31/03/2010

Contribuenti: metà dichiara meno di 15 mila euro, solo l'1% oltre 100 mila

 

Dati si riferiscono ai redditi relativi al 2008. Pensionati: meno di 14 mila euro. Il reddito medio degli italiani è di 18.873 euro: 800 euro in più per i dipendenti, 38.900 per i lavoratori autonomi

 

ROMA - Circa la metà dei contribuenti italiani dichiara un reddito minore di 15 mila euro all'anno e i due terzi non superano i 20 mila euro. Mentre 418 mila persone (meno dell'uno per cento della popolazione italiana) hanno dichiarato un reddito superiore a 100 mila euro, ma solo coloro che versano il 18% del totale dell'imposta. Il 52% del totale dell’imposta è pagato invece dal 13% dei contribuenti con redditi oltre i 35 mila euro. I dati, anticipati qualche settimana fa dal Corriere della Sera, risultano dalle dichiarazioni fiscali presentate nel 2009 e relative al 2008 diffuse dal dipartimento delle finanze del ministero del Tesoro.

REDDITI - In base all'analisi «il reddito complessivo medio si attesta a un valore di 18.873 euro per un'imposta netta media di 4.700 euro», dice la nota del ministero. «Il reddito medio da lavoro dipendente è pari a 19.640 euro (+1,9% rispetto all'anno precedente), quello da pensione a 13.940 euro (+3,7%), quello da partecipazione a 17.350 euro (-2,4%). I redditi d'impresa e da lavoro autonomo si attestano rispettivamente a 18.140 euro e a 38.890 euro», specifica il Tesoro. Su base regionale, la Lombardia conferma il primato per il reddito complessivo medio (pari a 22.540 euro). All'estremo opposto si trova la Calabria con 13.470 euro. La quota complessiva di redditi da lavoro dipendente e pensione ha raggiunto l'80,3% del totale. Seguono i redditi da partecipazione (5,0% del totale), d'impresa (4,2%) e da lavoro autonomo (4%). «L'aumento della quota dei redditi da lavoro dipendente e pensione deriva anche dall'introduzione del regime dei contribuenti minimi, i cui redditi vengono così esclusi dal computo dell'Irpef», spiega il Tesoro. I circa 506 mila contribuenti minimi hanno dichiarato un reddito medio di 8.840 euro per un'imposta sostitutiva netta media di 1.770 euro. Le società di capitali, pur rappresentando solo un quinto dei contribuenti, dichiarano l'83% del volume d'affari e il 74% dell'imposta.

IVA - L'introduzione del regime dei contribuenti minimi ha comportato un calo del numero delle dichiarazioni Iva in raffronto al 2007 (-7,7%, pari a 5,259 milioni): di queste, il 60,7% proviene da persone fisiche, il resto da società ed enti. Tuttavia, il volume d'affari totale mostra un leggero aumento +0,6% (3.390 miliardi euro;), mentre l'Iva di competenza cala dell'1,5% (78,675 miliardi di euro). Fortissima risulta la concentrazione dell'Iva: poco più dell'1% dei contribuenti dichiara il 70% del volume d'affari e il 64% dell'imposta. L'analisi settoriale denota il primato del settore del commercio per numero di contribuenti (25%) e imposta dichiarata (34,8%), mentre il settore manifatturiero primeggia per volume d'affari (30,4%). Nelle regioni settentrionali risiede circa la metà dei contribuenti, che dichiara circa il 62% del volume d'affari e dell'Iva di competenza.


«È nato Andrea»: il blog annuncia la nascita del bebè di Anna e Gigi

 

Dal sito del cantante: «nato il primo figlio della coppia». Arriva la cicogna per D'Alessio e Tatangelo

 

 

 

NAPOLI - «È nato Andrea!». Il blog ufficiale di Gigi D'Alessio spara in homepage la notizia della nascita del primogenito di Anna Tatangelo e D'Alessio, coppia consolidata, che attendeva l'arrivo della cicogna proprio in questi giorni. Il tam tam in rete è partito subito tanto che altri siti hanno ripreso la news. Anche se al momento non ci sono conferme ufficiali. Anna, cantante originaria di Sora diventa mamma a soli 23 anni. Andrea, se la notizia sarà confermata, viene alla luce dopo una prima gravidanza interrotta spontaneamente: un dramma dal quale la coppia ha saputo riprendersi velocemente. Le paure e le angosce del passato sono state spazzate via dai primi vagiti del piccolo Andrea. Per il cantante napoletano sarebbe addirittura il quarto figlio: i primi tre sono nati dal matrimonio con la ex moglie Carmela Barbato.

Al. Ch.


«Così Fuksas mi ha aggredito, sembrava invasato»

 

Scoppiata domenica sera in un ristorante di Roma. Il racconto di Luca Cieri l'imprenditore presente alla lite con Bertolaso: inveiva, tirava piatti, poi è scappato

 

Massimiliano Fuksas
Massimiliano Fuksas

ROMA - «Non mi ero nemmeno accorto che c’era Massimiliano Fuksas. Ero a cena con mio figlio, mia madre, mio padre, i miei fratelli e mio nipote». Insomma, una normale cena di famiglia al ristorante. Normale fino a quando la porta della Nuova Fiorentina si è aperta ed è entrato Guido Bertolaso. «All’improvviso Fuksas ha iniziato a inveire» racconta Luca Cieri, ovvero il «bullo che ha preso le difese di Bertolaso aggredendoci» come lo ha definito l’architetto della «Nuvola» dell’Eur, protagonista domenica sera di una lite furibonda scoppiata in un ristorante del quartiere Prati, a due passi dalla Rai, finita con l’arrivo della polizia e qualche contuso.

INSULTI - «Ha cominciato a urlare "pezzo di m..., ’sto c.... di Bertolaso ancora va in giro". E poi di nuovo "pezzo di m...." e alzava sempre di più la voce», racconta Cieri, 43 anni, che non è «un bullo», ma l’amministratore delegato della Ecofim, un’impresa di costruzioni di Roma che «non fa né appalti pubblici né privati, ma solo sviluppo», precisa. Alla Nuova Fiorentina, uno dei più classici ritrovi della domenica sera romana per una pizza o una tagliata prima del cinema, c’erano un centinaio di persone e «molte famiglie». E così, all’ennesimo insulto l’imprenditore si è alzato: «Sono andato al tavolo di Fuksas, che era con la moglie e una coppia di amici, per dirgli di abbassare la voce e soprattutto moderare i termini visto che c’erano dei bambini e poi credo che il capo della Protezione Civile meriti rispetto. La risposta? "Fascista squadrista" ed è partita una formaggiera».

URLA - Che Cieri non è riuscito del tutto ad evitare: «Mi hanno medicato al Gemelli, ma non è niente». Alla formaggiera, però, sono seguiti «piatti, posate, bicchieri, è volata anche una bottiglia d’olio. Sembrava un invasato». A dargli una calmata ci ha pensato il nipote di Cieri, 16 anni, un metro e novanta e tanto canottaggio nelle braccia, il quale vista l’evoluzione dell’alterco nel frattempo si era avvicinato al tavolo dell’architetto. L’archistar «ha ripreso a urlare "squadristi, fascisti. Siete tutti dei fascisti", ma non rivolto a Bertolaso o a me, ma al ristorante. E a quel punto è scoppiata la rissa». Fuksas ha rimediato «un paio di pizze» ha raccontato la moglie Doriana «ed è scappato via — aggiunge Cieri — altrimenti l’avrebbero linciato». Due minuti dopo è arrivata la polizia. E Bertolaso? Il capo della Protezione Civile non ha reagito: «Ha fatto finta di niente, Fuksas urlava ma lui non sembrava curarsene. Ha raggiunto il suo tavolo insieme alle persone che lo accompagnavano. Però quando il clima è diventato pesante si vedeva che era imbarazzato, anzi direi mortificato».

Federico De Rosa


È morto Nicola Arigliano

 

MUSICA IN LUTTO. Il cantante, 87 anni, portò il jazz in tv. Tra i suoi successi "Un giorno ti dirò", "Amorevole" e "I sing ammore"

 

Nicola Arigliano
Nicola Arigliano

ROMA - È morto Nicola Arigliano. Il cantante, 87 anni, abitava da quattro anni a Calimera, in provincia di Lecce, nell'istituto Gino Cucurachi, un centro per anziani. Era originario di Squinzano, sempre in provincia di Lecce, dove era nato il 6 dicembre 1923. I funerali si terranno giovedì alle ore 16 presso la Chiesa SS. Maria Annunziata di Squinzano. La camera ardente è stata aperta a Calimera. Secondo quanto riferito dalla famiglia, Nicola Arigliano non aveva malattie: martedì pomeriggio ha avuto una crisi respiratoria e prima della mezzanotte è morto per un infarto. L'ultima sua apparizione pubblica era stata a Sanremo, nel 2005, dove aveva presentato il brano «Colpevole», che vinse il premio della critica. La scorsa estate doveva iniziare un tour con la sua band ma i medici glielo avevano sconsigliato. Teneva piccoli concerti, quasi in forma privata, nel Salento, dove sindaci di comuni locali lo avevano insignito di diversi premi alla carriera. L'ultima intervista, sempre la scorsa estate: una troupe della Rai era andato a trovarlo a Calimera.

LA CARRIERA - Tra i maggiori successi di Arigliano, una vita divisa tra il jazz e le apparizioni in tv, ci sono «Un giorno ti dirò», «Amorevole», «I sing ammore», «My wonderful bambina», «I love you forestiera». Nel 1958 partecipò a Canzonissima e, successivamente, si fece notare in un programma televisivo dal titolo «Sentimentale», condotto da Lelio Luttazzi, al quale partecipava come ospite fisso, insieme con Mina. L'omonima sigla diventò un disco di successo, inciso da entrambi i cantanti in due versioni differenti. Come personaggio televisivo, è diventato celebre anche il suo Carosello del Digestivo Antonetto. Nel 2008 è stato ristampato un album «dimenticato» del 1980, «L'altro Arigliano». Tra le canzoni anche una dedicata al Natale, intitolata «La sacra famiglia».


Promossi e bocciati, il caso Mazzarano

 

FUORI GAVA E CITO JR. SUCCESSO PER L'EX HOSTESS MARUSKA PIREDDA. Eletto, malgrado la rinuncia, il pd indagato a Bari

 

Michele Mazzarano (Ap)

ROMA - Aveva deciso di ritirare la candidatura quando il suo nome, una settimana fa, era finito nel registro degli indagati per l’inchiesta sulle tangenti nella sanità pugliese. Ma durante l’ultimo comizio, un minuto appena nella piazza di Massafra, la folla gli aveva detto che lo avrebbe votato lo stesso. Così è stato, anche perché i tempi tecnici per fare marcia indietro non c’erano più. Michele Mazzarano, l’ex numero due del Pd in Puglia, entra in consiglio regionale con 6.340 preferenze. Non è l’unica sorpresa nel day after elettorale. Come ogni volta va in scena un grande show nazionalpopolare fatto di trombati eccellenti e recordman di preferenze. Qualche scena in ordine sparso. Bocciato Angelo Gava, figlio del viceré di Napoli Antonio, e finora conosciuto soprattutto per il suo matrimonio con torta di panna da 200 chili. Promosso Ruggiero Mennea, pro-cugino di Pietro, che implorava di non toccare la pista di Barletta «teatro del record mondiale sui 200 al livello del mare», (indovinate ad opera di chi?).

Bocciata pure l’étoile Raffaele Paganini che di conseguenza già oggi sarà all’Europauditorium di Bologna con il suo spettacolo «Ho 50 anni e ballo il sirtaki». E brindisi in casa di Maruska Piredda, l’hostess precaria dell’Alitalia che, dopo la protesta in piazza, al confessionale del Grande fratello ha preferito il listino di Burlando in Liguria. A scorrere candidati e preferenze viene fuori passato, presente e (forse) futuro dell’Italia 2010. Mescolando con sapienza figli e intellettuali, nipoti e portaborse. Anche stavolta il capitolo più corposo è proprio quello dei parenti. Non c’è solo Renzo Bossi, il figlio di Umberto che a Brescia ha preso una valanga di voti. Diventano consiglieri regionali anche Marco Scajola, nipote di Claudio, Ettore Zecchino, figlio dell’ex ministro Ortensio, Pietro Sbardella, figlio dello «squalo» Vittorio, Romano La Russa, fratello di Ignazio, ed Elisabetta Fatuzzo che a 42 anni rappresenta il Partito pensionati, fondato dal padre Carlo. Resta consigliere Sandra Mastella con festa in tono minore davanti ad una villa di Ceppaloni vuota, causa divieto di dimora per l’inchiesta sulle assunzioni in Campania. Vittoria anche per Isabella Rauti, moglie del sindaco Alemanno e figlia di Pino. Ma alla voce parenti c’è anche chi ha lasciato lo spumante in frigo. Come Andrea Tremaglia, nipote dell’ex ministro Mirko che correva in Lombardia, oppure Piera Levi Montalcini, la nipote del premio Nobel Rita, bocciata in Piemonte. E come Mario Cito, discendente di Giancarlo. Il nome non vi dice niente? È stato il primo dei sindaci sceriffo, ed anche il più esagerato: a Taranto ricordano ancora bene la sua immagine con il mitra in mano. Conta il fatto che ebbe qualche guaio con la giustizia? Non è detto.

In Campania, nella lista Alleanza di Popolo, è stato eletto Roberto Conte, condannato in primo grado a due anni e otto mesi per concorso esterno in associazione mafiosa. In Puglia ha fatto centro Tato Greco, come Mazzarano indagato nell’inchiesta sulle tangenti della sanità pugliese. Nel Lazio il più votato è stato Claudio Fazzone che si è opposto ferocemente allo scioglimento del consiglio comunale di Fondi per infiltrazioni mafiose. Mentre la prima seduta del parlamentino lombardo sarà guidata da Gian Carlo Abelli, il marito di Rosanna Gariboldi che solo due mesi fa, accusata di riciclaggio, ha patteggiato una condanna a due anni. Per rimanere al ramo giustizia in Puglia è stato eletto anche Lorenzo Nicastro, l’ex magistrato messo in lista da Di Pietro, con una scelta criticata pure dall’Associazione dei magistrati. Nel day after nazionalpopolare anche lo sport ha sempre avuto la sua parte. Ma stavolta non è andata bene. Bocciato il ciclista Gianni Bugno (era nel listino di Penati in Lombardia), bisogna accontentarsi di Angelo Peruzzi tra i pali del consiglio comunale di Blera e di Giuseppe Bruscolotti, eletto nella sua Sassano. Altrimenti non resta che sedersi in panchina, vicino all’ex medico sociale della Roma Ernesto Alicicco (bocciato nel Lazio), oppure al suo successore Mario Brozzi, tra gli eletti nella lista Polverini. Magari con la supervisione di Giorgio Puricelli, il fisioterapista del Milan sbarcato direttamente nel listino vincente di Formigoni. Servirebbe una pagina intera, invece, per mettere in fila collaboratori e portaborse. Nel Lazio entrano Ernesto Irmici, portavoce di Cicchitto, e Carlo De Romanis, assistente di Tajani. In Piemonte diventano consiglieri Angelo Mastrullo, capo di gabinetto del sottosegretario Crosetto, e Cristiano Bussola, a capo dell’ufficio stampa del Pdl. In Umbria entra Oliviero Dottorini, a lungo portavoce di Pecoraro Scanio. E adesso sbarcato nel partito di Antonio Di Pietro.

Lorenzo Salvia


30/03/2010

Fuksas insulta Bertolaso Rissa tra clienti al ristorante

 

Lancio di piatti e pugni nel locale di roma. Interviene la polizia. L’architetto: ladro. Un costruttore lo difende

 

Guido Bertolaso
Guido Bertolaso

ROMA — Peggio di una missione. Peggio di un terremoto. Una cena finita con piatti lanciati da un tavolo all'altro, con i bambini in lacrime e la gente che urla. Centro di Roma, domenica sera. Guido Bertolaso da una parte, ad assistere sbigottito alla rissa tra un omone che lo accusava di essere «un ladro », Massimiliano Fuksas, archistar, grande progettista, e altri clienti che lo difendevano, incassando insulti, spintoni e schiaffoni. «Possibile che adesso non si è nemmeno liberi di commentare un fatto al proprio tavolo con degli amici?», sbotta seccata Doriana Mandrelli, moglie di Massimiliano, che era al tavolo con il marito e altre persone.

Quello che loro hanno riferito agli amici, vorrebbe ridimensionare l'accaduto, ma chi c'era racconta ben altro. Le nove di sera passate da poco. Nel ristorante che si affaccia sul vialone che parte da piazza Mazzini c'è il solito pienone della domenica sera: niente stelle Michelin, ma buona cucina di tradizione toscana, carne, paste, gente della Rai, attori, produttori, volti noti della politica e dello spettacolo. Fuksas è già seduto quando entra Guido Bertolaso con un piccolo gruppo di persone. Viene riconosciuto e in sala corre un mormorio. Rotto dalla voce possente di Fuksas, fisico imperioso, testa pelata, Mascella volitiva, che sovrasta decisamente il tintinnio di piatti e bicchieri: «Dove deve sedere quel ladro, pezzo di m....». Ed è l'inizio della fine. Il mormorio si alza di nuovo e di nuovo viene interrotto da un signore che si alza e lascia il tavolo con la moglie e due bambine. «Qui ci sono dei ragazzini, vogliamo moderare i termini. E quell'uomo non è un ladro. Non ti permettere di insultarlo».

Massimiliano Fuksas
Massimiliano Fuksas

Fuksas sa usare testa e mani, Roma attende la conclusione della «Nuvola», tempio alla genialità creativa e adeguato alle necessità di ospitare grandi eventi congressuali. Fuksas anche ora sa usare testa e mani e impugna una «formaggiera», si legge perfino nel verbale della polizia, e la tira contro il difensore del capo della Protezione Civile. Che nel frattempo era rimasto al suo tavolo, senza capire esattamente cosa stesse accadendo. La formaggiera, nel frattempo, fa il suo percorso aereo di guerra, ma finisce in terra, senza colpire nessuno. Per fortuna. Perché a questo punto succede il vero parapiglia. Volano piatti, cadono sedie, la gente urla. Peggio di una rapina. C’è chi porta via i bambini. Chi li nasconde dietro un angolo. Chi scappa. «Bertolaso, nel frattempo, si era tutto rannicchiato sotto il tavolo. Io non capisco come certa gente abbia ancora il coraggio per andare in giro...», racconta Doriana Mandrelli Fuksas.

Secondo lei non sarebbe volata alcuna formaggiera, ma ci sarebbero state soltanto «due belle pizze», e non di quelle che si preparano nel forno, finite sulla faccia del difensore di Bertolaso. Ed è proprio su quest’uomo che c’è ancora mistero. Secondo alcuni sarebbe un costruttore romano, secondo altri un commercialista. «Un bullo - secondo la Fuksas - che ha preso le difese di Bertolaso aggredendoci, proprio come un teppista, classico atteggiamento che dilaga nei talk show. Insomma è stata una provocazione e noi ci siamo difesi». Pochi minuti dopo, il locale era diventato quasi deserto. Qualche sirena che annuncia l’arrivo della polizia, qualche testimonianza, molta riservatezza. Ieri, lunedì, giorno di riposo del ristorante, serrande abbassate. Guido Bertolaso fa sapere che non presenterà alcuna denuncia. Per lui, soltanto una serataccia da dimenticare.

Flavia Fiorentino


Maradona morso dal cane al viso, operato

 

L'allenatore dell'argentina aggredito da uno dei suoi animali. Il pibe de oro trasportato d'urgenza in clinica a Buenos Aires dove è finito sotto i ferri

 

Diego Armando Maradona (Liverani)
Diego Armando Maradona (Liverani)

Le disavventure per Diego Armando Maradona non finiscono mai. Questa volta il pibe de oro è stato operato d'urgenza dopo essere stato morso al viso in Argentina da uno dei suoi cani: lo rendono noto fonti locali, precisando che l'allenatore della nazionale argentina uscirà nelle prossime ore dalla clinica dove è stato ricoverato.

AGGREDITO DAL CANE IN CASA - L'incidente è avvenuto nella sua abitazione, hanno aggiunto le fonti, precisando che Diego è stato subito portato alla clinica «De los Arcos» del quartiere Palermo di Buenos Aires, dove è stato medicato e quindi operato.

Redazione online


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Paese che vai semaforo che trovi

 

In italia si fanno strada i modelli «a led», più «risparmiosi». In Corea ideati modelli che «pensano» ai pedoni. Negli Usa al via i modelli w-fi che regolano la durata del rosso

 

Lo schema di funzionamento del semaforo coreano «Aisa»
Lo schema di funzionamento del semaforo coreano «Aisa»

Dagli Usa passando per l’Italia fino alla Corea, il semaforo diventa intelligente. Già, perché da semplice luce che con il rosso, il verde e il giallo indicava se stare fermi, passare o affrettarsi, ora uno degli strumenti stradali più antichi (il primo sembra essere stato installato il 10 dicembre 1868 a Londra) grazie alla tecnologia amplia le sue funzioni. Con la consapevolezza che, a seconda del Paese in cui ci si trova e dei tempi in cui si vive, anche il semaforo cambia aspetto e posizione.

IN COREANO CON QUATTRO BRACCIA- Esempio è Aisa, dissuasore a quattro braccia in titanio da installare in mezzo agli incroci, utile per auto e pedoni, dotato di sensori Led e telecamere che avvertono l’arrivo improvviso di un mezzo o di una persona in transito e ne segnalano la presenza agli altri veicoli illuminando le estremità degli altri bracci. I Led per ogni braccio sono tre, si illuminano in diversa intensità di colore a seconda della velocità con cui sopraggiunge il pedone o l’automobile. Aisa è stato realizzato da una designer coreana, Park Jeongseon. Giovanissima sì. Ma il suo prototipo di semaforo intelligente ha vinto l’ultimo Red Dot Award, uno più importanti premi del design mondiale che dal 1955 premia i migliori progetti. Per Park Jeongseon scegliere di disegnare questo semaforo intelligente è stato un gesto obbligato. Le statistiche della Corea (e di molti altri Paesi nel mondo) indicano infatti che il numero di vittime più alto è quello dei pedoni. Aisa potrebbe risolvere la questione, prestando loro attenzione soprattutto negli incroci, punti ancora più pericolosi per l’incolumità di tutti.

NEGLI USA WI-FI - Dalla Corea si passa ad Oklahoma City, dove è appena stato deciso di allungare i tempi di luce verde e accorciare quelli di rosso. Il sistema (che costerà tra gli 8 e i 10 milioni di dollari) sarà installato nei prossimi tre anni su 700 semafori dell’intera la città e controllato da una centrale che monitorerà attraverso telecamere wi-fi i flussi di traffico regolando i tempi di lampeggiamento dei vari colori. Stessa cosa accade a Charlotte (in North Carolina), dove sono stati investiti 4 milioni di dollari per istituire un pool di ingegneri all’interno del municipio. Qui, grazie a 83 telecamere rotanti, si regolano i tempi dei «traffic lights» cittadini e si controllano eventuali incidenti o ingorghi, con uno zoom che arriva a 400 metri circa di visibilità.

IN ITALIA CON I LED- In Italia, infine, a Lucca, il Comune ha deciso nei giorni scorsi di sostituire nella via principale che costeggia il centro storico i semafori a lampadina con quelli a Led per ottenere un buon risparmio energetico.«Si passerà – ha spiegato Marco Chiari, assessore con delega alla Mobilità – dalle tradizionali lampade a filamento ai moderni strumenti ad ottica a Led, con un forte risparmio energetico (80% circa) e un netto miglioramento della visibilità. La sostituzione degli impianti sarà graduale, ma continua». Importo complessivo della spesa di rifacimento della viabilità di viale Carlo del Prete è di 7.500 euro, con un occhio anche a chi corre troppo. Perché se l’automobilista preme a fondo l’acceleratore, il semaforo, intelligente lui, fa scattare immediatamente il rosso.

Marta Serafini


Riuscito l'esperimento delle collisioni di particelle a velocità record

 

AL CERN DI GINEVRA - «NUOVA ERA DELLA FISICA». I protoni si sono scontrati all'energia di 7.000 miliardi di elettronvolt (7 TeV) nell'anello da 27 chilometri dell'Lhc

 

(Foto Cern - Ginevra)
(Foto Cern - Ginevra)

GINEVRA – Dopo oltre vent’anni di lavoro, il settembre nero 2008 in cui il più grande acceleratore del mondo LHC del Cern veniva acceso e cadeva vittima di un incidente che lo paralizzava per oltre un anno, oggi alle 12.39 le prime collisioni tra nuvole di protoni avvenute nel tunnel sotterraneo hanno segnato l’avvio di «una nuova era della fisica», come ha ricordato Rolf Hewer, direttore generale del centro ginevrino. Che aggiungeva saggiamente: «Con la fisica bisogna avere pazienza».

VERSO LA VELOCITA' RECORD - In effetti la grande macchina che corre nell’anello sotterraneo lungo 27 chilometri è un concentrato di nuovissime tecnologie mai sperimentate. Quando toccherà la potenza massima di 14 TeV grazie ai magneti superconduttori che funzionano a 271 gradi sotto zero, raggiungerà un’energia mai raggiunta sulla Terra generando una realtà fantastica: quella dell’universo appena nato quando aveva appena una frazione di secondo. Questo permetterà di vedere un mondo nuovo teorizzato dagli scienziati ma finora mai verificato.


La gioia degli scienziati alla conclusione dell'esperimento (Afp)
La gioia degli scienziati alla conclusione dell'esperimento (Afp)

LE PRIME COLLISIONI - Oggi, oltre, alle prime collisioni si è arrivati a 7 Tev e si è superato di quasi quattro volte l’acceleratore finora più potente, il Tevatron americano di Chicago. Ora i seimila scienziati coinvolti dall’LHC (Large Hadron Collider) incominciano a lavorare con i quattro esperimenti posti lungo l’anello. E tre sono diretti da italiani dell’Istituto nazionale di fisica nucleare: Fabiola Gianotti, Guido Tonelli e Paolo Giubellino. La supermacchina mostrerà se esistono mondi in altre dimensioni come la fantascienza ci ha raccontato ma i ricercatori cercheranno in particolare la famosa “particella di Dio”, il bosone di Higgs, che spiega perché tutti i corpi hanno una massa. Intanto i primi scontri tra i protoni hanno nello stesso tempo sconfitto coloro che credevano che al Cern si creavano buchi neri capaci di distruggere la Terra. La scienza ha vinto.

Giovanni Caprara


Consulenze al commissariato rifiuti, Bassolino rinviato a giudizio per peculato

 

Il processo si terrà il 20 luglio. Condannati invece Vanoli e Soprano (avevano scelto il rito abbreviato). L'ex presidente assolto per falso

 

Antonio Bassolino

 

NAPOLI - Antonio Bassolino rinviato a giudizio per peculato, per la vicenda delle consulenze al commissariato rifiuti. A poche ore dal suo addio alla poltrona di governatore, l'ex presidente va a processo per peculato (assolto per falso): così ha deciso il gup Vincenzo Alabiso accogliendo (in gran parte) la tesi del pm Giancarlo Novelli.
Già condannati, invece, l'ex vicecommissario Raffaele Vanoli e l'avvocato Enrico Soprano anche loro con l'accusa di peculato. Ai due, che avevano chiesto il rito abbreviato, è stata comminata una pena, rispettivamente, di due anni e un anno e sei mesi, pena poi sospesa.
Con Bassolino vanno a giudizio anche altre due persone: l’ex subcommissario Giulio Facchi e il consulente Michele Carta Mantiglia. Il processo si terrà il 20 luglio prossimo davanti alla prima sezione del tribunale, collegio A.

L'ACCUSA - Secondo la procura di Napoli i vertici del commissariato avrebbero erogato indebitamente somme di denaro a Soprano (79.534 euro) e a Carta Mantiglia (72.914 euro) facendo risultare nel primo caso che le consulenze erano retribuite in modo conforme alle tariffe professionali vigenti, nel secondo che al consulente potevano essere applicate le tariffe previste per i ragionieri mentre Carta Mantiglia, pur avendo conseguito il diploma, non è iscritto all’albo dei ragionieri.
Michele Carta Mantiglia è amico di Giulio Facchi oltre che bergamasco come lui. Venne nominato da Bassolino consulente nel 2002 per curare i rapporti del commissariato con gli impianti di smaltimento dei rifiuti in Lombardia, ai quali la Campania si rivolgeva per smaltire le migliaia di tonnellate di spazzatura giacenti in strada. Si era già occupato di rifiuti: era stato infatti amministratore delegato e detentore di una parte del capitale di Ecolservice Italia srl, compagine costituita nell’ottobre 1986. Oggetto sociale: raccolta, trasporto anche per conto terzi, stoccaggio e smaltimento dei rifiuti. La parte restante del capitale di Ecolservice — 87,17% — era di Ecoltecnica Italiana spa, sino al luglio 1998 controllata da Giorgio e Salvatore Di Francia e da Domenico La Marca, i quali hanno gestito, tra l’altro, la discarica di Pianura per decenni. Dal commissariato, Carta Mantiglia percepiva 413 euro al giorno: la tariffa professionale prevista per i ragionieri nel caso in cui, per svolgere il mandato loro affidato, siano costretti ad allontanarsi per tutta la giornata dal proprio studio. Per il pm, però, «tali tariffe non erano applicabili all’indagato, il quale non era iscritto all’albo dei ragionieri e non poteva svolgere alcuna attività professionale di ragioniere». Quanto a Soprano, gli sarebbero state liquidate parcelle superiori a quelle previste dalle tariffe professionali per consulenze sui contratti stipulati dal Commissariato; eppure, la struttura aveva a disposizione cinque laureati in legge.

LA DIFESA DELL'EX GOVERNATORE - Era a firma degli avvocati Massimo Krogh e Giuseppe Fusco: «La richiesta di rinvio a giudizio di Bassolino - avevano sostenuto i due legali dell'ex governatore - riguarda la liquidazione di due fatture che i pm ritengono sia avvenuta in violazione della tariffa professionale. Il commissario firma i mandati di pagamento sulla base di un lavoro istruttorio degli uffici tecnici che accertano la regolarità formale e sostanziale delle prestazioni e delle fatture emesse». Ma il gup non ha ritenuto fondata questa obiezione (non ci sarebbe stata un'istruttoria di funzionari regionali) e ha rinviato a giudizio l'ex commissario ai rifiuti.

Titti Beneduce


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