31/12/2008
Botti illegali, sequestri in tutta Italia
Forze dell'ordine al lavoro contro i petardi pericolosi. Cento chili trovati in un'auto, c'erano anche bombe-carta, due ragazzini feriti nel milanese
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| Petardi sequestrati |
NORD ITALIA - Circa 230 chili di fuochi d'artificio sono stati sequestrati nella casa di un idraulico residente in un comune dell'Alta Val Camonica. Circa 15 mila i botti sospetti: l'idraulico, denunciato, si è giustificato dicendo di averli acquistati da uno sconosciuto con l'intenzione di festeggiare la fine dell'anno. Altri cento chili di botti sono stati sequestrati dalla polizia stradale su un'auto che percorreva l'Autostrada del Sole tra i caselli di Arezzo e Valdarno, in Toscana. Sulla Mercedes viaggiavano un giovane salernitano di 27 anni, arrestato, e un suo concittadino di 24 anni che è stato denunciato. A bordo anche 19 bombe-carta, ognuna con 120 grammi di polvere da sparo all'interno. I due volevano vendere il materiale a Modena. A Morsano al Tagliamento (Pordenone) c'è stato il sequestro di quattro quintali di fuochi d'artificio, circa 30 mila pezzi. I prodotti pirotecnici, ritenuti in parte illegali, avrebbero dovuto illuminare la festa di fine anno organizzata nella piazza centrale di Cervignano del Friuli (Udine). I titolari della ditta sono stati denunciati a piede libero. Secondo l'Unione Nazionale Consumatori (Unc) saranno circa sei milioni gli italiani che festeggeranno l'ultimo dell'anno con petardi e fischioni, per una spesa complessiva di circa 60 milioni di euro.
DUE FERITI - Ci sono anche due feriti, a Rozzano nell'hinterland milanese. I carabinieri, chiamati per soccorrere una donna che aveva tentato il suicidio, sono stati costretti a prestare assistenza a due ragazzini di dieci anni che si sono feriti facendo esplodere un petardo che avevano trovato in un'aiuola e finendo investiti dalla fiammata. Uno ha riportato delle ecchimosi al volto, l'altro anche una vistosa escoriazione al ginocchio. I due, uno figlio di una coppia di marocchini, l'altro di italiani, hanno avuto prognosi di 10 e 15 giorni.
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| Alcune esponenti del comitato |
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A Reggio Calabria cinque colpi di pistola contro l'auto della giornalista
Angela Corica di Calabria Orasi è occupata delle vicende riguardanti lo smaltimento dei rifiuti a Cinquefrondi
CINQUEFRONDI (REGGIO CALABRIA) - Cinque colpi di pistola sono stati sparati a Cinquefrondi da persone non identificate contro l'automobile di una giornalista del quotidiano Calabria Ora, Angela Corica. La vettura era parcheggiata nei pressi dell'abitazione della giornalista. Il fatto è accaduto nella tarda serata di lunedì. L'intimidazione è stata denunciata alla polizia di Stato. Angela Corica ha riferito che l'episodio potrebbe essere collegato alla sua attività giornalistica, ma di non avere ricevuto minacce, nè per telefono nè per lettera. La giornalista di Calabria Ora si è occupata in modo particolare, negli ultimi tempi, delle vicende riguardanti lo smaltimento dei rifiuti a Cinquefrondi. Gli articoli sono stati acquisiti dalla polizia nell'ambito delle indagini avviate sull'intimidazione subite da Angela Corica.
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I 150 ragazzini di Lampedusa: chiusi nel centro da settimane
Uno su sei è minorenne: dormono all'aperto per protesta. Tende e materssi per terra
| Immigrati a Lampedusa |
Dall'altra parte dello spiazzo ci sono una quindicina di materassi per terra. Un gruppo di giovanissimi egiziani domenica scorsa ha passato la notte lì, all'aperto. «Fanno una sorta di sciopero del sonno perché l'attesa per andare in casa-famiglia è lunga» spiega il direttore del centro, Federico Miragliotta. Ha 30 anni e con una squadra di coetanei governa la struttura di accoglienza più complicata d'Italia. In questi giorni di emergenza ha lavorato anche in cucina, alla macchina sigillatrice, confezionando piatti di pastasciutta. Insomma ci mette passione, ma per il problema dei «minori non accompagnati» chiusi qui dentro non può fare molto: le case-famiglia siciliane, le sole in cui i ragazzi che sbarcano a Lampedusa possono essere ospitati, sono piene. Anzi, sovraffollate. Ce ne sono 25, per legge dovrebbero tenere non più di 10 giovani ma spesso ne accolgono 50. Trovare posti è difficile e alcuni minori aspettano da settimane.
Ieri si è riusciti a farne partire 43. Secondo Save the Children, che lavora all'interno del centro lampedusano e da tempo chiede che il sistema di accoglienza dei minori si allarghi a tutta Italia, sull'isola ne restano 153. Vivono assieme a un centinaio di donne nell'area più vicina al cancello d'ingresso, che in teoria dovrebbe contenere 70 persone. Mangiano all'aria aperta, seduti qua e là, o dentro una tenda di plastica dove è finito chi non entrava nei container. La mensa è piccola e da tempo è adibita a «laboratorio di confezione pasti». Lo chef Stefano Signorino, 29 anni, ha lavorato a Londra e in Grecia, in alberghi e ristoranti. Ora fa da mangiare per gli immigrati: tra il 26 e il 29 dicembre ha sfornato una media di 6 mila piatti al giorno. Vive circondato da bancali colmi di latte di ceci e fagioli, torri alte tre metri fatte di casse piene di frutta. Annuncia: «Stasera uova». E indica dieci cartoni da 360 uova l'uno. La cella-frigo è un camion che in passato trasportava surgelati. «Il motore non va quasi più — dice — ma il frigo sì, e a noi serve anche da fermo».
In questo posto a metà tra un piccolo paese e un campo profughi, è bastato che per un giorno, domenica scorsa, il camion della nettezza urbana non passasse per veder spuntare cumuli di rifiuti. Del resto, la popolazione del centro per lunghi periodi dell'anno non scende sotto le 1.000 persone: costrette a vivere a contatto di gomito e a dividere 80 bagni e 90 docce. Ci sono panni stesi sulle ringhiere, gente affacciata ai ballatoi, e c'è un numero impressionante di ragazzi. In media hanno 16 o 17 anni, ma alcuni sono più piccoli. «Vederli fa venire l'angoscia» dice un funzionario del Viminale. Poi cita papa Ratzinger. «Qui si impara a lavorare con umiltà, come servi nella vigna del Signore. Pensando che l'"altro" è una persona. E queste, per la maggior parte, sono brave persone». I numeri della Questura di Agrigento dicono che, su circa 31 mila arrivi nel 2008, a Lampedusa la polizia ha arrestato (o fermato) 322 persone; 138 sono presunti scafisti. I richiedenti asilo — quelli veri, che ne hanno diritto, non chi «ci prova» — sono molti di più: nel 2007 una persona su 3 fra quelle sbarcate qui ha fatto domanda, e 1 su 5 ha ricevuto protezione dallo Stato.
L'Italia vista da Lampedusa sembra un Paese sottosopra: non è un fatto geografico, è che le contraddizioni su questa isoletta acquistano evidenza. Quaggiù, in uno scenario da Far West mediterraneo, uomini in divisa si fanno onore uscendo con qualunque mare per salvare vite umane. Le vite di persone che poi, spesso, sono trattate come «un problema».
Il centro di accoglienza, che per anni è stato indicato come una vergogna d'Italia, è incasinato ma è cambiato in meglio. La nuova sede è più gestibile e (soprattutto se gli ospiti non sono 1.600) si fa di tutto per ricevere dignitosamente uomini e donne che poi magari verranno espulsi, non se ne andranno, diventeranno «clandestini», e forse un giorno «riemergeranno» a Brescia, in Toscana, o a Treviso, con un lavoro normale. Per ora stanno ammassati a centinaia dietro le grate che delimitano la zona destinata agli adulti maschi. La polizia li sposta a gruppi. Una colonna parte per il trasferimento verso i Cie e incrocia le schiere dei migranti in entrata, i nuovi venuti. Quindici di loro, dopo la visita medica, restano in infermeria: prima che si mescolino con gli altri ospiti, i dottori devono liberarli dalle piattole. Ogni persona che mette piede qui dentro passa dalle mani di Carlo o Giuseppe, i due medici, entrambi specialisti in anestesia. Li affiancano due infermieri, che fanno turni di 7 giorni consecutivi «h-24», e un team dell'Istituto nazionale per la promozione della salute dei migranti e la lotta alle malattie della povertà: c'è una dermatologa, una psicologa. Si chiama Daria e i ragazzi la corteggiano con una canzone: «Mia mia tabiba navsia», vuol dire «la psicologa è bella».
I migranti le hanno raccontato centinaia di storie. Alcune hanno il lieto fine: «Un nigeriano sbarcato qui chiese se mesi prima era passata una donna incinta; sua moglie. La polizia l'ha rintracciata in una casa per giovani madri di Pescara e lui ha potuto conoscere sua figlia». Oppure Tatù, «il parrucchiere trans tunisino, scappato dall'Africa con le due ragazze che nel suo salone facevano shampoo e tinte. L'Italia gli ha dato asilo e Tatù qui al centro suggeriva alle sue colleghe di presentarsi come una coppia di lesbiche per non essere respinte». Altre sono storie drammatiche: c'è chi in Libia ha visto i trafficanti di uomini picchiare o uccidere un compagno di viaggio. E chi racconta di naufragi mai entrati nelle statistiche: «Trecento sono morti in questi giorni» dice Hammami. È tunisino, nel 2002 ha sposato una ragazza di Padova e in Veneto lavorava fino all'estate scorsa quando, per una leggerezza sulla durata del permesso di soggiorno nel corso di un viaggio al suo Paese, è ridiventato clandestino. Sta appoggiato a un container sul quale è appeso un disegno: una barca circondata dai delfini, con sopra un elicottero e dentro i migranti bambini.
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Una miniera di ferro sulla Luna
L'ha scoperta la sonda indiana Chandrayaan-1, grazie a uno spettrometro americano a bordo, una scoperta importante per capire meglio l'evoluzione del nostro satellite
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| Il lancio della sonda indiana |
«SFERETTE» - Il risultato ottenuto ora è notevole perché nella regione Orientale Basin lo strumento ha evidenziato una notevole presenza di pyroxene, cioè di minerali di ferro che si presentano sotto la forma di sferette. Lo strumento M3 consente di rilevare con un’alta risoluzione, la più elevata mai raggiunta, la presenza di minerali valutandone la distribuzione e la quantità. «La mappa geologica che possiamo realizzare dell’intera superficie ci mostrerà il vero volto e le possibilità offerte dal corpo celeste che ci è più vicino» commenta Carle Pieters della Brown University e principal investigator della ricerca. Lo strumento è stato progettato e costruito al Jet Propulsion Laboratory della Nasa a Pasadena (California). «Conoscere le caratteristiche geologiche attuali – aggiunge M.Annadurai, direttore del programma della sonda – è determinante per ricostruire la vera origine e l’evoluzione della Luna».
PROGETTI INDIANI - Quando gli indiani decisero la spedizione lunare invitarono altri Paesi a partecipare con delle apparecchiature scientifiche da installare a bordo del veicolo spaziale. Così degli undici strumenti esistenti, oltre i cinque dell’agenzia spaziale indiana ISRO, tre sono dell’agenzia spaziale europea ESA, due della Nasa e uno della Bulgaria. Chandrayaan-1 era lanciata con successo il 22 ottobre dal poligono indiano di Sriharikota, nel golfo del Bengala, e dopo 18 giorno di viaggio entrava in orbita lunare con un punto di minima altezza di cento chilometri. E l’8 novembre lasciava anche cadere al suolo una sfera metallica con le insegne indiane come facevano i russi nelle prime epoche dell’esplorazione spaziale.
PROSSIME ESPLORAZIONI - L’India intende proseguire l’esplorazione della Luna inviando altre due sonde con l’intento di recuperare dei campioni da portare sulla Terra. E dopo questa tappa a New Delhi si pensa di preparare una spedizione umana, analogamente a quanto si propone Pechino. E’ la corsa asiatica alla Luna. Intanto anche la Nasa ha lo stesso obiettivo, ancora più ambizioso perché si vuole addirittura una colonia lunare. A meno che il nuovo presidente Obama non cambi parere. Presto lo sapremo.
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Teheran, bruciato negozio Benetton
Un quotidiano iraniano: «L'arrivo della catena italiana aveva già provocato proteste», atto di ostilità contro il marchio, considerato "filo-sionista"
TEHERAN - Un negozio della catena italiana Benetton è stato dato alle fiamme nelle prime ore del mattino a Teheran in segno di protesta contro l'offensiva israeliana a Gaza. Lo riferisce lo 'Straits Times' di Singapore, citando l'iraniano 'Jomhuri Eslami'. Secondo il quotidiano iraniano, con il gesto si è voluto colpire Benetton perché «legato alla rete sionista», aggiungendo che l'apertura dei negozi dell'azienda di Treviso «ha scatenato numerose proteste negli scorsi due anni».
INCHIESTA - La boutique si trovava a Dowlat street, nella ricca zona settentrionale della capitale iraniana. I vigili del fuoco di Teheran hanno aperto un'inchiesta.
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Capodanno con la neve: allerta per le regioni del Nord-ovest
A roma aperte le stazioni metro dal 4 al 7 gennaio per i senzatetto. Attese precipitazioni a bassa quota in Piemonte, Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna
IN VENETO - Il gelo non molla la montagna veneta, dove nella notte le minime sono state da brivido: 20 gradi sotto lo zero è la temperatura più bassa registrata nella piana di Marcesina, sull'altopiano di Asiago, dove già nei giorni scorsi il termometro era sceso a -23. Freddo molto intenso anche in altre località in quota, -16 a Passo Cimabanche, come in Pian Cansiglio e in Val Visdende, mentre la città più gelida è stata Belluno, con -10. L'aria fredda si è fatta sentire anche negli altri capoluoghi di pianura del Veneto, con minime tra -4 e -5 e paesaggi mattutini resi decisamente invernali dalla brina sui terreni e sui tetti delle case.
LAZIO - In vista dell'irrigidimento delle temperature previsto per la prossima settimana, così come segnalato dall'Aeronautica Militare e dalla Protezione Civile, il Comune di Roma ha predisposto l'apertura straordinaria di alcune stazioni della metropolitana nelle notti dal 4 al 7 gennaio per consentire il ricovero di persone senza fissa dimora. Resteranno aperte le stazioni della linea A di Barberini, Flaminio, piazza Vittorio e San Giovanni e della linea B di Piramide, Tiburtina e Ponte Mammolo.
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30/12/2008
Sigarette alla Casa Bianca Obama fumerà di nascosto?
Dai tempi di Hillary la presidenza è «tobacco free». Il neoeletto è un salutista che sta insegnando agli americani a tenersi in forma
| Barack Obama |
Nell'Ottocento, fumarono quasi tutti gli inquilini della Casa bianca, eccettuati i padri fondatori George Washington e Thomas Jefferson, di solito il sigaro, Ulysses Grant fino a 20 al giorno (lo fumarono altresì alcune first lady come Rachel Jackson, mentre altre sniffarono tabacco come Dolly Madison). Più tardi, presero decisamente il sopravvento le sigarette, grazie a Herbert Hoover, la vittima del crack di borsa del '29, a Franklin Delano Roosevelt, il padre del new deal economico, che rese di moda il bocchino, e a Ike Eisenhower, il liberatore dell' Europa nella seconda guerra mondiale. Ma il sigaro tornò alla ribalta con John Kennedy e Richard Nixon. Di Kennedy si racconta che prima d'imporre il blocco di Cuba nel '61 mandò i suoi a fare incetta di piccoli Upman cubani. L'ultimo grande fumatore fu Gerald Ford, che subentrò a Nixon dal '76 al '78, e che teneva la pipa costantemente accesa. Ronald Reagan, che come attore aveva sempre fatto la pubblicità alle sigarette, dichiarò di «avere il vizio sotto controllo». Ci volle comunque la «leonessa» Hillary per vietare il fumo all'intero personale della Casa bianca. Divieto molto spesso disatteso: oltre a Bill Clinton, che fu fotografato con il sigaro in bocca nello Studio ovale, violarono la norma anche il consigliere della sicurezza Tony Lake e altri. Se la first lady si assentava, ricorda Lake, era una corsa ad aprire le finestre e fumare.
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Tutti in fila a fare domande E i pensionati piegano le Poste
A Genova. «Che tassi praticate?». «E se muoio?». Il commando vince la battaglia. Protesta benedetta da Burlando: impiegati obbligati a lavorare 2 ore in più
Il 12 dicembre le Poste hanno chiuso l’unico ufficio che serviva seimila persone, tante abitano il Cep. Sulla porta è comparso un cartello «chiuso per evento criminoso ». L’11 dicembre c’era stata una rapina. L’ufficio più vicino è a cinque chilometri, per raggiungerlo bisogna cambiare due autobus. È quello di via Airaghi dove i pensionati del Cep hanno inscenato ieri la loro protesta: l’operazione Tartaruga. L’hanno chiamata così un po’ perché il suo fulcro è la lentezza e un po’ per ironia, perché ricorda i loro volti rugosi segnati dalla vita. «Ci presentiamo tutti i giorni in trenta all’ora di chiusura - era il piano - e tratteniamo le impiegate con tutte le domande possibili finché ce la facciamo».
È andata avanti dall’una alle tre, con il sorriso delle tre impiegate agli sportelli sempre più tirato e sotto gli occhi di polizia e carabinieri. «Abbiamo lottato — dice Maria Grazia — per avere l’ufficio postale dieci anni fa, ora non possiamo perderlo. La rapina è solo un pretesto». Dotazione individuale del commando un foglietto di istruzioni stampato dall’ex farmacista del quartiere, Carlo Besana: come far perdere tempo alle impiegate. Fra le domande da porre anche: cosa succede del mio conto postale in caso di morte? Qualcuno ha fatto scongiuri ma poi si è detto: perché no? Ed è andato avanti intrepido. Poi, largo all’improvvisazione: mio figlio lavora all’estero può ritirare i soldi con il Bancoposta? E quanto gli costa? E se lavorasse in Cina? Ci sono le Poste in Cina? Ad aprire le danze all’una è stato Nicolò Catania, ex operaio di fonderia, ex sindacalista Cgil, settantenne. Ha chiesto di parlare con il direttore: «Ho centomila euro e vorrei aprire un conto, che interesse mi date? Così poco? Non sono mica spiccioli. E se poi non sono soddisfatto e chiudo il conto quanto pago?».
Si sono guardati negli occhi e si sono capiti: i 100 mila euro non ci sono mai stati ma sono andati avanti lo stesso, è stato bello fingere per un po’. L’ex operaio ha tenuto il gioco diciotto minuti. Il record l’ha battuto Susanna: ventitré minuti allo sportello, poi ha lasciato perdere per gentilezza verso l’impiegata. Data l’età media e gli acciacchi i più previdenti si sono portati una sedia pieghevole da casa, una bottiglia d’acqua, bicchieri di carta. E per allungare ancora i tempi tutti hanno versato con bollettino postale un euro a Emergency o all’hospice della Gigi Ghirotti non dimenticando di chiedere la tariffa agevolata: «Ho più di settant’anni, ho diritto allo sconto». Poi hanno coniato anche uno slogan: «Non ho bastoni né corpi contundenti la mia arma sono i conti correnti». In serata le Poste hanno ceduto: l’ufficio del Cep, hanno scritto, sarà riaperto il 12 gennaio «dopo i lavori per metterlo in sicurezza».
È soddisfatto il presidente della Regione Claudio Burlando (Pd) che aveva già scritto al ministro Scajola e alle Poste: «Inaccettabile chiudere quegli sportelli». «Una vittoria della gente—dice Burlando—non aveva senso che Regione, Comune, volontariato si impegnino per aiutare il Cep e l’unico segno dello Stato sia chiudere un servizio essenziale». I vecchietti si erano preparati a bloccare di nuovo le Poste il 2 gennaio, ma non sarà necessario. Grandi questi vecchietti, hanno fegato e spregiudicatezza, quello che manca ai giovani d'oggi. Bravi, prendete esempio.
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Trova 160mila euro e li restituisce
SPIRITO NATALIZIO - Protagonista del gesto di onestà avvenuto sabato pomeriggio ma reso noto solo qualche giorno dopo dai militari è l'impiegata di un supermercato di Cagliari, Tiziana Concu, 43 anni, che si è imbattuta nella cassetta lasciata vicino alla cassa continua dell'agenzia del Monte dei Paschi di Siena di via Tuveri, a pochi passi dalla questura. La donna si è presentata poco dopo in caserma per consegnare assegni e denaro, poi risultati appartenenti alla società Servizi stampa di Cagliari.
MALFUNZIONAMENTO - Il responsabile amministrativo, Andrea Petretto, ha poi raccontato di aver provveduto personalmente al deposito della cassetta nella cassa continua ma di non essersi reso conto del malfunzionamento dell'apparecchio dello sportello. L'uomo, al quale sono stati riconsegnati denaro e assegni, ha poi voluto ringraziare l'impiegata per il suo gesto.
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Jimenez nei guai: denunciato per lesioni
Rissa e pugni in discoteca col collega Pinilla, ex Chievo, che finisce in ospedale. «Tutto ingigantito»
| Luis «Mago» Jimenez |
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| Mauricio Pinilla, ex del Chievo |
12:21 Scritto in SPORT | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: calcio, inter, giocatore, rissa, discoteca, denunciato, lesioni | OKNOtizie |
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