18/05/2011

Bonea, va al liceo il baby sindaco d’Italia

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Festeggiamenti a scuola con compagni e professori. Salvatore Paradiso succede al padre, sindaco uscente

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24/10/2010

«Do il mio seme per coppie lesbiche» Due donne senesi accettano l'offerta

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L'uomo, un disabile di Cortona, ha aperto un sito web

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05/10/2010

Io, finta 14enne in chat: così spunta "l’amico" pedofilo

Io, finta 14enne in chat: così spunta "l’amico" pedofilo

Basta presentarsi come una ragazzina per capire quanto sia facile finire nella rete di qualche "orco". Colpa di quel gioco a essere grandi che può diventare un incubo e, nei casi più estremi, finire in un abuso. Leggi le intercettazioni esclusive

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25/08/2010

«Vivo con 14 euro al giorno: sto dai miei e ceno alle sagre»

«Vivo con 14 euro al giorno: sto dai miei e ceno alle sagre»

La storia | I ventenni nel limbo dell'eterna adolescenza. Denis, ragazzo boomerang: «Studio, lavoro (poco) e combatto»

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08/08/2010

Napolitano: «La strage di Marcinelle sia un monito per la sicurezza sul lavoro»

Napolitano: «La strage di Marcinelle sia un monito per la sicurezza sul lavoro»

Anche Schifani ricorda l'anniversario della tragedia quale persero la vita 262 lavoratori; «Non ci deve essere alcuna caduta di impegno delle istituzioni e degli altri soggetti responsabili»

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ROMA - «La commemorazione della tragedia di Marcinelle, nella quale persero la vita 262 lavoratori di 12 diverse nazionalità, tra cui 136 italiani, rinnova l'angoscioso ricordo di una delle più drammatiche pagine della storia del lavoro nel nostro Paese, opportunamente eletta giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo». Esordisce così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato in occasione del 54.mo anniversario della tragedia di Marcinelle. Questo anniversario è anche l'occasione per il capo dello Stato per inviare un monito sul tema della sicurezza del lavoro.

MONITO SULLA SICUREZZA - «La terribile vicenda del Bois du Cazier conserva attuale il suo alto valore - scrive - di monito sul tema della sicurezza del lavoro. Gli indubbi progressi conseguiti a tale proposito nell'ultimo mezzo secolo non possono infatti giustificare alcuna caduta di impegno delle istituzioni e degli altri soggetti responsabili a fronte del ripresentarsi, in condizioni nuove, di problemi e pericoli non meno gravi che nel passato». «Il dramma di Marcinelle - prosegue Napolitano - è anche un simbolo dell'epopea del continente europeo, i cui popoli, prostrati dall'immagine tragedia della seconda guerra mondiale, hanno saputo superare antiche divisioni e unire le proprie forze in nome di ideali comuni e della speranza di un futuro migliore per i propri figli. Quel futuro è tuttora in corso di realizzazione e il suo ulteriore compimento è nelle nostre mani. Per questo è necessario custodire e trasmettere alle nuove generazioni il senso e il valore del sacrificio di Marcinelle. In questo spirito - conclude - invio a quanti, familiari delle vittime, autorità e cittadini, parteciperanno alle diverse cerimonie della giornata odierna il mio cordiale saluto».

SCHIFANI: «RICORDARE QUEI MARTIRI» - «Sono trascorsi 54 anni dalla tragedia di Marcinelle nella quale persero la vita 262 minatori, 139 dei quali erano italiani. Era l'8 agosto del '56 che resta tristemente impresso nella storia del nostro Paese». Anche il presidente del Senato, Renato Schifani ha ricordato la strage: «Mantenere viva la memoria dei nostri concittadini caduti sul lavoro, in Italia e all'estero, è per noi tutti un dovere morale e un segno della nostra riconoscenza verso quei martiri dell'operosità italiana e del progresso civile».

13/12/2009

Piazza Fontana, 40 anni dopo Fischi, tensioni e tafferugli

Piazza Fontana, 40 anni dopo Fischi, tensioni e tafferugli

 

Il 12 dicembre 1969 una bomba provocò 17 vittime. Contestati la Moratti, Formigoni e Podestà. Il sindaco di Milano: «Capisco chi protesta per una giustizia negata»

 

 

(Fotogramma)

 

L'attentato del 12 dicembre 1969
L'attentato del 12 dicembre 1969

MILANO - Fischi e contestazioni. Dopo aver deposto le corone davanti alla banca Nazionale dell'Agricoltura, il sindaco di Milano Letizia Moratti, il presidente della Provincia Guido Podestà e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni sono stati sonoramente fischiati non appena sono saliti sul palco, al termine del corteo promosso dalle istituzioni per il quarantennale della strage di Piazza Fontana a Milano. Da più parti si sono levate grida come «Vergogna», «Strage di Stato», «Fascisti!». Uno dei familiari delle vittime, Paolo Silva, ha cercato inutilmente di zittire la folla: «Un po' di rispetto, per favore, state zitti».

MORATTI - «Capisco chi protesta, capisco i fischi, perchè chiedono giustizia, una giustizia che è stata negata per 40 anni» ha detto subito dal palco Letizia Moratti. «Lo dico con umiltà non ci possono essere parole di consolazione per le famiglie, ma credo che la giustizia possa nascere solo da una coscienza collettiva». Il sindaco ha ricordato che il Comune realizzerà una casa della memoria, dove troveranno posto tutte le associazioni dei familiari delle vittime del terrorismo e dello stragismo e che sarà un centro di documentazione sugli anni più bui della storia della Repubblica. «Il Comune è qui - ha aggiunto - per esprimere il netto rifiuto della violenza, per testimoniare il suo impegno nella ricerca della veritá giudiziaria, perchè mai più si ripetano gli errori del passato, perchè mai più Milano debba essere spettatrice di tanto dolore, bensì, al contrario, protagonista di un futuro di pace».

IL CORTEO - Il discorso della Moratti è arrivato dopo che si era svolto il corteo cittadino, quello ufficiale. Un secondo corteo, organizzato dalle sinistre, si era svolto separatamente. Dopo il concentramento in piazza della Scala, la manifestazione era partita alla volta della piazza dove, quarant'anni fa esplose una bomba collocata nella Banca Nazionale dell'Agricoltura provocando 17 morti e 84 feriti. Alla testa del corteo, molto partecipato, c'erano i familiari delle vittime, che esponevano uno striscione «Famiglie vittime strage di piazza Fontana». Dietro c'erano numerosissimi i gonfaloni che rappresentavano le città che partecipavano alla commemorazione. In fondo al corteo sventolavano invece numerose bandiere di partito, quelle del Pd, del Partito socialista e molte bandiere rosse.

IL RICORDO DI PINELLI - Il vicepresidente della associazione dei familiari delle vittime di Piazza Fontana, Carlo Arnoldi, ha ricordato anche quella di Giuseppe Pinelli, l'anarchico morto in questura dopo due giorni di interrogatorio. In tutta la cerimonia di commemorazione, scandita dai fischi e dalle proteste dei partecipanti al corteo istituzionale, il ricordo dell'anarchico è stato uno dei rari momenti in cui le contestazioni hanno lasciato il posto agli applausi. «Il 9 maggio scorso - ha detto Arnoldi - il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto un gesto importante, a differenza di quelli che lo avevano preceduto: ha dato dignità a Pinelli, innocente, come 18ma vittima di Piazza Fontana, restituendo l'onore che gli era stato negato. È stato un gesto, questo, che ci ha fatto onore».

TENSIONEPOI IL RITORNO ALLA CALMA- Alla fine del corteo ci sono stati però anche momenti di tensione, tra alcuni manifestanti dell'area antagonista, appartenenti al secondo corteo, quello delle sinistre e la polizia, schierata dietro alla transenne, con lancio di sassi e petardi al margine di Piazza Fontana. La polizia e i carabinieri in tenuta antisommossa hanno cercato di contenere il tentativo di sfondamento di oltre un centinaio di giovani dell'area antagonista. La polizia ha reagito a colpi di manganello. Ma il confronto non è duranto molto: i manifestanti del corteo della sinistra sono entrati in piazza Fontana come chiedevano e alla fine è tornata la calma . Sul palco della storica piazza ,sono arrivati quindi anche i manifestanti che hanno superato il cordone delle forze dell'ordine, sventolando bandiere rosse e cantando «Bella Ciao».

05/11/2009

Dolores e Lolita restano senza pelliccia Il mistero delle orse «calve» di Lipsia

Dolores e Lolita restano senza pelliccia Il mistero delle orse «calve» di Lipsia

 

Vivono allo zoo. La specie è originaria del Sud America ed è a rischio estinzione. Veterinari preoccupati per due femmine di orso con gli occhiali che si sono ritrovate la pelle glabra

Una delle orse «calve» dello zoo di Lipsia (Afp)

Sono rimaste completamente «calve» e gli esperti non sanno spiegarsene il motivo. Loro non sembrano preoccuparsene particolarmente, ma il fatto che non vi sia una motivazione precisa della loro improvvisa perdita di pelo rende la questione ancor più degna di attenzione. Loro sono due esemplari femmine di orso con gli occhiali, una specie particolarmente diffusa in Sud America, e vivono allo zoo di Lipsia.

CONSULTO MONDIALE - La loro immagine così diversa da come i visitatori del parco erano abituati a vederle ha ormai fatto il giro del mondo. Non sono stati registrati altri sintomi oltre alla caduta del pelo, che normalmente è lungo e ispido, e a fastidi da prurito. Dolores e Lolita, le due orse rimaste «spelacchiate» (hanno conservato qualche ciuffo nella zona del capo mentre per una terza, Bianca, la perdita di pelo è a una fase iniziale) sono state già visitate da diversi veterinari dello zoo e un appello è stato inviato ai giardini zoologici di tutto il mondo per capire se vi siano dei precedenti che possano dare indicazioni su come intervenire. La direzione dello zoo ha reso noto che lo stesso problema si sarebbe in effetti verificato in altri esemplari di orsi andini in diversi bioparchi, europei e non solo.

SPECIE A RISCHIO - Gli orsi dagli occhiali, conosciuti anche come orsi andini, sono una delle specie considerate a rischio di estinzione (classificata come «vulnerabile») secondo la lista dello Iucn, l'Unione internazionale per la conservazione della natura. Allo stato brado si stima che ne siano rimasti tra i 2.400 e i 20 mila esemplari, un range molto elevato dovuto alle difficoltà di conteggio, vista la timidezza di questi animali difficili da rintracciare e catalogare nei territori montuosi dove sono abituati a muoversi.

(Afp)

(Afp)

 

(Emmevi)

(Emmevi)

Foto emmevi

 

17/10/2009

Test dell’alcol al ristorante Etilometro, nuovo gadget

Test dell’alcol al ristorante Etilometro, nuovo gadget

 

C’è quello da borsetta e quello che blocca l’auto. I dubbi dello chef. Proposta di legge: «Così in gruppo si decide chi guida»

 

MILANO — Metti una sera a cena, compagnia bella, una bot­tiglia di rosso. Arriva il conto, e il pavimento trema un atti­mo sotto i piedi. Un bicchiere di troppo. Varrà la pena metter­si alla guida? No, naturalmen­te. Per levare il dubbio, baste­rebbe l’etilometro. Almeno è questa la proposta bipartisan che la commissione lavori pub­blici del Senato sta valutando: test alcolemici gratuiti e volon­tari nei ristoranti. «L’idea è di rafforzare gli strumenti di pre­venzione », ha spiegato Marco Filippi (Pd). E Luigi Grillo (Pdl): «È un modo per stabilire l’obbligo per i ristoranti di do­tarsi dei precursori, che costa­no tra i 40 e i 50 euro e posso­no costituire un valido aiuto». I più lungimiranti, in realtà, ci hanno già pensato. Dando una lettura un po’ troppo scru­polosa della legge numero 160 del 2007, che obbliga «i gestori dei locali di intrattenimento in cui si somministrano bevande alcoliche (...) di assicurarsi che all’uscita sia possibile effettua­re, in maniera volontaria da parte dei clienti, una rilevazio­ne del tasso alcolemico». L’arti­colo è pensato per le discote­che, più che per trattorie e ri­storanti. «Ma noi ci siamo sen­titi chiamati in causa e da allo­ra ci siamo attrezzati con un Al­coolix. Gli ospiti sono conten­ti. Con un euro si levano il pen­siero, soffiano dentro una can­nuccia e in base al responso de­cidono a chi lasciar guidare l’auto», racconta Fabrizio Fa­biano, figlio dei titolari del Bra­ciere di Serramazzoni, 45 co­perti di cucina montanara nel Modenese.

E neppure uno chef stellato come Moreno Cedroni storce il naso di fronte all’iniziativa, an­zi si dice disposto ad accoglier­la nella sua Madonnina del Pe­scatore, a Senigallia. A poche condizioni: «Può essere inte­ressante per chi poi vuole met­tersi in viaggio garantito. Ma va fatto con eleganza, magari in una saletta a parte, lontano dalla curiosità. Serve per misu­rare se stessi, lo proverei an­che su di me, la salvaguardia è importante. Comunque non può essere a carico del ristoran­te né del cliente». Non tutti so­no così aperti. Edi Sommariva, direttore generale del Fipe, la Federazione dei pubblici eserci­zi, neanche ci pensa: «Queste prove sono un placebo, non ha senso farle senza un apparec­chio certificato. Però potrem­mo valutarle se in cambio i le­gislatori togliessero il divieto di vendere alcolici dopo le due».

L’etilometro a tavola è l’ulti­mo avamposto della battaglia per la guida sicura. Dopo esse­re entrato in macchina e in bor­setta, non fa quasi più notizia ai posti di blocco o fuori dalle discoteche (a parte quella vol­ta che il sindaco di Milano Leti­zia Moratti, due anni fa, volle premiare con un nuovo ingres­so omaggio i primi cinquanta ragazzi usciti indenni al test dai locali). La Volvo ha inventa­to quello di bordo, che blocca il motore se il tasso alcolemico supera lo 0,5. Saab, altro co­struttore svedese, ha elaborato un sistema simile. I giapponesi hanno testato sofisticati rileva­tori del respiro, sul cambio e sullo schienale, per calcolare immediatamente il livello alco­lico. Ed esistono navigatori sa­tellitari, come il Geosat 6 Drive di AvMap, che insieme con la cartografia include l’etilome­tro.
Paola Matera, amministrato­re unico della Veritest Srl, ven­de su Internet apparecchi per misurare l’alcol nel corpo. Rac­conta: «È un mercato in conti­nua ascesa, ogni anno il volu­me d’affari raddoppia. Lavoria­mo con aziende di tutti i setto­ri: dall’armatore che li vuole ac­quistare per le sue navi a chi vende Tir o macchine e decide regalarlo con il mezzo. Ma ci sono anche i produttori di be­vande alcoliche. Loro fanno questo ragionamento: chi non sa quanto può bere, non beve; allora io gli do uno strumento con il quale lui sa che può bere in modo consapevole».

Elvira Serra

Corriere.it

04/01/2009

Barcellona, nuovo Eldorado degli italiani

Barcellona, nuovo Eldorado degli italiani

Lo rivela Un’inchiesta pubblicata dal quotidiano El Periodico. Sono 21.655 i nostri connazionali residenti in costante aumento nella capitale catalana

 

 

La Sagrada Famiglia (dal web)
La Sagrada Famiglia (dal web)

 

 

MADRID – È Barcellona il nuovo Eldorado degli italiani che, con una comunità di 21.655 residenti in costante aumento, diventeranno probabilmente nel giro di due anni il collettivo straniero più numeroso nella capitale catalana. Un’inchiesta pubblicata dal quotidiano El Periodico informa che agli italiani restano da superare soltanto gli ecuadoriani, attualmente 23.863, e che, con una crescita annuale del 16%, l’espansione stabilirà il nuovo record già entro il 2011.

 

PERCHÉ BARCELLONA - Giovani, neo-laureati, spesso delusi dal panorama politico e sociale dell’Italia e dalla mancanza di opportunità professionali in patria, i nuovi emigranti vedono in Barcellona la città giovane, dinamica ed efficace che non trovano più nel loro paese. Perché proprio Barcellona? A promuovere l’immagine della capitale catalana, secondo Massimiliano, gestore della pagina web www.italianiabarcellona.com , avrebbe contribuito notevolmente MTV con il programma «Italo Spagnolo», trasmesso da un attico di Barcellona e centrato sulla vita e la movida locale. Il passaparola, le borse di studio all’estero, le vacanze in Spagna hanno convinto molti italiani ad attraversare il Mediterraneo. Nella provincia di Barcellona ne vivono già 35.014 e in tutta la Catalogna 43.678: cioè quasi un terzo dei 157.435 italiani residenti in Spagna. È vero che quasi la metà dei passaporti nazionali sono stati rilasciati ad argentini e uruguaiani in virtù dei loro antenati italiani, ma a Barcellona, secondo il console Pietro de Martin, il 60% dei compatrioti sono nati proprio in Italia. Dove però non hanno fretta alcuna di tornare.

 

01/01/2009

Il calendario dei clandestini

Il calendario dei clandestini

Spagna, alcuni immigrati senza permesso di soggiorno davanti all'obiettivo di un fotografo. «I fondi serviranno ad aiutare ciascuno di loro a tirare avanti per qualche mese»

 

 

Uno degli immigrati in posa
Uno degli immigrati in posa
MADRID – Soltanto il mese di dicembre ha i documenti in regola. Gli altri, da gennaio a novembre, sono tutti «mister clandestini». Non possono o non dovrebbero, per prudenza, mostrare il volto, ma accettano di mostrare i corpi, sbarcati mesi fa dai gommoni provenienti dalle coste sub-sahariane. Non hanno lavoro, non hanno permesso di soggiorno, non hanno casa, e il fatto di togliersi anche i vestiti è parso loro, in fondo, il minore dei mali. Con qualche fatica, per sconfiggere le resistenze degli improvvisati modelli musulmani, il fotografo spagnolo, Adolfo Lopez, ha convinto dodici giovani immigrati di Albacete a posare senza veli per il primo "calendario solidale" realizzato da africani a rischio di espulsione.

TRA AUTOFINANZIAMENTO E INTEGRAZIONE -«Se la diffusione andrà bene – calcola l'autore – ciascuno di loro ne ricaverà 500 o 600 euro, quanto basta per tirare avanti ancora qualche mese». Forse non tutti i mesi contemplati dal calendario che si conclude sulle fattezze di Mady Fofana, 32 anni, da cinque in Spagna, ma infine regolarizzato nel 2005: denudarsi per una causa solidale gli ha fatto meno paura del barcone che a suo tempo lo traghettò dal Marocco alle coste meridionali della penisola iberica. L'idea, spiega il fotografo, è venuta dalla grande varietà di calendari "di categoria" che ogni anno inondano il mercato: i vigili del fuoco, i poliziotti, le hostess, le casalinghe. «Se lo fanno i pompieri – si sono convinti i clandestini -, perché noi no?». Mady è convinto che il progetto non abbia soltanto una funzione di autofinanziamento: «Può servire anche all’integrazione» riflette. Ma soltanto undici dei venti modelli contattati hanno accettato di esporsi e Mady ha dovuto prestarsi per illustrare l'ultimo mese dell’anno. Non a caso: Mister Dicembre è l'unico che ha la ragionevole certezza di essere ancora in Spagna quando il 2009 finirà.

 

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