20/09/2009
Il mistero dei bond falsi Miliardi verso la Svizzera
Titoli di Stato Usa. «Risalgono agli anni ’30». Fermati giapponesi e filippini: forse tentavano una truffa
MALPENSA (Varese) — Già la prima volta sembrava impossibile: 131 miliardi (miliardi!) di dollari Usa in titoli di Stato sequestrati in un colpo solo a due giapponesi. Accadeva all’inizio di giugno alla frontiera ferroviaria italo-svizzera di Chiasso. Mistero sulla loro provenienza e sulla loro destinazione. Adesso il mistero si moltiplica per due perché lo scorso agosto uno stock quasi identico di bond americani è stato intercettato all’aeroporto di Malpensa nel bagaglio di due filippini diretti in Svizzera: stavolta addirittura 180 miliardi di dollari, l’equivalente del debito di un Paese come il Brasile, roba in grado di terremotare l’intero mercato finanziario del pianeta.
Chi sta cercando di piazzare una quantità di bond e obbligazioni per un valore pari a due punti di pil americano? E cosa sarebbe successo se a Chiasso e a Malpensa non fossero intervenuti gli uomini in divisa? A far rientrare parzialmente l’allarme c’è una notizia dell’ultima ora che trapela dagli ambienti investigativi: i titoli bloccati a Malpensa sono quasi certamente delle patacche. E quasi certamente lo sono anche quelli di Chiasso perché i due carichi appartenevano quasi interamente alla stessa partita: titoli — in apparenza — emessi dal governo americano negli anni ’30, all’indomani della Grande Depressione. La Guardia di Finanza di Malpensa attende nelle prossime ore una mail dagli Stati Uniti: sarebbe la conferma che quella trasportata dai due filippini è in realtà solo carta straccia.
«Ma di certo nessuno ha interesse a dire che i bond di Malpensa e Chiasso sono veri... » si lascia maliziosamente sfuggire uno degli inquirenti. Senza dubbio: se i titoli venissero messi tutti all’incasso, le finanze Usa andrebbero a fondo in un battibaleno e lo Stato dovrebbe dichiarare bancarotta. Ma il giallo finanziario resta tutto. L’ultimo capitolo lo hanno scritto a Ferragosto i finanzieri all’aeroporto milanese, controllando il contenuto di due valigette 24 ore in mano a una coppia di viaggiatori con passaporto filippino: 180 miliardi di dollari, seppur non in contanti, una cifra comunque sbalorditiva e senza precedenti. I due fanno scena muta di fronte alle domande degli inquirenti e per loro scatta (e perdura) l’arresto, anche perché la Finanza ha ben presente quanto accaduto due mesi prima ai loro colleghi di Chiasso. Ai primi di giugno, su un treno diretto a Basilea ci sono due distinti signori giapponesi, Akihiro Yamaguchi e Mitsuyoshi Watanabe: in un doppio fondo delle loro valigie ci sono bond americani per 131 miliardi di dollari. Una piccola parte del carico è costituita da «Kennedy bonds» emessi fino agli anni ’90 e così chiamati perché riportano l’effigie del presidente ucciso a Dallas; la maggior parte, invece, sono titoli antecedenti la Seconda Guerra mondiale. «Ai finanzieri i due dissero che si trattava di reperti storici senza valore», ricorda l’avvocato comasco Massimo Scopelliti che fu chiamato come difensore d’ufficio. Sarà, ma perché nascondere dei souvenir in un doppio fondo?
Yamaguchi e Mitsuyoshi vengono subito rilasciati dalle autorità italiane e da allora sono spariti. La notizia fa quasi subito il giro del mondo scatenando specie negli Usa reazioni ufficiali e fantasiose congetture. Una foto dei titoli sequestrati viene inviata via mail a Washington e il 19 giugno Stephen Meyerhardt, portavoce del Tesoro americano dichiara: «Quei titoli sono falsi». Ma il giudizio si basa solo su una immagine scannerizzata e su una considerazione: di quelle obbligazioni negli anni ’30 ne risultano emesse per un valore di 105 miliardi, molto meno dunque di quanto sequestrato a Chiasso. Si aggiunge al coro anche Darrin Blackford, «spokeman» della Cia che il 25 giugno dichiara: «Quei titoli non sono stati emessi dal governo Usa». Ma le fonti, benché ufficiali, non rassicurano la stampa americana: il Financial Times arriva a ipotizzare lo zampino della mafia nel traffico dei bond, ma è solo una ipotesi che appare più dettata dal folclore (se quei titoli vengono dall’Italia, deve esserci per forza di mezzo il Padrino). Il «carico da 11» ce lo mettono invece qualche giorno dopo l’agenzia Asia News e il giornalista americano Hal Turner: i titoli sono veri e il governo giapponese sta tentando di liquidarli perché non crede più nelle possibilità del governo Usa di far fronte al suo debito pubblico; a supporto della tesi viene aggiunto un particolare suggestivo: uno dei due businessmen giapponesi transitati da Chiasso è imparentato con un alto dirigente del Tesoro giapponese. Ma Turner non è in grado di citare le fonti del suo scoop e la sparata si riduce a un semplice fuoco d’artificio.
Su Internet a questo punto circola una nuova versione: durante la Seconda guerra, diversi Paesi belligeranti hanno stampato e messo in circolazione moneta e titoli dei Paesi nemici perfettamente contraffatta. Ecco perché dei giapponesi (o dei filippini) sono in possesso di titoli americani degli anni '30, ecco perché quanto sequestrato a Chiasso e Malpensa può essere gettato nel cestino. Se anche così fosse, resta in piedi un interrogativo: quale era lo scopo dei corrieri dei bond? Secondo fonti della Finanza italiana l’obiettivo era depositarne una piccola parte in banche svizzere a mo’ di garanzia e sperare in questo modo di ottenere denaro contante. Nessun terremoto finanziario planetario, insomma, ma solo una versione di Totò e Peppino con gli occhi a mandorla. Una risposta definitiva è attesa nei prossimi giorni: a Como si riunirà una commissione di esperti Usa che esaminerà «de visu» i bond di Chiasso, la Finanza di Malpensa annuncia la chiusura delle indagini per i prossimi giorni.
Claudio Del Frate
Fonte: Corriere della Sera
Quando a sventare la rapina in banca è il cliente
In un video si vede l'uomo che si butta sul criminale, lo blocca e lo immobilizza fino l’arrivo della polizia
WISCONSIN (Stati Uniti) - Azione da wrestling: nella cittadina di West Allis, nel Wisconsin, un uomo incappucciato e con una maschera per coprire il viso è entrato in una banca per fare una rapina. A quel punto uno dei clienti dell’istituto di credito ha fermato il ladro, buttandosi addosso.
LA MOSSA - Un placcaggio degno di un atleta professionista: il rapinatore aveva chiesto ad un impiegato della banca, la Guardian Credit Union, di riempire la sua borsa con i contanti. Il dipendente obbedisce. Da dietro, però, si avvicina un cliente, che fino a pochi istanti prima si trovava dall'altra parte del locale ad una distributore di snack. Senza pensarci un attimo si butta sul criminale, lo blocca gettandolo per terra e lo immobilizza fino l’arrivo della polizia. Il rapinatore, Senister Smith, di 23 anni, aveva 8.000 dollari nella borsa. E' stato arrestato per rapina a mano armata.
Elmar Burchia
Il mondo visto dal 2055: «Attenti a non ridurlo così»
Lancio in diretta mondiale del film "The Age of Stupid" alla presenza di Kofi Annan. Un uomo del futuro si interroga sulle occasioni mancate per evitare la crisi ambientale. Proiezioni anche in Italia
Uno sguardo di allarme sul mondo d'oggi, visto dal futuro. Per la precisione dal 2055, anno in cui Pete Postlethwaite, attore candidato all'Oscar per Nel nome del padre e I soliti sospetti, è nei panni di un uomo che vive in solitudine in un mondo ormai devastato e riguarda vecchi filmati del 2008, chiedendosi «Perché non ci siamo salvati quando ne avevamo l’occasione?». Il film è scritto e diretto da Franny Armstrong (McLibel,Drowned Out) e prodotto da John Battsek (Vincitore dell’ Oscar per Un giorno a settembre). Il titolo, anche se in inglese, è chiaro: The Age of Stupid. E' un film "manifesto" sui cambiamenti climatici, un preciso messaggio in vista della Conferenza di Copenhagen dove - il prossimo dicembre - dovrà essere ratificato il nuovo trattato sul clima, che aggiornerà il Protocollo di Kyoto.
IL LANCIO MONDIALE ALLA PRESENZA DI KOFI ANNAN - Il lancio mondiale del film avverrà a New York alla presenza dell'ex segretario dell'Onu Kofi Annan. La Premiere mondiale è prevista per il 22 settembre, il giorno successivo all’evento centrale di New York, con proiezioni in simultanea in centinaia di cinema in più di 40 paesi dall’Europa all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa. L’evento mira a diventare la premiere più vista della storia del cinema grazie alla tecnologia satellitare. Questo aspetto, che consente di risparmiare sulla produzione delle pellicole e sulla loro distribuzione, abbatte notevolmente le emissioni di Co2. In Italia le proiezioni sono previste in cinema di diverse città in grado di supportare questa tecnologia:
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| Tag: cinema, film, catastrofe, filone, apocalisse, fine del mondo, scene, 2055, immaginazione, sale cinematografiche | OKNOtizie |
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Incredibile buca con un colpo solo
Con un solo colpo guadagna 1 milione di dollari
Un colpo da 1 milione. Un dilettante, Jason Hargett ha vinto 1 milione di dollari partecipando a "a hole-in-one for big bucks" nel corso dell'Eaton Celebrity Classic in Utah. Ha fatto buca con un colpo solo da 137 metri con un Ferro 9, tra l'incredulità di tutti i presenti.
La lingua del Corano inganna i musulmani
Il mondo islamico fatica a essere democratico. Fatica a scindere la politica da una religione invasiva, che odia il presente e predica l’eterno ritorno alla umma coranica (l’originaria, e mitica, unità dei credenti). E tutto questo non per colpa di un passato colonialista di marca occidentale (che ha semmai altre responsabilità), ma a causa di una struttura culturale chiusa e, da secoli, volta a bloccare la creatività per sottoporla al controllo dei potenti, dei «profeti di Dio» di turno, che si sforzano di controllare e reprimere ogni dissenso intellettuale.
La manciata di concetti che abbiamo scritto in queste poche righe, nonostante sia suffragata da un gran numero di prove, esplosive e sanguinose, è sufficiente a scandalizzare la maggior parte dei ben pensanti che predicano l’equivalenza delle civiltà e sono sempre disposti a scaricare sull’Occidente la colpa primigenia di tutte le nequizie del nostro pianetino, sempre più globale. Espresse nella loro semplicità, queste idee bastano a farsi tacciare di razzismo culturale, a vedersi ricordare con piglio furioso che la Cordoba musulmana aveva diversi chilometri di illuminazione pubblica quando Londra era un tugurio fangoso.
Peccato che a ricordarci che la situazione è descrivibile proprio in questi termini, sperando magari che l’Occidente abbia un atteggiamento più consapevole, sono proprio i più avveduti e i più laici degli intellettuali nati all’ombra della Mezzaluna. Come, a esempio, Moustapha Safouan, eminente psicologo egiziano (ha tradotto L’interpretazione dei sogni di Freud in arabo) che sarà oggi al festival Pordenonelegge per discutere proprio dei legami tra cultura politica e libertà nel Medio Oriente (a Pordenone al Palazzo della provincia alle 10,30). Le sue idee in questo campo sono nettissime. Per rendersene conto basta sfogliare il suo Perché il mondo arabo non è libero. Politica e terrorismo religioso (Spirali, pagg. 200, euro 30). Uno di quei libri politicamente scorretti che molti non leggono o fanno finta di non leggere.
Parlando dei Paesi di lingua araba, il professore non ha dubbi sul fatto che la mancanza di libertà derivi da una censura intellettuale connaturata alla storia del Medio Oriente. «La storia politica europea si è costituita sul modello greco, la sovranità, il potere deriva dal consenso dalla gente... In Medio Oriente il modello è rimasto un altro. È quello degli antichi egizi, dei sumeri, la sovranità viene da Dio... Con il tempo il divino ha smesso di essere il monarca, è diventato il libro del Corano». E quindi la parola scritta è diventata una delle ossessioni dei governanti o dei gruppi politici musulmani: «Controllando la scrittura, dividendo con forza l’arabo classico, dei colti, dalla lingua parlata si è riusciti a impedire qualsiasi contagio delle idee». E questa non è una realtà ancestrale, ma qualcosa che accade anche ai giorni nostri: «La lingua parlata è nei Paesi arabi diversissima da quella scritta dai giornalisti e dagli scrittori. Moltissima gente resta esclusa. Semplicemente non è in grado di leggere i libri che vengono tradotti a uso e consumo delle sole élite. Da pochissimo la diffusione dei media come la televisione ha iniziato a cambiare questo stato di cose. Ma la maggior parte della popolazione è ancora “muta” e “sorda”, senza possibilità di imparare».
Tanto che lo stesso Safouan già da diversi anni combatte una battaglia per tradurre testi e per tenere le sue conferenze utilizzando l’arabo parlato (che sta a quello classico come l’italiano sta al latino). «Molti anni fa tradussi in arabo classico il Discorso sulla servitù volontaria di Étienne de La Boétie. È uno dei grandi classici occidentali in difesa della libertà degli individui. Circolò solo tra gli intellettuali del Marocco. Succede così a moltissimi libri... Ed è ovvio che dietro a una situazione del genere c’è un interesse politico». Questo non è certo un retaggio del colonialismo. Dice sempre Safouan: «Gli occidentali, come tutti i colonizzatori, hanno imposto un’ulteriore livello linguistico e spesso hanno badato al proprio interesse economico. Però va detto che nei territori occupati dalla Francia è stato creato un sistema di istruzione molto solido che ha aperto a molti una finestra sul mondo. Gli inglesi sono stati meno efficienti, però hanno creato al loro passaggio un sistema universitario di alto livello».
Retaggi di apertura che il terrorismo o i governi autoritari cercano di eliminare esattamente come cercano di mantenere l’arabo vivo e parlato assolutamente lontano dallo spazio della scrittura. In modo che i più restino esclusi dal mondo. Che ai più resti solo la frase meno bella del Corano: «Questo è il libro su cui non ci sono dubbi».
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Brasile, missionario fatto inginocchiare e ucciso con due colpi di pistola
Don Ruggero Ruvoletto era originario di Vigonovo. Era stato direttore del centro missionario della Diocesi di Padova. Tre sospetti arrestati per omicidio
Don Ruggero Ruvoletto
PADOVA - Lo hanno fatto inginocchiare e gli hanno sparato due colpi, uno al volto e l’altro in testa. È morto così - secondo la ricostruzione della polizia - il missionario padovano Ruggero Ruvoletto, assassinato attorno alle 7 ora locale (le 11 in Italia), nella sua parrocchia di Santa Etelvina, alla periferia di Manaus, nel nord est del Brasile, da due sconosciuti. I due sono stati visti fuggire con oggetti appartenenti al religioso e darsi alla macchia dopo aver scavalcato il muro di cinta della parrocchia. In serata tre persone sono state arrestate per omicidio dalla polizia brasiliana. Ruvoletto, che faceva parte della diocesi di Padova, era pero originario del Veneziano. Era nato infatti a Galta di Vigonovo, in provincia di Venezia, il 23 maggio del 1957 ed era stato ordinato sacerdote il 6 giugno del 1982. Prima di raggiungere, due anni fa, l’Amazzonia, è stato per molti anni nel poverissimo quartiere di Rio de Janeiro, la Baixada Fluminense. Lo ha raccontato lui stesso nel corso di una intervista rilasciata al settimanale Revista Comunhao, prima di trasferirsi in Amazzonia..
Centinaia di abitanti del sobborgo di Santa Evelina sono andati nella parrocchia per vedere il corpo del missionario italiano, che si era trasferito due anni fa dall'Italia a Manaus. La polizia è dovuta intervenire per contenere la folla che si era riunita sul luogo dell' omicidio. «Era un buon sacerdote. Era molto ben voluto dalla comunità. C'è grande commozione in tutta la città», ha detto padre Danival de Oliveira, dell'arcidiocesi di Manaus, citato dal sito di Folha de S. Paulo, il maggior quotidiano brasiliano.
Sconcerto e dolore sono i sentimenti con i quali la Diocesi di Padova ha appreso la notizia della tragica fine di don Ruvoletto, che in passato ha ricoperto la carica di direttore del Centro missionario della Diocesi di Padova. «Abbiamo fatto il seminario assieme - ricorda don Cesare Contarini - era lui che dirigeva i nostri cori. Una persona delicata, che non ha mai approfittato delle sue posizioni, nemmeno quando il vescovo Filippo Franceschi ne aveva fatto il suo segretario personale. Era un testimone vero del Vangelo che ha sempre preferito sporcarsi le mani che stare lontano dalle persone». «Era una personalità della diocesi padovana di grande spessore - ha detto il sindaco di Padova Flavio Zanonato - ricordo la sua straordinaria umanità, la sua allegria e la sua simpatia. Prima di lui, un altro missionario padovano, padre Ezechiele Ramin, è stato ucciso in Brasile».
12:03 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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Terremoto all'alba nelle Marche
Il movimento tellurico a oltre 37 km di profondita'. Alle 5,50 sisma di magnitudo 4,6 Richter ma molto profondo: non risultano danni alle prime verifiche
ANCONA - Una scossa di terremoto, di magnitudo 4,6 Richter è stata registrata alle 5.50 di domenica mattina nelle Marche, fra le province di Ancona e quella di Macerata. Nonostante l'intensità del movimento tellurico, fortunatamente non sono registrati danni, probabilmente per la grande profondità dell'epicentro che secondo l'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, è stato fra i Comuni di Filottrano, Santa Maria Nuova, in provincia di Ancona, e di Appignano, Montecassiano e Montefano, in provincia di Macerata. La scossa è avvenuta a una profondità di 37,7 chilometri.
Il terremoto è stato avvertito distintamente dalla popolazione in una vasta area. Molta la gente scesa in strada e molti quelli che hanno deciso di passare il resto della notte fuori casa ricordando il vicino terremoto dell'Abruzzo ma anche quello che colpì le Marche e l'Umbria il 26 settembre 1997. Secondo i primi rilievi della Protezione civile, in ogni caso, non ci sarebbero stati danni a persone e cose ma stanno continuando le verifiche. Giá alle 6 un elicottero ha fatto una prima ricognizione sulla zona. Tante sono state le chiamate alla stessa Protezione civile e ai Vigili del fuoco.
11:54 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
| Tag: terremoto, marche, movimento, tellurico, sisma, magnitudo, richter, verifiche, protezione civile, ricognizione, elicottero, vigili del fuoco | OKNOtizie |
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Napolitano accoglie le salme dei parà
L'ARRIVO ALLE 9.30. A Ciampino il C-130 con i corpi dei militari italiani uccisi a Kabul. Rientrati nella notte i quattro feriti
| L'omaggio di Napolitano (Lapresse) |
ROMA - Un picchetto di paracadutisti della Folgore schierato sulla pista dell'aeroporto militare di Ciampino ha accolto l'arrivo del C-130 dell'Aeronautica con a bordo i feretri dei 6 parà uccisi nell'attentato di giovedì 17 settembre a Kabul.
IL SALUTO - I feretri dei sei parà uccisi a Kabul, avvolti nel tricolore, sono stati sbarcati dal C-130 dell’areonautica militare e sulla pista dell’aeroporto di Ciampino hanno ricevuto gli onori militari. L’ordinario militare, mons. Vincenzo Pelvi, ha benedetto le sei bare.
LE ISTITUZIONI - Il presidente Napolitano ha accolto le salme dei militari uccisi e con lui le più alte cariche dello Stato. Il capo dello Stato si è inchinato davanti ad ogni bara, in silenzio, con la mano destra appoggiata sul feretro. Dopo l'omaggio di Napolitano, è stato intonato il Silenzio e il picchetto schierato a Ciampino ha reso onore ai caduti. A Roma sono arrivati già da sabato le famiglie dei 6 militari uccisi: il capitano Antonio Fortunato, il sergente maggiore Roberto Valente, il caporal maggiore capo Massimiliano Randino e i caporal maggiori scelti Davide Ricchiuto, Giandomenico Pistonani e Matteo Mureddu.
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| Il piccolo Simone Valente con il basco del papà (Reuters) |
LE FAMIGLIE - Sulla pista i familiari dei militari uccisi. Tra loro anche Simone Valente, il bimbo di 2 anni figlio del sergente maggiore Roberto Valente. In braccio alla sua mamma, il piccolo aveva in testa il basco bordeaux del suo papà. Il piccolo ha da poco compiuto il suo secondo compleanno e il papà era riuscito a tornare per festeggiarlo con lui. Poche ore dopo era ripartito per l'Afghanistan.
I FERITI - Sono rientrati in Italia i quattro militari italiani rimasti feriti nell’attacco di giovedì a Kabul, in Afghanistan. Si tratta del primo maresciallo dell'Aeronautica Felice Calandriello, 58 anni, di Sassano (Salerno) e tre primi caporalmaggiori dei parà: Rocco Leo, 26 anni, di Francavilla Fontana (Brindisi); Sergio Agostinelli, 32 anni, originario della Svizzera e Ferdinando Buono, 30 anni, di Napoli. Il loro arrivo è avvenuto all’1:32 all’aeroporto di Fiumicino, con un volo dell’Alitalia da Abu Dhabi-Larnaca. L’hanno reso noto fonti ufficiali dello scalo romano.
CAMERA ARDENTE - Verrà aperta nel pomeriggio, anche al pubblico, la camera ardente all'ospedale militare del Celio, per rendere omaggio ai parà uccisi.
LE BANDIERE - Per i funerali di Stato celebrati lunedì 21 nella basilica romana di San Paolo fuori le mura, il Comune di Roma farà mettere 2.500 bandiere tricolori su tutto il percorso del corteo funebre dall'ospedale militare del Celio alla basilica.
11:34 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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19/09/2009
La Juve «dimezzata» non sbaglia Quarta vittoria in quattro partite
Roma-Fiorentina, posticipo di domenica sera (ore 20,45). Battuto 2-0 il Livorno con le reti di Iaquinta e Marchisio e grandi parate di Buffon. Napoli-Udinese finisce 0-0
La Juve allunga. Senza diversi titolari risponde al proclama di Ferrrara(«Niente scuse... dobbiamo essere spietati») e porta a casa tre punti anche con il Livorno: 2-0 con le reti di Iaquinta e Marchisio e almeno tre parate decisive di Buffon. Tante occasioni, nessun gol nell'altro anticipo della quarta giornata: Napoli-Udinese, finisce 0-0. La squadra di Donadoni cercava una vittoria che scacciasse i dubbi dei tifosi: l'ha cercata ma non l'ha trovata, sprecando anche qualcosa, come un'occasione di Hamsick nel finale di partita. L'Udinese conferma l'ottimo avvio di stagione. Anche senza i gol di Di Natale (aveva segnato, ma la rete gli è stata annullata per un fuorigioco che non c'era) un punto al San Paolo è un ottimo risultato.
MEZZA JUVE, PUNTEGGIO PIENO - L'infermeria piena (Cannavaro, Tiago, Melo, Diego, Salihamidzic e Sissoko) non ferma la marcia della Juve, che resta a punteggio pieno e il debuttante Ferrara conquista la sua sesta vittoria in sei partite (due nella scorsa stagione) sulla panchina bianconera. Il Livorno arriva a Torino deciso a giocarsi la partita e alla fine questo lo condanna. Non perchè l'idea fosse sbagliata, ma perchè Buffon è tornato super e ha sventato almeno tre-quattro occasioni da rete dei toscani. L'1-0 di iaquinta arriva all'8', proprio dopo un salvataggio del portiere bianconero su Lucarelli. Il lancio dalla trequarti di Camoranesi, apparso in progresso, per il taglio di Trezequet e Iaquinta, che arriva primo sulla palla e segna di testa. Il Livorno cerca la reazione, non s'arrende e costruisce ancora, ma viene di nuovo colpito al 30'. Ancora Camoranesi lancia bene con un rasoterra Marchisio sulla fascia sinistra: il centrocampista bianconero arriva in area, rischia di perdere la palla in controllo ma poi colpisce con un colpo sotto che mette il pallone morbido nell'angolo alto della porta difesa De Lucia. Da quel momento la Juve cerca il controllo della partita e non è una cosa agevole: i bianconeri soffrono in qualche occasione per il pressing avversario e Buffon comunque disinnesca altre due occasioni del Livorno. Anche la Juve comunque ha altre buone occasioni. La migliore è per Trezeguet (più attivo che nelle ultime apparizioni) colpisce il palo con un destro in acrobazia su assist da destra di Marchisio, tra i migliori e in costante progresso. La Juve va: quattro partite, quattro vittorie, 12 punti. Sugli altri la pressione di chi deve inseguire.
MOURINHO CONTRO ZAC E IL CALENDARIO - I nerazzurri visti con il Barcellona hanno diviso di giudizi di critica e tifosi: chi li ha lodati per aver fermato i campioni d'Europa, chi li ha criticati per una partita più in difesa che all'attacco. La squadra di Mourinho per la prima volta in questo campionato lascia San Siro e va a Cagliari dove a maggio perse, ma aveva già conquistato matematicamente lo scudetto. Lo Special One ha tutti disponibili e quindi ha solo problemi di scelta. Non dovrebbero esserci sorpese: Sneijder dietro Eto'o e Milito (forse riposerà per Balotelli), Thiago Motta, Stankovic e Zanetti in mezzo al campo, difesa a quattro con Chivu, Samuel, Lucio e Maicon da sinistra a destra. Piuttosto l'allenatore portoghese non perde l'occasione di far polemica con i colleghi (questa volta con Zaccheroni) e di lamentarsi di qualcosa (adesso è il calendario). «Parla uno - dice a Mourinho di Zaccheroni, reo di aver dato un parere critico su Inter-Barcellona- che sarà ricordato nella storia dell'Inter perché ha perso 5-1 in casa con l'Arsenal, in casa, e viene a dire a me come dovevo giocare questa partita contro la miglior squadra del mondo. Sono così intelligenti che si dimenticano del proprio passato. Incredibile». L'episodio risale alla stagione 2003-04, edizione quando l'Inter, passata da Cuper a Zaccheroni, non passò la fase a gironi anche per la larga vittoria dai Gunners a San Siro. Punto due, il calendario. «Noi siamo una squadra sfortunata - dice Mourinho - per quel che riguarda il calendario perché, ad esempio, abbiamo giocato domenica mentre il Barcellona aveva giocato il sabato prima ed ha avuto quindi un giorno in più per riposare. Poi mercoledì giocheremo contro il Napoli che gioca oggi mentre noi giocheremo domani. A noi - continua lo Special One - succede quasi sempre questo: ad esempio un avversario che gioca per i nostri stessi obiettivi, come la Juventus, giocherà di giovedì mentre noi scenderemo in campo domenica e mercoledì. Siamo quasi sempre sfortunati».
MILAN SENZA RONALDINHO - Dilemma Ronaldinho in casa rossonera, ma ua provvidenziale attacco di febbre venerdì potrebbe aiutare Leonardo. Dinho starebbe deludendo anche il suo sponsor numero uno, il presidente Berlusconi. Leonardo era tentato di dare all'ex Pallone d'oro la prova d'appello a San Siro contro un Bologna in crisi di gol e di gioco e metterlo in campo al posto di Seedorf. Ma un attacco febbrile dovrebbe tenerlo fuori e dare spazio all'olandese. Dopo la doppietta di Marsiglia, Pippo-gol Inzaghi torna in panchina e lascia il posto a Huntelaar accanto a Pato. Al centro Gattuso e Pirlo con Flamini ancora preferito ad Ambrosini. Dietro a sinistra potrebbe tornare Jankuloski dopo il disastro del derby. Il Bologna torna al 4-4-2, probabile che cominci dall'inizio con Zalayeta (al posto di Osvaldo) accanto a Di Vaio.
RANIERI A TOTTI: CAMBIA GIOCO - All'Olimpico arriva la Fiorentina e alla Roma servono tre punti per risalire. L'avversario non è dei migliori per ottenere il risultato. In più la sconfitta di Basilea in Europa League non ha fatto che aumentare la pressione. Ranieriparte proprio dallo sfogo post-Basilea di capitan Totti che ha parlato di situazione complicata. «Complicata è complicata - dice il tecnico giallorosso - altrimenti Spalletti non si sarebbe dimesso, conosceva benissimo la squadra. Ma i ragazzi non rispondevano più al suo gioco spumeggiante. Non so i motivi: arriva un nuovo allenatore che chiede cose nuove e semplici, di non prendere gol, carattere determinazione, voglia di lottare su ogni palla. Non chiedo molto, solo l'abc del calcio, non voglio portarli a pensare troppo. Chiedo le cose più semplici. Nient'altro». Eppure anche così non va proprio bene. Per Ranieri anche Totti «deve cambiare un po' il suo gioco. Pure i sassi sanno che viene incontro al pallone, deve essere intelligente e fare altri movimenti». Anche per la Fiorentina non è un bel momento, vista la sconfitta di Lione. Ma la squadra di Prandelli arriva più tranquilla alla sfida: «In questi quattro anni abbiamo creato un fortino invalicabile dall'esterno, se uniamo tutte le forze possiamo fare dei risultati straordinari. Abbiamo metabolizzato la sconfitta di Lione e la squadra è pronta per affrontare una nuova partita contro un grande gruppo come quello della Roma. Ieri i ragazzi hanno fatto un ottimo allenamento, dobbiamo mantenere alta la concentrazione».
LE ALTRE PARTITE - Domenica ore 15: Bari-Atalanta, Catania-Lazio, Chievo-Genoa, Parma-Palermo, Sampdoria-Siena. Ore 20,45: Roma-Fiorentina.
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Germania, allarme terrorismo per il voto
Diffuso nuovo video di minacce da Bekkay Harrach, un cittadino tedesco passato nelle file di Al Qaeda a sorpresa il giovane veste in giacca e cravatta
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| Bekkay Harrach, nel video di minacce rivolte alla Germania (internet) |
WASHINGTON – Il 27 settembre si vota in Germania e le autorità hanno messo in allerta le forze di sicurezza per il timore di attentati. Misure supplementari sono state adottate per proteggere obiettivi sensibili e grandi eventi, come la popolare Oktoberfest di Monaco. A fare alzare lo stato d’allarme un nuovo video di minacce pronunciate dal cittadino tedesco Bekkay Harrach, passato nelle file di Al Qaeda.
IL VIDEO- A sorpresa, il giovane militante compare nel video non in «divisa» o con il volto coperto, bensì con la cravatta e i capelli lunghi. Sembra un ragazzo qualsiasi e non l’estremista entrato in un’organizzazione di jihadisti uzbeki attivi in Pakistan. Harrach, già protagonista di altri messaggi, chiede all’elettorato un «no alla guerra». Nel caso che i tedeschi insistano nell’appoggiare la politica del governo che ha inviato truppe in Afghanistan, allora scatterà la «punizione». Sempre Harrach chiede l’immediato ritiro delle forze tedesche impegnate nella missione afghana. Nel video si invitano poi i musulmani che vivono in Germania ad evitare luoghi che non siano essenziali «per la vita quotidiana» per un periodo di 14 anni dopo il voto. Ma, senza spiegarne il motivo, aggiunge che «la città di Kiel» sarà sicura in ogni caso.
Guido Olimpio
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