15/11/2009

Sarkò picconatore a Berlino? La Rete lo castiga con le foto burla

 

Il caso. L'immagine del presidente francese a Berlino scatena la fantasia degli internauti

 

Le foto brula in Rete: sopra Sarkozy nell’affresco di Michelangelo

 

PARIGI - Tutto è cominciato con la pubblicazione di una foto su Facebook. L'immagine, che sarebbe stata scattata il 9 novembre del 1989 e postata dallo stesso Nicolas Sarkozy, ritrae l'attuale presidente francese mentre piccona una sezione del Muro di Berlino. Alcuni internauti, già a poche ore dalla pubblicazione della foto, hanno subito messo in discussione l'autenticità dell'immagine e molti hanno sottolineato di non credere che in quella giornata storica di 20 anni fa il Presidente fosse a Berlino. Alcuni buontemponi invece hanno immediatamente ideato le contromosse. Hanno creato diversi gruppi su Facebook e su Twitter in cui prendono in giro il Presidente francese dimostrando, prove (fasulle) alla mano, che Nicolas Sarkozy, nei momenti più importanti della storia dell'umanità, è sempre stato al posto giusto nel momento giusto.

IL PRESIDENTE ONNIPRESENTE - Grazie alla fantasia del popolo del web, Sarkò diventa non solo il principale protagonista degli eventi che hanno segnato la storia francese (dalla presa della Bastiglia fino ai mondiali di calcio del 1998 vinti dalla nazionale transalpina), ma anche delle più famose vicende internazionali. Sul blog "Coups droits" di Alain Auffray, giornalista del quotidiano di sinistra Liberation, l'utente Hunter scrive che da oggi in poi «la storia dell'umanità deve essere riscritta». Infatti dalle immagini postate sulla rete si evince che il Presidente Francese è il vero artefice della storia. Egli sostituisce addirittura Dio e nell’affresco La Creazione di Adamo di Michelangelo lo vediamo, con vistosi occhiali da sole e circondato dagli angeli, dare vita al primo essere umano. La volontà di Sarkò può tutto: come mostrano le immagini postate sul web è lui che crea da solo le tre Piramidi di Cheope, Chefren e Micerino a Giza, in Egitto. È lui che scopre l'America al posto di Colombo nel 1492 ed è alla guida del popolo parigino durante la Rivoluzione Francese. È la sua sagoma quella vicino a Winston Churchill a Yalta durante il celebre summit della Seconda Guerra Mondiale nel 1945. È sempre l'attuale Presidente francese il primo essere umano a mettere piede sulla Luna. E poi è lui che ferma i carri armati in Piazza Tienanmen. Infine Sarkò è anche il protagonista di scoperte scientifiche e di eventi più «popolari». Ad esempio la vera mente che inventa la penicillina è quella del Presidente francese. E nonostante tutti gli impegni che ha, riesce anche a diventare il quinto membro dei Beatles e il vincitore di una medaglia olimpica.

COMMENTI IRONICI - I commenti ironici sul web la fanno da padrone: «Peccato che quel giorno Sarkò fosse in Inghilterra per registrare canzoni insieme ai Beatles - scrive un utente che usa il nickname "Franpi Barriaux" su Twitter - Sicuramente avrebbe impedito l'uccisione di Kennedy». E tornando alla notte dei tempi un altro utente spiega: «Giocando con due pietre, Sarkozy scoprì il fuoco». E ancora: «Fu proprio lui ad accordare la chitarra di Jimmy Hendrix prima del concerto di Woodstock>. Per adesso Sarkozy non ha ancora rilasciato nessun commento e nessuno sa se sia infastidito dalla burla multimediale. Sulla sua pagina di Facebook sono arrivati molti commenti violenti. Molti accusano il presidente di essere un bugiardo per aver scritto che la notte del 9 novembre del 1989 era a Berlino: «Ecco un'altra bugia del nostro presidente» taglia corto un utente di Facebook, mentre altri usano l'ironia: «Sicuramente signor presidente. La credo. Anch’ io, assieme a mio fratello, quel giorno, ho distrutto il muro. Ma nel mio giardino». Anche il giornalista francese Alain Auffray ha definito «una menzogna» il post del presidente pubblicato sul social network: «È impossibile che Sarkozy fosse a Berlino quel giorno - scrive il redattore di Liberation sul suo blog -. La mattina del 9 novembre nessuno né a Parigi, né a Berlino, poteva immaginare che il muro sarebbe crollato. Solo alle 20 si è cominciato a parlare di libera circolazione dei berlinesi. E non prima delle 23 i cittadini di Berlino Est hanno cominciato ad ammassarsi davanti alla frontiera».

 

LA FOTOGALLERY

Francesco Tortora

corriere.it


La corsa della tv. Con gli occhiali

 

Il futuro in casa. Cambiamenti a catena per gli apparecchi televisivi: nel 2010 arriva il 3D All’inizio serviranno lenti polarizzate per guardare gli schermi da 50 pollici

Il televisore a tubo cato­dico è defunto da tem­po. Basta una passeg­giata in un centro com­merciale per accertarne la sparizione. Ma se pensate di essere a posto solo perché avete comprato l’ultima tv su­perpiatta Full Hd, allora vi sbagliate di grosso. Perché il 2010 sarà l’anno dei televisori 3D: una tecnologia che dal ci­nema si prepara a invadere il mondo dei salotti hi-tech. Dopo decenni sonnacchio­si dal punto di visto tecnologi­co, da qualche anno siamo nell’era delle tv mutanti: pla­sma, Lcd, Hd Ready o Full Hd e il passaggio dalle trasmissio­ni dall’analogico al digitale. E fra pochissimo arriva il 3D. Il risultato è un bel mal di testa per chi deve acquistare. Pochi anni fa infatti basta­va scegliere le dimensioni del­lo schermo. Ora occorre barca­menarsi tra nomi, sigle e fun­zioni. Le tv navigano su Inter­net, si collegano senza fili a un computer, riproducono vi­deo e immagini salvati su una «chiavetta» Usb, hanno siste­mi integrati per il digitale e per il risparmio energetico. Il 3D rappresenta un passo ulteriore. Non solo televisori più belli e tuttofare, ma una vera scheggia di fantascienza che diventa presente. Non sa­rà il «Ponte ologrammi» caro agli appassionati di «Star Trek», ma lo stupore (abbina­to in qualche caso a un po’ di nausea) che si può sperimen­tare testando uno di questi schermi è innegabile. I model­li mostrati nelle fiere di setto­re hanno ancora bisogno de­gli immancabili occhialini. Che non sono più quelli verdi e rossi di una volta, ma hanno lenti polarizzate. Analoghi a quelli che molti hanno già provato al cinema per i recen­ti successi digitali come «L’Era glaciale 3» o «Up!». Gli schermi domestici avranno dimensioni intorno ai 50 pollici e prezzi da fascia alta del mercato, sopra i 2.000 euro. Per sfruttarli sarà quin­di indispensabile un lettore Blu-Ray. La Blu-Ray Disc As­sociation accoglierà la stereo­scopia nel proprio formato, con lettori nuovi, ancora non in commercio, pronti per le decine di titoli su cui Hollywo­od è al lavoro. A partire dall’at­teso «Avatar», il film del papà di «Titanic» James Cameron, che debutterà il 18 dicembre negli Stati Uniti (e il 15 genna­io in Italia). «Sarà una rivolu­zione — spiega Stephen Foul­ser, vicepresidente della Walt Disney Studios Home Enter­tainment —. Una rivoluzione che espanderà le possibilità dello spettatore. Il cinema aiu­terà a familiarizzare con il 3D, sempre più gente lo sperimen­terà e ne verrà conquistata. Ma in ambito domestico l’ado­zione delle tecnologie è lenta. Bisogna prima allargare la pla­tea del Blu-Ray». E poi le nuove tv saranno indispensabili per giocare an­che con i futuri videogiochi. Con il 3D sarà possibile infatti avanzare tra proiettili che ci sfiorano la testa e raggi laser che sembrano arrostire il diva­no. «In questo ambito il 3D proseguirà il discorso fatto in questi anni con controller che rilevano il movimento o lo sguardo degli occhi» dice Gae­tano Ruvolo, general mana­ger di Sony Computer Enter­tainment Italia , la cui Playsta­tion3 è l’unica console di gio­co già dotata di lettore Blu-Ray. «L’esperienza diven­ta sempre meno 'tastiera' e sempre più fatta di sensazioni ed emozioni». Resta il discorso delle emit­tenti televisive. Il 3D ci darà l’illusione di avere in salotto i «pacchi» della Rai o Maria De Filippi? Per diversi anni pro­babilmente no, almeno in Ita­lia: a livello di annunci ufficia­li tutto tace. Ma in Gran Breta­gna BskyB avrà un canale sa­tellitare 3D entro il 2010: film ma anche concerti, spettacoli e perfino sport. E allora l’emicrania da con­sumatore fa di nuovo capoli­no: cambiare la tv o aspetta­re? Il mondo dei televisori as­somiglia sempre più a quello di computer e cellulari: fra 6 mesi uscirà sempre un nuovo modello con più funzioni, im­magini e suono migliori, desi­gn più raffinato. «Le novità si sono fatte incalzanti ed è diffi­cile comunicarle al pubblico» ci spiega Enrico Ligabue di Lg Electronics, uno dei colossi che insieme a Sony, Panaso­nic, Jvc e altri si prepara al de­butto del 3D. «La responsabili­tà della confusione è da divi­dere tra l’industria, che propo­ne novità continue, e i riven­ditori spesso non in grado di aiutare l’acquirente. Che così si ritrova da solo, senza le in­formazioni necessarie». Bisogna dunque dire che probabilmente il 3D resterà al­l’inizio confinato a una nic­chia di superappassionati. Ma nel 2011 potrebbe già essere l’ora di buttare i fastidiosi oc­chialini: basterà un software a gestire il passaggio tra i nor­mali programmi televisivi 2D e il flusso tridimensionale. E allora forse sarà anche arriva­to il momento di portare la vecchia tv, cioè quella che adesso ci sembra nuova, al­l’ecocentro.


Francia: polemica su una foto di Sarkozy a Berlino alla caduta del Muro

 

Siti e giornali francesi smentiscono il presidente sulla data: non era là il 9 novembre 1989. Ma il primo ministro Fillon assicura di averlo incontrato tra la porta di Brandeburgo e il check-point Charlie

 

Sarkozy piccona il Muro (da Libération.fr)
Sarkozy piccona il Muro (da Libération.fr)

PARIGI - Scoppia la polemica in Francia sulla presenza di Nicolas Sarkozy a Berlino il 9 novembre 1989 quando cadde il Muro. Il presidente francese domenica ha messo su Facebook il ricordo di quel giorno e una foto che lo ritrae mentre sta picconando la divisione in cemento armato, ma molti giornali e siti internet mettono in dubbio l'autenticità non tanto della foto in sé, ma la data esatta.

LE MONDE - Secondo "Le Monde", Sarkozy si sarebbe "sbagliato" di una settimana, visto che il suo viaggio a Berlino risalirebbe al 16 novembre 1989. In particolare, un'agenzia AFP, datata 17 novembre, riferiva di un viaggio di Nicolas Sarkozy, Alain Juppé e Jean-Jacques de Peretti a Berlino il 16 novembre. Proprio M. de Peretti, che in un primo tempo aveva confermato la versione di Sarkozy, ha confermato di non essere stato a Berlino «due volte». E lo stesso Alain Juppé, in una sua biografia, parla del 16 novembre.

FILLON: «ERA A BERLINO, L'HO VISTO» - A difendere il presidente è il primo ministo François Fillon, che assicura di aver incrociato Sarkozy a Berlino proprio la sera del 9 novembre 1989. «Ero a Berlino dal 7 novembre per partecipare a un dibattito sulle relazioni Est-Ovest», ha spiegato Fillon, che a quei tempi faceva parte della commissione Difesa dell'Assemblea nazionale. «Abbiamo passato tutto il pomeriggio e la serata ad assistere alle prime grandi manifestazioni nei pressi del Muro. Verso le 23 abbiamo incrociato tra la porta di Brandeburgo e il check-point Charlie Alain Juppé (allora primo ministro), che era accompagnato da Nicolas Sarkozy e da Philippe Martel, responsabile delle relazioni internazionali del Rpr (l'ex partito gollista)», ha detto il premier.


Torna l'allarme Br, Maroni: "Cellule in 5 città"

 

Nuclei delle Brigate rosse starebbero radicandosi in diverse città del Nord. Il ministro dell'Interno avverte: fenomeni del genere vanno fermati al più presto

 

Siamo preoccupati, i segnali che abbiamo ricevuto in questi giorni dell'attività di un gruppo che si rifà alle Brigate Rosse" non sono da sottovalutare. L'allarme arriva direttamente dal ministro dell'Interno Maroni e si riferisce ad un documento di quattro pagine contenente minacce a politici e giornalisti. Materiale recapitato nei giorni scorsi alla redazione di Bologna dell'Unità, a quelle del resto del Carlino e di altri quotidiani. Un documento siglato da fantomatici nuclei di azione territoriale intitolati a Luca e Annamaria Mantini, due terroristi proletari uccisi negli anni '70 e contenente, secondo gli esperti del Viminale, una risoluzione "strategica" di attacco allo stato. Nel testo si parla di cellule radicate in cinque città, tutte nel Nord, Milano, Torino, Como Lecco e Bergamo, pronte all'azione diretta "violenta" contro forze dell'ordine, carceri, centri di identificazione per gli immigrati, ma anche contro i mezzi di informazione. Un'impostazione che inquieta gli esperti dell'antiterrorismo perche unisce temi propri degli anarco-insurrezionalisti insieme alla rituale chiamata alle armi delle vecchie e nuove Brigate rosse.


Obama e la crisi: "Ora nuovi modelli" Appello per il rilascio di San Suu Kyi

 

Freno sul clima in vista di Copenaghen. Iran, l'appello con Medvedev. Il presidente americano a Singapore:«Stop alle stesse politiche di sviluppo squilibrato del passato»

 

(Reuters)
(Reuters)

SINGAPORE - Il clima, la crisi economica e la necessità di nuovi modelli di sviluppo e il nucleare: questi i temi che Barack Obama ha affrontato a Singapore, seconda tappa del tour asiatico che porterà in presidente americano anche in Cina e in Corea del Sud. A Singapore, per la prima volta, un presidente americano si è trovato nella stessa stanza con un alto responsabile della giunta birmana, il primo ministro Thein Sein. Obama ne ha approfittato per chiedere ufficialmente la liberazione immediata del Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi.

LA CRISI - Da Tokio, tappa iniziale del tour, l'inquilino della Casa Bianca ha rivolto un invito al mondo asiatico a guardare allo sviluppo di Pechino senza paura, perché «una Cina forte serve a tutti». A Singapore il presidente americano ha partecipato al vertice dell'Apec (il forum dei 21 paesi dell'Asia-Pacifico) lanciando un semplice messaggio: le economie asiatiche non possono continuare a basare la loro spettacolare espansione sulla bramosia dei consumatori americani. Occorre creare un nuovo modello che garantisca una crescita economica equilibrata e sostenibile. Ma l'appello di Obama ai paesi asiatici ad aprire di più i loro mercati ai prodotti americani è stato preceduto da una raffica di critiche da parte di alcuni paesi Apec che mettono gli Stati Uniti sul banco degli imputati per un ritorno al protezionismo che la nuova amministrazione Usa condanna con le parole ma non con i fatti.

«NUOVI MODELLI DI CRESCITA ECONOMICA» - Il presidente Obama, che ha anticipato la partenza dal Giappone per partecipare alla cena d'apertura del summit Apec, ha promesso un cambiamento di politica verso l'Asia rispetto al suo predecessore George W. Bush: «L'era del disimpegno è finita - ha detto l'inquilino della Casa Bianca in un discorso a Tokyo - vogliamo tornare a giocare un ruolo importante» nelle attività decisionali sulla politica economica del continente. Ma il modello di crescita economica deve cambiare, ha ammonito. «Per decenni gli Stati Uniti hanno avuto uno dei mercati più aperti del mondo e questa apertura ha contribuito ad alimentare il successo di molti paesi di questa regione - ha detto Obama -. Ma la crisi economica ci ha mostrato che non possiamo continuare a perseguire le stesse politiche di sviluppo squilibrato del passato». Il nuovo modello auspicato da Obama vede le economie asiatiche più aperte ai prodotti americani cercando nello stesso tempo altri mercati per alimentare la crescita economica.

IL CLIMA - È il clima l'altro grande argomento su cui si è soffermato Obama a Singapore. Il presidente americano ha espresso il suo sostegno alla proposta del premier danese Lars Lokke Rasmussen per un accordo in due tempi sulla questione del clima: una intesa politica alla conferenza di Copenaghen del mese prossimo, seguita successivamente da una intesa legalmente vincolante. Obama, che ha partecipato alla riunione fuori programma insieme al presidente cinese Hu Jintao e agli altri leader che partecipano al vertice Apec, ha sottolineato l'importanza che la conferenza di Copenaghen «si concluda con un successo». In una colazione organizzata a margine dell'Apec, i leader, tra cui il premier danese Lars Lokke Rasmussen, che presiederà la conferenza sul clima, hanno constatato che sarà impossibile sottoscrivere a Copenaghen un nuovo trattato sul riscaldamento globale, vincolante per tutti i 192 Paesi che saranno presenti nella capitale danese, viste le profonde divergenze ancora esistenti tra i Paesi ricchi e quelli più poveri sugli indirizzi da adottare. I leader sono però consapevoli che sarà necessario trovare una intesa «politica», per rinviare le decisioni finali a una nuova conferenza che si terrà molto probabilmente a Città del Messico. Una soluzione in due tempi insomma, per scongiurare la possibilità di un fallimento a Copenaghen. I leader hanno compreso «che è irrealistico aspettarsi un accordo definitivo, vincolante per tutti» alla conferenza in Danimarca, ha spiegato Michale Froman, vice consigliere per la sicurezza nazionale Usa. Ma è «importante» che Copenaghen diventi «una tappa» verso un nuovo trattato sul clima, ha aggiunto Obama.

NUCLEARE - Il nucleare e l'Iran i temi di un incontro a margine del vertice Apec tra Obama e il presidente russo Dmitri Medvedev. «Il tempo» per risolvere la crisi con l'Iran sulla base del dialogo «sta per scadere» è la posizione dei due presidenti. Obama ha detto che «purtroppo l'Iran non è stato in grado di accettare un approccio giudicato da ognuno creativo e costruttivo». Il presidente Medvedev, seduto accanto ad Obama, ha detto che «il tempo sta per scadere» per questo tipo di approccio e non ha escluso che possano essere usati «altri mezzi». I colloqui di Ginevra, dopo un avvio promettente, sembrano già in fase di stallo.


14/11/2009

Minacce di morte alla De Girolamo La deputata del Pdl: «Non ho paura»

 

Il portavoce della deputata e di tutto il Pdl del Sannio bloccato a Benevento da due uomini, uno era armato. «A chi do fastidio? Non lo so. So per certo che continuerò per la mia strada»

 

Nunzia De Girolamo
Nunzia De Girolamo

«Dì a quella che se non la smette la uccidiamo come pure a quel Colasanto». Sono queste le minacce di morte e gli insulti, indirizzati in dialetto, al deputato Pdl e coordinatrice provinciale di Benevento, Nunzia De Girolamo ed al consigliere regionale e direttore editoriale de Il Sannio Quotidiano, Luca Colasanto. A rivolgerle due uomini (uno dei quali armato di pistola) che venerdì sera, a bordo di una moto, hanno bloccato e minacciato il giornalista Luigi Barone, portavoce del Pdl sannita, riferendo i messaggi contro i due esponenti politici. Barone era alla guida dell'auto del padre, una Bmw, ed è stato raggiunto dai due in via dei Mulini a Benevento. I due sconosciuti, che avevano il capo coperto dal casco, hanno inveito contro il portavoce minacciando di morte sia De Girolamo che Colasanto. Sull'accaduto, denunciato ai carabinieri, il prefetto di Benevento, Michele Mazza, ha convocato sabato mattina il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica.

«CONTINUO PER LA MIA STRADA» - «A chi do fastidio? Non lo so. So per certo che continuerò per la mia strada e non mi lascio intimidire continuando nella mia battaglia per la legalità» è stato il commento della De Girolamo, che è anche coordinatrice provinciale del Pdl. «Sono amareggiata - ha aggiunto - perché nella vicenda è stato coinvolto un giovane di trenta anni (il giornalista Luigi Barone, portavoce del Pdl sannita, ndr) da anni impegnato in politica come militante».


Quante emozioni a San Siro: Italia-All Blacks finisce 6-20

 

La Nuova Zelanda batte gli azzurri, ma a Milano vince soprattutto lo spettacolo. I flash per gli All Blacks, l'ovazione per l'ingresso dell'Italia, il silenzio durante la Haka. Poi la battaglia. E gli azzurri che ci mettono grinta e cuore.

 

Italia-Nuova Zelanda

 

Gli All Blacks espugnano San Siro e questo forse si sapeva già. Ma la grinta e il cuore azzurro non erano scontati. Una buona Italia è stata sconfitta 6-20 dalla Nuova Zelanda tra gli applausi degli ottantamila di San Siro. Tante volte si è detto o scritto che l'Italrugby, pur perdendo, ci ha messo voglia e cuore. Mai come stavolta si può sentenziare che gli azzurri, sconfitti 20-6 dalla Nuova Zelanda in un San Siro stracolmo, meritano l'onore delle armi e pubbliche congratulazioni. Una grande squadra, finalmente, con la testa in campo dal primo all'ultimo minuto, capace di svilire il gioco degli All Blacks e di terminare a testa bassa a pochi centimetri da quella marcatura che avrebbe ampiamente meritato. Trascinati dal tifo di San Siro, gli azzurri hanno disputato una grandissima gara, subendo dai mitici rivali una sola meta (di Ellison al 26') e cinque punizioni di McAlister. I punti per l'Italia, che all'intervallo era sotto per 14-3, sono arrivati da due piazzati di Gower, uno per tempo. Cartellino giallo, nella ripresa, a Garcia (3') e Tialata (38').

Memorabile invece l'atmosfera respirata a Milano. Migliaia i flash all'ingresso in campo degli All Blacks. Un'ovazione per gli azzurri, da pelle d'oca come l'inno di Mameli cantato dall'intero stadio. Poi il solenne silenzio durante l'inno neozelandese e la Haka, che gli azzurri hanno osservato senza fare una piega e il pubblico ha applaudito. Dopo la festa è però iniziata la battaglia. Ora Parisse e compagni torneranno in campo tra una settimana, a Udine, per affrontare i campioni del mondo dell'Australia; sabato 28, ad Ascoli, ultimo test-match con Samoa.

 

Mallett: San Siro è impressionante, una grande esperienza"Questo stadio è al livello dello Stade France di Saint Denis. E' la prima volta che vedremo così tante persone allo stadio per la Nazionale di rugby".


Nick Mallett rugby

 

"Sono molto impressionato". Lo stadio di San Siro fa effetto anche quando è vuoto. Nick Mallett, ct della Nazionale di rugby, provava ad immaginarlo strapieno: saranno 80.000 gli spettatori che assisteranno alla sfida tra gli azzurri e gli All Blacks. "Questo stadio è al livello dello Stade France di Saint Denis. E' la prima volta che vedo così tante persone allo stadio per la Nazionale di rugby", dice Mallett alla dopo il test match. "La Nuova Zelanda ha schierato giocatori giovani che volevano dimostrare allo staff tecnico quanto valgono", aggiunge il ct facendo riferimento alle difficoltà che presentava l'impegno.

"Abbiamo un ottimo gruppo, ci siamo allenati al meglio e siamo in eccellente condizione fisica -prosegue- e per questo non penso tanto al risultato finale, quanto alla qualità del gioco che la mia squadra ha espresso contro gli All Blacks. Giocare in un San Siro esaurito è stata una grande esperienza per me e per chi giocava in campo


Roma, corteo Cgil contro il governo Epifani: «Il peggio deve ancora arrivare»

 

Sulla Finanziaria: «Non dà nulla al lavoro». Sacconi: «Non legge nostre proposte». Replica: ne vorremmo di diverse, presenti pd e idv. Appello a Cisl e Uil per l'unità

Manifestazione della Cgil contro la politica economica del governo a Roma (Fotogramma)

 

ROMA - Gli effetti negativi della crisi non sono finiti, anzi il peggio per i lavoratori arriverà nelle prossime settimane. La previsione è del segretario Cgil Guglielmo Epifani, in occasione della manifestazione nazionale indetta dal sindacato di Corso d'Italia contro la politica economica del governo a Roma. «La crisi avrà gli effetti più negativi sull'occupazione nelle prossime settimane e il governo non sta facendo nulla per sostenere il lavoro e i pensionati» spiega Epifani. Un punto su cui il leader della Cgil chiama a raccolta gli altri sindacati confederali, Cisl e Uil.

UNITÀ SINDACALE - «Avevano detto che avrebbero fatto uno sciopero generale nel caso in cui non ci fossero stati interventi nei confronti delle categorie dei lavoratori e dei pensionati, aspetto il loro giudizio e attendo di vedere se confermeranno lo sciopero - dice Epifani -. Lavorerò ancora per l'unità sindacale ma bisogna avere volontà da tutte le parti. Spero sempre di riuscire a fare una cosa che nel passato abbiamo sempre fatto, manifestazioni insieme». Parlando della Finanziaria e della questione dei fondi destinati ai giovani ricercatori dell'università (confermati dal ministro Gelmini), il leader della Cgil ha detto: «È una manovra che non dà nulla al lavoro, agli investimenti e al Mezzogiorno e non c'è soluzione neanche per i precari dell'università. Gli interventi del governo vanno contro il mondo del lavoro». Epifani commenta poi il differimento del taglio sull'acconto Irpef: «Tra le cose che abbiamo chiesto c'è un intervento per ridurre il carico fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati, però nella sostanza non c'è nulla: ancora una volta non si è data una risposta al mondo del lavoro e degli anziani».

BERSANI - Un argomento, quello del sostegno al lavoro, che affronta anche un assente al corteo della Cgil, Pierluigi Bersani. «Il governo ha perso 18 mesi preziosissimi - scrive il segretario del Pd in un messaggio a Epifani, spiegando di non esserci a causa di «impegni presi da tempo» -. È l'ora di una svolta, il Parlamento deve varare una vera manovra anti-ciclica a sostegno della domanda aggregata, quindi dei consumi delle famiglie e, per tale via, degli investimenti delle imprese, dell'occupazione, dei profitti». Bersani parla dell'«aspetto peggiore della difficilissima fase in corso, che è l'occultamento dei problemi, la forzata rappresentazione di una normalità inesistente. Si continua a ripetere che il peggio è alle nostre spalle: non è così per l'economia reale». Sull'argomento si è spesa anche la vicepresidente della Camera Rosy Bindi: «Il lavoro è un'emergenza nazionale e una questione centrale nella agenda del Pd. La crisi è ancora molto pesante e il governo non può continuare a minimizzare gli effetti drammatici, sociali e occupazionali che si scaricano su milioni di famiglie italiane».

SACCONI-EPIFANI - Sulla Finanziaria c'è stato anche un botta e risposta a distanza tra il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e Guglielmo Epifani. Il ministro ha accusato il segretario della Cgil di opporsi in modo aprioristico ai provvedimenti del governo: «Mi pare che si possa dire che le nostre proposte non le ha lette e non gli sono piaciute». Replica di Epifani: «L'unica cosa che non può dire è che non leggiamo le proposte del governo. È che vorremmo leggere cose diverse. Non ce l’abbiamo con il governo, ma con quello che il governo fa».

IN PIAZZA PD E IDV - La Cgil scende in piazza a Roma per la seconda volta, dopo la manifestazione nazionale del 4 aprile al Circo Massimo, per protestare contro le politiche economiche e per la tutela del reddito, chiedendo «risposte concrete per l'Italia che lavora». Al corteo, partito alle 14 da piazza della Repubblica e che terminerà in piazza del Popolo, partecipano oltre 100mila persone secondo gli organizzatori. Davanti a tutti lo striscione «Il lavoro e la crisi: esigiamo le risposte». Tante le bandiere della Cgil e della pace, ma anche di partiti: Pd, Idv, Comunisti Italiani. Presenti diversi esponenti politici: Oliviero Diliberto, Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero, Enrico Letta per il Pd. Ci sono anche i lavoratori di diverse aziende in crisi, tra cui l'Eutelia.

CENTINAIA DI STUDENTI - Nel corteo è comparso anche un fantoccio di Berlusconi in gommapiuma: sorriso smagliante, banconote da 500 euro che escono dalle tasche e coda da diavolo. In piazza con la Cgil anche centinaia di studenti, perché - sottolinea l'Unione degli Universitari - «con questo indirizzo il governo intende fare una scelta molto precisa, quella di eliminare l'istruzione universitaria dalla spesa pubblica, scelta che contestiamo profondamente perché l'università pubblica non può chiudere».


La Nasa conferma: «C'è acqua sulla Luna»

 

Un mese fa la sonda LCROSS aveva lanciato missile-proiettile contro un cratere alla ricerca di riserve idriche, «significativa quantità»

 

(Afp)
(Afp)

MILANO - Una «significativa quantità» di acqua ghiacciata è stata trovata sulla Luna. Lo ha annunciato la Nasa a poco più di un mese dal lancio da parte della sonda LCROSS di un missile-proiettile contro il cratere Cabeus al polo Sud lunare. L'analisi spettrografica della nuvola di detriti provocata dall'impatto del missile ha confermato la presenza di acqua allo stato ghiacciato.

ACQUA - «I primi dati emersi dall'indagine lunare», si legge in una nota della Nasa, «indicano che la missione ha con successo scoperto l'acqua in un cratere nel lato non visibile della Luna». Una scoperta, afferma la Nasa «che apre un nuovo capitolo nello studio del territorio lunare». Nel cratere, secondo quanto riferito dal responsabile della missione Doug Cooke, c'erano circa 90 litri di acqua. «Non abbiamo scoperto un pochino d'acqua, ma una quantità importante», ha commentato Anthony Colaprete, responsabile della missione LCROSS (Lunar CRater Observation and Sensing Satellite). L'acqua era già stata individuata sulla Luna dalla sonda indiana Chandrayaan-1 e da altre missioni, ma in quantità molto



Finanziaria ok, ma senza la banca del sud

 

Ora la parola passa all'aula della Camera per la seconda lettura. Non trovano spazio nella manovra anche i fondi per i giovani ricercatori. Non passa il mini-taglio all'Irap

 

Il presidente del Senato, Renato Schifani, con il capogruppo Pdl, Gasparri, e il suo vice, Quagliariello (Lapresse)
Il presidente del Senato, Renato Schifani, con il capogruppo Pdl, Gasparri, e il suo vice, Quagliariello (Lapresse)

ROMA - - L’Aula del Senato ha approvato la manovra di bilancio per il 2010 che passa adesso alla Camera per la seconda lettura. L'assemblea ha approvato la manovra introducendo solo le modifiche contenute nel maxi-emendamento presentato dal relatore Maurizio Saia. I senatori dopo aver approvato il ddl Finanziaria con 149 sì, 122 no e 3 astenuti, hanno dato anche il via libera alla Nota di variazione e al ddl Bilancio (148 voti a favore, 112 contrari e nessun astenuto). Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, si è detto sodisfatto dello «straordinario e responsabile lavoro fatto in questi giorni» tuttavia ha spiegato in una nota che «alla Camera, in seconda lettura, non mancheranno occasioni per ulteriori comuni approfondimenti e riflessioni».

RICERCATORI SENZA FONDI - Il rush finale per la manovra al Senato ha visto la cancellazione della banca del sud e dei fondi previsti per l'assunzione di giovani ricercatori. Due temi, questi, destinati a tenere vivo il dibattito politico. Lo stanziamento per i ricercatori era stato previsto in un emendamento, inizialmente presentato da Guido Possa del Pdl e poi ritirato. Era allora stato fatto proprio dal Pd. La proposta di modifica prevedeva la spesa di 80 milioni di euro per assumere 4.200 ricercatori ma è stato bocciato e accolto dal governo solo come ordine del giorno. Ora la finanziaria è stata approvata dal Senato e i fondi non ci sono. L'Osservatorio della Ricerca, un gruppo trasversale di scienziati e ricercatori italiani, è sul piede di guerra e chiede spiegazioni al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Per Ignazio Marino, senatore del Pd, «un Paese che non investe nei giovani scienziati è un Paese che svende il proprio futuro. È uno scandalo che non deve passare sotto silenzio. Dopo tante dichiarazioni di questo governo sull'importanza della ricerca nel nostro Paese, i fatti dimostrano una totale mancanza di una visione strategica per l'innovazione e lo sviluppo». L'ex candidato alla segreteria dei democratici fa anche una proporzione con quanto avvene oltre confine: «Per la prima volta - sottolinea- i fondi per la ricerca, innovazione e sviluppo scendono in Italia sotto l'1 per cento del Pil mentre in Paesi come la Francia e la Germania superano ampliamente il 2 per cento».

LO STOP ALLA BANCA DEL SUD - La banca del Sud, invece, è saltata in quanto la misura è stata giudicata inammissibile dal presidente Renato Schifani, che ha respinto anche le norme sui tartufi, mentre ha "salvato" il comma sulla possibilità di vendere gli immobili confiscati alla mafia. L’accelerazione sulla Banca del Sud, voluta dal ministro Tremonti, è stata bloccata dal numero uno di Palazzo Madama «per estraneità di materia». La questione pregiudiziale era stata sollevata in commissione Bilancio, prima, e in Aula, poi, dal senatore del Pd, Enrico Morando, che aveva chiesto formalmente a Schifani di dichiarare l'inammissibilità. Richiesta accolta dal presidente del Senato in quanto sia il regolamento che la prassi parlamentare di Palazzo Madama prevedono l'inammissibilità in Aula di emendamenti non affrontati in Commissione. Schifani ha precisato che «da uomo del Sud» ha deciso «a malincuore», ma ha anche sottolineato di non essere «mai stato fiscalissimo nell'attribuzione della concessione dei tempi»: «Sarei stato pronto a dare alla Commissione ulteriore tempo per discutere questo emendamento, che formalmente è inammissibile, se ci fosse stata la volontà di tutte le parti in deroga a dichiaralo ammissibile soltanto dietro una condivisione». Che però non c'è stata.

NIENTE TAGLIO ALL'IRAP - L'Aula del Senato ha anche bocciato gli emendamenti alla Finanziaria presentati dal presidente della Commisione Finanze, Mario Baldassarri, che prevedevano il mini-taglio dell'Irap, l'introduzione della cedolare secca sugli affitti e l'avvio del quoziente familiare. I gruppi di opposizione avevano votato a favore degli emendamenti, che sono stati respinti per via delle numerose astensioni da parte di esponenti della maggioranza.

I BENI CONFISCATI ALLA MAFIA - Tra le misure introdotte c'è lo stanziamento di fondi per la sicurezza (100 milioni), che saranno coperti, in parte, dalla vendita di immobili confiscati alla mafia. Un comma dell'emendamento prevede infatti la possibilità di vendere i beni che non sono utilizzabili a fini sociali e destinare le entrate per il 50% al ministero dell'Interno e per il 50% al ministero della Giustizia «per assicurare il funzionamento e il potenziamento degli uffici giudiziari e degli altri servizi istituzionali».

LE ALTRE MISURE - È poi previsto lo stanziamento di 15 milioni di euro l'anno (per il 2010-2011) e 20 milioni di euro (per il 2012) per le regioni del sud che incentivano i progetti coordinati dal consiglio nazionale delle ricerche in materia di tecnologie avanzate per l'efficienza energetica, tutela dell'ambientale, metodologie innovative per il made in Italy agroalimentare, produzione di farmaci biotecnologici. Anche quest'anno arrivano in Finanziaria alcune 'micro-misurè. Vengono stanziati quattro milioni di euro per la diffusione di defibrillatori semiautomatici e automatici esterni, che diventano 2 milioni per i successivi due anni. Arriva inoltre il divieto di utilizzare i marchi delle forze armate sanzionato con multe comprese tra 1.000 e 5.000 euro per chi non rispetta la norma. Per le regioni che sono state colpite dal maltempo, il 6 giugno di quest'anno, arrivano 10 milioni di euro. Per i prodotti a lunga stagionatura viene autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per «il riconoscimento dei contributi alla produzione». Vengono salvati i contributi alle testate giornalistiche che hanno cambiato denominazione sociale, come il Secondo l'Italia che dopo la fusione di An e Forza Italia nel Pdl non è più organo di partito. Per il settore agricolo è prevista una proroga delle agevolazioni contributive, che vale 154,5 milioni. Ma dall'altra parte vengono tagliate le agevolazioni sulle accise sul biodiesel, prevedendo un gettito di 88,7 milioni.

MAGGIORANZA DIVISA - Il braccio di ferro sulla Finanziaria era cominciato già durante l’esame in commissione Bilancio del Senato. Il presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama, Mario Baldasarri deposita, insieme ad alcuni colleghi del Pdl, un pacchetto di emendamenti che contiene un mix di tagli alle tasse e riduzioni di spesa. Il giorno dopo il premier, Silvio Berlusconi, davanti alla platea della Cna, aveva annunciato un taglio graduale dell’Irap sino alla sua soppressione. Alla fine, alla prova del voto nell’Aula del Senato, le proposte più significative del pacchetto Baldassarri (Irap, quoziente familiare e cedolare affitti) vengono bocciate, ma il «no» è sul filo di lana. Sugli affitti i voti favorevoli sono 128 (le opposizioni più Baldassarri), i contrari 117 e le astensioni, che a Palazzo Madama valgono come ’no’, sono ben 29 e arrivano dal Pdl, con i finiani in testa. Sull’Irap, votazione quasi fotocopia: 128 sì, 120 i no e 26 gli astenuti tutti del Pdl. Stesso discorso per l’Irpef: 126 voti favorevoli, 126 contrari e 22 astenuti.


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