30/11/2008

Svizzera, la depenalizzazione della cannabis non passa al referendum

Doppio no, dei cantoni e nel voto popolare. Parere favorevole invece per la legge sugli stupefacenti : distribuzione di eroina ai tossicodipendenti più gravi

 

BERNA - Gli svizzeri hanno bocciato con un referendum un'iniziativa popolare che chiedeva la depenalizzazione del consumo di cannabis. La maggioranza dei cantoni ha infatti respinto il progetto che per essere approvato necessitava della doppia maggioranza dei 26 cantoni e della popolazione (4,9 milioni di elettori). Secondo i primi dati, nessun cantone ha approvato l'iniziativa e si profila una bocciatura anche sul fronte dei voti.

EROINA - Gli svizzeri hanno invece approvato a larga maggioranza la legge che prevede l'ampliamento di un programma federale giá esistente che prevede la distribuzione controllata dell'eroina ai tossicodipendenti più gravi. La revisione della legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope crea la base legale per la cosiddetta politica dei quattro pilastri: prevenzione, terapia, riduzione dei danni, repressione. Ribadisce la possibilitá, giá in vigore dal 1994, di distribuire eroina sotto controllo medico a persone da lungo tempo dipendenti e refrattarie ad altre terapie. Da anni questa politica poggia su decreti federali limitati nel tempo che devono quindi essere periodicamente rinnovati. L'attuale decreto scade alla fine del 2009. All'inizio dell'anno quasi 1300 persone partecipavano al programma di distribuzione controllata di eroina. In alcuni casi si riesce a sostituire il metadona all'eroina. Gli oppositori del programma sostengono che in questo modo si rinuncia a liberare dalla dipendenza queste persone, mentre i sostenitori affermano che in questo modo si è riusciti a ridurre il numero dei crimini e dei decessi legati alla droga, rispetto ai livelli allarmanti dell'inizio degli anni '90.

ALTRI - Respinta invece l'iniziativa sul diritto di ricorso delle organizzazioni ambientaliste. Si profila un no anche per il pensionamento anticipato flessibile. Resta in bilico l'iniziativa sull'imprescrittibilità dei reati di pornografia infantile.


Iva doppia per le pay tv, Berlusconi: «Danneggia anche Mediaset»

Il premier: «È scorretto parlare di conflitto di interessi». Sull'Irap: «Imposta assurda, da abolire». «Se il pd vuole il dialogo, allora rompa con di pietro».

 

 

 

Silvio Berlusconi (LaPresse)
Silvio Berlusconi
ROMA - Il raddoppio dell'Iva per gli abbonamenti alle pay-tv? «Danneggia anche Mediaset». Silvio Berlusconi risponde così alle polemiche sollevate dal provvedimento contenuto nel pacchetto anti-crisi (vale a dire la cancellazione delle agevolazioni e il conseguente aumento dal 10% al 20% dell'Iva per le emittenti a pagamento). Il premier, intervenendo telefonicamente a un convegno della Dc per le autonomie, a Sesto San Giovanni, afferma che «la sinistra aveva dato un privilegio alle televisioni con gli abbonamenti, la sinistra aveva buoni rapporti con Sky. Noi abbiamo tolto un privilegio e portato il livello dell'Iva uguale per tutti e in questo modo abbiamo penalizzato anche Mediaset che sta facendo partire una tv con gli abbonamenti. Questo dimostra che la sinistra si è inventata il conflitto di interessi, oltretutto Mediaset non è concorrente di Sky che va sul satellite e ha altre regole».

«IRAP IMPOSTA ASSURDA, DA ABOLIRE» - Il premier ha anche parlato di Irap, definendola «un'imposta assurda» e promettendo che prima o poi sarà abolita. «Abbiamo introdotto l'Iva di cassa e delle detrazioni dell'Irap - ha detto il premier in collegamento telefonico con l'assemblea della Dca di Rotondi - che sono la promessa di una futura abolizione di una imposta assurda che abbiamo solo noi e che è stata introdotta dalla sinistra».

DIALOGO - Il premier è tornato poi sull'appello al dialogo lanciato all'opposizione per fare fronte comune contro la crisi economica. «Se l'opposizione vuole veramente essere socialdemocratica come dice di essere - afferma il premier - se vogliono veramente collaborare con noi devono porre fine all'alleanza con un signore violento e calunniatore che si chiama Antonio Di Pietro. Farebbero un gran servizio alla democrazia del nostro paese».

IL PD - Proprio il Pd attacca però il premier sul «caso Sky». «Il raddoppio dell'Iva per la tv a pagamento inserito a sorpresa nel decreto anti crisi del governo ha tutta l'aria di un blitz contro il principale concorrente privato di Mediaset», afferma Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd. Anche secondo Massimo D'Alema «la norma su Sky penalizza Sky». «Basta leggere la norma - prosegue l'exministro degli Esteri - per rendersi conto che raddoppia gli oneri fiscali per un concorrente. Questa è l'anomalia dell'onorevole Berlusconi che è contemporaneamente capo del governo e proprietario di un monopolio televisivo di grande rilievo. Una concentrazione di potere economico, finanziario, mediatico e politico che non è normale in un Paese democratico». «Da qui - ha concluso - nascono tante situazioni come questa».

 


A Poznan la conferenza sul clima

L'ITALIA E' UNO DEI PAESI CRITICI VERSO I CRITERI ADOTTATI. In discussione in futuro del protocollo di Kyoto, in bilico fra «Obama» e i grandi in via di svilluppo

 

 

 

 

(Reuters)
 

POZNAN (POLONIA) - E’ la conferenza climatica della resa dei conti quella che si tiene a Poznan, in Polonia, dall’1 al 12 dicembre prossimi. La scadenza del Protocollo di Kyoto (2012) è ormai alle porte, i 37 Paesi industrializzati (su un totale di 40) che hanno aderito a questo primo tentativo mondiale di contenimento dei gas serra faticano, tranne pochissimi, a raggiungere gli obiettivi di riduzione programmati (in media 5,2% di tagli alle emissioni, rispetto ai livelli del 1990). Cosa si dovrà fare dopo il 2012? Rilanciare un altro accordo di tipo Kyoto, con obiettivi di riduzione vincolanti più elevati? Oppure procedere con progetti meno impegnativi, affidati soprattutto alla buona volontà dei singoli Paesi? E’ questo il bivio in cui si trovano, nella cittadina polacca, i rappresentanti dei 183 Paesi che, nell’ormai lontano 1992, aderirono alla Convenzione sui cambiamenti climatici di Rio de Janeiro, impegnandosi a salvaguardare l’atmosfera e il clima dall’aggressione delle attività umane; e che più tardi, nel 1997 a Kyoto, imboccarono, senza grande entusiasmo, la strada delle riduzioni dei gas serra.

OBAMA VERSO L'ECONOMIA «VERDE»- Dietro le quinte della conferenza si agitano, fin dall’inizio, speranze e minacce. Pochi giorni fa, il neo eletto presidente degli Stati Uniti Barak Obama, ha annunciato alcuni impegni ambientali che sembrano andare nella logica di Kyoto: riportare le emissioni di gas serra Usa ai livelli del 1990 entro il 2020 e stanziare 15 miliardi di dollari l’anno in energie rinnovabili «per catalizzare gli sforzi del settore privato nella costruzione di un futuro energetico pulito». Obama non ha detto esplicitamente che il suo Paese rientrerà nel Protocollo di Kyoto, dopo esserne uscito clamorosamente nel 2001 con l’avvento di Bush, ma il direttore generale dell’Agenzia ambientale dell’Onu Achim Steiner è ottimista: «Il presidente eletto Obama ha confermato che nei prossimi mesi una nuova politica climatica caratterizzerà gli Stati Uniti. Questo è molto importante non soltanto per il futuro della Convenzione sul clima e del Protocollo di Kyoto, ma anche perché lancia un preciso segnale: vuol dire che, a dispetto della crisi finanziaria, c’è spazio per un’economia verde».

I PAESI IN «DIFESA» - A fronte di una forte nota positiva, tante altre di segno opposto. La Polonia, paese ospitante della conferenza, si è messa di traverso rispetto al «pacchetto clima» dell’Unione Europea. Si tratta di una specie di corollario di Kyoto che impegna i partner all’obiettivo dei tre «20»: riduzione delle emissioni, aumento dell’efficienza energetica e incremento delle rinnovabili. Il governo italiano le ha fatto da sponda denunciando anche che, a fronte dell’attuale crisi, è impossibile rispettare gli obiettivi di riduzione fissati a Kyoto. Di fatto avremmo dovuto tagliare i nostri gas serra del 6,5% e invece ci ritroviamo con un aumento di oltre il 10%. Anche il Canada, uno dei Paesi più energeticamente inefficienti del mondo industrializzato, è su posizioni di fronda. Ai mal di pancia dei forzati di Kyoto si aggiunge l’immobilità dei Paesi in via di rapidissimo sviluppo: Cina, India, Brasile, Indonesia, che nonostante l’aumento delle loro emissioni totali di gas serra, alla vigilia della conferenza hanno ribadito il loro no a un calendario di impegni con scadenze precise.

IN BILICO - Insomma da Poznan il Protocollo Kyoto potrà uscire rilanciato, con la speranza di partorire un figlio al prossimo vertice di Copenhagen del 2009, oppure distrutto e con scarse speranze di successione. Ma senza controllo alcuno dei gas serra, ammoniscono gli economisti e i climatologi consultati dal WWF internazionale, le emissioni cresceranno del 40% entro una ventina d’anni (2030) e le temperature di 6 gradi entro la fine del secolo, provocando il collasso del pianeta. Se può consolare, Poznan offrirà la più aggiornata rassegna delle tecnologie più avanzate per limitare i gas e combattere l’effetto serra. Come dire: le opzioni tecnologiche per cambiare strada ci sono, ma ci vogliono anche le necessarie scelte politiche.


«La ricerca calpestata»: 1800 foto per coprire Piazza Maggiore

L'iniziativa, lanciata con un semplice sito web, si è trasformata in una giornata di sensibilizzazione

 

 

Le 'facce' da calpestare in Piazza Maggiore (Ansa)
Le "facce" da calpestare in Piazza Maggiore

 

 

 

 

 

BOLOGNA - Un tappeto di foto copre la piazza principale di Bologna. Sono le facce dei ricercatori di tutta Italia che lanciano un invito provocatorio a turisti e passanti: «Calpestateci pure». Un colpo d'occhio suggestivo per cercare di spiegare nella maniera più diretta le difficoltà della vita nei laboratori del nostro Paese. È nata così «La ricerca calpestata», la manifestazione lanciata su Internet da due ragazzi bolognesi. Poco più di un mese fa è nata la pagina web con un invito: «Mandateci la vostra foto». Il passa parola via mail ha fatto tutto il resto. Il risultato? Sono 1800 fotografie. Quanto basta per ricoprire il "crescentone" (si chiama così la parte rialzata di piazza Maggiore) felsineo e allestire una giornata di protesta e sensibilizzazione. Sotto i portici, per tutta la giornata, i ricercatori hanno tenuto lezioni e fatto esperimenti (compreso quello della fontana realizzata con Coca Cola e Mentos, celebre tormentone della Rete).

 


(Ansa)
 
I NUMERI - «Calpestare delle facce fa sempre una certa impressione», spiega Maura Sandri, 34 anni, precaria dell'Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica del capoluogo emiliano e ideatrice dell'iniziativa insieme al collega Fabrizio Villa. «In questo modo vorremmo che tutti capissero come ci sentiamo veramente: schiacciati nei nostri diritti e nella considerazione che viene data al nostro lavoro». Il suo lavoro, in particolare, si chiama "progetto Planck" e viene realizzato in collaborazione con l'Agenzia spaziale europea. A giugno dell'anno prossimo se non cambia qualcosa sarà costretta a restare a casa. Da brava scienziata, per realizzare il tappeto di facce in piazza Maggiore, ha fatto bene i conti. Così sono stati realizzati 22 rotoli da 500 metri contenenti ognuno 80 fotografie. «In totale ne sono arrivate 1940, ma quelle degli ultimi giorni non siamo riusciti a stamparle», continua la Sandri. Ogni stampa è costata poco più di 4 euro. Le donazioni (8500 euro in totale) sono bastate a coprire le spese. Tutti i numeri sono sul sito, pubblicati all'insegna della massima trasparenza. Se l’iniziativa è riuscita è ancora presto per dirlo. Una cosa è certa: al contrario delle altre manifestazioni questa volta non assisteremo al "consueto balletto delle cifre".

Il mio partito per l'Europa cristiana

L'intervista: «lascio il giornalismo, scelgo la politica». Magdi Cristiano Allam: «Aperti a tutti, anche ai musulmani. Sono contrario alla guerra di religione»

 

 

 

MILANOSicuro?
«Sicurissimo».
E come si chiama?
«Protagonisti per l'Europa Cristiana». Magdi Cristiano Allam, asciutto, quasi esile, non dimostra neanche un po' i suoi 56 anni e ha un sorriso da ragazzino mentre apre la brochure con simbolo e nome del partito che ha fondato. Di là dalla porta e giù in strada, l'auricolare all'orecchio, gli uomini della scorta sorvegliano che sia tutto tranquillo. «"Protagonisti", capisce? La via del riscatto passa da noi stessi».

 

Magdi Cristiano Allam (Emblema)
Magdi Cristiano Allam
Mentre parla distoglie lo sguardo e fissa un punto nel vuoto, come leggesse dentro di sé. In fondo sono cose che ha scritto molte volte, solo che ora è diverso. «Dopo 35 anni» lascia il giornalismo e crea un partito. Questo pomeriggio, a Roma, un'assemblea di cinquanta soci fondatori darà vita alla nuova formazione (da oggi è attivo il sito www.protagonistiec.it). «Ci presenteremo alle Europee del 7 giugno 2009. Da domani inizieremo a lavorare, raccogliere firme, creare circoli in tutta Italia per darci un radicamento nel territorio ».

Passare dall'altra parte della barricata non le fa effetto?
«Fin da piccolo, quando mi chiedevano "cosa vuoi fare da grande?", rispondevo: il giornalista o il politico. Le mie passioni. Giornalista lo sono diventato e con soddisfazione. Ma negli ultimi tempi ho sentito crescere la necessità di andare oltre la testimonianza e agire: mettendo in pratica ciò che per anni ho scritto e detto nei tantissimi incontri in giro per l'Italia con decine di migliaia di persone ».

Cominciamo dal nome e del simbolo...
«Nel logo, vede?, sono indicati tre binomi che rappresentano i passaggi fondamentali del mio percorso spirituale, culminato nell'adesione piena e convinta al cristianesimo: "Verità e Libertà", il cuore della civiltà europea; "Fede e Ragione", l'essenza della civiltà cristiana; e infine "Valori e Regole", il fondamento dell'azione di riscatto dalla deriva etica nella quale è precipitata la nostra Europa cristiana».

Un partito religioso?
«No, il mio non è un partito religioso né si rivolge solo ai cristiani. È un partito laico che proclama uno stato di emergenza etica in Europa e individua nella civiltà cristiana la verità storica delle radici del nostro Continente, il nostro punto di riferimento irrinunciabile, da riscoprire e difendere. Siamo aperti a tutte le persone di buona volontà, compresi i musulmani...».

Be', magari i musulmani sarà più difficile, no?
«Ma perché? L'Europa "è" cristiana!».

 

Il simbolo del nuovo partito
Il simbolo del nuovo partito
Si può obiettare che l'Europa è «anche» cristiana, e in misura importante, ma è pure Atene e Roma, è Federico II e la convivenza di culture, la rivoluzione scientifica, le varie espressioni del pensiero laico eccetera...
«Non lo nego, e le considero tutte realtà positive e importanti, ma le radici giudaico-cristiane sono il binario principale e oggi rappresentano una necessità: è la loro dimenticanza che ci ha portati al relativismo etico e religioso, alla deriva. L'Europa rischia il suicidio».

Quindi, che farete?
«Insieme, da "protagonisti", definiremo un programma a partire da tre considerazioni. Primo, l'Europa attraversa una crisi profonda di valori e di identità, è succube di malattie ideologiche come il buonismo, il laicismo, il multiculturalismo... Secondo, sul piano economico è destinata a soccombere davanti a un capitalismo selvaggio e disumano, senza regole etiche né diritti umani, perfettamente rappresentato dalla Cina comunista: c'è una crisi strutturale, l'Europa deve ridefinire il suo modello di sviluppo mettendo al centro regole e valori, e noi offriremo soluzioni concrete. E, terzo, c'è un estremismo islamico che minaccia la nostra identità e sfruttando una concezione formale del nostro diritto è riuscito a imporci l'Islam e la cultura dell'islamicamente corretto, a legittimare la sharia».

E quando?
«Anche in Italia, per dire, ci sono stati casi in cui si è legittimata la poligamia nel rispetto della "specificità" della religione. E poi, le stesse posizioni del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, quando al Meeting di Rimini ha detto che tutte le religioni hanno in sé i germi della pace e la violenza tradisce la vera fede... ma questa non è la realtà dell'Islam! Come quando si parla di Islam moderato!».

L'alternativa è lo scontro totale.
«Ma no, questo è un errore in cui si incorre spesso. Io sono assolutamente contrario alla guerra di religione o di civiltà. Dico che dobbiamo distinguere tra religioni e persone. Un cristiano è tenuto a rispettare e amare i musulmani come persone. E il dialogo è tra persone, non tra le religioni. Magari le fedi sono radicalmente diverse ma le persone possono e devono essere accomunate dai diritti fondamentali e dai valori non negoziabili, come la sacralità della vita o il bene comune. Non siamo chiamati a pronunciarci sulla compatibilità dei "musulmani" in astratto. La domanda riguarda le persone concrete, i musulmani che vengono qui per migliorare le loro condizioni di vita o perché cercano maggiore libertà: possiamo convivere in modo pacifico e costruttivo? In questi termini la mia risposta è senz'altro sì. Se partiamo dalla certezza di una piattaforma comune di diritti e doveri, di regole che valgono per tutti».

In politica il contrario del relativismo è l'assolutismo.
«Ma io parlo di relativismo etico e culturale, non nego il ruolo della politica come mediazione e arte del possibile, e difendo la più assoluta libertà, senza alcuna discriminazione. Dico però che quest'Europa non ha un anima e senz'anima è destinata a soccombere. Affermo il primato dell'etica».

Nel 2006 disse di non aver votato. E alle ultime Politiche?
«Non ho votato neanche stavolta. Con l'abolizione delle preferenze, la triste realtà sono quasi mille parlamentari designati da sei persone, i leader dei partiti che ce l'hanno fatta, e non dal popolo italiano. Ma c'è un'altra ragione: mi sentivo lontano da una politica priva di valori».

Si diceva volesse scendere in campo con Berlusconi...
«Ci vuole un bel coraggio... Ma se l'ho criticato proprio per aver sostenuto che il Pdl è "anarchico" sul piano dei valori!».

Quindi? Quale gruppo, quali alleanze?
«Oggi i partiti di ispirazione cristiana, in Europa, confluiscono nel Ppe, non è che ci sia scelta. Destra e sinistra sono definizioni superate, per fortuna. Ora ritengo che sia fondamentale dare vita a un nuovo soggetto politico che cammini sulle sue gambe, ragioni con la propria testa e si distingua nel considerare valori e regole come fondamento dell'impegno per la riforma etica della politica. Non mi pongo il problema delle alleanze né della soglia di sbarramento, anche se ci fosse. Penso a quando nacque la Lega: riuscì a farcela perché aveva idee forti e provocatorie e, una volta messa alla prova, amministrò bene il territorio».


È minacciato di morte, non teme di esporsi ancora di più?
«Davanti a ciò che percepivo come vocazione e missione di vita non mi sono mai tirato indietro. Così ho fatto da giornalista e così farò come politico. La paura non l'ho mai presa in considerazione: le mie scelte si basano sulla fede in ciò che sento dentro».

 


India, dopo il terrore via il ministro «L'obbiettivo erano gli israeliani»

Lascia il titolare dell'Interno. Il terrorista catturato: «Volevamo colpire soprattuto gli ebrei», viene rivisto il bilancio ufficiale delle vittime: 174 morti

 

 

 

La bandiera indiana davanti al Taj Mahal (Epa)
La bandiera indiana davanti al Taj Mahal

 

 

 

NEW DEHLI - Il terrore, le vittime, la lunga battaglia con i terroristi. Dopo tre giorni di sangue e morte a Mumbai, in India è il momento delle ricostruzioni, delle riflessioni e delle responsabilità politiche. Il ministro dell'Interno, Shivraj Patil, si è dimesso: pesa su di lui la «responsabilità morale» dell'attacco. Ad assumere il suo incarico sarà il ministro delle Finanze indiano, P. Chidambaran. Lascia anche il consigliere per la sicurezza nazionale, M.K. Narayanan. Secondo fonti vicine al premier, Manmohan Singh, «molti altri membri importanti del governo dovrebbero lasciare»

VITTIME - Intanto è stato rivisto al ribasso, se così si può dire, il bilancio ufficiale delle vittime: i morti confermati sono 174, ma il numero potrebbe tornare a crescere. Il precedente bilancio era di 195 vittime. 

AIUTI LOCALI E ATTACCO AGLI EBREI - L'attenzione si sposta sulle indagini e su ciò che può rivelare l'unico terrorista catturato. «La nostra missione specifica era colpire gli israeliani per vendicare le atrocità commesse sui palestinesi» avrebbe detto Azam Amir Kasab secondo quanto scrive The Times of India. Per questo il commando terrorista che mercoledì sera ha insanguinato la metropoli indiana ha preso di mira la Nariman House, l'edificio che ospitava il centro ebraico Chabad Lubavitch. Lo stesso giornale conferma che alcuni dei terroristi avevano soggiornato per un certo periodo alla Neriman House, spacciandosi per studenti malaysiani. Kasab, 21 anni, di origini pachistane, ha anche detto agli investigatori che alcuni residenti di Mumbai avrebbero aiutato i terroristi, fornendo sostegno logistico e indicazioni sugli obiettivi.

 


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29/11/2008

Usa: sconti folli per il «Black friday», commesso travolto da Wal-Mart

I tradizionali acquisti per Natale dopo il Giorno del ringraziamento. Duemila persone alle 5 del mattino hanno superato i cancelli e ostacolato i soccorsi. Alcune erano in fila da 24 ore.

 

 

 

La folla in coda da Macy's a New York (Epa)
La folla in coda da Macy's a New York

 

 

NEW YORK - Il Black friday, il tradizionale venerdì di acquisti negli Stati Uniti che segue il giovedì del Giorno del Ringraziamento, ha provocato una vittima. A Valley Stream, un sobborgo di New York, un dipendente della catena Wal-Mart è morto travolto dalla folla. Alle 4,55 del mattino, cinque minuti prima dell'apertura, le circa 2 mila persone assiepate davanti all'ingresso del supermercato, alcune da giovedì mattina, hanno sfondato i cancelli e travolto Jdimypai Damour, 34 anni, originario della Giamaica. La gente, incurante della vittima, un impiegato temporaneo, ha anche ostacolato i soccorsi dei colleghi di Damour pur di poter passare e arraffare le migliori occasioni dagli scaffali. I clienti hanno continuato a entrare anche dopo l'arrivo dell'ambulanza e della polizia. Gli agenti hanno riferito che nella calca altre quattro persone sono rimaste ferite, tra questi una donna incinta di 8 mesi ricoverata in ospedale per accertamenti.

SCONTI - Quest'anno, per fronteggiare la crisi, i negozi hanno proposto sconti «folli» su prodotti limitati pur di attirare la clientela. Ma, nonostante questo, alla fine i negozianti sono stati contenti ma non estusiati. In America è stato dato il nome di Venerdì nero non per malaugurio, ma al contrario perché è la giornata in cui i commercianti escono dal «rosso» nei conti, cioè iniziano a guadagnare: si stima che in questo giorno vengano realizzate il 40% delle vendite annuali. Negli Usa il Black friday è un importante indicatore sulla propensione dei consumatori a spendere per le festività natalizie. La differenza riscontrata quest'anno è una maggiore propensione all'uso del contante e delle carte di debito rispetto alle carte di credito.

SPARATORIA - In un altro episodio avvenuto venerdì, ma non legato alla frenesia degli acquisti, due persone sono state uccise in una sparatoria tra gang rivali in un negozio di giocattoli della catena Toys R Us di Palm Desert, in California.

 


Bossi junior non ce la fa: bocciato per la terza volta all'esame di maturità

"ESITO NEGATIVO" ANCHE ALLA PROVA ORALE BIS. Era la ripetizione della prova già fallita in luglio. Il figlio del Senatùr non si è presentato di persona a vedere i risultati

 

 

Renzo Bossi (foto da archivio Corriere)
Renzo Bossi

 

 

 

 

 

 

 

VARESE - Neanche al terzo tentativo Renzo Bossi è riuscito a superare l'esame di maturità. Il secondogenito del leader leghista ha ottenuto "esito negativo" anche alla prova orale-bis.

La bocciatura, seguita alla ripetizione dell'esame che ebbe già esito negativo in luglio, è stata formalizzata nell'albo del Collegio Arcivescovile Bentivoglio di Tradate (Varase) dove Bossi junior venerdì mattina aveva ripetuto da privatista la parte orale della maturità. L'interessato non si è presentato di persona a guardare il tabellone (che peraltro conteneva solo il suo nome). A quanto pare la scuola ha avvisato telefonicamente la famiglia.

 


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Mumbai, la battaglia è finita

La strage in india. Attacco fallito in aeroporto. Uccisi gli ultimi tre terroristi nell'hotel Taj Mahal. Bilancio provvisorio: 195 morti e quasi 300 feriti

 

 

 

Soldati indiani (Ap)
Soldati indiani
MUMBAI (India) - La battaglia di Mumbai è finita. All'alba le forze speciali indiane hanno ucciso gli ultimi tre terroristi che erano asserragliati nell'hotel Taj Mahal e dopo 62 ore la polizia ha annunciato di aver messo fine agli attacchi terroristici nella capitale finanziaria dell'India. Nell'ultimo scontro a fuoco è morto anche un militare dei Black Cats, corpo d'elite indiano. «Tutte le operazioni sono terminate», ha confermato il capo della polizia di Mumbai, Hassan Gafoor, che poi ha aggiunto: «Erano dieci i terroristi giunti in città, ne abbiamo uccisi nove mentre uno è stato catturato vivo». Più tardi, però, l'emittente indiana Ndtv ha precisato che i terroristi uccisi sono 15: avevano tutti tra i 18 e i 28 anni.

 VITTIME - Il bilancio aggiornato degli attacchi è di 195 morti e 295 feriti. Lo ha riferito il capo dell'unità per le emergenze della città indiana. Il numero degli stranieri rimasti uccisi sale a 26 (tra loro l'italiano Antonio De Lorenzo). Ma secondo le autorità, il tragico bilancio delle vittime è destinato ad aggravarsi. Un vigile del fuoco impegnato nelle operazioni ha detto che «ci sono decine di corpi su un solo piano» dell'hotel Taj Mahal. Gli ostaggi liberati dal Taj Mahal e dall'Oberoi Trident sono in totale 610.

RITORNO A CASA - Nel frattempo 19 italiani provenienti da Mumbai sono arrivati all'aeroporto parigino di Charles de Gaulle per essere imbarcati su voli Alitalia diretti a Roma e Milano. Lo ha annunciato Cesare Morbelli, console d'Italia a Parigi, che era sul posto ad attenderli.

PREPARAZIONE - Secondo le ultime informazioni, alcuni terroristi avevano soggiornato all'hotel Taj Mahal alcune settimane e addirittura alcuni giorni prima dell'assalto all'albergo. Il «Times of India» rivela che mesi fa i terroristi avevano anche affittato un appartamento in città, fingendosi studenti. La notizia spiegherebbe così la perfetta conoscenza dei luoghi dimostrata dai terroristi mentre si muovevano negli alberghi e nei locali di Mumbai. Non solo. Sempre secondo il «Times of India», i terroristi che hanno preso d'assalto la città di Mumbai avevano un piano per far saltare in aria il Taj Mahal Hotel. Apparentemente gli attentatori disponevano di esplosivo sufficiente allo scopo. Secondo le tv indiane, i terroristi avevano l'intenzione di «ridurre ad un cumulo di macerie» il Taj hotel e di replicare il disastro del Marriott ad Islamabad dello scorso settembre. Le rivelazioni, stando al «Times of India», sono state attribuite al terrorista catturato: Azam Amir Kasav, di 21 anni, proveniente dal Faridkot pachistano. Azam, insieme a un altro uomo, era tra coloro che hanno aperto il fuoco alla stazione centrale di Mumbai, uno dei siti della città bersaglio degli attentatori. Durante l'operazione Azam ha anche ucciso un ispettore di Polizia, scrive il giornale.

ADDESTRATI IN PAKISTAN - Proprio Kasav, afferma il sito web del "The Indian Express" che avrebbe avuto "accesso ai dettagli degli interrogatori", avrebbe ammesso davanti agli investigatori indiani di essere un membro del gruppo fondamentalista pachistano Lashkar-e-Tobia (LeT), operativo in Kashmir, e di essersi addestrato in due campi in Pakistan. Anche fonti di intelligence americane, citate dal "New York Times", rivelano che i primi elementi indicano che dietro gli attacchi di Mumbai c'è il Lashkar-e-Taiba, mentre la stampa britannica riporta inoltre la notizia secondo cui alcuni dei terroristi avevano forti legami con cellule britanniche. Il governo di New Delhi ha intanto ribadito le accuse contro Islamabad e per tutta risposta il Pakistan ha deciso di non inviare più in India il capo dei servizi segreti di Islamabad (Isi), il generale Ahmed Shuja Pasha, per collaborare all'inchiesta sugli attentati. In India andrà, invece, un semplice rappresentante, secondo quanto comunicato dal gabinetto del primo ministro Yousuf Raza Gilani.

IN AEROPORTO - Gli attentatori volevano colpire anche l'aeroporto. Secondo quanto riporta l'Agi, che rilancia il "Times of India", poco prima che avessero inizio gli assalti in città, tre terroristi hanno preso un taxi portandosi dietro abbastanza esplosivo per far saltare in aria un intero edificio. Il «Times of India» ha rivelato che l'autista evidentemente non conosceva la nuova strada che immette direttamente all'aeroporto Sahar e ha imboccato una sopraelevata, dove si è dovuto fermare per il semaforo rosso. I terroristi gli hanno urlato di passare lo stesso, ma ormai era troppo tardi: la vettura è saltata in aria e tutto ciò che è rimasto degli occupanti sono una testa mozzata e i frammenti di tre gambe. Senza quella deviazione, quasi certamente il bilancio di questo che è stato ribattezzato l'11 settembre indiano sarebbe stato ancora più tragico.

 

LA RICOSTRUZIONE - L'orrore, a Mumbai, ha inizio mercoledì 26 novembre poco dopo le 22.30 locali (le 18 in Italia): uomini armati di mitragliatori e granate lanciano una serie di attacchi coordinati. Tra i luoghi colpiti la stazione centrale, un ospedale e due hotel di lusso, il Taj Mahal e l'Oberoi/Trident. Gli assalitori prendono in ostaggio decine di persone negli hotel (tra i quali anche alcuni italian). Giovedì, verso le 3, un gruppo che si fa chiamare "I Mujaheddin del Deccan" rivendica gli attentati. Tutta la notte lo scontro a fuoco contrappone le forze di sicurezza indiane agli uomini armati attorno ai due hotel. Verso mezzanotte, le autorità annunciano che tutti gli islamici presenti all'hotel Taj Mahal, salvo uno, sono stati uccisi dalla polizia e dai commando indiani, e che le operazioni proseguono all'Oberoi. Venerdì, verso le 7.30, i soldati delle forze speciali si calano da un elicottero sul tetto di un centro religioso ebraico di Mumbai, dove i terroristi hanno preso degli ostaggi. In mattinata le forze indiane proseguono le loro operazioni: almeno 93 persone, in maggioranza cittadini stranieri, sono liberati all'Oberoi più di 36 ore dopo gli attacchi. Alle 14.30, l'hotel Oberoi è sotto controllo. Ventiquattro cadaveri ritrovati, secondo la polizia. Alle 17.30, l'esercito lancia un assalto al Taj Mahal, per neutralizzare gli ultimi estremisti. Verso le 19: fine dell'intervento delle forze speciali indiane al centro religioso ebraico ortodosso, dove gli islamici detenevano degli ostaggi. Sei israeliani trovati senza vita. Tra gli altri stranieri uccisi negli attentati si conteranno poi almeno cinque americani, due francesi, altrettanti canadesi e un italiano. Alle prime ore di sabato i commando indiani proseguono le operazioni per riprendere il controllo del Taj Mahal, all'interno del quale sono ancora asserragliati due o tre estremisti armati. «È l’assalto finale», indica poco dopo il capo della polizia Hassan Gafoor. Verso le 8.30, l'annuncio che gli attacchi su Mumbai sono terminati e che tutti gli estremisti sono stati uccisi.


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Si toglie la vita l'ex assessore coinvolto nell'inchiesta per gli scontri a Pianura

Giorgio Nugnes era stato agli arresti domiciliari. Il 20 ottobre si era dimesso. Tensione nel quartiere

 

 

Giorgio Nugnes arrestato il 6 ottobre scorso (Ansa)
Giorgio Nugnes arrestato il 6 ottobre scorso
 
 
 
 
NAPOLI - Si è tolto la vita impiccandosi nella sua abitazione Giorgio Nugnes, 46 anni, ex assessore alla Protezione civile e alla difesa del suolo del Pd del Comune di Napoli, coinvolto nell'inchiesta sugli scontri dello scorso gennaio per la discarica di Pianura. Nugnes era stato sottoposto agli arresti domiciliari il 6 ottobre scorso, misura in seguito sostituita dal divieto di dimora nel quartiere di Pianura. Il 20 ottobre si era dimesso dal suo incarico.

SUICIDIO - La moglie e il fratello hanno tentato di rianimare l'esponente politico dopo averlo trovato impiccato in un sottoscala, ma senza esito. Nugnes (ex Dc, Ppi e Margherita, poi confluito nel Pd) era stato sospeso dal Partito democratico in seguito al coinvolgimento nell'inchiesta. Il divieto di dimora a Pianura era stato ridotto con il permesso di recarsi nella sua abitazione di via Grottole tre giorni alla settimana: lunedì, mercoledì e venerdì. Negli altri giorni risiedeva in una casa a Quarto, in provincia di Napoli. Alla base del gesto vi sarebbero «motivi personali», secondo quanto spiegano persone che erano a lui vicine prima dell’avvio dell’inchiesta giudiziaria.

INCHIESTA - Nugnes era stato arrestato con altre 35 persone con le accuse di associazione a delinquere, devastazione e interruzione di pubblico servizio. Le intercettazioni telefoniche mostrano che negli scontri avvenuti fra le forze dell'ordine e manifestanti anti-discarica nella notte tra il 2 e il 3 gennaio scorso, Nugnes dava informazioni a Marco Nonno, consigliere comunale di An, anch'egli arrestato, sui movimenti delle forze dell'ordine perché i manifestanti aggirassero i posti di blocco.

IERVOLINO IN LACRIME - Il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, ha appreso piangendo la notizia del suicidio di Nugnes mentre stava inaugurando due edifici scolastici. Profondamente commossa, il sindaco aveva detto di volersi recare con il suo vice, Sabatino Santangelo, nell'abitazione dove Nugnes si è tolto la vita poi ha deciso di attendere qualche ora per motivi di opportunità e per poter sentire prima la moglie dell'ex assessore. Infatti ci sono stati momenti di forte tensione sotto l'abitazione di Nugnes. Un gruppo di persone ha inveito e spintonato giornalisti e fotografi. Urla sono state rivolte anche contro le istituzioni. Per riportare la calma sono intervenuti i carabinieri, ma altre persone stanno impedendo a giornalisti e fotografi di entrare nella strada della casa di Nugnes.

 


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