28/02/2009
In arrivo forti risparmi per luce e gas
Dal 1° aprile le tariffe dovrebbero registrare un ribasso dell'8,1% per il metano e del 3,1% per l'elettricità, lo prevede nomisma
![]() |
ROMA - In arrivo forti risparmi per le bollette di luce e gas: complice il forte calo del prezzo del petrolio, dal l primo aprile prossimo, le tariffe dovrebbero registrare un ribasso dell'8,1 per il metano e del 3,1% per l'elettricità. È quanto prevede Nomisma Energia stimando un risparmio complessivo di 104,30 euro l'anno a famiglia. Se le stime saranno confermate dall'aggiornamento trimestrale - atteso dall'Authority per l'energia entro marzo - per il gas la minor spesa sarà di circa 90 euro l'anno a famiglia mentre per la luce si attesterà a 14,6 euro.
CALO - L'ultima parola sull'andamento delle bollette elettriche per il prossimo trimestre aprile-giugno spetta comunque all'Authority per l'energia che, entro fine marzo, dovrà rendere noto l'aggiornamento. Il calo si andrebbe ad aggiungere a quello, seppur più limitato, già scattato nel primo trimestre 2009 quando - dopo cinque trimestri di forti aumenti - le tariffe sono tornate a calare, spinte dal ripiegamento delle quotazioni energetiche.
23:55 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: economia, luce, gas, elettricità, risparmi, petrolio, ribassi, tariffe, metano, nomisma | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
Centri sociali, tensione a Milano Scontri con la polizia a Bergamo
Prima il corteo di Milano è stato pacifico, poi il cambio di clima dopo le notizie provenienti da Bergamo, imbrattamenti e petardi fumogeni nel capoluogo lombardo
![]() |
| Il corteo a Milano ( Ilaria Pedercini) |
MILANO - Dai colori e gli sfottò in perfetto clima carnevalesco, con il solito strascico di scritte disseminate sui muri lungo il percorso, al nervosismo dell'attesa delle notizie provenienti da Bergamo. È stato il cambio di clima che ha 'spezzato' in due il corteo nazionale di Milano indetto dai centri sociali «contro le logiche securitarie, per l'autogestione e gli spazi sociali». Le prime voci degli scontri tra i «compagni» partiti per la città orobica per impedire l'apertura di una sede di Forza Nuova e le forze dell'ordine sono cominciate a circolare a metà del lungo tragitto iniziato alle 16 da piazza XXIV Maggio. Arrivati all'altezza di via De Amicis le preoccupazioni sono rimbalzate fino al corteo di testa che ha comunicato a tutti le poche informazioni che arrivavano via cellulare da Bergamo. Con il crescere del numero dei fermati di cui giungeva via via notizia, è aumentato il nervosismo tra i 10 mila partecipanti (il dato è degli organizzatori). È stato il punto di svolta di un corteo che, fino a quel momento, aveva attraversato la città pacificamente riempiendola di colori, maschere carnevalesche, pupazzi e cori di scherno diretti verso l'amministrazione comunale e il governo. Il serpentone ha lasciato dietro di sè il solito contorno di murales, manifesti e scritte spray (comprese quelle che recitavano 'Nassiriya festa nazionale' e 'Quattrocchi e Raciti, 10-100-1000 Nassiriye') ma senza i danneggiamenti che avevano invece contraddistinto il corteo dello scorso 24 gennaio.
I NUOVI ARRIVI - Poi, l'eco degli scontri bergamaschi ha fatto comparire decine di ragazzi a volto coperto con cappucci delle felpe, sciarpe e passamontagna. Dopo diversi minuti passati a decidere il dà farsi, il corteo, cui ha partecipato anche l'ex di Potere Operaio Oreste Scalzone, ha deciso di proseguire la sua strada fino a quando «i compagni fermati non verranno tutti liberati». I numeri si sono quindi ridotti. Sono andati via gli spezzoni dei lavoratori della Innse e delle sigle partitiche della sinistra radicale. A sfilare sono rimasti in oltre un migliaio compresi i diversi esponenti di realtà occupate di fuori Milano e di altre regioni. Dai fumogeni e dalle azioni spettacolari, come gli striscioni issati sopra Porta Romana in piazzale Medaglie d'Oro e il sabotaggio dei cancelli dei giardini di piazza Vetra, si è passati ai cestini incendiati e ai petardi lanciati contro gli agenti e i mezzi delle forze dell'ordine che controllavano a distanza. Quando la tensione ha raggiunto il culmine, all'incrocio tra viale Toscana e via Castelbarco, dove allo schieramento massiccio di agenti in tenuta antisommossa i manifestanti hanno risposto con il lancio di qualche petardo, le telefonate rassicuranti dei legali dei ragazzi fermati a Bergamo, in cui comunicavano il rilascio dei più, hanno smorzato la rabbia e i toni della protesta e il serpentone che ha paralizzato per ore il traffico del sabato ha raggiunto, intorno alle 21, il luogo da dove era partito, piazza XXIV Maggio, dove il corteo si è infine sciolto. Duro il commento del vice sindaco Riccardo De Corato: «È uno sciame delirante condito da uno squallido e vergognoso inneggiamento all'eccidio di Nassiriya».
GUERRIGLIA A BERGAMO - Scene di guerriglia urbana sabato pomeriggio in centro a Bergamo,con scontri tra le forze dell'ordine e una sessantina di esponenti della sinistra antagonista, al termine di una giornata di tensioni per l'apertura in città della sede provinciale di Forza Nuova, movimento di estrema destra. Alla fine, circa cinquanta persone sono state portate in Questura e una decina di uomini delle forze dell'ordine sono rimasti contusi e sono stati medicati al Pronto Soccorso. Il caos è scoppiato poco dopo le 18 in mezzo al traffico di via Paleocapa, quando ormai la manifestazione era terminata. Per tutto il pomeriggio cinquecento esponenti di estrema sinistra avevano manifestato con un presidio in via Quarenghi, mentre nella vicina via Bonomelli si inaugurava la sede locale di Forza Nuova, alla presenza del segretario nazionale Roberto Fiore. Non ci sono stati scontri neppure durante il corteo dei circa trecento sostenitori di estrema destra, che hanno sfilato dal piazzale della Malpensata fino a via Bonomelli, arrivando fino a un centinaio di metri di distanza dalla contestazione di sinistra. Le schermaglie si sono limitate a slogan, lanci di alcuni fumogeni ed esposizione di striscioni. I sostenitori di Forza Nuova hanno lasciato la città intorno alle 17.30 a bordo di autobus e automobili.
![]() |
| Un momento degli scontri a Bergamo |
GLI AUTONOMI - Mezz'ora dopo gli 'autonomi' hanno chiesto di poter sfilare in corteo da via Quarenghi al piazzale della Malpensata. Al rifiuto delle forze dell'ordine - e dopo alcuni attimi di tensione nei pressi dell'incrocio con via Paleocapa - il corteo si è sciolto verso via Spaventa e largo Medaglie d'Oro. Circa sessanta manifestanti appartenenti alla frangia più estrema, invece di recarsi in stazione, hanno cercato di tornare nelle vicinanze di via Bonomelli. A quel punto è partita la carica di polizia e carabinieri che, in mezzo al traffico, hanno bloccato una cinquantina di persone. Sono volati oggetti e bottiglie all'indirizzo delle forze dell'ordine e delle vetrine di alcuni negozi tra viale Papa Giovanni XXIII e Porta Nuova. La tensione è calata solo dopo una mezz'ora, in cui i manifestanti si erano sparpagliati in tutte le vie del centro di Bergamo. Per tutto il pomeriggio la circolazione in città è rimasta pressochè paralizzata, a causa delle tante strade chiuse al traffico. Al termine della giornata, la polizia ha sequestrato mazze di ferro, bastoni di legno, bandiere, un martello e alcuni caschi da motociclista. L'identificazione e gli interrogatori delle persone portate in Questura proseguirà fino a sera inoltrata. Le persone arrestate sarebbero almeno tre, ma il numero esatto si saprà probabilmente soltanto domenica . Nel frattempo, la sede di Forza Nuova resta presidiata da polizia e carabinieri.
23:50 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
| Tag: milano, centri sociali, scontri, polizia, bergamo, corteo, petardi, fumogeni, imbrattamenti, tensioni | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
Giulia, 30 anni: è lei la terza musa di Allen
Ha trovato un messaggio su MySpace: «Woody va pazzo per la sua musica e vorrebbe usarla nel suo nuovo film», la Tellarini è un ex insegnante precaria

Giulia Tellarini, da insegnante precaria a nuova musa di Woody Allen (da internet)
MILANO - All’inizio credeva fosse uno scherzo. «Quando trovai un messaggio sul mio sito MySpace firmato dall’assistente di Woody Allen, che diceva "Woody va pazzo per la sua musica e vorrebbe usarla nel suo nuovo film", pensai che qualcuno mi stesse prendendo in giro». Giulia Tellarini in quei giorni era insegnante precaria in Germania e suonava nei weekend per le strade di Berlino, come un qualunque artista di strada: era normale diffidare del messaggio. Che però era vero. Il maestro aveva scelto colei che, accanto a Scarlett Johansson e al premio Oscar Penélope Cruz, sarebbe diventata la terza diva, quella "nascosta", del suo Vicky Cristina Barcelona.

Giulia Tellarini nel videoclip «Barcelona» (da internet)
LA SCOPERTA - La voce e le note che accompagnano il film sono quelle di Giulia. E il modo casuale in cui ci sono arrivate, nell’epoca dei talent show e delle star "programmate", fa l’effetto di una boccata d’aria fresca. «Vivevo a Barcellona proprio nel periodo in cui Allen era in città per girare il film. Il chitarrista della band con cui suonavo a tempo perso, consigliato dalla sua fidanzata, passò dall’hotel in cui alloggiava il regista e gli lasciò alla reception un cd artigianale con una manciata di nostre canzoni: finì in cima a una montagna di altri pacchettini tra sceneggiature, curriculum, libri, cd, book fotografici e altra roba. Era come giocare un terno al lotto, ma per qualche ragione il nostro demo finì davvero nelle mani di Allen. E lui decise che quella era la musica che cercava».
TRASFERITA A BERLINO - C’è solo un problema. Mentre il regista newyorchese fa le sue scelte, Giulia, che non immagina ciò che l’attende, ha lasciato la Spagna e si è trasferita a Berlino, in cerca di un’occupazione più stabile del suonare nei locali notturni: comincia a insegnare, riservando alla musica qualche esibizione estemporanea per le strade di Kreuzberg, quartiere bohémien, nei fine settimana. «In questa fase ci ha aiutato la tecnologia. L’unico modo che la produzione di Vicky Cristina Barcelona ha trovato per contattarci era MySpace. Ma all’inizio nessuno voleva crederci. E anche quando è diventato chiaro che si trattava veramente di Woody Allen, c’è stato un lungo periodo di incertezza e di timore che saltasse tutto, prima che arrivasse la firma del contratto e la certezza che ce l’avremmo fatta».
VITA RANDAGIA - Giulia, 30 anni, ha iniziato presto con la musica. «È da sempre una mia passione, ma fino a poco tempo fa era solo un hobby, non avrei potuto vivere di quello. Al massimo ero riuscita a ottenere di incidere un jingle per la pubblicità». Berlino e la Catalogna sono solo le ultime tappe della sua vita randagia: da Treviso, città natale, si è trasferita con i genitori a sei anni a Cottsmore, nel Regno Unito, dove il padre, pilota aeronautico, era istruttore in una base della Raf, aeronautica militare britannica. Poi Roma e quindi da sola a Parigi, dove frequentava l’università e lavorava come fonico alla radio. Infine la decisione di tentare la sorte a Barcellona, gioiello della Spagna giovane e in ascesa, luogo del suo appuntamento con il destino.


Giulia y los Tellarines (da internet)
ADDIO BARCELLONA - Oggi, l’ex insegnante precaria è nuovamente in Spagna, questa volta in tournée. Ha dato l’addio all'insegnamento per vivere la musica a tempo pieno. «Tanto, con la crisi che c’è, mi avrebbero licenziata comunque. Ora almeno sono precaria per fare la vita che amo». Il suo gruppo si chiama Giulia y los Tellarines, un gioco di parole tra il suo cognome e il modo in cui gli spagnoli chiamano i tagliolini, simbolo della sua italianità. Dal festival cinematografico della Catalogna è arrivato il premio per la migliore colonna sonora originale e gira voce che il brano Barcelona (video), che apre il film insieme ai titoli di testa, sia stato adottato dall’ufficio del turismo cittadino come inno ufficioso: «Davvero? - si sorprende Giulia -. Questa non la sapevo. Se fosse vero, spero che mi paghino i diritti», ride. A Barcellona, comunque, Giulia non tornerà a vivere: «Non c’è più l’atmosfera di una volta, è diventata un parco giochi grosso e costoso, i piccoli locali chiudono e suonare per strada è sempre più difficile. Provo un po' ciò che si sente per un ex amante: rimane una cosa speciale, ma devo guardare avanti».
MUSICA E CINEMA - Lavorare con il cinema, invece, è un’esperienza destinata a ripetersi. «La mia musica è molto cinematografica, crea immagini. È stata usata anche in film a basso costo spagnoli e in qualche documentario televisivo, quindi è una strada che continuerò a percorrere. Adoro il cinema poetico, alla Fellini per intenderci, e oggi quello di Benigni e Garrone. Nel frattempo, dopo Eusebio, primo album uscito nel 2008 purtroppo senza distribuzione in Italia, stiamo lavorando al disco previsto per la prossima estate. Ci saranno nuovi strumenti, nuove idee, ma sempre con questo "swing gitano" che amiamo tanto».
23:44 Scritto in musica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica, giulia, precaria, insegnante, notata, my space, woody allen, film, regista, giulia tellarini | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
Cani, crocchette killer alla melamina
Radicali: divulgare informazioni. Il pm Guariniello: negli Usa migliaia di animali deceduti. Due animali sono morti nel Veneto. Indagini su un’azienda di Pavia. Il ministero le ritira
ROMA — Due cani morti e un’azienda di cibo per animali sotto accusa per aver utilizzato, nella fabbricazione degli alimenti, farina contenente melamina, la stessa sostanza tossica del latte cinese. Lo scandalo del cibo al veleno è arrivato in Italia. Fra novembre e dicembre dello scorso anno, un’allevatrice di cani di San Fior, Treviso, richiede all’Istituto zooprofilattico delle Venezie un esame autoptico su un maltese e un lhasa apso (piccolo cane di compagnia) morti per nefrite e blocchi renali sospetti.
Il veterinario fornisce alcuni referti, fra cui un campione di mangime. «L’esame ha rivelato che il prodotto conteneva melamina, utilizzata per produrre plastiche e vietata nell’alimentazione, in cui determina un falso aumento del valore proteico. Perciò il consumo del mangime era in diretta relazione con il decesso degli animali», spiega Stefano Marangon, direttore sanitario dello Zooprofilattico. A preoccuparsi sono gli animalisti. Esce un comunicato della Lega anticaccia del Veneto che mette in guardia i proprietari di cani e gatti riguardo alla probabilità che circolino in commercio crocchette contaminate. Poi gli Animalisti italiani chiedono al ministero della Salute di rendere noto il nome della ditta: «Se la gente ha il prodotto in casa, ha il diritto di sapere », dice il direttore scientifico Ilaria Ferri. La senatrice dei Radicali-Pd Donatella Poretti presenta un’interrogazione: «La questione è grave — dice —. La vita degli animali ha molta importanza e ritengo che chiarezza e informazione siano il punto di partenza necessario a evitare ogni allarmismo». E Carlotta Bernasconi, vice presidente della Federazione nazionale dell’Ordine dei Veterinari, aggiunge: «C’è chi ha scorte di cibo contaminato e lo ignora: va comunicato immediatamente ».
Ieri la svolta. Il ministero della Salute ha reso pubblico il nome dell’azienda. Si tratta della Diusapet di Marzano, in provincia di Pavia, che realizza prodotti in proprio ma anche farine per conto terzi. Dichiara Gaetana Ferri, direttore della Sanità pubblica veterinaria: «I servizi hanno compiuto campionamenti ufficiali e i mangimi trovati positivi sono stati sottoposti a vincolo sanitario». Il cibo contaminato sta per essere ritirato. Lo dice una nota del ministero: «Si sta provvedendo al ritiro dei quantitativi di tali mangimi eventualmente ancora presenti sul circuito commerciale ». Secondo la Ferri, si tratta di farine animali di origine nazionale, tranne una, di provenienza comunitaria, «su cui si centrano i maggiori sospetti, poiché riteniamo i controlli italiani eccellenti». E ammette la probabile necessità di un’indagine retrospettiva anche oltre frontiera, per ricostruire i percorsi della farina tossica, nostrana o straniera che sia.
Il primo sforzo di tracciabilità viene proprio dalla Diusapet, che si dichiara «costernata» e espone la ricostruzione fatta assieme alla Asl di Pavia: «Da controlli, tutti i campioni delle produzioni attuali, così come quelli di maggio e giugno 2008, sono risultati regolari, mentre sono positivi alla melamina i due lotti della prima settimana di aprile 2008 dei mangimi "Cuccioli" e "Mantenimento Duck & Barley", di cui è stato disposto il ritiro dal mercato». Anche Raffaele Guariniello, sostituto procuratore di Torino, segue da mesi un’indagine sulla melamina: «La sto portando avanti con i Nas di Torino e Bologna. Nasce da uno studio americano, dove sono morti migliaia di cani e gatti per avvelenamento di questo genere». L’indagine avrebbe già prodotto risultati: a Bologna i Nas hanno trovato mangime contaminato in un allevamento di suini.
15:09 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: pavia, nas, cani, veleni, avvelenati, croccantini, killer, melanina, animali, deceduti, morti, veneto | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
«Non paga tasse». Ma è morto da 38 anni
L'esattoria comunale di Milano chiede di versare la Tarsu e l'Ici. I parenti: è assurdo. Gli uffici: anche nati del 1800, è scomparso due anni prima dell'introduzione del codice alfanumerico di 16 caratteri
MILANO - L'esattoria comunale con tono perentorio lo convoca agli uffici del Catasto in via Catone, perché da anni risulta non versare né Tarsu né Ici. Ma l'evasore è morto da trentotto anni. I parenti s'interrogano: un errore? Così non pare, perché l'amministrazione, puntigliosa, si è premurata anche di attribuirgli un codice fiscale che il morto non aveva: L.F., infatti, è scomparso due anni prima dell'introduzione del codice alfanumerico di 16 caratteri, utile per l'identificazione ai fini fiscali dei cittadini. I parenti dell'evasore si rivolgono telefonicamente agli uffici e qui lo stupore per l'eventuale errore diventa ilarità.
«Si sono giustificati sostenendo di aver chiesto le tasse anche a milanesi nati nel 1800». Il compito di chiarire il qui pro quo è stato allora affidato al commercialista di fiducia, che è tornato alla carica: «La persona che cercate è deceduta dal 1971». E gli uffici: «A noi non risulta». Facendo poi seguire l'invito perentorio all'evasore a presentarsi martedì prossimo, 3 marzo, per discutere la questione. Alla presenza di un funzionario comunale e di un responsabile di Equitalia, concessionaria della riscossione tributi, al Servizio Polo Catastale di via Catone 24. «Insistono nel convocare un morto? Bene. Lo attendano — dice il genero del defunto —. Questa vicenda ha del paradossale, per chiarirla era sufficiente una telefonata e una verifica al terminale. Quando ho aperto la lettera indirizzata al suocero che non ho mai conosciuto e oggi avrebbe 83 anni, e che è morto quando mia moglie ne aveva 16, ho veramente pensato a uno scherzo».
Il mancato versamento della tassa per la spazzatura e dell'imposta comunale sugli immobili sarebbe relativo al 2003-2008. Una dirigente del settore Servizi civici azzarda: «Può essersi trattato di un caso di omonimia». Curioso che, però, nell'era della telematica non sia stato possibile «incrociare i dati e verificare che in quell'abitazione, dove fino al 1971 ha abitato mio suocero — spiega il genero —, è rimasta a vivere la figlia che ha sempre regolarmente pagato le tasse, Tarsu inclusa». E se a indurre in errore fosse stata «la situazione catastale, che forse non è stata modificata come chissà quante altre, dopo che mia moglie ha ereditato l'appartamento, a disturbare è il fatto che danno per scontato che sei un evasore ma non spiegano perché».
11:25 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: tasse, esattoria, milano, tarsu, ici, parenti, assurdità, casi limite, uffici comunali, scomparso | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
Ferisce la moglie con la mannaia, poi si getta dalla finestra e muore
Tragedia familiare a Curno: protagonista un pensionato con problemi di depressione, in precedenza vari tentativi di suicidio. la donna ha riportato ferite non gravi
BERGAMO - Ha ferito la moglie con una «mannaia» da macellaio trovata in cucina, poi si è lanciato dalla finestra togliendosi la vita. È accaduto durante la notte a Curno, alle porte di Bergamo, in un'abitazione di via Marconi. Il protagonista della vicenda è un uomo di 74 anni, A.L., che da tempo soffriva di crisi depressive. Intorno alle 3, durante una lite familiare, il pensionato, colto da un raptus, ha afferrato il coltello e l'ha utilizzato per colpire la moglie alla testa.
TENTATIVI PRECEDENTI - La donna, I.F., 67 anni, è stata ferita per fortuna in maniera non grave, tanto che è riuscita a fuggire, trovando rifugio da un fratello che abita poco distante. La donna è stata poi portata in ospedale, dove i medici le hanno applicato alcuni punti di sutura. Il marito è salito invece al piano superiore dell'abitazione e si è lanciato nel vuoto, morendo all'istante. Pare che già in passato l'uomo avesse tentato più volte di suicidarsi; da tempo era sottoposto a cure psichiatriche. Del caso si stanno ora occupando i carabinieri.
11:20 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: ferissce, moglie, morto, suicida, precipita, tragedia, famiglia, curno, bergamo, pensionato | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
La strage dei popoli indigeni non si è mai fermata
Nel 1969 un reportage mise il mondo di fronte alla verità Ma il genocidio continua. In Brasile scomparsa una tribù ogni due anni. Il loro mondo minacciato da allevamenti, strade e dighe

“GENOCIDIO”. Un titolo di una sola parola a caratteri cubitali tra le pagine del Sunday Times Magazine svela ai lettori britannici una realtà a lungo nascosta: lo sterminio dei popoli indigeni, avviato nei secoli delle conquiste, non si è mai arrestato. Il reporter Norman Lewis (che, giovane ufficiale sbarcato in Italia con gli americani durante la Seconda guerra mondiale, già aveva esercitato il suo istinto giornalistico nei resoconti di “Napoli '44”) si immerge nelle carte di un'inchiesta della procura generale brasiliana e ne porta a galla uno scenario da incubo: assassinii di massa, torture, morbi atroci come il vaiolo deliberatamente inoculati, veleni, riduzione in schiavitù, abusi sessuali, furti e soprusi di ogni sorta. Una “tropical Gomorrah”, scrive in un passaggio Lewis: “La tragedia degli indiani di America si sta ripetendo, ma compressa in un tempo più breve. Dove dieci anni fa c'erano centinaia di indios, ora ce ne sono poche decine”.

Akuntsu; Brasile - Rôndonia. Sono gli ultimi sei sopravvissuti della loro tribù. Gli allevatori che hanno occupato la loro terra hanno massacrato tutto il resto del gruppo e raso al suolo le loro case. Ora sopravvivono in un piccolo fazzoletto di foresta pluviale tra sconfinate piantagioni di soia e allevamenti

Era domenica 23 febbraio 1969, avrebbe potuto essere ieri. A quarant'anni esatti da quell'articolo choc che provocò grande reazione e la nascita una delle maggiori organizzazioni per la difesa dei diritti dei popoli indigeni, Survival, non abbastanza è cambiato.
Francesca Casella, direttrice di Survival International Italia, fa il punto: «Un progresso importante c'è stato: è cambiato l'atteggiamento dell'opinione pubblica. Se negli anni Sessanta l'assimilazione o l'estinzione dei popoli indigeni era data per scontata, un inevitabile sebbene doloroso prezzo da pagare per il cosiddetto progresso, oggi è riconosciuta l'inalienabilità dei diritti dei nativi ma gli ostacoli restano tantissimi: violenze, usurpazione delle terre, presunzione ancora imperante che si tratti di popoli rimasti indietro, primitivi, che hanno bisogno del nostro aiuto per svilupparsi e cambiare stile di vita. Senza essere consultati”.

Campo di reinsediamento in cui i Boscimani sono stati trasferiti a forza dal governo; Botswana

Pozzo cementato; Botswana, deserto del Kalahari. Il governo nega ai Boscimanil’acceso all’acqua
DALLA SPERANZA ALLO STERMINIO - Le cifre non sfigurerebbero sotto il titolo “Genocidio”: nel secolo scorso in Brasile è scomparsa una tribù ogni due anni, ecc... I casi raccontano ancora di una Gomorra nascosta nel fitto della vegetazione. Gli Enawene Nawe, del Mato Grosso, in Brasile. Al principio una storia di speranza: contattati nel 1974 dai missionari gesuiti, erano 97; protetti e lasciati in condizione di prosperare, oggi sono quasi cinquecento. Ma rischiano l'estinzione. La vita della tribù che ruota intorno al fiume Yuruena e ai suoi affluenti, per la pesca ma anche per il sostentamento culturale e identitario, rischia di essere soffocata da un progetto di 77 dighe destinate alla produzione di energia elettrica per i grandi coltivatori della zona, primo tra tutti il magnate della soia Blairo Maggi. Che è anche il governatore dello Stato cioè colui che firma il via libera al progetto delle dighe. Senza valutazione di impatto ambientale, è ovvio, e senza consultare gli Enawene Nawe.
TERRE USURPATE - La terra usurpata resta il primo problema. Così a Nord del Brasile, nel Maranhao, gli Awà non possono che arretrare davanti alle ruspe e alle motoseghe. In fuga da decenni sono ormai ridotti a trecento, rifugiati ai margini di quella che un tempo era la loro foresta, minacciati dal contatto violento con i cacciatori di legna, gli operai addetti al disboscamento, il mondo “civilizzato” che avanza portando malattie, depressione, alcol. Una campagna internazionale era riuscita a vincolare finanziamenti della Banca mondiale destinati allo sviluppo alla demarcazione della loro terra: il Brasile ha eseguito, ma poi non impedisce che la riserva sia costantemente invasa.

Brasile; la Telegrafica, una delle 5 dighe in costruzione sul fiume Juruena nel territorio degli Enawene Nawe

Il suicidio di ragazzini Guarani; Brasile. I Guarani hanno uno tra i più alti tassi di suicidio tra bambini al mondo

Un gruppo di Indiani isolati visti dall’alto, sulla riva del fiume Las Piedras, Perù. Nonostante queste fotografie, il Presidente del Perù e il capo della Perupetro, la compagnia petrolifera di stato, hanno pubblicamente messo in discussione l’esistenza di questi popoli
LA POLITICA Amministrazioni conservatrici o, come nel caso di Lula a Brasilia, progressiste, poco cambia. “A violare i diritti dei popoli indigeni sono i governi di destra come di sinistra – spiega Francesca Casella - dei Paesi ricchi come di quelli in via di sviluppo. L'unica differenza la fa la volontà politica”. A volte c'è, più spesso manca. Le regole in questi anni sono state fissate. Anche l'Onu (il 13 settembre 2007) ha approvato la Dichiarazione sui Diritti dei popoli indigeni. “Leggi molto precise li tutelano – continua la direttrice di Survival -. Il problema è che non sono rispettate: per corruzione, interessi economici, o anche semplicemente inerzia, mancanza di volontà politica, perché la tutela dei nativi è considerata una questione secondaria rispetto ad altre emergenze”. Non è detto (ma si può sperare) che la presidenza progressista di Lugo aiuti gli Ayoreo del Paraguay a salvarsi dall'avanzata del disboscamento.

Milano, manifestazione di Survival per i Makuxi, in occasione di una tappa del loro viaggio in Europa per portare la loro storia all’attenzione dei media (1995)

Gruppo Nukak, Colombia. Per cacciare i Nukak usano lance e cerbottane lunghissime, capaci di scagliare a distanza e con enorme precisione, le frecce intinte nel curaro

Uno "Yano" di notte, in Brasile. Si tratta una casa comune degli Yanomami, a forma di anfiteatro con unapertura sullo pazio centrale. Vi abita l'intero villaggio, fino a circa 400 persone
IN INDIA - Quanto ai Dongria Kondh, ottomila superstiti asserragliati sulle colline di Niyamgiri, Stato indiano dell'Orissa, più che nel governo puntano sul sostegno della popolazione locale, e sulle campagne internazionali. Da mesi sulle loro terre sono al lavoro gli operai di una delle più grandi compagnie minerarie britanniche, la Vedanta, che progetta un'immensa miniera di bauxite. Per fermarli Survival sta cercando di fare pressione sugli azionisti di Vedanta, tra i quali anche le italiane Intesa Sanpaolo e Eurizon Capital SGR (già qualcuno, come il governo norvegese, la Martin Curie e il BP Pension Fund, ha disinvestito). Sembrano vicende lontane, si scopre che sono anche italiane. Roma, come membro Ue, contribuisce agli aiuti destinati al Botswana (nel 2001 un accordo da 10 milioni di euro) per “salvaguardare le riserve protette”. Il governo dello Stato africano però ha un'idea originale della salvaguardia, in particolare del deserto del Kalahari, terra ancestrale dei Boscimani. Una sentenza dell'Alta corte del Botswana riconosce il diritto degli indigeni di vivere in quell'area, ma l'amministrazione li ha ormai sfrattati – col pretesto di inserirli nella società – e rende impossibile il rientro: cementato l'unico pozzo d'acqua che dava sostentamento all'intera tribù, vietato riaprilo. Al tempo stesso però è stata autorizzata la perforazione di altri tre pozzi destinati alle attività minerarie, alle strutture turistiche e ad abbeverare gli animali. Una ragione c'è: diamanti. All'inizio offerti (al 50%) alla De Beers, che però dopo la campagna internazionale ha venduto a Gem Diamonds. Spesso sono le riserve, a volte è il bisogno di affermare la sovranità, come nel caso dell'Indonesia nella Papua Occidentale, dove gli indigeni sono vittime di una violenta repressione, induritasi nelle ultime settimane.

Giovani donne Dongria Kondh; India
LE GUERRE - Altre volte ancora è la guerra. In Colombia, per esempio, dove gli indios sono schiacciati negli scontri tra guerriglia, paramilitari ed esercito. E' di questi giorni l'allarme per l'uccisione ancora da chiarire di 30 indigeni Awa (nessuna parentela con i brasiliani), secondo una delle ricostruzioni uccisi dalle Farc perché sospettati di essere collaborazionisti delle forze armate. Il caso colombiano di recente è diventato una lettere preoccupata di 22 europarlamentari al presidente di Bogotà, Alvaro Uribe. Le denunce di violenze e minacce non si contano. Terribile la storia di Aida Quilcué, una delle leader del Consiglio indigeno del Cauca: il 16 dicembre scorso a un posto di blocco l'auto sulla quale avrebbe dovuto viaggiare è stata bersagliata di colpi, ucciso suo marito. I soldati che hanno fatto fuoco hanno detto di aver ricevuto l'indicazione che di lì sarebbe passata una pericolosa terrorista.
COLOMBIA - Laura Greco, uno dei fondatori dell'organizzazione italiana A Sud, lavora anche Colombia. In particolare è responsabile di un progetto nel Guaviare con il popolo Nukak, spinti dal conflitto oltre le proprie terre fino alla periferia della capitale dello Stato, San José. «Noi portiamo avanti una campagna permamente sui popoli originari e la difesa dei loro diritti e territori. In Colombia - spiega Laura - in particolare lavoriamo da anni denunciando le azioni ed omissioni criminali del governo e delle autorità locali che permettono o comunque non fanno nulla per impedire il genocidio in atto». A Sud cerca anche di provvedere a un minima assistenza sanitaria: «Era una popolazione nomade di cacciatori – spiega Laura - Sedentarizzati in maniera forzata, hanno dovuto radicalmente cambiare abitudini e prima tra tutte l'alimentazione. Il che ha provocato nuove malattie: muoiono anche semplicemente di dissenteria. Di loro non si occupa il governo, né l'amministrazione locale che dice di aver bisogno del via libera da Bogotà. Hanno problemi di integrazione, in pochi sanno lo spagnolo, i bambini non vanno a scuola». Ai margini di tutto, in attesa di estinguersi. Non è molto diverso da quello che Lewis chiamava “genocidio”.
Abusi su minore romeno, arrestato
Un 28enne di Cicciano accusato di atti di violenza sessuale su un bambino di 8 anni, figlio di ambulanti, ai fatti hanno assistito la sorellina del piccolo e altri ragazzini
NAPOLI - Ancora un caso di abusi sessuali ai danni di un minore. I carabinieri della stazione di Cicciano, in provincia di Napoli, hanno eseguito un fermo nei confronti di Aniello Gradito, 28 anni di San Gennaro Vesuviano: il giovane è accusato di aver compiuto atti sessuali violenti nei confronti di un bambino rumeno di otto anni, in presenza della sorellina di poco più grande a cui il piccolo era stato affidato. L’episodio è avvenuto in un contesto di degrado, approfittando del fatto che i genitori del bambino, che sono venditori ambulanti, lasciavano per l'intera giornata i figli nel cortile condominiale, affidati ai vicini: uno era proprio Gradito.
DA TEMPO - Le indagini, condotte dai carabinieri della stazione di Cicciano sotto il coordinamento della procura presso il Tribunale di Nola, hanno permesso di raccogliere, con l’aiuto di psicologi, le dichiarazioni del bambino e dei testimoni presenti al fatto, anch'essi bambini, oltre che altre prove in corso di sviluppo. Le indagini in corso consentiranno di verificare se, come da alcuni spunti sembra verosimile, la violenza sia stata solo l'ultimo episodio di un comportamento in atto da tempo che, noto a più persone, non è mai stato denunciato e non ha indotto i familiari dei bambini a prendere precauzioni. Il fermato è stato condotto al carcere di Poggioreale.
10:50 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
| Tag: abusi sessuali, minore, arrestato, romeno, accuse, ambulanti, ragazzini, sorellina, napoli, cicciano | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
Il robot che replica Einstein. Ma solo per la faccia
Gli manca solo il cervello
La preoccupazione degli scienziati che si occupano di robotica è di arrivare a essere in grado di costruire macchine dall'aspetto sempre più umano, capaci di trasmettere e - almeno apparentemente - ricevere emozioni. E così andare oltre l'immaginario tenebroso alla Matrix, di un mondo popolato da macchine "brutte e cattive". In questa direzione è impressionante il costrutto con l'aspetto del fisico premio Nobel Albert Einstein, progettato e assemblato dalla texana Hanson Robotics e incredibilmente espressivo con i suoi movimenti facciali e delle spalle grazie al software sviluppato dal California Institute for Telecommunications and Information Technology.
Come si può vedere bene nel filmato, quello che più impressiona al di là della grande somiglianza fisica - spesso ritenuta inquietante a sua volta -, è la capacità come dicevamo di trasmettere emozioni. Proprio perché è sulla supposta empatia di questi robot che secondo gli scienziati si gioca l'accettabilità futura da parte della gente delle macchine. Da qui la scelta del soggetto, Einstein, ritenuto un modello "gradevole e emozionalmente accessibile". In grado dunque di interagire in modo naturale con gli esseri umani e dunque utilizzabile, per esempio, per aiutare i bambini autistici a percepire e fare proprie le emozioni.
I modelli come il robot in questione costano al momento cifre alte, seppur non più astronomiche: un po' più di 50 mila euro a prototipo. Ma la resa è altrettanto alta. Grazie a 31 motori facciali e all'uso del Frubber, un polimero elastico di proprietà della Hanson in grado di replicare la pelle umana fino, letteralmente, all'ultimo poro.
Una sola cosa manca, e trattandosi di un robot-Einstein è inevitabile notarla: una mente umana, magari non geniale come quella del fisico tedesco, ma in grado di pensiero proprio e consapevolezza di sé. Per questa, dicono dal Texas, serviranno altri 10 anni di lavoro. Poi si potrà dare il via a una produzione di massa, con singoli pezzi dal costo non superiore ai 150 euro.
00:40 Scritto in SCIENZE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: robot, replica, einstein, elettronica, scienze, robotica, scienziati | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
Gli U2 come i Beatles: concerto in quota
La band irlandese si è esibita in cima al quartier generale della Bbc, regalando ai fan in visibilio due nuovi brani, nel 1969 lo show quartetto di liverpool sul tetto della apple
Concerto a sorpresa degli U2 sul tetto della Bbc, a Londra. Nel 1969 il precedente dei Beatles: l'ultima esibizione pubblica del quartetto di Liverpool avvenne sul tetto della Apple
LONDRA - Sono passati 40 anni e un mese dal mitico concerto dei Beatles sul tetto della Apple Records, in Savile Row a Londra, il 30 gennaio 1969. È stata l'ultima esibizione pubblica del quartetto di Liverpool. Nel 2009, in una sorta di omaggio, sono stati gli U2 a salire sul tetto del quartier generale della Bbc a Regent Street, per un mini-show "segreto" (in realtà largamente annunciato grazie al tam-tam su internet) a cui sono accorse migliaia di fan. Bono e compagni dall'alto del palazzo anni '20 hanno regalato alla folla in visibilio due brani dal loro nuovo album, «Get on your boots» e «Magnificent», poi due classici del loro repertorio, «Vertigo» e «Beautiful Day». «Grazie a tutti voi per averci regalato una vita bellissima - ha gridato Bono -, questa è la prima volta che suoniamo le nostre nuove canzoni». Il gruppo è apparso nella breve esibizione in grande forma, con una notevole potenza sonora e un grande calore, nonostante la temperatura rigida della sera. Lo show è stato trasmesso in diretta sul sito internet dalla televisione pubblica britannica.
In alto, il concerto dei Beatles sul tetto della Apple Records in Savile Row 3 a Londra, il 30 gennaio 1969 (da internet); sotto, 40 anni dopo, il mini-live degli U2 in cima al quartier generale della Bbc, in Regent Street
00:33 Scritto in musica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: u2, beatles, concerto, esibizione, quartier generale, bbc, tetto, fan, brani, musica, mini show | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook









