01/11/2009
Pranzo da record per Abramovich: a New York spende 52mila dollari al ristorante
Il magnate russo ha dato una mancia di 5000 dollari dopo averne pagati 7000 di servizio. Spesa eccezionale per un pranzo per 10 persone da «Nello's»: solo di vini ha pagato 35mila dollari
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| Roman Abramovich (Afp) |
NEW YORK (USA) - Un pranzo indimenticabile. Almeno per il felice ristoratore. Pranzo da record per il patron del Chelsea, il miliardario russo, Roman Abramovich, che in un ristorante italiano di New York ha speso ben 52.221 dollari (circa 35.300 euro). A rivelarlo è il sito di gossip «Tmz» che ha pubblicato in esclusiva la ricevuta, a cui vanno aggiunti altri 5 mila dollari di mancia, oltre agli oltre 7.000 dollari già pagati di servizio.
IL PRANZO - Il miliardario russo ha pranzato nel noto ristorante «Nello's», al 696 di Madison Avenue, insieme ad altre nove persone. Ma a far schizzare il conto, più che i tagliolini al tartufo e gli spaghetti mari e monti, sono stati gli alcolici. Abramovich e i suoi ospiti hanno pasteggiato con due bottiglie magnum di champagne «Cristal rosè» (per la modica cifra di 10.0000 dollari), nonchè due «Chateau Petrus» (10.000 dollari) e tre di «La Tache Romanee Contì» (15.000 dollari). E al servizio già incluso nel conto da 47.221,09 dollari, Abramovich, come detto, ha aggiunto una mancia di altri 5.000.
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La donna che aveva le chiavi di Disneyland
Esce l'autobiografia di Chris O'Dell, la groupie più famosa al seguito di Beatles e Rolling Stones, per lei anni di droga, sesso e rock&roll: poi il matrimonio e l'addio agli eccessi
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| Chris O'Dell oggi |
George Harrison le dedicò una canzone. I Rolling Stones fecero apparire una sua foto sul retro dell’album “Exile on Main Street”. Mike Jagger, Bob Dylan ed Eric Clapton furono solo tre dei tanti musicisti che ebbero una relazione con lei. Chris O'Dell è stata probabilmente la groupie più famosa della storia della musica. Negli anni '60 e '70 accompagnò nei loro tour mondiali gruppi come i Beatles e i Rolling Stones e finì a letto con numerosi artisti. Adesso a 62 anni pubblica la sua autobiografia «Miss O'Dell: My Hard Days And Long Nights With The Beatles, The Stones, Bob Dylan, Eric Clapton And The Women They Loved» (La signorina O'Dell: i miei giorni e le mie lunghe notti con i Beatles, i Rolling Stones, Bob Dylan, Eric Clapton e le donne che loro amarono) che è stata prontamente anticipata dai giornali britannici. Per descrivere quegli anni pieni di eccessi e di amori sconvolgenti la sessantaduenne, originaria dell'Arizona, usa una frase breve, ma chiara: «Era come avere le chiavi di Disneyland».
AMORE LIBERO - Come racconta il Daily Telegraph Chris aveva solo 20 anni quando nel 1967 lasciò la città americana di Tucson e sbarcò a Londra. Aveva solo 60 sterline nelle tasche, ma era molto carina e trovò subito lavoro come assistente alla "Apple Records", la casa discografica dei Beatles. Erano gli anni della "swinging London", l'edonismo e il pacifismo la facevano da padrone e la Beatlesmania aveva raggiunto l'apice. Il suo primo amore celebre fu quello con George Harrison e il chitarrista dei Fab Four perse talmente la testa per la ragazza americana che la invitò a vivere a casa sua assieme alla moglie. Inizialmente le compagne e le mogli dei 4 ragazzi di Liverpool furono molto fredde con lei, ma presto le idee dell'amore libero e l'atmosfera rivoluzionaria eclissarono la diffidenza femminile. Chris divenne grande amica sia di Pattie Boyd, compagna di Harrison sia di Maureen Starkey, moglie di Ringo Starr. Uno dei passi più divertenti del libro, secondo il Telegraph, è quello in cui la O’Dell racconta un insolito dialogo tra George Harrison e Ringo Starr. Il primo confessa al secondo di aver fatto sesso con sua moglie Maureen: «Sai, Ringo, mi sono innamorato di tua moglie» dice Harrison mentre i due assieme alla O'Dell sono nella cucina della casa del batterista: «Meglio tu che qualcuno che non conosco» taglia corto Ringo Starr che subito si consola proprio con la O'Dell. I due, al tempo, ebbero una relazione di tre mesi e poi rimasero grandi amici.
SESSO, DROGA E ROCK’N’ ROLL - Nell'autobiografia la scrittrice non nasconde lo stile di vita dissoluto all'insegna della triade "sesso, droga e rock’ n' roll". «Non facevamo altro che bere qualsiasi cosa, prendevamo coca, anfetamina e fumavamo erba» scrive la sessantaduenne. Molto divertente è anche il passo in cui racconta di un volo aereo assieme a John Lennon e Yoko Ono: «C'erano forti turbolenze e John e Yoko cominciarono a cantare l’Hare Krishna. Alla fine cantammo insieme fino all'atterraggio. In quei momenti pensavo che se fossi morta almeno avrei guadagnato le prime pagine dei giornali». Quando i Beatles si sciolsero Chris divenne assistente personale dei più famosi rivali dei "Fab Four", i Rolling Stones. Li accompagnò per tutto il tour del 1972 e finì più volte a letto con Mick Jagger, leader del gruppo. Due anni dopo fu la volta di Bob Dylan che la assunse come "tour manager". La loro relazione fu turbolenta e dopo altri amori prestigiosi come con Eric Clapton, la O'Dell abbandonò il mondo del rock e si sposò con Anthony John Mark Russell, figlio del Barone di Ampthill, membro della Camera dei Lords: «Passai dalle rock star all'aristocrazia» dichiara con una punta d'ironia al Daily Mail la sessantaduenne.
NIENTE PIU' DROGA - A chi le chiede come è possibile che abbia avuto relazioni solo con rock star, la O'Dell spiega che quel mondo era fatato, ma anche molto chiuso: «La cerchia dei Beatles era molto stretta» dichiara la sessantaduenne. Alla fine decise di lasciare il mondo del rock perchè temeva di aver raggiunto un punto di non ritorno. Le droghe, il bere, il sesso occasionale sembravano aver preso la meglio su di lei e allora ebbe la lucidità di dire basta a quel business autodistruttivo. La dipendenza dalla droga è ormai solo un vecchio ricordo. Da circa 20 anni la O'Dell, che si è sposata quest'anno per la seconda volta, è pulita ed è tornata a vivere in Arizona. Prima di scrivere il libro ha aspettato la morte di George Harrison, mentre Ringo Starr le ha dato l'autorizzazione a raccontare le vicende di quegli anni. «Oggi abbiamo tutti 60 anni» dichiara la O'Dell con un po’ di malinconia. «Alcuni addirittura vanno verso i settanta. Ognuno è cresciuto abbastanza per accettare quello che è accaduto negli anni passati».
Francesco Tortora
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Caso marrazzo «Marrazzo mi chiamò: vieni a casa mia»
Natalie: i carabinieri gli chiesero 100.000 euro. Omissis sui nomi dei clienti
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| Il trans Natalie (Emmevi) |
ROMA - Sono due i verbali di Natalie, 37 anni, il trans ritratto nel video insieme al governatore Piero Marrazzo. Il primo è del 24 ottobre scorso, davanti ai carabinieri del Ros.
Ma è soltanto tre giorni dopo, di fronte ai magistrati, che dichiara: «Circa quaranta minuti dopo il fatto Marrazzo mi ha chiamato dicendomi di andare a casa sua. Quando arrivai da lui, prima di entrare nel palazzo, c’era un uomo di vigilanza, come o anche più alto di me, che mi fece segno di entrare. Preciso che quando arrivai quest’uomo stava parlando al telefono. Una volta entrato in casa, Marrazzo che era solo, mi disse che i carabinieri gli avevano portato via anche 2.000 o 2.200 euro che aveva nel portafogli e che era molto nervoso perché temeva che i due potessero fargli qualcosa di male». La sua testimonianza viene ritenuta fondamentale dagli inquirenti — che le hanno concesso un permesso di soggiorno ai fini di giustizia — ma anche dai difensori dei carabinieri arrestati Mario Griffo e Marina Lo Faro perché può aiutare a ricostruire che cosa accadde davvero nel suo appartamento il 3 luglio. Nel verbale ci sono però numerosi omissis che probabilmente coprono informazioni su altri clienti e altre circostanze che il transessuale ha cominciato a verbalizzare. «Ero a casa con Piero, così io lo chiamo, sono venuti due carabinieri in borghese, ossia Carlo e quello bellino. In quell’occasione, eravamo insieme in intimità, quando hanno suonato al campanello. Mi sono trovato davanti i due carabinieri, in borghese, che mi hanno fatto vedere il tesserino. Carlo ha chiesto se stavo con qualcuno, io gli rispondevo negativamente. Loro sono entrati, dicendo che alcuni amici miei gli avevano riferito che io avevo un cliente che gli interessava molto vederlo. Quindi, in camera da letto, hanno visto Piero in mutande (bianche). Carlo, quindi, mi obbligava ad uscire nel balcone e andava con l’altro carabiniere in camera a parlare con Piero. Io non ho quindi sentito quello che si sono detti. Sono stati a parlare circa 20 minuti mentre ero costretta a stare in balcone. Loro infatti avevano chiuso la finestra in modo tale che non potessi né tentare di entrare, né sentire la conversazione. Come detto, dopo 20 minuti mi facevano rientrare. I due carabinieri, pertanto, alla mia presenza, minacciavano Piero, dicendogli che se lo avessero portato in caserma perché stava con un transessuale gli avrebbero rovinato le carriera. Io pregavo Carlo di non portare Piero in caserma ma di portare me, perché altrimenti lo avrebbero rovinato. A quel punto Carlo mi obbligava ancora una volta ad uscire in balcone, chiudendo ancora le porte dello stesso. Vedevo che i due carabinieri continuavano a parlare con Piero che sembrava molto imbarazzato e nervoso. Dopo al massimo 5 minuti mi hanno consentito di rientrare dentro e io ho sentito che Carlo voleva 50.000 euro per lui e 50.000 euro per l’altro carabiniere. Volevano i soldi subito, ma Piero non li aveva. A quel punto Carlo si rivolgeva all’altro carabiniere e gli diceva di andare fuori e di chiamare Nicola. Quindi il carabiniere giovane usciva per pochi minuti e quando rientrava scuoteva la testa, ma non so cosa significasse. Carlo, quindi, chiedeva a Piero il numero del cellulare, ma Piero gli dava quello dell’ufficio, i due carabinieri volevano un appuntamento per ricevere i soldi. Dopo che i due carabinieri se ne sono andati Piero mi ha ha confidato che i predetti gli avevano rubato oltre 2000 euro dal portafoglio. Non so se hanno preso altro. Volevano portare via anche il mio computer ma alla fine hanno desistito perché li ho minacciati di chiamare la polizia. Piero, dopo circa 5-10 minuti, se ne è andato. Era molto agitato e preoccupato. Quando sono venuti da me i due carabinieri e hanno sorpreso Piero non c’era droga. Ribadisco che durante le circostanze che Piero è venuto a casa mia nessuno ha girato alcun video. Non posso però dirvi se Carlo e l’altro carabiniere abbiano ripreso qualcosa, ossia abbiano girato il video nel momento in cui mi hanno chiuso fuori, perché fecero in modo di chiudere anche la tenda. Mai Piero ha portato cocaina con lui e mai io gliela ho data».
Come raggiungeva la sua abitazione il signor Marrazzo? «Non posso fornirvi indicazioni al riguardo, poiché lui quando veniva, suonava il campanello ed entrava. Non l’ho mai visto con alcuna macchina, né se fosse accompagnato da qualcuno».
Ha subito altre rapine da parte di carabinieri? «L’unica volta che i due carabinieri sono venuti e casa mia è stata quella che vi ho descritto. Tuttavia, sono molto noti nell’ambiente dei trans, perché soliti entrare nelle case e rubare tutti i soldi ed oggetti di valore. Ad una mia amica (transessuale) di nome Raquel che abita in via dei due Ponti 150, da quanto da lei riferitomi, hanno rapinato 1.600 euro in contanti, un computer e tanti profumi di marca».
Conosce il signor Cafasso Gianguarino? «Non credo di conoscerlo, avrei bisogno di vederlo in foto, ma tale nome non mi dice niente » .
Conosce Rino? «Si, lo conosco di nome, perché si dice, nell’ambiente, che portasse droga ai trans. So che è morto, sempre per averlo appreso nell’ambiente. Non so dirvi se Rino di cui ho sentito dire in questi termini sia Cafasso Gianguarino. Il 29 ottobre viene sentito per due volte l’avvocato Cinquegrana, difensore di Cafasso, che racconta le confidenze del suo cliente. «Mi disse che la ripresa era stata fatta dai due carabinieri e che Marrazzo gli diede assegni per 50.000 euro». E la seconda volta aggiunge: «Cafasso mi disse che lui era presente, ma non so che cosa intendesse » .
Fiorenza Sarzanini
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Parlano i genitori di Emiliana, la ragazza di 11 di Pompei, morta dopo aver contratto l'influenza A
«Nostra figlia era sana». Lunedì sarà eseguita l'autopsia
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| L'ospedale Santobono di Napoli (Infophoto) |
NAPOLI - Sarà l'autopsia a stabilire le cause della morte di Emiliana, la ragazza di 11 anni deceduta venerdì all'ospedale Santobono di Napoli, dopo aver contratto il virus dell'influenza A. I genitori di Emiliana, non hanno la forza di parlare ma tramite il sindaco di Pompei, Claudio D'Alessio, fanno sapere che «la bambina era sana almeno a quanto loro sapessero». Se la piccola avesse patologie congenite non note lo si saprà solo al termine dell'autopsia che sarà eseguita nella giornata di lunedì all'Istituto di medicina legale del Policlinico di Napoli. I genitori di Emiliana, il fratello e la sorella sono chiusi nel loro dolore e fino a questo momento non vogliono parlare nè con i giornalisti nè con estranei. I funerali della piccola erano già stati fissati per domenica alle 15 nella chiesa dell'Immacolata Concezione, ma sono stati rinviati proprio per consentire l'esame medico legale. A Pompei, sui manifesti a lutto è stato affisso un nuovo avviso con il quale si annuncia il rinvio delle esequie. «Comprendeteci, siamo distrutti dal dolore - spiega un parente di Emiliana - questo non è il momento di parlare. Attendiamo l'evolversi della vicenda».
IL DIRETTORE DEL SANTOBONO - «Ancora non sappiamo» se la morte della bambina sia stata causata direttamente dalla «nuova influenza»: «Sappiamo che ha avuto complicazioni cardiache molto serie e veloci nella progressione e che nell’esame per il virus H1N1 è poi risultata positiva» ha detto Enrico De Campora, direttore sanitario dell’ospedale Santobono di Napoli, intervistato da Sky Tg24. «Ancora non sappiamo nulla, abbiamo chiesto un riscontro diagnostico», ovvero un’autopsia, continua De Campora: «Lo avevamo già previsto noi presso l’università Federico II, poi è subentrata la magistratura evidentemente per suoi motivi».
I PEDIATRI - La morte della bambina di Pompei ha spinto Pasquale Di Pietro, Presidente della Società Italiana di Pediatria ad invitare le regioni ad affrettare al massimo i tempi di intervento della vaccinazione per l'influenza H1N1. «Se l'autopsia che si sta eseguendo in queste ore confermerà, quanto emerso dalle prime indiscrezioni, che la undicenne morta a Napoli per effetto dell'influenza aveva problemi cardiaci - afferma Di Pietro -, la bambina avrebbe dovuto rientrare nelle categorie a rischio da vaccinare prioritariamente. Considerando però che il vaccino è arrivato alle Regioni, sia pure in quantità limitata, da pochissimi giorni e considerando il tempo necessario dopo la vaccinazione perchè la protezione sia efficace, la piccola in questione non avrebbe comunque potuto essere protetta». «A questo punto - sottolinea il presidente dei pediatri italiani - diventa indispensabile affrettare al massimo i tempi di intervento. Ci chiediamo - continua Di Pietro - se le Regioni abbiano già tutte attivato un adeguato piano di intervento e abbiano iniziato a lavorare in questo senso. Purtroppo dobbiamo fronteggiare una situazione di emergenza con un vaccino che si è reso disponibile con ritardo, ma a questa difficoltà oggettiva non possiamo aggiungere anche ritardi generati da disorganizzazione e confusione». E il vicepresidente della stessa associazione, Gianni Bona, ha spiegato all'Ansa che «nella nostra esperienza, questa settimana abbiamo avuto un aumento dell'80% delle visite al pronto soccorso rispetto alla settimana precedente».
LE MAMME DI POMPEI - E le parole dei pediatri non rassicurano certo la popolazione di Pompei. «Hanno chiuso le scuole? Bene. Comunque, noi i bimbi non li manderemo in classe almeno fino a quando non avranno detto una parola di chiarezza». Nella frazione «Tre ponti» di Pompei da venerdì pomeriggio si vive nell'angoscia. Le mamme si dicono maggiormente preoccupate anche perchè «qui tutti sapevamo che Emiliana era una bambina sana, in piena salute».
RICOVERATI - Intanto una donna in gravidanza, un uomo adulto e un ragazzo sono stati ricoverati per precauzione nell'ospedale Umberto I a Roma, proprio dopo aver contratto il virus dell'influenza A. Nello stesso ospedale rimangono stabili le condizioni dei tre bambini ricoverati in terapia intensiva, sempre per l'influenza, ma già affetti da patologie croniche invalidanti. Le condizioni di altri due bambini postivi al test del virus H1N1, ricoverati in osservazione breve all'interno del nosocomio romano, sono in netto miglioramento.
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Nuove Br, la Blefari si impicca in carcere I legali: suicidio annunciato
I difensori: abbiamo combattuto per far riconoscere il suo disagio, ora è troppo tardi. La neobrigatista, ergastolo per il delitto Biagi, si è tolta la vita a Rebibbia. Il ministro Alfano: suo regime carcerario compatibile con sue condizioni
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| Diana Blefari Melazzi in una foto del 2003 (Ansa) |
ROMA - La neobrigatista Diana Blefari Melazzi, accusata di concorso nell'omicidio del giuslavorista Marco Biagi, avvenuto a Bologna il 19 marzo 2002, si è impiccata nel carcere femminile di Rebibbia a Roma.
LENZUOLA ANNODATE - La neobrigatista si è impiccata sabato sera, attorno alle 22:30, utilizzando lenzuola tagliate e annodate. La donna - secondo quanto si è appreso - era in cella da sola, detenuta nel reparto isolamento del carcere Rebibbia femminile. Ad accorgersi quasi subito dell'accaduto è stato l'agente di polizia penitenziaria di sorveglianza che avrebbe sciolto con difficoltà i nodi delle lenzuola con cui la neobrigatista si è impiccata in cella e avrebbe provato a rianimarla senza però riuscirvi.
IL GUARDASIGILLI - Diana Blefari era «in una situazione carceraria compatibile con le sue condizioni psicofisiche, così come stabilito dall’autorità giudiziaria»: così il ministro della Giustizia, Angelino Alfano in una intervista al Tg5 sul suicidio della neobrigatista Diana Blefari. «Il 27 ottobre, la Cassazione aveva confermato la sua condanna all’ergastolo - ha aggiunto -. Abbiamo già avviato una puntuale e attenta inchiesta amministrativa che affiancherà quella giudiziaria, allo scopo di fare immediatamente luce sull’accaduto».
| L'ingresso dell'ala femminile del carcere di Rebibbia (Ansa) |
UN SOLO AGENTE - «Nonostante il carcere di Rebibbia femminile sia quello più grande d'Italia e con la più grave carenza di agenti, il personale in servizio è stato tempestivo ed è subito intervenuto per prestare soccorso» a Diana Blefari Melazzi. A sottolinearlo è Leo Beneduci, segretario generale dell'Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria (Osapp), che fa rilevare come di notte, in sezione, sia generalmente presente un solo agente che però ha la responsabilità di sorvegliare un numero sempre maggiore di detenuti visto l'elevato tasso di sovraffollamento delle carceri italiane. L'Osapp, inoltre, punta il dito contro la carenza di agenti a Rebibbia femminile dovuta anche al fatto che «da lì attingono gli uffici ministeriali per dirottare il personale verso attività amministrative non istituzionali. Su questo fronte - prosegue Beneduci - il capo del Dap Franco Ionta non è mai intervenuto, tanto che a Rebibbia femminile spesso saltano ferie e riposi». «Ciononostante - conclude l'Osapp - l'intervento dell'agente in servizio è stato immediato».
ERGASTOLO CONFERMATO - Lo scorso 27 ottobre, la Prima sezione penale della Cassazione aveva confermato la condanna all'ergastolo per la neobrigatista Diana Blefari Melazzi, accusata di concorso nell'omicidio del giuslavorista Marco Biagi, avvenuto a Bologna il 19 marzo 2002. Anche la Procura della Cassazione aveva chiesto la conferma del verdetto emesso lo scorso 9 gennaio dalla Corte di assise di appello di Bologna che aveva inflitto all'imputata il carcere a vita.
| Diana Blefari in uan foto del 2005 nell'aula bunker di Rebibbia durante l'udienza per l'omicidio di Massimo D'Antona (Ansa) |
LA NOTIFICA POCHE ORE PRIMA - E proprio sabato pomeriggio Diana Blefari Melazzi si era vista notificare in carcere dagli uffici giudiziari di Bologna la notizia della condanna definitiva all'ergastolo. «Sono convinta - spiega oggi l'avvocato Caterina Calia - che la decisione della Cassazione per il delitto Biagi sia stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Diana non ha mai accettato questa condanna da parte dei giudici di Bologna. Riteneva di essere estranea a quella vicenda. Non io personalmente, ma un altro collega, dopo la sentenza della Cassazione del 27 ottobre, era andato a Rebibbia per comunicarle la notizia. Sabato pomeriggio, però, il provvedimento le è stato notificato in cella».
L'IPOTESI- In queste ore sta emergendo l'ipotesi che Diana Blefari Melazzi avesse cominciato a collaborare con la giustizia. Sabato aveva avuto un colloquio in carcere con alcuni investigatori che risulterebbe non essere stato il primo e poco dopo le fu notificata dall'ufficio matricola del carcere la sentenza della Cassazione che la condannava definitivamente all'ergastolo. Poi il suicidio.
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| In tribunale a Bologna (Ansa) |
PERIZIA PSICHIATRICA - Il gup del tribunale di Roma, Pierfrancesco De Angelis, lo scorso aprile, aveva disposto una perizia psichiatrica per verificare la capacità di stare in giudizio e quella di intendere e di volere di Diana Blefari Melazzi, dopo che la terrorista aveva aggredito nel maggio dello scorso anno un agente di polizia del carcere romano di Rebibbia. L'episodio, secondo i suoi legali, sarebbe stato uno dei tanti dovuti alle particolari condizioni psicologiche in cui versava la detenuta dopo la condanna all'ergastolo a Bologna. I difensori della brigatista gli avvocati Caterina Calia e Valerio Spigarelli, avevano chiesto la consulenza affidata al professor Antonio Pizzardi, sostenendo che Blefari non fosse in grado di presenziare al processo. Il 27 ottobre scorso, quando la Cassazione confermò la condanna all'ergastolo per Blefari, senza successo, l'avvocato Spigarelli cercò di contestare la legittimità della perizia medica eseguita nell'appello bis sostenendo che era di parte in quanto affidata ad un consulente del pm che si era già occupato del caso.
«ORA È TROPPO TARDI» - «Siamo sotto choc, abbiamo fatto tante battaglie, abbiamo cercato in tutti i modi di far riconoscere il profondo disagio di Diana Blefari Melazzi. Ora è troppo tardi». Così l'avvocato Caterina Calia, difensore, insieme all'avocato Valerio Spigarelli, di Diana Blefari Melazzi, commenta la notizia del suicidio a Rebibbia della brigatista. L'avvocato ricorda le numerose perizie psichiatriche a cui è stata sottosposta Diana Blefari Melazzi per verificare la sua capacità di stare in giudizio. Secondo la difesa della brigatista, Blefari soffriva di una grave patologia psichica e più volte le stesse difese avevano sollecitato il riconoscimento di tale situazione. Nel 2008 la brigatista in un momento di particolare tensione emotiva aggredì un agente di polizia penitenziaria. Anche in virtù di questo episodio per Blefari venne sollecitata l'ennesima perizia psichiatrica da parte della difesa. Ma il procedimento andò avanti e la brigatista per questo episodio venne rinviata a giudizio dal gup Pierfrancesco De Angelis: il processo sarebbe dovuto cominciare il 23 novembre prossimo.
«Sono profondamente scosso e non solo professionalmente, scosso umanamente come di rado mi è capitato». Così anche Valerio Spigarelli, l'altro legale di Diana Blefari Melazzi: «Non voglio fare dichiarazioni ad effetto - ha detto mentre sta andando nel carcere di Rebibbia -, chi mi conosce sa che non amo fare dichiarazioni e men che meno in queste circostanze. La storia giudiziaria di Diana Blefari Melazzi la conoscete tutti: in più occasioni abbiamo presentato istanze chiedendo la sua incapacità di stare in giudizio. E sapete tutti questa vicenda come è andata a finire».
IL GARANTE DEI DETENUTI - «Il sistema carcerario italiano ha dato, ancora una volta, l'ennesima dimostrazione di inumanità e inefficienza non riuscendo a cogliere i segnali di allarme di una situazione da tempo gravissima». Lo ha detto il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni commentando il suicidio della brigatista. Il Garante ha ricordato che due anni fa, nel novembre del 2007, aveva già denunciato pubblicamente il caso della Belfari Melazzi soggetto schizofrenico e inabile psichicamente, figlia di madre con la stessa malattia e morta suicida ristretta in regime di 41 bis. «I precedenti familiari della donna - ha spiegato - le sue condizioni psichiche in tutto il periodo di detenzione, il suo comportamento quotidiano, la sua solitudine, il suo rifiuto del cibo, delle medicine e di ogni contatto umano contribuivano a tratteggiare un quadro complessivo che doveva necessariamente far scattare un campanello d'allarme che, evidentemente, non si è attivato in tempo». «Evidentemente - ha concluso Marroni - il fatto che dopo gli allarmi sia stato declassato il regime dal 41 bis a detenuta comune non ha comunque aiutato questa donna che ha continuato a tenere un atteggiamento di totale chiusura verso tutto e verso tutti. A quanto sembra, nei giorni scorsi era stata fatta tornare da Sollicciano per sentirsi confermare la sentenza. Io credo che, fermo restando le sue responsabilità, questa donna dovesse essere curata e assistita lontano dal carcere».
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31/10/2009
Juve, ostacolo Napoli nella corsa alla vetta
XI Giornata / Trasferta non preoccupante per l'Inter a Livorno.La Samp ospita il Bari. I bianconeri stasera incontrano i partenopei all'Olimpico. In campo anche il Milan contro il Parma
MILANO - Riparte dal Napoli l'inseguimento della Juventus sull'Inter, che guida la classifica di serie A con quattro punti di vantaggio. I bianconeri, sconfiggendo la Sampdoria nel turno infrasettimanale della decima giornata, si sono accreditati probabilmente come i veri avversari di Mourinho nella corsa allo scudetto e quest'oggi dovranno confermare questo ruolo di antagonisti sul campo dell'Olimpico, dove affrontano i partenopei nel primo anticipo della giornata, alle 18. In serata, alle 21, tocca invece al Milan che a sua volta affronta con il favore del pubblico di casa il Parma, suo avversario diretto nella corsa alla Champions (gli emiliani, al quarto posto, precedono i rossoneri di un punto). I neroazzuri, dal canto loro, saranno impegnati in una trasferta sulla carta non particolarmente complicata, con il Livorno terzultimo in classifica. La Samp gioca invece al Ferraris contro il Bari.
JUVENTUS-NAPOLI - Ciro Ferrara riparte dunque dal 5-1 inflitto mercoledì alla Sampdoria. «Con il Napoli dobbiamo dare immediatamente delle risposte - dice il tecnico -. Adesso sappiamo che possiamo esprimerci ad altissimi livelli. Magari non giocheremo sempre così, ma lo spirito deve essere quello», ha spiegato l’allenatore che chiede ai suoi «di essere continui in termini di gioco e risultati. Non potremo sempre fare 5 gol, ma la mentalità non deve cambiare». Ferrara dice di non credere che siano rimasti solo i bianconeri a poter contrastare l'Inter nella corsa allo scudetto. «La Juventus non è l’unica alternativa - sottolinea - perché se il Milan non avesse pareggiato con il Napoli negli ultimi minuti era lì, non che adesso sia distante. Credo che sia comunque una squadra che può lottare per il vertice».
MILAN-PARMA - Dalla panchina rossonera, Leonardo sembra essere d'accordo con Ferrara: «Non è cambiato nulla, proprio nulla, nella nostra convinzione di fare le cose», ha spiegato il tecnico brasiliano commentando la serata di Napoli. E non è cambiato nulla neanche nel rapporto con Ronaldinho, nonostante il palese dissenso del giocatore dopo la sostituzione del San Paolo: «Non ho un rapporto di amore-odio con lui, c'è molto più amore». «Il nostro rapporto - prosegue Leonardo - dura da tanto tempo, la sua reazione è positiva, normalissima, anche la rabbia ci vuole. Lui sa quello di cui abbiamo bisogno e quello che può fare. Adesso c'è e ha voglia di essere continuo, questa è l'unica cosa che gli manca». In vista del Real, Leonardo lascerà qualche titolare a riposo contro il Parma, senza sottovalutare gli emiliani anche per esigenze di classifica. «Sono quelle partite in cui non si può mai fare un pronostico - spiega Leonardo - Non sai mai cosa può succedere ed è difficile capirlo prima. È tutto molto aperto, è un momento di forma importante del Parma» che «è una squadra molto pericolosa» visto che può schierare due attaccanti come Paloschi e Bojinov. Leonardo potrà contare di nuovo su Rino Gattuso che «è pienamente disponibile» dopo il periodo di riposo per mettere a posto il ginocchio. Alessandro Nesta salterà la gara, ma dovrebbe essere regolarmente al suo posto martedì per la Champions.
GLI ALTRI INCONTRI - Queste le altre partite che si disputeranno nella giornata di domenica: Cagliari-Atalanta, Chievo-Udinese. Fiorentina-Catania, Roma-Bologna, Siena-Lazio, Palermo-Genoa (in posticipo alle 20,45) e le già citate Livorno-Inter e Bari-Sampdoria.
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Svetta Hamilton su Vettel e Webber Raikkonen in sesta fila, fuori Fisico
Le prove del Gp di Abu Dhabi. Quarta pole stagionale per il pilota inglese.

ABU DHABI - Lewis Hamilton su McLaren Mercedes ha imposto il suo dominio sulle qualifiche ufficiali del gran premio di Abu Dhabi, ultima prova del mondiale di Formula Uno. Il campione del mondo uscente ha fatto registrare il miglior tempo cronometrato in tutte e tre le sessioni di prova e ha conquistato la «pole position» con il tempo di 1'40"948. Il pilota britannico ha messo in fila le due Red Bull di Sebastian Vettel e di Marc Webber e le due Brawn Gp di Rubens Barrichello e del neo campione del mondo Jenson Button, rifilando loro distacchi molto netti, 667 millesimi a Vettel, 778 a Webber 838 a Barrichello.
LE PRIME DIECI POSIZIONI - Completano le prime 10 posizioni Jarno Trulli su Toyota con il sesto tempo, le due Bmw Sauber di Robert Kubica e di Nick Heidfeld, la Williams di Nico Rosberg e la toro Rosso di Sebastien Buemi. Si tratta della quarta pole stagionale per il pilota inglese, la 17esima in carriera. Hamilton ha chiuso con il tempo di 1'40"948, precedendo Vettel (1'41"615) e Webber (1'41"726). Quarto Barrichello (1'41"786), quinto il campione del mondo Jenson Button (1'41"892), sesto Trulli (1'41"897).
FERRARI - Fuori dalla top ten le due Ferrari, con il finlandese Kimi Raikkonen, all’ultima gara per il Cavallino, eliminato nel Q2 e undicesimo in griglia di partenza, mentre era finita fuori già nella prima manche l’altra rossa di Giancarlo Fisichella, che scatterà solo dalla ventesima ed ultima posizione. Clamorosamente escluso nel Q1 con il sedicesimo tempo anche lo spagnolo Fernando Alonso, all’ultima gara in Renault prima del passaggio in Ferrari per il Mondiale 2010. Con il titolo iridato come detto già nelle mani di Button (89 punti), campione due settimane fa in Brasile, c’è lotta per il secondo posto tra Vettel (74 punti) e Barrichello (72). Fra i costruttori, poi, Brawn già campione (161 punti) e secondo posto sicuro per la Red Bull (135,5), ma ancora lotta fra McLaren (71) e Ferrari (70) per la terza piazza.
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Camorra, arrestato il boss Russo
Soddisfazione di Maroni: «Una giornata da incorniciare, continua la lotta alle mafie». Condannato all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa, era tra i 30 ricercati più pericolosi d’Italia
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| Salvatore Russo come appariva nella foto segnaletica della Polizia di Stato |
NAPOLI - Il super latitante Salvatore Russo, capo dell’omonimo clan camorristico attivo nell'agro nolano è stato catturato all’alba dagli agenti della Squadra mobile di Napoli. Il boss, già condannato all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa, era inserito nell’elenco dei trenta ricercati più pericolosi d’Italia ed era latitante dal 1995.
FRATELLI LATITANTI - Salvatore Russo era latitante così come il fratello Pasquale, tuttora ricercato dalle forze dell’ordine. Un tempo erano al vertice del clan guidato dal boss Carmine Alfieri, oggi pentito. La vita criminale dei fratelli Russo inizia negli anni Settanta, dopo aver stretto legami con il clan di Mario Fabbrocino e contatti con Michele Zaza e quindi con la mafia siciliana. Russo era ricercato per associazione di tipo mafioso, omicidio, occultamento di cadavere e altri reati. Il 15 aprile del 1994 erano state diramate anche le ricerche in campo internazionale.
LA SODDISFAZIONE DEL GOVERNO - Grande soddisfazione è stata espressa dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che parla dell'ennesima «giornata da incornicare» e che definisce l'arresto «un colpo durissimo alla camorra, un grande successo delle forze dell'ordine e della squadra mobile». Maroni ha inoltre detto che si sta «chiudendo il cerchio dei super latitanti: questa è la strada migliore per battere definitivamente la camorra e tutte le mafie. Stiamo realizzando successi straordinari contro mafia e camorra. Non ci fermeremo, vogliamo vincere la guerra contro le ogni forma di criminalità organizzata».
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Berlusconi: se mi condannano non lascio
Il cavaliere: «Resisterò al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto». Il premier: ho fiducia nei magistrati seri, ma se ci fosse una condanna sarebbe sovvertimento della verità
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| Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (Eidon) |
ROMA - «Ho ancora fiducia nell'esistenza di magistrati seri che pronunciano sentenze serie, basate sui fatti. Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto». Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, in una dichiarazione contenuta in Donne di cuori, il libro di Bruno Vespa di prossima uscita e di cui è stata diffusa un'anticipazione, in riferimento ad alcuni processi in corso a suo carico.
«MILLS, CI PENSERA' LA CASSAZIONE» - «È una sentenza che certo sarà annullata dalla Corte di Cassazione» dice ancora Berlusconi rispondento a Vespa che gli ricorda che l'avvocato Mills è stato condannato anche in appello. E quanto alla campagna internazionale che si è scatenata su di lui, il leader del Pdl se la prende con Repubblica e L'Espresso, da cui secondo Berlusconi sarebbe partito tutto. «E su sollecitazioni di questo gruppo - sottolinea il premier - si è estesa ai giornali e ai giornalisti "amici". Per gettare fango su di me ha finito col gettare fango sul nostro Paese e sulla nostra democrazia».
«ANCHE OBAMA NEL MIRINO DEI MEDIA» - Berlusconi ricorda poi che «da mesi negli Usa è polemica ferocissima tra Fox News, una rete televisiva del gruppo Murdoch, e il presidente Obama. Non mi pare che ne derivi un problema grave per gli Stati Uniti». Quanto all'ipotesi che le posizioni critiche assunte dal Times, quotidiano britannico del gruppo Murdoch, nei confronti del premier italiano siano conseguenza degli scontri di natura commerciale tra Mediaset e Sky, «la coincidenza - evidenzia Berlusconi- fa riflettere, ma sono cose che io non farei mai, e quindi sono portato a credere che non le facciano neppure gli altri».
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L'amante fugge nudo sul balcone ma viene «immortalato» dal vicino
È accaduto a Chengdu, capitale della provincia del Sichuan, nel sudovest della Cina. Inseguito dal marito tradito si è rifugiato in piedi su un condizionatore
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| Clicca per ingrandire (Photomasi) |
CHENGDU (CINA) - Una scena simile l'abbiamo vista decine di volte nella commedia sexy all'italiana degli anni 70. Da una parte vi è il marito geloso che improvvisamente torna a casa per controllare l'avvenente e fedifraga moglie. Dall'altra vi è l'amante nudo che per nascondersi si rifugia nei posti più insoliti. Uno dei più classici «topos» della cinematografia erotica del Belpaese si è riproposto nella realtà a Chengdu, capitale della provincia del Sichuan, nel sudovest della Cina. Il venticinquenne Sun Meng, fama di Don Giovanni, ma poco incline ad affrontare le ire di un marito tradito, si sarebbe nascosto, nudo, sul balconcino della casa dell'amante. Successivamente per non essere intravisto dal rivale, sarebbe salito su un condizionatore d'aria che si trovava poco distante dal balcone. Peccato per lui che un solerte vicino abbia immortalato con diversi scatti le sue impavide acrobazie sul balcone e poi abbia postato una foto sul web.
INDIGNAZIONE - Tutta la comunità è venuta a sapere della storia del tradimento e della relazione di Meng con una donna sposata. Nella foto, pubblicata sul sito web della comunità locale, oltre al giovane senza veli, s'intravede il marito tradito che si rivolge a Meng con epiteti probabilmente poco cortesi, mentre in basso a sinistra si nota un altro abitante del palazzo che segue attentamente il diverbio. Non si sa se alla fine i due rivali in amore si siano chiariti e abbiano fatto pace. Di sicuro i concittadini di Meng sono rimasti indignati: «La mia famiglia si vergogna e nessuno dei miei vicini vuole parlare con me - ha dichiarato sconsolato il venticinquenne - So che quello che ho fatto è sbagliato, ma avevo paura che mi avrebbe ucciso».
IRONIA – La vicenda è diventata ancora più grottesca dopo che alcuni buontemponi hanno pubblicato alcuni commenti sul sito web locale nei quali hanno fatto notare che dalla foto si evince chiaramente che il venticinquenne non è affatto uno stallone. Risentito, Meng ha voluto rilevare che l'immagine non gli rende giustizia: «La gente sta ancora ridendo per come appaio senza vestiti» ha dichiarato. «Tuttavia mi preme ricordare che quella è stata una giornata molto fredda».
Francesco Tortora
corriere.it
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