24/04/2008
SOSTANZE TOSSICO NOCIVE NEGLI ABITINI PER BAMBINI
Tre pigiamini, indicati per bimbi da 0 a 4-5 anni, venduti nella grande distribuzione e nei negozi per l'infanzia, a lungo termine potrebbero rappresentare un rischio per la salute di chi li indossa. Uno della linea Blukids (venduto da Upim) contiene un colorante a rischio, vietato dalla legge; mentre il pigiama Texbasic (Carrefour) e un modello di Tezenis contengono quantità eccessive di ftalati, altre sostanze chimiche indesiderate.
Meglio evitare quei pigiami
I rischi per la salute sono potenziali, ma non utilizzarli è una precauzione necessaria. Questi pigiamini contengono sostanze tossiche che possono mettere a repentaglio la salute dei bambini: dalle allergie fino a effetti tossici e cancerogeni. Dal tessuto alla pelle, infatti, possono migrare sostanze chimiche indesiderate soprattutto in caso di intensa sudorazione. Anche succhiando l'indumento il bambino può assorbirle attraverso la saliva.
Maggiori controlli
Alla luce dei nostri risultati è necessario fare controlli su larga scala. La nostra denuncia, infatti, è arrivata alle autorità. Altroconsumo ha segnalato il grave caso al ministero dello Sviluppo economico e alla Camera di Commercio di Milano. Le istituzioni devono intervenire, il nostro test è molto probabilmente solo la punta dell'iceberg del problema: la troppa chimica nei vestiti. Un rischio che riguarda tutti, anche gli adulti, a cui l'industria tessile deve rimediare. Lo conferma anche il fatto che i nostri colleghi di Belgio e Spagna, che hanno fatto il test, hanno denunciato problemi analoghi.
Cosa fare
Rispetto al problema è bene prendere qualche precauzione.
- Innanzitutto conviene limitare l'acquisto di indumenti con stampe plastificate, che contengono le sostanze nocive più a rischio.
- In molti casi lavare bene il capo prima dell'uso permette di scaricare parte delle sostanze chimiche. La formaldeide per esempio a ogni lavaggio viene eliminata. Ecco perché nei capi non nuovi ce n'è sempre meno.
- Scegliere i vestiti in base alla provenienza non è una garanzia. Come dimostra il nostro test, non sono necessariamente i capi che provengono dai Paesi considerati a rischio a far emergere i problemi. Il made in Italy, così come altre etichette, non garantiscono la sicurezza dei vestiti. L'Oeko-tex, un marchio volontario che attesta la sicurezza dei tessuti, si rivela attendibile. I capi del test che lo riportano non hanno problemi.
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23/04/2008
SALUTE

PARMIGIANO, TRIBUNALE BERLINO CONDANNA DITTA TEDESCA
Roma, 23 apr. (Apcom) - Il Tribunale di Berlino, sezione commerciale, ha condannato la società Allgäuland-Käsereien "ad astenersi dalla produzione, promozione, offerta e messa in commercio di formaggio con le denominazioni "parmigiano", "bioparmesan" e "parmesan" quando questo non sia prodotto all'interno della zona d'origine e secondo il disciplinare del Parmigiano-Reggiano. Lo comunica il consorzio di tutela del Parmigiano-Reggiano, spiegando che si tratta di un primo effetto della sentenza della Corte di Giustizia europea sul caso Parmesan emessa il 26 febbraio scorso.
In caso di violazione del divieto è prevista un'ammenda fino a 250mila euro o una pena detentiva fino a due anni. Le sanzioni sono estese a chi commercializza il prodotto con la denominazione illegittima. "Questa del Tribunale di Berlino - sottolinea il presidente del Consorzio di tutela, Giuseppe Alai - è una sentenza importantissima, poiché rende concreti gli effetti dei principi affermati dalla sentenza della Corte di giustizia europea del 26 febbraio. Siamo dunque di fronte alla dimostrazione palese che quella sentenza è stata davvero un successo e non 'una mezza vittoria', come qualcuno ha sostenuto, in quanto il giudizio del Tribunale di Berlino corrisponde a quanto affermato dalla Corte di Giustizia ed è venuto solo dopo una sospensione in attesa del pronunciamento della Corte stessa".
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22/04/2008
INTEGRATORI? NON USATELI

Assumere integratori di vitamine e minerali, pensando che possano migliorare il nostro stato di salute, è inutile e a volte dannoso. Perché una pillola ci può indurre a trascurare la più importante e benefica fonte di queste sostanze, cioè la corretta alimentazione.
Un anno fa a lanciare l'allarme era stato uno studio pubblicato sulle pagine della rivista dell'associazione dei medici americani (Jama), che si è spinta ad affermare che gli integratori antiossidanti, in particolare le vitamine A, E e il betacarotene, possono portare addirittura a un aumento della mortalità. Ora è la volta di uno studio pubblicato su "the Cochrane Collaboration", che si occupa sempre di su integratori antiossidanti, in particolare betacarotene, vitamine A, E, C e selenio.
Non vogliamo entrare nel merito della validità scientifica di questi studi, contestata sia dai produttori di supplementi, sia da alcuni studiosi della materia, né tantomeno creare eccessivo allarmismo (le dosi di vitamine considerate nella ricerca sono molto elevate e non sono paragonabili a quelle che troviamo nei normali integratori alimentari), ma ci teniamo a ribadire la nostra posizione.
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ALLARME BIBERON DI PLASTICA
Questa volta l'allarme - bottiglia di plastica arriva dagli Stati Uniti: sul banco degli imputati una vecchia conoscenza, il bisfenolo A (Bpa), sostanza che può avere effetti nocivi sul nostro organismo ed è utilizzata da anni nella produzione di policarbonato, vale a dire quella plastica trasparente e rigida, usata soprattutto per i biberon e per i "boccioni" per l'acqua (tipici del mercato americano, usati per alimentare i distributori di acqua fredda).
Come diverse altre sostanze chimiche, il Bpa è sospettato di poter interferire con il nostro sistema ormonale (in pratica si comporterebbe come un estrogeno), provocando un aumento di rischio di tumori al seno e alla prostata (entrambi legati, appunto, all'azione degli estrogeni), un'accelerazione della pubertà, problemi neurologici.
Già l'anno scorso sono stati effettuati test su questi prodotti: alle dosi oggi consentite nella produzione di imballaggi per alimenti il bisfenolo A non presenta pericoli, perché comunque la quantità che potrebbe passare nei cibi è bassissima. Lo riconfermava una recente valutazione scientifica dell'Efsa (European Food Safety Authority), l'ente europeo di vigilanza sulla sicurezza degli alimenti, datata alla fine del 2006. Rispettando i limiti consentiti, l'eventuale esposizione al bisfenolo A è troppo bassa per provocare problemi, anche nei poppanti. Rispetto ad allora, non c'è nulla che sposti la situazione.
In realtà il tema della pericolosità del bisfenolo viene riproposto ciclicamente, ma gli studi che vengono portati a sostegno di questa tesi sono sempre parziali e condotti su animali: anche per quest'ultimo allarme si citano studi su topi.
Certo, non si può mai escludere che prima o poi il Bpa possa risultare più nocivo del previsto: ma questo vale per qualsiasi sostanza chimica. Per avere l'assoluta sicurezza, si dovrebbe rinunciare a utilizzare sostanze sintetiche per contenere gli alimenti.
Per i poppanti, i dati dell'Efsa sono tranquilizzanti: i più a rischio sarebbero quelli intorno ai 6 mesi, quando bevono la massima quantità di latte da biberon (se sono allattati con latte artificiale, per gli allattati al seno ovviamente il problema non esiste): ma anche per loro i limiti di Bpa eventualmenbte assorbiti sarebbero al di sotto della soglia considerata tollerabile.
In ogni caso la prima regola, per l'alimentazione dei neonati, resta preferire l'allattamento al seno, e questo elimina o riduce drasticamente la necessità del biberon. In seconda battuta, le mamme particolarmente preoccupate dal bisfenolo A possono sempre scegliere un biberon di vetro.
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19/04/2008
LA POLITICA INTELLIGENTE

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