11/10/2009
'Jesse James 2.0', il ladro ragazzino diventato una celebrità della Rete
Il 18enne americano avrebbe commesso innumerevoli effrazioni e furti, ma la polizia non riesce a prenderlo, la sua specialità: rubare aerei da turismo
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| Colton Harris-Moore (Ap) |
WASHINGTON - Colton Harris-Moore è come un fantasma. Il 18enne americano avrebbe commesso innumerevoli effrazioni e furti. Ma la polizia non riesce a prenderlo. La specialità del ragazzo sarebbe rubare aerei che guida per poi distruggerli in atterraggi d'emergenza. Esperienze da cui è uscito vivo, evidentemente.
BABY RAPINATORE - Il poliedrico e abilissimo ladro è già una celebrità. Da mesi si fa beffa della polizia: ruba aeroplani da turismo, carte di credito e irrompe nelle abitazioni. Finora non è ancora stato preso. Ma la simpatia nei suoi confronti va aumentando di giorno in giorno tra il popolo di Internet. Colton Harris-Moore ne ha combinate di cotte e di crude: nella sua città natale a Island County, nello stato di Washington, è un eroe. Vanno a ruba infatti le magliette con la sua immagine e quelle con la scritta: «La sua mamma le ha davvero provate tutte». Sul portale di Facebook il suo fan club conta quasi 5mila iscritti. E i suoi sostenitori lo paragonano a Jesse James, uno dei banditi più famosi della storia americana - «senza però aver commesso omicidi».
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| Magliette dedicate a Colton Harris-Moore (Ap) |
SCHIANTO A TERRA - Il trucco con gli aerei è finora la sua impresa migliore: è sospettato del furto dagli hangar di tre aeroplani da turismo. Li pilota per breve tempo, fino a quando finisce il carburante, e poi li distrugge al momento dell’atterraggio. Finora se l'è cavata senza riportare ferite. Harris-Moore, ovviamente, non ha nessuna licenza di volo. Su un computer che ha utilizzato, la polizia ha trovato manuali e guide al volo che si era scaricato. L'ultimo velivolo «preso in prestito» è un Cessna 182 dal valore di circa 340mila euro - che dopo un atterraggio d'emergenza è stato ritrovato abbandonato in un bosco. Era finita la benzina. Ha rubato anche auto di lusso e addirittura yacht. Inoltre, è accusato di frode online e scasso in una dozzina di casi. Ma questo gioco al rimpiattino con la polizia sembra solo stimolarlo a lanciarsi in nuove e più grandi imprese.
«LADRO SCALZO» - Già da ragazzino Colton Harris-Moore preferiva starsene da solo e non giocare con i suoi coetanei, racconta la stampa Usa. È cresciuto con la madre in una roulotte fatiscente. È stato arrestato e prelevato da casa sua già dieci volte prima dei 15 anni. Il suo primo furto l'ha compito con soli 12 anni. Ha interrotto la scuola e si è nascosto in case vacanze e nei boschi. Oggi ha 18 anni ed è alto quasi un metro e novanta. La sua pubertà l'ha trascorsa rubando nelle abitazioni vuote della costa. Poi si è specializzato in furti più raffinati. Gli è stato affibbiato il nomignolo di «ladro scalzo», perché durante i suoi crimini non ama indossare scarpe, ha detto il detective Ed Wallace, dell'Island County Sheriff's Office, alla rete Cnn. Ha speso migliaia di dollari in acquisti online di videogame, navigatori Gps e strumenti professionali per la polizia usando carte di credito rubate. Col suo kit di sopravvivenza si nasconde nei boschi, sugli alberi e riesce così a sfuggire alla polizia. «Normalmente entra nelle case e copia solo il numero di carta di credito, non la ruba: i proprietari non si accorgono quindi che è stata rubata», ha spiegato.
POLIZIA BEFFATA - «Mi gratto la testa e non mi capacito per quale motivo non siamo ancora stati in grado di prendere questo bambino», ha detto lo sceriffo Kelly Mauck ad Abc News. «È bravissimo a sfuggirci, ma resta un delinquente», ha aggiunto Mauck, sottolineando che «lascia un sacco di impronte sui luoghi dei reati». Nel 2007 la sua fuga è terminata, anche se solo per breve tempo: la polizia lo ha fermato e un tribunale lo ha dichiarato colpevole in tre casi di furto. Lo hanno messo in una struttura carceraria minorile, ma dopo appena un anno è riuscito ad evadere. Dalla finestra.
AUTOSCATTO - Lo scorso autunno il giovane è stato scovato a bordo di una Mercedes rubata. Dopo un inseguimento durato parecchie ore i poliziotti hanno ritrovato solo l'auto: del ragazzo non vi era traccia. Dentro la vettura, però, c'era una fotocamera digitale con una sua foto memorizzata, dove appare con un'espressione assai compiaciuta. Non solo l'apparecchio digitale ma persino la maglietta con logo della casa automobilistica che indossa apparteneva al proprietario dell’auto. La madre non si dà pace e difende il figlio: «Ogni volta che rubano qualcosa in città si pensa subito a Colt», ha detto Pam Kohler al quotidiano Everett Herald. Settimana scorsa è scomparso nuovamente un piccolo aeroplano nella cittadina di Bonners Ferry, in Idaho. E gli abitanti hanno subito pensato al giovane dal talento innato per il furto. Ma di Harris-Moore non c'era traccia neppure stavolta. Con una barca rubata sarebbe giunto nel frattempo fino a Point Roberts, una piccola isola al confine con il Canada.
Elmar Burchia
17:28 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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Il «vaccino» anti-telomerasi
Dopo il nobel a Elisabeth Blackburn, Carol Greider e Jack Szostak. Agire contro l'enzima che regola la lunghezza dei cromosomi potrebbe portare alla realizzazione di preparati anti-cancro «universali»
L'idea di costruire un vaccino «universale» contro il cancro è quasi in controtendenza. Tutti parlano di target therapy, la cura personalizzata a misura di paziente, e buona parte della ricerca si è focalizzata sulla possibilità di colpire bersagli molecolari specifici per ogni tipo di tumore non soltanto con i vaccini, ma anche con i farmaci. Ma c'è anche un'altra strada, che l'assegnazione del premio Nobel per la medicina di quest'anno ha riproposto, su cui si stanno muovendo molti gruppi di sperimentatori, anche privati, con notevoli investimenti economici. Gli americani Elisabeth Blackburn, Carol Greider e Jack Szostak hanno ottenuto il riconoscimento dell'Accademia svedese per le loro scoperte sui telomeri, cioè su quelle porzioni di Dna che stanno all'estremità dei cromosomi. «Le loro ricerche - spiega Elena Giulotto del Dipartimento di genetica "Adriano Buzzati Traverso" all’università di Pavia, esperta di telomeri di cui studia alcuni aspetti funzionali, pubblicando lavori su riviste del calibro di Science- hanno fondamentalmente risposto a un quesito biologico. Questo: come mai, durante la divisione cellulare le terminazioni dei cromosomi non si replicano come il resto del Dna? I tre scienziati hanno scoperto che i telomeri sono organizzati in sequenze di Dna semplici e ripetute e che l'enzima specializzato per la loro replicazione è la telomerasi. Senza questo enzima i telomeri tenderebbero ad accorciarsi a ogni replicazione delle cellule». Esiste, dunque, un equilibrio dinamico fra "accorciamento" dei telomeri, dovuto alle successive replicazioni dei cromosomi, e "allungamento", reso possibile dalla presenza della telomerasi. Nelle cellule somatiche di un adulto normale, la telomerasi è inattiva, i telomeri tendono ad accorciarsi (tant'è vero che sono più corti negli anziani) e le cellule possono andare incontro a senescenza; nelle cellule staminali e riproduttive, invece, l'enzima è attivo e mantiene stabile il Dna.
INVECCHIAMENTO E TUMORI - «Il fenomeno della senescenza legato all’accorciamento dei telomeri - precisa Elena Giulotto - che, peraltro, si osserva solo in laboratorio, ha fatto ipotizzare la possibilità di prevenire o curare l’invecchiamento. È vero, l’inserimento di un gene della telomerasi nelle cellule le rende immortali, ma quello che succede nell’organismo umano è ben diverso anche perchè l'invecchiamento è dovuto a tantissimi altri fattori». L’elisir di lunga vita è ancora lontano, ma le cure anti-cancro no. «Nel 90 per cento dei tumori - spiega Giulotto - la telomerasi è attiva e i telomeri non si accorciano. La telomerasi, dunque, è un marcatore comune a moltissime neoplasie». Ecco perchè terapie mirate contro la telomerasi diventerebbero terapie "universali". La telomerasi è un enzima complesso perché è formato da un filamento di Rna, cioè da una sequenza di oligonucleotidi, che fa da stampo per la sintesi del Dna dei telomeri e da una parte proteica, costituita dall'enzima trascrittasi inversa (che sintetizza il Dna partendo dallo "stampo" a Rna). I bersagli di vaccini e farmaci anti-telomerasi, dunque, possono essere più di uno. Un'idea potrebbe essere quella di inibire la trascrittasi inversa con un farmaco (è lo stesso meccanismo dell'Azt, il famoso farmaco che blocca la replicazione del virus dell'Aids) o di bloccare l’Rna con sequenze di oligonucleotidi capaci di legarsi alla sua molecola. L'altra è quella del vaccino: la possibilità, cioè, di stimolare l'organismo stesso a produrre cellule capaci di aggredire la telomerasi.
SPERIMENTAZIONE - Alcuni composti sono già in fase sperimentazione preliminare sull’uomo. In sei centri americani, compresa la Duke University di Durham, stanno sperimentando in alcuni tumori (della prostata, del rene e leucemie), un vaccino anti-telomerasi (Grnvac1) che si sta rivelando sicuro e capace di stimolare linfociti citotossici specifici per la telomerasi. Due farmaci a base di oligonucleotidi (il Grn163 e il Grn163L9, che funzionano però come inibitori enzimatici, hanno superato le prove sugli animali e sono in studio in 20 centri, sempre americani (su pazienti, per esempio, con mieloma multiplo), anche in combinazione con altre terapie. Questi composti, inibendo l’enzima, provocano un progressivo accorciamento dei telomeri, con conseguente instabilità del genoma e morte della cellula. «Il problema - conclude Giulotto - sarà quello di valutare il loro impatto sulla telomerasi delle cellule sane, soprattutto quelle staminali e germinali ricche di telomerasi».
Adriana Bazzi
Fonte: Corriere.it
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Esplode edificio a Roma, tre feriti gravi
Edificio distrutto nella periferia della Capitale. Una fuga di gas la causa. Cinquanta persone evacuate
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| Le immagini della casa (Mario Proto) |
ROMA – Dramma nella notte a Roma. Tre persone sono rimaste gravemente ferite nel crollo di una palazzina provocato, intorno all’una, dall’esplosione di una bombola di gas. L’edificio, in via di Grottarossa 91, periferia nord della capitale, è andato interamente distrutto. Detriti, inferriate, pezzi di infissi sono stati scagliati a centinaia di metri di distanza. Sfiorata la strage. Dei tre i feriti, trasportati d’urgenza all’ospedale Sant’Andrea, poco lontano dal luogo del disastro, uno è gravissimo: si tratta di un uomo di 40 anni che sarebbe in pericolo di vita.
I SOCCORSI - Sul posto sono intervenute dieci squadre dei vigili del fuoco che hanno impiegato ore a spegnere l’incendio sprigionatosi dopo l’esplosione. Il 40enne che ha riportato ustioni di secondo grado su viso e corpo, dopo le prime medicazioni, è stato trasferito all’ospedale Sant’Eugenio, al centro grandi ustionati. Lo scoppio ha causato pesanti danni anche alle abitazioni degli edifici vicini e a numerosi veicoli parcheggiati nella strada. Inagibili due palazzi, 50 persone sono state evacuate. Dal terzo piano, dove la bombola del gas è esplosa, l’esplosione ha aperto il pavimento dell’appartamento e ha distrutto inizialmente quello sottostante: altri crolli e incendi hanno poi devastato la palazzina, di cui restano intatte solo le strutture portanti.
ESPLOSIONI - Roma non ricordava un’ esplosione così drammatica dal 10 maggio scorso, quando in via Maestrini saltò in aria un'altra palazzina, nella zona di Spinaceto-Casal Brunori, periferia Sud. Allora un’altra fuga di gas nell'appartamento di un’anziana che aveva appena perso il figlio causò la morte di tre persone. Una trentina furono gli sfollati. Come sei mesi fa, l’esplosione di ieri notte ha coperto l'asfalto di vetri, pezzi di cemento e schegge di suppellettili. Ingenti i danni anche ai palazzi vicini, con fori provocati dai tramezzi sparati come proiettili dall’appartamento distrutto.
11:54 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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Democratici, oggi il congresso Ma la vera partita sarà alle primarie
E Fioroni ammonisce il segretario: non bastano antiberlusconismo e «nuovismo». D’Alema: se vincesse Franceschini sarebbe paradossale, non so cosa farebbero gli iscritti
| Manifesti nel metrò di Milano invitano a votare alle primarie del Pd (Fotogramma) |
ROMA — Quanta gente ci sarà oggi all’hotel Marriott? Per ora è l’unica domanda che si pongono i dirigenti del Pd, rinviando a dopo gli interrogativi che riguardano la politica. La Convenzione nazionale del Partito democratico (si chiama così, che chiamarla congresso, visto che dura solo qualche ora, sembrava pretenzioso) sembra un evento già scritto. Già: tutto è stato deciso, parleranno solo i tre candidati, cioè Franceschini, Bersani e Marino, gli altri big non saliranno sul palco, la finalissima si gioca alle primarie del 25, e allora perché partecipare all’appuntamento di oggi?
La probabilità che i mille delegati del Pd non arrivino tutti è alta (non a caso è stata affittata la sala di un albergo e non quella di ben altre dimensioni della Fiera di Roma). E comunque diserteranno la convenzione personaggi come Romano Prodi (che si limiterà a un messaggio) e Walter Veltroni (che non farà campagna elettorale per Franceschini). Potrebbe essere assente anche Francesco Rutelli, mentre molti altri faranno una comparsata, tanto per farsi vedere. Tutti gli occhi sono dunque già puntati alle primarie.
Massimo D’Alema è convinto che in quelle consultazioni «Bersani avrà una percentuale maggiore di quella ottenuta nei congressi dei circoli» e al Riformista spiega che se invece vincesse Franceschini ci si troverebbe di fronte a «uno scenario paradossale», essendo queste le regole, aggiunge l’ex ministro degli Esteri, «certamente i dirigenti le rispetteranno. Gli iscritti non so. Ma adesso l’importante è che si impegnino a essere protagonisti anche delle primarie». Ed è su quel «gli iscritti non so», che si è aperto un nuovo fronte polemico nel Pd, dove il veltroniano Enrico Morando accusa D’Alema di volere la scissione.
E a D’Alema risponde anche Beppe Fioroni, che dice: «Non si possono cambiare gli elettori perché non fanno quel che vogliamo noi». Ma Fioroni in realtà non ha grande voglia di far polemiche con gli avversari interni. Anzi. L’ala ex ppi del Partito democratico sembra prepararsi a un’eventuale vittoria di Bersani e tenta di frenare Franceschini. Sull’antiberlusconismo, innanzitutto: «Se la nostra azione politica si limita a questo, rischiamo di produrre l’effetto inverso rispetto a quello voluto e di non conquistare quegli elettori che votano Pdl perché il premier racconta loro che fuori c’è l’orda rossa». Ma Fioroni invita Franceschini alla prudenza anche rispetto allo scontro interno: «Non esiste la storia del vecchio e del nuovo, o dei giovani e meno giovani. Ed è sbagliato alzare il tono del confronto perché il giorno dopo le primarie non ci dobbiamo dividere, anzi, deve esserci un segretario che si assuma la responsabilità di fare la sintesi di tutte le altre posizioni». Un messaggio indiretto a Bersani perché non metta ai margini del partito gli ex popolari.
M. T. M.
Fonte: Corriere.it
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L'Italia a Dublino conquista il Sudafrica
Lippi: una sconfitta sarebbe stata ingiusta. Il pareggio in extremis con l'Irlanda consente agli azzurri di qualificarsi ai Mondiali con un turno di anticipo
DUBLINO - Gilardino alla fine ci ha messo una pezza. Lo ha fatto al 44esimo del secondo tempo, quando ormai per gli azzurri di Lippi sembrava profilarsi una sconfitta di quelle che hanno il sapore di uan beffa, perchè l'Irlanda di Trapattoni solo due minuti prima aveva insaccato la rete del 2-1 che sarebbe stata un risultato storico per la formazione di casa. Invece l'attaccante della Fiorentina non ha sbagliato l'ultima possibile occasione per non sbagliare e ricevendo la palla da Iaquinta con un preciso piatto ha spiazzato e infilato il portiere avversario.
PARTITA SOFFERTA - Tra Italia e Irlanda, a Dublino, è dunque finita per 2-2, un risultato che tutto sommato accontenta entrambe le formazioni e che permette all'Italia di garantirsi l'accesso matematico alla fase finale dei campionati mondiali in Sudafrica. Ma Marcello Lippi, in panchina, ha dovuto sudare freddo praticamente dall'inizio alla fine per riuscire a portare a casa il risultato. Era stata la formazione di casa, guidata da Giovanni Trapattoni, ad andare per prima in vantaggio al 7' minuto del primo tempo e aveva già da lì costretto gli Azzurri ad una gara tutta in salita. Camoranesi era riuscito a pareggiare al 27° e le due squadre erano andate negli spogliatoi con un 1-1 che tutto sommato rispecchiava l'andamento della partita. Poi, nella ripresa,un gol annullato a Iaquinta per fuorigioco (una decisione, quella dell'arbitro, che ha lasciato qualche dubbio) già al secondo minuto, qualche palla buona di qua e di là e, al 42°, la beffa irlandese, con Ledger che di testa insaccava un bel gol raccogliendo una punizione battuta dalla tre quarti. L'Italia a quel punto poteva perdersi d'animo. Non lo ha fatto. E alla fine il pareggio - e con esso la qualificazione con un turno d'anticipo - è arrivato. Appunto grazie al sangue freddo di Gilardino. Il tabellino di fine partita registra dunque le reti di Whelan, Camoranesi, Ledger e Gilardino. L' Italia va diretta in Sudafrica, l'Irlanda va ai play-off.
«ABBIAMO RISCHIATO GROSSO» - «Abbiamo rischiato grosso - ha detto a caldo Marcello Lippi alla fine dell'incontro -, ma se avessimo perso questa partita sarebbe stata una grande ingiustizia». Statisticamente, ha poi ricordato il mister azzurro « le uniche due volte in cui la Nazionale si è qualificata per la fase finale dei Mondiali con una settimana di anticipo sono state nel 1982 e nel 2006». Ovvero gli anni in cui l'Italia ha poi conquistato il trofeo iridato. Quindi «speriamo che sia di buon auspicio».
«COSI' E' ANCORA PIU' BELLO» - «Andare ai Mondiali così è ancora più bello» ha poi detto dai microfoni di RaiSport, Alberto Gilardino, l'uomo che ha salvato la partita e dato agli azzurri la certezza andare in Sudafrica. «È stata una partita tirata fino all'ultimo - ha commentato l'attaccante -. Abbiamo meritato il pareggio, il loro 2-1 è stata una nostra disattenzione, meno male che abbiamo recuperato. Questo è il gol più importante da quando indosso la maglia azzurra e sono felicissimo. Abbiamo fatto una buona prestazione, io ho creduto fino all'ultimo che potessimo pareggiare ed è andata bene». Ora l'Italia va ai Mondiali sudafricani in cerca di cosa? «Questo gruppo può contare molto - è la risposta del "Gila"-. Si sono aggiunti giovani molto bravi, e andremo in Sudafrica con grande voglia di fare bene e di riprovarci un'altra volta, anche se non sarà facile». E pensare che oggi Gilardino non ha fatto parte della formazione iniziale...«L'importante è essere presi in considerazione dal tecnico - ha commentato l'attaccante - e far bene quando si viene chiamati in causa».
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Iran, tre dimostranti condannati a morte
Avevano preso parte alle proteste per le elezioni presidenziali
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| In questa immagine del 21 giugno 2009 la morte di Neda, la giovane donna rimasta uccisa a Teheran negli scontri tra la polizia del regime e i sostenitori del governo (Ansa) |
TEHERAN - Tre manifestanti, incriminati per la partecipazione alle dimostrazioni antigovernative, sono stati condannati a morte in Iran. Lo riferisce l'agenzia Isna. I tre avevano preso parte alle proteste scoppiate in occasione delle elezioni presidenziali che hanno sancito la riconferma di Mahmoud Ahmadinejad.
IL MINISTRO - Il capo dell'ufficio pubbliche relazioni del dipartimento di Giustizia della provincia di Teheran, Bashiri Rad, parlando con l'Isna, ha reso note solo le iniziali dei nomi dei tre condannati al patibolo. Si tratta di M.Z., A.P. e M.E. I primi due, ha precisato Bashiri Rad, sono stati riconosciuti colpevoli di legami con un'organizzazione monarchica e il terzo con i Mujaheddin del Popolo, la più importante organizzazione di opposizione armata al regime. Giovedì, il sito riformista Mowjcamp aveva reso nota la condanna a morte di un manifestante, Mohammad-Reza Ali-Zamani, riconosciuto come militante filo-monarchico. Non è escluso che possa trattarsi di uno dei tre di cui si è avuta notizia oggi.
DIRITTI UMANI - Proprio il giorno che ha portato da Teheran pessime notizie, per Amnesty International è una data di riflessione e lotta. Il 10 ottobre, da sette anni, è indetta la giornata mondiale contro la pena di morte, considerata la maggiore delle violazioni dei diritti umani. In particolare quest'anno l'impegno di Amnesty International è volto a educare i giovanissimi alla conoscenza dei fondamentali diritti dell'uomo, con dibattiti e incontri nelle scuole. I dati forniti dall'associazione sottolineano come nel 2009, il Burundi e il Togo sono diventati abolizionisti della pena di morte e negli Usa, anche lo Stato del New Mexico ha posto fine alle esecuzioni.
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Marcegaglia: tutelare istituzioni ma il premier deve poter governare
Poi l'Appello al Governo: «La pressione fiscale in Italia ha raggiunto livelli mai visti». «Non abbiamo bisogno di elezioni». E sul Meridione: «Sanità scandalo. Banca del sud? Non sia carrozzone»
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| Emma Marcegaglia (Eidon) |
MILANO- «Non bisogna delegittimare le istituzioni, però dall’altra parte non va neanche bene chi vuole approfittare dell’esito del Lodo Alfano per delegittimare il governo». Lo ha affermato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, a margine di un convegno promosso dalla fondazione Farefuturo a Salerno.
GOVERNO VADA AVANTI - Secondo la leader degli industriali «il governo deve andare avanti, Silvio Berlusconi deve andare avanti col suo esecutivo». Tuttavia, «dobbiamo in qualche modo salvaguardare il capo dello Stato - ha proseguito - perché così salvaguardiamo l’Italia». Secondo Marcegaglia l’esecutivo «deve cercare di risolvere la crisi. In questo momento delicato - ha aggiunto - è importante non delegittimare le istituzioni, ma non abbiamo bisogno di elezioni. Anzi: abbiamo bisogno di un governo, di un governo di Silvio Berlusconi che vada avanti».
«TROPPA PRESSIONE FISCALE» - La numero uno di Confindustria ha poi puntato il dito contro la pressione fiscale, sottolineando come in italia abbia «raggiunto livelli mai visti». A soffrire di più, ha aggiunto, sono le imprese e i lavoratori dipendenti. Francia e Germania che stanno tagliando tasse alle imprese «sono nostri concorrenti diretti - ha ricordato - ed è molto importante che anche in Italia il problema si ponga e si imponga in modo chiaro». Per questo motivo, secondo Marcegaglia, l governo italiano deve intervenire, mettendo tra le sue priorità, il taglio delle tasse proprio sui lavoratori dipendenti e sulle imprese.
L'ANDAMENTO ECONOMICO - Quanto alla fuoriuscita dalla crisi, la presidente degli imprenditori italiani ha spiegato che la sua associazione è «d'accordo sul fatto che ci sono alcuni segnali di miglioramento», tuttavia «abbiamo ancora un lungo percorso da fare». Occorre, in particolare, ha sottolineato, recuperare il 10,8% della produzione. «La crisi non è finita - ha puntualizzato -. Abbiamo davanti ancora un periodo complesso da gestire tutti insieme».
«LA SANITÀ AL SUD È UNO SCANDALO» - Si è poi parlato del Meridione. Confindustria guarda con molta attenzione alla Banca del Sud e l'auspicio di Emma Marcegaglia è che non si arrivi ad un «carrozzone pubblico» ma ad un istituto che «aiuti le imprese e i cittadini meridionali ad avere soldi ad un giusto prezzo» perché «c'è un problema di restrizione del credito soprattutto nel Mezzogiorno» e questo «è un tema vero». La presidente degli industriali ha poi richiamato alla necessità di un contenimento degli sprechi spiegando che la sanitá nel Mezzogiorno «è uno scandalo» e «dobbiamo avere la forza di dirlo». Marcegaglia boccia dunque l'ipotesi di utilizzare i fondi Fas per affrontare questo problema. Che va risolto, invece, «mandando a casa gli amministratori incapaci».
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10/10/2009
La Nazionale a Dublino si gioca la qualificazione ai Mondiali di calcio
L’ultimo ostacolo. Lippi insegue il suo secondo Mondiale: «Siamo messi meglio di 4 anni fa»
DUBLINO — «Ciao». Un italianissimo ciao è il saluto che Marcello Lippi spedisce (a richiesta) a Giovanni Trapattoni del quale aveva raccolto l’eredità nell’estate del 2004 dopo un quadriennio a dir poco sfortunato, doppio fallimento mondiale (Giappone-Corea 2002) e continentale (Portogallo 2004). Stasera il Trap vestito del verde d’Irlanda proverà a fare lo sgambetto a quella che è stata la sua nazionale utilizzando le armi tradizionali del calcio che si gioca quassù: corsa folle e coltello tra i denti.
| I due commissari tecnici Marcello Lippi e Giovanni Trapattoni durante la partita Italia-Irlanda allo stadio S. Nicola di Bari (Ansa) |
Non è che serva molta fantasia a immaginarlo. Ma il sogno della promozione diretta al Mondiale sudafricano resta un filo sottilissimo per lui: la superiorità azzurra è manifesta perché pareggiando stasera oppure battendo Cipro mercoledì a Parma, per l’Italia sarebbe fatta. Perciò se il Trap spera, Lippi trepida all’idea di questa sfida che può garantirgli la presenza al secondo Mondiale consecutivo: «È una bella emozione e, se per caso qualcuno se ne fosse dimenticato, avremmo la possibilità di difendere il titolo conquistato in Germania. Però serve un’Italia importante, che riesca a imporre le proprie qualità. Grazie al lavoro di Trapattoni ora la convinzione degli irlandesi è cresciuta ma noi abbiamo vinto 6 partite pareggiandone 2, mica male. Quello che abbiamo fatto non è tutto da buttare: lo dimostra Cristiano Ronaldo che rischia di non giocare il Mondiale e come lui Ibrahimovic».
La partita che segnerà l’aggancio di Pirlo (62 presenze) a Donadoni e Gentile (63), quello di Zambrotta (90) a Del Piero (91) e quello possibile di Gattuso (inizialmente confinato in panchina) alle 70 maglie azzurre di Mazzola, questa partita in cartellone nel stadio di Croke Park («Lo chiamano lo stadio del sangue, che brutta definizione ») perché il vecchio e intrigante impianto di Lansdowne Road con il treno che gli sferragliava accanto non esiste più, possiede un termine di raffronto nella gara vinta (2-1) il 17 agosto del 2005, la prima della stagione che sarebbe sfociata nella notte degli eroi di Berlino. «Ma quella — Lippi stoppa subito gli accostamenti blasfemi — era una semplice amichevole d’estate che comunque aveva dato dei segnali. Una bella differenza ». Per forza di cose bypassato il confronto dello scorso 1˚ aprile a Bari per manifesta inattendibilità («Partita anomala »): frettolosa espulsione iniziale di Pazzini e il pesce d’aprile di Keane, pareggio proprio in fotofinish.
Punti fermi su quello che sarà lo schieramento chiamato a chiudere (in anticipo) la pratica sudafricana, non ne esistono. Al contrario del Trap che snocciola i suoi 11 titolari, Lippi nega infatti qualsiasi riferimento («Voi mi fate passare per scortese ma io non sono scortese»), anche se il dubbio autentico coinvolge Di Natale e Gilardino. Ma, al di là delle singole scelte, la questione di fondo è una soltanto: la capacità di mantenersi sempre sul pezzo di un gruppo che resta sostanzialmente un mix di campioni usurati e di giovani (o sedicenti tali) il cui spessore in chiave internazionale è tutto da verificare. Il c.t., ovviamente, si sforza di regalare parole ecumeniche («Noi cerchiamo di vincere in tutti gli stadi del mondo») e avverte: «Dobbiamo aspettarci folate frequenti e aggressive degli irlandesi però anche loro si dovranno attendere qualche cosa da parte nostra, le nostre folate ».
Quattro anni fa il successo di Palermo sulla Slovenia, un risicato 1-0, ci garantì il lasciapassare per il Mondiale tedesco, con tutto quello che quei giorni hanno significato per la storia minima del nostro calcio. Era la penultima partita del girone, proprio come stasera. Toccando ferro un dettaglio beneaugurante. Ma soltanto a qualificazione ottenuta il c.t. incomincerà tutte le verifiche («Anche se sul piano della conoscenza dei giocatori la sensazione è di essere più avanti rispetto a quattro anni fa»), perché per giocare un Mondiale come si deve «è necessario fare molto di più». E a chi, portandosi oggettivamente molto in avanti, gli domanda del suo futuro, stavolta Lippi allarga le braccia: «Ma se non so neppure cosa farò domani...».
Alberto Costa
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Arriva la mini-batteria nucleare
Messa a punto dall'Università del Missouri. È grande quando una monetina e dura milioni di volte più delle attuali pile
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| La pila nucleare messa a punto da ricercatori dell'università del Missouri |
MILANO – La nuova batteria nucleare in futuro potrebbe essere più sottile di un capello umano e potrebbe sostituirsi alle pile standard per alimentare qualsiasi apparecchio necessiti di energia elettrica: questa è la promessa del team dell’Università del Missouri guidato da Jae Wan Kwon, a cui va il merito di aver creato una batteria atomica grande come un soldino, con l’ulteriore particolarità di utilizzare un semiconduttore liquido in grado di inibire eventuali danni ai materiali causati dalle radiazioni.
DURA MILIONI DI VOLTE IN PIÙ- L’autonomia di questo atipico accumulatore che sfrutta la potenza dell’atomo è infinitamente superiore a quella delle banali pile alcaline e dunque si risolverebbe uno dei problemi che anche la tecnologia più all’avanguardia fino ad ora non è riuscita ad arginare, vale a dire la breve durata delle batterie.
COME FUNZIONA – In sostanza la batteria nucleare sarebbe azionata da un isotopo e l’elettricità verrebbe originata dalla trasformazione delle particelle decadute: un semiconduttore liquido raccoglierà le particelle decadute e le convertirà in elettricità, evitando i problemi incontrati utilizzando un semiconduttore solido.
PREGIUDIZI – Il padre della batteria nucleare spiega sottolinea che bisogna smantellare i preconcetti che spesso aleggiano intorno alla parola «nucleare». La pila atomica infatti viene già utilizzata largamente in alcuni settori, ma si è sempre trattato di oggetti di dimensioni molto ingombranti. Inoltre, come ricorda il dottor Kwon, l’energia nucleare trova già da tempo applicazioni in una serie di apparecchi e congegni utilissimi e per nulla nocivi, come per esempio il pacemaker. Tra breve inizieranno i primi test e i ricercatori del Missouri hanno già fatto domanda per ottenere un brevetto.
Emanuela Di Pasqua
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| Tag: hi-tech, pila, atomica, semiconduttore, durata, nucleare, sottile, sostituisce, alcalina, litio, standard, sostanza, isotopo | OKNOtizie |
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Messina, notte di veglia Oggi i funerali e il lutto nazionale
Negozi chiusi e saracinesche abbassate in tutta la città. Assente il presidente Napolitano, al suo posto Schifani. In cattedrale 21 bare, tutte avvolte nella bandiera tricolore
| (Afp) |
MESSINA - È il giorno più triste per Messina che deve dare l'ultimo saluto a 21 vittime dell'alluvione. I funerali sono iniziati alle 10.40 con un'applauso. Le bare, sistemate una accanto all'altra su due file ai piedi dell'altare della Cattedrale, sono la prova visibile dell'immensa tragedia che ha segnato per sempre Messina e Scaletta Zanclea. Sono avvolte nel Tricolore perché qui, come in Abruzzo, si è consumata una tragedia che tocca tutta l'Italia.
LUTTO NAZIONALE - Ecco perché oggi è giornata di lutto nazionale e sono presenti il presidente del Senato Renato Schifani, chiamato a rappresentare il capo dello Stato, e il premier Silvio Berlusconi. La cerimonia religiosa è officiata dall'arcivescovo Calogero La Piana che concelebra con l'arcivescovo emerito Giovanni Marra e quello di Palermo Paolo Romeo, presidente della Conferenza episcopale siciliana. Presente anche padre Martin Epure della chiesa di rito ortodosso per la benedizione della salma di una donna romena. Soprattutto ci sono le famiglie, le comunità colpite e migliaia di persone dentro e fuori il duomo, attraversate da una commozione frammista a rabbia.
DA L'AQUILA - Molti sono venuti da lontano, con i traghetti: come alcuni residenti de L'Aquila, città devastata dal terremoto; o un gruppo di calabresi, «Reggio piange i fratelli», si legge in uno striscione con i colori della bandiera italiana. Mentre la città si ferma: bandiere a mezz'asta, le scuole sono chiuse, le saracinesche abbassate. In chiesa anche i ministri Angelino Alfano e Stefania Prestigiacomo, il capo della protezione civile Guido Bertolaso, il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo e il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro. Nella chiesa madre ci sono solo 21 delle 28 vittime dell'alluvione finora recuperate, una delle quali non ancora identificata; per le altre i familiari hanno scelto cerimonie private. Erano di Scaletta Zanclea, Giampilieri, Altolia, Briga e Molino. Ma oggi è come se ci fossero tutti, anche gli otto dispersi che hanno un nome e che si continua a cercare nel fango diventato come cemento.
LA BARA BIANCA - C'è la bara bianca della piccola Ilaria, 5 anni, coperta da fiori bianchi accanto a quella della madre. Il visino dolce e gioioso sorride da una foto. L'hanno cercata per giorni, solo mercoledì sera sono riusciti a recuperare il suo corpo sotto le macerie di casa in via Puntale a Giampilieri superiore. Il fango ha negato il futuro anche alla madre Teresa Macina, 40 anni, che era stata recuperata due giorni prima. Avvolta nella bandiera c'è la bara di Pasquale Neri, 29 anni che tutti conoscevano come Simone e che ha salvato otto vite: avrà la meddaglia d'oro al valor civile. Ci sono poi i feretri dei fratelli Cristian e Letterio Maugeri di 22 e 23 anni, finiti sotto il fango con il nonno Letterio Maugeri. Un'unica bara è coperta dalla bandiera romena, quella di Monica Balascuta, 48 anni. È morta insieme a Concetta Cannistraci che accudiva come badante. Nell'inferno di fango e detriti hanno perso la vita anche Giuseppa Calogero, 81 anni, Maria Carmela Barbera, 81 anni, Salvatore Scionti, 64 anni, Giuseppe Tonante, Agnese Falgetano, 44 anni, Francesco De Luca, Maria Letizia Scionti, 33 anni, Carmela Oliveri, 47 anni, Luigi Costa, 41 anni, Maria Li Causi, 84 anni, Maria Restuccia, 72 anni, Salvatore Zagami,45 anni, Martino Scibilia 86 anni.
11:18 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: messina, sicilia, nubifragio, frane, crolli, alluvioni, piogge, morti, feriti, dispersi, maltempo | OKNOtizie |
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