31/08/2011

Arte e cultura per la festa della "PASTA" di Gragnano

Arte e cultura per la festa della "PASTA" di Gragnano

Gragnano, festa per sua maestà la pasta con concerti, dibattiti e degustazioni

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12/01/2011

Diossina, livelli molto alti nella carne di maiale

Diossina, livelli molto alti nella carne di maiale

In Germania, l'allarme ora va oltre le uova e il pollame. Alti tassi di contaminazione sono stati trovati in un allevamento di suini della Bassa Sassonia e a Berlino esplode la caccia ai prodotti biologici

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14/09/2010

Verona, sequestrate 10 milioni di uova conservate tra topi ed escrementi

Verona, sequestrate 10 milioni di uova conservate tra topi ed escrementi

Operazione dei Nas nei magazzini di una ditta che riforniva note industrie dolciarie nazionali, riscontrate «diffuse situazioni di sporcizia»


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30/05/2010

Frittura di paranza addio, il nuovo regolamento Ue la renderà introvabile

Frittura di paranza addio, il nuovo regolamento Ue la renderà introvabile

Diventerà quasi impossibile pescare seppie, calamaretti e telline. Le regole per la pesca nel Mediterraneo dal 1° giugno: reti a maglie più larghe e barche più lontane dalla costa

 

Telline: la loro pesca diventerà sempre più difficile a partire dal primo giugno (Ansa)
Telline: la loro pesca diventerà sempre più difficile a partire dal primo giugno (Ansa)

Niente più seppie, calamaretti e telline nelle tavole degli italiani che potranno dire addio anche a rossetti, bianchetti e latterini, frittura di paranza per eccellenza dalla Liguria alla Calabria. Tutto questo a partire da martedì 1 giugno con l'entrata in vigore del Regolamento Mediterraneo. La Commissione europea, infatti, detta nuove regole per la pesca nel Mediterraneo, con maglie più larghe che rendono impossibile, ad esempio, la cattura dei calamaretti e dei rossetti essendo molto piccoli, e nuove distanze dalla costa a non meno di 1,5 miglia per le reti gettate sotto costa, che diventano 0,3 per le draghe usate per la cattura dei bivalvi, come telline e cannolicchi che vivono e si riproducono a pochi metri dalla costa. Prelibatezze che godono di una solida tradizione gastronomica italiana ma che si scontrano con l'obiettivo dichiarato dell'Ue di tutelare le specie a rischio e il nutrimento dei pesci adulti, imponendo quindi limiti a metodi e confini dei territori di pesca.

PROTESTE - Il Regolamento Mediterraneo è penalizzante soprattutto per l'Italia, Paese per antonomasia della piccola pesca a cui è dedita il 5% della flotta. E ora occorre saper affrontare una nuova realtà che, a detta delle associazioni di categoria a partire dall'Agci Agrital, deve essere governata, dopo aver giocato a Bruxelles senza successo la carta di deroghe e proroghe. E se non sono mancate le proteste, come quella dell'associazione Marinerie d'Italia davanti al ministero delle Politiche agricole a Roma, oggi si pensa ai Piani di gestione da presentare all'Ue, ovvero a deroghe per maglie e distanze dalla costa che permetterebbero la cattura delle specie messe a rischio dalle nuove disposizioni; ma anche a misure economiche in grado di alleviare i pescatori penalizzati. E a questo proposito c'è qualche novità per vongole e cannolicchi; una circolare ministeriale infatti, rende noto la Federcoopesca, informa che è in via di perfezionamento la procedura per una deroga. Un rinvio possibile anche per le telline perchè, secondo la Lega Pesca, la Commissione europea potrebbe escludere dal Regolamento Mediterraneo il divieto dei rastrelli da natante, trattandosi di attrezzi non trainati. Per ora si sta a guardare e nell'incertezza, ben venga un bel piatto di spaghetti con le telline, tanto per non dimenticare un sapore che ha meritato il riconoscimento di slow food.

PERPLESSITA' - E con il varo delle nuove regole, arriva, inevitabile la preoccupazione anche dei ristoratori. Un «grido di dolore» per le nuove norme sulla pesca dell'Ue che tutelano seppie, calamaretti e telline viene «a nome di tutti gli abitanti della laguna veneta» arriva da Arrigo Cipriani, proprietario dell'Harry's Bar di Venezia, il mitico locale frequentato tra gli altri da Ernest Hemingway. La preoccupazione maggiore di Cipriani, autore di autorevolissimi libri di cucina, è per la seppia che, afferma, «è un elemento fondamentale della cucina veneta, non possono portarcelo via! Noi non puntiamo tanto sulle vongole, ma le seppie sono una cosa che serviamo moltissimo».

 

Redazione online

27/01/2010

Perché è stato deciso lo stop sugli Ogm»«Pericolosi e dannosi»

Perché è stato deciso lo stop sugli Ogm»«Pericolosi e dannosi»

 

Il caso - Il presidente onorario del Fondo per l’ambiente. Crespi: al governo il dossier sugli effetti per gli animali

 

ROMA — Ne ha per tutti, Giulia Maria Crespi. Per le multinazionali, «più potenti dei petrolieri» che con gli organismi geneticamente modificati «stanno corrompendo il mondo». Per Luca Zaia, ministro di un’agricoltura «al collasso ». E per la Chiesa, che starebbe diventando, secondo il presidente onorario del Fondo per l’ambiente italiano, il cavallo di Troia dei terribili Ogm. Però Zaia li ha fermati.

Non è contenta?
«Già. Nessuno ha detto il vero motivo per cui l’ha fatto».

Lei lo sa?
«Certamente. Perché lo stesso giorno in cui doveva essere ratificato l’accordo con le Regioni che avrebbe dovuto diventare operativo da domani 28 gennaio la Monsanto, una delle grandi multinazionali che producono gli Ogm, è stata costretta a pubblicare un dossier riservato da cui risultava che animali nutriti con mais geneticamente modificato avevano subìto gravi danni al fegato e ai reni. Ecco la verità».

Resta il fatto che gli Ogm in Italia sono fermi, al contrario di quanto sembra accadere in Europa.
«Resta il fatto che l’agricoltura italiana è al completo collasso. E agricoltura vuol dire turismo, occupazione, difesa idrogeologica. Diciamolo: finora Zaia è stato un disastro. Si cura soltanto di prendere il posto di Giancarlo Galan. Non si è minimamente occupato di aiutare le aziende agricole».

Come, come?
«Senta, l’unica cosa che ha fatto è stato aumentare le quote latte, facendo un favore ai suoi leghisti».

Questo non è aiutare le aziende?
«Bell’aiuto. Così anche i Paesi europei hanno preteso di aumentarle e ora più che mai c’è un dramma italiano, perché la concorrenza produce a minor costo. Infatti in Italia si stanno chiudendo stalle a più non posso. Me lo ha detto Zaia quando è venuto a trovarmi, con due auto blu e la scorta della Forestale. Lui è molto gentile, simpatico, un conoscitore dell’arte. Ma mi pare che i politici non si rendano conto della situazione».

È davvero arrabbiata.
«Sento delle cose che non vanno bene. Anche Pier Luigi Bersani dice: va bene la sperimentazione sugli Ogm, ma con prudenza. Con prudenza? E che cosa vuol dire? Se il mio vicino ha il mais geneticamente modificato, come posso impedire che la mia coltura venga inquinata dal polline? Lo sa che il polline viene portato dai venti? Che con il polline si arriva a contaminare anche le erbe selvatiche della stessa famiglia, diminuendo la biodiversità? E che in questo modo viene impoverito anche l’ambiente? ».

Se le cose stanno così, non è strano che un luminare come Umberto Veronesi abbia dichiarato che gli Ogm
«miglioreranno l’umanità»? «Miglioreranno l’umanità? Intanto sappiamo che in Argentina grandissime superfici coltivate con gli Ogm sono diventate sterili. E che la Food and drugs administration statunitense ha dato un giudizio negativo. Per quanto riguarda Veronesi, ha detto davanti a me che con gli Ogm si può fare agricoltura biologica, dimenticando che se così si eliminano certi insetti come la piralide, poi ci vogliono anche i diserbanti, i concimi, gli anticrittogamici... »

Ma l’uomo? Che prove esistono che facciano male alla nostra salute?
«Per saperlo con esattezza ci vorranno trenta o quarant’anni, ne ho parlato con gli esperti. Per il momento si privatizza un bene comune, perché il contadino che vuole utilizzare le sementi Ogm deve pagare una royalty a chi le produce, cioè le grandi multinazionali. Anni fa in India ci sono stati molti suicidi di contadini falliti perché si erano indebitati per questo e poi la siccità aveva compromesso i raccolti. Il contadino diventa dipendente delle potenti multinazionali, questo è il dramma ».

Veronesi, ma anche Rita Levi Montalcini. C’è chi sostiene che battaglie come la sua sono contro il progresso. Molte scoperte mediche e scientifiche sono avvenute forzando la natura.
«Non la insospettisce che anche la Chiesa stia aprendo agli Ogm organizzando convegni? »

Dovrebbe?
«Senta qua. E Dio disse: la terra produca germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie».

Cos’è?
«La Genesi. Edizione critica ufficiale a cura di Civiltà cattolica presentata da Carlo Maria Martini. Ora, gli Ogm che cosa sono, se non la negazione di quel principio "secondo la propria specie", che la Genesi attribuisce a Dio? Non so se tutti hanno chiaro che si uniscono specie diverse: specie vegetali con specie animali, insetti. È una cosa completamente diversa dai cosiddetti ibridi. Si manipola la natura, e alla lunga la natura si ribella».

Ma allora perché la Chiesa sarebbe favorevole agli Ogm?
«Dice che contribuisce a risolvere il problema della fame nel mondo».

Non lo dice soltanto la Chiesa.
«Mi pare una tesi un po’ fasulla. Per ora gli Ogm fanno prosperare soltanto le multinazionali. Alcuni anni fa la scienziata ambientalista indiana Vandana Shiva ci ha raccontato come le multinazionali sono riuscite a imporre il brevetto sul golden rice, che era il loro cibo. La conseguenza è che tutti adesso devono pagare le royalty. Si stanno appropriando di brevetti in tutto il mondo ».

Sergio Rizzo

12/01/2010

Tossine nella frutta secca, la UE aumenta la soglia consentita

Tossine nella frutta secca, la UE aumenta la soglia consentita

 

NUOVA NORMA. Via libera di Bruxelles all'innalzamento dei limiti per le aflatossine: consumatori a rischio?

 

MILANO - L'ok dovrebbe arrivare domani: il Comitato dei Rappresentanti dei 27 Stati dell'Unione Europea non si opporrà alla proposta della Comunità Europea di innalzare i limiti consentiti delle aflatossine nella frutta secca. L'ultima parola sul nuovo regolamento spetterà poi al Parlamento europeo, che si pronuncerà entro i prossimi tre mesi: se la proposta passerà si potranno trovare in pistacchi, mandorle e noccioline concentrazioni di tossine anche doppie rispetto a quelle attuali.

TOSSINE – Le aflatossine fanno parte della famiglia delle micotossine e sono sostanze tossiche prodotte da alcune muffe che si possono trovare in diversi alimenti, fra cui appunto tutta la frutta secca ma anche mais, riso, fichi, oli vegetali grezzi e semi di cacao. Non sono distrutte dalla cottura né da altri processi di trasformazione dei cibi ma sono ormai riconosciute come fattori potenzialmente cancerogeni, per cui l'idea di sgranocchiarne in quantità assieme ai pistacchi o alle arachidi di uno stuzzichino non pare allettante. Il nuovo regolamento, che stabilirà gli incrementi autorizzati per ogni tipo di prodotto (compresi cereali, derivati dai cereali e alcuni semi oleosi), è di fatto un adeguamento alle decisioni del Codex Alimentarius, l'Ente creato dalla FAO e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per stabilire gli standard alimentari che nel 2008 aveva stabilito di portare il livello massimo di aflatossine totali in noci, pistacchi, nocciole e affini a 10 microgrammi per chilo: attualmente, invece, l'Europa consente un massimo di 4 microgrammi per chilo. A essere maligni, pare una di quelle regole fatte apposta per allargare il mercato: alzando la soglia consentita, infatti, potranno importare in Europa i loro prodotti anche paesi in via di sviluppo dove le tecniche di raccolta e stoccaggio non sono proprio senza nei e per questo consentono una crescita più indisturbata delle tossine. Prevenire e controllare la formazione delle muffe infatti è l'unico modo per garantire prodotti senza aflatossine.

PERIOCOLI – Ma che cosa rischia l'ignaro consumatore che tuffa la mano nelle arachidi o nei pistacchi dell'antipasto? Spiega Carlo Brera, ricercatore del Dipartimento di Salute Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare dell'Istituto Superiore di Sanità – Reparto OGM e Micotossine: «L'Unione Europea da alcuni anni ha demandato le valutazioni in materia di sicurezza alimentare all'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). L'autorizzazione all'innalzamento della soglia di aflatossine consentite arriva a seguito di un parere positivo dell'EFSA, che è consultabile anche online: secondo l'ente europeo, alzare i limiti non provocherà un aumento significativo di pericolo per la salute pubblica. Il nostro Istituto in realtà ha assunto una posizione diversa, perché non riteniamo sufficienti i dati e le argomentazioni portate dall'EFSA per innalzare i limiti di sostanze che sono certamente nocive: non a caso il Governo italiano, accogliendo il nostro parere, è stato l'unico a votare contro». I dubbi ci sono non solo per la frutta secca, ma anche e soprattutto per altri prodotti di uso più abbondante, come i cereali: non a caso proprio Brera, assieme alla collega Marina Miraglia e in collaborazione con l'Associazione Italiana Celiachia, ha da poco iniziato il primo studio italiano di valutazione dell'esposizione dei celiaci ad aflatossine e altre micotossine del mais. I celiaci infatti sono grandi consumatori di questo cereale perché è privo di glutine, ma la pianta di mais è geneticamente molto suscettibile alla contaminazione con aflatossine: valutare quanto e come sono esposti questi pazienti potrà dare informazioni utili anche a tutta la popolazione, per capire davvero quante aflatossine ci arrivano nel piatto.

Elena Meli

08/06/2009

Adolescenti italiani a rischio alcolismo e obesità

Adolescenti italiani a rischio alcolismo e obesità

 

L'indagine. Troppi hanno uno stile di vita sbagliato: fondamentale prevenire educando la famiglia

 

Cadono davvero le braccia a guardare la fotografia dei nostri adolescenti, scattata dai pediatri della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale riunitisi per il Congresso nazionale, a Siena Perché non è proprio l'istantanea di una gioventù che scoppia di salute: un adolescente su tre è sovrappeso, uno su quattro beve alcol ogni giorno. Colpa di abitudini sbagliate e stili di vita poco sani, ma forse un po' anche dei genitori che non li hanno saputi educare.

ALCOL – Fa impressione soprattutto pensare a quindicenni che già si scolano un drink al giorno. «In Italia a livello generale i consumi di alcol sono diminuiti. Ma se si va a guardare cosa succede nella fascia d'età fra gli 11 e i 18 anni, la tendenza si inverte rispetto agli adulti e l'abitudine all'alcol risulta in crescita – spiega Giuseppe di Mauro, presidente SIPPS –. Infatti il 25 per cento dei ragazzini con meno di 15 anni beve due o più unità alcoliche al giorno e lo fa addirittura il 35 per cento delle ragazzine; pure l'età del primo assaggio si è abbassata rispetto agli anni scorsi. Inoltre, non stiamo parlando di consumo di vino o birra, ma di cocktail e aperitivi bevuti al pub da ragazzini che spesso non sono neanche arrivati all'età dell'adolescenza». In quei mix però ci sono superalcolici che fanno male agli adulti, figuriamoci a un dodicenne. «Oltre ai rischi per la salute vanno considerati anche i pericoli a lungo termine, non meno gravi – aggiunge il pediatra –. Cominciare a bere molto presto significa abituarsi a farlo: ragazzini che bevono regolarmente saranno adulti che cederanno più facilmente all'alcol». Secondo i dati raccolti dalla SIPPS l'alcol fra gli adolescenti è davvero una piaga sociale, ma soprattutto è la spia di un disagio dei giovanissimi a cui evidentemente non si riesce a dare una risposta efficace: «Gli adolescenti assumono spesso comportamenti a rischio a causa di difficoltà personali, in un'età complicata per definizione: l'alcol, ad esempio, è più diffuso fra i figli di genitori separati – osserva di Mauro –. A questa età la prevenzione non deve riguardare le malattie, perché raramente gli adolescenti si ammalano: genitori e pediatri, invece, devono intercettare segni premonitori del disagio e dare ai ragazzini messaggi di educazione a stili di vita corretti».

OBESI – L'abitudine precoce all'alcol infatti non è la sola «malattia» degli adolescenti italiani. I chili di troppo sono l'altro grande problema degli under 18: «In alcune Regioni italiane gli adolescenti sovrappeso sono addirittura uno su due e gli obesi uno su quattro. Ma se un ragazzino è obeso è difficilissimo che nella sua famiglia siano tutti magri – puntualizza il pediatra –. Nel 70-80 per cento dei casi c'è almeno un parente stretto obeso; un bimbo che ha un genitore obeso rischia tre volte di più della norma di diventarlo a sua volta, se mamma e papà sono entrambi obesi la probabilità decuplica. Questo significa che se vogliamo davvero cambiare il destino di questi adolescenti bisogna agire su tutta la famiglia: se voglio curare un bimbo sovrappeso, difficilmente ci riuscirò senza intervenire modificando lo stile di vita dei suoi genitori». In fondo gli esempi che si hanno sotto gli occhi tutti i giorni sono più forti di mille parole, nel bene e nel male: «Dobbiamo insegnare ai figli uno stile di vita sano, in tutti i sensi. Ma se siamo noi i primi a bere senza moderazione, mangiare a quattro palmenti e stare ore di fronte alla TV, è difficile pretendere che i nostri figli possano comportarsi diversamente. Anche i pediatri possono fare molto per instaurare con le famiglie un'alleanza di reale prevenzione: è l'unico modo per scongiurare il diffondersi delle «epidemie» di alcolismo e obesità fra i giovanissimi, che chiederanno un prezzo da pagare molto salato quando queste nuove generazioni saranno diventate adulte», conclude il pediatra.

Elena Meli

06/06/2009

Digiune per ubriacarsi, arriva l'anoressia da «happy hour»

Digiune per ubriacarsi, arriva l'anoressia da «happy hour»

 

NUOVO FENOMENO. È la «drunkoressia», nuova spia del disturbo alimentare. Si risparmiano calorie per potersi «permettere» i drink

 


MILANO - Sfiancanti digiuni di 24, 48 ore. Solo acqua e sigarette per tenersi in piedi fino alle 7 di sera. È il rito pre-happy hour per molte adolescenti anoressiche. Scatta in vista di serate scandite da file di bicchierini di superalcolici bevuti quasi a stomaco vuoto, o dopo avere preso qualcosa dal buffet dell'aperitivo. Nei mille volti dell'anoressia c'è anche questo: si chiama «drunkoressia» ed è una delle spie del disturbo alimentare. In sostanza: astinenza dal cibo per potersi permettere l'abbuffata alcolica. Perchè chi soffre di anoressia è consapevole delle calorie presenti in un cocktail, ma deroga alle rigide regole alimentari che si impone per cedere al fascino dell'alcol, disinibente e facilitatore dei rapporti sociali. E lo fa solo attivando meccanismi preventivi di compensazione. Una sorta di dieta in cui il cibo è sostituito dal bicchiere.

NUOVO FENOMENO - Il fenomeno è stato osservato e descritto durante un convegno a Milano, da un medico di medicina generale del capoluogo lombardo, Maria Cristina Campanini. E gli esperti confermano: «La tendenza a eccedere con l'alcol è molto diffusa fra anoressiche e bulimiche, che lo usano in relazione al loro disturbo», ha spiega all'agenzia di stampa Adnkronos Salute, Dasha Nicholls, psichiatra dell'infanzia e dell'adolescenza e co-direttore del servizio di Feeding and Eating Disorders nel Great Ormond Street Hospital di Londra. C'è chi affoga nel rum l'ansia di aver mangiato troppo e chi beve per indursi un senso di sazietà. O ancora chi lo fa per superare difficoltà di relazione, o sulla scia di impulsi incontrollabili. Oppure perchè l'alcol è una delle vie più semplici per arrivare a vomitare. «Nel mio studio - ha raccontato la dottoressa Campanini durante il convegno, organizzato dall'ospedale San Paolo di Milano per presentare un progetto per bambini e adolescenti con questi problemi - sono passate diverse ragazze con disturbi alimentari. Di queste due sono morte, una suicida. Ragazze che, una volta costruito un rapporto di fiducia, raccontano delle file durante gli happy hour. Non file per pagare o servirsi al buffet. Ma file di bicchierini superalcolici che bevono, uno dietro l'altro, per sentirsi sazie e disinibite».

BRAVE A SCUOLA E BEN VESTITE - L'identikit della ragazza anoressica? «Ottimi voti a scuola, ben vestita, perfezionista - elenca Campanini - È informatissima su diete e cibi ipocalorici, ha visitato tutti i siti Internet dedicati alla salute e al benessere, e ce ne sono circa 50 milioni sul web. La vedi nella sala d'attesa con l'inseparabile bottiglia d'acqua nella borsa, utile per reintegrare i liquidi». Una volta sul lettino, nega la malattia, chiede lassativi e diuretici, riferisce problemi come la scomparsa delle mestruazioni, fingendo di non capire che sono i classici campanelli d'allarme dell'anoressia. «Al medico queste ragazze chiedono 4-5 certificati di idoneità sportiva - prosegue Campanini - perchè si sottopongono a sfiancanti programmi di attività fisica per tenersi in forma. Fanno danza e palestra e non disdegnano sport durissimi, come quelli che vanno di moda adesso, dall'hydrospinning all'acquagym».

CONFLITTI COI GENITORI - Se sono accompagnate dai genitori, emergono subito i conflitti. «In genere - ragiona il medico - le anoressiche hanno alle spalle una madre oppressiva e un padre assente. Facile, all'inizio, nascondere i problemi con il cibo: saltano la colazione, a pranzo sono sole a casa. Piuttosto che mangiare, fumano un paio di sigarette». A nulla serve metterle di fronte al loro peso irrisorio. «Hanno una percezione alterata del loro corpo - spiega ancora l'esperta - continuano a vedersi grasse anche quando l'ago della bilancia le contraddice». Alla base c'è sempre un disagio. Insicurezza, difficoltà a interagire con i coetanei, qualcosa che le spinge a farsi del male.

I MODELLI - «E i modelli con cui crescono oggi gli adolescenti non aiutano. Soprattutto le ragazze - sottolinea Campanini - devono fare i conti con minigonne, pantaloni a vita bassa e magliette minimal. Una moda che richiede corpi longilinei. Troppo lontani dalla normalità». Secondo la specialista, il gioco di squadra fra specialisti e medici di medicina generale è una delle vie più efficaci per intercettare e aiutare chi soffre di disturbi alimentari. «Abbiamo bisogno di collaborare con gli specialisti. Servono centri di riferimento, numeri di telefono ai quali rivolgersi anche a tarda sera, indirizzi e-mail con cui tenersi in contatto. Perchè, se riesci ad agganciare una paziente, l'appoggio del centro specializzato deve essere immediato. Sono ragazze furbe e sanno come fregarti. Il rischio è che scappino via».

07/05/2009

Nutella meglio anche di Ikea Ferrero è il marchio più affidabile

Nutella meglio anche di Ikea Ferrero è il marchio più affidabile

 

Il risultato dell'inchiesta annuale del Reputation Institute. Il gruppo di Alba: «Il riconoscimento è anche un successo dell'industria italiana nel mondo»

 

Il prodotto più famoso della Ferrero (Ansa)
Il prodotto più famoso della Ferrero (Ansa)

ROMA - La Ferrero è la società il cui marchio ha la migliore reputazione e affidabilità al mondo. È il risultato dell'inchiesta annuale del Reputation Institute sui marchi globali. Il gruppo di Alba (Cn) è salito dal quarto posto al gradino più alto del podio, lasciando dietro colossi come Ikea e Johnson & Johnson. La società ha ottenuto un indice di 85,17 su un totale di 100, oltre un punto sopra la svedese Ikea, il re dell'arredamento low cost. E, sottolinea la rivista specializzata Forbes, «una differenza superiore a mezzo punto è considerata notevole».

GRATIFICATI - «Il Gruppo Ferrero è fortemente gratificato dall'esito dello studio», commenta l'azienda. Un riconoscimento che la «riempie di orgoglio» e «uno straordinario tributo a tutti i collaboratori di Ferrero». Un risultato che «è frutto di una cultura aziendale che ha sempre prestato la massima attenzione alla valorizzazione delle risorse umane, oltreché grande sensibilità ai temi di responsabilità sociale». Una politica «pienamente nella continuità delle linee guida volute dal fondatore del Gruppo, Michele Ferrero. Il riconoscimento - sottolineano ancora alla Ferrero - «è anche un successo dell'industria italiana nel mondo».

RICERCA - L'indice del Reputation Institute è costruito su criteri quali la fiducia, l'ammirazione, il rispetto e la stima, oltre che su innovazione, governance e la qualità della performance. Ferrero ha costruito il primato sulla forza dei propri prodotti, più che sull'innovazione, dove è preceduta da Nintendo, o della leadership di mercato, dove cede il passo all'Ikea. La ricerca è stata condotta intervistando più di 60 mila persone in 32 Paesi, al fine di misurare la percezione che hanno i consumatori di oltre mille società di tutto il mondo. Fra queste è stata stilata una lista delle prime duecento società, all'interno delle quali, oltre la Ferrero, sono presenti anche Pirelli al 90° posto, Eni al 117° e la Coop al 120°, sopra marchi di spicco come Sony, Fuji e Nestlé. Fra i settori che hanno sofferto maggiormente, ci sono le banche e le istituzioni finanziarie, trascinate al ribasso dalla crisi. Scalano importanti posizioni in classifica le società cinesi, con la banca Icbc e China Telecom che mettono a segno i maggiori rialzi rispetto allo scorso anno.

02/05/2009

Carlo «il verde» finisce nei guai: «I suoi prodotti minacciano le foreste»

Carlo «il verde» finisce nei guai: «I suoi prodotti minacciano le foreste»

 

IL REALE INGLESE E LA LOTTA PER L'AMBIENTE. The Independent accusa: nella linea bio "Dutchy Originals" utilizzato l’incriminato olio di palma

 

I prodotti «Dutchy Originals», il marchio fondato dal Principe Carlo
I prodotti «Dutchy Originals», il marchio fondato dal Principe Carlo

Promotore e produttore di una linea di prodotti alimentari biologici, il Principe Carlo d’Inghilterra è accusato di mandare sugli scaffali dolcetti e zuppe non esattamente «eco-friendly». The Independent, dopo aver fatto le pulci alla lista dei prodotti in vendita con il marchio «Dutchy Originals», decreta che «il Principe, in tour attorno al mondo in nome del salvataggio delle foreste pluviali, vende prodotti che sono considerati nocivi proprio in termini di deforestazione».

LE ACCUSE - L'ingrediente incriminato è l’olio di palma. Secondo una serie di organizzazioni ambientaliste - come Greenpeace e Friends of the Earth - nel Borneo e a Sumatra, ma non solo, le foreste vengono abbattute proprio per far spazio a piantagioni destinate a produrre questo olio dai costi bassissimi. L’olio di palma è ampiamente usato dall’industria dolciaria di tutto il pianeta, spiega The Independent, ma il fatto è che il Principe è un attivista pro-foreste. «Un portavoce dei Dutchy Original, contattato dal quotidiano britannico, difende l’etichetta gastronomica reale. Solo cinque prodotti su circa 200 contengono olio di palma e solo dove non ci sono alternative e in quantità minime», ha detto. Ma la denuncia è scattata comunque.

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