06/10/2010

Finge di essere milionario su Facebook e ritrova il figlio rapito dall'ex moglie

Finge di essere milionario su Facebook e ritrova il figlio rapito dall'ex moglie

Sotto mentite spoglie contatta la ex moglie sul social network. Il piccolo Jobe ora è affidato al padre

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22/08/2010

Tratta dei minori: mille in Italia

Tratta dei minori: mille in Italia

Save The Children: contattati 50 mila "nuovi schiavi" nel nostro paese. E' soltanto il numero di quelli che hanno ricevuto assistenza tra il 2000 e il 2008

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25/05/2010

Pedofilia, le cifre della Cei: «In Italia 100 processi canonici in 10 anni»

Pedofilia, le cifre della Cei: «In Italia 100 processi canonici in 10 anni»

Lo ha riferito il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. «Ma anche un solo caso è sempre di troppo»

 

Il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata (Ansa)
Il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata (Ansa)

CITTÀ DEL VATICANO - Sono «un centinaio» i casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti «rilevati in Italia con procedimenti canonici nell'ultimo decennio». Lo ha riferito il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, incontrando i giornalisti durante i lavori dell'assemblea generale dei vescovi italiani, riuniti da lunedì in Vaticano.

«TROPPO» - Secondo Crociata, questo è «un dato che indica il quadro complessivo della situazione», ricordando comunque - ha aggiunto - che «anche un solo caso, come ha detto il cardinale Bagnasco, è sempre di troppo». Monsignor Crociata non ha voluto precisare se tali processi si siano conclusi con una condanna.

SCUOLE CATTOLICHE - Nel corso della prima conferenza stampa che accompagna i lavori della 61ma assemblea generale dei vescovi, monsignor Crociata ha precisato: «Non abbiamo notizie di un calo del numero degli iscritti alle scuole cattoliche da parte dei fedeli a causa dello scandalo degli abusi sessuali». «La reazione dei credenti - ha aggiunto - è quella di chi vuole affrontare il problema e risolverlo per continuare a far crescere la vita della Chiesa». «Il popolo dei credenti - ha detto ancora Crociata - ci chiede chiarezza, di prendere le misure necessarie, la penitenza, vuole insomma che la Chiesa cresca in qualità. I credenti vogliono che questo dramma diventi l'occasione per un salto di qualità nella vita della Chiesa».

NON OBBLIGO DI DENUNCIA - Poi Crociata precisa che l’obbligo di denuncia di un prete pedofilo alle forze dell’ordine non è previsto dalla legge italiana, però assicura la «cooperazione e collaborazione» dei vescovi con l’autorità giudiziaria per «l’accertamento dei fatti». «La normativa italiana non prevede l’obbligo di denuncia in questi casi come in molti altri casi», ha spiegato monsignor Crociata. «Questo evidentemente non esclude che, per nostra iniziativa, assicuriamo una cooperazione e collaborazione che consiste nell’accertamento dei fati e nell’incoraggiamento alla denuncia dei fatti da parte di chi ha subito o è a conoscenza dei fatti». Interpellato dai cronisti sulla recente testimonianza di monsignor Gino Reali, vescovo di Porto - Santa Rufina, al processo per pedofilia a don Ruggero Conti, al tribunale di Roma, monsignor Crociata ha commentato: «Che un vescovo possa essere ascoltato come testimone mi sembra un fatto ordinario».

Redazione online

25/03/2010

Allarme per i biberon al bisfenolo: i senatori francesi vietano la vendita

Allarme per i biberon al bisfenolo: i senatori francesi vietano la vendita

 

La molecola causa danni al sistema neuronale è cancerogena e provoca sterilità. Già vietato il commercio in Canada nei contenitori per bebé

 

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PARIGI - Il Senato francese ha approvato una proposta del gruppo Rdse per sospendere la commercializzazione di biberon costruiti con "bisfenolo A". La proposta di legge mirava inizialmente al divieto di questa molecola in tutte le plastiche alimentari. Ma, come spiega oggi "Le Monde" on line, s'è preferito ripiegare per un divieto minore, limitato ai biberon.

Il ministro della slaute Roselyne Bachelot ha invitato alla prudenza: «Dobbiamo fondare le nostre decisioni su degli elementi oggettivi»; e ha spiegato che il suo dicastero sta studiando la possibilità di modificare i limiti consentiti di migrazione del bisfenolo a nei cibi, oggi fissato a 0,6 microgrammi per chilo di alimenti. Ha anche sottolineato che si possono minimizzare i rischi evitando di scaldare i contenitori in plastica.


Rispondendo alle sollecitazioni dell'agenzia americana per la sicurezza degli alimenti e dei farmaci (Fda), gli industriali americani non utilizzeranno più questa molecola nei recipienti di alimenti per bebé, e molti comuni vietano la vendita nei loro territori di biberon al bisfenolo, come a Parigi o a Bésançon.


Le autorità canadesi hanno vietato questa molecola nei biberon. Sospettato di essere dannoso per la salute fin dagli Anni Trenta, il bisfenolo a è accusato di alterare il corretto sviluppo cerebrale dei bambini, di causare malattie dello sviluppo sessuale e sterilità nei maschi. E' usato per produrre plastiche di particolare durezza e resistenza. Ad alte dosi ha effetti cancerogeni e neurotossici: altera l'attività dell'apparato endocrino inibendo l'azione degli estrogeni sulla crescita neuronale, ha effetti nocivi sul cuore, la prostata e la mammella.

24/02/2010

Licenziati gli psicologi di Telefono Azzurro "Deve intervenire Mara Carfagna"

Licenziati gli psicologi di Telefono Azzurro "Deve intervenire Mara Carfagna"

 

L'appello al ministro delle Pari opportunità è del governatore siciliano Raffaele Lombardo. La protesta è dei professionisti di Palermo rimasti senza contratto e sostituiti da volontari

 

Telefono Azzurro

Palermo, 23 febbraio 2010 - Salgono per protesta sul campanile della chiesa di San Francesco Saverio all’Albergheria, a Palermo, i 33 professionisti rimasti senza contratto dal 31 dicembre dopo avere in questi anni hanno lavorato per la onlus Telefono Azzurro.

Si tratta di psicologi, psicoterapeuti, pedagogisti e giuristi che erano stati impegnati nel servizio "114 Emergenza Infanzia". L’associazione li ha integralmente sostituiti con volontari del servizio civil. Gli ex dipendenti di telefono azzurro, in maggioranza donne, chiedono "tutela per il proprio posto di lavoro e per la qualità di un servizio volto alla salvaguardia dei minori, basato sulla capacità tecnica dell’ascolto e della relazione umana, competenze che si acquisiscono con anni di formazione ed esperienza lavorativa".


Inoltre, sollecitano "chiarezza
sulla gestione economica» dell’associazione. Per Mimma Calabrò, segretario generale della Fisascat Cisl, un servizio come il 114 deve essere «svolto da persone altamente qualificate, che abbiano gli strumenti per creare la relazione umana di fiducia che fa sentire il bambino o l’adulto che chiama per chiedere aiuto, accolto nel proprio dolore. La tutela dei minori deve essere affidata a mani esperte e non può essere gestita in modo aziendalistico».

Telefono Azzurro, sostiene la Cisl, dichiara la «non sostenibilità economica del servizio, ignorando la proroga tecnica di 400 mila euro concessa e finanziata dal ministero per le Pari opportunità». Il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, attende a sua volta una risposta alla lettera inviata al ministro Carfagna per chiedere che «si faccia chiarezza e si mettano in atto gli opportuni interventi per salvaguardare la professionalità dei dipendenti esperti».

11/11/2009

La Fao: un miliardo di clic per dire basta alla fame nel mondo

La Fao: un miliardo di clic per dire basta alla fame nel mondo

 

IN VISTA DEL VERTICE SULLA SICUREZZA ALIMENTARE A ROMA DAL 16 AL 18 NOVEMBRE 2009. Il dg Diouf lancia petizione online sul sito www.1billionhungry.org: 5 secondi e un bimbo è morto

 

ROMA - «Uno, due, tre, quattro, cinque: ecco un bambino è morto di fame». Semplice, secco, senza musica né immagini. Solo Jacques Diouf davanti ad uno sfondo nero. Pochi secondi di video per lanciare sul sito http://www.1billionhungry.org./ la petizione online per dire «I agree», «sono d'accordo, dico no alla morte per fame» che oggi, nel 2009, mette a rischio la vita di oltre un miliardo di persone in tutto il mondo.

LA CAMPAGNA - È il direttore generale della Fao a metterci la faccia. Diouf lancia l'iniziativa in vista del vertice mondiale sulla sicurezza alimentare che si terrà a Roma dal 16 al 18 novembre prossimo e che radunerà molti grandi della terra a parlare di sicurezza alimentare. Ma soprattutto di emergenza fame. «Con un solo clic - spiega Diouf - chiunque potrà registrare il proprio dissenso rispetto all'attuale situazione che vede oltre un miliardo di affamati nel mondo e ogni clic servirà come spinta ad agire per i nostri capi di Stato e di governo». L'obiettivo di Diouf è quello di ottenere un miliardo di adesioni, come gli affamati: «Sono sicuro riusciremo a raggiungerlo». Basta cliccare sul sito evidenziato per dare il vostro contributo, spero sarete in tanti a compiere un gesto per far vivere un bambino malnutrito. Grazie

21/04/2009

La Disney nell'era di Obama: ecco Tiana, la principessa nera

La Disney nell'era di Obama: ecco Tiana, la principessa nera

 

La storia ambientata a new orleans durante l'età del jazz. L'eroina del nuovo cartoon è un personaggio afro-americano: è la prima volta

 

'La Principessa e il ranocchio'
"La Principessa e il ranocchio"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NEW ORLEANS - Nell'era Obama non poteva mancare
la principessa nera: la Disney ha infatti realizzato il primo cartone animato che ha come protagonista un'eroina afro-americana.

TRAMA - La favola, "La Principessa e il ranocchio", ruota attorno a una principessa chiamata Tiana, che vive nel quartiere francese di New Orleans nellEtà del Jazz. Più tradizionale la scelta del principe, bianco, che comunque gioca a favore delle relazioni inter-razziali. Assolutamente innovativo il messaggio della storia: non basta un principe per essere felici e contente, ma bisogna riuscire a conciliare anche amore e carriera. Nel cast delle "voci" del film anche John Goodman e Oprah Winfrey.

10/04/2009

I bambini, i disegni e il sisma «La donna fugge con le lacrime»

I bambini, i disegni e il sisma «La donna fugge con le lacrime»

 

«Qui tutti si ricordano la notte del terremoto: adulti, anziani e bambini» dice Emanuele Legge, psicologo

 

(Benvegnù-Guaitoli)

 

L’AQUILA — Facciamo il gioco dei sentimenti, proviamo a descri­vere la tristezza. «C’è una donna che scappa e piange — dice Marica — e il corpo di un uomo è rimasto nudo lì sotto». È una bimba di quat­tro anni ed è sfollata nel campo di Bazzano; per lei la tristezza adesso è fatta così. «Ma parlava con grande serenità — assicurano gli psicologi che han­no raccolto le sue parole — nessun tono drammatico». Poi quella bam­bina ha disegnato la storia che ave­va appena raccontato: si vede una figura femminile che si allontana, dagli occhi cadono grandi lacrime celesti, e a destra c’è una casa con dentro un corpo steso a terra. Gli esperti dicono che è giusto così.

I bambini disegnano. Nelle tendopoli abruzzesi, dopo il sisma che ha distrutto case e certezze, i più piccoli cercano di recuperare qualche briciolo di normalità: con carta, colori e un po' di fantasia (Benvegnù-Guaitoli)

I bambini disegnano. Nelle tendopoli abruzzesi, dopo il sisma che ha distrutto case e certezze, i più piccoli cercano di recuperare qualche briciolo di normalità: con carta, colori e un po' di fantasia (Benvegnù-Guaitoli)

 

Spiegano che la bambina non parlava di cose che ha visto, ma di quello che ha sentito dire dai gran­di, e soprattutto che va bene se lo racconta. «Qui tutti si ricordano la notte del terremoto: adulti, anziani e anche i bambini» dice Emanuele Legge, psicologo. Lui lo sa perché c’era: lavora all’Asl dell’Aquila e adesso è uno sfollato. In questi giorni, da volontario, sta assisten­do gli altri profughi. «Invece di mettere tutto in un cantuccio per poi tirarlo fuori nei momenti critici — prosegue —, è meglio esprimere. Noi chiediamo ai bambini di inventare storie e fa­vole. Alcuni parlano di fughe nella notte o del rumore terribile che hanno sentito. Ma è normale, e ha valore terapeutico». Del gioco dei sentimenti, ieri a Bazzano, faceva parte anche la descrizione della gio­ia: è una distesa di cuori, magari un po’ incerti, ma molto colorati. I bambini terremotati disegnano. Ognuno quello che si sente, non vengono indirizzati. Matteo ha fat­to un prato fiorito. Laura racconta in diretta la sua opera: «Questo qui sopra è Gesù. Poi sotto ci sono tre bambini». Ma alla fine aggiunge un particolare, la figura di un uo­mo sulla sinistra che lancia in aria qualcosa. Sul retro, a mo’ di dida­scalia, scrive di che si tratta: «Che i bambini dicono a un bandito di la­sciare la pistola e andare con loro».

(Benvegnù-Guaitoli)(Benvegnù-Guaitoli)(Benvegnù-Guaitoli)

(Benvegnù-Guaitoli)

Insomma, non tutti si ispirano alla tragedia che hanno appena vis­suto. Però Leila, nata in Abruzzo da genitori macedoni, da due gior­ni riempie fogli con disegni di ten­de da campo: «Spostati, che non vedo bene» dice a chi si mette da­vanti al soggetto che sta cercando di copiare. Lo stesso che, coccolata da un te­am di Save the Children, ha dise­gnato Gloria, 9 anni: due grosse tende numerate, proprio come quelle che ospitano i profughi, ma circondate da farfalle multicolore, e poi un prato in fiore, il sole, le nu­volette azzurre. E ancora: c’è chi ha dipinto una grossa jeep, come quel­le che circolano all’Aquila da gior­ni. C’è Davide, che ha messo le montagne dell’Abruzzo sullo sfon­do, un elicottero in cielo e un’am­bulanza a terra. È quello che vede quando si guarda attorno dal cam­po di Piazza d’Armi, dove abita ora.

Un altro bambino di quella ten­dopoli si è cimentato con le tecni­che ad acquerello: su un cartonci­no ha dipinto una casa nera, e non si sa se gli è scappata la mano oppu­re se è un effetto voluto, fatto sta che quell’edificio sembra tremare. Sopra c’è un volo di uccelli, neri an­che loro. Ma in alto ha disegnato un bel sole che ride, e di lato un al­bero in fiore. «È riuscito a descrive­re tutto — dice Italo Cassa, della Scuola di Pace, venuto all’Aquila per far disegnare i bambini —: in quel quadro c’è il dolore, ma ci so­no anche vita e speranza».

 

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24/10/2008

I Puffi festeggiano i 50 anni

I Puffi festeggiano i 50 anni

Nella patria degli omini blu: Il belgio festeggia la loro nascita sui media e in piazza. Il 23 ottobre 1958 i due disegnatori Peyo e Franquin diedero vita ai personaggi dei fumetti che conquistarono il mondo

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BRUXELLES – “Per favore mi passi il coso del sale?”. Probabilmente a chiunque di noi sarebbe uscita una frase più o meno così. Se ci fossimo trovati a tavola e non avessimo ricordato la parola “salino”, ci saremmo rifugiati nel banale ma funzionale “coso” e la storia sarebbe finita lì. Ma visto che in quella sera a metà degli anni Cinquanta a condividere la cena in una trattoria c’erano Peyo e Franquin, ovvero due dei più grandi disegnatori di fumetti del panorama mitteleuropeo, creatori il primo delle avventure di Johan e Pirluit (nella versione italiana “John e Solfami”) e il secondo del personaggio di Gaston, la frase non poteva che essere a sua volta… “fumettosa”. Venne fuori casualmente un “Passe-moi le… le… le Schtroumpf », parola inventata sul momento e dal suono particolarmente accattivante che Peyo, al secolo Pierre Culliford, pensò bene di tenersi a mente per utilizzarla al momento opportuno. E quel momento venne il 23 ottobre 1958 quando si trattò di dare un nome ai buffi omini che, nel “Flauto a sei puffi”, fece incontrare a Johan e Pirluit nel Pays Maudit, una terra immaginaria localizzata in non si sa bene quale località tra le foreste dell’Europa centrale.
 
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NUOVO LINGUAGGIO - Schtroumpf non fu semplicemente un nome. Fu anche un nuovo linguaggio. Quei piccoli omini che devono il colore blu ad un’intuizione della moglie di Peyo, Nine, non parlano, bensì “schtroumpfano”, ovvero declinano in schtroumpf praticamente ogni frase che pronunciano. Ed ebbero talmente successo che presto da personaggi secondari divennero protagonisti di una striscia tutta loro, ospitata a partire dal 1959 dalle pagine del Journal de Spirou. Di lì in avanti fu tutto un crescendo. Prima in Belgio e in Francia, poi via via in tutti i Paesi d’Europa (anche in Italia a parire dagli anni Sessanta: dopo un debutto come “Stronfi”, vennero ribattezzati sul Corriere dei Piccoli con l’attuale nome di Puffi) e negli Stati Uniti. Negli Usa fu un vero e proprio boom, grazie anche ai cartoni animati prodotti dalla Hanna&Barbera (gli stessi che poi avrebbero fatto il giro del mondo e che avrebbero portato anche molti bambini italiani, dagli anni Ottanta in avanti, a fare la loro conoscenza) che arrivarono a toccare anche il 42% di share durante la programmazione sulla Nbc. La serie, che alla fine arrivò a superare le 270 puntate, è stata certamente il maggiore contributo alla consacrazione internazionale del Grande Puffo e della sua piccola tribù.

I PUFFI IN PATRIA - A cinquant’anni di distanza dalla loro prima apparizione, i puffi sono dunque diventati delle celebrità internazionali. Sono conosciuti e amati in tutto il mondo e le loro vicende sono tradotte in decine di lingue, anche nei paesi asiatici. Era inevitabile, dunque, che il loro compleanno non passasse inosservato, soprattutto in Belgio, la patria del loro “papà”, scomparso nel 1992. I principali quotidiani e le tv hanno dedicato ampi spazi all’evento e nella centralissima place de la Monnaye i turisti si mettono in coda per farsi fotografare di fianco di un Puffo e una Puffetta che hanno lasciato la tradizionale altezza di tre mele per diventare a misura d’uomo. L’iniziativa rientra nell’ambito di una mostra che ha girato tutta Europa (in maggio ha toccato anche Milano) per approdare ora nella capitale belga e che ha portato alla vendita di migliaia di puffi bianchi a sostegno di una campagna dell’Unicef per l’educazione scolastica dei bambini poveri nei Paesi in via di sviluppo. Ma Bruxelles è anche la sede del Cbb, il Centro del fumetto, ospitato in un edificio liberty di rue de Sables, che già da qualche tempo è stata ribattezzata, guarda caso, rue Schtroumpf. L’edificio ospita ora la mostra “L’union fait le Schtroumpf” visitata ogni giorno da comitive di turisti e da scolaresche provenienti da tutto il Paese. E i puffi sono una presenza fissa anche alla Casa del fumetto, un’altra delle istituzioni che fanno di Bruxelles una delle capitali mondiali della bande dessinée.

I PUFFI IN 3D - Il successo dei Puffi travalica i confini e attraversa le generazioni. E dopo i libri, i cartoni animati, un marchandising che ha prodotto sino ad oggi più di 3 mila oggetti diversi, è ora la volta di un film con personaggi in 3D, sul modello di Shrek: la Columbia Pictures si è infatti aggiudicata recentemente i diritti per la trasposizione cinematografica delle avventure degli Schtroumpf. Un regalo di compleanno davvero coi fiocchi per celebrare questo primo mezzo secolo di vita (anche se, per la cronaca, i puffi sono tutti già centenari, tranne il Grande Puffo che ne ha 542). La data di uscita non è ancora stata stabilita ma i produttori contano già di ottenere un grande successo. «I Puffi sono tra i personaggi più amati nel mondo – ha dichiarato ai media internazionali il presidente della Columbia, Doug Belgrad -. E noi siamo fortunati perché toccherà a noi far conoscere il Grande Puffo, Puffetta e tutti gli altri anche alle nuove generazioni».

11/09/2008

RITROVATA A KOS BIMBA CHE RASSOMIGLIA A DENIS

RITROVATA A KOS BIMBA CHE RASSOMIGLIA A DENIS

INVIATI IN ITALIA CAMPIONI DI DNA, L'INTERPOL: Forse è la piccola di Mazara del Vallo. Fermata la donna di 30 anni che diceva di essere la madre: al contrario della piccola non parla italiano

 

 

Denise con la madre (Emmevi)
Denise con la madre
ATENE - Ritrovata sull'isola greca di Kos una bimba di otto anni che parla perfettamente l'Italiano. L'Interpol, attivata dalla polizia greca, ha inviato in Italia un campione del dna della piccola nell'ipotesi che possa trattarsi di Denise, la bimba di otto anni scomparsa il primo settembre del 2004 mentre giocava davanti l'abitazione della nonna a Mazara del Vallo.

ARRESTATA - L'Interpol ha già arrestato la donna di trent'anni che si faceva passare per la madre della bimba, ma non parlava una parola di italiano. A portare gli agenti dalla bambina, un turista italiano che aveva acquistato da lei un braccialetto ed era rimasto colpito dal perfetto italiano della piccola. I primi test del Dna effettuati in Grecia confermano che nessun legame di parentela lega la donna alla bimba. Campioni di Dna sono stati inviati quindi in Italia in aereo per confermare l'identità della piccola.

LA MADRE, TAGLIO OCCHI È DI MIA FIGLIA MA... - Piera Maggio, madre di Denise Pipitone, commenta la notizia: «Il taglio degli occhi è uguale a quello di Denise, ma voglio stare con i piedi per terra, non è la prima volta che mi giungono segnalazioni simili». Dopo avere visionato alcune foto della bambina, mostratele dai carabinieri di Mazara del Vallo in raccordo con l'Interpol, Piera Maggio ha chiesto l'esame del Dna per non avere alcun dubbio. «È la procedura che si segue in questi casi - dice la madre di Denise - Ogniqualvolta mi hanno mostrato foto di bambine molto somiglianti a mia figlia ho richiesto l'esame del Dna, quando invece al primo sguardo capivo che non poteva essere lei ho sempre evitato il ricorso all'esame medico». Sono decine le segnalazioni giunte alla famiglia dal giorno della scomparsa di Denise, molte sono arrivate dall'estero. «Ho visionato moltissime foto - aggiunge Piera Maggio - Purtroppo fino ad ora non ci sono stati risultati». «Sono trascorsi quattro anni - prosegue la donna - mia figlia ovviamente è cambiata. Aspetto l'esito degli esami, sono tranquilla e serena». Ce lo auguriamo tutti spero. 

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