31/10/2009

Juve, ostacolo Napoli nella corsa alla vetta

 

XI Giornata / Trasferta non preoccupante per l'Inter a Livorno.La Samp ospita il Bari. I bianconeri stasera incontrano i partenopei all'Olimpico. In campo anche il Milan contro il Parma

 

MILANO - Riparte dal Napoli l'inseguimento della Juventus sull'Inter, che guida la classifica di serie A con quattro punti di vantaggio. I bianconeri, sconfiggendo la Sampdoria nel turno infrasettimanale della decima giornata, si sono accreditati probabilmente come i veri avversari di Mourinho nella corsa allo scudetto e quest'oggi dovranno confermare questo ruolo di antagonisti sul campo dell'Olimpico, dove affrontano i partenopei nel primo anticipo della giornata, alle 18. In serata, alle 21, tocca invece al Milan che a sua volta affronta con il favore del pubblico di casa il Parma, suo avversario diretto nella corsa alla Champions (gli emiliani, al quarto posto, precedono i rossoneri di un punto). I neroazzuri, dal canto loro, saranno impegnati in una trasferta sulla carta non particolarmente complicata, con il Livorno terzultimo in classifica. La Samp gioca invece al Ferraris contro il Bari.

JUVENTUS-NAPOLI - Ciro Ferrara riparte dunque dal 5-1 inflitto mercoledì alla Sampdoria. «Con il Napoli dobbiamo dare immediatamente delle risposte - dice il tecnico -. Adesso sappiamo che possiamo esprimerci ad altissimi livelli. Magari non giocheremo sempre così, ma lo spirito deve essere quello», ha spiegato l’allenatore che chiede ai suoi «di essere continui in termini di gioco e risultati. Non potremo sempre fare 5 gol, ma la mentalità non deve cambiare». Ferrara dice di non credere che siano rimasti solo i bianconeri a poter contrastare l'Inter nella corsa allo scudetto. «La Juventus non è l’unica alternativa - sottolinea - perché se il Milan non avesse pareggiato con il Napoli negli ultimi minuti era lì, non che adesso sia distante. Credo che sia comunque una squadra che può lottare per il vertice».

MILAN-PARMA - Dalla panchina rossonera, Leonardo sembra essere d'accordo con Ferrara: «Non è cambiato nulla, proprio nulla, nella nostra convinzione di fare le cose», ha spiegato il tecnico brasiliano commentando la serata di Napoli. E non è cambiato nulla neanche nel rapporto con Ronaldinho, nonostante il palese dissenso del giocatore dopo la sostituzione del San Paolo: «Non ho un rapporto di amore-odio con lui, c'è molto più amore». «Il nostro rapporto - prosegue Leonardo - dura da tanto tempo, la sua reazione è positiva, normalissima, anche la rabbia ci vuole. Lui sa quello di cui abbiamo bisogno e quello che può fare. Adesso c'è e ha voglia di essere continuo, questa è l'unica cosa che gli manca». In vista del Real, Leonardo lascerà qualche titolare a riposo contro il Parma, senza sottovalutare gli emiliani anche per esigenze di classifica. «Sono quelle partite in cui non si può mai fare un pronostico - spiega Leonardo - Non sai mai cosa può succedere ed è difficile capirlo prima. È tutto molto aperto, è un momento di forma importante del Parma» che «è una squadra molto pericolosa» visto che può schierare due attaccanti come Paloschi e Bojinov. Leonardo potrà contare di nuovo su Rino Gattuso che «è pienamente disponibile» dopo il periodo di riposo per mettere a posto il ginocchio. Alessandro Nesta salterà la gara, ma dovrebbe essere regolarmente al suo posto martedì per la Champions.

GLI ALTRI INCONTRI - Queste le altre partite che si disputeranno nella giornata di domenica: Cagliari-Atalanta, Chievo-Udinese. Fiorentina-Catania, Roma-Bologna, Siena-Lazio, Palermo-Genoa (in posticipo alle 20,45) e le già citate Livorno-Inter e Bari-Sampdoria.


Svetta Hamilton su Vettel e Webber Raikkonen in sesta fila, fuori Fisico

 

Le prove del Gp di Abu Dhabi. Quarta pole stagionale per il pilota inglese.

 

 

ABU DHABI - Lewis Hamilton su McLaren Mercedes ha imposto il suo dominio sulle qualifiche ufficiali del gran premio di Abu Dhabi, ultima prova del mondiale di Formula Uno. Il campione del mondo uscente ha fatto registrare il miglior tempo cronometrato in tutte e tre le sessioni di prova e ha conquistato la «pole position» con il tempo di 1'40"948. Il pilota britannico ha messo in fila le due Red Bull di Sebastian Vettel e di Marc Webber e le due Brawn Gp di Rubens Barrichello e del neo campione del mondo Jenson Button, rifilando loro distacchi molto netti, 667 millesimi a Vettel, 778 a Webber 838 a Barrichello.

LE PRIME DIECI POSIZIONI - Completano le prime 10 posizioni Jarno Trulli su Toyota con il sesto tempo, le due Bmw Sauber di Robert Kubica e di Nick Heidfeld, la Williams di Nico Rosberg e la toro Rosso di Sebastien Buemi. Si tratta della quarta pole stagionale per il pilota inglese, la 17esima in carriera. Hamilton ha chiuso con il tempo di 1'40"948, precedendo Vettel (1'41"615) e Webber (1'41"726). Quarto Barrichello (1'41"786), quinto il campione del mondo Jenson Button (1'41"892), sesto Trulli (1'41"897).

FERRARI - Fuori dalla top ten le due Ferrari, con il finlandese Kimi Raikkonen, all’ultima gara per il Cavallino, eliminato nel Q2 e undicesimo in griglia di partenza, mentre era finita fuori già nella prima manche l’altra rossa di Giancarlo Fisichella, che scatterà solo dalla ventesima ed ultima posizione. Clamorosamente escluso nel Q1 con il sedicesimo tempo anche lo spagnolo Fernando Alonso, all’ultima gara in Renault prima del passaggio in Ferrari per il Mondiale 2010. Con il titolo iridato come detto già nelle mani di Button (89 punti), campione due settimane fa in Brasile, c’è lotta per il secondo posto tra Vettel (74 punti) e Barrichello (72). Fra i costruttori, poi, Brawn già campione (161 punti) e secondo posto sicuro per la Red Bull (135,5), ma ancora lotta fra McLaren (71) e Ferrari (70) per la terza piazza.


Camorra, arrestato il boss Russo

 

Soddisfazione di Maroni: «Una giornata da incorniciare, continua la lotta alle mafie». Condannato all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa, era tra i 30 ricercati più pericolosi d’Italia


 

Salvatore Russo come appariva nella foto segnaletica della Polizia di Stato
Salvatore Russo come appariva nella foto segnaletica della Polizia di Stato

NAPOLI - Il super latitante Salvatore Russo, capo dell’omonimo clan camorristico attivo nell'agro nolano è stato catturato all’alba dagli agenti della Squadra mobile di Napoli. Il boss, già condannato all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa, era inserito nell’elenco dei trenta ricercati più pericolosi d’Italia ed era latitante dal 1995.

FRATELLI LATITANTI - Salvatore Russo era latitante così come il fratello Pasquale, tuttora ricercato dalle forze dell’ordine. Un tempo erano al vertice del clan guidato dal boss Carmine Alfieri, oggi pentito. La vita criminale dei fratelli Russo inizia negli anni Settanta, dopo aver stretto legami con il clan di Mario Fabbrocino e contatti con Michele Zaza e quindi con la mafia siciliana. Russo era ricercato per associazione di tipo mafioso, omicidio, occultamento di cadavere e altri reati. Il 15 aprile del 1994 erano state diramate anche le ricerche in campo internazionale.

LA SODDISFAZIONE DEL GOVERNO - Grande soddisfazione è stata espressa dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che parla dell'ennesima «giornata da incornicare» e che definisce l'arresto «un colpo durissimo alla camorra, un grande successo delle forze dell'ordine e della squadra mobile». Maroni ha inoltre detto che si sta «chiudendo il cerchio dei super latitanti: questa è la strada migliore per battere definitivamente la camorra e tutte le mafie. Stiamo realizzando successi straordinari contro mafia e camorra. Non ci fermeremo, vogliamo vincere la guerra contro le ogni forma di criminalità organizzata».


Berlusconi: se mi condannano non lascio

 

Il cavaliere: «Resisterò al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto». Il premier: ho fiducia nei magistrati seri, ma se ci fosse una condanna sarebbe sovvertimento della verità

 

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (Eidon)
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (Eidon)

ROMA - «Ho ancora fiducia nell'esistenza di magistrati seri che pronunciano sentenze serie, basate sui fatti. Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto». Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, in una dichiarazione contenuta in Donne di cuori, il libro di Bruno Vespa di prossima uscita e di cui è stata diffusa un'anticipazione, in riferimento ad alcuni processi in corso a suo carico.

«MILLS, CI PENSERA' LA CASSAZIONE» - «È una sentenza che certo sarà annullata dalla Corte di Cassazione» dice ancora Berlusconi rispondento a Vespa che gli ricorda che l'avvocato Mills è stato condannato anche in appello. E quanto alla campagna internazionale che si è scatenata su di lui, il leader del Pdl se la prende con Repubblica e L'Espresso, da cui secondo Berlusconi sarebbe partito tutto. «E su sollecitazioni di questo gruppo - sottolinea il premier - si è estesa ai giornali e ai giornalisti "amici". Per gettare fango su di me ha finito col gettare fango sul nostro Paese e sulla nostra democrazia».

«ANCHE OBAMA NEL MIRINO DEI MEDIA» - Berlusconi ricorda poi che «da mesi negli Usa è polemica ferocissima tra Fox News, una rete televisiva del gruppo Murdoch, e il presidente Obama. Non mi pare che ne derivi un problema grave per gli Stati Uniti». Quanto all'ipotesi che le posizioni critiche assunte dal Times, quotidiano britannico del gruppo Murdoch, nei confronti del premier italiano siano conseguenza degli scontri di natura commerciale tra Mediaset e Sky, «la coincidenza - evidenzia Berlusconi- fa riflettere, ma sono cose che io non farei mai, e quindi sono portato a credere che non le facciano neppure gli altri».


L'amante fugge nudo sul balcone ma viene «immortalato» dal vicino

 

È accaduto a Chengdu, capitale della provincia del Sichuan, nel sudovest della Cina. Inseguito dal marito tradito si è rifugiato in piedi su un condizionatore

 

Clicca per ingrandire (Photomasi)
Clicca per ingrandire (Photomasi)

CHENGDU (CINA) - Una scena simile l'abbiamo vista decine di volte nella commedia sexy all'italiana degli anni 70. Da una parte vi è il marito geloso che improvvisamente torna a casa per controllare l'avvenente e fedifraga moglie. Dall'altra vi è l'amante nudo che per nascondersi si rifugia nei posti più insoliti. Uno dei più classici «topos» della cinematografia erotica del Belpaese si è riproposto nella realtà a Chengdu, capitale della provincia del Sichuan, nel sudovest della Cina. Il venticinquenne Sun Meng, fama di Don Giovanni, ma poco incline ad affrontare le ire di un marito tradito, si sarebbe nascosto, nudo, sul balconcino della casa dell'amante. Successivamente per non essere intravisto dal rivale, sarebbe salito su un condizionatore d'aria che si trovava poco distante dal balcone. Peccato per lui che un solerte vicino abbia immortalato con diversi scatti le sue impavide acrobazie sul balcone e poi abbia postato una foto sul web.

INDIGNAZIONE - Tutta la comunità è venuta a sapere della storia del tradimento e della relazione di Meng con una donna sposata. Nella foto, pubblicata sul sito web della comunità locale, oltre al giovane senza veli, s'intravede il marito tradito che si rivolge a Meng con epiteti probabilmente poco cortesi, mentre in basso a sinistra si nota un altro abitante del palazzo che segue attentamente il diverbio. Non si sa se alla fine i due rivali in amore si siano chiariti e abbiano fatto pace. Di sicuro i concittadini di Meng sono rimasti indignati: «La mia famiglia si vergogna e nessuno dei miei vicini vuole parlare con me - ha dichiarato sconsolato il venticinquenne - So che quello che ho fatto è sbagliato, ma avevo paura che mi avrebbe ucciso».

IRONIA – La vicenda è diventata ancora più grottesca dopo che alcuni buontemponi hanno pubblicato alcuni commenti sul sito web locale nei quali hanno fatto notare che dalla foto si evince chiaramente che il venticinquenne non è affatto uno stallone. Risentito, Meng ha voluto rilevare che l'immagine non gli rende giustizia: «La gente sta ancora ridendo per come appaio senza vestiti» ha dichiarato. «Tuttavia mi preme ricordare che quella è stata una giornata molto fredda».

Francesco Tortora

corriere.it


Napoli, identificato il killer del video

 

La polizia aveva diffuso un filmato dell'esecuzione in cui si vedeva il volto dell'assassino. L'uomo che ha ucciso Mariano Bacioterracino nel rione Sanità è stato riconosciuto. Ora però è latitante

 

NAPOLI - E' stato identificato il killer dell'omicidio di Mariano Bacioterracino, avvenuto il 3 maggio scorso al rione Sanità. A quanto si è appreso si tratterebbe di un pregiudicato napoletano che attualmente risulta irreperibile. L'identificazione è avvenuta dopo la diffusione, da parte della polizia, del filmato dell'esecuzione, ripreso da una telecamera. Si attendono nelle prossime ore i provvedimenti dei titolari dell'inchiesta, il procuratore Sandro Pennasilico e il pm della Dda Sergio Amato.

IL CASO DEL «PALO» - Nel video è stato possibile vedere tutta la scena. Tra i personaggi ritratti c'è anche un uomo che secondo gli inquirenti aveva fatto da palo e, guardandosi l'orologio al polso, aveva lanciato un segnale al killer. Quest'uomo, un dipendente comunale, riconosciuto da più persone, ha poi smentito il proprio coinvolgimento nella vicenda.

Parla l'uomo ripreso nel video-choc: non sono io il "palo", fermate questa follia. La persona ripresa è un dipendente comunale che abita nel quartiere:"Stavo solo aspettando mia figlia"

La foto che ritrae Aiello (a destra) accanto a Mariano Bacioterracino

La foto che ritrae Aiello (a destra) accanto a Mariano Bacioterracino

 

NAPOLI - Si è presentato allo studio dell'avvocato Sebastiano Fusco e gli ha detto: "Mi liberi da quest'incubo". Poco prima, Gennaro Aiello, un dipendente comunale di 39 anni, era andato in questura per rendere una dichiarazione spontanea: "Non sono io in quel video-choc. Non sono io il "palo" ripreso in quelle immagini". Poi a un cronista de "Il Mattino" aveva raccontato il suo calvario che dura dal giorno in cui l Procura ha deciso di rendere pubblico il video dell'omicidio alla Sanità. "Stavo lì solo per prendere una boccata d'aria e per attendere ma figlia quattordicenne. Non facevo mica il palo".

VIVE AI VERGINI - Gennaro Aiello, 39 anni, racconta la sua verità con una faccia smarrita e a tratti arrabbiata. "Sono io l'uomo ripreso nel video-choc, ma non c'entro nulla con la morte di Mariano Bacioterracino". Aiello vive in via Vergini, tutti lo conoscono nel quartiere Sanità. "Aiutatemi a uscire da questa follia", ripete e riferisce di conseguenze negative per la sua vita. Telefonate dalla Germania di suoi conoscenti che lo hanno visto in tv e la sospensione dal posto di lavoro (è un operatore ecologico) con i compagni che lo scrutavano in modo sospetto. "Sì, conoscevo la vittima, ma solo in modo superficiale. Era uno del quartiere. Quando ho visto il video non credevo ai miei occhi". E il legale aggiunge: "Giusto diffondere il video, sbagliato assegnare ruoli da protagonista".

MARONI - Il ministro degli Interni interviene sul video-choc e sulla scarsa collaborazione dei cittadini. "Quella dell’indifferenza è una mentalità che dobbiamo cambiare". "La nostra presenza, la pressione delle forze dell’ordine è costante a Napoli e a Caserta - aggiunge Maroni a Capri dove ha partecipato al convegno dei giovani imprenditori - vogliamo assicurare tutti i latitanti alla giustizia. Chiediamo ai cittadini di reagire, di essere dalla parte della legalità, dalla parte della polizia e delle forze dell’ordine che stanno facendo un lavoro straordinario contro ogni forma di criminalità".

 


30/10/2009

Grande fratello: Il crollo di Daniela «Voglio andarmene»

 

Lo sfogo: «Avevo pensato che venire qui sarebbe stato come una vacanza. L'imprenditrice sarda di 32 anni raduna i coinquilini: «Vi prego, eliminatemi»

 

 

La concorrente sarda Daniela

MILANO - Dall'inizio dell'edizione numero dieci del Grande Fratello, non sono passati neanche cinque giorni. Troppi comunque per Daniela, l'imprenditrice sarda di 32 anni. «Ho deciso di eliminarmi, perché questi quattro giorni mi sembrano quaranta, ma vorrei che foste voi a farlo lunedì, così da non penalizzarvi uscendo di mia spontanea volontà», ha detto venerdì mattina Daniela ai suoi coinquilini radunati tutti nel salone della casa di Cinecittà per ascoltarla.

«PENSAVO CHE VENIRE QUI FOSSE COME UNA VACANZA» - La concorrente sarda aveva cominciato a dare segni di insofferenza già da ieri. Verso l'ora di cena, infatti, Daniela aveva avuto qualche screzio con Massimo per la spesa. Poi, per tutta la sera, aveva parlato dei motivi per cui non intendeva restare oltre nella Casa, accusando anche George di essere falso. «Mi scuso per il comportamento di ieri sera, ho avuto un momento di stress, non perchè non sto bene con voi ma perché negli ultimi tre anni ne ho accumulato troppo. Avevo pensato che venire qui sarebbe stato come una vacanza», ha proseguito venerdì mattina la concorrente sarda, che ha più volte sottolineato come gli mancasse suo marito e la sua terra. «Vorrei essere eliminata lunedì, sono nervosa e non voglio che accada più. Voi, comunque, mi avete fatto sentire come se fosse in famiglia». Il gruppo ha accolto lo sfogo della ragazza, che dopo essersi liberata da questo peso, quasi commuovendosi, li ha ringraziati dicendo: «Grazie a tutti, vi voglio bene». A lunedì mancano ancora molto però, e chissà che Daniela non possa ripensarci.


Caso Cucchi, La Russa: «Militari corretti»

 

Lividi e ferite sul cadavere del 31enne. l'Osapp: «Arrivò così a Regina Coeli». Appelli bipartisan sul giovane morto dopo l'arresto: «Verità». L'Idv: «Via dallo Stato le schegge deviate»

 

Una foto di Stefano Cucchi
Una foto di Stefano Cucchi

ROMA - Il caso di Stefano Cucchi, il 31enne morto in circostanze ancora da chiarire sei giorni dopo l'arresto (è stato fermato con 20 grammi di droga), scuote anche il mondo politico e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, interviene nel dibattito. «Non c'è dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo - spiega La Russa - ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di dirlo perché si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri come forze di polizia, quindi al ministero dell'Interno, dall'altro al ministero della Giustizia. Quindi non ho strumenti per accertare, ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione».

«LE OMBRE UCCIDONO» - «Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha perso una buona occasione per tacere» è la replica del segretario del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, Donato Capece. «Ha detto che non ha elementi per dire come andarono i fatti connessi all'arresto di Stefano Cucchi, però sostiene che l'intervento dei carabinieri è stato corretto. Su quale basi lo dice? Chi sarebbe stato scorretto, allora?» chiede Capece, indicando come priorità il «massimo rispetto per il dolore dei familiari» ma anche «consentire alla magistratura - senza alcun tipo di influenze e di dichiarazioni "a prescindere" - di compiere come sempre con serenità ogni accertamento ed atto che potrà chiarire le ragioni della morte del ragazzo». Sulla stessa linea Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp, il secondo sindacato della polizia penitenziaria, secondo il quale, «secondo fonti attendibili, Stefano sarebbe arrivato a Regina Coeli direttamente dal tribunale già in quelle condizioni, e accompagnato da un certificato medico che ne autorizzava la detenzione, come di solito si fa in questi casi». L'Osapp protesta con Michele Santoro, per come è stato trattato il caso ad Annozero. «Quali rappresentanti di un'istituzione autorevole che qualcuno tenta di annientare strumentalizzando il "caso" - prosegue Beneduci - siamo disgustati da una vicenda grave che sta via via assumendo le fattezze di un fatto politico e che rischia di disonorarci: come per il caso Bianzino, il caso Aldovrandi. Le ombre ci uccidono, uccidono l'intera categoria alla quale ci esaltiamo di appartenere, ed è triste che fino adesso siamo stati l'unica organizzazione sindacale ad avere il coraggio di dire la propria con grande chiarezza ed onesta».

«TROPPI SILENZI» - Netta la presa di posizione la Camera penale di Roma: «Non può essere consentito, non può semplicemente accadere, che Stefano Cucchi abbia potuto subire una fine così orrenda mentre era sotto la tutela prima della polizia giudiziaria che lo ha tratto in arresto; poi del pubblico ministero del giudice e del suo difensore di ufficio nel corso della udienza di convalida; poi ancora della direzione del carcere di Regina Coeli; poi dei medici del penitenziario e quelli del reparto controllato all’ospedale Sandro Pertini». «Lo scandalo - scrive in una nota l’organismo di rappresentanza degli avvocati, presieduto da Giandomenico Caiazza - è che questo ragazzo abbia subito questo pestaggio mortale, con segni orrendamente evidenti sul corpo e sul volto, senza che nessuno di coloro che hanno avuto contatto con lui abbia sentito - a quanto risulta a tutt’oggi - il dovere innanzitutto morale di conoscere la verità, e comunque di segnalare immediatamente e con forza la evidenza dei fatti».

«VERITA' E LEGALITA'» - «Verità» è la parola d'ordine usano da molti in queste ore. «Verità. Naturalmente verità. Verità e legalità per tutti, ma proprio tutti: in fondo è semplice» si legge in un corsivo di Ffwebmagazine, il periodico online della Fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini, all'indomani della pubblicazione voluta dalla famiglia del giovane deceduto delle foto del cadavere. «Uno Stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici - continua il corsivo -. Perché verità e legalità devono essere "uguali per tutti", come la legge. Non è possibile che, in uno Stato di diritto, ci sia qualcuno per cui questa regola non valga: fosse anche un poliziotto, un carabiniere, un militare, un agente carcerario o chiunque voi vogliate. Non può esistere una "terra di mezzo" in cui si consente quello che non è consentito, in cui si difende l'indifendibile, in cui la responsabilità individuale va a farsi friggere in nome di un "codice" non scritto che sa tanto, troppo, di omertà tribale». «Nell'esprimere tutto il mio cordoglio alla famiglia del giovane Stefano Cucchi in questo momento di profondo lutto e di terribile dolore, auspico vivamente che da parte di tutti i soggetti coinvolti si impieghi il massimo sforzo nel fare chiarezza al più presto sull'intera vicenda» è l'auspiscio del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni.

«VIA LE SCHEGGE DEVIATE» - Anche dall'opposizione, come era preventivabile, si sono levate voci contro quanto accaduto. Per Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, le foto del corpo di Cucchi «orribilmente deturpato da evidenti percosse, destano orrore». «Il governo - aggiunge la senatrice democratica - deve fare tutto quanto in suo potere perchè si arrivi presto a conoscere la verità su questa vicenda umana sconcertante e per ora misteriosa». «Lo Stato non può avere paura di se stesso- sottolinea invece Luigi De Magistris, europarlamentare dell'Idv -, non può temere di individuare e punire quei corpi estranei e parassitari che pure ci sono al suo interno, tra le forze dell'ordine che svolgono un lavoro prezioso per il Paese. Identificare e allontanare queste schegge deviate è l'unica risposta per garantire la fiducia dei cittadini verso le istituzioni e la giustizia, oltre che per proteggere la credibilità di quanti operano con coraggio per la sicurezza comune fornendo un servizio prezioso a noi tutti».

L'APPELLO A NAPOLITANO - «Presidente Napolitano, le foto diffuse ieri coraggiosamente dalla famiglia di Stefano Cucchi meritano verità e giustizia» chiedono infine in un appello inviato al capo dello Stato i giovani della Fgci, l'organizzazione giovanile del Pdci, e dei Giovani Comunisti del Prc. «Gli italiani, tutti, hanno bisogno di avere fiducia nelle forze dell'ordine e nel rispetto della legalità da parte di chi è chiamato a far sì che non venga mai violata» dice Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd.


Risarcimento milionario a Facebook

 

Sanford Wallace condannato al pagamento di 711 milioni di dollari per aver inserito dei post nei profili degli utenti, nel 2008 il re dello spamming ne aveva sborsati 234 a MySpace


Sanford Wallace
Sanford Wallace

MILANO - Settecentoundici milioni di dollari e passa. Tanto il social network Facebook riceverà da Sanford (detto "Spamford") Wallace, conosciuto come il re del marketing online. Lo ha stabilito un tribunale californiano, condannando il 41enne per spamming illegale. Wallace è stato anche deferito al procuratore generale Usa per oltraggio alla corte, reato per cui rischia pene detentive.

RISCHIA IL CARCERE - Facebook aveva denunciato Wallace a febbraio. L'accusa: essere entrato negli account degli utenti senza permesso e aver inserito messaggi e post nelle loro bacheche, insieme a due complici. Mesi fa il giudice Jeremy Fogel lo ha riconosciuto colpevole di aver violato il Can-Spam Act, legge firmata da George W. Bush nel 2003, e gli ha ordinato di non entrare in Facebook. Ma lui, dopo aver dichiarato bancarotta, avrebbe continuato i suoi traffici. «Anche se non ci aspettiamo di ricevere buona parte del risarcimento, speriamo che questo agisca da deterrente in futuro. Questa è un’altra importante vittoria nella nostra battaglia contro lo spam» scrive il consulente legale Sam O'Rourke, sul blog del social network.

IL CASO MYSPACE - Wallace è un esperto di messaggi-spazzatura e ha dei precedenti. Nella sua carriera di spammer usava i nickname "Spam King" e "Spamford", e tramite le sue aziende - già negli anni Novanta - avrebbe inviato in media 30 milioni di messaggi pubblicitari spazzatura al giorno. Nel 2006 gli è stata comminata un’ammenda da 4 milioni per aver diffuso programmi che infettavano i computer, con sistemi spia (spyware) o che scatenavano il proliferare di aperture automatiche di finestre (pop-up). A maggio 2008 è stato condannato da un tribunale di Los Angeles, insieme al suo socio Walter Rines, a risarcire 234 milioni di dollari a MySpace.com per aver inviato quasi 800mila proposte commerciali indesiderate agli utenti. Pochi mesi dopo, a novembre, è toccato a Facebook vincere un'altra causa contro uno spammer, Adam Guerbuez, titolare della Atlantis Blue Capital, ottenendo il risarcimento record di 873 milioni di dollari. Guerbuez aveva bombardato gli account degli utenti con messaggi pubblicitari dai contenuti sessuali espliciti.


Disoccupazione in Europa, è record Ai massimi dal gennaio del 1999

 

In Italia l'inflazione torna a crescere: a ottobre il tasso annuo è salito dello 0,3%. Ancora in crescita il tasso nell'Eurozona: +9,7 a settembre. Strauss-Kahn: «Salirà ancora per un anno»

 

(Fotogramma)
(Fotogramma)

MILANO - Cresce ancora il tasso di disoccupazione nei Paesi dell'area dell'euro: in settembre è stato del 9,7% contro il 9,6% di agosto e il 7,7% di un anno fa. Lo rende noto Eurostat, sottolineando che si tratta del tasso più elevato dal gennaio del 1999. Nell'Ue-27 il tasso è stato del 9,2% contro il 9,1% di agosto e il 7,1% di un anno fa. In questo caso di tratta del tasso più elevato dal gennaio 2000. Secondo le stime Eurostat, in settembre i disoccupati nell'Ue erano 22,123 milioni di cui 15,324 milioni nella zona dell'euro.

FMI - I dati non certo confortanti vengono confermati anche da Dominique Strauss-Kahn, direttore generale del Fondo monetario internazionale. Che, intervenendo al Festival internazionale del Lavoro a Rocca di Papa ha spiegato: «Abbiamo davanti a noi ancora 12 mesi di crescita della disoccupazione». «Ci sono buone notizie ma la crisi non è finita. Dobbiamo iniziare a parlare di una strategia di uscita ma non è ancora il momento di implementarla», ha aggiunto il numero uno del Fondo Monetario internazionale. Secondo Strauss-Kahn l'attivazione di una «exit-strategy dovrà venire solo dopo che si è toccato un picco dell'aumento della disoccupazione».

I DATI - Tornando ai dati sulla disoccupazione, va sottolineato che in rapporto ad agosto, in settembre il numero dei disoccupati è cresciuto di 286 mila unità nell'Ue-27 e di 184 mila in Eurolandia. Rispetto ad un anno fa, invece, l'aumento è stato di 5,011 milioni nell'Ue e di 3,204 milioni nella zona dell'euro. Tra gli Stati membri, il tasso più basso di disoccupazione è quello registrato nei Paesi Bassi (3,6%) e in Austria (4,8%), mentre quello più alto è ancora quello della Lettonia (19,7%) e della Spagna (19,3%). Per l'Italia (che ha dati trimestrali) Eurostat riporta il dato a giugno pari al 7,4%. Su base annua, tutti i Paesi Ue hanno visto un aumento della disoccupazione. Il tasso più basso di crescita è stato rilevato in Germania (dal 7,1% al 7,6%) e in Italia (dal 6,8% al 7,4% tra i due trimestri del 2008 e del 2009); i più significativi aumenti sono invece quelli di Lettonia (da 8,1% a 19,7%) e dell'Estonia (dal 4,1% al 13,3%). Per quanto riguarda i giovani, il tasso di disoccupazione di coloro che hanno meno di 25 anni, è stato in settembre del 20,1% nella zona dell'euro e del 20,2% nell'Unione europea. Un anno fa era stato invece rispettivamente del 15,7% e del 15,8%.

INFLAZIONE IN ITALIA - Nel nostro Paese torna a crescere anche l'inflazione. A ottobre, rileva l'Istat nella stima provvisoria, il tasso annuo è salito dello 0,3% (a settembre +0,2%), mentre i prezzi, su base mensile, sono cresciuti dello 0,1%, mentre a settembre erano in calo dello 0,2%.


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