31/10/2008

Mercurio e il mistero della materia blu

Scoperta sul pianeta dalla sonda Messenger una sostanza sconosciuta di colore bluastro, gli scienziati: «contiene ferro e titanio, forse silicio»

 

 

 

Sulla superficie di Mercurio c’è una sostanza misteriosa la cui natura gli scienziati non riescono ancora a decifrare. Lo hanno rivelato le immagini raccolte dalla sonda Messenger della Nasa durante il suo passaggio ravvicinato al primo pianeta del sistema solare il 6 ottobre scorso. La sostanza è di colore bluastro e Mark Robinson dell’Arizona State University l’ha battezzata «mysterious dark blue material». Si ipotizza che sia stata eiettata dal cuore del pianeta durante le eruzioni vulcaniche le quali erano numerose in un’età tra i 3,8 e 4 miliardi di anni fa distribuendo lava in grande quantità.

 

 

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Materia blu: il nuovo mistero di mercurio. In questa immagine della sonda Messenger una materia sconosciuta sulla superficie: appare blu agli infrarossi

 

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Un'immagine ravvicinata della superficie di Mercurio coperta dalla materia sconosciuta

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Una suggestiva immagine di Mercurio: il blu (agli infrarossi) indica la presenza di una materia sconosciuta

 

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 Un particolare della superficie di Mercurio

 

 

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 Mercurio

 

 

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 Un'immagine del lato di Mercurio che non era mai stato fotografato fino ad ora

 

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Una delle immagini di Mercurio inviate dalla sonda spaziale americana Messanger

LE FOTO (sopra) - Le foto trasmesse sono affascinanti con le loro velature blù e studiandole i geologi planetari cercano di dare risposta all’enigma rappresentato dalle estese superfici piatte, molto più piatte di quanto si potesse ritenere data la storia del corpo celeste più vicino al Sole. La sonda è transitata ad appena duecento chilometri dal suolo mostrando dettagli notevoli. Questo è il secondo transito ravvicinato. Ne seguirà un terzo prima che Messenger entri in orbita attorno al pianeta nel 2011. La ricognizione ha scandagliato il 30% della superficie finora mai osservata e così con due passaggi già si è arrivati a costruire una mappa del 95% per cento dell’intero pianeta. «Ipotizziamo che questa sostanza blù contenga ferro e titanio, forse silicio, ma probabilmente la colorazione è data dalla loro insolita combinazione. Per il momento non ne sappiamo molto di più» ha precisato Robinson aggiungendo che l’enigma sarà risolto quando lo studio potrà essere approfondito dall’orbita nei prossimi anni.

LA PRIMA SPEDIZIONE - La prima e unica spedizione spaziale effettuata per studiare Mercurio da vicino era avvenuta nel 1973 da parte della Nasa ed era Mariner-10. Ad essa aveva contribuito il professor Giuseppe Colombo dell’Università di Padova (ora scomparso) suggerendo un’orbita più opportuna agli specialisti del JPL . Così la sonda riuscì a compiere tre passaggi invece di uno come previsto e Colombo finì sulla prima pagina del New York Times con tutti gli onori per i vantaggi offerti. Colombo era un grande scienziato ed aveva scoperto anche gli esatti movimenti di Mercurio intorno al Sole. Per questa ragione l’ESA europea ha battezzato con il nome BepiColombo la sonda che sta costruendo e che andrà ad esplorare il pianeta nel 2013.


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I libici rivelano 20 anni dopo: «Così Craxi salvò Gheddafi»

Andreotti conferma le parole del ministro degli Esteri Shalgam. «Gli italiani ci avvertirono del raid Usa contro Tripoli»

 

 

Bettino Craxi (Ap)
Bettino Craxi
ROMA Tra amici non devono esistere segreti. E allora, visto che Italia e Libia ora sono ufficialmente amici, ecco il ministro degli Esteri libico regalare agli italiani una piccola ma robusta verità: l'Italia avvertì la Libia dell'attacco che gli americani avevano deciso di lanciare contro Tripoli, per «punire» Gheddafi dell'attentato alla discoteca La Belle di Berlino. Una decisione presa in prima persona dal premier di allora, Bettino Craxi.

Una decisione che gli americani non avrebbero gradito, così come non avevano gradito il braccio di ferro del 10 ottobre '85, quando a Sigonella i militari italiani avevano impedito a quelli della Delta Force Usa di arrestare il dirottatore dell'Achille Lauro, Abu Abbas. Meno di un anno dopo,il 15 aprile dell'86, il raid Usa: 45 aerei che in 12 minuti avevano sganciato 232 bombe e 48 missili contro 6 diversi obbiettivi. Il bombardamento aveva provocato la morte di una decina di civili, tra i quali una figlia adottiva di Gheddafi. Ma il leader, avvertito dagli italiani, era riuscito a salvarsi. «Non credo di svelare un segreto — dice adesso Mohammed Abdel-Rahman Shalgam nella sala delle conferenze internazionali della Farnesina — se annuncio che il 14 aprile dell'86 l'Italia ci informò che ci sarebbe stata un'aggressione americana contro la Libia». Notizia non nuova di zecca (ne aveva parlato nel 2003, il senatore dello Sdi Cesare Marini) ma che non aveva mai avuto una così autorevole conferma. E subito le parole di Shalgam, ambasciatore in Italia dall'84 al '95, di conferme ne ottengono un'altra, altrettanto autorevole: quella di Giulio Andreotti, che in quell'aprile di 22 anni fa era ministro degli Esteri: «Io ritengo di sì, l'avvertimento ci fu», dice il senatore a vita. Del resto, aggiunge, quella degli americani «fu un'iniziativa improvvida, un errore di carattere internazionale». L'occasione dell'outing di Shalgam non poteva essere più eclatante: un convegno sul trattato di amicizia italo-libico appena stipulato, con un parterre che spiega il peso specifico che la Libia ha per il nostro Paese.

Accanto al ministro sono seduti Seif al-Islam, primogenito di Gheddafi, e Shukri Ghanem, che presiede la Compagnia nazionale libica del petrolio Noc. Tutto attorno all'enorme tavolo rotondo, oltre al padrone di casa Franco Frattini e all'ex ministro Beppe Pisanu, organizzatore del convegno, sedeva infatti il gotha dell'imprenditoria italiana: gli amministratori delegati Scaroni (Eni), Bernabè (Telecom Italia), Profumo (Unicredit) e Moretti (Ferrovie), e Marchionni (Fondiaria-Sai), i presidenti Ponzellini (Impregilo), Abete (Bnl), Gnudi (Enel). Ed è toccato a Gheddafi jr, autentico plenipotenziario del padre, pronunciare le parole più coinvolgenti: «Non parliamo del passato, ma del futuro: gli artigiani italiani tornino in Libia. Tornino i servizi, i bar, le imprese piccole e medie imprese». E, perché no, Seif sogna anche una cooperazione militare: «Vorremmo vedere forze militari italiane e libiche fare esercitazioni congiunte ». I due Scud che la Libia sparò contro Lampedusa quel 15 di aprile, ritorsione contro l'uso della stazione Loran dell'isola da parte dei bombardieri americani, adesso sembrano davvero un pezzo di storia e niente più. A Frattini non resta che mettere il sigillo: «Se Muammar Gheddafi deciderà di visitare l'Italia lo accoglieremo con amicizia». E la ratifica del trattato? «Spero che il consiglio dei ministri adotterà il disegno di legge in tempi brevi».


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Un detenuto romeno primo al test da ingegnere all’Università

Il ragazzo è in cella per aver svuotato via Internet il conto di un vincitore del Superenalotto

 

 

 

 

Gabriel Bogdan Ionescu
Gabriel Bogdan Ionescu
 
 
MILANOSi può vincere all’Enalotto in tanti modi: rubando in banca su Internet i soldi che la ruota della fortuna ha appena regalato a qualcun altro, oppure afferrando dal carcere l’opportunità dell’unica vera lotteria costituita dall’autorealizzarsi in una vita nuova e onesta.

Appena più che ventenne, Gabriel Bogdan Ionescu incarna già entrambe le identità: «pirata» informatico romeno e studente modello italiano. Cacciatore di frodo di depositi bancari, e genio (autentico, non per frustro modo di dire) del computer. Dipende dal punto di vista — precedenti penali o futuro curriculum—dal quale lo si guarda: condannato a 3 anni e un mese dal Tribunale di Milano in primavera, ma adesso anche primo classificato al test di ingresso alla facoltà di Ingegneria Informatica del Politecnico di Milano.

Li ha stracciati tutti, fra i candidati non c’è stato giovane «cervello» italiano capace di competere con lui nel test d’ingresso che il romeno ha potuto svolgere grazie alle tre ore di permesso concessegli dal Tribunale di Sorveglianza, che ne ha autorizzato la trasferta- lampo dal carcere del Bassone a Como (dove sta scontando la pena) al Politecnico milanese.

Non si può dire sia stata una sorpresa per chi (i baschi verdi della Gdf in una indagine della Procura di Milano) aveva già avuto modo di saggiarne le qualità informatiche: quando la magistratura italiana l’aveva fatto arrestare con un mandato di cattura internazionale eseguito in Romania, subito si era tramandata la voce delle sue gesta piratesche, così eclatanti da suscitare persino qualche dubbio d’implausibilità, e da far temere che si trattasse di una di quelle improbabili leggende metropolitane che puntualmente accreditano ad esempio il solito cane lupo della solita eredità di immense fortune e di storiche squadre di calcio. Ma ora il gol universitario messo a segno al Politecnico di Milano conferma la striscia di «successi» (vincitore delle olimpiadi della matematica, campione dei Balcani di informatica, miglior studente della materia a Bucarest) già vantati in patria dal giovane «capocannoniere» di una «squadra» di pirati informatici arrestati mesi fa.

L’indagine del pm Francesco Cajani ha riguardato infatti un gruppo di ingegnosi romeni che, spedendo migliaia di finte email apparentemente provenienti dai siti ufficiali delle banche o delle Poste, si impadroniva delle credenziali informatiche dei malcapitati che cadevano nel tranello e rispondevano alle mail («phishing»). A quel punto la banda passava a verificare cosa fosse depositato sui conti in questione, e quasi sempre vi prelevava qualche centinaia di euro per volta, versando il denaro su carte di credito prepagate con le quali i soldi venivano ritirati al bancomat. Senonché, quando la banda si era imbattuta in un colpo di fortuna insperato, e cioè nel deposito sul quale l’incauto proprietario delle password soffiategli dai «pirati» aveva parcheggiato 100.000 euro appena vinti all’Enalotto, il capo del gruppo aveva ordinato che il conto fosse svuotato non poco a poco, ma di colpo. E di fronte al fallimento dei gregari, che pur smanettando come matti non riuscivano a fare il miracolo di dirottare in un’unica soluzione grosse quote del denaro senza nel contempo allertare i sistemi di controllo e far scattare il blocco del conto, alla banda l’unica soluzione era apparsa chiamare l’arma finale: il ragazzo-prodigio, «il campione». E, per paradosso, proprio alcuni riferimenti alle performance del genietto romeno avevano consentito agli inquirenti di identificarlo.

Ora, però, quelle stesse qualità tornano a regalargli almeno tre chances. Lo studio, con il Politecnico da frequentare. Il lavoro, con il posto offertogli da una azienda che l’ha già «opzionato ». E la richiesta di grazia, che il suo l’avvocato Pierpaolo Livio sta inoltrando al Presidente della Repubblica.


Gelli conduttore in tv: «Venerabile Italia»

Il «Maestro» della loggia massonica segreta P2 condurrà un suo programma. Ospiti? Andreotti e Dell'Utri. Su Odeon tv da lunedì alle 22.20

 

 

 

 

Licio Gelli nel giardino di casa a Villa Wanda (Olympia)
Licio Gelli nel giardino di casa a Villa Wanda
MILANO - È ricordato principalmente per essere stato «Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2. Per cui il titolo della sua trasmissione non può che essere «Venerabile Italia». Sottotitolo: «La vera storia di Licio Gelli». Quindi Licio Gelli sbarca in tv. Avrà un programma tutto suo da lunedì, alle 22.20, su Odeon tv .

IL PROGRAMMA - Sarà proprio il maestro della P2 la «voce narrante», assieme a Lucia Leonessi, di una «ricostruzione inedita della storia dell’ultimo secolo, «dalla Guerra di Spagna agli anni ’80, dai salotti di Roma alle rive del lago di Como, dall’epoca fascista al crac del Banco Ambrosiano». Il programma, presentato venerdì ufficialmente a Firenze, vedrà anche la partecipazione di personaggi politici e storici come Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell’Utri. Nella prima puntuta perlerà di fascismo.

CHI È GELLI - È ricordato principalmente per essere stato «Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2. È stato camicia nera, ha aderito alla Repubblicà di Salò, qualcuno ipotizza che Gelli era molto vicino alla Cia. È stato accusato di aver un ruolo in «Gladio», amico stretto del leader argentino


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Uccisa in casa per duemila euro

Rapina a Torino: la donna, 72 anni, aveva mani e piedi legati, la nipote aveva visto due giovani uscire dal palazzo. La casa è vicina al «tossic park»

 

 

Massacrata di botte, mani e piedi legati con nastro adesivo, poi avvolta nel tappeto e nascosta in uno sgabuzzino. Non è chiaro se sia morta per le percosse o per asfissia, Luigia Mastrosimone, settantadue anni il prossimo gennaio, torinese, un passato da operaia e una vita tranquilla, dopo anni di lavoro, accanto al marito Lauro. Certo è che il suo volto era coperto di sangue quando sua figlia Maria, accompagnata dalla nipote Erica di 30 anni, l'ha trovata esanime sul pavimento, il corpo costretto in un tappeto, forse nel tentativo maldestro di nasconderlo. Un piano mai concluso: poco dopo le 20 di ieri la figlia della donna ha dato l'allarme. I rilievi degli investigatori sono proseguiti fino a tarda notte nel piccolo appartamento al quarto piano di via Cherubini, nel quartiere Barriere di Milano, zona Nord di Torino, a poche centinaia di metri dal «Tossic Park», l'area verde assai discussa, centro di spaccio e consumo di droghe, assediata da tossici, perennemente sotto la lente delle forze dell'ordine. Risale allo scorso agosto l'intervento dell'esercito che prese a pattugliare i 60 mila metri quadrati del parco nell'ambito di un'operazione che portò al fermo di un gruppo di tossicodipendenti e pusher. Rimane quindi una delle piste più accreditate l'aggressione da parte di uno o più tossici ai danni della pensionata sola in casa.

«Una rapina finita male» azzardano in prima battuta gli investigatori, anche alla luce della possibile sparizione di circa duemila euro che la coppia di pensionati usava tenere in casa per le spese impreviste. Ieri sera il marito della vittima è stato sentito in questura, insieme con la figlia e con la nipote, per ricostruire abitudini e frequentazioni di Luigia, oltre che per capire dove venivano tenuti nascosti i risparmi in casa. Testimonianza chiave quella della nipote Erica: sembra che, nel tardo pomeriggio, abbia visto uscire dal portone della nonna due giovani. Poi, entrata in casa, non avendo visto Luigia, era corsa ad avvertire la madre. Le indagini sono affidate al sostituto procuratore Marina Nuccio. Sulle cause della morte solo qualche ipotesi: la donna potrebbe essere stata picchiata fino a ledere organi vitali oppure soffocata, ma non è escluso che possa anche essere stata colta da malore per lo spavento. A chiarirlo sarà solo l'autopsia. Sotto choc gli abitanti del quartiere, che ricordano un precedente. Lo scorso febbraio, nella zona di Mirafiori, un tossicodipendente era entrato nella casa di un pensionato. L'uomo lo aveva scoperto mentre frugava nei cassetti: il ladro, che poi si rivelò essere figlio della badante, lo aveva picchiato a tal punto da lasciarlo sul pavimento privo di sensi. Il pensionato era rimasto in coma per una settimana.


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30/10/2008

Maltempo, danni e disagi in molte regioni Mareggiata a Genova, 37 feriti su nave

A Bergamo strade e negozi allagati. Vento a 120 km/h nel capoluogo ligure, porto e aeroporto chiusi. Paura a bordo del traghetto Grandi Navi Veloci

 

 

Auto danneggiate a Roma (Eidon)
Auto danneggiate a Roma
MILANO - L'Italia è interessata da una vasta perturbazione che ha colpito praticamente tutto il territorio, provocando disagi e danni talora ingenti per il vento che in Friuli ha soffiato con raffiche sino a 150 km all'ora e in Liguria a 120 km/h.

LIGURIA - A Genova aeroporto e porto sono stati chiusi, problemi per i collegamenti ferroviari, code in autostrada, malori a bordo di una nave da crociera per una bufera di vento con raffiche fino a 120 chilometri all'ora, e onde alte cinque metri. I maggiori disagi si sono registrati nel levante Genovese e nello Spezzino. Una mareggiata da Libeccio, tra le più violente degli ultimi trent'anni, ha colpito le coste tirreniche e nel porto di Genova si è sfiorata la tragedia: un traghetto con 439 passeggeri e 75 membri di equipaggio della Grandi Navi Veloci, investito da una raffica di 60 nodi, ha rischiato di finire sulla diga foranea mentre, con mare forza 10 ed un motore andato in avaria proprio in quel momento, stava entrando in porto. Una manovra di emergenza ha consentito di evitare la catastrofe ma 37 persone sono rimaste ferite o contuse.

 

 

La capitaneria di Genova aveva dato al Fantastic, proveniente da Tangeri via Barcellona, il permesso di entrare in porto, nonostante le proibitive condizioni meteo, poiché la nave aveva subito durante la traversata un'avar ia ad una pinna stabilizzatrice. Mentre la nave era nell'imboccatura, si è improvvisamente spento uno dei motori e il Fantastic, investito dalla raffica, si è messo di traverso. Per evitare l'urto con la diga frangiflutti, il comandante è stato costretto a dare fondo all'ancora, una manovra veloce di vecchia marineria, dicono gli esperti. Durante le violente rollate (la nave si è inclinata di oltre venti gradi) a bordo è scoppiato il panico.

 

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Una mareggiata da Libeccio, tra le più violente degli ultimi trent'anni, ha colpito le coste tirreniche e nel porto di Genova si è sfiorata la tragedia: un traghetto con 439 passeggeri e 75 membri di equipaggio della Grandi Navi Veloci, investito da una raffica di 60 nodi, ha rischiato di finire sulla diga foranea mentre, con mare forza 10 ed un motore andato in avaria proprio in quel momento, stava entrando in porto. Una manovra di emergenza ha consentito di evitare la catastrofe ma 37 persone sono rimaste ferite o contuse

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La capitaneria di Genova aveva dato al Fantastic, proveniente da Tangeri via Barcellona, il permesso di entrare in porto, nonostante le proibitive condizioni meteo, poichè la nave aveva subito durante la traversata un'avaria ad una pinna stabilizzatrice. Mentre la nave era nell'imboccatura, si è improvvisamente spento uno dei motori e il Fantastic, investito dalla raffica, si è messo di traverso. Per evitare l'urto con la diga frangiflutti, il comandante è stato costretto a dare fondo all'ancora, una manovra veloce di vecchia marineria, dicono gli esperti. Durante le violente rollate (la nave si è inclinata di oltre venti gradi) a bordo è scoppiato il panico

 

FRIULI - Piogge di intensità monsonica (oltre 300 millimetri) e venti di scirocco da sud-est a oltre 150 km all'ora su ampie zone del Friuli-Venezia Giulia: tetti scoperchiati, strade interrotte per alberi divelti, fiumi in piena che in alcuni casi hanno portato via pezzi di strada. È disperso il conducente di un furgone che, dopo un tamponamento sulla A23, è finito nel fiume Fella in piena presso Chiusaforte (Udine).

LOMBARDIA - Allagamenti a Bergamo: in via Borgo Palazzo l'acqua è arrivata a un'altezza di 40 centimetri e ha invaso un bar. Problemi anche lungo la circonvallazione, dove si sono create code, disagi e vari incidenti.

EMILIA-ROMAGNA - Molto lavoro per i vigili del fuoco con richieste di soccorso soprattutto per alberi e rami caduti. Molti i danni ai tetti e alle automobili in sosta, ma non sono segnalati feriti. Nella mattinata il cielo si è schiarito ma continua a soffiare forte il vento.

LAZIO - Roma è stata colpita mercoledì sera da un altro forte nubifragio dopo quello del giorno prima. Gravi disagi a causa degli alberi caduti, scantinati e negozi allagati, strade chiuse al traffico. Le zone piu colpite sono i quartieri Montesacro, Monteverde e Cinecittà.

CAMPANIA - Oltre ottanta interventi dei Vigili del fuoco a Napoli e provincia. Alberi e calcinacci caduti a Pozzuoli, Torre Annunziata, Calata Capodichino e Agnano. Interventi anche a Ischia e Capri.

SICILIA - Una tromba d'aria si è abbattuta nella notte a Raffadali, in provincia di Agrigento. I danni secondo una prima stima sono ingenti: alberi sradicati, tetti scoperchiati, cassonetti della spazzatura rovesciati, un'auto schiacciata, fili e pali della luce divelti.

 


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Bologna, scontri tra polizia e studenti Ferita una giornalista del «Corriere»

Hanno tentato di raggiungere la sede di confindustria. Beppe Grillo contestato dai manifestanti: «Non vogliamo primedonne». E lui: «Cercate i poliziotti finti»

 

 

 

BOLOGNA - Tensione a Bologna nel corteo degli studenti anti-Gelmini, che percorso il centro si è diretto verso la sede di Confindustria: la polizia, in via Castiglione, ha cercato di impedire ai manifestanti di proseguire. Sono così iniziati cori contro gli agenti, all'insegna dello slogan «Bisogna andare avanti, indietro non si torna», in particolare da alcuni anarchici in testa al corteo. I manifestanti hanno cercato di sfondare il cordone, e sono volate alcune manganellate. I manifestanti hanno risposto con bottiglie e un fumogeno. Un cordone di carabinieri ha impedito ai manifestanti di entrare in vicolo Santa Lucia, dove si trova la sede di Confindustria, dato che questo tratto del percorso era stata vietato dalla Questura.

GIORNALISTA FERITA - Durante gli scontri tra manifestanti e polizia, Benedetta Boldrin, una giornalista del Corriere di Bologna è stata raggiunta alla testa da una bottiglia lanciata dai manifestanti ed è rimasta lievemente ferita. È stata portata in ospedale. Il corteo è defluito in via Santo Stefano, senza quindi raggiungere la sede di Confindustria presidiata dalle forze dell'ordine. Al corteo hanno partecipato circa 30mila persone tra studenti e insegnanti.

 

Beppe Grillo contestato a Bologna (Ansa)
Beppe Grillo contestato a Bologna
BEPPE GRILLO - A Bologna è arrivato anche Beppe Grillo per esprimere la propria solidarietà ai manifestanti. E non ha perso occasione per lanciare una nuova provocazione: «Dovete cercare di scoprire chi sono i poliziotti finti . C'è un filmato messo online (guarda) dove si vede benissimo questi qui con le mazze che parlano affettuosamente con un poliziotto quasi da collega a collega. Queste cose le hanno sempre fatte dai G8» ha detto ai cronisti. Grillo ha chiesto al ministro dell'Interno Roberto Maroni di spiegare cosa è successo in piazza Navona e di chiarire la presenza di infiltrati. Quindi - ha aggiunto - dovrebbe dimettersi.

CONTESTATO: «BUFFONE» - Poco dopo però Grillo è stato pesantemente contestato dai manifestanti. Quando il comico e il gruppo dei suoi sostenitori hanno raggiunto frontalmente il corteo che stava entrando in via Zamboni, nella zona universitaria, dalle file dei manifestanti sono partite cascate di fischi e grida: «Buffone, non vogliamo le primedonne». I ragazzi, che sfilavano dietro lo striscione d'apertura «Noi la crisi non la paghiamo», erano visibilmente indispettiti dall'arrivo di Grillo circondato da giornalisti e gli hanno chiesto di mettersi dietro lo striscione come tutti gli altri. Non sono mancati momenti di tensione. Uno degli organizzatori ha urlato che «il protagonismo è da un'altra parte». Grillo gli ha dato del «maresciallo». Uno dei supporter del comico è stato spintonato, ma a quel punto è stato lo stesso comico genovese a invitare alla calma i suoi. «Sono cinque o sei, ma hanno perfettamente ragione - ha detto Grillo -, è la loro manifestazione e la gestiscono loro. Nonostante tutto siamo con loro. Certo, sbagliano la comunicazione».

«POCHI DEI CENTRI SOCIALI» - Dopo la contestazione, Grillo si è diretto verso piazza Verdi, dove è stato raggiunto da altri manifestanti che gli hanno chiesto di aderire alla manifestazione: gli è stato anche offerto un camice bianco dei precari che ha indossato, prima di dirigersi verso piazza Maggiore. Secondo lo staff di Grillo, la contestazione sarebbe opera di una ventina di esponenti dei centri sociali bolognesi che già in passato si erano manifestati critici con i «grillini». «Non sono venuto a prendere dei meriti - ha spiegato Grillo ai giornalisti dopo aver lasciato il corteo, - la manifestazione è loro. Sono venuto a dare una testimonianza, non sono qui per fare un comizio». Riferendosi alla fredda accoglienza ricevuta, Grillo ha detto: «Mi vedono come un artefice della caduta della sinistra. Devono identificare bene chi sono i nemici». Il comico ha poi descritto l'iniziativa degli studenti contro il provvedimento Gelmini come «una cosa fantastica» perché permette di «rovesciare la piramide e mettere al centro gli studenti».

 

 


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29/10/2008

Come le tecnologie cambieranno l'università

Secondo uno studio entro pochi anni il mondo accademico sarà profondamente mutato. Corsi online, «globalizzazione», sempre maggiore interferenza del social-network

 

 

 

(Ap)
 
In tempi in cui si ridiscute la scuola è più che mai attuale la notizia di uno studio che fotografa i cambiamenti indotti dagli strumenti digitali nella realtà scolastica universitaria. The future of higher education: how technology will shape learning, ovvero «Il futuro dell'istruzione universitaria: come la tecnologia rimodellerà la cultura»: questo è il titolo del recente studio pubblicato dall'Economist Intelligence Unit e sponsorizzato dal New Media Consortium .

LO STUDIO – Sono stati intervistati 289 dirigenti, di cui 100 appartenenti al mondo aziendale e 189 appartenenti al mondo accademico, distribuiti tra gli Stati Uniti (nella maggior parte dei casi), l'Europa e l'Asia. La convinzione, condivisa da una larghissima parte degli intervistati, è che entro 5 anni l'istruzione avanzata sarà profondamente cambiata. Il 60 per cento dei partecipanti allo studio crede che l'apprendimento online costituirà una componente fondamentale della modalità di insegnamento e già ora i due terzi dei corsi universitari offrono corsi online, considerando questo servizio come una parte vitale della propria offerta formativa.

AZIENDE-UNIVERSITÀ – L'altro dato che emerge con convinzione dall'analisi riguarda la crescita di partnership tra istituzioni universitarie e mondo produttivo. Il gemellaggio tra aziende e università sarà sempre più diffuso per il 64 per cento degli intervistati e stimolerà l'innovazione tecnologica, in uno sforzo comune di entrambi i soggetti a sviluppare soluzioni hi-tech innovative, proprio nell'intento di stimolare accordi tra cultura e aziende.

SOCIAL NETWORKING – Gli strumenti del web 2.0 inoltre impatteranno in maniera significativa sul rapporto tra studenti, senza contare che potrebbero per certi versi disincentivare lo studio e fornire invece lezioni e compiti «già pronti». Talvolta dunque l'influenza del social networking sarà negativo e per il 56 per cento degli interpellati potrà essere fonte di distrazione. È opinione comune che il web di seconda generazione modificherà anche le modalità di reclutamento e di raccolta fondi da parte delle università. Infine il mondo accademico crede nella globalizzazione e ritiene che il futuro degli atenei sarà sempre più internazionale: il 54 per cento degli accademici sottolinea che il proprio ateneo ha già una presenza all'estero e la tendenza nei prossimi anni sarà in aumento.


Debito di oltre un miliardo di dollari Vacilla anche Donald Trump

Il re dei palazzinari usa si è esposto con le banche per finanziare la sua ultima impresa. La costruzione di un grattacielo-hotel extra lusso a Chicago rischia di mettere in crisi la sua attività

 

 

 

trump_b1.jpgWASHINGTON - La crisi creditizia minaccia di travolgere anche Donald Trump. Per costruire il Trump International hotel and tower di Chicago, il re dei palazzinari americani ha contratto un debito di oltre 1 miliardo di dollari, di cui quasi due terzi con la Deutsche Bank (che lo ha prudentemente ridistribuito tra altre banche). Il grattacielo di stralusso, di 92 piani, il secondo più alto della città dopo il Sears tower, è diviso in un albergo di 339 camere nella parte inferiore, e in 486 appartamenti privati nella parte superiore, dove i lavori non sono peraltro terminati.

640 MILIONI ENTRO IL PRIMO NOVEMBRE - Il primo novembre, Trump dovrebbe rimborsare alla Deutsche bank 640 milioni di dollari, ma non li ha, perchè non riesce a vendere i suoi faraonici locali a causa del crollo del mercato immobiliare. Non è la prima volta che “Il Donald”, come è chiamato in America, fa il passo più lungo della gamba: all’inizio degli Anni novanta sfiorò la bancarotta e fu salvato dalle banche che ne ristrutturano il debito, e dalla televisione che lanciò alcuni suoi show (Trump è una star mediatica che accarezzò persino l’idea di candidarsi alla Presidenza degli Stati uniti). Ma allora, il mercato immobiliare era in ascesa.

VENDITE DI CASE DI LUSSO CALATE DEL 72% - Adesso a Chicago le vendite degli appartamenti di lusso e delle camere di albergo, la moda del momento per i cresi americani, sono calate del 72 per cento rispetto a un anno fa. Trump, che ha lasciato nel cemento, in cima al grattacielo, le impronte delle sue mani e di quelle della terza moglie Ivanka, ha detto al Wall Street Journal che la Deutsche bank gli prorogherà il prestito. Ma il giornale gli ha fatto i conti in tasca e ha concluso che non è certo che si salverebbe neppure in questo caso. Sinora, ha scritto il Wall Street Journal, le vendite dei locali gli hanno fruttato solo 200 milioni di dollari, e ne sta negoziando altre per 380 milioni di dollari. Oltre trenta acquirenti però si sono già pentiti, e hanno rimesso i locali in vendita con uno sconto del 30 per cento. Trump, inoltre, più sarà in ritardo e più dovrà a un altro finanziatore, la Fortress investment, fino a 360 milioni di dollari. Il Wall Street Journal non esclude che il grattacielo finisca nelle mani di quest’ultima. Se Trump cadesse vittima della crisi creditizia, sarebbe un brutto colpo per il mercato immobiliare, di cui è il vessillo, e per quello che resta dei sogni di Wall Street. Ma il costruttore non andrebbe a fondo: svolge altre proficue attività in tutto il mondo dalle public relations alla consulenze finanziarie, e afferma di avere una fortuna personale di 1 – 2 miliardi di dollari. Trump ha querelato l’autore di un libro secondo cui il suo patrimonio è in realtà di “appena” 100 – 200 milioni di dollari, ma ha perso la causa.

 


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Attorno alla stella Epsilon Eridani un sistema solare simile al nostro

Gli ultimi risultati delle osservazioni del telescopio spaziale Spitzer della Nasa. L'astronomo Dana Backman: «Assomiglia al nostro all’epoca in cui la vita metteva radici sulla Terra»

 

 

Una magnifica sorpresa ricca di intriganti implicazioni. E’ la scoperta di un sistema solare, il più vicino finora osservato, attorno alla stella Epsilon Eridani, un astro cinque volte più giovane del nostro Sole (ha infatti solo 800 milioni di anni), situato a 10,5 anni luce e dotato di due fasce di asteroidi. Epsilon Eridani proprio per essere nel nostro circondario e così simile al nostro Sole, ha già acceso la fantasia in molti modi e non a caso è citata nella serie di Star Trek ma è stata anche protagonista di alcuni racconti di Isaac Asimov. Ora il suo fascino aumenta grazie al risultato ottenuto dal telescopio spaziale Spitzer della Nasa.

 

 

DUE PIANETI - In passato erano già stati avvistati due possibili pianeti intorno alla stella-madre, più un anello esterno di corpi ghiacciati analoghi ai nostri oggetti trasnettuniati presenti oltre l’orbita di Nettuno (tra i quali è stato inserito lo stesso Plutone) e racchiusi nella fascia di Kuiper. Ma ora affinando le osservazioni, Spitzer, che scruta nella lunghezza d’onda dell’infrarosso, ha rilevato due zone più interne popolate da pianetini, “materiale in costruzione” di possibili pianeti o frutto di collisioni. «Questo sistema solare assomiglia al nostro all’epoca in cui la vita metteva radici sulla Terra» commenta Dana Backman, astronomo del Seti Institute a Mountain View, in California e autore dell’articolo che apparirà nel prossimo numero di gennaio di Astrophysical Journal in cui racconta il lavoro compiuto.

UN PIANETA SOLIDO COME LA TERRA? - La presenza di questi corpi rocciosi o metallici – si fa notare – intorno ad altre stelle è un possibile indice della presenza di pianeti solidi come la Terra in orbita nelle aree vicine all’astro e di massicci pianeti gassosi nelle vicinanze della fascia come accade per il nostro Giove subito oltre gli asteroidi. Le fasce scoperte da Spitzer ruotano ad una distanza di tre e venti unità astronomiche (una unità è la distanza Terra-Sole): la prima si colloca quindi nella stessa posizione in cui si trova l’unica fascia di asteroidi che il nostro sistema solare possieda tra Marte e Giove. E analogamente uno dei due pianeti scoperti in passato, nel 2000, è sistemato proprio a 3,4 unità astronomiche; quindi come Giove. E’ la prima volta che si riscontra una somiglianza di questo tipo. L’altro possibile pianeta esistente era individuato nel 1998 e dovrebbe essere posizionato in vicinanza del bordo interno dell’anello più esterno tra 35 e 90 unità astronomiche. Ma la scoperta di una seconda fascia di asteroidi interna fa supporre agli astronomi l’esistenza di un terzo pianeta e quindi tutti ne sono alla caccia in una zona a circa 20 unità astronomiche. Potrebbe essere proprio lui il responsabile dell’esistenza della stessa fascia. Alla ricerca ha collaborato anche Massimo Marengo dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge (Usa).

RICERCA DI UNA CIVILTA’ ALIENA - Dalla fantasia alla scienza (o dalla scienza alla fantasia?), per Epsilon Eridani il passo sembra sempre più breve. Forse avevano ragione gli astronomi nel 1960 quando la stella era una dei pochi soggetti considerati e indagati per cercare di individuare segni di una possibile civiltà aliena?


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