13/08/2009

La lotta ai paradisi fiscali «Controlli su 170 mila nominativi»

La lotta ai paradisi fiscali «Controlli su 170 mila nominativi»

 

L'Agenzia delle Entrate: «Lotta a 360 gradi, non perseguiamo solo i miliardari», nel mirino del Fisco la presunta esistenza di un deposito miliardario in Svizzera

 

Gianni e Marella Agnelli con il figlio Edoardo morto nel 2000 (Archivio Corriere)

 

MILANO - Sono 170.000 i casi tenuti sotto osservazione dal Fisco nell'ambito delle indagini contro i paradisi fiscali. A fornire le cifre della lotta ai capitali detenuti illegalmente all'estero è il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera. «Non abbiamo deciso di perseguire i miliardari, ma di intensificare l'azione su tutti coloro che hanno capitali detenuti illegalmente all'estero» ha spiegato Befera, commentando l'indagine avviata nei confronti degli Agnelli e dell'eredità dell'Avvocato. Befera ha sottolineato che «il raggio d'azione è allargato». «Stiamo operando a 360 gradi» ha aggiunto, precisando che con il nuovo decreto del governo sui paradisi fiscali, è iniziato un «fortissimo e importantissimo cambiamento di linea, perché commuta il capitale detenuto all'estero in reddito non dichiarato: in questo modo intervengono sanzioni molto più pesanti».

«VARIE LISTE DI NOMINATIVI» - «Abbiamo in questo momento - ha detto il numero uno delle Entrate - 170.000 nominativi sotto indagine». Befera ha dunque citato alcuni esempi: «Abbiamo una lista di 500 nominativi circa sequestrati ad un avvocato svizzero recentemente arrestato alla procura di Milano, abbiamo una lista di conti presenti presso Ubs Italia che si presume abbiano qualche riferimento con Ubs Svizzera, abbiamo poi la lista già nota di detentori di capitali nel Liechtenstein».

Margherita Agnelli de Pahlen (Ansa)
Margherita Agnelli de Pahlen (Ansa)

IL CASO AGNELLI - Proprio l'Agenzia delle Entrate, alla luce delle notizie sulla causa legale intentata da Margherita Agnelli de Pahlen sull'asse ereditario del padre, è entrata nel merito della vicenda del patrimonio personale di Giovanni Agnelli, accendendo un faro sulla presunta esistenza di un deposito miliardario in Svizzera: ad occuparsene sarà la direzione centrale, che potrà avvalersi delle articolazioni locali (torinesi e non solo) dell'organismo. Nel merito della vicenda è entrata anche la procura di Torino: i pm del capoluogo piemontese hanno spiegato di non essere «al momento a conoscenza di elementi che concretino ipotesi di reato».

 

28/04/2009

Le scuole private nella lista dei beni di lusso per il fisco

Le scuole private nella lista dei beni di lusso per il fisco

 

Lotta all’evasione Secondo l’Agenzia delle entrate sono indice di ricchezza. I genitori degli istituti cattolici: è roba da Soviet

 

ROMA — Le scuole paritarie insorgono contro il «Decalo­go » antievasione messo a pun­to dall’Agenzia delle Entrate, che individua nelle scuole defi­nite «private», un «servizio di lusso», e quindi un indicatore attendibile di ricchezza. Da con­trollare con attenzione e con­frontare con la dichiarazione dei redditi, per stanare i ricchi che evadono le tasse, anche con la ricerca a tappeto di infor­mazioni. Con lo stesso meccani­smo, dunque, con cui la Guar­dia di finanza, il braccio opera­tivo dell’Agenzia delle Entrate, si appresta a acquisire i dati dei clienti dei concessionari delle auto di lusso, dei cantieri nava­li, ma anche, si legge nella cir­colare del 9 aprile scorso, di «porti turistici, circoli esclusi­vi, centri benessere e agenzie di viaggio». È solo un affina­mento del metodo di analisi de­gli agenti del fisco, perché i vec­chi parametri del 1992, le ban­che dati classiche, non tengo­no il passo della furbizia in un Paese dove, come ricorda spes­so il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, solo 15 mila contribuenti dichiarano più di 300 mila euro, ma si immatrico­lano 250 mila auto di lusso al­l’anno.

«Usi e abitudini sono cam­biati », spiega l’Agenzia. «È ro­ba da soviet!» replica Maria Grazia Colombo, presidente dell’Agesc, l’Associazione dei Genitori delle Scuole Cattoli­che. «Ci devono spiegare innan­zitutto cosa intendono per scuole private, un termine che non ha riferimenti legislativi. Temiamo che pensino alle scuole paritarie», insiste la Co­lombo, «e non capisco, perché queste fanno parte a pieno tito­lo del sistema scolastico pubbli­co. Mettere sullo stesso piano noi con chi possiede gli yacht è scorretto e discriminante» dice il presidente dell’Agesc. Il timo­re, spiega, è che la Circolare del­l’Agenzia, «un documento in­terno, dischiuda la possibilità di fare controlli a tappeto, con un pregiudizio nei confronti di genitori che magari fanno gros­si sacrifici e che vengono rubri­cati come possibili evasori».

Per la verità il «Decalogo» dell’Agenzia non fa un collega­mento diretto tra l’accertamen­to della reale capacità di reddi­to, da parte degli agenti del fi­sco, cui serve come indirizzo operativo, e l’infedeltà fiscale. Anche se per gli istituti scolasti­ci che riscuotono le rette non ci vuole molto a fare due più due. «È giusto combattere l’evasio­ne fiscale, ma qui si sta andan­do contro un diritto costituzio­nale, quello della libertà di edu­cazione dei figli» continua la Colombo. «E dire che chi ci go­verna — sibila — ha messo in piedi un partito che si chiama 'delle Libertà'. O mi sbaglio?». La presa di posizione è con­divisa da tutte le associazioni che rappresentano il mondo della scuola paritaria. Nove si­gle in cui si raccolgono gestori, genitori, studenti, alcune della quali laiche: oltre l’Agesc, Fi­dae, Agidae, Ciofs-Scuola, Cnos-Fap, Fism, Foe, Msc. E l’Aninsei, l’associazione delle scuole non statali che è anche iscritta alla Confindustria. «È una cosa molto antipatica: per­ché ci dobbiamo difendere dal­la presunzione di essere evaso­ri fiscali?» dice il presidente, Luigi Sepiacci. «Questa circola­re suona quasi come una mi­naccia, e in Italia si sa, basta un avviso di garanzia per finire sul patibolo». «Nella mia scuola, che è paritaria, posso dire che solo il 10% delle famiglie ha redditi consistenti. Moltissime altre, la maggior parte, fanno grandi sacrifici per far studiare i loro figli. Mi pare una campa­gna mirata contro di noi» conti­nua Sepiacci. «E non sarebbe nulla, se non avessimo tutti la sensazione, e anche un po’ di paura, di una macchina fiscale iniqua e inefficiente. Se paghi le tasse non dovresti avere nul­la da temere, ma in Italia anche se le paghi sei martoriato, per­seguitato dalle cartelle pazze». Ma alle Entrate ribadiscono che la circolare è contro chi eva­de le tasse.

Mario Sensini

26/12/2008

Boom per le riscossioni da accertamento Più 46% da gennaio a novembre

Boom per le riscossioni da accertamento Più 46% da gennaio a novembre

Lotta all'evasione: recuperati 2,3 miliardi di euro in undici mesi

 

ROMA - Procede a gonfie vele la lotta all'evasione fiscale. Tra il primo gennaio e il 30 novembre di quest'anno - fa sapere l'Agenzia delle Entrate - le riscossioni da accertamento hanno raggiunto i 2,3 miliardi (+46% rispetto allo stesso periodo del 2007), di cui 1,5 miliardi provenienti da strumenti deflativi (+54%) e oltre 800 milioni derivanti da ruoli (+33%).

PROGRESSO - Un anno fa nello stesso periodo (gennaio-novembre) gli incassi da accertamento erano stati pari a 1,6 miliardi, di cui 980 milioni da adesione, acquiescenza e conciliazione e circa 600 milioni da ruoli.