10/05/2010

L'irresistibile ascesa di Android

L'irresistibile ascesa di Android


Cellulari, decolla Android di Google: superato l'iPhone

 

android-logo.jpgGli androidi di Google si moltiplicano senza riposo: Android sale e supera iPhone, almeno negli Stati Uniti. Secondo il rapporto di Npd, relativo al primo trimestre 2010, gli smartphone con la piattaforma "open" spinta da Google (ma non solo) avrebbero toccato il 28% delle vendite, contro il 21% dei "Melafonini". In testa resistono saldamente (con il 36%) i BlackBerry di Rim.


Fra i motivi del sorpasso (limitato, ripetiamo, a un solo Paese e a un solo trimestre), che per certi versi ha del clamoroso viste le modeste percentuali che Android raggiungeva anche solo l'anno scorso, Npd cita le migliori promozioni (anche televisive) degli "androidi" e la maggiore scelta in fatto di operatori. iPhone negli Usa è infatti distribuito in esclusiva da AT&T. Inoltre la gamma di telefoni con Android inizia a essere molto ampia e con smartphone di ampio successo come il Droid di Motorola (che si chiama Milestone in Italia) o alcuni modelli Htc. Una gamma con prezzi e prestazioni assai diverse, mentre l'iPhone di Apple propone solo due modelli (3G e 3Gs) ed è fermo da quasi un anno, dal lancio del 3GS. Entro pochi mesi, a giugno secondo le voci, Apple risponderà con l'iPhone di quarta generazione, il 4G, già anticipato nell'affaire Gizmodo, di cui abbiamo ampiamente parlato. Ovviamente Google non starà a guardare: all'orizzonte c'è già la release 2.2 del suo sistema operativo, che promette di essere più veloce e con consumi energetici ridotti. E pronti a buttarsi nell'arena degli smartphone ci sono altri nuovi sfidanti come Windows Mobile 7, Bada di Samsung, Symbian^3, BlackBerry Os 6, Meego, WebOs rilanciato da Hp. L'unico vincitore certo è il consumatore.

Paolo Ottolina

08/05/2010

Fibra ottica, ecco il progetto per la rete unica in Italia

Fibra ottica, ecco il progetto per la rete unica in Italia

Fastweb, Vodafone e Wind lanciano l'idea di una rete "unica, aperta ed efficiente" comune a tutti gli operatori che potranno offrire i propri servizi in regime di concorrenza

 

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Fastweb, Vodafone e Wind lanciano il progetto di una rete unica in fibra ottica per l'Italia, aperta agli altri operatori, da realizzare con il supporto di governo e autorità di controllo e l'apporto finanziario di investitori privati e pubblici, con la Cassa Depositi e Prestiti in posizione preminente. Una rete "unica, aperta ed efficiente" comune a tutti gli operatori che potranno offrire i propri servizi in regime di concorrenza.

Il progetto è stato presentato oggi in una conferenza stampa congiunta dai vertici dei tre gruppi,
Carsten Schloter (Fastweb), Paolo BertoluzzoGubitosi (Wind): per il passaggio dal rame alla fibra si prevede un investimento di 2,5 miliardi di euro in 5 anni, per collegare le 15 maggiori città italiane, con 10 milioni di abitanti, e un periodo di 9 anni per raggiungere il pareggio finanziario. Pronto anche un piano più ambizioso, collegare i 500 comuni più grandi d'Italia, con 30 milioni di abitanti complessivi, in un periodo di 5-10 anni, investimenti
(Vodafone) e Luigi per 8,5 miliardi e pareggio da raggiungere in 11 anni.
I tre operatori chiamano a gran voce Telecom a partecipare al piano, riconoscendole il ruolo che le compete: "Auspichiamo la partecipazione di Telecom - ha detto Gubitosi - con un ruolo importante, più grande di quello di ognuno di noi. Non ha senso per noi fare un progetto senza Telecom, ma neanche per loro farlo senza di noi. E' un piano che presenta vantaggi anche per Telecom".

Indispensabile
inoltre il supporto del Governo e delle autorità di controllo, l'Agcom e l'Antitrust. "Sarebbe difficile portare avanti il progetto se l'Agcom lo osteggiasse o il governo non lo volesse supportare. Al governo chiediamo di avviare un tavolo con operatori e istituzioni per la creazione
della società per la rete in fibra ottica". All'autorità Gubitosi chiede inoltre di evitare ulteriori vantaggi che accrescano la profittabilità della rete in rame all'operatore dominante Telecom. Aggiunge Schloter: "Immagino che se Governo e Agcom dovessero prendere la guida del progetto, gli altri player non possano negare il proprio apporto. Tutti gli operatori devono sedersi intorno a un tavolo nell'interesse comune dell'Italia".

27/04/2010

Un piano da 1,4 miliardi per la banda larga lombarda

Un piano da 1,4 miliardi per la banda larga lombarda

Fibra ottica - Confronto da Vodafone a Prysmian. I dubbi di Telecom. Consulto con i gestori, l’ipotesi dell’addio ai cavi di rame

 

MILANO — Procedono le prove di banda larga federalista al Nord. Nei piani alti del Pirellone lo staff del governatore fresco di rielezione, Roberto Formigoni, il consulente per il progetto di cablatura con la fibra ottica del territorio lombardo, Stefano Pileri, e gli esperti della società Between, hanno già tenuto, a porte chiuse, i primi due incontri: il primo con i manifatturieri del settore come Prismyan e Sirti e gli operatori alternativi, capitanati da Vodafone, Fastweb e Tiscali. Il secondo, a tu per tu, con i soli manager di Telecom Italia. Scelta tattica, certo. Che però sembra preconizzare la difficile convivenza da separati in casa che si prospetta nel primo tentativo di "società per la rete". Al centro degli incontri il corposo studio di 107 pagine preparato dal professore della Bocconi, Francesco Sacco, da Salvatore Lombardo di Invitalia e dagli ingegneri di Technovo, al quale ha lavorato anche l’ex responsabile rete per la Regione, Raffaele Tiscar. Dentro c’è già tutto: dai costi (da 1,09 a 1,429 miliardi nella sua versione evoluta), alle fee che dovranno pagare gli operatori fino al business plan che parla di una posizione finanziaria netta positiva dal 10˚ anno. L’Ente— come viene chiamata nel documento la società—avrà una dotazione di 300 milioni e sarà finanziata dalla FinLombarda per poi convergere verosimilmente verso un modello pubblico-privato. Insomma, l’annuncio fatto da Formigoni pochi giorni prima delle regionali del 28 marzo scorso, per posare 47 mila chilometri di vera banda larga da 20 megabit al secondo—in pratica un motore da Formula Uno per il web — non era solo una «sparata» elettorale.

Sul piano "Lombardia digitale", che sembra promettere di riuscire a livello federale dove fallì il consigliere dell’allora premier Romano Prodi, Angelo Rovati, si lavora a tamburo battente. Tra le persone chiamate a dare un giudizio informale ci sarebbe anche Francesco Caio. La molla politica del progetto è forte: l’orizzonte temporale fornito da Formigoni per la broadband ai cittadini lombardi, il 2015, ricorda troppo da vicino la data dell’Expo per essere casuale. Senza contare che il modello—a differenza di quello milanese di Fastweb che partì con Aem nel capitale — non prevede l’ingresso delle municipalizzate nell’equity della società, ma anzi la messa in concorrenza dei comuni per aggiudicarsi la cablatura da spendere poi come moneta elettorale con i propri concittadini. L’algoritmo del fare politica del territorio ha dunque digerito, almeno al Nord, l’accesso a Internet come tema prioritario.

Eppure, all’ombra dei due incontri, sono già emerse le prime frizioni che potrebbero rallentare il progetto: per come è stato presentato nella sua versione più «evoluta» è chiaro che in gioco c’è il rischio di estinzione del vecchio e consunto rame in mezza Lombardia. Un tema che gela il sangue nelle vene di Telecom Italia. Per adesso sembra che tutti, anche l’ex monopolista, si siano mostrati «interessati» al progetto. Ma la partita a scacchi è alle prime mosse.

Agli operatori non sarebbero stati chiesti finanziamenti «diretti» ma l’impegno a spostare massicciamente sulla nuova nervatura digitale la maggior parte dei servizi. Il punto fondamentale è che il modello annunciato è quello del fibre to the home, cioè del cavo che non si ferma all’edificio ma che proprio come il vecchio filo telefonico della scomparsa Sip dovrà raggiungere tutti i pianerottoli anche se il cliente non chiederà l’allaccio. L’unbundling fatto per la fibra ottica con la possibilità per ogni operatore di viaggiare fino al cliente finale, ultimo miglio compreso, veicolando a questo punto anche il traffico voce. Proprio questo scenario avanzato, però, rischia di mandare in soffitta in qualche anno il 50% del rame lombardo con l’erosione del potere di controllo della rete da parte di Telecom. Il pericolo è che dalla fibra germini un avatar della società della rete richiesta dall’Agcom. Il piano valuta anche una rete senza lo sviluppo verticale negli edifici ma sottolinea che questo restringerebbe l’accesso di tutti.

Le bocce sono ferme. Tra le questioni da risolvere c’è anche l’esclusione di Milano, che rimarrebbe un fortino Fastweb. Su tutti grava il dilemma di Lyddington, paesino inglese che si è tassato per avere la banda larga. Ma sul costo finale dell’accesso al Web veloce in Lombardia c’è già l’ipoteca dell’affitto della rete da parte degli operatori: fee di zona da 100 mila euro, una tantum più 14-16 euro di canone mensile base. Costi che si scaricheranno sulle connessioni.

Massimo Sideri

22/04/2010

Giallo a Silicon Valley. La Apple «smarrisce» il prototipo iPhone4

Giallo a Silicon Valley. La Apple «smarrisce» il prototipo iPhone4

Il caso - Perso da un ingegnere ubriaco oppure una montatura? Una rivista compra e recensisce il gadget

 

 

NEW YORK — «Ho sottostimato la bontà della birra tedesca». E' l'ultimo aggiornamento della sua pagina su Facebook digitata da Gray Powell, giovanissimo ingegnere della Apple, prima di dimenticare un segretissimo prototipo di iPhone — quello di quarta generazione che dovrebbe essere lanciato a giugno — su un tavolo della Gourmet Haus Staudt, una birreria di Redwood City, nella «Silicon Valley» californiana. Da giorni tra gli appassionati di tecnologia non si parla d'altro. Da quando il sito newyorchese degli «avanguardisti digitali» di Gizmodo ha acquistato (per cinquemila dollari) il supertelefonino dalla persona che l'ha ritrovato nella birreria. I ragazzi del sito l'hanno smontato, raccontando quello che hanno trovato dentro. Sorpresa, polemiche e tanti dubbi. Sarà davvero un prototipo Apple? Come può essere stato smarrito in modo così goffo, visto che l'azienda di Steve Jobs è famosa per la sorveglianza ferrea che esercita sui suoi segreti industriali, protetti da una polizia interna affettuosamente soprannominata Gestapo? Gizmodo non rischia guai per aver acquistato un oggetto, se non rubato, sicuramente di proprietà altrui?

Alla prima domanda ha dato risposta la stessa Apple intimando al sito degli «smanettatori» digitali di restituire il prototipo con una lettera-ingiunzione firmata dai suoi avvocati. Gli esperti ritengono, quindi, che le novità dell'iPhone4 smontato da Gizmodo — telecamera frontale per le «chat» in aggiunta a una fotocamera sul dorso con obiettivo potenziato, flash, schermo con una migliore risoluzione delle immagini, frontale piatto senza bordi arrotondati, micro Sim card, come quella dell'iPad — siano davvero quelle del nuovo prodotto che arriverà sul mercato nella seconda parte del 2010. Presentazione della Apple bruciata? Sarebbe clamoroso, un fatto senza precedenti, soprattutto per un'azienda come quella di Steve Jobs che, in un mondo in cui anche molti manager ormai dialogano coi clienti e i «media» anche via Twitter, mantiene un livello di segretezza da fornitore delle armi più letali del Pentagono. La vicenda di Gray Powell, ingegnere un po' scapestrato che commette l'imprudenza di portare con sé il prodotto «top secret» — oggetti normalmente conservati in cassaforte — e poi se lo dimentica al termine di un party ad alto contenuto etilico nel quale ha festeggiato il suo ventisettesimo compleanno, potrebbe anche far sorridere se Apple non fosse famosa per la durezza con cui si comporta in casi del genere. E se in passato non ci fossero stati episodi inquietanti come il suicidio, poco meno di un anno fa, di Sun Danyong, 25enne dipendente della Foxcomm, azienda cinese che produce su licenza per conto della Apple, picchiato e umiliato dai servizi di sicurezza cinesi che lo accusavano di aver perso un altro prezioso prototipo di iPhone.

Allora l'inchiesta fatta dalla stessa Apple presso il suo contrattista appurò che Sun, sicuramente trattato con troppa durezza dalla società cinese, non aveva solo perso l'apparecchio: aveva anche commesso azioni definite «chiaramente illegali». Di Powell la Apple non dice nulla. Il giovane ingegnere, raggiunto telefonicamente da Gizmodo prima di restituire l'iPhone 4G, sembra lavorare ancora per la società di Cupertino, ma il suo tono di voce, al telefono, era quella sofferto di uno molto sotto pressione. Un «caso pilotato»? Anche questo sembra inverosimile: sarebbe un cambiamento radicale dello stile di comunicazione del gruppo, un gesto illogico del quale non si vedono i benefici. E poi Gizmodo è considerato dalla Apple un nemico da quando ha pubblicato indiscrezioni «sgradite» sul precario stato di salute di Steve Jobs. Rimangono, però, gli interrogativi sul modo in cui il cellulare è finito nelle mani di Gizmodo — i protagonisti dicono di aver tentato senza successo di contattare il proprietario — e su cosa è successo nelle tre settimane dallo smarrimento in birreria, il 18 marzo, alla proposta di vendita del prototipo. E poi, mistero dei misteri, se telefoni anche molto meno avanzati sono sempre localizzabili, anche spenti, come mai la Apple non è riuscita a rintracciarne uno sofisticatissimo, teoricamente dotato di tutti i possibili collegamenti satellitari e non? Pare che il prototipo avesse il Gps malfunzionante o disconnesso. Telefonino in «libera uscita». Impossibile da rintracciare. Nelle mani di un ingegnere scapestrato e alticcio. Non ci sarà qualche coincidenza di troppo?

Massimo Gaggi

20/04/2010

Il nuovo iPhone compare in Rete. Ma sarà vero?

Il nuovo iPhone compare in Rete. Ma sarà vero?

 

 

 

Rumors, niente più. Ma interessanti e ben documentati. Ieri il sito Engadget aveva rivelato di avere le foto del nuovo iPhone di Apple. Foto sfuocate, ma i redattori - tra mille dubbi che si trattasse di un falso - hanno continuato a sostenere di aver rivelato per primi il nuovo telefonino della Mela, così come era accaduto con l'iPad (anzi, lo scoop sarebbe nella stessa foto della tavoletta). Una conferma assai più corposa è arrivata oggi. Ed è arrivata dagli eterni rivali di Gizmodo, che su questo iPhone (vedi il video sopra) ci hanno messo sopra le mani. Engadget incassa in modo signorile e rimanda ai video, alle foto e alla prova fatta dall'altra parrocchia.

A Gizmodo infatti sono sicuri di averci preso, e di non essere cascati in una bufala orchestrata ad arte. "Impossibile creare, con solo componentistica Apple, un telefono perfettamente funzionante": dunque l'oggetto che Apple aveva fatto sapere di aver perso - o meglio, che gli era stato rubato - dovrebbe essere proprio questo, bruttino a dire il vero, nuovo iPhone. O almeno un prototipo, perché l'aspetto come dicevamo lascia un po' a desiderare. Ma un prototipo ben funzionante, che ha permesso agli smanettoni del sito di provarlo in lungo e in largo. E di scoprire le novità:

- doppia camera, anche frontale, quella sul retro migliorata e con flash

- micro-sim invece della sim normale (come l'iPad)
- display migliorato, ma più piccolo
- microfono secondario anti-rumore
- pulsanti tutti in metallo, così come il rivestimento - squadrato - in alluminio
- più pesante di 3 grammi
- batteria più grossa del 16%

Tutto vero? Tutto finto? Tutta pubblicità gratuita alla Apple?

14/04/2010

iPad in Italia slitta di un mese

iPad in Italia slitta di un mese

Apple fa capire di non riuscire a far fronte agli ordini, «sorprendentemente alti». Da noi in vendita a fine maggio


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Troppe richieste per l'iPad, armatevi di pazienza: prima di fine maggio in Italia non arriverà. Un mese di ritardo sulla tabella di marcia, programmata inizialmente per fine aprile (anche se non erano mai state divulgate date precise). Apple ha rilasciato oggi un comunicato ammettendo - di fatto - di non riuscire a reggere alla domanda del pubblico, definita dalla stessa azienda "molto più alta delle previsioni". In compenso c'è una prima data certa per il nostro Paese: il 10 maggio saranno aperti i pre-ordini.

«Sebbene abbiamo consegnato più di 500.000 iPad nel primo fine settimana - fa sapere Apple nella nota -, la domanda è molto più alta delle previsioni e probabilmente continuerà a superare la nostra fornitura per le prossime settimane dal momento che molte più persone vedranno e toccheranno un iPad. Abbiamo anche raccolto numerosi preordini per il modello iPad 3G per la consegna a fine aprile.
Di fronte a questa sorprendentemente alta domanda negli Stati Uniti, abbiamo preso la difficile decisione di posticipare il lancio internazionale di iPad di un mese, fino alla fine di maggio. Annunceremo i prezzi internazionali e inizieremo a raccogliere i preordini lunedì 10 maggio. Sappiamo che molti clienti desiderosi di acquistare un iPad saranno delusi da questa notizia, ma speriamo siano soddisfatti dal conoscerne la ragione: ad ora iPad è un successo enorme negli Stati Uniti».

09/04/2010

Apple presenta l'iPhone di domani ed entra nella pubblicità mobile

Apple presenta l'iPhone di domani ed entra nella pubblicità mobile

TECNOLOGIA. L'applicazione iAd consentirà di incamerare utili da destinare per il 60 per cento agli sviluppatori

 

Con iAd, nuova applicazione all’interno delle Web Apps, Apple entra nel meraviglioso e competitivo mondo della pubblicità mobile, sfidando palesemente la grande G e non solo. Tra le cento nuove feature che caratterizzeranno l’iPhone del futuro infatti la nuova piattaforma mobile pubblicitaria della mela morsicata è sicuramente la più celebre. E anche quella destinata a cambiare di più i giochi di potere. Del resto quando a gennaio l’azienda di Jobs aveva acquisito (per 275 milioni di dollari) la società wireless Quattro (dopo un vano tentativo di comprare AdMob), aveva già rivelato esplicitamente le proprie mire. «Non abbiamo intenzione di diventare un’agenzia pubblicitaria mondiale, né conosciamo questo settore, ma stiamo imparando. Siamo solo all’inizio»: in occasione della presentazione del suo iPhone OS4 Steve Jobs ha presentato la novità più importante che sarà già a disposizione entro l’estate, iAd, la piattaforma per l'advertising in mobilità che offrirà agli sviluppatori un modo attraverso cui incorporare messaggi pubblicitari all'interno delle Apps. Insomma, un’applicazione dentro un’applicazione, che potrebbe rappresentare un vero regalo per tutti gli sviluppatori di Apps gratuite, a cui la mela lascerebbe il 60 per cento del fatturato generato tramite la piattaforma pubblicitaria (tenendosi il restante 40 per cento).

GRATIFICARE GLI SVILUPPATORI – Non è tanto per i soldi che Jobs ha deciso di buttarsi nel mercato pubblicitario (anche se pecunia non olet): lo scopo è soprattutto quello di incoraggiare gli sviluppatori di applicazioni, come commenta Thomas Husson di Forrester in un articolo del quotidiano francese Le Monde e come conferma lo stesso Jobs, dichiarando: «Molte delle applicazioni iPhone sono gratuite, altre costano una cifra simbolica (99 centesimi o 1.99 dollari), perché a noi e ai nostri utenti piace così. Ma è importante trovare il modo di incoraggiare gli sviluppatori». Il successo dell'iPhone, oltre alla sua ergonomia e al suo design, è dovuto del resto anche alla ricchezza del suo magazzino di applicazioni, che per l’esattezza sono 185mila.

IL DIFETTO DI PRIMA – La nuova applicazione consentirà soprattutto di superare la lacuna precedente: prima infatti esisteva la pubblicità integrata nelle Apps, ma ogni qualvolta si cliccava su questa si usciva dall’applicazione e si apriva il browser che caricava la pagina web dell'inserzionista. Per gli analisti e i professionisti del settore l’iAd potrebbe rappresentare il definitivo decollo della pubblicità mobile tutt’ora tentennante, come sottolinea anche Andrew Franck, analista di Gartner Group. Apple va a ricoprire dunque un ruolo di catalizzatore, sfidando apertamente Mountain View. E il 2010 sarà l’anno decisivo.

Emanuela Di Pasqua

 

 

18/03/2010

Creato il mantello dell'invisibilità in 3D

Creato il mantello dell'invisibilità in 3D

 

Lo studio è opera di un gruppo di ricercatori tedeschi e britannici. Realizzata una struttura tridimensionale in grado di controllare la luce nascondendo alla vista gli oggetti

 

Harry Potter e il suo mantello (Ansa)
Harry Potter e il suo mantello (Ansa)

Arriva il primo mantello dell'invisibilità in 3D: non è il sottile velo che nei libri della Rowling Harry Potter usa per nascondersi, ma una struttura tridimensionale composta da una nuova classe di materiali capaci di controllare la luce rendendo così invisibili gli oggetti. La scoperta, pubblicata sulla rivista Science, si deve a un gruppo di ricerca tedesco e inglese coordinato da Tolga Ergin e Nicolas Stenger dell'Istituto di Tecnologia di Karlsruhe.

LA RICERCA - I ricercatori hanno utilizzato il mantello tridimensionale per rendere invisibile una protuberanza su una superficie d'oro, un po' come accade cercando di nascondere un piccolo oggetto sotto un tappeto ma facendo scomparire contemporaneamente anche il tappeto. Il mantello è composto da speciali lenti assemblate in una struttura polimerica che ricorda una catasta di legna. La loro caratteristica è di legarsi parzialmente alle onde luminose in modo da impedire alla luce di diffondersi. I primi test hanno avuto successo e hanno dimostrato che il nuovo materiale funziona, rendendo la parte schermata realmente invisibile. I mantelli dell'invisibilità finora ottenuti sono tutti bidimensionali ed anche questo era stato progettato inizialmente a due dimensioni, ha spiegato Ergin, ma poi ha dimostrato di poter funzionare anche nella terza dimensione. Che lavorino su un piano o su una struttura tridimensionale, i «materiali dell'invisibilità» appartengono al regno dell'infinitamente piccolo. Si tratta infatti di nanomateriali (delle dimensioni dell'ordine di milionesimi di metro). La loro caratteristica è la capacità di deviare le onde luminose, orientandole attorno a un oggetto fino ad avvolgerlo come un guscio che si comporta come un mantello dell'invisibilità. Il passo per trasformare queste ricerche avveniristiche in dispositivi di grandi dimensioni è ancora molto lungo, anche se la ricerca va avanti a grandi passi. Le prospettive sono comunque interessanti: secondo gli esperti si potrebbero rendere invisibili sonde da utilizzare in indagini di spionaggio, oppure componenti elettronici miniaturizzati più efficienti, lenti più efficaci, mantelli acustici per prevenire la penetrazione di vibrazioni, suoni o onde sismiche, e ancora si prospettano possibili applicazioni nella difesa e nelle telecomunicazioni. Con i futuri mantelli dell'invisibilità si potranno fare molte cose, ma fin da ora è chiaro che sarà molto difficile farne in tutto e per tutto l'equivalente del magico mantello di Harry Potter: è vero che, indossandoli, nessuno può vedere chi si nasconde all'interno, ma è anche vero che dall'interno non è possibile vedere nulla di quello che c'è all'esterno.

Redazione online

16/03/2010

Il soldato che con la lingua torna a percepire la realtà

Il soldato che con la lingua torna a percepire la realtà

 

Il dispositivo è un prototipo non ancora in commercio. Craig Lundberg, non vedente, grazie a un dispositivo distingue le forme e cammina senza sostegno

 

Giocatore nella nazionale inglese di calcio dei non vedenti, Craig Lundberg, ventiquattro anni da Walton (Liverpool), è rimasto cieco nel 2007, dopo essere stato colpito da una granata in Iraq. Il ministero della Difesa lo ha scelto ora per sperimentare un dispositivo innovativo e la sua testimonianza regala uno spiraglio di speranza ai non vedenti.

L’AZIENDA PRODUTTRICE- «L’espressione vedere attraverso la lingua potrebbe essere fuorviante, ma sicuramente il sistema BrainPort per la visione, realizzato dall’azienda Wicab, è in grado di tradurre le immagini trasmesse da una telecamera con molta precisione, utilizzando proprio la lingua, l’estremità sensoriale che legge più dettagli dopo l’occhio». Le parole sono di Roberto Furlan, amministratore delegato della Khymeca, l’azienda che distribuisce in Italia i prodotti dell'americana Wicab. La tecnica è effettivamente pionieristica e consente ai non vedenti una rappresentazione della realtà sufficiente a recuperare una notevole autonomia.

IL DISPOSITIVO –Wicab fu fondata dal professor Bach-y-Rita, neuroscienziato che scoprì come , stimolando la lingua con deboli segnali elettrici mediante tanti elettrodi molto vicini tra loro, fosse possibile che il soggetto percepisse con una certa accuratezza quali elettrodi fossero «accesi» e quali invece «spenti». Oggi Wicab realizza in realtà molti dispositivi, tra i quali un apparecchio già in commercio che riguarda la riabilitazione dell’equilibrio. L’apparecchio BrainPort utilizzato da Craig Lundberg è invece per il momento un prototipo in via di sperimentazione e da tempo viene testato anche dai militari americani subacquei per poter vedere meglio sott’acqua. Il sistema si basa sul concetto che gli impulsi che generano la visione, vengono raccolti dall'occhio ma inviati al cervello, che li interpreta e li trasforma nelle immagini come noi le percepiamo. Quindi, se gli occhi non trasmettono più informazioni si può tentare di utilizzare un altro organo di senso per raccoglierle.

COME FUNZIONA - Utilizzando una telecamera posizionata sul capo del paziente come fonte di informazioni visive e una griglia di 600 piccolissimi elettrodi come trasmettitore di informazioni sulla lingua, è stato realizzato un dispositivo che consente al soggetto di identificare figure (cerchio, triangolo, quadrato, etc.), caratteri (aprendo la possibilità alla lettura), ma anche caratteristiche dell’ambiente, come la presenza di strade e marciapiedi, veicoli in movimento, strisce pedonali, etc. In sostanza la lingua diviene un canale di ricezione e trasmissione e il sistema sostanzialmente si basa sulla rappresentazione della realtà attraverso il tatto. BrainPort per certi versi è una sorta di Braille, con la differenza che non è codificato e non utilizza la sensibilità dei polpastrelli bensì quella della lingua, molto più fine ed accurata.

LA TESTIMONIANZA- Il sistema dunque consente una percezione della realtà che assomiglia in qualche modo al concetto di sguardo, pur essendo ben altra cosa. Come fa notare Furlan: «il concetto di sostituzione sensoriale non è del tutto nuovo: i ciechi utilizzano il tatto per sopperire alla mancanza della vista in moltissime circostanze. Ciò che mancava era un dispositivo che svolgesse questo compito in modo più efficace e senza limitazioni». «È come leccare una batteria da nove volt – dichiara Craig, che spiega come la telecamera invii i segnali alla lingua e consenta di stabilire il loro significato e trasferirlo alle forme. Ora l’azienda produttrice vuole aumentare il numero di elettrodi sul dispositivo da 600 a più di mille e rendere l’apparecchio più pratico da indossare».

Emanuela Di Pasqua

17/02/2010

Laser contro missile, guerre stellari negli Usa

Laser contro missile, guerre stellari negli Usa

 

L’esperimento. È la prima volta che un raggio viene utilizzato come arma da un aereo. Un Jumbo 747 dell’US Air Force ha sparato dalla sua punta un raggio laser contro un missile balistico lanciato da una base mobile in California, distruggendolo

 

Le Guerre stellari di George Lucas sono uscite dagli schermi e si sono materializzate per la prima volta nei cieli dell’Oceano Pacifico. Un Jumbo 747 dell’US Air Force ha sparato dalla sua punta un raggio laser contro un missile balistico lanciato da una base mobile davanti alle coste californiane, distruggendolo. Il test, dopo il decollo del jet Boeing dalla base di Edwards nel deserto di Mojave, è stato effettuato nelle prime ore della notte di giovedì scorso senza che uscissero molte notizie. lavorava a questo dal ’96 nell’ambito del piano delle guerre stellari, la Strategic Defence Initiative varata dal presidente Reagan nel decennio precedente. Non è stato facile arrivare al volo tanto atteso perché lo sviluppo del Laser Coil (Chemical Oxygen Iodine Laser), a elevata potenza, si è rivelata un’impresa ardua. Installare e far funzionare il tutto a bordo di un aereo che mentre si muove deve concentrare stabilmente il suo fascio di luce del diametro di un pallone da calcio su un bersaglio che si sposta ad alta velocità, ha richiesto sensori e sistemi di elaborazione davvero stellari.

LA «RIVINCITA» - Da qui la soddisfazione dell’Air Force che nelle parole dell’annuncio suonava come una rivincita nei confronti del segretario alla Difesa Robert Gates. Infatti Gates ha, di fatto, cancellato il programma iniziale ridimensionandolo a progetto di ricerca. Il piano dell’Airborne Laser Testbed destinato a dimostrare la possibilità di annientare missili a corto raggio con un raggio di grande energia, aveva accumulato anni di ritardo sulla tabella di marcia generando un aumento dei costi di miliardi di dollari. Ancora l’anno scorso Gates aveva mostrato l’intenzione di disporre di una flotta di questi jet, da 10 a 20, ciascuno del costo di 1,5 miliardi di dollari. La revisione dei programmi militari, soprattutto quelli sfuggiti ai budget iniziali, ha invece imposto una direzione diversa. Tuttavia, consapevole che si tratta di un’arma del futuro su cui si può giocare la superiorità, la Casa Bianca l’ha sostenuta per uno sviluppo tecnologico.
Nell’idea originale delle Guerre Stellari di Reagan, assieme agli aerei a laser c’erano satelliti «a particelle neutre» che dovevano annientare le testate atomiche ancora nello spazio prima di scendere nell’atmosfera e dopo averle distinte da quelle false spedite per ingannare. Ma anche questo cannone spaziale è rimasto nei laboratori di Los Alamos, dove lo abbiamo visto alla fine degli anni Ottanta.

L'aereo usato per il test

 

L'immagine del test effettuato il 10 gennaio 2010

Giovanni Caprara

05/01/2010

2010, l'anno della rivoluzione tecnologica

2010, l'anno della rivoluzione tecnologica

 

Google presenta il suo smartphone per sfidare l'iPhone. Apple lancia la lavagna magica. Sono i primi passi di una nuova guerra tra giganti high tech

 

 

E' atteso per oggi, Nexus One, il cellulare di Google anche noto come GPhone. Il primo smartphone firmato dall'azienda di Mountain View dovrebbe infatti essere presentato ufficialmente, anche se già circolano in Rete indiscrezioni, dati e perfino video. . Dovremo attendere il 26 gennaio per la contromossa di Apple: per quel giorno Steve Jobs ha annunciato un grande evento a San Francisco. Le indiscrezioni rivelano che il nuovo oggetto multimediale del desiderio sarà una tavoletta sottile, una sorta di lavagna magica.

28/12/2009

Aspettando iSlate, il tablet Apple

Aspettando iSlate, il tablet Apple

 

Nessuna conferma dall'azienda di Cupertino, ma si intensificano i rumors su media e blog. Si rafforzano le voci sul nuovo prodotto, un tablet pc, il cui annuncio è atteso il 26 gennaio

 

 

Ecco come potrebbe presentarsi il nuovo iSlate secondo diversi blog internazionali

Il 2010 sarà l’anno dei tablet pc, hanno previsto molti analisti. E in prima fila potrebbe esserci la Apple. La ridda di voci su un possibile nuovo prodotto della Mela morsicata è ormai giunta al suo parossismo, e ora anche l’autorevole Independent si aggiunge alla lista di testate che stanno scommettendo sull’esistenza dell’ennesimo gadget firmato Steve Jobs.

IL TABLET - Si tratterebbe (il condizionale è d’obbligo perché, per quanto insistenti, nessuna di queste informazioni è stata ufficialmente confermata dall’azienda di Cupertino) di un pc tablet, grande poco più di un iPhone, con uno schermo al tocco tra i 7 e i 10 pollici. Senza tastiera, ovviamente. Una tavoletta agile e leggera, con la quale gli utenti potranno navigare, scaricare o leggere libri e riviste, guardare video in streaming. Inoltre sarà possibile aggiungervi applicazioni prodotte da terzi, come già avviene con l’iPhone. Nome presunto: iSlate.

LA CACCIA AL TESORO - Anche qui le speculazioni non sono mancate, oltre all’usuale caccia al tesoro che s’instaura ogni qual volta si avvicini un evento della Apple. Utenti, fan e giornali, tra cui il Washington Post , hanno fatto a gara per scovare le tracce (custodite più o meno gelosamente) lasciate dal misterioso gadget. Il blog MacRumours.com, per esempio, ha rivelato che il nome di dominio iSlate.com è stato comprato proprio dalla Apple. Mentre l’azienda ha fatto sapere di aver prenotato per il 26 gennaio il centro per congressi Yerba Buena di San Francisco al fine di annunciare un «prodotto importante». A quel punto la febbre delle scommesse è salita ulteriormente.

AZIONI IN CRESCITA - Del resto la creazione di un’attesa spasmodica nei confronti dei propri prodotti è un’arte ben nota a Steve Jobs e soci. E non è un caso che le azioni dell’azienda californiana si siano impennate. Speculazioni, certo, ma anche la speranza di vedere replicato il successo dell’iPhone. A partire dal lancio dell’iPod nel 2001, la Apple non ha infatti sbagliato un colpo. La qual cosa ha generato forti aspettative. Se anche questa volta la Mela morsicata riuscirà a soddisfarle, si capirà a fine gennaio.

Carola Frediani

22/12/2009

«Le webcam dell'Hp sono razziste»

«Le webcam dell'Hp sono razziste»

 

Il caso - il video su youtube e le spiegazioni dell'azienda. Il software che permette di seguire i movimenti degli utenti non riconosce le persone di colore

 

 

 

MILANO - Non importa se sei bianco o nero, ma per le webcam installate nei nuovi computer HP il colore della pelle sembra invece essere tutto. In un video, che in queste ore sta scalando le classifiche del web, si accusa l'azienda produttrice di Pc più grande al mondo di vendere computer "razzisti". «Stiamo lavorando al problema», ha spiegato la società californiana.

TECNOLOGIA - Il software usato sui nuovissimi Pc prodotti da Hp consente il riconoscimento facciale e permette alla webcam di seguire automaticamente l'utente quando si muove da una parte o dall'altra e di zoomare avanti e indietro durante una sessione video in chat. Ed è proprio qui che starebbe la clamorosa gaffe: il sistema, chiamato "face tracking", sembra incapace di riconoscere le persone con la pelle nera. La prova dell'apparente malfunzionamento arriva nel breve filmato pubblicato recentemente su YouTube: Desi, un afroamericano, testa la nuova tecnologia con Wanda, una collega di lavoro bianca. La webcam sembra riconoscere quest'ultima con facilità. Non così per Desi: la webcam non si muove di un millimetro. «Penso che la mia pelle scura interferisca con l'abilità del computer di seguirmi», dice Desi nella clip.

ERRORE - Dopo il tam tam su blog, forum e portali tecnologici, Hewlett-Packard ha riconosciuto l'errore con un post pubblicato sul blog ufficiale della società. Tony Welch, uno dei responsabili della divisione Pc a Palo Alto, ha spiegato che la compagnia sta esaminando il problema molto seriamente: «La tecnologia che usiamo è sviluppata su algoritmi standard che misurano la differenza nell'intensità di contrasto fra gli occhi e la guancia superiore e il naso», ha spiegato Welch. Probabilmente, spiega Hp, è un problema di «insufficienza d'illuminazione» e «difficoltà nel catturare i contrasti». Tuttavia, come notano giustamente alcuni utenti, entrambi i visi nella clip erano chiaramente visibili e ambedue perfettamente illuminati. «I computer Hewlett Packard sono razzisti«, spiega Desi senza mezzi termini, aggiungendo però scherzosamente: «La cosa peggiore è che ne ho comprato uno per Natale».

MICROSOFT SBIANCATO - Meno di quattro mesi fa anche il gigante Microsoft fu protagonista di una gaffe simile: il colosso informatico di Redmond si dovette affrettare a chiedere scusa per aver fatto qualche ritocco, correggendo al computer il colore della pelle di uno dei protagonisti nella sua versione polacca di una pubblicità. Il testimonial nero, presente sulla versione americana, era diventato bianco latte in quella polacca. Peccato che in quell'occasione il responsabile dell'operazione si fosse dimenticato di ritoccare anche le mani.

Elmar Burchia

09/12/2009

Arrivano le prime dita bioniche

Arrivano le prime dita bioniche

 

Impiantate con successo a una donna spagnola. Che ora può di nuovo afferrare gli oggetti e sfogliare le pagine

 

Maria Antonia Iglesias è un ex-pianista spagnola a cui nel 2003, in seguito ad una grave infezione, erano state amputate tutte le dita della mano destra e rimossa completamente la mano sinistra. La signora aveva dovuto non solo rinunciare alla sua passione per il pianoforte, ma anche alla possibilità di compiere i più banali gesti quotidiani, come afferrare un bicchiere o sfogliare le pagine di un libro.

DITA ARTIFICIALI – Di recente, però, la signora Iglesias ha ricominciato a leggere i giornali e a svolgere gli altri gesti che prima le erano proibiti. È infatti una delle prime pazienti ad utilizzare ProDigits, le dita artificiali realizzate dalla società inglese Touch Bionics. La protesi si presenta come un guanto personalizzato che può essere indossato su qualsiasi mano: all'interno sono installati sensori mioelettrici che percepiscono la tensione generata dai muscoli del braccio e la trasformano in movimento.

BENEFICI – La signora Iglesias ha ora ripreso anche ad esercitarsi con il pianoforte. «Sono davvero contenta di aver aderito a questo progetto, per me si tratta di un sogno che si realizza», ha dichiarato al Times. La protesi permette infatti di raccogliere oggetti di piccole dimensioni, come pure di afferrare una penna e scrivere con precisione.

COSTI - A seconda della tipologia scelta, il guanto bionico può costare tra i 38mila e i 50mila euro. Per ora si tratta di una tecnologia proprietaria, ma la compagnia inglese intende proporla anche ai servizi sanitari pubblici. Si calcola infatti che solo in Europa ci sono 52 mila persone che hanno subito un'amputazione parziale o totale delle dita. E la cifra sale a 1,2 milioni di individui nel mondo.

PROSTETICA - Si allarga così il fronte delle applicazioni prostetiche hi-tech che permettono ai diversamente abili di tornare a compiere normali gesti. Touch Bionics ha già realizzato una mano bionica che sembra funzionare a tutti gli effetti. Resta però il problema dei costi, non proprio alla portata di chiunque soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. È per questo che all'Università di Stanford stanno lavorando ad una gamba artificiale che costa solo 20 dollari. Potrebbe permettere a migliaia di vittime di guerra di poter tornare a camminare.

Nicola Bruno

27/11/2009

Torna a vedere grazie all'occhio bionico

Torna a vedere grazie all'occhio bionico

 

A Peter Lane, cieco da quasi 30 anni, è stato impiantato uno speciale ricevitore nella retina, ora riesce a distinguere i contorni delle porte e del mobilio e a Leggere brevi parole


Peter Lane
Peter Lane

Il cinquantunenne inglese Peter Lane, cieco da quando era poco più che ventenne, è entusiasta dei risultati finora raggiunti dopo l'intervento chirurgico al quale si è sottoposto. L'uomo, non vedente a causa di una malattia genetica degenerativa, ora riesce a distinguere i contorni delle porte e del mobilio e a leggere brevi parole grazie a una telecamera montata su un paio di occhiali che registra per lui tutto ciò che è davanti ai suoi occhi.

IL PERCORSO DELLE IMMAGINI - La videocamera cattura le immagini e le invia a un processore video che il signor Lane porta alla cintura. A sua volta, il processore converte le immagini in segnali elettronici che manda a un trasmettitore anch'esso posto sugli occhiali. Da qui parte un segnale wireless che raggiunge un ricevitore impiantato nella retina, il quale attraverso degli elettrodi stimola il nervo ottico e consente al cervello di ricevere le immagini.

UNO STUDIO MONDIALE - Peter Lane è soltanto una delle 32 persone che, in tutto il mondo, si sono prestate alla scienza per sperimentare questa tecnologia, volta soprattutto alla cura della retinite pigmentosa, malattia genetica che causa gravi danni alla retina e porta, progressivamente, alla cecità. Al Manchester Royal Eye Hospital Lane e altri due volontari sono stati sottoposti a un intervento chirurgico durato quattro ore, durante le quali è stato impiantato il ricevitore elettronico nella retina. Dopo due mesi di attesa, per dare all'occhio il tempo di guarire, è finalmente giunto il momento di valutare i risultati.

I RISULTATI - I medici, e con loro i pazienti, si dichiarano molto soddisfatti. Tutti e tre gli uomini hanno avuto reazioni positive; uno di loro il 5 novembre scorso è riuscito, dopo quaranta anni di buio, a rivedere dei fuochi d'artificio. Un altro, come Peter Lane, è in grado di leggere brevi parole. Secondo l’oftalmologo Paulo Stanga, coinvolto nella ricerca, i risultati sono persino migliori di quelli che si attendevano. L'ospedale inglese sta mettendo a punto un proiettore e uno schermo speciali da installare nelle case degli «impiantati», per consentire loro di sbrigare personalmente la propria corrispondenza, per la prima volta dopo tanti anni. Nonostante lo scenario, un po' alla Blade Runner, bisogna provare a immaginare che cosa possa significare tornare a vedere, anche se si tratta «solo» di brevi parole o di ombre sfuocate. In questo senso va interpretato l'entusiasmo di chi ha partecipato allo studio: un primo piccolo passo verso un grande ambizioso cammino.

Emanuela Di Pasqua

15/11/2009

La corsa della tv. Con gli occhiali

La corsa della tv. Con gli occhiali

 

Il futuro in casa. Cambiamenti a catena per gli apparecchi televisivi: nel 2010 arriva il 3D All’inizio serviranno lenti polarizzate per guardare gli schermi da 50 pollici

Il televisore a tubo cato­dico è defunto da tem­po. Basta una passeg­giata in un centro com­merciale per accertarne la sparizione. Ma se pensate di essere a posto solo perché avete comprato l’ultima tv su­perpiatta Full Hd, allora vi sbagliate di grosso. Perché il 2010 sarà l’anno dei televisori 3D: una tecnologia che dal ci­nema si prepara a invadere il mondo dei salotti hi-tech. Dopo decenni sonnacchio­si dal punto di visto tecnologi­co, da qualche anno siamo nell’era delle tv mutanti: pla­sma, Lcd, Hd Ready o Full Hd e il passaggio dalle trasmissio­ni dall’analogico al digitale. E fra pochissimo arriva il 3D. Il risultato è un bel mal di testa per chi deve acquistare. Pochi anni fa infatti basta­va scegliere le dimensioni del­lo schermo. Ora occorre barca­menarsi tra nomi, sigle e fun­zioni. Le tv navigano su Inter­net, si collegano senza fili a un computer, riproducono vi­deo e immagini salvati su una «chiavetta» Usb, hanno siste­mi integrati per il digitale e per il risparmio energetico. Il 3D rappresenta un passo ulteriore. Non solo televisori più belli e tuttofare, ma una vera scheggia di fantascienza che diventa presente. Non sa­rà il «Ponte ologrammi» caro agli appassionati di «Star Trek», ma lo stupore (abbina­to in qualche caso a un po’ di nausea) che si può sperimen­tare testando uno di questi schermi è innegabile. I model­li mostrati nelle fiere di setto­re hanno ancora bisogno de­gli immancabili occhialini. Che non sono più quelli verdi e rossi di una volta, ma hanno lenti polarizzate. Analoghi a quelli che molti hanno già provato al cinema per i recen­ti successi digitali come «L’Era glaciale 3» o «Up!». Gli schermi domestici avranno dimensioni intorno ai 50 pollici e prezzi da fascia alta del mercato, sopra i 2.000 euro. Per sfruttarli sarà quin­di indispensabile un lettore Blu-Ray. La Blu-Ray Disc As­sociation accoglierà la stereo­scopia nel proprio formato, con lettori nuovi, ancora non in commercio, pronti per le decine di titoli su cui Hollywo­od è al lavoro. A partire dall’at­teso «Avatar», il film del papà di «Titanic» James Cameron, che debutterà il 18 dicembre negli Stati Uniti (e il 15 genna­io in Italia). «Sarà una rivolu­zione — spiega Stephen Foul­ser, vicepresidente della Walt Disney Studios Home Enter­tainment —. Una rivoluzione che espanderà le possibilità dello spettatore. Il cinema aiu­terà a familiarizzare con il 3D, sempre più gente lo sperimen­terà e ne verrà conquistata. Ma in ambito domestico l’ado­zione delle tecnologie è lenta. Bisogna prima allargare la pla­tea del Blu-Ray». E poi le nuove tv saranno indispensabili per giocare an­che con i futuri videogiochi. Con il 3D sarà possibile infatti avanzare tra proiettili che ci sfiorano la testa e raggi laser che sembrano arrostire il diva­no. «In questo ambito il 3D proseguirà il discorso fatto in questi anni con controller che rilevano il movimento o lo sguardo degli occhi» dice Gae­tano Ruvolo, general mana­ger di Sony Computer Enter­tainment Italia , la cui Playsta­tion3 è l’unica console di gio­co già dotata di lettore Blu-Ray. «L’esperienza diven­ta sempre meno 'tastiera' e sempre più fatta di sensazioni ed emozioni». Resta il discorso delle emit­tenti televisive. Il 3D ci darà l’illusione di avere in salotto i «pacchi» della Rai o Maria De Filippi? Per diversi anni pro­babilmente no, almeno in Ita­lia: a livello di annunci ufficia­li tutto tace. Ma in Gran Breta­gna BskyB avrà un canale sa­tellitare 3D entro il 2010: film ma anche concerti, spettacoli e perfino sport. E allora l’emicrania da con­sumatore fa di nuovo capoli­no: cambiare la tv o aspetta­re? Il mondo dei televisori as­somiglia sempre più a quello di computer e cellulari: fra 6 mesi uscirà sempre un nuovo modello con più funzioni, im­magini e suono migliori, desi­gn più raffinato. «Le novità si sono fatte incalzanti ed è diffi­cile comunicarle al pubblico» ci spiega Enrico Ligabue di Lg Electronics, uno dei colossi che insieme a Sony, Panaso­nic, Jvc e altri si prepara al de­butto del 3D. «La responsabili­tà della confusione è da divi­dere tra l’industria, che propo­ne novità continue, e i riven­ditori spesso non in grado di aiutare l’acquirente. Che così si ritrova da solo, senza le in­formazioni necessarie». Bisogna dunque dire che probabilmente il 3D resterà al­l’inizio confinato a una nic­chia di superappassionati. Ma nel 2011 potrebbe già essere l’ora di buttare i fastidiosi oc­chialini: basterà un software a gestire il passaggio tra i nor­mali programmi televisivi 2D e il flusso tridimensionale. E allora forse sarà anche arriva­to il momento di portare la vecchia tv, cioè quella che adesso ci sembra nuova, al­l’ecocentro.

23/10/2009

Nokia porta Apple in tribunale

Nokia porta Apple in tribunale

 

Nokia fa causa a Apple per violazione di brevetti sull'iPhone


Nokia ha intentato una causa contro Apple presso la corte federale del Delaware, negli Stati Uniti, per violazione di brevetti. Apple avrebbe utilizzato senza permesso ben dieci brevetti di Nokia per sviluppare la tecnologia con cui produrre l'iPhone, inclusi quelli relativi agli standard GSM, UMTS, e wireless LAN, oltre a quelli che coprono l'utilizzo di tecnolologie per la protezione dei dati, la codifica del linguaggio e i dati wireless. In un comunicato stampa dell'azienda finlandese si legge: "Durante gli ultimi due decenni, Nokia ha investito approssimativamente 60 miliardi di dollari in ricerca e svliluppo e costruito uno dei più consistenti portfolio di patenti e brevetti nell'industria wireless, con oltre 10.000 gruppi di brevetti".
Ilkka Rahnasto, vice presidente di Nokia per gli affari legali e le proprietà intellettuali, ha accusato Apple di sfruttamento indebito delle innovazioni di Nokia per non avere rispettato in termini appropriati la proprietà intellettuale di Nokia.

www.rockol.com

21/10/2009

Italia fanalino di coda in Europa per investimenti nell'Information Technlogy

Italia fanalino di coda in Europa per investimenti nell'Information Technlogy

 

Indagine condotta su circa 1.200 Pmi italiane dall’Osservatorio Ict Pmi School of Management del Politecnico di Milano. Ma le cose migliorano grazie a un numero crescente di imprese che utilizza in modo "evoluto" sia l’infrastruttura Ict, sia il parco applicativo

 

MILANO - L’Italia è fanalino di coda in Europa per investimenti nell’Information Communication Technology (Ict), ma le cose stanno migliorando grazie a un numero crescente di imprese che utilizza in modo "evoluto" sia l’infrastruttura Ict, sia il parco applicativo. E’ quanto emerso dall’indagine condotta su circa 1.200 Pmi italiane dall’Osservatorio Ict Pmi School of Management del Politecnico di Milano, illustrata in occasione della presentazione della 46esima edizione di Smau in programma a Fieramilano dal 21 al 23 ottobre.

«Da un lato abbiamo i numeri, che ci dicono che l’Italia è fanalino di coda per investimenti ICT in Europa, dall’altro però abbiamo un mercato Italia che sia per la composizione frammentata che lo contraddistingue, sia per la propensione dell’imprenditore italiano in contesti di crisi a razionalizzare gli investimenti e fare sistema per mettere a fattore comune le esperienze, fanno sì che le imprese italiane possano vedere nella crisi un’opportunità per riemergere con successo e non un contesto in cui paralizzarsi», ha dichiarato Pierantonio Macola, ad di Smau.

Il responsabile della ricerca su Ict e Pmi del Politecnico di Milano, Raffaele Balocco ha invece sottolineato che «negli ultimi due anni abbiamo assistito ad un aumento del livello di maturità Ict delle Pmi italiane». In particolare «le imprese "lungimiranti" che stanno utilizzando in modo "evoluto", sia l’infrastruttura Ict che il parco applicativo sono passate dal 12% al 17%, mentre si è ridotta dal 42% al 34% la percentuale di imprese "immature"». Segnale che «in media, la sensibilità delle Pmi italiane rispetto all’utilizzo delle Ict è cresciuto negli ultimi anni», ha dichiarato Balocco. Ma nel 2009 la crisi ha fatto sentire i suoi effetti con «solo il 38% delle Pmi analizzate che ha dichiarato l’intenzione di sviluppare progetti Ict nel 2010 rispetto a una percentuale che due anni fa superava il 50%» ha aggiunto Balocco. Quanto alla "maturità" Ict delle piccole medie imprese, l’indicatore in una scala da 0 a 100 misurava 40 nel 2007 è salito a 49 nel 2009. A livello geografico, la Lombardia con un valore di 63 è la regione fra quelle analizzate con il più alto livello di maturità Itc, seguita da Veneto (62) e Emilia Romagna (59), più arretrata la Puglia (37).

Durante la presentazione di Smau 2009 si è svolta anche la premiazione dei 13 progetti vincitori della prima edizione nazionale del "Premio Innovazione Ict", un riconoscimento per imprese e pubbliche amministrazioni che hanno investito nel settore per potenziare il business e ridurre i costi.

Convegni, grandi aziende e 50 mila professionisti: si è aperto Smau 2009

Convegni, grandi aziende e 50 mila professionisti: si è aperto Smau 2009

 

Partita la kermesse della tecnologia nei padiglioni di FieraMilanoCity, oltre 500 aziende partecipanti, 40 mila quadri di esposizione

 

MILANO - Si è aperta la 46esima edizione di Smau: due padiglioni Fieramilanocity per una manifestazione che, dimenticate le invasioni di zainetti e ragazzini degli anni Novanta, dal 2005 si è concentrata sul mercato dei manager e dei professionisti. Non mancano i grandi nomi del settore: da Microsoft (che qui lancerà il suo nuovo Windows 7) a Ibm, da Google a Dell, da Oracle a Philips, da Epson a Canon e molte altre. «Il Salone accoglierà 50 mila visitatori professionali, tra decisori aziendali e professionisti ICT - ha detto nel convegno inaugurale Pierantonio Macola, amministratore delegato Smau - su una superficie di 40.000 metri quadri con oltre 500 aziende partecipanti, 200 workshop e convegni, 7 ricerche esclusive, 600 relatori indipendenti ed i casi di successo di imprese italiane».

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - Tra gli interventi del convegno anche quello del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che ha ricordato come «Internet e i sistemi di connessione, lavoro e interoperabilità in rete sono divenuti un modello che può costituire una strada per approfondire la partecipazione e la cittadinanza, per aumentare la competitività delle imprese su scala globale, per accompagnare la trasformazione della Pubblica Amministrazione. Una Pubblica Amministrazione capace di innovarsi e trasformarsi in funzione di un maggiore protagonismo di cittadini e imprese sarà uno dei più forti motori di innovazione per tutto il sistema economico e sociale».

CHE COSA C'È - Tra i temi che verranno trattati in questi 3 giorni (Smau chiude venerdì), ci saranno quelli legati alle applicazioni mobili e al wireless, alla sicurezza informatica, alle telecomunicazioni per l'impresa, all'e-commerce e al marketing web, ma si parlerà anche di hi-tech applicato all'ecosostenibilità, di software gestionali, di sistemi di pagamento elettronico e di videosorveglianza. Venerdì 23, è invece previsto l'Innovation Day, che coinvolge gli assessori all'Innovazione e ricerca di Lombardia, Piemonte, Lazio, delle Province di Bolzano, Milano, e del Comune di Milano, dove verranno premiate le più innovative start up italiane.

Paolo Ottolina


13/10/2009

Ecco il ventilatore senza ventole

Ecco il ventilatore senza ventole

 

INVENZIONI. È un grosso anello di plastica su un piedistallo che produce una corrente d'aria fresca nell'ambiente

 

MILANO - Il ventilatore del futuro sarà senza ventole. Quello che sembra un paradosso è invece l'ultimo prodotto sviluppato dal noto inventore sir James Dyson. Dopo aver progettato e commercializzato con un discreto successo la «scopa elettrica - senza sacchetto», il 62enne britannico ha presentato ora il «Dyson Air Multiplier»: un ventitalore senza ventole, 15 volte più efficiente di quelli tradizionali, sicuro e «semplicissimo da pulire». Gli ingegneri di Dyson hanno impiegato quattro anni di studi per sviluppare e applicare una tecnologia completamente nuova.

QUANTO COSTA - Il gadget - un grosso anello di plastica su un piedistallo - produce una corrente d'aria continua e garantisce così una piacevole e costante frescura nell'ambiente in cui viene posto, dice sir James Dyson. Il ventilatore è stato modificato radicalmente nel suo design originale, design che risale al 1886 da un'idea dell'ingegnere americano Schuyler Wheeler. Il prodotto costa l'equivalente di 212 euro, quasi dieci volte più di un comune ventilatore. Ciononostante, «grazie a queste particolari caratteristiche» sir Dyson è sicuro di «poter convincere la gente a spendere un extra in più per l'apparecchio».

Il meccanismo del «Dyson Air Multiplier» (dal web)
Il meccanismo del «Dyson Air Multiplier» (dal web)

COME FUNZIONA - L' «Air Multiplier», in sostanza, aspira aria grazie ad un motorino posto alla base del dispositivo e la spinge fuori quindici volte più velocemente dei ventilatori tradizionali. Nel cerchio vuoto si forma una sorta di mini tornado, spiega l'inventore. Ogni secondo vengono espulsi 405 litri d'aria fredda. Inoltre, non traballa. Sir James, fondatore e presidente della omonima società - nel frattempo diventato milionario - ha realizzato in passato il primo aspirapolvere che non perde aspirazione. Oggi, gli aspirapolvere Dyson sono venduti in 50 paesi, compresi Regno Unito, Stati Uniti e Canada dove sono leader di mercato. Presso il centro di ricerca, progettazione e sviluppo Dyson, nel Regno Unito, James Dyson collabora con 550 ingegneri e scienziati. Il suo «Dyson Air Multiplier» si rifà in parte ad un altro suo prodotto di successo: l'asciugamani ad aria Dyson, progettato tre anni fa, che ha la caratteristica di asciugare le mani in soli 10 secondi, rimuovendo l’acqua dalle mani come un tergicristallo: purifica l’aria prima di soffiarla sulle mani e utilizza fino all’80% in meno di energia rispetto agli asciugamani ad aria calda. Il prodotto è presente oggi nei bagni pubblici, nelle scuole e i molti uffici della Gran Bretagna.

Elmar Burchia

Fonte:Corriere.it

12/10/2009

L’e-reader a pannelli solari

L’e-reader a pannelli solari

 

TECNOLOGIA. Lg ha presentato un lettore di ebook dotato di pannello solare. Bastano 4 o 5 ore a caricarlo per un giorno

 

L'e-reader a carica solare
L'e-reader a carica solare

MILANO - Gli avidi lettori sanno che non esiste interruzione più sgradita al mondo di quella che avviene sul filo di lana delle pagine finali di un libro, quando s’intravede il traguardo dell’ultimo capoverso, la frase, il concetto, l’indizio risolutorio. Seduti su un treno, o sdraiati su una spiaggia, immersi nel piacere degli ultimi paragrafi, delle «sudate carte» che stanno per giungere alla parola fine, non c’è niente di peggio di qualcuno o qualcosa che venga a distrarre. O meglio, qualcosa di peggio esiste: l’e-reader che si sta usando potrebbe spegnersi improvvisamente per aver esaurito la batteria.

L’E-READER SOLARE - Perché se è vero che, grazie al recente lancio di Kindle – il lettore di ebook firmato Amazon – in oltre 100 Paesi, il mercato degli e-reader si è rivitalizzato, rimane il problema dell’approvvigionamento energetico. Che fare se non si ha una presa di corrente a disposizione e la batteria sta per esaurirsi? Un dilemma che si sono posti gli ingegneri di Lg, che - come segnalato da TechDigest - hanno appena presentato un e-reader con pannello solare incorporato. L’apparecchio è un normale lettore di ebook, dotato però di un sottile film fotovoltaico, largo 10 centimetri, spesso appena 0,7 millimetri e pesante 20 grammi. Bastano 4 o 5 ore di esposizione al sole per alimentarlo un’intera giornata. Si tratta ancora di un prototipo, e per la verità sembra soprattutto uno sfoggio muscolare in termini di innovazione nel settore fotovoltaico (su cui Lg ultimamente sta puntando molto).

IDEALE IN VACANZA - Tuttavia l’idea è indubbiamente interessante anche dal punto di vista dell’utente di e-reader. Il quale, insieme al lettore di ebook solare, non dovrà più portarsi dietro l’ennesimo caricatore (con gli ennesimi adattatori), né cercare disperatamente una presa di corrente. Soprattutto potrà stare al mare o in montagna senza preoccuparsi di come caricare il proprio apparecchio: basterà lasciarlo crogiolare al sole sulla sdraio a fianco. C’è da scommettere che conquisterà il primo posto nella lista degli strumenti indispensabili in caso di naufragio su un’isola deserta. Chissà, lo avessero avuto fra le mani i personaggi di Lost, forse anche la nota serie americana sarebbe stata molto più noiosa.

Carola Frediani

10/10/2009

L’elettronica pieghevole

L’elettronica pieghevole

 

Ceatec 2009. Da Sony prototipi di notebook e di lettori audio ed e-book flessibili, basati sulla tecnologia Oled

 

Il prototipo di un notebook flessibile

Notebook sottilissimi, leggeri, pieghevoli. C’è anche questo nel futuro. Al Ceatec, la fiera dell’elettronica di consumo che si sta svolgendo in questi giorni in Giappone, Sony ha fatto vedere una serie di nuovi display flessibili. Il gruppo nipponico non è nuovo a presentazioni del genere: già oltre due anni fa aveva mostrato prototipi di monitor che si piegano. Le novità di quest’anno interessano, nello specifico, tre prodotti di casa Sony: il notebook Vaio, il lettore Walkman e l’e-book Reader. Tutti con un display Oled dello spessore di 0,2 millimetri.

TECNOLOGIA OLED - Oled sta per Organic Light Emitting Diode ovvero «diodo organico ad emissione di luce» È una tecnologia che consente di realizzare monitor a colori che emettono luce propria. I prodotti così caratterizzati sono dunque estremamente sottili, tanto da poter essere arrotolati. Nel caso del Vaio mostrato al Ceatec, il display flessibile copre tutta l’area del notebook - come lo conosciamo ora - ovvero non solo la zona usualmente occupata dallo schermo Lcd, ma anche quella della tastiera. Niente tasti da pigiare, insomma, ma un «foglio» da sfiorare coi polpastrelli.

PROTOTIPI - Si tratta ancora di prototipi non funzionanti, qualcosa di decisamente ben distante da un prodotto commerciabile, quale è, invece, il televisore Sony XEL-1, che già esiste da un paio d’anni. Ma nessuna tv Oled è stata presentata quest’anno alla fiera giapponese, forse perché i costi di questi apparecchi sono ancora notevoli per arrivare al mercato di massa. Su questo fronte, tuttavia, si è scatenata la concorrenza di Lg e Samsung. E gli scenari - prodotti e prezzi - potrebbero cambiare.

Simona Campanella

Fonte:Corriere.it

20/08/2009

Punture addio, arriva il cerotto con i microaghi

Punture addio, arriva il cerotto con i microaghi

 

È indolore e può essere usato per somministrare vaccini e farmaci, senza l’aiuto del medico

 


Londra - Sono lo spauracchio di tutti i bambini (e non solo), ma hanno i mesi contati. Le punture tradizionali con siringa saranno soppiantate da un nuovo, rivoluzionario cerotto con microaghi, da applicare sulla pelle con dolore praticamente nullo. L'invenzione e' stata messa a punto da un team di ricercatori americani del Georgia Institute of Tecnhnology, ed e' stata presentata oggi al meeting annuale dell'American Chemical Society a Washington. Il cerotto con microaghi potrebbe in futuro alleviare molto le terapie contro il diabete, rendendole piu' efficaci e meno dolorose, ma anche i trattamenti per i disturbi degli occhi, che attualmente richiedono iniezioni molto dolorose. Il cerotto e' progettato per fornire farmaci attraverso la pelle, con un minimo di disagio, attraverso una serie di minuscoli aghi di poche centinaia di micron di lunghezza, pari alla larghezza di pochi capelli messi insieme. Caricati con farmaci o vaccini, i nuovi cerotti possono somministrare lentamente e in modo indolore le sostanze all'organismo. Gli scienziati confidano di iniziare il prossimo anno la sperimentazione sugli umani, dopo i test (piu' che positivi) sui topi. Il cerotto con microaghi, sperano i ricercatori, potrebbe anche portare al primo vaccino antinfluenzale auto-somministrato. "Il nostro obiettivo - sintetizza senza mezzi termini il capo dei ricercatori, Mark Prausnitz - e' di eliminare la necessita' di aghi ipodermici in molti casi, sostituendoli con un'applicazione indolore e utilizzabile facilmente dal paziente. Anche se probabilmente all'inizio il cerotto dovra' essere utilizzato solo in strutture sanitarie, il nostro sogno e' di fornire cerotti per vaccini auto-somministrati, che tra l'altro aumenterebbero di molto la copertura vaccinale, rendendo l'operazione molto piu' semplice, indolore e economica". Non solo: il vaccino tramite cerotto, almeno stando alle prime risposte sui topi, garantirebbe una migliore reazione del sistema immunitario rispetto alla normale somministrazione per iniezione.

09/07/2009

Tecnologia contro povertà: i giovani sfidano sottosviluppo, fame e malattie

Tecnologia contro povertà: i giovani sfidano sottosviluppo, fame e malattie

 

Imagine Cup: Software e applicazioni embedded per aiutare i Paesi delle aree depresse. Serre computerizzate, vaccinazioni e esami cardiaci via sms, giochi per insegnare a rispettare l'ambiente

 

Elisa Buttussi, del team italiano, presenta il software PaTaTrack, un serious game per insegnare ai ragazzi, tramite una caccia al tesoro nei parchi attraverso telefoni palmari dotati di Gps, l'importanza della tutela dell'ambiente (foto A. Sala)

Elisa Buttussi, del team italiano, presenta il software PaTaTrack, un serious game per insegnare ai ragazzi, tramite una caccia al tesoro nei parchi attraverso telefoni palmari dotati di Gps, l'importanza della tutela dell'ambiente (foto A. Sala)



IL CAIRO (Egitto) - Da una parte c’è la gara vera e propria, dove non conta solo l’idea e una grande importanza la assume l'aspetto tecnico del progetto, la possibilità di implementarlo e di tradurlo in un‘applicazione funzionale anche nella vita reale. Dall’altra, l’impegno ad affrontare le sfide più importanti a cui il mondo si trova oggi di fronte, ovvero gli otto «obiettivi del millennio» che le Nazioni Unite si sono date come traguardo da raggiungere entro il 2015 per migliorare la speranza di vita di milioni di persone che vivono nelle aree più depresse del pianeta.

ALL'OMBRA DELLE PIRAMIDI - L’edizione 2009 dell’Imagine Cup, -la principale competizione internazionale di informatica, innovazione tecnologica e creatività che vede impegnati studenti unversitari dei cinque continenti - ha avuto come da copione i suoi trionfatori, premiati nella suggestiva cornice di un palco e di un'arena montati nel deserto, con le piramidi di Giza e i poliziotti a dorso di cammello a fare da coreografia sullo sfondo. Ma come ha sottolineato Joe Wilson, responsabile Microsoft per il comparto Education, nel corso del «World Festival», la cerimonia finale di consegna degli awards, «tutti quelli che sono arrivati fino qui sono da considerare vincitori». Perché sono stati ben 300 mila gli studenti di oltre un centinaio di nazioni che si sono cimentati in una delle tante categorie in cui è ripartita la kermesse e avere raggiunto la finalissima del Cairo è già un ottimo risultato. Ma, anche e soprattutto, perché quello che davvero resterà al di là di coppe, trofei, assegni e bandiere nazionali sventolate con orgoglio come nemmeno alle Olimpiadi, è l’idea di fondo: fare qualcosa per cercare di cambiare il mondo. O, quanto meno, per provarci.

Il team italiano (foto A. Sala)

Il team italiano

TECNOLOGIA AL POTERE - E' questo il messaggio lanciato proprio a poche ore dall'avvio del G8 dell'Aquila chiamato ad affrontare in parte anche questi temi. Eccoli lì, uno diverso dall’altro per colore, formazione culturale, religione, ma comunque uno a fianco dell’altro, in un tripudio di luci, vessilli nazionali sventolanti e musica techno e chillout sparata a tutto volume, i «ragazzini che salveranno il mondo». Hanno tra i 20 e i 28 anni e un’idea già chiara nella testa: non esistono problemi che sono solo «degli altri», non esiste un terzo mondo diverso da un secondo o da un primo; l'umanità deve progredire insieme e questa battaglia saranno loro a combatterla. Usando la più potente delle armi che l’uomo abbia a disposizione: la tecnologia.

I PROGETTI IN GARA - «Creare software cambia il mondo» è uno degli slogan della manifestazione, riprodotto in tante lingue sulle t-shirt che molti dei «competitors» hanno indossato in questi cinque giorni di sfida e di amicizia. Codici binari contro malattie e denutrizione, programmi che combinano informatica e telefonia per abbattere le barriere naturali che tendono ad isolare le popolazioni e a lasciarle in condizioni di povertà, analfabetismo, sottosviluppo, condizionamento economico dai Paesi ricchi. Ma anche piani di vaccinazione di massa gestiti via sms, rilevazioni cardiologiche a distanza mediante stetoscopi collegati a computer e palmari che utilizzati dalle ong nel cuore di una foresta possono trasmettere i dati a medici specialisti in qualunque città del mondo; applicazioni in grado di gestire alla perfezione i tempi di semina, fertilizzazione e raccolta; database che permettono anche ai contadini di aree sperdute di conoscere le previsioni del tempo e i prezzi di mercato dei prodotti agricoli, per evitare di essere vittime. E ancora, rilevatori gps abbinati a sedie a rotelle motorizzate per consentire ai portatori di handicap di chiedere aiuto ed essere rintracciati immediatamente in caso di bisogno. E videogiochi intelligenti per educare ed insegnare al rispetto e alla salvaguardia dell‘ambiente.

SOLUZIONI VINCENTI - Ed è proprio in questo ambito che si è cimentata anche la squadra che ha rappresentato l’Italia, il team dell’Università di Udine che dopo avere vinto le selezioni nazionali lo scorso maggio a Padova ha portato il suo «PaTa-Track» - una sorta di caccia al tesoro virtuale giocata mediante smartphone con rilevatori gps e mappe caricate in tempo reale da Windows Virtual Earth dove le prove consistono nel riconoscere ambienti e caratteristiche naturali o nel saper come gestire un problema ecologico come la raccolta dei rifiuti - anche all’attenzione della giuria internazionale del Cairo nella più importante delle categorie, quella del software design. Ma l’Imagine Cup è anche una gara e come tale ha i suoi vincitori. Quest’anno il premio principale è andato alla Romania, che ha presentato «UpCity», una piattaforma collaborativa per la risoluzione di problemi che affliggono una comunità in un’ottica di partecipazione collettiva, un po’ sul modello dei social network.

INSETTI AL POSTO DEL PANE - Le altre due categorie di primo piano, quella dell’embedded design (ovvero delle applicazioni abbinate a strumentazioni e apparecchiature in uso nella vita di tutti i giorni) e quella della creazione di videogames hanno invece visto trionfare rispettivamente la Corea del Sud e il Brasile. In particolare, il coreano «Wafree» ha raccolto grandi entusiasmi tra gli altri concorrenti e tra il pubblico che ha visitato lo «showcase» dove tutti i progetti finalisti sono stati esposti: una serra-terrario interamente computerizzata per l'allevamento di insetti che in alcune zone dell’Sud Est asiatico possono costituire un'alternativa alimentare alla denutrizione, soprattutto in aree dai terreni non fertili dove sarebbe difficile avviare coltivazioni di cereali.

OBIETTIVO SVILUPPO - Due infine i progetti premiati per la categoria che, al di là dell’aspetto tecnico, è forse quella socialmente più rilevante: il design for development, ovvero la creazione di soluzioni che siano accessibili anche agli utenti di zone sottosviluppate, senza infrastrutture e con livelli elevati di analfabetismo. In questi casi il software è il ponte tra le società avanzate e quelle rurali e lo strumento di contatto è il telefono cellulare o satellitare. E non è forse un caso che in questa categoria abbiano prevalso un team africano e uno asiatico, più sensibili al tema: gli ugandesi dell’equipe «Development++» hanno studiato un sistema per aiutare i contadini a ricevere via sms informazioni su condizioni meteo, tempi di semina, indicazioni sui raccolti, prezzi di mercato dei prodotti agricoli, per aiutarli a far rendere di più i propri terreni e per non farsi imbrogliare sui prezzi da intermediari e aziende all’ingrosso; gli indiani del team «Trailblazers» hanno invece studiato un software a tecnologia multipoint (diversi mouse collegati allo stesso pc capaci di interagire contemporaneamente, come nei videogame a più giocatori: un accorgimento indispensabile in Paesi poveri dove difficilmente vale il rapporto un pc per ogni utente) per insegnare ai bambini delle scuole come riconoscere la malaria e quali precauzioni adottare per prevenirla o per contenerla.

NEL NOME DI COPERNICO - «Tecnologia e creatività insieme sono insomma in grado di fare la differenza - commenta Amit Mital, vicepresidente dell’Unlimited Potential Group di Microsoft, il dipartimento della compagnia di Redmond deputato a fornire assistenza ai Paesi arretrati o in via di sviluppo -. Entro il 2015 vorremmo che almeno un miliardo di persone possa avere accesso a condizioni di vita, lavoro e salute che per le condizioni ambientali, economiche e sociali dei territori in cui vivono fino ad oggi non erano possibili». Il tema della gara sarà mantenuto invariato anche il prossimo anno. E il testimone per la fase finale è già passato dall’Egitto alla Polonia. «Siamo la terra che ha dato i natali a Copernico - ha spiegato il portavoce del governo polacco intervenuto per l’occasione alla serata finale di Giza -. Lui è stato in passato il simbolo del cambiamento, del salto in avanti della società. Dopo di lui nulla è stato più come prima. Abbiate anche voi il coraggio di cambiare. Se voi vincerete, tutti noi vinceremo».

29/06/2009

E la PlayStation Portable si sdoppia e diventa cellulare

E la PlayStation Portable si sdoppia e diventa cellulare

 

INDISCREZIONI. La Sony intende sviluppare un apparecchio che combini la consolle dei giochi con i telefonini Sony Ericsson

 


La consolle PSP (Sony)
La consolle PSP (Sony)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MILANO - Telefonare con la PSP? La giapponese Sony intende sviluppare un apparecchio che combini la consolle PlayStation Portable (PSP) con i telefonini Sony Ericsson. E' quanto riferisce il quotidiano nipponico «Nikkei Business Daily». Lo scopo principale: tenere testa all'agguerrito e sempre più popolare iPhone della Apple, soprattutto tra gli sviluppatori di videogame. Uno strumento ibrido tra console portatile e telefono cellulare destinato a scombinare il mercato dei cellulari. E' quanto ha in cantiere la Sony. Entro il prossimo mese un team di tecnici si metterà al lavoro per sviluppare il gadget, riporta il giornale.

NO COMMENT - Come sempre in questi casi, Sony non ha voluto commentare la notizia, ma ha insistito sulla progressiva implementazione dei servizi offerti su PlayStation Portable. Le indiscrezioni sull'avvento di un «telefono PSP» non sono nuove: già nel 2007 la casa giapponese ha presentato un brevetto dal quale risultava chiaro il desiderio di unire le funzioni del telefono alla PSP, scrive il portale tecnologico CNet. «Molte case di videogiochi, tra le quali Capcom e Square Enix, stanno infatti sviluppando applicazioni per l'iPod e la Sony non vuole certo essere da meno». La Sony sta preparando tra l'altro la partenza della nuovissima generazione della sua PlayStation Portable. La PSP Go, presentata a inizio giugno alla fiera videoludica di Los Angeles dell'E3, arriverà in Europa e sugli scaffali dei negozi americani il prossimo 1. ottobre.

E.B.

23/06/2009

Cellulari del futuro, Nokia e Intel alleate

Cellulari del futuro, Nokia e Intel alleate

 

Oltre gli smartphone, i netbook e i notebook. «Stiamo esplorando nuove idee su forme e materiali per gli apparecchi: tecnologie aperte e rapida innovazione»

 

Una nuova piattaforma per le comunicazioni mobili, più avanzata rispetto agli attuali smartphone, netbook e notebook, per favorire lo sviluppo di un'ampia varietà di prodotti e servizi. È questo che si propongono Intel e Nokia che hanno annunciato, in una conferenza stampa congiunta, di aver stretto un'alleanza strategica a lungo termine per costruire «una nuova era del mobile computing». Il colosso Usa dell'informatica e quello finlandese della telefonia mobile collaboreranno in primo luogo allo sviluppo di una nuova categoria di chipset (circuiti integrati). Ma è prevista anche una stretta collaborazione per lo sviluppo di software open source, e Intel ha acquisito la licenza per le tecnologie modem Nokia Hspa/3G.

RAPIDA INNOVAZIONE - «Questa partnership tra Intel e Nokia unisce l'impegno di molti dei cervelli più brillanti nel mondo dell'informatica e delle comunicazioni - ha detto Anand Chandrasekher, general manager di Intel - ed è destinata a offrire tecnologie aperte e basate su standard che per tradizione favoriscano rapida innovazione, diffusa adozione e ampie possibilità di scelta per i consumatori». «Lavoreremo insieme per il futuro del mobile computing, e stiamo già esplorando nuove idee su forme e materiali per gli apparecchi» ha aggiunto Kai Oistamo di Nokia, aggiungendo che le due società collaborano da tempo e che hanno una visione comune sul futuro dell'informatica e delle telecomunicazioni.

Germania: luci accese con una telefonata

Germania: luci accese con una telefonata

 

L'illuminazione stradale si attiva solo su richiesta con un grande risparmio per i cittadini. A Dörentrup un software permette di accendere i lampioni per strada facendo uno squillo prima di uscire

 

La città di Dörentrup (dal sito www.dial4light.de)
La città di Dörentrup (dal sito www.dial4light.de)

DORENTRUP (GERMANIA) - Il paesino al buio s'illumina con una telefonata. Per tagliare i costi dell'energia elettrica e ridurre le emissioni di anidride carbonica Dörentrup, villaggio tedesco che conta circa 9.000 abitanti, ha ideato un sistema molto originale: i lampioni della città restano spenti per tutta la notte, ma quando gli automobilisti e i passanti devono usufruire dell'illuminazione, compongono un numero di telefono e le luci si accendono automaticamente per 15 minuti sulla strada che devono attraversare. Tutto grazie al raffinato software «Dial4Light» testato per circa un anno nel paesino tedesco che si trova a circa 100 km da Hannover.

REGISTRAZIONE - Secondo gli esperti il sistema potrebbe essere adottato anche da altre città teutoniche a bassa densità abitativa e dove le spese dell'energia elettrica pesano eccessivamente sul budget comunale. Per poter usufruire del servizio ogni utente deve registrarsi al sito internet del sistema scrivendo nome, numero di telefono e indirizzo email. Quando di notte dovrà percorre una strada della villaggio, egli chiamerà il numero di telefono della centrale di controllo dell'illuminazione pubblica. Successivamente digiterà un codice di 6 cifre e dopo pochi secondi i lampioni si illumineranno. Dopo circa un quarto d'ora si spegneranno automaticamente. Il servizio è gratuito, ad eccezione delle spese richieste agli utenti dal proprio servizio telefonico.

SODDISFAZIONE - Cittadini e rappresentanti del Comune appaiono molto soddisfatti del servizio. I primi pagano meno tasse grazie al taglio delle spese d'energia elettrica, i secondi invece rilevano quanto questo sistema faccia bene alla causa ecologista. «All'inizio abbiamo accettato di sfruttare questo progetto per ragione economiche» dichiara al quotidiano Süddeutsche Zeitung Friedrich Ehlertsaid, sindaco di Dörentrup. «Ma adesso con quest'iniziativa vogliamo fare qualcosa per l'ambiente e proteggere il clima». Ma i più felici appaiono i rappresentanti dei servizi pubblici di Dörentrup che hanno brevettato il sistema e sperano che altre città lo adottino: «Abbiamo sviluppato un specifico software e un modem. Adesso ogni utente registrato potrà accendere le luci della città con una semplice telefonata».

Francesco Tortora

20/06/2009

Jobs ha avuto un trapianto di fegato

Jobs ha avuto un trapianto di fegato

 

Lo rivela il wall street journal. Il fondatore e ad della Apple operato in Tennesse 2 mesi fa, ma tornerà al lavoro entro fine mese

 

Steve Jobs (Ansa)
Steve Jobs (Ansa)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NEW YORK (USA) - Steve Jobs, fondatore e amministratore delegato della Apple, è stato sottoposto ad un trapianto di fegato circa due mesi fa ma tornerà comunque al lavoro entro la fine del mese. Lo scrive il Wall Street Journal.

LA MALATTIA - Jobs, sopravvissuto ad un cancro del pancreas, si è allontanato circa sei mesi fa dal lavoro quotidiano in azienda, aggiunge il giornale economico americano citando non precisate fonti mediche. Secondo il Wsj, Steve Jobs inizialmente tornerà part-time alla guida del colosso di Cupertino affiancando il responsabile operativo Tim Cook che in questi mesi lo ha sostituito. Il quotidiano afferma che alcuni dei più alti dirigenti della Apple erano al corrente dell'intervento chirurgico cui si è sottoposto Jobs, in un ospedale del Tennessee, ed hanno avuto riunioni settimanali con il medico che lo aveva in cura per essere aggiornati sul decorso della degenza.

19/05/2009

Il telefonino che si carica col Sole

Il telefonino che si carica col Sole

 

Presentato in Giappone un nuovo modello «ibrido» che sfrutta anche piccoli pannelli solari, dieci minuti di luce per un minuto di conversazione

 

Una hostess presenta il nuovo telefonino a batterie solari(Ap)
Una hostess presenta il nuovo telefonino a batterie solari(Ap)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TOKYO - Il cellulare ora sfrutta l'energia solare: il terzo operatore mobile del Giappone, Softbank, ha presentato a Tokyo il primo telefonino ibrido in grado di ricaricare la batteria per mezzo di speciali pannelli solari, oltre che con la tradizionale alimentazione a corrente elettrica. Il nuovo modello, battezzato Solar Hybrid 936SH e prodotto da Sharp, tra i leader mondiali del fotovoltaico, sarà commercializzato sul mercato nipponico in estate al prezzo di circa 40 mila yen (300 euro al cambio attuale).

DIECI MINUTI PER UN MINUTO - La principale caratteristica del terminale è rappresentata dalla possibilità di ricaricare la batteria con l'energia solare grazie ai minuscoli pannelli fotovoltaici che sono montati sul coperchio del telefonino, e che permettono, secondo quanto dichiarato dal gestore, di accumulare con dieci minuti di esposizione al sole una carica sufficiente per due ore in standby o un minuto di conversazione. Degna di nota, inoltre, è la possibilità di ricaricare il telefonino automaticamente durante l'uso all'aperto, mentre la vocazione estiva e solare del terminale è ulteriormente sottolineata da uno speciale rivestimento che ne garantisce la totale impermeabilità all'acqua..

17/05/2009

DA OLANDA L'AUTO CHE SI PARCHEGGIA DA SOLA

DA OLANDA L'AUTO CHE SI PARCHEGGIA DA SOLA

 

HELMOND (OLANDA) - Non avrà le ali, ma saprà cercare un parcheggio da sola, far diventare verdi i semafori quando ci si avvicina a un incrocio e controllare che nessuno ci venga addosso. E' l'automobile intelligente del futuro, prevista tra il 2015 e il 2020, a cui si sta lavorando a Helmond, nella Silicon Valley d'Olanda, dove sono stati stanziati circa 80 milioni di euro per due progetti sulla sicurezza stradale finanziati dall'Unione europea, Safespot e CVIS (Sistemi cooperativi veicoli-infrastrutture). Ai progetti stanno partecipando più di cinquanta soggetti, tra case automobilistiche, industrie elettroniche e istituti di ricerca scientifica.

Il primo, coordinato dal Centro ricerche Fiat, ha un budget di 38 milioni di euro, dei quali 20,5 sono fondi dell'Unione, mentre il secondo con 40 milioni di euro (21 dell'Ue) è coordinato dalla ERTICO-ITS Europe, specializzata nei sistemi di trasporto intelligenti. In un futuro non troppo lontano (secondo i ricercatori coinvolti tra il 2015 e il 2020), le automobili dialogheranno con le infrastrutture delle città. Sui veicoli saranno montati computer in grado di raccogliere dati sul traffico e di scambiarli con una centrale operativa. Il navigatore satellitare sarà allora in grado di scegliere i percorsi più veloci e di comunicare la velocità a cui andare per avere un'onda verde, mentre i sensori della macchina controlleranno il movimento di pedoni, biciclette, macchine e motorini tutto intorno. La centrale a sua volta controllerà in tempo reale i semafori per fluidificare i flussi di traffico, facendoli passare da rosso a verde a seconda dell'esigenza. E queste sono solo alcune delle numerose applicazioni che dovrebbero ridurre gli incidenti, il traffico e non ultimo il consumo di benzina.

La tecnologia Safespot sta lavorando su una rete wireless che metta in collegamento le macchine tra loro e con le infrastrutture e ne permette la localizzazione sul corto raggio (massimo 400 metri), mentre quella CVIS si occupa del medio-lungo raggio e del software delle applicazioni. "Il costo finale delle apparecchiature non sarà particolarmente alto", ha spiegato Roberto Brignolo del Centro Ricerche Fiat, a capo di una squadra di oltre 200 ricercatori, di cui quasi 40 italiani. "Si tratterà di montare sulle macchine solo poche componenti in più. Probabilmente in futuro sceglieremo delle città pilota e poi speriamo che il resto dell'Europa ci segua". "Sarà molto importante l'interfaccia con l'utente - ha aggiunto l'amministratore delegato della Ertico- ITS Europe, Hermann Meyer - perché non dovremo sommergere di informazioni l'automobilista. E questa applicazione potrebbe incontrare delle resistenze tra il pubblico anche per la questione della privacy, perché virtualmente è possibile controllare i movimenti di tutti". Ma la comunicazione sarà anonima, assicurano per ora i produttori, e il futuro si fa sempre più vicino.