22/11/2009

Il Milan non molla e vince in rimonta Stasera tocca alla Juventus

 

Gli anticipi: Bologna-Inter 1-1; Fiorentina-Parma 2-3. I rossoneri s'impongono per 4-3 sul Cagliari a San Siro. I bianconeri ospitano l'Udinese nel posticipo

 

L'Inter non mostra segni di cedimento. E vince, dominando, l'anticipo del pomeriggio di sabato contro il Bologna. La squadra di Mourinho s'impone per 3-1, ma il punteggio poteva essere più largo. Ai nerazzurri risponde il Milan che domenica pomeriggio s'impone in rimonta sul Cagliari per 4-3, dopo essere stato sotto per 2-1. Stasera (h.20.45) tocca alla Juventus che affronta l'Udinese, potendo contare sul ritorno di Del Piero, ma avendo perso Trezeguet per infortunio.

QUI INTER - L'Inter vince e convince. Ne fa le spese il Bologna battuto per 3-1 al Dall'Ara nell'anticipo pomeridiano del sabato. A segno Diego Milito (22'), Zalayeta (23') e Balotelli (42') nel primo tempo, Cambiasso (27') nella ripresa. Ma i nerazzurri potevano andare a segno almeno altre tre volte nel corso della gara. Nel primo tempo con Stankovic che prende un doppio palo e con Balotelli che si mangia una gol clamoroso a tu per tu con Viviano, e nella ripresa, quando Milito si divora una rete centrando la traversa dopo un tiro a botta sicura. Nel finale espulso il nerazzurro Maicon.
«Abbiamo vinto e abbiamo vinto bene, senza problemi, abbiamo meritato - spiega Mourinho - Balotelli ha fatto primo tempo normale, ha sbagliato un gol, ne ha fatto uno. L'esperienza mi dice che ci sono giocatori che con il cartellino giallo controllano l'emozione e l'esperienza mi dice che Mario gioca lo stesso, con o senza un cartellino. Quindi non ho voluto rischiare di giocare in dieci uomini». Cori del pubblico contro Balotelli? «Non so - risponde Mou - bisogna parlare con lui se sente particolare pressione. Io parlo della partita». E allora tornando al match vinto sul Bologna, Mourinho aggiunge: «Il gioco di squadra, con il possesso palla è importante. I giocatori a centrocampo hanno meno stanchezza fisica. Quando si ha la palla e quando i giocatori arrivano al 90' in condizione fisica ottima è possibile che un Cambiasso a 15' dalla a fine fa 50 metri per arrivare in posizione da gol. La squadra fa una gestione tranquilla del possesso palla. I cartellini e l'espulsione nel finale del match? Non mi piacciono i cartellini: non conosco la vera ragione, però c'è sempre la storia che per lo stesso comportamento un giocatore ha un cartellino rosso e un altro no e questo non lo accetto. La reazione deve essere la stessa».

QUI MILAN - Il Milan supera un brillante Cagliari che aveva anche rimontato l'iniziale svantaggio e si piazza temporaneamente al secondo posto in classifica, in attesa della partita della Juve. Sette gol e tanto spettacolo tra Milan e Cagliari a San Siro. A imporsi sono i rossoneri, che soffrono nel primo tempo la vivacità della squadra di Allegri ma crescono alla distanza, confermando la straordinaria efficacia del suo reparto offensivo (a segno i tre attaccanti e il trequartista), e vincono per 4-3. Il Milan parte forte e al 6' è già in vantaggio: Seedorf ispira Borriello che in area controlla bene sull'uscita di Marchetti, si allarga e mette in mezzo per lo stesso olandese che si inserisce perfettamente e mette in rete. La reazione del Cagliari non si fa attendere e al 9' arriva il pareggio: Lazzari crossa da sinistra e Matri sfrutta una dormita dei centrali rossoneri, battendo Dida da due passi. I sardi mostrano un buon calcio, sfiorano il raddoppio in più occasioni e al 30' la difesa del Milan, orfana di Nesta, capitola per la seconda volta: è Lazzari con un preciso diagonale a trafiggere Dida per il meritatissimo vantaggio cagliaritano. Tra il 39' e il 40' il Milan ribalta la situazione. Prima acciuffa il pareggio sugli sviluppi di un corner: colpo di testa di Pato, Marchetti vola a respingere, ma sul pallone si avventa Borriello che sempre di testa realizza il tap-in vincente. Poi è il brasiliano a inventare un destro fulminante che si infila nel sette alla destra di Marchetti. Nella ripresa il Milan gioca meglio, grazie anche a un Ronaldinho molto efficace nel possesso palla e negli assist. Pato va vicino al gol al 7' e al 9', mentre il Cagliari risponde all'11', con Lazzari che di testa non inquadra la porta da ottima posizione. La partita è bellissima, con continui capovolgimenti di fronte e pregevoli giocate offensive da una parte e dall'altra. Al 16' Astori atterra Borriello in area ed è calcio di rigore. Dal dischetto Dinho non sbaglia ed è 4-2 Milan. Il Cagliari però non si arrende, sfiora il terzo gol con Conti (Dida devia in angolo), e accorcia le distanze al 24' con Nenè (subentrato a Biondini), su assist di Jeda. Il Cagliari gioca di fatto con 4 attaccanti, e così Leonardo si copre inserendo Abate per Seedorf. I sardi premono, hanno l'occasione più grande al 41' con il neoentrato Larrivey (colpo di testa centrale su cross di Lazzari), ma non riescono a pareggiare, e per i padroni di casa arriva il terzo successo di fila, mentre i rossoblù si fermano dopo quattro vittorie consecutive.

QUI JUVE - Sul fronte bianconero invece buone e cattive notizie per Ciro Ferrara che stasera se la vedrà con l'Udinese (h.20.45). Da una parte la Juve si gode il rientro di Del Piero, che dovrebbe giocare sulla fascia accanto a Diego e Camoranesi (con Amauri unica punta). Intanto, però, si è fermato Trezeguet: il francese dovrà stare fermo un mese per una lesione muscolare. Torna invece Sissoko a centrocampo. I friulani devono rinunciare a Sanchez, Pepe e Di Natale: i primi due sono squalificati, mentre il capocannoniere del campionato è squalificato. Marino recupera però Isla e Floro Flores (anche se entrambi dovrebbero accomodarsi in panchina).


FIORENTINA KO - Una Fiorentina sottotono viene sconfitta per 3-2 al Franchi da un ottimo Parma nel secondo anticipo del sabato. Gli emiliani, grande sorpresa di questa stagione, hanno deciso il match grazie ad un gol realizzato al 67’ da Davide Lanzafame. Nel primo tempo la Fiorentina aveva sbloccato il punteggio con Alberto Gilardino al 25’ per poi subire al 30’ il pareggio del Parma con Nicola Amoruso. Al 52’ il 2-1 del Parma, firmato da Valeri Bojinov, seguito al 62’ dal momentaneo 2-2 della Fiorentina, realizzato ancora da Gilardino. La Fiorentina ha chiuso il match in dieci uomini per l’espulsione di Marco Donadel all’86’. Nel quinto ed ultimo minuto di recupero la Fiorentina ha reclamato inutilmente un calcio di rigore protestando per un tocco di mano in area emiliana.

LE ALTRE PARTITE - Questi invece i risultati delle altre partite disputate domenica pomeriggio: Livorno-Genoa 2-1; Napoli-Lazio 0-0; Palermo-Catania 1-1; Roma-Bari 3-1; Sampdoria-Chievo 2-1; Siena-Atalanta 0-2.

 


Musica: sul web spopola il fenomeno Bieber, l'idolo delle teenager Usa

 

Il suo cd «my World» è subito entrato tra i primi 100 della classifica americana. Il cantante canadese, 15 anni, ha appena prodotto un disco dopo il boom dei suoi video casalinghi su You Tube

 

Dimenticate i Jonas Brothers o i Tokio Hotel e ricordatevi questo nome: Justin Bieber. Quindici anni, fenomeno della musica, idolo delle giovanissime. Giovanissime che perdono letteralmente il controllo ovunque lui appare per esibirsi. Sabato pomeriggio 3000 piccole fan, con mamma e papà al seguito, hanno invaso un centro commerciale a New York. Il risultato: caos, tafferugli e bambine al pronto soccorso. La chiamano «Bieber-mania».

MILIONI DI BABY FAN - E' tra i più visti di YouTube da qualche mese a questa parte. Ed ha tutte le carte in regola per sfondare nel mondo della musica pop: un bel faccino, simpatico, sorriso coinvolgente, ma soprattutto bravo. Canta, suona il piano, la batteria, la chitarra e la tromba. Lui è Justin Bieber, quindici anni e una carriera tutta in ascesa. L'incredibile storia di Justin comincia appena due anni fa: il bambino di Stratford, in Canada partecipa ad un concorso musicale della sua città ma si piazza secondo. La madre decide quindi di pubblicare sul portale YouTube una serie di video «casalinghi» in cui si esibisce nei brani dei suoi cantanti preferiti: Justin Timberlake, Michael Jackson, Stevie Wonder, Chris Brown e Usher. Ed è subito boom di clic. Qualche numero: il primo video - la cover a cappella «With You» di Chris Brown - ha superato nel frattempo le 13 milioni di visualizzazioni mentre il primo singolo «One Time», uscito a luglio, ha già toccato i 20 milioni di clic. Non basta: su Facebook conta un milione di fan e su Twitter è seguito da oltre 500 mila utenti, soprattutto «tweens». Tv e radio se lo contendono a suon di ospitate. Insomma: piace, piace tanto.

PICCOLO TALENTO, GRANDE STAR - Sabato era atteso per firmare autografi in un grosso centro commerciale a Long Island, ma l'evento si è trasformato nel caos più totale, riferisce il Daily News. Tremila baby ammiratrici in preda all'isteria sono andate fuori controllo quando si è sparsa la falsa voce che il bambino si trovasse nel negozio di fronte. L'evento è stato cancellato, un paio di bambine sono finite al pronto soccorso con ferite lievi, il vice presidente della casa discografica è stato arrestato.

SNOBBATO TIMBERLAKE - Justin Bieber, diventato famoso grazie ad un video amatoriale pubblicato sulla Rete in cui canta e suona la sua chitarra acustica, ora gioca a fare l'adulto, grazie ad uno sponsor molto particolare: il noto produttore e cantante statunitense Usher, che l'ha notato proprio sul web. Per la verità l'aveva notato in rete anche Justin Timberlake che gli propose un contratto. Ma il giovane talento di Toronto rifiutò, optando per Usher. Molti sono nel frattempo i fan club anche nel nostro Paese. Lo scorso anno ha firmato per la casa discografica Island Records e martedì ha debuttato col primo album «My World». «One Time» e «One Less Lonely Girl» sono i due singoli che l'hanno reso celebre e con i quali è balzato in vetta alla classifica americana Billboard Top 100. Le sue canzoni affrontano i classici temi adolescenziali: il primo amore e la prima delusione.

Elmar Burchia

corriere.it


21/11/2009

H1N1, mutazioni del virus in Norvegia. Oms: vaccino funziona

 

Registrati tre nuovi casi di mutazione del virus responsabile dell'Influenza A: due i i morti. Un'evoluzione dell'agente patogeno che al momento non sembra preoccupare gli esperti

 

 

 

Quello che temevano i virologi si sta avverando. Il virus H1N1, responsabile dell'influenza A, sta mutando. In Norvegia sono stati identificati tre casi nei quali il virus ha subito una mutazione, ha annunciato l'Organizzazione mondiale della sanità. L'Oms ha reso noto inoltre che mutazioni si erano già verificate in Brasile, Cina, Giappone, Messico, Ucraina e negli Usa, ma finora non erano mai state rese pubbliche. Le mutazioni, afferma l'Oms, «sembrano verificarsi in modo sporadico e spontaneo. Finora non sono stati trovati legami tra il piccolo numero di pazienti contagiati con il virus mutato e la mutazione non sembra diffondersi», ma ammette che «l'informazione è ancora incompleta» e quindi «il significato di tutto questo per la salute pubblica è percio non chiaro».

VACCINO RESTA EFFICACE - Secondo le autorità norvegesi, però, le mutazioni non dovrebbero avere implicazioni nell'efficacia dei vaccini contro il virus H1N1. Anche Gianni Rezza, epidemiologo dell'Istituto superiore di sanità, ha affermato che le mutazioni non hanno effetto sui vaccini. «Sembrerebbe una mutazione associata a polmoniti, ma che potrebbe conferire minore contagiosità al virus. Al momento si tratta di una mutazione che lascia inalterata l'efficacia di antivirali e vaccino», ha affermato. «Comunque c'è bisogno di maggiori approfondimenti per valutare le implicazioni che potrebbe avere questa mutazione».

TRE CASI - In Norvegia due casi sono stati riscontrati in persone che sono già decedute, il terzo su una gravemente ammalata. I tre casi coinvolgono persone tra le prime che sono state contagiate nel Paese scandinavo. «La mutazione potrebbe interessare la capacità del virus entrare più in profondità nel sistema respiratorio e causare una malattia più grave», ha dichiarato in una nota l'Istituto norvegese di sanità pubblica. Secondo Geir Stene Larsen, direttore dell'Istituto, non ci sono prove che il virus mutato sia in circolazione tra la popolazione, ma si tratterebbe «di mutazioni spontanee avvenute nei tre pazienti, anche se si tratta di casi di particolare interesse». Nelle analisi su succcessive vittime causate dal virus H1N1 queste mutazioni non sono state ritrovate. La Norvegia in proporzione ha un numero di vittime (23 confermate) superiore alla media degli altri Paesi europei. Secondo gli studiosi questo è dovuto al fatto che nella nazione, a causa del clima, l'influenza A si è propagata prima che fosse avviato il piano di vaccinazione.

RESISTENZA - Le autorità sanitarie britanniche stanno approfondendo cinque casi verificatisi in un ospedale del Galles in cui una varietà del virus resistente al farmaco Oseltamivir si è propagata con un contagio da persona a persona. Tre persone hanno contratto il virus da altri due pazienti mentre erano ricoverate per altre ragioni. Casi di pazienti che sviluppavano resistenza all'antivirale erano già noti, ma a parte un contagio, mai confermato, da persona a persona negli Usa, questa sarebbe la prima volta che una variante resistente del virus viene trasmessa da un malato a una persona sana. Secondo quanto riporta la Bbc, due pazienti sono guariti, due sono ricoverati e uno è in condizioni gravi. «L'insorgere di varianti dell'influenza A resistenti all'antivirale non è inaspettato nel caso di pazienti affetti da altri problemi di salute il cui sistema immunitario è compromesso e che risultano quindi positivi ai test per il virus nonostante il trattamento», ha detto Roland Salmon, direttore del centro di monitoraggio per le malattie contagiose della sanità pubblica gallese, aggiungendo: «In questo caso, la variante resistente non sembra essere più grave del virus che circola da aprile». Altre quattro persone in Nord Carolina sono risultate positive a un tipo di virus della nuova influenza resistente all'Oseltamivir nelle ultime sei settimane. Lo hanno detto le autorità sanitarie statunitensi.

USA - Secondo dati che arrivano dagli Stati Uniti, la pandemia avrebbe raggiunto il suo picco negli Usa e starebbe declinando, dicono fonti sanitarie ufficiali, secondo le quali uno dei motivi è da ricercarsi nell'avviata vaccinazione. Finora negli Stati Uniti sono state contagiate 22 milioni di persone e si sono verificati 3.900 decessi, tra i quali 171 bambini tra i casi confermati e 500 tra quelli non ancora confermati.


Lo sfogo di Marrazzo: «È colpa mia, hanno distrutto me e fatto morire lei»

 

DOPO LA MORTE DI BRENDA. L’ex governatore chiuso in monastero: «Allora è vero che c’è un complotto»

 

 

(Ansa)
(Ansa)

ROMA - «E’ colpa mia, è colpa mia. Dopo aver distrutto me, hanno fatto morire anche lei. Non è possibile, non è giusto, non doveva andare così. Perdonatemi per il male che ho fatto a tutti quanti. Non volevo. Ho sbagliato, ho commesso tanti errori, ma non doveva finire così...»: Piero Marrazzo è ricaduto nella disperazione ieri mattina, quando ha saputo della morte di Brenda. Pensava di aver già affrontato i giorni più duri: quelli dello scandalo, della vergogna, delle difficilissime confessioni alla famiglia, dell’uscita di scena dalla politica a testa bassa. Pensava di essersi lasciato alle spalle i momenti peggiori.

Invece adesso è stato costretto a fare i conti con altro e nuovo dolore. Con nuovi struggenti sensi di colpa. E con la paura. L’ex governatore è ancora nell’abbazia di Montecassino, nel Sud del Lazio. Lascia il si­lenzioso monastero solo per venire a Roma per le sedute di psicoterapia. Gli altri gior­ni, fra celle e confessionali, scorrono tutti uguali, scanditi dalle regole dei religiosi che gli danno ospitalità: otto ore di preghie­ra. Dall’alba al tramonto. Terapia spirituale, la chiamano. Pre­ghiera e meditazio­ne. Dalle lodi del mattino, ai vespri della sera. E poi passeggiate. Lettu­re. Pasti leggeri con i monaci. Qual­che contatto solo con la famiglia. Con gli amici più stretti. Con l’avvo­cato. Per il resto se ne sta lì, lontano dal mondo. Al ripa­ro dai giornalisti che da settimane lo cercano. Ieri pe­rò, poco dopo il raccoglimento mattutino nella cappella minore dell’abbazia, è arriva­ta la telefonata maledetta: «Piero, siediti e cerca di stare tranquillo. È successo qualco­sa di brutto...». La notizia che ha sconvolto il giornalista. «Se non ci fosse stato tutto questo clamo­re intorno a me, se non fosse venuta fuori questa vicenda, se non avessi coinvolto tut­te queste persone in questa storia, forse Brenda sarebbe ancora viva», si è sfogato l’ex governatore, con la voce strozzata dalle lacrime. «Allora è vero che c’è un complot­to, è vero che dietro c’è qualcosa di grosso. Dio mio che ho combinato, perdonatemi vi prego. Non volevo coinvolgere la mia fami­glia, non volevo far soffrire nessuno...», ha aggiunto.

«Perché prendersela con Brenda? Perché deve soffrire così tanta gente?», ha continuato a chiedersi. E così, oltre al dolo­re per la morte del trans, adesso si è affac­ciata la paura. Non quella del ricatto di qual­che carabiniere farabutto in cerca di facili guadagni. La paura di qualcosa di ben peg­giore. Troppi misteri. Troppi sospetti. Troppe cose che non tornano. Del resto, come ha sottolineato Luca Petrucci, l’avvocato che segue Marrazzo, quanto accaduto «è in­quietante, è una svolta davvero inquietan­te. Non posso pensare che la settimana scorsa questa persona è stata aggredita e ra­pinata e poco dopo è morta. Vanno appro­fondite le cause, bisogna capire che cosa c’è dietro, anche se non ho alcun elemento per aggiungere qualcosa in più». Secondo Petrucci in ogni caso sarebbe giusto «met­tere sotto protezione Natalie», l’altro trans coinvolto nella vicenda. E ancora: «A que­sto punto temo per l’incolumità di Marraz­zo. Chiedo e spero che non gli venga tolta la scorta». Il mistero della morte di Brenda fa dun­que paura. Terrorizza l’ex governatore. «Pie­ro è preoccupatissimo non tanto per sé, quanto per quello che potrebbe capitare al­la famiglia», racconta uno dei suoi amici, «teme che ci sia qualche giro molto più grande e pericoloso di quanto avesse imma­ginato all’inizio. E ha paura che qualcuno possa fare altro male alle persone a lui ca­re ».

La procura starebbe valutando l’ipotesi di mettere sotto sorveglianza anche la fami­glia di Marrazzo, la moglie e la figlia. In real­tà già erano stati predisposti fin dalle scorse setti­mane dei «passag­gi frequenti» di pattuglie dei cara­binieri e della po­lizia nei pressi del­l’abitazione. Misu­ra precauzionale. Dopo i nuovi svi­luppi, però, si pensa a controlli più stringenti, al­meno fino a quan­do non verrà fatta piena luce sulla morte di Brenda. Marrazzo, appe­na saputo dei drammatici svi­luppi della vicen­da, dopo il primo momento di scon­forto, ha pensato di lasciare il ritiro spirituale. «Come faccio a stare tran­quillo con tutto quello che sta succedendo? Come posso sta­re qui? Devo tornare a casa, devo stare vici­no alla mia famiglia, devo proteggerla. Sen­za volerlo li ho comunque coinvolti in tut­to questo, devo fare qualcosa», ha ripetuto l’ex governatore confidandosi con le perso­ne più vicine. Ma poi lo hanno convinto a restare fra i monaci. Per andare avanti con la terapia spirituale. Ha provato a rilanciare chiedendo di essere raggiunto dalla moglie Roberta e dalla figlia. «Non è possibile. E per loro non sarebbe un bene», gli hanno risposto.

Paolo Foschi


Brenda tra morte e mistero. Oggi nuovo sopralluogo

 

La trans trovata senza vita in casa. Il suo computer immerso nell'acqua. E' la seconda vittima di una storia inquietante. I pm: omicidio volontario. Tra domenica e lunedì l'autopsia.

 

 

 

ROMA — Il corpo nudo disteso sul pavimento, la stanza invasa dal fumo. L’hanno trovato così Brenda, in quel monolocale seminterrato che usava come appartamento in via dei due Ponti 180, zona nord di Roma. E l’inchiesta sul ricatto all’ex Governatore Piero Marrazzo ha su­bito preso una direzione diversa e certamente inaspettata. Perché di quell’indagine il transessuale Bren­da era diventato protagonista, cu­stode di un video con le immagini di un festino al quale aveva parteci­pato con lo stesso presidente della Regione e Michelly, un altro viado con cui aveva convissuto per qual­che mese. Ma soprattutto deposita­rio dei segreti di chi da anni si muo­ve sulla scena di quel mondo del sesso a pagamento, dove la mag­gior parte dei clienti chiede di tro­vare anche cocaina in un groviglio di interessi gestiti dalla criminalità.

La scientifica al lavoro sul luogo della morte del trans (Ansa)
La scientifica al lavoro sul luogo della morte del trans (Ansa)

IL TESTIMONE E LE FESTE - Nei giorni scorsi gli investigatori hanno rintracciato alcuni clienti che potrebbero aver subito rapine mentre erano in compagnia dei via­dos. Vittime dei due carabinieri fini­ti in carcere — Carlo Tagliente e Lu­ciano Simeone — che il 3 luglio scorso sorpresero Marrazzo in com­pagnia di Natalie, lo filmarono e poi cercarono di vendere il video. È il racconto di uno di loro — uomo ricco e famoso — a far comprende­re quali spettri si agitino dietro que­sta vicenda. Perché dopo aver am­messo di essere spesso «stordito, quando mi apparto in bagno duran­te le feste», non è stato neanche in grado di affermare con certezza se uno di questi incontri fosse avvenu­to con una donna o con un transes­suale. Né, tantomeno, se qualcuno lo abbia potuto fotografare o filma­re. E invece sono stati gli stessi via­dos a raccontare che in alcuni casi hanno ripreso con il telefonino i clienti, alimentando un gioco che talvolta può arrivare a estreme con­seguenze. Proprio come accaduto a Marrazzo, stritolato in una catena di intimidazioni che alla fine lo ha costretto alla resa. Quanti altri vi­deo aveva girato Brenda? Quali se­greti custodiva? E di chi?

LA TELEFONATA IN REGIONE - I rapporti tra il transessuale e i carabinieri arrestati sono ancora poco chiari. Perché hanno negato di conoscersi, ma poi si è scoperto che poco dopo la telefonata fatta il 7 luglio scorso da Tagliente alla segreteria di Marrazzo, anche Brenda chiamò. Che cosa voleva? Era d’ac­cordo con i militari e sperava di ot­tenere qualche vantaggio facendo «pressione» sul Governatore? Ma soprattutto, era il trans una delle persone che fornivano le «soffia­te » sui clienti? Rispondere a questi interrogativi può consentire agli in­vestigatori di trovare una traccia concreta, in attesa che l’autopsia e gli altri rilievi affidati alla polizia Scientifica forniscano un quadro più chiaro di quanto può essere av­venuto all’interno del monolocale. Perché se la pista dell’omicidio è davvero quella che maggiormente prevale sulle altre, allora bisogna capire come si sia mosso Brenda negli ultimi giorni, quali messaggi possa aver lanciato e dunque quali inconfessabili paure abbia alimen­tato. Ma anche quale fosse il suo rapporto con Gianguarino Cafasso — lo spacciatore trovato morto nel­la stanza di un motel a metà set­tembre — che di molti trans era il «pappone» e il fornitore di droga. Perché è stato lui a «guidare» i ca­rabinieri nella stanza di Marrazzo e poi ha cercato di vendere il video. Ma l’informazione giusta sulle fre­quentazioni del Governatore e sui suoi spostamenti potrebbe essere arrivata proprio da Brenda.

DOPPIO SCENARIO - L’investigatore della squadra mobile di Roma che all’alba è entra­to nell’appartamento di via dei due Ponti parla di una «scena del crimi­ne piena di incongruenze» e pro­prio per questo non può escludere che quelle stranezze — le valigie dietro la porta, una bruciata; il computer nell’acqua; il corpo sul pavimento — in realtà «siano in or­dine e rappresentino un messag­gio ». Perché certamente la morte di Brenda — anche se si volesse credere al suicidio o all’incidente che degenera in tragedia — serve a lanciare un messaggio preciso. Un monito per tutti coloro che in que­sto ambiente si sono mossi con di­sinvoltura, troppo spesso alla ricer­ca di soldi facili da guadagnare con la cocaina o con i ricatti. E allora i magistrati si concentrano su due ipotesi. La prima accredita l’ingresso di uno o più assassini che soffocano Brenda e poi danno fuoco all’appar­tamento. La seconda si concentra invece sull’avvertimento: qualcu­no entra e dà fuoco al trolley. Vuo­le spaventare, ma la situazione sfugge di mano perché, quando il fumo invade la stanza, Brenda è tal­mente ubriaco da non riuscire ne­anche a ritrovare la porta per fuggi­re e si accascia sul pavimento or­mai senza vita.

Fiorenza Sarzanini


20/11/2009

Collaudo della tramvia. E subito deraglia

 

L'incidente. Un treno della linea uno del tram è uscito dai binari durante il collaudo finendo contro un palo dell'alimentazione elettrica della ferrovia


 

 

FIRENZE - Prove di tramvia sfortunate. Un treno della linea uno del tram è uscito dai binari durante un viaggio di collaudo ed è finito contro un palo dell'alimentazione elettrica della ferrovia tramviaria. L’incidente, che non ha causato feriti è avvenuto intorno alle 11 davanti alla stazione Leopolda, nella zona di Porta al Prato, a Firenze.

DISGUIDO SU UNO SCAMBIO - Il convoglio è rimasto in piedi ma la parte finale, uscita dai binari, si è adagiata sulla destra, sfiorando un palo per l’alimentazione elettrica della tramvia. Dei tre carrelli su cui viaggiava il convoglio soltanto uno è uscito dai binari. A provocare il deragliamento di un vagone della tramvia è stato un disguido all’altezza di uno scambio. Lo ha spiegato l’ingegner Vincenzo Tartaglia, dirigente della mobilità del Comune di Firenze. Tartaglia ha detto che il convoglio era in fase di prova e che era preceduto sullo stesso binario da un altro convoglio, che si è fermato per un semaforo rosso. Il convoglio seguente si è così arrestato dopo che il suo primo carrello aveva superato lo scambio, mentre i successivi due no. Dopo una decina di minuti, dalla centrale è stato comunicato al macchinista del secondo convoglio di tornare indietro a retromarcia. Questi ha cambiato postazione, recandosi nella cabina sul retro della tramvia ed è partito. A quel punto, i primi due carrelli sono rimasti sul binario, mentre l’ultimo a causa dello scambio è stato dirottato sul binario a fianco. Il convoglio ha percorso alcuni metri, dopodichè l’ultimo carrello è uscito dal binario a fianco, è stato trascinato su quello sul quale viaggiava il convoglio, uscendone infine e adagiandosi su un pilone per il supporto dei cavi elettrici di alimentazione. Tartaglia ha spiegato che si tratta di un tipo di manovra che viene fatta in fase di prova ma che non viene eseguita a regime. Sul convoglio deragliato viaggiavano un macchinista e un tecnico della Ctt di Roma che non hanno corso alcun pericolo.

I SINDACATI - «I tecnici ci hanno spiegato che l’uscita dai binari è dovuta ad un errore umano durante una manovra in retromarcia ma per adesso questa spiegazione non ci convince molto». Lo ha detto Alessandro Carmignani, segretario generale della Filt-Cgil Firenze, parlando con i giornalisti a pochi metri da dove una carrozza della tramvia è uscita dai binari a Firenze. «Bisogna capire bene - ha aggiunto Carmignani - se è stato veramente un errore umano o se ci sono dei problemi sui binari. Ma in questo punto la linea è dritta e non ci sono scambi. Il sindaco dice che prima di Natale la linea sarà messa in funzione, non possiamo nascondere che un pò di preoccupazione c’è». Carmignani ha anche spiegato come avviene la prova tecnica, durante la quale è avvenuto l'incidente.«Vengono fatte con un macchinista ed altre tre o quattro persone, tecnici ed autisti che stanno imparando a guidare la tramvia».

Deraglia la tramvia (in prova)

Deraglia la tramvia (in prova)


Skype venduto per 1,3 miliardi

 

Ma conserva la proprietà del software. Acquistato da un gruppo d'investimento privato di cui fanno parte anche i due fondatori del servizio di telefonia

 

Il logo di Skype
Il logo di Skype

Skype è stato venduto all'asta per 1,3 miliardi di euro. Ad assicurarsi il servizio di telefonia online di eBay un gruppo d'investimento privato di cui fanno parte anche i due fondatori. Prezzo: due miliardi di dollari (1,34 miliardi di euro). Il via libera alla vendita è arrivato dopo che eBay ha risolto il conflitto giuridico con i co-fondatori Niklas Zennstrom e Janus Friis.

SOFTWARE - L'accordo prevede che Skype conservi la proprietà del software attraverso l’azienda di diritti d’autore Joltid Ltd. eBay ha venduto il 70% delle sue quote per 1,9 miliardi di dollari (1,27 miliardi di euro, oltre a 125 milioni di dollari (83,8 milioni di euro) che saranno versati in data successiva: dunque eBay conserva il 30% di Skype. Ai due fondatori del programma di telefonia online va il 14%. Il restante 56% è ora di proprietà del gruppo di investimento, di cui fanno parte i private equity Silver Lake, Joltid Limited, la società Andreessen Horowitz e il Canada Pension Plan Investment.


Delitto di Mez, il pm accusa Amanda: voleva vendicarsi di 'quella smorfiosa'


Requisitoria nel processo davanti alla Corte d'Assise. Il pubblico ministero Mignini davanti alla Corte d'Assise: «La Knox ha covato odio per Meredith»

 

Amanda Knox (Ansa)
Amanda Knox (Ansa)

PERUGIA - Amanda Knox «ha covato odio per Meredith» e la sera del 2 novembre del 2007 per la giovane americana «era venuto il momento di vendicarsi di quella smorfiosa». A parlare è il pm Giuliano Mignini nella sua requisitoria davanti alla Corte d'Assise a Perugia. Secondo il pubblico ministero, la sera del delitto la Knox doveva incontrare Rudy Guede, inizialmente da sola, forse per questioni legate alla droga di cui entrambi - ha spiegato - facevano uso. Poi però a loro si unì anche Raffaele Sollecito e tutti e tre insieme andarono nella casa di via della Pergola dove già si trovava Meredith. «A quel punto - ha detto Mignini - c' è stata una discussione per soldi o forse perché Meredith era contrariata dalla presenza di Rudy. A quel punto c' è stato il tentativo di coinvolgere Meredith in un pesante gioco sessuale, quella sera che era la prima in cui la giovane inglese era sola in casa. Amanda aveva il modo di vendicarsi di quella ragazza che stava solo con le amiche inglesi e la rimproverava per la sua mancanza di pulizia. È cominciato allora - ha sottolineato Mignini - il calvario di Meredith».

«ACCUSE CONSAPEVOLI A UN INNOCENTE» - Il pm accusa la studentessa di Seattle nche di aver «consapevolmente accusato un innocente». Il riferimento è a Patrick Lumumba, che però non ha nominato espressamente, coinvolto nell'indagine sull'omicidio di Meredith Kercher dalle dichiarazioni alla polizia della giovane americana e poi prosciolto da ogni addebito (è infatti ora costituito parte civile nei confronti dell'americana accusata di calunnia nei suoi confronti). «Amanda - ha sottolineato il magistrato - non ha mosso un dito mentre languiva in carcere. Né lei né la madre che aveva raccolto le sue confidenze. E guarda caso - ha proseguito Mignini - si trattava di una persona di colore come Rudy Guede».

«DEMONIZZAZIONE DEI TESTIMONI» - Durante la requisitoria, Mignini si è tolto anche qualche sassolino dalla scarpa, parlando di una «continua operazione di demonizzazione» di alcuni testimoni facendo riferimento all'operato delle difese degli imputati. «Diversi testi - ha detto il pubblico ministero - hanno esitato a presentarsi agli inquirenti, ma poi lo hanno fatto in maniera assolutamente precisa. Le difese hanno invece insinuato il sospetto che lo hanno fatto per chissà quali manovre». Mignini ha poi evidenziato il «lavoro enorme» fatto dalla polizia «per accertare la verità sull'omicidio della ragazza inglese, della quale - ha detto - troppo spesso ci si dimentica». Ha ricordato l'impegno della squadra mobile di Perugia, dello Sco e della scientifica del capoluogo umbro e nazionale.


Lula prende tempo su Battisti

 

Il presidente potrebbe attendere la pubblicazione del decreto della Corte. Secondo fonti starebbe pensando di non firmare l'estradizione. Il ministro Gebro: «In Italia c'è fascismo»

 

Il presidente Lula (Ap)
Il presidente Lula (Ap)

Sulla vicenda Battisti restano molte nuvole all'orizzonte. Secondo una fonte anonima citata dalla Reuters, il presidente Lula starebbe pensando di non firmare il provvedimento di estradizione dell'ex terrorista italiano. Due giorni dopo il sofferto via libera da parte del Tribunal Supremo Federal, il leader brasiliano deve decidere se confermare o respingere la sentenza dell'Alta Corte. Una conferma della propensione del governo di Brasilia a non assecondare la richiesta di estradizione, arriva anche dal ministro della giustizia brasiliano, Tarso Genro, secondo cui l'esecutivo guidato da Lula preferirebbe dire di no «per motivi politici e umanitari» e questo a causa del «rafforzarsi del fascismo» in Italia.

«FASCISMO IN ITALIA» - «L’Italia non è un Paese nazista o fascista - ha spiegato Genro all'Estado di San Paolo, uno dei principali quotidiani del Paese -, ma si constata un aumento preoccupante del fascismo in una parte della popolazione italiana, anche in settori del governo». La data per la decisione definitiva da parte del presidente Luiz Inacio Lula da Silva non è ancora stata fissata: occorrerà attendere quanto meno la pubblicazione della sentenza; nel frattempo i legali di Battisti - in attesa comunque di processo per falsificazione di documenti - chiederanno la scarcerazione per amnistia; in seconda battuta è probabile la richiesta di ammissione al regime di arresti domiciliari. Secondo Genro la decisione di Lula sarà «solitaria» e «sovrana», un «giudizio politico come dirigente della politica estera del Paese», con il solo vincolo di consultare l’Avvocatura Generale dello Stato. Incontrando la stampa, Genro è tornato all'attacco, affermando che sul caso dell'ex terrorista rosso «alcuni ministri» italiani evidenziano «una netta intenzione persecutoria» e uno spirito di «vendetta».

LA MELINA DI LULA - Luiz Inacio Lula da Silva - scrive invece il quotidiano carioca Globo - non ha fretta di prendere una decisione ed è alla ricerca di argomenti giuridici per difendere l'idea che Battisti meriti l'asilo in Brasile. La decisione di Lula dello scorso gennaio di accordare a Battisti lo statuto di rifugiato si basava su una raccomandazione del ministro Genro, un uomo di sinistra molto influente e suo alleato politico, tanto più in vista delle elezioni politiche e presidenziali del prossimo anno.

TEMPI LUNGHI - Comunque, al di là di possibili colpi di scena che evidentemente non sono esclusi, l'eventuale riconsegna a Roma avrebbe comunque, assicurano più fonti, tempi lunghi. Sulla scia dell'udienza della corte brasiliana (il Supremo Tribunal Federal o Stf, ndr), a Brasilia è stata la giornata dei rumors, interpretazioni e analisi. La domanda chiave è cosa farà ora Lula. C'è chi sostiene che il presidente si pronuncerà solo nel 2010, in attesa della pubblicazione del decreto da parte dell'Stf, che sui casi complessi - come capitato di recente su una riserva indigena in Amazzonia - può anche lasciar passare dei mesi tra il momento di una decisione e quello della pubblicazione del relativo decreto.

LE IPOTESI - Secondo altre fonti, Lula potrebbe anche cancellare lo status di rifugiato politico a Battisti, senza però riconsegnarlo in Italia, lasciando pertanto che l'ex terrorista continui a risiedere in Brasile, ma «per ragioni umanitarie». Esperti citati dal quotidiano Folha de S.Paulo hanno d'altra parte fatto notare che il trattato d'estradizione firmato da Italia e Brasile nel 1989 permetterebbe a Lula di bloccare la riconsegna a Roma di Battisti: ma solo - si precisa - se il presidente sostiene allo stesso tempo che l'ex terrorista debba affrontare in Italia «atti persecutori e di discriminazione per ragioni di opinione politica».


Fifa: «Non si rigioca Francia-Irlanda»

 

ARCHIVIATO IL FALLO DI MANO: «LA DECISIONE DELL'ARBITRO E' DEFINITIVA». Henry: «Sarebbe stato meglio tornare in campo». E Domenech: «Io non mi scuso»

 

L'esultanza di Henry (Ap)
L'esultanza di Henry (Ap)

PARIGI - Nulla da fare per il Trap. La Fifa ha respinto la richiesta della Federcalcio irlandese di far ripetere la sfida di mercoledì contro la Francia. In una nota pubblicata sul proprio sito si spiega che «il risultato dell'incontro non può essere cambiato e il match non può essere ripetuto. Come è chiaramente citato nelle regole del calcio, durante le partite, le decisioni sono prese dall'arbitro e queste decisioni sono definitive».

NIENTE BIS - La Federcalcio irlandese aveva chiesto la ripetizione della gara disputata al Saint-Denis, valida come ritorno dei play off europei per la Coppa del Mondo 2010, alla luce del netto fallo di mano di Thierry Henry nell'azione che ha portato, al minuto 103 dei supplementari, al pari di Gallas per il definitivo 1-1, risultato che, sommato al successo dei Bleus a Dublino, ha sancito la qualificazione dei transalpini a spese dell'undici di Giovanni Trapattoni. La Fai, tra l'altro, si era appellata a un precedente: nel 2005, il bureau del Comitato organizzatore della Coppa del Mondo, aveva deciso di invalidare il risultato di un match di qualificazione mondiale tra Uzbekistan e Bahrain sulla base di «un errore tecnico commesso dall'arbitro dell'incontro». In quell'occasione, infatti, il giapponese Yoshida, assegnato un rigore agli uzbeki, aveva annullato la trasformazione per l'ingresso di un giocatore in area, anziché far ripetere il penalty.

DOMENECH: NON MI SCUSO - «In campo non ho visto il fallo di mano. Poi ho visto le immagini ed è stato un errore dell'arbitro. Per me questo è il calcio, non significa imbrogliare e non capisco perché dovremmo chiedere scusa». Raymond Domenech non ci sta. Intervistato dal sito transalpino «lexpress.fr», il ct della Francia risponde alla critiche piovute su Henry e sui Bleus per la mano "galeotta". «Nessuno si è scusato quando l'arbitro della partita con la Serbia ha espulso il nostro portiere quando non era stato commesso alcun fallo - rincara la dose - Nessuno si è scusato, agli Europei, quando un olandese ha intercettato la palla con la mano e ci è stato impedito di pareggiare. Ai miei occhi, la qualificazione si è giocata nella partita d'andata, cosa che sembra essere stata dimenticata. Non sopporto questo tipo di moralismo». D'altro canto Domenech dice che è «frustrante e spiacevole perdere una partita per un errore del genere, capisco la rabbia degli irlandesi. Al loro posto anch'io griderei allo scandalo. Ma non faremo harakiri perché l'arbitro ha sbagliato e stavolta a nostro favore - precisa ancora il ct francese - Sono cose che capitano. Quando l'ha fatto Maradona tutti l'hanno trovato straordinario eppure ha segnato di mano. Ci sono due pesi e due misure?». Domenech insiste sul fatto che «abbiamo vinto a Dublino e non mi sembra sia immorale. Penso che tutta la gente che ama la nazionale francese sia contenta della qualificazione. Io pure, ovviamente, anche se con un po' d'amarezza perchè la gioia si scontra con la brutta partita che abbiamo giocato, con l'errore dell'arbitro e con la reazione dei media. Ma non capisco perchè siamo noi i colpevoli».

IMBARAZZO HENRY - Poco più tardi interviene anche Thierry Henry. «La cosa più giusta- ammette il giocatore - sarebbe ripetere la partita». In un comunicato il capitano della nazionale francese ha detto di sentirsi in «imbarazzo per il modo in cui abbiamo vinto e sono estremamente dispiaciuto per l'Irlanda che meriterebbe di andare ai Mondiali». «L'ho già detto, e continuerò a dirlo, che ho toccato il pallone con la mano. Non sono un imbroglione e non lo sono mai stato. È stato un gesto istintivo verso un pallone che arrivava verso di me in maniera estremamente veloce in un'affollata area di rigore». Henry spiega così le sue ragioni. «Da giocatore non hai la possibilità, come la gente da casa, di vedere l'immagine alla moviola - continua l'attaccante del Barcellona -. Se si rivede l'azione a velocità normale si nota che è un gesto istintivo. È impossibile pensare che sia stato altro. Non ho mai negato di aver controllato il pallone con la mano. L'ho detto ai giocatori irlandesi, all'arbitro e ai media dopo la partita. Ovviamente - prosegue - mi sento in imbarazzo per il modo in cui abbiamo vinto e mi dispiace tantissimo per l'Irlanda che meritava di essere in Sudafrica. Certamente la soluzione più giusta sarebbe quella di rigiocare la partita, ma questo non dipende da me».


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