04/10/2009

Beckham: "Sono a un passo dal Milan".

 

Il centrocampista inglese, attualmente in forza ai Los Angeles Galaxy, è pronto a ripetere l'esperienza dell'anno scorso: "Il Milan è la mia prima scelta, un grandissimo club".

David Beckham

 

David Beckham ammette di essere "ad un passo" dal concludere la sua trattativa con i Los Angeles Galaxy per una nuova cessione in prestito al Milan al termine della stagione in Major League Soccer, per ripetere così, da gennaio, l'esperienza in Serie A con i rossoneri già vissuta la scorsa stagione. "Ci sono altre possibilità, ma il Milan è la mia prima scelta", dice Beckham al Mail on Sunday. "Lì la scorsa stagione ho passato un periodo fantastico, è un grandissimo club". Sulle tracce del trentaquattrenne centrocampista della nazionale inglese ci sarebbe anche il Tottenham del manager Harry Redknapp. "Ma sin da quando ho lasciato il Manchester United ho sempre detto che per me tornare a giocare in Premier League con un'altra maglia sarebbe stato davvero difficile", ammette però Beckham.

Il Milan anche per non perdere la possibilità di essere convocato dal suo ct Fabio Capello per i Mondiali in Sudafrica del prossimo giugno. "Innanzi tutto - spiega Beckham - sarà importante ottenere la qualificazione, poi per me sarà fondamentale farmi trovare nella giusta condizione fisica e giocare. Sono stato fortunato a prendere parte alle qualificazioni, sono stato fortunato a giocare già in tre edizioni dei Mondiali e ora, lavorando duro, spero di guadagnarmi di nuovo il posto. Poi spetterà al tecnico decidere". Con Capello però il rapporto è ottimo: "E' lo stesso di quando era al Real Madrid, non è cambiato né come persona né come allenatore. Lui è un vincente e non guarda al tuo palmares. Per essere preso in considerazione da lui devi giocare bene, impegnarti e mostrare rispetto. Al Real abbiamo avuto problemi? Non dipendevano da lui. Ed io ho sempre voluto giocare per lui perché lo rispetto".


Lorenzo in trionfo, Vale giù dal podio

 

Gp del Portogallo. Lo spagnolo domina la gara davanti a Stoner (al rientro) e Pedrosa. Rossi soltanto quarto

 

ESTORIL - Dominio in prova, dominio in gara. Un week end che assomiglia a un lungo assolo vincente. Jorge Lorenzo trionfa nel Gp di Portogallo e riapre il Mondiale. Lo spagnolo della Yamaha, scattato davanti a tutti, taglia per primo il traguardo all'Estoril conquistando la quarta vittoria stagionale, la quinta nella classe regina e la numero 26 in carriera. Secondo posto a 6"294 per l'australiano Casey Stoner (Ducati), tornato in pista dopo avere saltato le ultime tre gare per i misteriosi problemi fisici, terzo posto a 9"889 per l'altro spagnolo Daniel Pedrosa (Honda Repsol). Quarto a 23"428, e dunque ai piedi del podio, il campione del mondo in carica e leader della classifica iridata Valentino Rossi (Yamaha Fiat), che ora vede il suo vantaggio su Lorenzo ridotto a 18 punti quando alla fine della stagione mancano tre gare.

GLI ALTRI - Al quinto posto a 32"652 ha chiuso lo statunitense Colin Edwards (Yamaha Tech3), sesto posto a 35"709 per lo spagnolo Toni Elias (Honda Gresini) e settimo posto a 35"723 per Andrea Dovizioso (Honda Repsol). Marco Melandri (Kawasaki Hayate) ha chiuso dodicesimo a 1’04"515, Niccolò Canepa (Ducati Pramac) è finito tredicesimo a 1’04"538. Ritirato a sei giri dalla fine Loris Capirossi (Suzuki). Rossi, come detto, guida il Mondiale con 250 punti davanti a Lorenzo (232), Pedrosa (173) e Stoner (170). La Yamaha ha vinto matematicamente il mondiale costruttori.

LORENZO - «È stato un weekend fantastico, quasi perfetto» esulta Lorenzo. «Abbiamo dominato tutte le prove - continua ai microfoni di Mediaset - abbiamo fatto anche una bella partenza e dopo aver superato Pedrosa abbiamo conquistato la leadership. All'inizio è stato un po' difficile aumentare il gap, poi Stoner ha calato il suo ritmo e ho mantenuto il vantaggio». Mai in gara, invece, Rossi. «Sapevo che era difficile che Valentino lottasse per la vittoria ma mi aspettavo che facesse meglio di quello che ha fatto - ammette - Questa è una pista un po' strana, se non vai pulito non vai forte. Rossi aveva qualche problema di set up, io invece ho fatto una gara perfetta, per tutto il week end mi sono trovato benissimo con la moto e ne ho approfittato».

VALE - Rossi, al contrario, non può che essere deluso: «È stata una gara molto difficile. Purtroppo non sono mai riuscito ad essere veloce, non avevo abbastanza grip dietro: penso sia un problema di setting visto che avevamo tutti la stessa gomma. Ma la mia si scaldava subito e quando ero in piega rischiavo troppo». «Nelle prove ho avuto qualche problemino ma pensavo di poter rimanere in gara con Stoner e Pedrosa. Loro però avevano un passo che io non riuscivo a tenere - ammette Rossi -. Mi spiace di non essere sul podio, ma almeno non mi sono buttato giù come è successo ad Indianapolis e ho portato a casa dei punti».


L'Inter torna in testa all'ultimo minuto

 

Bari-Catania 0 a 0 nel primo anticipo. A San Siro con l'Udinese finisce 2-1. Mourinho perde Milito per infortunio. Juventus in posticipo a Palermo

 

L'Inter torna provvisoriamente in testa alla classifica grazie al 2-1 agguantato in pieno recupero a San Siro contro l'Udinese. La Samp a Parma prova a mantenere il passo da capolista e cerca i 3 punti per il controsorpasso. Partite delicatissime per il Milan a Bergamo e il Napoli a Roma. Leonardo si affida ancora a Ronaldinho, ma la sua panchina ora è a rischio. Come quella di Donadoni in caso di sconfitta all'Olimpico.

Non si sono più squadre imbattute. La Juve incappa alla prima sconfitta stagionale: netto il 2-0 del Palermo. I bianconeri sono a due punti dalla coppia di testa: Inter, vincente nell'anticipo sull'Udinese, e Sampdoria, che ha impattato in casa con il Parma, ma recrimina per un rigore non dato. A Bergamo Ronaldinho segna il gol dell'1-1 del Milan contro l'Atalanta (in dieci per un'ora) e salva Leonardo. Difficilmente si salverà invece il tecnico del Napoli, Donadoni, dopo la sconfitta a Roma. Pari senza reti tra Fiorentina e Lazio mentre risale il Genoa.

JUVE KO A PALERMO - Si è capito dopo 20 secondi per la Juve sarebbe stata una serata difficile. Il Palermo ha iniziato l'incontro a una velocità tale che tutti i rosanero sembravano Usain Bolt nella finale mondiale dei 100. Miccoli, Simplicio e Cavani andavano via da tutte le parti ai difensori bianconeri e per Buffon sono stati subito incubi. Dai e dai, è arrivato il gol con Cavani al 37' del primo tempo, e cinque minuti dopo il raddoppio di Simplicio che sbuca solitario dietro la difesa su una punizione. Juventus molle e in balia degli avversari. Nella ripresa la Juve tenta la rimonta, ha alcune occasioni (sfortunata la traversa di Diego su punizione) con Amauri e Iaquinta, ma agli avanti siciliani si spalancano praterie. Solo Buffon evita per una paio di volte il tris rosanero, poi Miccoli e compagni falliscono altre grandi occasioni, oltre a un palo. La squadra di Ferrrara ora è a due punti dalla coppia di testa e viene raggiunta al terzo posto dalla Fiorentina. E sabato 17, alla ripresa del campionato dopo la sosta per la Nazionale, a Torino sono di scena proprio i viola.

INTER IN RECUPERO - Una partita veloce e con diverse emozioni quella di San Siro fra Inter e Udinese. L'Inter crea occasioni ma subisce anche molti rischi. E l'Udinese spreca anche troppo per non essere beffata nel recupero da un gol di Snejder. Il vantaggio di Stankovic al 22' del primo tempo arriva nel momento in cui i friulani stanno già impensierendo non poco Julio Cesar. Ma riescono nell'impresa di subire la rete in contropiede: palla rubata a metà campo, tre contro tre, ma Stankovic arriva indisturbato in area mentre i difensori bianconeri non sanno decidere se chiudere su di lui o su Eto'o e Milito. Il nerazzurro da destra entra in area e batte Handanovic con un diagonale. L'Udinese ha una bella reazione e il pareggio di Di Natale 5 minuti dopo è un premio meritato. Ma mette in fila anche clamorose occasioni perdute. La più incredibile è la girata di Sanchez che spara alto in area nonostante sia stato lasciato solo dall'errore dei centrali nerazzurri. Mourinho intanto è stato costretto a sostituire Milito (fermato da guai muscolari) con Balotelli. nella ripresa toglierà anche Muntari (per Suazo) più volte beccato dal pubblico di San Siro. E il secondo tempo offre ancora occasioni all'Udinese in contropiede, mentre l'Inter cerca la manovra per il vantaggio che vale la testa della classifica. Il finale è la sintesi della partita: all'89' Di Natale, solo in contropiede tira su Julio Cesar, che neutralizza l'occasione; al 47, in recupero, una palla per Balotelli, che non riesce a intervenire, finisce a Snejder, sul lato sinistro dell'area, e l'olandese trova in diagonale in mezzo a molte gambe che batte Handanovic e vale 3 punti.

BARI-CATANIA- La giornata si è aperta con il pareggio senza reti tra Bari e Catania. Padroni di casa vicinissimi al gol al 29' con il palo colpito da Vitalii Kutuzov. Secondo pari consecutivo per i pugliesi, al terzo match di fila senza riuscire a segnare. E quarto pareggio consecutivo per il Catania, che aveva perso le prime tre partite di campionato.

ATALANTA-MILAN - Leonardo, senza troppe colpe, rischia già la panchina. Partita già decisiva a Bergamo, contro l'Atalanta, che Conte sta cercando di risollevare. Pochi, secondo la dirigenza rossonera, gli 8 punti in classifica, ma soprattutto insufficiente il gioco. Dal canto suo il tecnico rossonero punta ancora su Ronaldinho che dovrebbe affiancare Pato, con Seedorf dietro le due punte. Tra le novità da segnalare che Christian Abbiati ha svolto giovedì il primo vero e proprio allenamento con i compagni, ma, ovviamente domenica non sarà in campo. Non preoccupano invece le condizioni di Alessandro Nesta: il difensore ha solo un affaticamento ad un flessore e domenica a Bergamo ci sarà.

ROMA-NAPOLI - Una delle sfide da sempre più accese (anche per la rivalità tra le tifoserie) mette di fronte due crisi. Una, quella della Roma, che pare in via di superamento. L'altra, quella del Napoli, ancora da guarire. «Una gara difficile - dice Ranieri, tecnico cui è stato affidato il rilancio giallorosso -: si affrontano due squadre ferite e che vogliono fare di più. Partita importante e molto tosta. Entrambe vogliono fare punti. Noi per dare continuità e il Napoli per cambiare rotta». Juan e Mexes sono out, da verificare le condizioni di Totti. «Non l'ho rischiato contro il Cska -dice Ranieri - per cui aspetto di parlare con lui, con il dottore, e poi prenderò la mia decisione. Vucinic? Sta bene, si è allenato bene anche oggi. Sono fiducioso che tutto vada bene». Dall'altra parte Donadoni non dà l'impressione di farsi condizionare dalla situazione: «Voglio un Napoli consapevole della propria forza - dice Donadoni - Dovremo essere aggressivi, togliere tempo e modo di giocata ad avversari che hanno un altissimo tasso tecnico Vogliamo cambiare rotta e tendenza. Sicuramente alla nostra classifica mancano almeno 3 punti. Ma non cerchiamo alibi. Adesso bisogna solo evitare inutili dispersioni di energie per andare a giocare a Roma con convinzione e determinazione». Q

PALERMO-JUVENTUS - Chi non può più sbagliare domenica è la Juventus, impegnata nel posticipo (ore 20.45) sul difficile campo di Palermo. «Andiamo a Palermo per conquistare i tre punti»: dice sicuro il bomber bianconero Vincenzo Iaquinta. «Affrontiamo ogni squadra per vincere - aggiunge l'attaccante juventino -. Anche a Monaco abbiamo commesso alcuni errori e per questo dobbiamo migliorare ma siamo sulla buona strada. Abbiano la mentalità giusta per disputare un grande campionato e una grande Champions League. Mi auguro che Amauri possa sbloccarsi: per gli attaccanti ci sono alti e bassi, basta stare tranquilli e con un goal tutto si risolve». La squadra di Ferrara, rincuorata dal recupero di Sissoko («dopo sette mesi sto molto meglio. Ieri ho effettuato l'ultimo controllo con il professor Ferret e finalmente è tutto a posto») punta alla vittoria. A centrocampo probabile quindi il trio Poulsen Melo, Camoranesi, con Diego dietro le due punte.

SAMPDORIA -PARMA - La capolista Samp va invece a Parma per tentare di rimanere in testa. Affidandosi, ancora una volta al genio di Antonio Cassano. «Stando lassù si raggiunge la felicità mia, della società, dei ragazzi e della tifoseria», spiega il patron Riccardo Garrone che però resta con i piedi per terra e spiega che la squadra deve andare avanti «passo dopo passo. Continuo a ripetere che noi miriamo stabilmente alla parte sinistra della classifica, quanto più in alto possibile. Poi vedremo, la palla è rotonda. Si è visto nell'ultima grande vittoria contro l'Inter».

LE ALTRE PARTITE - Completano il programma della domenica pomeriggio Fiorentina-Lazio, Siena-Livorno, Bologna Genoa e Cagliari-Chievo.

PALERMO-JUVENTUS- Chi non può più sbagliare domenica è la Juventus, impegnata nel posticipo (ore 20.45) sul difficile campo di Palermo. «Andiamo a Palermo per conquistare i tre punti»: dice sicuro il bomber bianconero Vincenzo Iaquinta. «Affrontiamo ogni squadra per vincere - aggiunge l'attaccante juventino -. Anche a Monaco abbiamo commesso alcuni errori e per questo dobbiamo migliorare ma siamo sulla buona strada. Abbiano la mentalità giusta per disputare un grande campionato e una grande Champions League. Mi auguro che Amauri possa sbloccarsi: per gli attaccanti ci sono alti e bassi, basta stare tranquilli e con un goal tutto si risolve». La squadra di Ferrara, rincuorata dal recupero di Sissoko («dopo sette mesi sto molto meglio. Ieri ho effettuato l'ultimo controllo con il professor Ferret e finalmente è tutto a posto») punta alla vittoria. A centrocampo probabile quindi il trio Poulsen Melo, Camoranesi, con Diego dietro le due punte.


Disastro Air France, l'accusa di due piloti: «Disastro evitabile, colpa dei sensori»

 

Nello schianto morirono 228 passeggeri. Un rapporto indipendente indica nel malfunzionamento dei rilevatori di velocità la causa della tragedia

 

Uno dei resti dell'Airbus (Afp)
Uno dei resti dell'Airbus (Afp)

PARIGI - «Bisogna smentire la tesi secondo la quale non sappiamo cosa sia successo». Due piloti francesi si apprestano a consegnare un rapporto indipendente al giudice incaricato di far luce sulla tragedia aerea dell'Airbus AF 447 precipitato tra Rio e Parigi con 228 persone a bordo. Lo rivela "Journal du dimanche". Il comandante Gérard Arnoux, presidente del Sindacato dei piloti di Air France, presenterà la relazione assieme al collega Henri Marnet-Cornus. I due sostengono che l'incidente non fu provocato da una causa unica. «Ma è una verità incontestabile che senza il guasto delle sonde Pitot (i sensori che indicano la velocità dell'aereo, ndr) non ci sarebbe stato alcuno schianto» afferma Arnoux.

SICUREZZA - Questi strumenti, prima dell'incidente, erano già stati al centro di alcune segnalazioni, a causa del loro malfunzionamento. Tanto che ne era stata richiesta la sostituzione. Secondo Arnoux, finora il ruolo delle sonde Pinot è stato minimizzato dal Bureau d'enquêtes et d'analyses (BEA), perché proprio quest'ultimo avrebbe dovuto avviare una seria inchiesta sulla sicurezza di questi strumenti. Arnoux punta anche il dito contro Air France: «Obnubilata dalla riduzione dei costi, i dirigenti non hanno compreso che la sicurezza è un investimento produttivo».


tg24 > cronaca Brescia, arrestato uomo seminudo in auto con 4 bambine


Un 56enne è finito in manette a Carpendolo, dopo essere stato trovato svestito in una vettura con a bordo due coppie di sorelle, la cui età va dai 5 ai 12 anni

 

Un uomo di 56 anni è finito in manette a Carpenedolo, in provincia di Brescia, dopo essere stato trovato seminudo in auto con a bordo quattro bambine di età compresa tra i 5 e i 12 anni. Le piccole, due coppie di sorelle, sarebbero state adescate nei pressi di un centro commerciale. L'uomo, che era nudo dalla cintola in giù, è stato arrestato per sequestro di minorenni, atti osceni in luogo pubblico e atti sessuali con minorenni.

 


Trionfa Vettel, il mondiale resta aperto

 

Gp del Giappone - Button è ottavo, ma barrichello gli rosicchia solo un punto. Il tedesco della Red Bull precede Trulli e Hamilton. Quarto Raikkonen, dodicesimo Fisichella

 

 

SUZUKA - Il pilota tedesco della Red Bull, Sebastian Vettel, ha vinto il Gran Premio del Giappone. Seconda la Toyota di Jarno Trulli davanti alla McLaren di Lewis Hamilton. Quarta la Ferrari di Kimi Raikkonen. Quinta posizione per la Williams di Nico Rosberg davanti alla Bmw di Nick Heidfeld. Settima la Brawn Gp di Rubens Barrichello che ha preceduto il leader del Mondiale e compagno di scuderia, Jenson Button. Chiude al dodicesimo posto l'altra Ferrari di Giancarlo Fisichella, mentre è decima la Renault di Fernando Alonso. Quattordicesima la Force India dell'altro italiano Vitantonio Liuzzi.

COMMENTI - «Che gara, già ero messo bene con la pole. Eravamo fiduciosi di poter difendere la posizione. Ho spinto giro dopo giro e la macchina è stata fantastica» esulta Vettel in conferenza stampa. «Fino alla fine - aggiunge - sono riuscito a mantenere bene la situazione. È stato fantastico, ho urlato alla radio che è bello tornare a vincere». Non nasconde la sua soddisfazione neanche Jarno Trulli, secondo al traguardo: «Sapevo che la partenza sarebbe stata più difficile, in genere non parto bene e sapevo che Lewis partiva con il Kers. Da qui in poi - prosegue il pilota abruzzese - è stata una gara fantastica, abbiamo fatto giri come se fossimo in qualifica. La macchina andava bene e grazie al team e alla strategia ce l'abbiamo fatta. Devo ammettere che volevo vincere ma non era possibile superare Sebastian».

TITOLO - La vittoria di Vettel, la terza stagionale, tiene ancora aperta la lotta per il titolo mondiale. A due gare dalla fine, Jenson Button - ottavo a Suzuka - su Brawn Gp perde però soltanto un punto nella classifica piloti sul compagno di scuderia Rubens Barrichello (settimo), e ne conserva 14 di vantaggio.


«Non costruite sotto quel monte» Tredici anni di denunce inutili

 

L'inchiesta. La relazione dei vigili: reti, case e un campo di calcio nell'alveo del fiume

 

Soccorritori al lavoro durante le ricerche di superstiti tra fango e detriti a Giampilieri (Ansa)
Soccorritori al lavoro durante le ricerche di superstiti tra fango e detriti a Giampilieri (Ansa)

MESSINA — «L'evento meteorologico è soltanto l’ultima fase di un percorso partito da lontano che ha trasformato zo­ne ad alto rischio come la valle di Giam­pilieri e l'antistante bacino idrogeologi­co di Scaletta Zanclea in aree di grande espansione edilizia». Questa frase, che potrebbe essere usa­ta in epigrafe alla tragedia della scorsa notte, è vecchia di 13 anni. Non è stata scritta da un militante ecologista, per quanto siano decine le denunce di Le­gambiente che prefiguravano rischi «per animali al pascolo e si ritiene anche per la popolazione», e neppure da un geolo­go di chiara fama. L'ha scritta nell'otto­bre del 1999 un ispettore dei Vigili urba­ni, coordinatore del reparto operativo mobile di Messina, al termine di un lavo­ro di controllo sul territorio durato tre anni. In città c’era ancora paura per la tra­gedia sfiorata del 1996, 92 millimetri di pioggia che avevano fatto esondare 8 del­le 35 fiumare che innervano il territorio comunale. All’Ispettorato Forestale era stata ordinata un’indagine «sul presunto dissesto idrogeologico», così recitava il bando. Il rapporto finale si concludeva con una eloquente riflessione. «Costrui­re a ridosso di una montagna — scriveva il tecnico incaricato della relazione — è sempre sconsigliato, ma nel caso di Giampilieri, dove i boschi non sono più integri e in alcun modo possono ostaco­lare il piano di scorrimento di una even­tuale frana, è da considerarsi assoluta­mente rischioso. Le precipitazioni del 1996 vanno considerate come avvisaglie molto significative: se la pioggia fosse durata di più, cosa sarebbe accaduto?».

Ai Vigili urbani era invece toccato l’esame dello stato dei torrenti. Anche qui, come abbiamo visto, le conclusioni finali hanno un retrogusto profetico. Ma la scheda dello screening operato sul tor­rente Giampilieri «e zona attigua» è an­cora più eloquente. «La situazione appa­re non migliorata rispetto al passato. Sul corso d’acqua affiorano numerose carcas­se d’auto. All’altezza di Giampilieri supe­riore si rilevano svariati manufatti di na­tura abusiva; una zona di 200 metri di ter­reno è recintata abusivamente con reti metalliche e adibita a coltivazione. E c’è persino un campo di calcio in terra battu­ta nell’alveo sotto il ponte, oltre a un campo di calcetto con base in cemento sempre posto nell’alveo del corso d’ac­qua ».

Da allora nulla è cambiato, nulla è sta­to fatto. Le due relazioni, coraggiose vi­sto che si trattava del lavoro di dipenden­ti comunali, sono rimaste lettera morta. Il Piano regolatore di Messina varato nel 1998 prevedeva per le frazioni nelle valli dell’estremo sud messinese un aumento di cubature pari al 12 per cento dell’esi­stente. Nel 2002 il Wwf denuncia «il ve­nir meno della vegetazione boschiva nel­l’area di Giampilieri superiore, soprattut­to per via di incendi». Un dato che si in­crocia «con un sempre maggiore carico urbanistico dell’area» e potrebbe avere quindi «serie conseguenze» per il territo­rio «e coloro che lo abitano». All’inizio del 2006 l’indagine congiunta di Legam­biente e Protezione civile sul pericolo idrogeologico in Sicilia assegnava a Mes­sina la percentuale di rischio più alta, 86 per cento, ma soprattutto definiva le sue fiumare «uno degli elementi più fragili del territorio nazionale». Siccome c’era­no anche i voti, da 1 a 10, il Comune di Messina vinceva la maglia nera tra i gran­di comuni con un bel 2 in pagella, «non avendo messo in campo praticamente nessuna azione nella mitigazione del ri­schio idrogeologico».

Nello stesso anno, dopo una trenten­nale latitanza, vede finalmente la luce il P.A.I., acronimo di Piano di Assetto Idro­geologico, varato dalla Regione Sicilia. Ne era stata pubblicata una prima versio­ne nel 2000, poi ritirata nel 2004 a causa dei comuni che cercarono in ogni modo di dichiararsi malati, convinti che sareb­bero arrivati soldi per affrontare l’emer­genza. Quando scoprirono che l’inseri­mento nella classifica dei dissesti non portava il denaro sperato ma aumentava i vincoli edilizi, ci fu la corsa a minimizza­re ogni problema sul territorio per can­cellarsi dalla lista, falsandola in modo de­finitivo.

L’indagine datata 2006 sulla zona com­presa nei comuni di Messina e Scaletta Zanclea sottolinea «l’uso improprio» del­le fiumare. «Con il passare del tempo e con la continua espansione edilizia gli al­vei sono stati trasformati in strade urba­ne e gli argini sono stati occupati con la costruzione di edifici». Nell’elenco dei dissesti con relativo livello di pericolosi­tà e rischio sono compresi tutti e quattro i paesi colpiti dall’alluvione. Giampilieri superiore ricade nella tipologia 1, ovvero rischio di crollo e/o ribaltamento. Il suo territorio è definito «attivo», sottoposto continuamente a modificazioni, la peri­colosità presente nell’area è di terzo gra­do, vale a dire «elevata». Quella di Alto­lia, l’unica frazione ancora non raggiun­ta dai soccorsi, è addirittura «molto ele­vata » a causa di «frequenti e numerosi dissesti dovuti a processi erosivi inten­si », gli stessi dei quali soffre Molino, la frazione gemella. La situazione di Scalet­ta Zanclea viene definita «critica nel suo aspetto generale» e in effetti l’elenco dei dissesti presenti nel Comune rappresen­ta un Bignami del rischio idrogeologico. Deformazione superficiale lenta e in co­stante progressione, area a franosità dif­fusa, sprofondamento, processi erosivi intensi, rischi di crollo e ribaltamento.

Dal 1996 ad oggi risulta un solo inter­vento, di natura «contenitiva». Dopo l’al­luvione del 2007, prova generale della tragedia di oggi, erano stati stanziati 45mila euro per un terrazzamento an­ti- frana a Giampilieri. Gli abitanti, che avevano fondato un comitato, avevano protestato sostenendo che si trattava di un solo cerotto messo su un corpo segna­to da decine di fronti franosi. Chiedeva­no che cominciassero i lavori deliberati dalla Protezione civile regionale di Messi­na per la messa in sicurezza del villaggio, un progetto da 700mila euro rimandato più volte. Sarebbero dovuti iniziare lune­dì prossimo, questo almeno era stato l’ul­timo annuncio dopo una lunga serie di rinvii. Per quasi un anno, la piccola asso­ciazione di cittadini si è riunita una volta alla settimana. L’appuntamento era al campo da calcio in terra battuta costrui­to nell’alveo della fiumara, lo stesso che 12 anni prima era stato etichettato dai Vi­gili come «irregolare e pericoloso». Ades­so non c’è più. È sepolto anche lui sotto il muro di fango nero.

Marco Imarisio


La strage di messina. Per l'Italia sicura servono 25 miliardi

 

I calcoli di Bertolaso. Oggi arriva Berlusconi. Salva una signora prigioniera in casa per 24 ore

 

 

Un gruppo di persone attende l'esito delle ricerche dei loro parenti vittime della frana che ha colpito Giampileri (Ansa)
Un gruppo di persone attende l'esito delle ricerche dei loro parenti vittime della frana che ha colpito Giampileri (Ansa)

SCALETTA ZANCLEA (Messi­na) — Via dalle case, via dai pa­esi, lontani da quella montagna minacciosa che potrebbe vomi­tare altro fango. Tre giorni do­po la tragedia l'ordine è di eva­cuare tutte le zone a rischio ma c’è chi non ne vuol sentire. So­prattutto gli anziani e i residen­ti delle piccole frazioni arrocca­te sulla montagna, come Briga, Scaletta Superiore e Guidoman­dri, dove solo ieri sono arrivati i primi soccorsi. Ma fanno resi­stenza anche a Scaletta Zanclea e Giampilieri, i due centri mag­giormente colpiti. E a nulla val­gono gli appelli di sindaci, for­ze dell’ordine e del parroco che grida al megafono: «Per il vo­stro bene dovete andare via da qui».

C’è chi preferisce restare in­trappolato ai piani alti pur di non lasciare le abitazioni men­tre ruspe e camion fanno avanti e indietro per liberare il grovi­glio di fango, massi e lamiere accartocciate che hanno creato un gigantesco tappo lungo la statale 114 (mentre ieri sera è stata riaperta l’autostrada Cata­nia- Messina). In prossimità del­le case si scava a mani nude per­ché si ha certezza di trovare an­cora altri morti. Ieri a Giampilie­ri hanno tirato fuori il cadavere di una donna e si teme che sot­to il fango ci siano anche i suoi due figli più un terzo bambino. Altri cadaveri sono stati recupe­rati a Scaletta e nel mare di Alì. La conta ufficiale ha toccato quota 22. Ai quali vanno ag­giunti 35, forse addirittura 40 dispersi, anche se tutti sanno che non c’è alcuna speranza. Nei pressi del palazzone che si è accartocciato a Scaletta man­cano all’appello almeno due coppie di anziani. Ma potrebbe­ro esserci altre vittime nelle au­to ancora sepolte dal fango. Di sera questa zona e una parte di Giampilieri diventano dei quar­tieri fantasma dove comincia­no a circolare anche gli sciacal­li. A tre giorni dalla tragedia i soccorritori si sono resi conto che non è facile operare tra tor­renti di fango e strade dissesta­te; lo stesso Bertolaso ammette, «la situazione è complessa e de­licata ma comunque sotto con­trollo ». E nonostante i tanti uo­mini e mezzi inviati (ieri a tar­da sera c’è stato qualche mo­mento di tensione perché l’in­tervento di una ruspa ha creato un smottamento sopra Giampi­lieri) restano isolate le frazioni di Molino ed Atolia: anziani e malati possono essere trasferiti solo in elicottero. Come quello che ha salvato un’anziana, in­trappolata nel fango della sua casa a Giampilieri. Ma ci sono famiglie ancora senza luce, gas e collegamenti telefonici che hanno ricevuto solo acqua e ge­neri di primo conforto. Nei pae­si a valle la protezione civile in­vece gira per le vie del centro di­stribuendo latte e pasti caldi, mentre c’è chi fa la fila alle auto­botti. Gli sfollati sono 435, qua­si tutti in alberghi della zona. Lunedì le scuole non riapriran­no ma è probabile che la chiusu­ra venga prorogata, almeno fi­no a quando le strade non sa­ranno state liberate dal fango. In questo scenario di devasta­zione e forti disagi oggi arrive­rà il presidente del consiglio Sil­vio Berlusconi, in un primo mo­mento atteso per ieri.

È molto probabile che tocche­rà il tema degli interventi e del­le risorse per mettere in sicurez­za questa ed altre zone del pae­se a rischio idrogeologico. Da parte sua il capo della protezio­ne civile Bertolaso stima che per intervenire su tutte le aree a rischio in Italia servono non meno di 25 miliardi di euro. Il premier dovrebbe fare solo un sopralluogo in elicottero ma, a sorpresa, potrebbe anche deci­dere di sentire la voce degli sfol­lati, le loro storie di disperazio­ne. A Giampilieri la mamma di Leo e Cristian, 21 e 23 anni, se ne sta ancora rannicchiata con gli occhi puntati sui cumuli di fango che hanno strappato il sorriso ai suoi due figli (uno dei due corpi è stato recuperato nella notte). Mentre la cugina di Simone Neri non smette di raccontare a tutti che «lui sì che è un eroe. Ha tirato fuori dal fango 8 persone. Ha fatto avan­ti e indietro fino allo sfinimen­to. Ma alla fine non ce l’ha fat­ta».

Alfio Sciacca

 


03/10/2009

Fondi, sindaco e consiglieri dimissionari: «Siamo logorati, non reggiamo il peso»

 

INFILTRAZIONI MAFIOSE. Si va verso il commissariamento. Il Consiglio dei ministri ieri aveva rinviato la decisione sullo scioglimento

 

L'allontamento del senatore dell'Idv Stefano Pedica, da Palazzo Chigi il 2 settembre. Il senatore ha presidiato per settimane le riunioni del Consiglio dei ministri per protestare contro il mancato scioglimento del comune di Fondi (Ansa)
L'allontamento del senatore dell'Idv Stefano Pedica, da Palazzo Chigi il 2 settembre. Il senatore ha presidiato per settimane le riunioni del Consiglio dei ministri per protestare contro il mancato scioglimento del comune di Fondi (Ansa)

FONDI - Sedici consiglieri comunali di maggioranza ed il sindaco Luigi Parisella hanno presentato in blocco le dimissioni nelle mani del segretario generale dell'amministrazione fondana che le ha comunicate alla prefettura di Latina. «Abbiamo concordato la nostra condotta in una riunione che ha raccolto tutta la maggioranza del Comune di Fondi. Il consiglio comunale ora è formalmente decaduto, da lunedì ci sarà un commissario». Il sindaco Parisella (Pdl) ha spiegato così le dimissioni, ma non ha chiarito se la decisione della maggioranza servirà a bloccare la decisione del governo sulla richiesta di scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose inviata oltre un anno fa dal prefetto di Latina Bruno Frattasi. «Non ci interessa - ha detto Parisella - Per noi le dimissioni rappresentano solo la liberazione da una vicenda che ci ha logorato».

L'EPILOGO - E' l'epilogo di una vicenda lunga tredici mesi, cioè da quando il prefetto di Latina Bruno Frattasi ha inoltrato al ministro dell'Interno la richiesta di scioglimento dell'amministrazione per infiltrazioni mafiose, sulla base di un lungo dossier stilato dalla commissione d'accesso che ha passato al setaccio la macchina amministrativa. In questi mesi - costellati dal rinvio della decisione da parte del consiglio dei ministri - diverse operazioni della Dda si sono concentrate sui funzionari pubblici e su un ex assessore fondano, oltre ad aver portato agli arresti di due esponenti della 'ndrangheta – Carmelo e Venanzio Tripodo. E' stata anche necessaria una seconda relazione del Prefetto, maggiormente dettagliata rispetto alla prima, sulla scorta del nuovo pacchetto sicurezza.

VERSO LO SCIOGLIMENTO - Proprio venerdì il consiglio dei ministri, ha aggiornato la discussione sullo scioglimento per approfondire la notizie delle possibili dimissioni di Sindaco e maggioranza, divenute oggi irrevocabili. Ma questa mossa, suggerita a Parisella ed ai suoi uomini dai vertici del Pdl locale, secondo fonti prefettizie non fermerà l'eventuale decisione sullo scioglimento per mafia all'ordine del giorno nella prossima riunione dell'esecutivo. Qualsiasi possa essere il pronunciamento finale del consiglio dei ministri, il Comune verrà comunque commissariato.

IL COMMENTO DI PEDICA - «Le dimissioni del sindaco e della giunta del Comune di Fondi rappresentano solo l'ennesimo atto mafioso. Sulla indubbia moralità di certi personaggi basta leggere le relazioni del prefetto Frattasi. Sanno di mentire e continuano a farlo, sanno che questa mossa, mafiosa, serve a loro per non sciogliere ma per commissariare un comune mafioso, con un prefetto in pensione già contattato dai Fazzone-Parisella per potersi ricandidare ancora una volta, cosa che non potrebbero fare se fosse sciolta dal governo in base all'ultima legge del luglio 2009», dichiarail senatore Idv Stefano Pedica, che ha presidiato per settimane le riunioni del Consiglio dei ministri per protestare contro il mancato scioglimento del comune di Fondi. «Tutto ciò, fa supporre che è in atto un'azione camorristica criminale nei confronti dello Stato e contro un prefetto che con le sue relazioni, ha smascherato e colpito la politica locale e nazionale del sud pontino. Chiederò al mio partito di farmi aderire alla commissione antimafia per vederci chiaro».

Michele Marangon


Vettel si prende la pole position

 

Gp del Giappone a Suzuka: il via domenica alle 7 ora italiana. Secondo tempo per Trulli, Raikkonen 8° e Fisichella 16°. Ma tanti pensano alla prossima stagione

 

 

Domenica alle 7 (ora italiana) si corre il Gp del Giappone, ma a Suzuka tutti pensano alla prossima stagione. Il titolo mondiale a tre gare dalla fine è in pratica una corsa riservati ai piloti Brawn: Button (grande favorito) e Barichello. Vettel (Red Bull) ha pochissime possibilità residue. Intanto però il pilota Red Bull ha conquistato la pole positition (quarta stagionale e quinta della carriera) con il tempo di 1'32«160. Partirá davanti alla Toyota di Jarno Trulli (1'32»220). Dalla seconda fila si muoveranno la McLaren-Mercedes dell'inglese Lewis Hamilton (1'32«395) e la Force India del tedesco Adrian Sutil (1'32»466). Il brasiliano Rubens Barrichello (1'32«660), al volante della Brawn GP, ha ottenuto la quinta posizione e precederá sulla griglia la Bmw del tedesco Nick Heidfeld (1'32»945). Il leader del Mondiale, l'inglese Jenson Button (1'32«962), al volante della sua Brawn GP aprirá la quarta fila, completata dalla Ferrari del finlandese Kimi Raikkonen (1'32»980). Alle spalle della rossa, la McLaren-Mercedes del finlandese Heikki Kovalainen e la Toro Rosso dello svizzero Sebastien Buemi. Sedicesimo tempo per l'altra Ferrari guidata da Fisichella.

LOTTA A DUE - Dopo l'annuncio di Alonso su Ferrari il prossimo anno (con Massa), in pista si parla però soprattutto del mercato dei piloti e delle strategie delle scuderie. Il casco iridato è faccenda riservata ai due della Brawn Gp, ma a parte loro tutti non vedono l'ora di finire la stagione e girare pagina al 2010. Per primi quelli della Ferrari. Nei giorni scorsi Maranello ha annunciato che Fernando Alonso correrà con le Rosse accanto al recuperato Felipe Massa, dando il benservito a Kimi Raikkonen e relegando Giancarlo Fisichella a terza guida. Il pilota brasiliano, dopo lo scandalo Renault-Briatore, ha dichiarato che la Federazione internazionale dovrebbe annullare il risultato del Gp di Singapore 2008, cosa che automaticamente darebbe il titolo mondiale a lui. Stefano Domenicali, direttore della gestione sportiva della Ferrari, ha risposto che «da un punto di vista umano capisco lo sfogo di Felipe, ma ormai tutto questo fa parte del passato», in pratica annunciato che Maranello non farà ricorsi.


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