13/10/2009
La madre può trasmettere il cancro al feto ma è rarissimo
LA SCOPERTA. Il caso di una donna giapponese con leucemia ha permesso di svelare qual è il meccanismo
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| Una cellula tumorale (Grazia Neri) |
LONDRA - Il cancro può passare da mamma al feto attraverso la placenta. Il bambino subito dopo la nascita sviluppa un tumore «clone» di quello materno, ossia assolutamente identico a quello della mamma da un punto di vista genetico, perchè sono le cellule tumorali materne a crescere dentro il corpo del neonato. Si tratta di un evento molto raro, ma possibile. Negli ultimi 100 anni sono stati registrati solo 17 casi di madre e figlio che condividono lo stesso tumore, per lo più una neoplasia del sangue o un melanoma cutaneo. L’ultimo caso è ora riportato da una equipe britannica sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze PNAS Sono anni che gli scienziati si chiedono se una donna malata di cancro possa «contagiare» il figlio che porta in grembo. In teoria, le cellule tumorali possono riuscire ad attraversare la placenta arrivando nel sangue del bebè, ma il sistema immunitario del bambino le distrugge.
IL CASO - Il nuovo studio si è concentrato su una donna giapponese e il suo bambino, entrambi malati di leucemia. La novità attuale consiste nel fatto che i ricercatori hanno utilizzato una tecnica avanzata di marcatura genetica per provare che le cellule malate del bambino avevano avuto origine nella madre. «Se questo medesimo caso fosse accaduto vent’anni fa non avremmo potuto affermare con certezza che si trattava di una trasmissione dalla madre al feto – dice Sergio Amadori, direttore della Struttura Complessa di Ematologia del Policlinico Universitario Tor Vergata di Roma -. Grazie alle nuove tecnologie che abbiamo a disposizione, gli scienziati inglesi hanno potuto stabilire, tramite i marcatori biologici, che la forma di leucemia diagnosticata nella mamma un mese dopo il parto è esattamente la stessa di cui si è ammalata la bimba 11 mesi dopo».
EVENTO LIMITE - Insomma, le cellule tumorali di entrambi i pazienti portavano lo stesso gene mutato. Come spiega il coordinatore della ricerca, Mel Greaves dell’Institute of Cancer Research: «In questo caso e, presumiamo, in altri casi di cancro trasmesso dalla madre al figlio, le cellule tumorali della madre hanno attraversato la placenta raggiungendo il feto e si sono riuscite a impiantare nel bambino perchè non sono state riconosciute come estranee dal sistema immunitario. Siamo soddisfatti di aver chiarito un mistero, ma ribadiamo che il passaggio del cancro da madre a figlio è un fenomeno estremamente raro e le chance che una donna incinta malata di cancro faccia ammalare anche il bambino sono remote». «Un evento limite – commenta Alberto Bosi, direttore dell’Ematologia università Firenze Careggi. In pratica le cellule malate si sono rese "invisibili" tramite la mutazione genetica. Così mascherate non sono state riconosciute come estranee dal feto che le ha accolte e ha covato il tumore che si è manifestato poco dopo la nascita».
UNA POSSIBILITÀ GIÀ NOTA - «Gli esperti lo conoscono già: si chiama passaggio transplacentare – chiarisce Francesco Raspagliesi, direttore dell’Oncologia ginecologica dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano -. Infatti, le cellule cancerose transitano attraverso la placenta dalla madre al feto. Come sottolineato dai ricercatori inglesi è un avvenimento rarissimo». «In materia di gravidanza – sottolinea Raspaglieli - esistono anche studi in positivo. La maternità, infatti, non ha conseguenze negative sull’evoluzione del tumore nelle donne. O è un fatto indifferente o, in alcuni casi, ha persino effetti benefici».
TUMORE DEL SENO IN UNA GRAVIDANZA SU 3MILA – Per valutare l’eccezionalità del fatto, guardiamo i numeri di una fra le neoplasie più diffuse, il tumore del seno. In generale, il carcinoma della mammella è la neoplasia più comune nelle donne gravide e al giorno d’oggi complica circa una gestazione su tremila. Circa il dieci per cento delle pazienti con meno di 40 anni, infatti, riceve la diagnosi della malattia quando è incinta o nell’anno successivo al parto. Ma contrariamente a quanto molte persone credono la gestazione di per sé non peggiora la prognosi, piuttosto può contribuire ad un ritardo nella diagnosi e nell’inizio dei trattamenti. Ma l’allattamento non «trasmette» il tumore: se la madre si ammala di carcinoma mammario, il bambino non corre pericoli.
Vera Martinella
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Incredibile incidente in diretta
Filma il suo scontro frontale con un'altra auto che invade la sua corsia
Un'automobilista percorre l'autostrada a velocità sostenuta e riprende tutto con la telecamera, all'improvviso un'auto dall'altra corsia sbanda ed invade la carreggiata opposta non potendo evitare lo scontro frontale, non si sa come stiano gli occupanti delle auto ma giudicando dal video messo su youtube crediamo che stiano bene. Incredibile.
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Gang di donne aggredisce una vigilessa Pugni e morsi in piazza del Gesù
L'aggressione in pieno centro. Una 23enne e due minorenni della periferia orientale hanno picchiato un'agente che le aveva fermate
NAPOLI - Tre donne, come erinni, si sono scagliate contro una vigilessa, in una centralissima piazza di Napoli. Una gang femminile ha aggredito così un'agente della polizia municipale che le aveva fermate a bordo di un ciclomotore e poi ha devastato i locali dell'Unità operativa dei vigili urbani dove era stata condotta.
Le tre donne, Grazia Cardolo, 23 anni, e due minorenni di 17 anni, tutte residenti nei quartieri della periferia orientale Barra e Ponticelli ieri sera sono state fermate in piazza del Gesù, nel centro storico della città, mentre circolavano in tre su un ciclomotore privo di targhino e senza indossare il casco.
Quando un'agente ha chiesto loro i documenti, le tre napoletane hanno cominciato ad insultarla e poi l'hanno aggredita, lanciandole contro pezzi del ciclomotore. La Cardolo ha colpito con un pugno al volto l'agente, mentre una delle due minorenni le ha morso un braccio e l'ha afferrata per i capelli.
Bloccate con l'aiuto di rinforzi e trasferite nella sede dell'Unità operativa «Avvocata» le tre donne hanno aggredito anche gli altri agenti presenti lanciando oggetti e danneggiando gli arredi. La maggiorenne è stata arrestata, mentre le due 17enni, che sono state trovate in possesso di una corda in nylon e di bulloni, sono state denunciate per oltraggio, violenza, lesioni, minacce, resistenza e danneggiamento ed affidate ai genitori. La Cardolo, processata per direttissima, è stata condannata stamattina a 16 mesi di reclusione con il beneficio della sospensione della pena. L'agente di polizia municipale aggredita dalla banda ha riportato la frattura del setto nasale, con prognosi di 25 giorni. Altri tre vigili, intervenuti per bloccare le tre donne, hanno riportato ferite guaribili tra i cinque e i sette giorni.
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Bomba a Milano. Sequestrati 40 kg di potenziale esplosivo
Due uomini sono stati fermati perché sospettati di complicità nell'attentato di ieri contro la caserma Santa Barbara. Nessun legame con la Jihad
Due uomini sono stati fermati stanotte a Milano perché sospettati di complicità nell'attentato di ieri contro la caserma Santa Barbara, mentre nel corso delle indagini sono state ritrovate decine di chili di materiale utilizzabile per la fabbricazione di ordigni.
Lo hanno riferito la Procura di Milano e fonti investigative precisando che i due fermati sono un egiziano, Kol Abdel Hady Abdelazim Mahmoud, e un libico, Israfel Mohammed Imbaeya.
In una nota della Procura si legge che "è stata individuata un'abitazione a Milano nella disponibilità di (Mohammed) Game (l'autore dell'attentato di ieri, ndr) e Kol sita nello stesso stabile ove dimora Israfel, dove è stato rinvenuto materiale di interesse investigativo tra cui circa 40 chili di nitrato d'ammonio e sostanze chimiche utili, ove combinate al nitrato, per la fabbricazione di ordigni esplosivi apparentemente dello stesso tipo di quello esploso in via Perrucchetti".
I magistrati smentiscono dunque che "siano stati sequestrati grossi quantitativi di esplosivo, posto che il nitrato d'ammonio non è in sé un esplosivo anche se costituisce un componente per la fabbricazione di esplosivo".
Una fonte investigativa in precedenza aveva infatti detto che il potenziale esplosivo ritrovato, circa 100 chili, comprendeva "fertilizzanti e altri materiali atti al confezionamento (di ordigni)".
Nel corso delle indagini è stato accertato che il nitrato è stato acquistato circa una settimana fa da Game.
La Procura ha fatto sapere che l'egiziano e il libico sono stati fermati per detenzione, fabbricazione e porto di esplosivi. Il magistrato richiederà la convalida dell'arresto in flagranza di Game, avvenuto ieri e dei due fermi di oggi.
Verrebbe inoltre confermata la linea del gesto isolato, anche se a compierlo sarebbe stata appunto una cellula e non il solo Game, che comunque, secondo le prime ipotesi, aveva messo in conto di morire. Che si tratti di una cellula 'fai da te' lo confermerebbero anche i riscontri avuti dalle perquisizioni effettuate nella notte nelle abitazioni dei due fermati: gli uomini della Digos e del Ros non avrebbero trovato materiale ideologico che possa richiamare il Jihad. Né sarebbero state recuperate cassette, dvd, scritti di terroristi impegnati in Afghanistan e Iraq, manuali per la costruzione di ordigni o sui campi di addestramento sparsi in Medio Oriente.
15:34 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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Ecco il ventilatore senza ventole
INVENZIONI. È un grosso anello di plastica su un piedistallo che produce una corrente d'aria fresca nell'ambiente
MILANO - Il ventilatore del futuro sarà senza ventole. Quello che sembra un paradosso è invece l'ultimo prodotto sviluppato dal noto inventore sir James Dyson. Dopo aver progettato e commercializzato con un discreto successo la «scopa elettrica - senza sacchetto», il 62enne britannico ha presentato ora il «Dyson Air Multiplier»: un ventitalore senza ventole, 15 volte più efficiente di quelli tradizionali, sicuro e «semplicissimo da pulire». Gli ingegneri di Dyson hanno impiegato quattro anni di studi per sviluppare e applicare una tecnologia completamente nuova.
QUANTO COSTA - Il gadget - un grosso anello di plastica su un piedistallo - produce una corrente d'aria continua e garantisce così una piacevole e costante frescura nell'ambiente in cui viene posto, dice sir James Dyson. Il ventilatore è stato modificato radicalmente nel suo design originale, design che risale al 1886 da un'idea dell'ingegnere americano Schuyler Wheeler. Il prodotto costa l'equivalente di 212 euro, quasi dieci volte più di un comune ventilatore. Ciononostante, «grazie a queste particolari caratteristiche» sir Dyson è sicuro di «poter convincere la gente a spendere un extra in più per l'apparecchio».
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| Il meccanismo del «Dyson Air Multiplier» (dal web) |
COME FUNZIONA - L' «Air Multiplier», in sostanza, aspira aria grazie ad un motorino posto alla base del dispositivo e la spinge fuori quindici volte più velocemente dei ventilatori tradizionali. Nel cerchio vuoto si forma una sorta di mini tornado, spiega l'inventore. Ogni secondo vengono espulsi 405 litri d'aria fredda. Inoltre, non traballa. Sir James, fondatore e presidente della omonima società - nel frattempo diventato milionario - ha realizzato in passato il primo aspirapolvere che non perde aspirazione. Oggi, gli aspirapolvere Dyson sono venduti in 50 paesi, compresi Regno Unito, Stati Uniti e Canada dove sono leader di mercato. Presso il centro di ricerca, progettazione e sviluppo Dyson, nel Regno Unito, James Dyson collabora con 550 ingegneri e scienziati. Il suo «Dyson Air Multiplier» si rifà in parte ad un altro suo prodotto di successo: l'asciugamani ad aria Dyson, progettato tre anni fa, che ha la caratteristica di asciugare le mani in soli 10 secondi, rimuovendo l’acqua dalle mani come un tergicristallo: purifica l’aria prima di soffiarla sulle mani e utilizza fino all’80% in meno di energia rispetto agli asciugamani ad aria calda. Il prodotto è presente oggi nei bagni pubblici, nelle scuole e i molti uffici della Gran Bretagna.
Elmar Burchia
Fonte:Corriere.it
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Tangenti sanitarie, il pm chiede il giudizio per il ministro Fitto e l'editore Angelucci
Le richieste al gup. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 1999 e il 2005, quando Fitto era presidente della Regione

BARI - Si è conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio per 78 dei 90 indagati la discussione dell’udienza preliminare a carico, tra gli altri, del ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto (Pdl), e dell’editore e imprenditore romano Giampaolo Angelucci. La richiesta è stata fatta dalla pubblica accusa al termine dell’udienza del procedimento «La Fiorita», che si celebra dinanzi al gup Rosa Calia di Pinto. All’udienza, che si concluderà il 30 novembre prossimo, è costituita parte civile la Regione Puglia.
I fatti contestati fanno riferimento al periodo compreso tra il 1999 e il 2005, quando Fitto era presidente della Regione Puglia, e si prescriveranno tutti entro il 2012. A Fitto, all’epoca dei fatti presidente della Regione Puglia, si contestano i reati di associazione per delinquere, peculato, concussione, corruzione, falso, abuso d’ufficio e illecito finanziamento ai partiti.
Il reato di corruzione contestato a Fitto ed Angelucci riguarda una presunta tangente di 500.000 euro pagata - secondo i pm - da Angelucci al movimento politico creato da Fitto per le regionali dell’aprile 2005, «La Puglia prima di tutto». Il danaro fu elargito - sostiene la procura - per ottenere dalla giunta regionale pugliese, nel 2004, l’aggiudicazione dell’appalto settennale da 198 milioni di euro per la gestione di undici Residenze sanitarie assistite (Rsa). Per questi fatti Angelucci, il 20 giugno 2006, fu posto agli arresti domiciliari per alcuni giorni; per Fitto, essendo frattanto divenuto parlamentare di Forza Italia, la magistratura barese chiese alla Camera l’autorizzazione a procedere all’arresto, richiesta che fu negata dall’aula di Montecitorio.
Secondo la difesa di Fitto, i reati contestati sono insussistenti, anche perchè il finanziamento elettorale ricevuto fu regolarmente registrato. «Gli atti documentano l’assoluta infondatezza delle accuse, come la difesa dimostrerà dinanzi allo stesso gup», afferma il difensore del ministro, Francesco Paolo Sisto. «Da circa 4 anni sulle vicende giudiziarie dell’onorevole Raffaele Fitto continuano ciclicamente ad essere date delle "non notizie". Ogni passaggio meramente formale - lamenta Sisto - costituisce pretesto per intonare una cantilena che ricorda l’impianto accusatorio nei minimi dettagli». «Ecco quindi che la discussione di oggi, normale passaggio dell’udienza preliminare che si concluderà solo il 30 novembre prossimo, diviene, come in precedenza, occasione - secondo il legale - per ribadire che la Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio di Fitto. Se siamo in udienza preliminare è ovvio che in precedenza c’è stata una richiesta di rinvio a giudizio: ciò nonostante gli atti documentano l’assoluta infondatezza delle accuse, come la difesa dimostrerà dinanzi allo stesso gup». «Rimane quindi ferma la fiducia - conclude Sisto - nella serena valutazione del giudice, sia pure nell’amarezza suscitata da questa ingiusta e sterile cantilena».
Prima della discussione il gup ha ammesso sette imputati al giudizio con rito abbreviato e per altri cinque, tra cui l’imprenditore campano Alfredo Romeo (accusato di turbativa d’asta e di concorso in rivelazione del segreto d’ufficio), ha disposto l’invio degli atti alla procura di Roma per competenza territoriale. Ha inoltre respinto tutte le eccezioni del difensore di Fitto, l'onorevole Francesco Paolo Sisto (Pdl), relative alla inutilizzabilità delle intercettazioni e di alcuni atti d’indagine.
L'inchiesta fu un ciclone che si abbattè su direttori generali di Ausl pugliesi, funzionari pubblici e vertici del gruppo della cooperativa barese «La Fiorita» per l’assegnazione di gare d’appalto per i servizi di pulizia, guardiania, ausiliariato e smaltimento di rifiuti speciali in alcune Ausl. e portò nell’aprile del 2005 all’arresto di 14 persone.
Ad aprile scorso nella Procura di Bari arrivarono quattro ispettori inviati dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per accertare eventuali comportamenti irregolari nella conduzione delle due inchieste, a carico delle società «La Fiorita» e «Cedis», che vedono coinvolto il ministro Fitto. Contro l’ispezione ministeriale si scagliarono nove senatori del Pd, che in una interrogazione parlamentare firmata anche dai magistrati in aspettativa, Gianrico Carofiglio e Alberto Maritati, denunciarono «una interferenza nell’attività giurisdizionale, interferenza munita di un’oggettiva forza di intimidazione nei confronti dei pubblici ministeri, e soprattutto dei giudici che si occupano delle vicende che vedono come imputato il ministro Raffaele Fitto». Parole che suscitarono la dura replica dell’ex governatore pugliese che parlò di «casta togata che siede pro tempore sui banchi del Senato».
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Nuoto, è morto Castagnetti il tecnico dei trionfi azzurri
LA PELLEGRINI: «SONO SCONVOLTA E SCIOCCATA». Il commissario tecnico della nazionale italiana era stato operato al cuore nei giorni scorsi
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| Alberto Castagnetti |
ROMA - Lutto nel mondo del nuoto: è morto Alberto Castagnetti. Il commissario tecnico della nazionale italiana, che aveva 66 anni, era stato operato nei giorni scorsi al cuore. «Sono scioccata, è una notizia che mi lascia sconvolta» ha detto molto emozionata la campionessa olimpica Federica Pellegrini, che ha appreso della morte del ct azzurro e suo allenatore mentre era in compagnia del fidanzato Luca Marin. «La notizia - ha detto la Pellegrini - si è rincorsa come un tam tam e in questo momento non trovo le parole».
BIOGRAFIA - Castagnetti era nato a Verona il 3 febbraio 1943. Da atleta partecipa ai Giochi Olimpici di Monaco 1972 e ai Mondiali di Belgrado 1973, inoltre conquista numerosi titoli italiani con le staffette e si piazza secondo nei 100 stile libero ai Campionati Assoluti di Napoli nel 1969. Commissario tecnico della Nazionale Italiana di Nuoto ininterrottamente dal 1987, ha allenato nel passato campioni del calibro di Giorgio Lamberti, Roberto Gleria, Marcello Guarducci e Domenico Fioravanti. Grazie alla sua conduzione, l'Italia del nuoto ha arricchito il medagliere olimpico con 4 ori, 2 argenti e 7 bronzi, diventando così una delle più rilevanti potenze mondiali. Nel quadriennio che ci ha portato alle Olimpiadi di Pechino è cresciuta la striscia di risultati importanti sotto la sua direzione tecnica: dal primo storico oro olimpico al femminile di Federica Pellegrini nei 200 sl al doppio titolo mondiale di Filippo Magnini nei 100 sl, dai record mondiali della Pellegrini nei 200 sl e 400 sl, al primo oro europeo donne a Budapest 2006 nei 400 misti di Alessia Filippi che stabilisce anche il record europeo nei 1500 sl, le 60 medaglie internazionali (4 alle Olimpiadi, 5 ai Mondiali, 10 ai Mondiali in vasca corta, 21 agli Europei e 20 agli Europei in vasca corta) di Massimiliano Rosolino e il prestigioso primato continentale della 4x200 sl "rosa". Il post Giochi Olimpici 2008 è ripartito con ancora grandi soddisfazioni per Castagnetti, il ct più vincente del nuoto italiano. Il 2009, l'anno del trionfo di Federica Pellegrini ai mondiali di Roma, aveva visto in precedenza la stessa nuotatrice tornare in possesso del miglior crono mondiale, prima nei 200 agli assoluti di Riccione e poi nei 400 sl a Giochi del Mediterraneo di Pescara dove assieme alla Filippi e agli altri big azzurri ha portato una gran quantità di medaglie. Castagnetti è deceduto nella sua abitazione di Albizzano, frazione di Negrar (Verona). La moglie Isabella era uscita e, al rientro in casa, lo ha trovato morto. Il ct del nuoto azzurro lascia quattro figli (due dal primo e due dal secondo matrimonio).
ROSOLINO - «Lo sport perde un amico e un grande professionista: è un giorno molto triste perchè non solo il nuoto ma tutto il mondo dello sport perde un amico del bordo vasca, un grande professionista». Queste le parole del nuotatore azzurro Massimiliano Rosolino a CNRmedia. «Castagnetti era una persona che si distingueva per la sua allegria e per l'entusiasmo che ancora aveva dopo anni di lavoro - ha spiegato - Una cosa che tutti i ragazzi dovrebbero seguire nei loro allenamenti».
PETRUCCI - Appresa la notizia, il presidente del Coni, Gianni Petrucci, si è detto «scioccato, incredulo». «Fatico a trovare le parole - ha dichiarato. - In questo drammatico momento il mio primo pensiero è rivolto alla famiglia, alla quale a nome dello sport italiano porgo le più sentite condoglianze. Non è un mistero che Castagnetti era una persona che stimavo come uomo e come tecnico. Non sono io a dover ricordare i suoi successi e le medaglie che ha regalato allo sport italiano, che sono sotto gli occhi di tutti. Abbiamo perso un campione al quale tutti dobbiamo riconoscenza per le emozioni che ci ha regalato. Addio Alberto, ci mancherai». «Mi mancherà non tanto il tecnico quanto l'uomo - dice il segretario generale del Coni, Raffaele Pagnozzi -. Castagnetti era una persona con la quale era piacevole conversare di tanti argomenti, non soltanto di sport. È stato un genio da Commissario Tecnico e ci ha fatto gioire come nessun altro nella storia del nuoto. Avevamo tanti progetti per il futuro, tante idee da sviluppare. Con la sua improvvisa scomparsa, Alberto lascia un vuoto incolmabile nel Coni, nella Federazione, nei suoi atleti. E noi che gli abbiamo voluto bene ci sentiamo tutti più soli».
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Ciclismo choc, è morto Vandenbroucke
LA TRAGEDIA. L'atleta belga è stato ritrovato senza vita in una stanza d'albergo in Senegal: aveva 34 anni
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| Vandenbroucke festeggia una vittoria di tappa alla Vuelta (Ap) |
Frank Vandenbroucke è morto. Il corpo del ciclista belga, che aveva 34 anni, è stato trovato in una camera d'hotel in Senegal. Non sono ancora chiare le cause del decesso. Secondo alcuni media del suo Paese, VDB sarebbe stato ucciso da un'embolia polmonare.
TALENTO - All'inizio della sua carriera Vandenbroucke era considerato dagli osservatori come uno dei ciclisti di maggior talento della sua generazione. Ma dopo aver vinto la Liegi-Bastogne-Liegi nel 1999, entrò in una spirale negativa di doping e problemi privati che lo tennero lontano dai grandi risultati. Nel 2005 aveva tentato il suicidio. In questi ultimi giorni, alla ricerca di una squadra, Vandenbroucke aveva assicurato di voler tornare a correre ed essere ancora in grado di vincere.
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Maltempo, vento forte in tutta Italia Sono almeno quattro le vittime
Affonda un peschereccio a Giulianova, un disperso. Ambulante muore di paura in Friuli. Donna travolta da un albero a Roma, un uomo colpito da un silos a Terni. Kitesurfer annega sul lago di Garda
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| Il centro di Pescara devastato dal vento. Il crollo di un'impalcatura ha quasi ucciso una donna. Una vittima colpita da un albero abbattuto si è invece registrata a Roma (Ansa) |
Il maltempo che sta colpendo diverse zone d'Italia sta provocando grossi disagi, soprattutto a causa di forti raffiche di vento e di precipitazioni che hanno causato anche alcuni incidenti particolarmente gravi. Sul lago di Garda un appassionato di kitesurf, il surf con l'aquilone (ovvero una vela che lasciata libera nel cielo proprio come un aquilone), è morto stamani dopo essere finito sott'acqua. A Roma una ragazza è morta e un altra donna è grave: entrambe sono state travolte, in due circostanze diverse, da alberi sradicati dal vento. E un'altra vittima si registra in provincia di Terni, a Ponte San Liberato, nei pressi di Narni, dove un uomo è stato colpito da un silos abbattuto. Intanto si registrano le prime nevicate sui monti del Trentino: sopra i 1.500 metri ha raggiunto i 20 centimetri. I passi dolomitici sono imbiancati ma sono perfettamente transitabili. Nella notte le temperature sono scese sotto lo zero sopra i duemila metri.
TENDOPOLI A DURA PROVA - Le condizioni sono di particolare disagio anche all'Aquila dove una tromba d'aria accompagnata da pioggia si è riversata nel pomeriggio su buona parte della provincia, andando a colpire anche i campi di accoglienza in cui vivono gli sfollati del terremoto dello scorso aprile. Numerose sono state le tende scoperchiate e in più occasioni si sono registrate interruzioni nell'erogazione di energia elettrica. Nel campo di accoglienza di Coppito il capannone adibito a sala mensa e alcune tende allestite ad aule didattiche sono stati seriamente danneggiati dal maltempo. La situazione, comunque, è tenuta sotto controllo dai volontari della Protezione civile e dai vigili del fuoco che hanno compiuto lavori di sistemazione della ghiaia. Altri disagi sono stati segnalati alla circolazione a causa di molti alberi caduti lungo le strade: un po' ovunque sono stati segnalati incidenti stradali con lievi feriti.
| L'arcobaleno comparso nel cielo di Roma dopo la tromba d'aria (Ansa) |
ROMA - Una ragazza romena di 22 anni è morta travolta da un albero in via Lunghezzina a san Vito Romano, vicino la capitale, mentre si trovava in auto con due amici, anche loro romeni, rimasti feriti e ricoverati all’ospedale di Tivoli.
TROMBA D'ARIA - In tutto a Roma e provincia, per ora, sono caduti non meno di 200 fra rami e alberi, senza contare cornicioni, antenne, cartelloni pubblicitari a causa della tromba d'aria che colpito la città. Dopo una mattinata di pioggia battente, alle 16 forti raffiche di vento si sono abbattute su Monteverde, Monte Sacro e l'Eur. Decine gli interventi dei vigili del fuoco per alberi caduti e cornicioni pericolanti. Una donna è stata travolta da un albero mentre passeggiava in viale Europa, all’Eur. Dopo l'inteveneto dei carabinieri e dei vigili la donna è stata trasportata al pronto soccorso dell'ospedale sant'Eugenio, dove è ricoverata in codice rosso.
| L'intervento dei vigili (Proto) |
SPAVENTO E FERITI - Spavento per una signora in via Val di Fiemme dove un grosso ramo di pino ed un palo della luce sono caduti su tre autovetture. All'interno di una Punto si trovava una donna rimasta imprigionata nell'abitacolo. A estrarla sono stati i vigili del fuoco del Nomentano. Nel giardino pubblico alle spalle di via di Val Chisone i pompieri hanno prestato soccorso ad un uomo colpito al braccio da un grosso ramo. Altre due donne sono rimaste ferite, una in via Val d’Ossola al Nomentano e un’altra in via Tiburtina, da tronchi e grossi rami caduti sulle auto.
TRAFFICO IN TILT - «Secondo quanto registrato dall'aeronautica militare, un'ondata di maltempo di particolare virulenza con raffiche di vento di burrasca ripetute, che hanno sfiorato i 50 nodi, circa 90 km/h, si è abbattuta nel pomeriggio su tutta la cittá e, in particolare sulla zona est dove venti e pioggie hanno causato i danni maggiori». Lo dichiara la Protezione Civile del Campidoglio. Il vento forte e la pioggia hanno iniziato a cadere dalle prime ore del pomeriggio. Molti gli interventi dei Vigili del fuoco. Forti raffiche soffiano sulla città: da Cerveteri, al centro storico fino alla Pontina. Traffico in tilt sul Muro Torto in direzione piazzale Flaminio per un albero caduto a causa della tromba d'aria.
DEVIATE LINEE AUTOBUS - A causa della tromba d'aria che si è abbattuta sulla cittá, ripercussioni sul trasporto pubblico in molte zone di Roma. Al momento la zona est della capitale è l'unica a non essere interessata. Venti linee bus sono attualmente deviate e si registrano problemi anche per i tram che viaggiano sulla Prenestina. Per la caduta di un albero, inoltre, il servizio della Roma-Lido si svolge a binario unico tra Eur Magliana e Piramide. Lo comunica l'Atac.
AULA GIULIO CESARE - Momenti di tensione in aula Giulio Cesare dove, a causa del forte vento, si è spalancata una finestra e, sbattendo contro il muro, ha fatto precipitare alcuni piccolissimi pezzi di stucco. Per alcuni minuti, consiglieri e ospiti della seduta consiliare, sono stati invitati a spostarsi nella parte dell'aula più lontana dalle finestre.
KITESURFER ANNEGATO - Come detto, poi, c'è una vittima sul lago di Garda: si tratta di un 53enne originario di Rovigo e residente a Verona, Claudio Gugola. L'uomo intorno alle 11,30 è stato notato dalla spiaggia di Rivoltella (Brescia) finire sott'acqua e non riemergere. Inutile la corsa dei soccorritori. Il kitesurfista è stato recuperato privo di vita nelle acque davanti al porto «La Zattera» dai carabinieri della compagnia di Desenzano e dalla Guardia costiera. Un altro uomo è morto per cause indirette lgate al maltempo: una tromba d’aria ha devastato in mattinata a Maniago, in provincia di Pordenone, il mercato del lunedì: tanto spavento, bancarelle rovesciate e tendoni divelti, spiegano i carabinieri. Un ambulante di 59 anni, B.P., italiano, è stato colto da malore ed è morto in ospedale. I militari spiegano che si tratta di morte naturale.
TRAGEDIA SFIORATA A PESCARA - La tragedia è stata invece sfiorata a Pescara a causa della bufera che nel pomeriggio ha colpito la costa adriatica: in una via del centro si è staccata una impalcatura da un palazzo ed è caduta su una autovettura in sosta. A bordo una donna e la figlia. La donna è stata ricoverata in ospedale con trauma cranico e lussazione del rachide: illesa la figlia, sono in corso accertamenti per la madre. A causa del maltempo, pioggia e vento fortissimo, traffico in crisi in città e danni anche al tetto del Museo Colonna. Sono in corso accertarmenti da parte dei vigili del fuoco. Sono intanto centinaia le chiamate raccolte dai vigili del fuoco per alberi e pali divelti dal vento, anche sulla A14 adriatica nei tratti tra Ortona e Francavilla al Mare.
PESCHERECCIO AFFONDATO - Sempre in Abruzzo, al largo di Giulianova, un peschereccio è affondato a causa delle condizioni del mare. Lo riferisce la Capitaneria di Porto di Pescara. Sul posto sta cercando di avvicinarsi una motovedetta ma i soccorsi sono difficoltosi. Per ora il bilancio parla di due feriti e un disperso. Secondo le prime ricostruzioni fatte dai soccorritori, uno dei due feriti ha raggiunto il molo a nuoto, per salvare il secondo è stato necessario l'intervento dei mezzi della capitaneria di Porto e del gommone della Croce Rossa Italiana. Entrambi i feriti hanno riportato conseguenze fisiche leggere, uno soltanto dei due ha dovuto far ricorso all'assistenza medica direttamente a bordo dell'ambulanza del 118 di Teramo. Al momento non si ha notizia della sorte del terzo componente l'equipaggio del peschereccio. Le ricerche sono attualmente in corso. Secondo le prime ricostruzioni il natante avrebbe avuto difficoltà all'imboccatura del porto al momento del rientro proprio in concomitanza con il verificarsi di una tromba d'aria che avrebbe spostato il peschereccio sugli scogli provocando l'allagamento delle stive.
DANNI NELLE CAMPAGNE - La Coldiretti parla di campi e strutture allagati, raccolti di frutta, uve e olive a rischio, difficoltà per la viabilità nelle campagne e ortaggi danneggiati. L'associazione ha effettuato un monitoraggio per valutare gli effetti dei nubifragi che hanno colpito a macchia di leopardo la penisola e prevede un bilancio pesante della pioggia violenta e del forte vento che ha provocato la caduta dei frutti. L'organizzazione agricola annuncia di essersi attivata per l'assistenza alle aziende colpite.
LE PREVISIONI - Nel frattempo il servizio meteorologico dell'Aeronautica militare prevede per la giornata di martedì sereno o poco nuvoloso al Nord con locali annuvolamenti sulle aree orientali, associati a residui rovesci sui rilievi di confine; generalmente sereno con locali addensamenti medio-alti sulle zone appenniniche al centro e in Sardegna; e cielo sereno o poco nuvoloso salvo la presenza di isolati annuvolamenti, specialmente sulle coste adriatiche dove si potranno avere di locali piovaschi per il Sud e la Sicilia. Le temperature saranno però, come già annunciato nei giorni scorsi, tutte in diminuzione sia nei valori massimi che minimi. Il picco del freddo, a causa dell'arrivo di una perturbazione dalla Russia, è atteso per mercoledì.
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12/10/2009
Il caso doping? Quanto mi girano i...
Il capitano della nazionale e' stato prosciolto dal tribunale del coni. Cannavaro e la positività: «Uno viene punto da un'ape e si ritrova sul giornale come se fosse un dopato»
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| Fabio Cannavaro (Ansa) |
COVERCIANO (FIRENZE) - «Mi girano i coglioni. E se non avete capito bene ribadisco, mi girano i...». È diretto ed esplicito il capitano della Nazionale Fabio Cannavaro nel raccontare rabbia e amarezza provate il giorno in cui è uscita la storia della sua positività al doping per un antiallergico iniettato a seguito di una puntura d'ape. La storia poi si è conclusa con il proscioglimento del calciatore azzurro. Il Tribunale nazionale del Coni ha infatti archiviato il caso, come da richiesta del capo della procura antidoping del Coni, Ettore Torri.
CANNAVARO ARRABBIATO - «Io ho la coscienza a posto - ha detto il capitano azzurro dal ritiro di Coverciano - Uno viene punto da un'ape e si ritrova sul giornale come se fosse un dopato. Quando è successo mi sembrava di sognare. Qualche giornale e qualche televisione hanno esagerato. È la seconda volta che mi ritrovo gratuitamente sui giornali per storie del genere». Il riferimento è al filmato con le flebo degli anni al Parma uscito nel 2005. «Quella volta feci una cazzata a farmi filmare, anche se la sostanza tuttora non è proibita. Questa volta la cazzata della Juve c'è stata, ma mi è sembrato tutto esagerato. Spero che questo dubbio non mi segua oltre oggi, la mia carriera è stata esemplare e all'insegna delle regola».
RITORNI IN NAZIONALE - Poi Cannavaro è passato ad analizzare il tema dei possibili grandi ritorni in Nazionale. Si parte da Totti («porte aperte a tutti»), si passa per Nesta («il suo momento non mi meraviglia») ed Amauri («dipende dalla stagione che farà e dall'idea del ct») e si finisce con Cassano («ben venga»). «Penso che la Nazionale sia aperta a tutti, se uno ha voglia di venire qui non deve chiedere il permesso a nessuno, ma solo mettersi a disposizione del mister» ha detto poi Cannavaro in relazione alle parole di oggi del tecnico romanista Ranieri sul ritorno di Totti in azzurro. Il difensore juventino ha anche parlato di Nesta, il cui ritorno in Nazionale è da più parti invocato:«Non mi sorprende il momento che sta vivendo, è un grandissimo giocatore. Sono contento sia tornato su questi livelli. Amauri? Dipende da che stagione farà e da cosa ha in testa il ct. All'epoca gli dissi di stare tranquillo perchè il gruppo aveva già accettato Camoranesi ed avrebbe accettato anche lui». Ed infine Cassano, con la grande «apertura» che Cannavaro concede all'ex romanista:«Se vi ricordate Donadoni chiamò Cassano per gli Europei nonostante non lo avesse convocato nella fase di qualificazione. Se dovesse convocarlo anche Lippi? Ben venga» ha concluso Cannavaro.
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