famiglia Luzzi, tutti testimoni di Geova, ha ricevuto la visita dell’arcivescovo di Rossano-Cariati, Santo Marcianò. Un incontro di una ventina di minuti. «In questo momento abbiamo bisogno di sentire l’affetto della gente. Non vogliamo sentirci soli» ha detto la donna al monsignore. «Mia figlia ha il diritto di avere giustizia» ha proseguito aggiungendo pure – stando a quanto riferito da Marcianò – che anche «quel ragazzo è una vittima». «Ho visto un clima di grande compostezza – ha detto il monsignore – e mi rendo conto che ora, piano piano, bisogna riflettere su quanto è accaduto. C’è un bisogno evidente di affetto e per questo motivo che ho garantito ai genitori di Fabiana tutta la mia vicinanza». «Ho offerto loro – ha concluso – la totale disponibilità e fraternità ed hanno accettato di buon grado».

IL VESCOVO: «DISAGIO DEL RAGAZZO» – «Ho parlato – ha proseguito il presule – del problema educativo e del profondo disagio del ragazzo che ha compiuto l’omicidio. In modo esplicito ho fatto riferimento al perdono ed ho trovato una reazione positiva nei familiari della ragazza uccisa. Ho voluto affrontare anche il discorso della rieducazione a 360 gradi che va affrontato quando sarà passato il momento del dolore».

IL PADRE – Il padre della ragazza accogliendo in casa l’arcivescovo lo ha abbracciato e gli ha detto che «mi ha fatto piacere ricevere la sua visita. Noi ci incontriamo sul valore della vita».

VIOLENTO – In città lo indicano come un tipo irrequieto, a tratti violento, capace di azioni eclatanti. Questo ragazzo dai modi esuberanti, forte caratterialmente, anche molto intelligente affermano i suoi insegnanti, ha deciso di uccidere in un momento d’ira la sua fidanzata, solo perché lei si era rifiutata d’avere un rapporto sessuale con lui. Il ragazzo venerdì non era andato a scuola, frequenta la quarta classe dell’istituto tecnico per geometri a Corigliano. Il giorno prima aveva litigato con Fabiana. Ha trascorso tutta la notte a rimuginare e riflettere su come riallacciare quel rapporto. Poi ha atteso la sedicenne all’uscita dalla scuola. Fabiana frequentava la prima classe dell’istituto tecnico commerciale di Corigliano. All’uscita da scuola, la giovane si è trovata di fronte il suo ragazzo. Le compagne hanno raccontato che Fabiana vedendo il fidanzato ha cercato in tutti i modi di evitarlo. Il ragazzo, però, l’avrebbe inseguita e costretta a salire sul suo ciclomotore. Prima però fra i due ci sarebbe stata una violenta discussione.

CORTEO DEGLI STUDENTI – Scuole chiuse, intanto, nella mattinata di lunedì, a Corigliano, in segno di lutto per l’omicidio di Fabiana. Gli studenti hanno organizzato un corteo che si sta snodando per la città e che si concluderà sotto la casa della famiglia della ragazzina. I ragazzi indossano un nastro rosso, «il colore dell’amore, che vogliamo portare per ricordare Fabiana», hanno detto.

«SOLO UNO TI ODIAVA» – Proprio affacciandosi al balcone davanti ai ragazzi, la madre di Fabiana ha gridato: «Quanta gente ti voleva bene, solo uno ti odiava».

Redazione Online e Alessandro Fulloni

Elezioni, crollo del M5S in Valle d’Aosta Roma, attesa per la sfida Alemanno-Marino

ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2013. Quello dell’astensione è il primo partito uscito da questa tornata. Riflettori su Siena e Imperia.

elezioni_comunali.jpg

Il primo partito che esce da questo giro di elezioni amministrative è quello del non voto. I dati non sono ancora definitivi, ma rispetto all’ultima tornata omogenea il dato della domenica sera evidenziava un calo del 20%, con solo 44 elettori su 100 recatisi ai seggi alle 22 di domenica. Il dato ufficiale del lunedì non è ancora stato diffuso (quello ufficioso è del 52%), ma difficilmente ci sarà stato un grande recupero. Il fantasma dell’astensione si aggira dunque per Roma e per gli altri 15 capoluoghi in cui si è votato per il rinnovo del sindaco. Stando agli instant poll de La7

LA VALLE D’AOSTA – Gli elettori sono stati chiamati alle urne anche in Valle d’Aosta per il rinnovo del consiglio regionale: in questo caso i risultati sono già noti come da previsione – e da tradizione – si è imposta l’Union Valdotaine, con il 33,47%, seguita dall’Union Valdotaine Progressiste con il 19,21%. Il dato in controtendenza, come era capitato anche per le elezioni in Friuli Venezia Giulia, è quello del Movimento 5 Stelle, che non sembra capitalizzare l’appoggio ai comitati che si oppongono alla Tav Torino-Lione: i grillini non sono andati oltre il 6,6%, un dato assai lontano rispetto alle elezioni politiche di febbraio (quando avevano preso circa il 18,5% e un numero di voti tre volte superiore), che assegna loro solo due seggi. Il M5S non era presente alle precedenti amministrative, rispetto alle quali calano il Pdl, che passa dal 10,65% al 4,11%, e in misura minore il Pd, che dal 9,31% scende all’8,88% (Pd e Pdl non erano invece presenti alle politiche con il loro simbolo).

LA CORSA AL CAMPIDOGLIO – L’attesa è grande soprattutto per il risultato di Roma, dove il sindaco uscente Gianni Alemanno deve fronteggiare l’offensiva di Ignazio Marino, candidato del centrosinistra, e dove in campo ci sono ben 19 candidati alla poltrona più importante del Campidoglio. Non è ancora chiaro se la forte astensione (nella capitale la domenica è stata caratterizzata anche dal derby Lazio-Roma per la Coppa Italia) possa agevolare l’uno o l’altro o nessuno dei due, premiando magari il candidato del M5S. Il ballottaggio viene in ogni caso dato quasi per certo.

LE ALTRE CITTA’ – Tra gli altri comuni al voto, quelli tenuti maggiormente sotto osservazione sono Siena, dove il dominio storico del centrosinistra potrebbe subire contraccolpi dalle inchieste sul Monte dei Paschi di Siena; e Imperia, città di Claudio Scajola, che

Redazione Online


«Hai vinto una ricarica da 5oo euro». Maxi truffa online di un ventenne

Rinviato a giudizio dalla procura di milano. Il ragazzo ha falsificato il logo del sito di annunci Subito.it: prima di essere scoperto ha incassato ventimila euro.


Ha incassato 20mila euro in pochi mesi, entrando in modo «truffaldino» in un sito di annunci e vendendo falsi servizi di abbonamento per cellulari a clienti inconsapevoli. La Procura di Milano ha rinviato a giudizio, con le accuse di truffa aggravata, sostituzione di persona, alterazione di comunicazioni informatiche e turbata libertà del commercio, un giovane di 20 anni, A.S., originario di Grosseto. Il giovane è finito alla sbarra a seguito delle indagini condotte dalla squadra reati informatici, coordinata dal pm Francesco Cajani, in relazione ad una serie di truffe informatiche messe a segno a danno degli utenti del noto sito di annunci Subito.it.

SITO ARTEFATTO – Stando alle indagini, il giovane attraverso l’utilizzo di un sito «artefatto» e del logo – contraffatto – della società Subito.it, contattava ignari inserzionisti lasciando loro credere di aver vinto un premio consistente in una ricarica telefonica dell’importo di 500 euro. Una volta inserito sul finto sito il proprio numero di telefono, che doveva servire a incassare il premio inesistente, gli utenti si ritrovavano iscritti ad una serie di servizi a pagamento per cellulari e si ritrovavano a versare 5 euro a settimana.

20 MILA EURO - Il giovane, sempre stando alle indagini, si sarebbe assicurato così a partire dal gennaio del 2012 una percentuale per ogni sottoscrittore, accumulando 20mila euro, poi sequestrati al termine delle indagini. «L’individuazione dell’autore del reato – ha spiegato il consulente di Subito.it, l’avvocato Marco Tullio Giordano – è stata resa possibile dalla collaborazione della società di annunci, la quale, insospettita dai numerosi reclami dei propri utenti, ha collezionato le prove informatiche ed ha prontamente richiesto l’intervento dell’Autorità Giudiziaria». Il legale ha sottolineato «la stretta collaborazione con gli investigatori, ribadendo l’interesse della società a garantire ai propri utenti una piattaforma sicura e libera da attività illecite».

Redazione online

Lettera con proiettili alla Boccassini. Nella missiva riferimenti al caso Ruby

RIFERIMENTI AL CASO RUBY. Minacce al procuratore aggiunto di Milano: un «crescendo» di lettere anonime nelle ultime settimane.

boccassini.jpg

Nelle ultime settimane, «in crescendo», sono pervenute al procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini «numerose lettere anonime» e infine, mercoledì, «una lettera contenente due proiettili». Lo comunica il procuratore Edmondo Bruti Liberati, aggiungendo che la Procura della Repubblica di Milano, con tutti i suoi magistrati, «adempie e continuerà ad adempiere con immutata serenità al compito di svolgere indagini e sostenere l’accusa in dibattimento nel più rigoroso rispetto delle regole e delle garanzie processuali, fedele al principio costituzionale della eguaglianza di tutti di fronte alla legge».

CASO RUBY - Sono alcune decine le lettere con insulti e minacce di morte arrivate nelle ultime settimane nell’ufficio di Ilda Boccassini, e da quanto si è saputo, si sono intensificate dopo la sua requisitoria nel processo sul caso Ruby a carico di Silvio Berlusconi. Nella lettera arrivata mercoledì sera, scritta a mano come tutte le altre, e contenente due proiettili, erano contenute minacce di morte con esplicito riferimento al caso Ruby. Venivano riportate anche una sigla sconosciuta e una stella a sei punte tracciata in modo sommario.

A BRESCIA – Le lettere saranno trasmesse al procuratore capo di Brescia, Fabio Salamone, per le indagini, dato che la persona offesa è un magistrato di Milano.

Redazione online


I giudici e la condanna di Berlusconi: “Mediaset, decideva anche da premier”

Le motivazioni della condanna in appello. «Guidava l’azienda anche dopo la discesa in campo. Impossibile concedergli le attenuanti generiche».


Silvio Berlusconi (LaPresse)

La gestione dei diritti televisivi e cinematografici faceva capo a Silvio Berlusconi. È questo, in sostanza, il concetto espresso, dai giudici della Corte d’Appello di Milano nelle motivazioni, depositate giovedì, della sentenza con la quale hanno confermato la condanna a 4 anni di carcere e 5 di interdizione dai pubblici uffici per il leader del Pdl. «Era assolutamente ovvio – scrivono – che la gestione dei diritti, il principale costo sostenuto dal gruppo, fosse una questione strategica e quindi fosse di interesse della proprietà, di una proprietà che, appunto, rimaneva interessata e coinvolta nelle scelte gestionali, pur abbandonando l’operatività giornaliera». Silvio Berlusconi è stato quindi il «reale beneficiario delle catene» dei diritti tv, cioè di un sistema che, secondo l’imputazione, avrebbe portato a gonfiare i costi della compravendita degli stessi diritti tv. L’ex premier era uno dei due «responsabili di vertice di tale illecita complessiva operazione».

PEMA PROPORZIONATA - Per i giudici «la pena stabilita in prime cure è del tutto proporzionata alla gravità materiale dell’addebito e alla intensità del dolo dimostrato». Nelle motivazioni è riportato che «si tratta di una operazione illecita organizzata e portata a termine costituendo società e conti esteri a ciò dedicati, un sistema portato avanti per molti anni. Parallelo alla ordinaria gestione delle società e del gruppo. Sfruttando complicità interne (ed esterne) ad esso», sottolineando che questo sistema è «proseguito nonostante i ruoli pubblici assunti. E condotto in posizione di assoluto vertice».

NO ATTENUANTI - Per giudici della seconda corte d’Appello si Milano, «in relazione alla oggettiva gravità del reato, è ben chiara l’impossibilita di concedere le attenuanti generiche (la sola incensuratezza, e tanto più l’età anagrafica, sono del tutto recessive rispetto ad un quadro simile)».

Redazione online

Londra, soldato ucciso a colpi di machete

Gli assassini volevano essere filmati. Il governo: «Atto terroristico di matrice islamica». L’uomo aggredito da due individui al grido di «Allah è grande». Era appena uscito da una caserma.


Un soldato britannico è stato ucciso a Londra con una mannaia utilizzata come machete da due uomini poi feriti (uno in maniera grave) e arrestati da agenti di polizia intervenuti sul posto. Il fatto di sangue è avvenuto a pochi metri da una caserma della Royal Artillery, reparto di artiglieria di Sua Maestà di stanza a Woolwich, nel Sudest della capitale britannica. Secondo un testimone, l’uomo ucciso indossava una t-shirt dell’associazione di volontariato «Help for Heroes», che aiuta i militari feriti in battaglia. Il soldato ucciso è stato decapitato dai suoi aggressori i quali, prima di scagliarsi contro di lui, l’hanno fatto cadere a terra investendolo con l’auto. Questa la ricostruzione effettuata da Scotland Yard sulla base delle testimonianze raccolte sul posto. Sono però in corso indagini per capire se si tratti di un atto compiuto da due scriteriati o se sia un’azione premeditata inquadrabile in un contesto terroristico più ampio.

«ATTACCO TERRORISTICO» – La polizia britannica non esclude alcuna pista ma sta già trattando l’uccisione del soldato come un «attacco terroristico di matrice islamica». Gli agenti hanno affermato che i due aggressori avrebbero cercato di filmare l’assassinio e avrebbero invitato anche altre persone presenti sulla scena a filmare l’omicidio ripetendo ogni tanto «Allah è grande». L’arrivo dei poliziotti ha fermato lo scempio sul corpo del militare: i due aggressori sono stati feriti, immobilizzati e portati in ospedale. Il premier David Cameron ha definito l’accaduto «davvero sconvolgente» e ha convocato il Comitato di crisi del governo il cosiddetto Cobra, una prassi che si segue solo nei casi che possono avere implicazioni con la sicurezza nazionale. L’uccisione del soldato britannico in strada a Londra è «il delitto più spaventoso, una cosa mai successa prima e ci sono forti indicazioni che l’episodio sia collegato al terrorismo» ha aggiunto Cameron in una conferenza stampa a Parigi, prima di incontrare il presidente francese Hollande.

PISTA NIGERIANA – Alcune fonti, parlando sotto copertura dell’anonimato, hanno ipotizzato legami nigeriani, senza fornire dettagli. Legami che sarebbero comunque emersi sulla base delle prime risultanze delle indagini e dell’esame delle immagini video in cui compaiono i due sospetti attentatori, uno dei quali scandisce minacce e slogan islamici.

LA TESTIMONIANZA – Anche testimoni citati dalla Bbc hanno raccontato che gli aggressori hanno urlato «Allah u Akbar» (Allah è il più grande) mentre attaccavano. Secondo un testimone identificato come James, l’uomo morto aveva una ventina d’anni circa, così come i suoi aggressori. «Erano impazziti, veri e propri animali. Lo hanno trascinato lungo il marciapiede e hanno lasciato il suo corpo per terra», ha spiegato. Poi «brandivano coltelli e una pistola e hanno chiesto alle persone presenti di essere fotografati. Sembrava questa la loro unica preoccupazione», ha aggiunto. Un altro testimone, Thomas, ha detto di essere accorso dopo aver udito esplodere «colpi di pistola. Due persone – ha raccontato – hanno aggredito con un’ascia o qualcosa del genere un militare dell’esercito. Poi è intervenuta la polizia che ha risposto all’aggressione».

Redazione Online

L’allarme di Confindustria: «Nord sull’orlo del baratro trascina l’Italia indietro di 50 anni»

All’assemblea annuale di Confindustria. Il leader degli industriali Squinzi:«Mancanza di lavoro madre di tutti i mali». Letta: «Siamo dalla stessa parte».

«Il nord è sull’orlo di un baratro economico che trascinerebbe tutto il nostro Paese indietro di mezzo secolo, escludendolo dal contesto europeo che conta». Così il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi, all’assemblea annuale degli industriali. A causa delle sue «debolezza strutturali», il Mezzogiorno resta «una parte del Paese in cui lo sforzo per la crescita, lo sviluppo e l’occupazione assume le caratteristiche di una vera e propria sfida per la sopravvivenza».

LAVORO – «La mancanza del lavoro è la madre di ogni male sociale», ha detto ancora Squinzi «va affrontata in maniera strutturale e con equilibrio, intervenendo sul costo, produttività e regole». Le imprese «sono pronte a supportare l’azione del governo con investimenti e occupazione», aggiunge.

GOVERNO – «L’azione di governo, che confidiamo abbia davanti a se il tempo di attuare le politiche necessarie», dice Squinzi rivolgendosi a premier e ministri presenti, «deve avere come pilastro portante delle proprie scelte la politica industriale». Servono riforme, a partire da una legge elettorale «che assicuri legislature piene e stabilità governativa», chiede il leader degli industriali al governo. «Abbiamo apprezzato l’impegno che il Governo ha assunto con il decreto Imu» e «chiediamo un fisco a supporto di chi crea ricchezza e la distribuisce, trasparente e rispettoso dei diritti dei cittadini e delle imprese. Questo ce lo aspettiamo e il paese lo merita». Il premier Enrico Letta, più tardi, rivolto alla platea di Confindustria risponde: «Siamo dalla stessa parte: la politica forse troppo tardi ha capito la lezione, ma ora deve applicare quello che ha capito».

EDILIZIA – Poi Squinzi sottolinea che il settore dell’edilizia è uno «specchio del dramma che sta attraversando la società italiana». E rivolto direttamente al premier Enrico Letta: l’edilizia vive «una crisi tanto profonda da sottoporre al governo, ed a lei signor presidente, la richiesta di un intervento speciale di filiera per salvare un volano fondamentale nell’economia del Paese».

WELFARE MODERNO – Squinzi lancia un «invito alle forze sindacali per un percorso comune» e chiede un impegno per una riforma del welfare. Sottolinea «la necessità di ripensare il nostro sistema delle tutele», di cambiare un modello «messo in discussione dalle ristrettezze di bilancio pubblico, dall’evoluzione demografica e dal mutamento della domanda dei cittadini». È, dice Squinzi, «il terreno sfidante su cui forze sociali moderne, non conservative. devono confrontarsi e offrire soluzioni innovative alle istituzioni, ai cittadini, ai lavoratori».

FISCO - Poi l’amara considerazione sulla pressione fiscale. Oltre ad essere «punitivo», il fisco italiano è «opaco, complicato, e incerto nella norma». Un fisco che è «quanto di peggio si possa immaginare» e che «scoraggia gli investimenti e la crescita». Infine le banche. Negli ultimi 18 mesi lo stock di prestiti erogati alle imprese «è calato di 50 miliardi: un taglio senza precedenti nel dopoguerra. Quasi un terzo delle imprese ha liquidità insufficiente rispetto alle esigenze operative. Dobbiamo contrastare la terza ondata di credit crunch».

Redazione Online