31/07/2010
Larissa Riquelme sempre più da urlo
La modella paraguayana durante gli ultimi Mondiali aveva giurata che si sarebbe spogliata per la sua nazionale. E ha mantenuto la promessa. Poi ha fatto lo stesso con la Spagna, anche in quel caso tenendo fede alla parola data. Adesso non cerca più scuse e si spoglia e basta per la rivista messicana "Hombre"
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Violenta la nipotina di cinque anni. A Palermo arrestato nonno-orco
L'uomo si trovava già in carcere per l’accusa di stalking e maltrattamenti. La piccola ha raccontato tutto alla madre, che a sua volta aveva in passato subito violenza dal padre, oggi 58enne
PALERMO - Un 58enne residente in un paese dell'hinterland palermitano è stato arrestato dalla squadra mobile del capoluogo siciliano perché accusato di aver violentato la nipotina di 5 anni. Le indagini sull’uomo erano scattate dopo la denuncia presentata dalla madre della vittima e figlia dell'arrestato. Ad insospettire la donna sarebbe stato il comportamento eccessivamente gentile e disponibile del padre, resosi in passato responsabile di atti violenti anche nei suoi confronti. A raccontare l’incubo vissuto col nonno è stata la stessa bambina, che prima ha parlato con la madre, quindi con gli psicologi e i poliziotti. L’uomo è stato raggiunto dal mandato d’arresto mentre si trovava già in carcere per l’accusa di stalking e maltrattamenti. (Fonte Apcom)
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La bimba che non può dormire chiusi gli occhi si ferma il respiro
LA STORIA. Ha 5 anni, solo una macchina l’aiuta a riposare

CASALE SUL SILE (Treviso) - Il sorriso di una bambina trevigiana rischia di spegnersi tutte le notti. Quando va a dormire, il suo corpicino non si ricorda più di respirare. È una patologia rarissima quella che ha colpito la piccola, tanto rara che se ne stima un caso ogni ventimila nati. In Italia ce ne sarebbero due, forse tre casi l'anno. Uno è il suo. La bimba, che ha 5 anni, durante il giorno ha una vita pressoché normale. Vive vicino a Casale, va all'asilo, gioca, si diverte con gli amichetti. Ma quando si distende nel suo lettino e chiude gli occhi ha bisogno di un particolare macchinario, un dispositivo di ventilazione meccanica che la aiuta a respirare.
La sua malattia si chiama sindrome da ipoventilazione centrale congenita, ma è più nota come sindrome di Ondine: è un disordine del controllo della respirazione autonoma. Il caso della bimba trevigiana è seguito dal servizio sanitario locale, che ha fornito alla famiglia due ventilatori volumetrici. Uno, più sofisticato e recente con motori di tecnologia avanzata, che soddisfa pienamente il bisogno della bimba, e l'altro in sostituzione del primo, perché se dovesse scaricarsi anche solo per poco tempo, lo stato di apnea in cui la piccola entra una volta addormentata potrebbe esserle fatale. «La paziente - spiega il dottor Nello Spinella, dell'Usl 9 di Treviso -, è seguita da una rete molto estesa, dalla clinica pediatrica di Padova, dall'ospedale trevigiano e dal proprio pediatra. Il macchinario che abbiamo fornito alla famiglia entra in funzione quando un'apnea prolungata impedisce il ricambio di ossigeno». Il nome della malattia, coniato nel 1962, ricorda una leggenda della tradizione germanica: Ondine era una ninfa che si innamorò di un uomo mortale. Ma lui il re delle ninfe, con una maledizione, fece sì che si dimenticasse di respirare una volta addormentato. Lo stesso può accadere alla piccola.
Solo che non è una leggenda, succede davvero, tutti i giorni. Cinque anni fa, quando nacque e i medici pronunciarono la parola «Ondine», i genitori della bimba non ne sapevano nulla. Avevano bisogno di sapere, di conoscere, di parlare con qualcuno che li potesse capire. E lanciarono un appello: avevano bisogno di un computer per comunicare con le altre famiglie con bambini affetti dalla medesima malattia della loro figlioletta, per ricevere e scambiare informazioni e consigli con chi viveva la loro stessa esperienza. Il Rotary Club Terraglio si fece subito avanti. Una raccolta fondi in poco tempo consentì alla coppia di avere il computer, e ancora oggi l'associazione continua a seguire la loro storia. «Ogni anno, a Natale, torniamo a salutare la bimba - spiega il presidente Ezio Lanteri -. I suoi genitori sono persone straordinarie. La loro speranza, e anche la nostra, è che si trovi una terapia per chi è affetto da questa rara malattia, perché la bambina possa respirare indipendentemente dalla macchina». Ma, nonostante i progressi della scienza, ancora una cura non c'è. Il club trevigiano si è già prefisso alcuni obiettivi importanti, che fanno perno attorno alla grande solidarietà dei membri. I progetti sono tanti, a Treviso e all'estero, e i risultati in 17 anni di attività sono stati importanti per molte persone. Fra di esse c'è la famiglia di questa bambina senza sonno, attorno a cui si è stretto un abbraccio enorme. «I genitori della bimba ricevono grande sostegno dal Comune di Casale e dalle associazioni di volontariato del territorio, siamo loro molto vicini - spiega il sindaco Bruna Battaglion -. Dal punto di vista delle relazioni so dai familiari che vive bene, tutti vogliamo aiutarla perché la sua sofferenza sia ridotta».
Silvia Madiotto
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Il sistema Verdini, un cda di amici «La sua banca era senza controllori»
Le violazioni che sono costate il commissariamento del Credito cooperativo fiorentino. Gli ispettori di Bankitalia: «Gravi irregolarità
FIRENZE - Punto primo: «L'assetto di governo della banca è privo di contraddittorio e di controllo». Poi un rilievo generale sui «processi organizzativi risultati lacunosi». Altra questione: lo «sviluppo degli impieghi di denaro non è improntato a canoni di prudenza», per non parlare del «mancato o non corretto esercizio dei controlli antiriciclaggio». E infine le «operazioni in conflitto di interessi». Eccole, le «gravi irregolarità» costate il commissariamento al Credito cooperativo fiorentino (Ccf) di Campi Bisenzio, l'Istituto bancario guidato fino a pochi giorni fa da Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl. Questi cinque punti (e molto altro ancora) sono nella lista delle «violazioni» rilevate dagli ispettori della Banca d'Italia, Vincenzo Catapano e Antonio Cattolico, nella relazione di 109 pagine con la quale è stato proposto al ministro Giulio Tremonti di commissariare la banca: proposta votata all'unanimità dal Direttorio di Bankitalia e accolta dal ministro. Ora la relazione è sul tavolo del procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi («Ci sono spunti interessanti per nuove indagini») e del suo sostituto Luca Turco. Ma anche la procura di Roma ne possiede una copia perché la banca di Verdini è stata al centro di molti passaggi di denaro che hanno a che fare con l'inchiesta sull'eolico in Sardegna sulla quale i magistrati romani stanno cercando di fare luce.
| Denis Verdini |
L'inchiesta sulla banca di Verdini
Sul fronte fiorentino le indagini relative al Credito cooperativo sono in piedi da molti mesi. Partendo dal «patto corruttivo» che sarebbe stato stipulato per la costruzione della Scuola Marescialli a Firenze, gli inquirenti scoprirono il rapporto «ambiguo» fra Verdini e Riccardo Fusi, l'imprenditore, ex socio e amico di sempre. La procura accertò una gestione «spregiudicata» della banca del coordinatore Pdl e arrivò a indagare sia lui (per mendacio bancario) sia Fusi (per appropriazione indebita). In mezzo a tutto questo l'ispezione di Bankitalia e, adesso, l'esito deciso dal ministro Tremonti. Da due giorni il Credito cooperativo è nelle mani dei commissari straordinari nominati dal governatore di Bankitalia Mario Draghi: il professor Angelo Provaroli, ex rettore dell'Università Bocconi, e Virgilio Fenaroli, manager bancario. Avranno un anno di tempo per mettere ordine nella gestione dell'Istituto di credito.
Il «sistema» Verdini
«Ben vengano gli ispettori così potranno accertare che qui è tutto in regola». Così disse a febbraio il banchiere Verdini. A giudicare dalla relazione si direbbe invece che ci sia un lungo elenco di episodi accanto ai quali i controllori di Bankitalia non scriverebbero la parola «regolare». A cominciare da quell'«assetto di governo della banca è privo di contraddittorio e di controllo». Cosa significa? Sono due punti legati a uno stesso «difetto»: praticamente, questo ipotizzano gli inquirenti, gli uomini di Verdini erano nei punti chiave della banca. Cioè nel Consiglio di amministrazione e negli organi di controllo (il collegio sindacale). Qualche esempio: il vicepresidente della banca era il suo avvocato penalista, Marco Rocchi. L'altro suo avvocato, civilista, Antonio Marotti, era presidente del collegio dei sindaci revisori. A voler ipotizzare intrecci sospetti fra Verdini e Fusi, la procura potrebbe approfondire anche la presenza di Monica Manescalchi, la segretaria di Fusi, nel collegio dei probiviri. E ancora: i sindaci revisori Luciano Belli e Gianluca Lucarelli avevano ruoli importanti nella Edicity, la società di Simonetta Fossombroni, moglie di Verdini. Belli è un socio mentre Lucarelli è presidente del collegio sindacale.
La mancanza di prudenza
Fra i rilievi di Bankitalia ci sono «gli impieghi di denaro non improntati a canoni di prudenza». In sostanza la concessione di fidi e finanziamenti senza che ci fossero le garanzie necessarie. «C'è una concentrazione di denaro erogato a pochi soggetti» spiegano gli ispettori «e non sempre ben individuati». La maggior parte delle irregolarità è stata accertata nel rapporto con il colosso delle costruzioni Baldassini-Tognozzi-Pontelli (Btp) di Riccardo Fusi. Sarebbero stati concessi alla Btp fra i 20 e i 25 milioni di euro di finanziamenti sulla base di contratti preliminari di compravendita immobiliare mai andati a buon fine (ai quali, cioè, non è mai seguito un solo rogito). Fra le «imprudenze» del Credito cooperativo di Verdini anche i rapporti con la Ste, la Società toscana di edizioni (editrice de Il Giornale della Toscana). La banca, violando i vincoli normativi, le aveva concesso soldi per più del 10% del suo valore patrimoniale. I controllori di Bankitalia, inoltre, rilevano «gravi violazioni» delle norme antiriciclaggio: per esempio non sono state eseguite correttamente alcune delle operazioni obbligatorie per segnalare versamenti sospetti. Come nel caso di otto assegni da 12.499 euro versati (sul conto della Ste) nella banca di Verdini per aggirare, ipotizzano i magistrati di Roma, le norme che fissano in 12.500 euro il limite massimo per far partire la segnalazione.
Giusi Fasano
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Europei d'Atletica, gioia Incerti nella maratona: è bronzo
A Barcellona la 30enne palermitana, terza, alle spalle della Balciunaite e della Yulamanova non sta nella pelle: "Non me l'aspettavo proprio, per me questo bronzo vale oro". Niente da fare invece per la Ottey che a 50 non trova la finale nella 4x100
L'italiana Anna Carmela Incerti ha conquistato la medaglia di bronzo nella maratona femminile dei campionati europei di Barcellona. L'oro è andato alla lituana Balciunaite, l'argento alla russa Yulamanova.La Incerti, palermitana di 30 anni, porta all'Italia la quarta medaglia di questi Europei di atletica. In precedenza erano arrivati gli argenti di Alex Schwazer nella marcia 20 km e di Nicola Vizzoni nel lancio del martello e il bronzo di Daniele Meucci nei 10 mila metri.
Prima in lacrime, poi sorridente e felice: così Anna Carmela Incerti dopo la sorprendente medaglia di bronzo nella maratona degli Europei. "Non me l'aspettavo proprio, è stata una sorpresa - ha detto l'azzurra -. Il mio allenatore ci ha sempre creduto e me lo diceva, io invece speravo di arrivare nelle prime cinque. Per me questo bronzo vale oro: ci ho creduto dall'inizio alla fine e forse alla fine mi sono anche un po' accontentata".
"Speravo fosse il giorno della mia vita - ha detto ancora Incerti - e oggi è andato tutto perfetto". Molti i ringraziamenti e le dediche della maratoneta italiana, all'allenatore, al marito, al collega in azzurro Stefano Baldini (in gara domani), ma una particolare: "Ringrazio una pasticceria di Bagheria, sono davvero miei grandissimi tifosi". Lì vicino, i sostenitori di Anna Carmela venuti dalla Sicilia, ma anche dal Friuli, agitano uno striscione con la sua foto e festeggiano.
La slovena Merlene Ottey, 50 anni, non disputerà la finale della staffetta 4x100: la sua squadra ha infatti ottenuto il settimo tempo della batteria, insufficiente per qualificarsi. La campionessa un tempo giamaicana, che ha preso la nazionalità slovena nel 2002, ha vinto nella sua lunghissima carriera nove medaglie olimpiche nella velocità - nessuna d'oro - e 20 mondiali (anche indoor). La Ottey ha disputato la sua prima Olimpiade nel 1980 a Mosca; in tutto ha partecipato a sette edizioni dei Giochi.
16:37 Scritto in SPORT | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
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Red Bull imprendibili, le Ferrari in seconda fila
Anche nelle qualifiche, sul circuito dell'Hungaroing, Vettel (pole) e Webber sono stati i più veloci di tutti. Lo spagnolo ha preceduto il compagno di squadra della Ferrari Felipe Massa. Quinto Hamilton. Schumi fuori nel Q2
Vettel ha centrato la quarta pole consecutiva, la settima stagionale e l'undicesima della carriera. Il team "con le ali" ha dimostrato di essere superiore alla concorrenza sul tracciato magiaro: la Red Bull, infatti, ha ottenuto il miglior tempo in ognuna delle 3 sessioni di prove libere che hanno preceduto le qualifiche odierne. La Ferrari sembra l'unica squadra in grado di impensierire i battistrada.
Le monoposto di Maranello domani si muoveranno davanti alla McLaren-Mercedes dell'inglese Lewis Hamilton (1'20"499) e alla Mercedes Gp del tedesco Nico Rosberg (1'21"082) che formano la terza fila. Alle loro spalle le Renault del russo Vitaly Petrov (1'21"229) e del polacco Robert Kubica (1'21"328). In quinta fila la Sauber dello spagnolo Pedro De la Rosa (1'21"411) e la Williams del tedesco Nico Hulkenberg (1'21"710).
Delusione per l'inglese Jenson Button e per il tedesco Michael Schumacher. Il campione del mondo, al volante della McLaren-Mercedes, partirà dalla sesta fila. Il 41enne ex ferrarista, alla prese con una balbettante Mercedes Gp, si muoverà dalla settima. In ottava fila c'è la Force India di Vitantonio Liuzzi. In penulatima, invece, c'è la Lotus di Jarno Trulli.
16:31 Scritto in motori | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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Bardot contro Carlà per una borsetta: «È tanto bella quanto maleducata»
Le due dame di francia. L'attrice regala alla Bruni una Lancel ma attacca: «Non mi ha neanche ringraziata»
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| Brigitte Bardot e Carla Bruni |
PARIGI - Una borsetta fa litigare le due Dame di Francia. Da una parte, «la signora dell’Eliseo», Carla Bruni, e dall’altro la «divina» del cinema, Brigitte Bardot. In mezzo un’edizione speciale della handbag firmata Lancel che il direttore artistico della maison, Leonello Borghi, ha voluto dedicare alla famosa attrice e che quest’ultima ha inviato come cadeau alla modella, moglie del presidente Nicolas Sarkozy.
«NEANCHE UN GRAZIE» - A far scattare la simpatia di BB nei confronti della Bruni, il fatto che la first lady non si sia mai fatta fotografare in pubblico con una pelliccia, scelta che per un’animalista convinta come la Bardot rappresenta un indubbio punto a favore. Peccato, però, che Carlà, una volta ricevuto il regalo, non si sia preoccupata di ringraziare opportunamente l’attrice che, a quanto scrive il londinese Daily Mail, riprendendo la sua intervista su France Dimanche, non l’avrebbe presa benissimo. «Carla Bruni è tanto bella quanto maleducata – ha tuonato BB – e non mi ha mandato nemmeno una nota di ringraziamento per la borsa che le ho inviato».
SCONTRO SULLA CORRIDA - Ma questo della handbag appare per lo più un pretesto, visto che a far arrabbiare l’attrice sarebbe stata anche la mancata partecipazione della Bruni alla sua crociata per l’abolizione della corrida nel sud della Francia. A detta della Bardot, infatti, Carla non avrebbe fatto nulla per sollecitare il presidente Sarkozy a proibire lo spettacolo, malgrado quest’ultimo si fosse impegnato a farlo all’inizio del suo mandato. «Prima di morire, mi piacerebbe vedere che le cose per le quali ho sempre lottato cambino sul serio – ha detto la Bardot - perché in caso contrario vorrebbe dire che ho vissuto per niente. Ma io sono come un pit-bull e quando mordo qualcuno, non lo mollo tanto facilmente. La mia rabbia è solo all’inizio. Qualche settimana fa ho scritto una lettera sarcastica al signor Sarkozy a proposito della corrida: sono tre anni che aspetto di vedere le sue promesse mantenute, ma finora ho ricevuto solo risposte vaghe e poco convincenti, a immagine di chi le ha scritte». In realtà, fra le preoccupazioni di Monsieur le President sembrano esserci per ora altre questioni, compresa quella riguardante il suo nuovo "giocattolino", ovvero l’«Air Sarko One», un Airbus A330-200 da 180 milioni di euro che nei sogni francesi dovrebbe rivaleggiare con il mitico «Air Force One» del presidente americano. Stando al Daily Telegraph, l’aereo di Sarkozy (che avrà una stanza riunioni per 12 persone, un sistema per le comunicazioni criptate, 60 posti business e una camera da letto con filtro anti-sigaro e bagno) ha fatto il suo primo volo di prova a Bordeaux nei giorni scorsi e dovrebbe diventare operativo entro ottobre.
Simona Marchetti
16:23 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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I vescovi: «Italia senza classe dirigente»
Il documento della Cei. «Mancano persone che per ruolo imprenditoriale, politico e culturale sappiano offrire obiettivi condivisi»
CITTÀ DEL VATICANO - L'Italia sta vivendo un momento «drammatico», appare «un Paese senza classe dirigente, senza persone che per ruolo politico, imprenditoriale, di cultura, sappiano offrire alla nazione una visione, obiettivi condivisi e condivisibili». È l'analisi da cui parte il documento base della prossima Settimana sociale, promossa dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) a Reggio Calabria, anticipato in un' intervista a Radio Vaticana, dal segretario del comitato organizzatore, Edoardo Patriarca.
Redazione online
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Pdl, c’eravamo tanto amati
Dal discorso del predellino a San Babila del novembre 2007 alla rottura del luglio 2010. Il video che ripropone gli annunci entusiastici sulla nascita del partito, i reciproci ringraziamenti, le stilettate e infine lo scontro aperto tra Fini e Berlusconi
Le immagini che vi proponiamo, tratte dall’archivio storico di Sky Tg24 e montate dalla redazione si Sky.it, ripercorrono le tappe dell’avventura del Pdl.
Un percorso tutto in salita che ha portato il partito a diventare la coalizione di maggioranza del nostro paese, fino alla battuta d’arresto sancita in questi giorni dal divorzio, definitivo, tra i due padri fondatori: Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
Milano, piazza San Babila, novembre 2007. Il premier, entusiasta e circondato da un bagno di folla, emozionato ed eccitato, annuncia lo scioglimento di Forza Italia.
Il partito confluirà in un più grande progetto al quale, si augura “aderiranno tutti”.
Si aprono così le porte di un nuovo appuntamento con la politica italiana che Alleanza nazionale non può mancare: “Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, con grande capacità, hanno saputo cogliere il momento” dichiara Fini. E’ il maggio 2008, An si scioglie.
Nasce così il Popolo della Libertà, tenuto a battesimo nel marzo 2009 nel primo congresso: “Ringrazio Gianfranco – afferma il premier dal palco - che anteponendo l’interesse dell’Italia a quello personale ha contribuito in modo decisivo a scrivere insieme a noi questa pagina di storia”.
I mesi che seguono sono scanditi da ringraziamenti e dimostrazioni di affetto tra le due prime donne della politica italiana.
Abbracci e sorrisi che fanno da sottofondo ai momenti clou dell’agenda politica.
Poi, irrompono le parole di Fini, che sul tema giustizia ha avuto sempre una visione più laica di quella del premier, catturate in un fuorionda che assesta il primo colpo all’equilibrio della coalizione: “Quell’uomo confonde il consenso popolare con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità di garanzia. Confonde la leadership con la monarchia assoluta”.
E’ il dicembre 2009, l’occasione è il convegno sulla mafia.
Da quel momento i volti si fanno più scuri, e iniziano le sottili ma dirette stilettate in un crescendo di tensioni che culminano con la prima pubblica ammissione di rottura tra il presidente del Consiglio e il presidente della Camera.
Aprile 2010, direzione nazionale del Pdl . I due leader condividono il palco anche in questa occasione. Ma i toni pacati e affettuosi del primo congresso di partito lasciano spazio alla polemica, accesa e nervosa.
Si guardano severi dal palco. Fini parla delle “bastonature mediatiche” ricevute dopo aver manifestato in qualche occasione il suo dissenso. Berlusconi invece accusa i finiani di esporre il partito al pubblico ludibrio.
I toni si alzano, in tutti i sensi. Il premier invita il presidente della Camera a non fare l’uomo politico e a non rilasciare pubblicamente dichiarazioni inopportune.
La terza carica dello Stato non ci sta. Si alza in piedi, avanza verso il palco, poi sfida il capo del partito: “Altrimenti cosa fai, mi cacci”?
Il resto è storia recente. E i fatti degli ultimi giorni hanno di fatto scritto l’ultima pagina del percorso comune dei due fondatori del Pdl.
Berlusconi annuncia che Fini è incompatibile col partito e lo invita a lasciare la sua carica. Il presidente della Camera, in una breve conferenza stampa risponde che resterà al suo posto a Montecitorio e dà al premier dell’"illiberale”.
Infine, l’annuncio della costituzione del gruppo parlamentare finiano "Futuro e libertà per l'Italia" segna come una scissione il partito che voleva essere popolo.
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Vertice Berlusconi-Bossi, aspettando Fini Il premier : nessun cambio nel governo
Cicchitto: non è necessario che il presidente del Consiglio riferisca in aula. Nel pomeriggio la conferenza stampa del presidente della Camera. Il Senatùr alza il dito medio ai giornalisti.
ROMA - Ieri il giorno dell'attacco di Berlusconi a Fini («Non ha più la fiducia»). Oggi l'attesa è per la replica dello stesso presidente della Camera, che alle 15 rilascerà dichiarazioni sul nuovo quadro politico che si è venuto a determinare con l'espulsione di fatto della sua componente dal Pdl, che ha già deciso che i nuovi gruppi parlamentari autonomi si chiameranno «Azione nazionale».
IL VERTICE CON BOSSI - Intanto, il capo del governo al termine di un consiglio dei ministri in cui, secondo quanto hanno riferito i presenti, non ha mai fatto cenno alla separazione consumatasi solo poche ore prima, ha ricevuto a Palazzo Chigi i vertici della Lega Nord. Il premier è a colloquio con Umberto Bossi e Roberto Calderoli. Tema del faccia a faccia è quasi sicuramente la situazione politica che si viene a creare a seguito della rottura con Fini e la necessità di trovare nuovi equilibri. Ma mentre il colloquio è in corso, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, uno dei più influenti esponenti della Lega fa sapere che «il governo porterà a termine la legislatura», seppure con maggiori difficoltà: «Nonostante queste tensioni e queste fibrillazioni il governo mantiene una sua maggioranza e la capacità di portare a compimento il suo programma. Certo, sarà una navigazione più a vista».
«IL GOVERNO NON CAMBIA» - Silvio Berlusconi, dunque, ha preferito non dedicare lo spazio del cdm alla situazione politica. Tuttavia, a margine della riunione dell'escutivo, ha voluto rassicurare Andrea Ronchi, ribadendo il concetto già espresso ieri quando, annunciando alla stampa la rottura con Fini, aveva spiegato che sulla permanenza dei finiani al governo avrebbe deciso il governo, ma per quanto lo riguardava personalmente non avrebbe avuto difficoltà a continuare la collaborazione con i «validi ministri» finiani. «Gli amici di Fini al governo lavorano bene - ha detto oggi - , non ho dubbi sulla loro lealtà e non ho ragione di modificare la squadra di governo. Quindi si prosegue così».
«IL PREMIER NON VERRA' IN AULA» - Berlusconi ha assicurato che il governo è solido e che altrettanto solida è la sua maggioranza. Allo stesso modo il capogruppo dei deputati, Fabrizio Cicchitto, ha risposto questa mattina alla Camera alla richiesta del Pd di un intervento in aula del premier per riferire sulla situazione dicendo che «non vi è alcun motivo» che ciò avvenga, perché quello verificatosi è stato semplicemente un «chiarimento» politico interno al partito di maggioranza relativa che non ha ripercussioni sull'esecutivo. Tuttavia i timori di contraccolpi sono forti, perché i gruppi parlamentari fedeli a Fini potrebbero contare su una pattuglia di deputati e di senatori superiore a quanto previsto dall'entourage circle del Cavaliere. Si parla di 34 deputati e di una decina di senatori ma le cifre sono ancora incerte e potrebbero anche cambiare.
IL DITO MEDIO DI BOSSI - «Speriamo che tutti e due usino cervello e cuore» ha detto Umberto Bossi entrando a palazzo Chigi. Il ministro delle Riforme non ha però voluto rispondere ai giornalisti che gli chiedevano se le elezioni anticipate sono vicine. Come già fatto nelle settimane scorse si è limitato a rispondere alzando il dito medio.
Redazione online
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