31/12/2008

Botti illegali, sequestri in tutta Italia

Forze dell'ordine al lavoro contro i petardi pericolosi. Cento chili trovati in un'auto, c'erano anche bombe-carta, due ragazzini feriti nel milanese

 

 

 

Petardi sequestrati (Ansa)
Petardi sequestrati
MILANO - A poche ore dai festeggiamenti per l'ultimo dell'anno, proseguono i sequestri di botti illegali in tutta Italia. Due tonnellate di materiale per fuochi pirotecnici, custodito in una casa privata, sono state sequestrate dalla polizia a Pollena Trocchia, in provincia di Napoli. E sulla strada tra San Sebastiano al Vesuvio e Pollena, gli agenti hanno fermato un uomo che trasportava in auto 300 botti pericolosi. Otto quintali di fuochi d'artificio illegali sono stati scoperti dalla Guardia di finanza a Grottaglie, nel Tarantino. I circa 2mila pezzi erano nascosti in un negozio il cui titolare è stato denunciato. A Bari un altro mezzo quintale di giochi pirici è stato sequestrato dai carabinieri nella casa di un detenuto agli arresti domiciliari di 32 anni, condotto in carcere.

NORD ITALIA - Circa 230 chili di fuochi d'artificio sono stati sequestrati nella casa di un idraulico residente in un comune dell'Alta Val Camonica. Circa 15 mila i botti sospetti: l'idraulico, denunciato, si è giustificato dicendo di averli acquistati da uno sconosciuto con l'intenzione di festeggiare la fine dell'anno. Altri cento chili di botti sono stati sequestrati dalla polizia stradale su un'auto che percorreva l'Autostrada del Sole tra i caselli di Arezzo e Valdarno, in Toscana. Sulla Mercedes viaggiavano un giovane salernitano di 27 anni, arrestato, e un suo concittadino di 24 anni che è stato denunciato. A bordo anche 19 bombe-carta, ognuna con 120 grammi di polvere da sparo all'interno. I due volevano vendere il materiale a Modena. A Morsano al Tagliamento (Pordenone) c'è stato il sequestro di quattro quintali di fuochi d'artificio, circa 30 mila pezzi. I prodotti pirotecnici, ritenuti in parte illegali, avrebbero dovuto illuminare la festa di fine anno organizzata nella piazza centrale di Cervignano del Friuli (Udine). I titolari della ditta sono stati denunciati a piede libero. Secondo l'Unione Nazionale Consumatori (Unc) saranno circa sei milioni gli italiani che festeggeranno l'ultimo dell'anno con petardi e fischioni, per una spesa complessiva di circa 60 milioni di euro.

DUE FERITI - Ci sono anche due feriti, a Rozzano nell'hinterland milanese. I carabinieri, chiamati per soccorrere una donna che aveva tentato il suicidio, sono stati costretti a prestare assistenza a due ragazzini di dieci anni che si sono feriti facendo esplodere un petardo che avevano trovato in un'aiuola e finendo investiti dalla fiammata. Uno ha riportato delle ecchimosi al volto, l'altro anche una vistosa escoriazione al ginocchio. I due, uno figlio di una coppia di marocchini, l'altro di italiani, hanno avuto prognosi di 10 e 15 giorni.

 

Alcune esponenti del comitato (Ansa)
Alcune esponenti del comitato
«NIENTE SESSO» - Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli appelli a trascorrere un Capodanno senza botti. Il premio dell'originalità va a Lettere, comune del Napoletano, dove esiste il comitato «Se spari niente sesso». Gli uomini sono avvisati: se la notte del 31 spareranno fuochi illegali le loro donne attueranno lo sciopero del sesso. Il comitato è presieduto da Carolina Staiano, moglie e madre di due figli: il padre, prima che lei nascesse rimase gravemente ferito per lo scoppio di un petardo e ha trascorso il resto della sua vita semiparalizzato. «Le adesioni al Comitato sono continue - spiega Staiano -, nei giorni scorsi mi ha anche contattato un sacerdote che vuole riproporre il comitato nel suo paese. Lo sciopero del sesso? Se può servire a fermare le tante tragedie legate all'uso di fuochi illegali, ben venga. I nostri uomini sono avvisati: si può festeggiare in altro modo». Le associazioni animaliste ricordano che è Capodanno anche per i quattrozampe. «L'allarme è giustificato - sostengono alcune associazioni -. Il numero di animali terrorizzati, incidentati, feriti a morte o persi dopo una fuga dettata dal panico più profondo, è pari se non addirittura maggiore delle segnalazioni relative agli abbandoni estivi».

A Reggio Calabria cinque colpi di pistola contro l'auto della giornalista

Angela Corica di Calabria Orasi è occupata delle vicende riguardanti lo smaltimento dei rifiuti a Cinquefrondi

 

CINQUEFRONDI (REGGIO CALABRIA) - Cinque colpi di pistola sono stati sparati a Cinquefrondi da persone non identificate contro l'automobile di una giornalista del quotidiano Calabria Ora, Angela Corica. La vettura era parcheggiata nei pressi dell'abitazione della giornalista. Il fatto è accaduto nella tarda serata di lunedì. L'intimidazione è stata denunciata alla polizia di Stato. Angela Corica ha riferito che l'episodio potrebbe essere collegato alla sua attività giornalistica, ma di non avere ricevuto minacce, nè per telefono nè per lettera. La giornalista di Calabria Ora si è occupata in modo particolare, negli ultimi tempi, delle vicende riguardanti lo smaltimento dei rifiuti a Cinquefrondi. Gli articoli sono stati acquisiti dalla polizia nell'ambito delle indagini avviate sull'intimidazione subite da Angela Corica.

 


I 150 ragazzini di Lampedusa: chiusi nel centro da settimane

Uno su sei è minorenne: dormono all'aperto per protesta. Tende e materssi per terra

 

Immigrati a Lampedusa (Emmevi)
Immigrati a Lampedusa
LAMPEDUSA — «Non si può sequestrargli il pallone?» chiede la donna che spazza il cortile. «No — risponde il direttore — perché?». «Perché continua ad arrivarmi in testa». E proprio in quel momento, un ragazzino che corre palla al piede per il centro di accoglienza quasi travolge un poliziotto.

Dall'altra parte dello spiazzo ci sono una quindicina di materassi per terra. Un gruppo di giovanissimi egiziani domenica scorsa ha passato la notte lì, all'aperto. «Fanno una sorta di sciopero del sonno perché l'attesa per andare in casa-famiglia è lunga» spiega il direttore del centro, Federico Miragliotta. Ha 30 anni e con una squadra di coetanei governa la struttura di accoglienza più complicata d'Italia. In questi giorni di emergenza ha lavorato anche in cucina, alla macchina sigillatrice, confezionando piatti di pastasciutta. Insomma ci mette passione, ma per il problema dei «minori non accompagnati» chiusi qui dentro non può fare molto: le case-famiglia siciliane, le sole in cui i ragazzi che sbarcano a Lampedusa possono essere ospitati, sono piene. Anzi, sovraffollate. Ce ne sono 25, per legge dovrebbero tenere non più di 10 giovani ma spesso ne accolgono 50. Trovare posti è difficile e alcuni minori aspettano da settimane.

Ieri si è riusciti a farne partire 43. Secondo Save the Children, che lavora all'interno del centro lampedusano e da tempo chiede che il sistema di accoglienza dei minori si allarghi a tutta Italia, sull'isola ne restano 153. Vivono assieme a un centinaio di donne nell'area più vicina al cancello d'ingresso, che in teoria dovrebbe contenere 70 persone. Mangiano all'aria aperta, seduti qua e là, o dentro una tenda di plastica dove è finito chi non entrava nei container. La mensa è piccola e da tempo è adibita a «laboratorio di confezione pasti». Lo chef Stefano Signorino, 29 anni, ha lavorato a Londra e in Grecia, in alberghi e ristoranti. Ora fa da mangiare per gli immigrati: tra il 26 e il 29 dicembre ha sfornato una media di 6 mila piatti al giorno. Vive circondato da bancali colmi di latte di ceci e fagioli, torri alte tre metri fatte di casse piene di frutta. Annuncia: «Stasera uova». E indica dieci cartoni da 360 uova l'uno. La cella-frigo è un camion che in passato trasportava surgelati. «Il motore non va quasi più — dice — ma il frigo sì, e a noi serve anche da fermo».

In questo posto a metà tra un piccolo paese e un campo profughi, è bastato che per un giorno, domenica scorsa, il camion della nettezza urbana non passasse per veder spuntare cumuli di rifiuti. Del resto, la popolazione del centro per lunghi periodi dell'anno non scende sotto le 1.000 persone: costrette a vivere a contatto di gomito e a dividere 80 bagni e 90 docce. Ci sono panni stesi sulle ringhiere, gente affacciata ai ballatoi, e c'è un numero impressionante di ragazzi. In media hanno 16 o 17 anni, ma alcuni sono più piccoli. «Vederli fa venire l'angoscia» dice un funzionario del Viminale. Poi cita papa Ratzinger. «Qui si impara a lavorare con umiltà, come servi nella vigna del Signore. Pensando che l'"altro" è una persona. E queste, per la maggior parte, sono brave persone». I numeri della Questura di Agrigento dicono che, su circa 31 mila arrivi nel 2008, a Lampedusa la polizia ha arrestato (o fermato) 322 persone; 138 sono presunti scafisti. I richiedenti asilo — quelli veri, che ne hanno diritto, non chi «ci prova» — sono molti di più: nel 2007 una persona su 3 fra quelle sbarcate qui ha fatto domanda, e 1 su 5 ha ricevuto protezione dallo Stato.
L'Italia vista da Lampedusa sembra un Paese sottosopra: non è un fatto geografico, è che le contraddizioni su questa isoletta acquistano evidenza. Quaggiù, in uno scenario da Far West mediterraneo, uomini in divisa si fanno onore uscendo con qualunque mare per salvare vite umane. Le vite di persone che poi, spesso, sono trattate come «un problema».

Il centro di accoglienza, che per anni è stato indicato come una vergogna d'Italia, è incasinato ma è cambiato in meglio. La nuova sede è più gestibile e (soprattutto se gli ospiti non sono 1.600) si fa di tutto per ricevere dignitosamente uomini e donne che poi magari verranno espulsi, non se ne andranno, diventeranno «clandestini», e forse un giorno «riemergeranno» a Brescia, in Toscana, o a Treviso, con un lavoro normale. Per ora stanno ammassati a centinaia dietro le grate che delimitano la zona destinata agli adulti maschi. La polizia li sposta a gruppi. Una colonna parte per il trasferimento verso i Cie e incrocia le schiere dei migranti in entrata, i nuovi venuti. Quindici di loro, dopo la visita medica, restano in infermeria: prima che si mescolino con gli altri ospiti, i dottori devono liberarli dalle piattole. Ogni persona che mette piede qui dentro passa dalle mani di Carlo o Giuseppe, i due medici, entrambi specialisti in anestesia. Li affiancano due infermieri, che fanno turni di 7 giorni consecutivi «h-24», e un team dell'Istituto nazionale per la promozione della salute dei migranti e la lotta alle malattie della povertà: c'è una dermatologa, una psicologa. Si chiama Daria e i ragazzi la corteggiano con una canzone: «Mia mia tabiba navsia», vuol dire «la psicologa è bella».

I migranti le hanno raccontato centinaia di storie. Alcune hanno il lieto fine: «Un nigeriano sbarcato qui chiese se mesi prima era passata una donna incinta; sua moglie. La polizia l'ha rintracciata in una casa per giovani madri di Pescara e lui ha potuto conoscere sua figlia». Oppure Tatù, «il parrucchiere trans tunisino, scappato dall'Africa con le due ragazze che nel suo salone facevano shampoo e tinte. L'Italia gli ha dato asilo e Tatù qui al centro suggeriva alle sue colleghe di presentarsi come una coppia di lesbiche per non essere respinte». Altre sono storie drammatiche: c'è chi in Libia ha visto i trafficanti di uomini picchiare o uccidere un compagno di viaggio. E chi racconta di naufragi mai entrati nelle statistiche: «Trecento sono morti in questi giorni» dice Hammami. È tunisino, nel 2002 ha sposato una ragazza di Padova e in Veneto lavorava fino all'estate scorsa quando, per una leggerezza sulla durata del permesso di soggiorno nel corso di un viaggio al suo Paese, è ridiventato clandestino. Sta appoggiato a un container sul quale è appeso un disegno: una barca circondata dai delfini, con sopra un elicottero e dentro i migranti bambini.

 


Una miniera di ferro sulla Luna

L'ha scoperta la sonda indiana Chandrayaan-1, grazie a uno spettrometro americano a bordo, una scoperta importante per capire meglio l'evoluzione del nostro satellite

 

Il lancio della sonda indiana (Ap)
Il lancio della sonda indiana
E’ una vera miniera di ferro sulla superficie della Luna. L’ha scoperta la sonda indiana Chandrayaan-1 ,che dall’8 novembre ruota intorno al nostro satellite naturale. L’aspetto singolare che rende più curiosa la storia è il fatto che la scoperta è frutto di uno strumento scientifico americano imbarcato sulla sonda. Si tratta del Moon Mineralogy Mapper (M3) ed è un spettrometro con il quale la Nasa intende costruire una mappa delle risorse minerali seleniche per approfondire indagini più generiche condotte sulle risorse naturali con le precedenti sonde Clementine (del dipartimento della Difesa) e Lunar Prospector.

«SFERETTE» - Il risultato ottenuto ora è notevole perché nella regione Orientale Basin lo strumento ha evidenziato una notevole presenza di pyroxene, cioè di minerali di ferro che si presentano sotto la forma di sferette. Lo strumento M3 consente di rilevare con un’alta risoluzione, la più elevata mai raggiunta, la presenza di minerali valutandone la distribuzione e la quantità. «La mappa geologica che possiamo realizzare dell’intera superficie ci mostrerà il vero volto e le possibilità offerte dal corpo celeste che ci è più vicino» commenta Carle Pieters della Brown University e principal investigator della ricerca. Lo strumento è stato progettato e costruito al Jet Propulsion Laboratory della Nasa a Pasadena (California). «Conoscere le caratteristiche geologiche attuali – aggiunge M.Annadurai, direttore del programma della sonda – è determinante per ricostruire la vera origine e l’evoluzione della Luna».

PROGETTI INDIANI - Quando gli indiani decisero la spedizione lunare invitarono altri Paesi a partecipare con delle apparecchiature scientifiche da installare a bordo del veicolo spaziale. Così degli undici strumenti esistenti, oltre i cinque dell’agenzia spaziale indiana ISRO, tre sono dell’agenzia spaziale europea ESA, due della Nasa e uno della Bulgaria. Chandrayaan-1 era lanciata con successo il 22 ottobre dal poligono indiano di Sriharikota, nel golfo del Bengala, e dopo 18 giorno di viaggio entrava in orbita lunare con un punto di minima altezza di cento chilometri. E l’8 novembre lasciava anche cadere al suolo una sfera metallica con le insegne indiane come facevano i russi nelle prime epoche dell’esplorazione spaziale.

PROSSIME ESPLORAZIONI - L’India intende proseguire l’esplorazione della Luna inviando altre due sonde con l’intento di recuperare dei campioni da portare sulla Terra. E dopo questa tappa a New Delhi si pensa di preparare una spedizione umana, analogamente a quanto si propone Pechino. E’ la corsa asiatica alla Luna. Intanto anche la Nasa ha lo stesso obiettivo, ancora più ambizioso perché si vuole addirittura una colonia lunare. A meno che il nuovo presidente Obama non cambi parere. Presto lo sapremo.

 


Teheran, bruciato negozio Benetton

Un quotidiano iraniano: «L'arrivo della catena italiana aveva già provocato proteste», atto di ostilità contro il marchio, considerato "filo-sionista"

 

 

TEHERAN - Un negozio della catena italiana Benetton è stato dato alle fiamme nelle prime ore del mattino a Teheran in segno di protesta contro l'offensiva israeliana a Gaza. Lo riferisce lo 'Straits Times' di Singapore, citando l'iraniano 'Jomhuri Eslami'. Secondo il quotidiano iraniano, con il gesto si è voluto colpire Benetton perché «legato alla rete sionista», aggiungendo che l'apertura dei negozi dell'azienda di Treviso «ha scatenato numerose proteste negli scorsi due anni».

INCHIESTA - La boutique si trovava a Dowlat street, nella ricca zona settentrionale della capitale iraniana. I vigili del fuoco di Teheran hanno aperto un'inchiesta.

 


Capodanno con la neve: allerta per le regioni del Nord-ovest

A roma aperte le stazioni metro dal 4 al 7 gennaio per i senzatetto. Attese precipitazioni a bassa quota in Piemonte, Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna

 

 

Neve e freddo (Bettolini)
 
MILANO - Capodanno a rischio neve per l'Italia nord-occidentale. A partire dalla serata del 31 dicembre e per tutta la giornata del 1 gennaio 2009, sono previste precipitazioni nevose a bassa quota in Piemonte, Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna. Le autostrade principalmente interessate dalle probabili nevicate saranno: l'A1 Milano - Napoli, nel tratto tra Milano e Rioveggio: in particolare nel tratto tra Parma e Bologna; l'A6 Torino - Savona; l'A7 Serravalle - Genova; l'A4 Milano - Brescia; l'A8 Milano - Varese; l'A9 Lainate - Chiasso; l'A13 Bologna - Padova; l'A14 Bologna - Taranto, nel tratto tra Bologna e Pesaro; l'A26 Genova Voltri - Gravellona Toce. Autostrade per l'Italia invita gli automobilisti e gli autotrasportatori a verificare la manutenzione dei mezzi, a dotarsi di catene a bordo o pneumatici invernali ed a mantenersi costantemente informati sulle condizioni meteo e di viabilità.

IN VENETO - Il gelo non molla la montagna veneta, dove nella notte le minime sono state da brivido: 20 gradi sotto lo zero è la temperatura più bassa registrata nella piana di Marcesina, sull'altopiano di Asiago, dove già nei giorni scorsi il termometro era sceso a -23. Freddo molto intenso anche in altre località in quota, -16 a Passo Cimabanche, come in Pian Cansiglio e in Val Visdende, mentre la città più gelida è stata Belluno, con -10. L'aria fredda si è fatta sentire anche negli altri capoluoghi di pianura del Veneto, con minime tra -4 e -5 e paesaggi mattutini resi decisamente invernali dalla brina sui terreni e sui tetti delle case.

LAZIO - In vista dell'irrigidimento delle temperature previsto per la prossima settimana, così come segnalato dall'Aeronautica Militare e dalla Protezione Civile, il Comune di Roma ha predisposto l'apertura straordinaria di alcune stazioni della metropolitana nelle notti dal 4 al 7 gennaio per consentire il ricovero di persone senza fissa dimora. Resteranno aperte le stazioni della linea A di Barberini, Flaminio, piazza Vittorio e San Giovanni e della linea B di Piramide, Tiburtina e Ponte Mammolo.

 


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30/12/2008

Sigarette alla Casa Bianca Obama fumerà di nascosto?

Dai tempi di Hillary la presidenza è «tobacco free». Il neoeletto è un salutista che sta insegnando agli americani a tenersi in forma

 

 

Barack Obama
WASHINGTON Dai tempi di Hillary Clinton, alla Casa Bianca è vietato fumare: nemmeno il marito presidente, che amava i sigari, si sospetta anche cubani, e li sfoggiava in pubblico, poteva tirarvi due boccate. Ma Barack Obama, un fumatore impenitente sebbene moderato, da 3 a 8 sigarette al giorno, abbandonerà «il demone tabacco» per dare il buon esempio ai cittadini? Per l'America, dove in vent'anni la percentuale dei fumatori è scesa dal 28 al 21 per cento, è la domanda del giorno. Una domanda su cui Obama ha tuttavia sempre glissato, confessando di avere smesso di fumare «più volte» ma di avere poi ripreso a farlo. Intervistato alla tv, il presidente eletto ha asserito che obbedirà al diktat di Hillary. Ma questo non esclude, ha obiettato il New York Times, «che non esca in giardino dalla porta posteriore per accendersi una sigaretta». Sarebbe politicamente scorretto, ma in linea con il carattere indipendente di Obama, che non trova il fumo incompatibile con la pallacanestro, sport da lui praticato quotidianamente. In realtà, di presidenti non fumatori sinora l'America ne ha avuti pochissimi, tra i quali Jimmy Carter, George Bush sr e George Bush jr.

Nell'Ottocento, fumarono quasi tutti gli inquilini della Casa bianca, eccettuati i padri fondatori George Washington e Thomas Jefferson, di solito il sigaro, Ulysses Grant fino a 20 al giorno (lo fumarono altresì alcune first lady come Rachel Jackson, mentre altre sniffarono tabacco come Dolly Madison). Più tardi, presero decisamente il sopravvento le sigarette, grazie a Herbert Hoover, la vittima del crack di borsa del '29, a Franklin Delano Roosevelt, il padre del new deal economico, che rese di moda il bocchino, e a Ike Eisenhower, il liberatore dell' Europa nella seconda guerra mondiale. Ma il sigaro tornò alla ribalta con John Kennedy e Richard Nixon. Di Kennedy si racconta che prima d'imporre il blocco di Cuba nel '61 mandò i suoi a fare incetta di piccoli Upman cubani. L'ultimo grande fumatore fu Gerald Ford, che subentrò a Nixon dal '76 al '78, e che teneva la pipa costantemente accesa. Ronald Reagan, che come attore aveva sempre fatto la pubblicità alle sigarette, dichiarò di «avere il vizio sotto controllo». Ci volle comunque la «leonessa» Hillary per vietare il fumo all'intero personale della Casa bianca. Divieto molto spesso disatteso: oltre a Bill Clinton, che fu fotografato con il sigaro in bocca nello Studio ovale, violarono la norma anche il consigliere della sicurezza Tony Lake e altri. Se la first lady si assentava, ricorda Lake, era una corsa ad aprire le finestre e fumare.


Non si sa come si sia comportata nel suo appartamento privato la first lady Laura Bush, una saltuaria fumatrice che non si è mai tradita in pubblico. Può darsi che Obama sorprenda l'America abbandonando il «demone tabacco», se non subito entro pochi mesi? Il dottor Neal Benowitz, un esperto degli effetti della nicotina, non lo esclude: ha riferito al New York Times che il presidente eletto ha ben due assi nella manica. Uno è che mastica una gomma alla nicotina, che a differenza delle sigarette non sarebbe nociva, e ne compensa la mancanza. L'altro è che pratica la pallacanestro, la corsa (nonché il sollevamento pesi, a cui deve gli addominali e pettorali delle sue note foto) con un impegno straordinario. A giudizio di Benowitz, Obama è un salutista che sta già insegnando agli americani a tenersi in forma, e che potrebbe presto insegnare loro anche a fare a meno del fumo.

 

 

 


Tutti in fila a fare domande E i pensionati piegano le Poste

A Genova. «Che tassi praticate?». «E se muoio?». Il commando vince la battaglia. Protesta benedetta da Burlando: impiegati obbligati a lavorare 2 ore in più

 

 

 
GENOVA — Gaetano Malia all’ufficio è un muratore disoccupato da febbraio, Luciana una casalinga con la «minima» e gravi problemi di diabete, Nicolò Catania un ex operaio, Antonio Pertichini un pensionato con una moglie invalida, Maria Grazia Licheri una nonna a tempo pieno per i tre nipotini, tutti si sono dati appuntamento ieri davanti all’ufficio postale di via Airaghi a Prà, un quartiere del Ponente di Genova, all’una meno un quarto. Sono una trentina e l’età di chi compone questo drappello è intorno ai settant’anni. Sono il commando dei pensionati contro le Poste, i vecchietti terribili del Cep, dove Cep sta per Case di Edilizia Popolare, uno di quei quartieri costruiti intorno agli anni Settanta, casermoni enormi in cattivo cemento, senza servizi, senza negozi, con strade malandate e subito problematici.

Il 12 dicembre le Poste hanno chiuso l’unico ufficio che serviva seimila persone, tante abitano il Cep. Sulla porta è comparso un cartello «chiuso per evento criminoso ». L’11 dicembre c’era stata una rapina. L’ufficio più vicino è a cinque chilometri, per raggiungerlo bisogna cambiare due autobus. È quello di via Airaghi dove i pensionati del Cep hanno inscenato ieri la loro protesta: l’operazione Tartaruga. L’hanno chiamata così un po’ perché il suo fulcro è la lentezza e un po’ per ironia, perché ricorda i loro volti rugosi segnati dalla vita. «Ci presentiamo tutti i giorni in trenta all’ora di chiusura - era il piano - e tratteniamo le impiegate con tutte le domande possibili finché ce la facciamo».

È andata avanti dall’una alle tre, con il sorriso delle tre impiegate agli sportelli sempre più tirato e sotto gli occhi di polizia e carabinieri. «Abbiamo lottato — dice Maria Grazia — per avere l’ufficio postale dieci anni fa, ora non possiamo perderlo. La rapina è solo un pretesto». Dotazione individuale del commando un foglietto di istruzioni stampato dall’ex farmacista del quartiere, Carlo Besana: come far perdere tempo alle impiegate. Fra le domande da porre anche: cosa succede del mio conto postale in caso di morte? Qualcuno ha fatto scongiuri ma poi si è detto: perché no? Ed è andato avanti intrepido. Poi, largo all’improvvisazione: mio figlio lavora all’estero può ritirare i soldi con il Bancoposta? E quanto gli costa? E se lavorasse in Cina? Ci sono le Poste in Cina? Ad aprire le danze all’una è stato Nicolò Catania, ex operaio di fonderia, ex sindacalista Cgil, settantenne. Ha chiesto di parlare con il direttore: «Ho centomila euro e vorrei aprire un conto, che interesse mi date? Così poco? Non sono mica spiccioli. E se poi non sono soddisfatto e chiudo il conto quanto pago?».

Si sono guardati negli occhi e si sono capiti: i 100 mila euro non ci sono mai stati ma sono andati avanti lo stesso, è stato bello fingere per un po’. L’ex operaio ha tenuto il gioco diciotto minuti. Il record l’ha battuto Susanna: ventitré minuti allo sportello, poi ha lasciato perdere per gentilezza verso l’impiegata. Data l’età media e gli acciacchi i più previdenti si sono portati una sedia pieghevole da casa, una bottiglia d’acqua, bicchieri di carta. E per allungare ancora i tempi tutti hanno versato con bollettino postale un euro a Emergency o all’hospice della Gigi Ghirotti non dimenticando di chiedere la tariffa agevolata: «Ho più di settant’anni, ho diritto allo sconto». Poi hanno coniato anche uno slogan: «Non ho bastoni né corpi contundenti la mia arma sono i conti correnti». In serata le Poste hanno ceduto: l’ufficio del Cep, hanno scritto, sarà riaperto il 12 gennaio «dopo i lavori per metterlo in sicurezza».

È soddisfatto il presidente della Regione Claudio Burlando (Pd) che aveva già scritto al ministro Scajola e alle Poste: «Inaccettabile chiudere quegli sportelli». «Una vittoria della gente—dice Burlando—non aveva senso che Regione, Comune, volontariato si impegnino per aiutare il Cep e l’unico segno dello Stato sia chiudere un servizio essenziale». I vecchietti si erano preparati a bloccare di nuovo le Poste il 2 gennaio, ma non sarà necessario. Grandi questi vecchietti, hanno fegato e spregiudicatezza, quello che manca ai giovani d'oggi. Bravi, prendete esempio.

 

 

 

 


Trova 160mila euro e li restituisce

E'accaduto a Cagliari. Protagonista un'impiegata 43enne
 
CAGLIARI - Ha trovato davanti a una banca di Cagliari una cassetta per depositi contenente 160.000 euro, fra assegni circolari e 15.000 euro in contanti, e l'ha consegnata ai carabinieri.

SPIRITO NATALIZIO - Protagonista del gesto di onestà avvenuto sabato pomeriggio ma reso noto solo qualche giorno dopo dai militari è l'impiegata di un supermercato di Cagliari, Tiziana Concu, 43 anni, che si è imbattuta nella cassetta lasciata vicino alla cassa continua dell'agenzia del Monte dei Paschi di Siena di via Tuveri, a pochi passi dalla questura. La donna si è presentata poco dopo in caserma per consegnare assegni e denaro, poi risultati appartenenti alla società Servizi stampa di Cagliari.

MALFUNZIONAMENTO - Il responsabile amministrativo, Andrea Petretto, ha poi raccontato di aver provveduto personalmente al deposito della cassetta nella cassa continua ma di non essersi reso conto del malfunzionamento dell'apparecchio dello sportello. L'uomo, al quale sono stati riconsegnati denaro e assegni, ha poi voluto ringraziare l'impiegata per il suo gesto.
 


Jimenez nei guai: denunciato per lesioni

Rissa e pugni in discoteca col collega Pinilla, ex Chievo, che finisce in ospedale. «Tutto ingigantito»

 

 

Luis «Mago» Jimenez (Ap)
Luis «Mago» Jimenez
Non solo Gerrard: anche l'interista Luis «Mago» Jimenez è finito nei guai per una rissa in discoteca conclusasi con una denuncia penale nei suoi confronti per lesioni. A riportare la notizia, sia nell'edizione cartacea che in quella online, è il quotidiano cileno «La Cuarta» secondo cui a fare le spese dell'ira del calciatore nerazzurro è stato il collega Mauricio Pinilla, attaccante attualmente in forza ai brasiliani del Vasco da Gama e che in passato ha giocato anche in Italia, nel Chievo. I due si trovano in questi giorni in Cile per le festività natalizie e di fine anno. Jimenez dovrebbe ripresentarsi a Milano il 2 gennaio. Pinilla e l'interista, che era accompagnato da un gruppo di amici e dalla moglie Maria Josè Lopez, secondo quanto scrive il giornale, si sarebbero incrociati in una discoteca, il Costa Varua a La Florida, ma dopo essersi scambiati occhiate di fuoco avrebbero trascorso la serata con le rispettive comitive. All'alba di domenica però Jimenez avrebbe notato che Pinilla andava al bagno, e lo avrebbe seguito per poi aggredirlo, almeno secondo quanto ha fatto mettere a verbale, nella sua denuncia, l'ex giocatore del Chievo.
Mauricio Pinilla, ex del Chievo
Mauricio Pinilla, ex del Chievo
«La Cuarta» scrive che Pinilla sarebbe finito a terra per i colpi ricevuti, inferti da Jimenez con un oggetto contundente: nella denuncia la vittima afferma di essere stato colpito per tre volte, con particolare violenza. «Vediamo se adesso avrai ancora voglia di vederti il Re Leone», avrebbe detto il calciatore di Mourinho al rivale. Successivamente Pinilla è stato soccorso, accompagnato in una clinica dove, scrive «La Cuarta», «gli è stato diagnosticato un trauma cranico ed una leggera lesione cervicale». A quel punto l'ex attaccante del Chievo si è fatto accompagnare da amici in un commissariato di polizia e ha sporto denuncia. Alla base dei dissapori tra Pinilla e Jimenez sarebbe il fatto che nel 2007, mentre l'interista ex Lazio si trovava in Giamaica con la nazionale cilena, alcuni reporter di riviste scandalistiche un giorno si sarebbero accorti che la lussuosa auto della moglie del giocatore era parcheggiata davanti casa di Pinilla e poi vi sarebbe rimasta per tutta la notte. La moglie di Jimenez si sarebbe giustificata spiegando di aver prestato la vettura al fratello, e avrebbe precisato di non conoscere Pinilla. Il quale, da parte sua, avrebbe detto di aver passato la serata guardando il dvd del «Re Leone» assieme alla sua partner Daniela Aranguiz. L'episodio, alla lunga, non ha avuto conseguenze sul matrimonio di Jimenez, che però evidentemente non avrebbe dimenticato l'accaduto, almeno secondo quanto scrive «La Cuarta». Lo stesso giornale, assieme ad altri quotidiani del Cile, scrive anche che a gennaio Jimenez si trasferirà dall'Inter al Lecce. «Luis è tranquilissimo, si tratta di un gigantesco equivoco» si è limitato a dire Rocco Dozzini, procuratore di Jimenez.

 

 


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