06/10/2010
Banche, in arrivo tagli sulle commissioni
Banche, in arrivo tagli sulle commissioniOperazioni con il bancomati, domiciliazioni delle bollette o pagamenti con ricevute bancarie potrebbe costare molto meno in futuro. Soddisfazione delle associazioni dei consumatori
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27/09/2010
Banche: ripartono i rincari Salgono bonifici e bollette
Banche: ripartono i rincari Salgono bonifici e bolletteConti correnti: Trasferiti sui clienti i maggiori costi per la trasparenza. Oltre 8 euro per i pagamenti allo sportello, fino a 4,5 gli ordini ricorrenti. Stop alle domiciliazioni gratis
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21/09/2010
Unicredit, scontro tra i soci: Profumo sfiduciato dal cda
Unicredit, scontro tra i soci: Profumo sfiduciato dal cdaDopo un lungo braccio di ferro il consiglio di amministrazione ha votato quasi all'unanimità l'esclusione del manager che, a dispetto delle voci, non ha presentato le dimissioni. Le deleghe passano al presidente Diter Rampl
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11/04/2010
Allarme banconote false In arrivo i bancomat «sicuri»
Allarme banconote false In arrivo i bancomat «sicuri»Direttiva della Bce: le banche dovranno attivarli entro la fine dell’anno. Dopo le denunce per prelievi di denaro contraffatto
ROMA— Le statistiche ufficiali non ne tengono conto. «Non sono casi frequenti» rispondono in Banca d’Italia e in Abi. Certamente è così rispetto al fenomeno più generale delle frodi, ma da qualche mese in giro per l’Italia sono riprese le segnalazioni di banconote false ritirate col Bancomat o col Postamat, assieme ad altro contante. Un correntista di Sanremo, qualche giorno fa, ha presentato addirittura una denuncia ai carabinieri per aver ricevuto dall’Atm delle Poste un biglietto di 20 euro risultato poi di provenienza illecita. E sono numerose le lamentele che circolano sulla rete o si ascoltano direttamente in casa o in ufficio di persone incappate in un prelievo con sorpresa di banconota falsa da 50 euro o più spesso da 20 euro. Un po’ come successe nel ’99, prima dell’ingresso dell’euro, con l’allarme per le 50 e 100 mila lire taroccate. E comunque è difficile dimostrare che il falso proviene da un prelievo automatico. Anche perché il malcapitato se ne accorge in genere solo successivamente, magari al momento in cui va a spendere il biglietto e viene bloccato dal negoziante. Qualcuno cerca di rifilarlo ad un altro più disattento, qualcuno si arrende al danno subito.
Non c’è molto da fare del resto per difendersi: chi si ritrova in mano un biglietto contraffatto deve, per legge, consegnarlo in banca o alla Posta o alle filiali della Banca d’Italia, ma senza ottenerne uno autentico in cambio. Presto però perlomeno il rischio Bancomat o Postamat sarà eliminato: entrerà infatti in vigore a fine anno l’obbligo per tutte le banche e tutti gli uffici postali di attrezzarsi contro i falsi. Di dotarsi cioè, se ancora non è stato fatto, delle apparecchiature per riconoscere le banconote non autentiche o anche deteriorate. Lo dice la direttiva, o meglio il «Quadro di riferimento per l’identificazione dei falsi e la selezione dei biglietti non più idonei alla circolazione da parte delle banche e di tutte le categorie professionali che operano con il contante » approvato dalla Bce, la Banca centrale europea, già nel dicembre del 2004. La scadenza, prevista per tutti i paesi dell’euro entro il 2007, è stata però prolungata entro fine 2009 per la Francia ed entro la fine del 2010 per l’Italia con Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo. Nel frattempo sarà bene stare attenti, anche se Bankitalia ha invitato le banche ad utilizzare per i Bancomat banconote nuove.
Ma quali sono i biglietti più a rischio di contraffazione? Da due anni ormai, a livello generale, la star dei falsari è il biglietto da 20 euro che ha sbalzato dal primo posto quello da 50 euro. Nel 2009 i 20 euro falsi recuperati sono stati 100.802, più del 62% del totale, mentre i biglietti da 50 e da 100 tolti dalla circolazione sono stati pari rispettivamente a 30.579 e 30.097. I tagli da 20, 50 e 100 euro rappresentano quindi da soli il 99% delle preferenze dei falsari in Italia, come nel resto di Eurolandia dove in totale sono stati riconosciute false 860 mila banconote (163.420 in Italia).
Il rapporto statistico del Ministero dell’Economia, relativo ai dati del primo semestre del 2009, entra ancora più nel dettaglio segnalando che Lecce è la provincia nella quale è stato rinvenuto il maggior numero di banconote false, seguita da Roma e Milano. E che fatti tutti i calcoli, considerato il numero della popolazione e il valore complessivo dei soldi taroccati, il fenomeno della falsificazione dell’euro costa ad ogni cittadino 6 centesimi di euro. Ed ancora, si riscontra una banconota o una moneta contraffatta ogni 632 persone.
Stefania Tamburello
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10/04/2010
«Grande class action contro le società delle carte di credito»
«Grande class action contro le società delle carte di credito»Revolving - Bloccata Coin-Fiditalia dopo le nuove Amex. Mossa dei consumatori: tassi usurai
MILANO — Una «poderosa » class action. Le associazioni dei consumatori affilano le armi contro le società che emettono carte revolving. E promettono, appunto, di ricorrere a un’azione legale di massa «poderosa», per dirla con Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef, associazione per la difesa degli utenti dei servizi bancari e finanziari. Anche il Codacons sta studiando la possibilità di una class action «a tutela di tutti gli utenti italiani vittime dei tassi usurari», gente che, dice il presidente dell’associazione Carlo Rienzi, «gioca la parte della preda da sbranare.
Certo è che la decisione della Banca D’Italia di bloccare l’emissione di tutte le carte American Express nel nostro Paese apre la strada alla possibilità di cause collettive per ottenere il risarcimento dei danni. Subiti in particolare dai possessori delle «revolving», le carte di credito al consumo che consentono di spendere e pagare poi il debito a rate. Con un dettaglio: interessi di mora a tassi da usura nel caso in cui non si rispetti la scadenza della rata mensile. Ed è proprio dalla rata non rispettata di un utente (un finanziere di Molfetta) che è scattato l’allarme, poi l’inchiesta della procura di Trani e ora il blocco di Bankitalia. Che l’Antitrust potrebbe estendere ora a tutte le altre carte dalle modalità di spesa simili alle revolving.
La stessa Bankitalia nei mesi scorsi ha deciso di sospendere (senza nessuna inchiesta penale sullo sfondo, com’è invece avvenuto nel caso America Express) sia l’emissione di carte Diners sia — ed è noto soltanto da ieri —la commercializzazione della carta di credito Coin-Fiditalia, denominata Coincard: una carta revolving con una linea di credito da 1.000 a 3.000 euro. Le irregolarità rilevate sul caso Coincard hanno generato multe per tutte e due le società: Coin 90 mila euro, a Fiditalia 130 mila. «Bene ha fatto Bankitalia con queste sospensioni ma adesso dovrebbe ampliare le indagini oltre la Puglia» chiede l’associazione Adiconsum che invita i consumatori, in caso di tassi usurari, a presentare ricorso all’arbitro bancario finanziario della Banca d’Italia. E poi c’è Federconsumatori. Che studia «eventuali azioni future» e invoca un intervento urgente dell’Antitrust: «Che prenda in esame tutte le società che emettono carte di credito e prenda i necessari provvedimenti contro chi fa pubblicità ingannevole e promuove offerte poco trasparenti». Federconsumatori vorrebbe anche che il governo riaprisse «i lavori della Commissione Pinza per promuovere la correttezza, la trasparenza e la legalità nel settore del credito al consumo ».
Difficile per il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà non sentire le pressioni del mondo dei consumatori. Sul suo tavolo arrivano da più parti richieste di intervento per bloccare questo o quel prodotto finanziario. Lui ricorda che sono già 15 le aziende condannate per irregolarità nell’erogazione di finanziamenti al consumo. «Dall’anno scorso — dice — abbiamo chiuso 7 istruttorie, per un totale di 3.150.000 euro di multe ». E plaude all’intervento di Bankitalia: a quelle sette pagine durissime contro American Express. Pagina due, per esempio. Si legge che in materia di usura, antiriciclaggio e trasparenza «i presidi organizzativi di controllo interno si sono rivelati del tutto inadeguati e non in grado di prevenire o rilevare il mancato rispetto delle norme». Poche righe prima c’è scritto che «nel complesso l’esercizio delle funzioni di supervisione strategica e di gestione è risultato carente». Per le revolving si parla di «assenza di procedure e controlli adeguati che ha determinato frequenti superi del tasso di soglia ». Ancora: «Sono emerse diffuse anomalie relative agli adempimenti in materia di pubblicità e di comunicazione ai clienti». A leggerle tutte in fila, quelle sette pagine sembrano una requisitoria.
Giusi Fasano
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09/04/2010
Bankitalia: stop all'emissione di carte di credito dell'American Express in Italia
Bankitalia: stop all'emissione di carte di credito dell'American Express in ItaliaA seguito dell'inchiesta di Trani, via Nazionale ha trovato numerose irregolarità. Bloccate anche le carte Diners, carenze per quanto riguarda l'antiriciclaggio e la normativa antiusura
MILANO - Stop all'emissione di carte di credito da parte dell'American Express Service Europe in Italia. A disporlo è stata la Banca d'Italia a seguito dei controlli effettuati sulla società di carte di credito innestati dall'indagine aperta dalla Procura di Trani, per la quale l'Adusbef si è costituita parte civile.
IRREGOLARITA' - La Banca d'Italia, in un documento consegnato alla Procura, lamenta irregolarità e carenze rispetto alla normativa di contrasto al riciclaggio e alla normativa contro l'usura. Così, nella nota, «impone in via cautelare e d'urgenza a codesta succursale italiana dell'American Express il divieto di intraprendere nuove operazioni con specifico riferimento all'emissione di carte di credito». Il divieto scatta 10 giorni dopo la ricezione del provvedimento che riporta la data del primo aprile e che dall'intestazione risulta consegnato a mano. Quindi a partire dal 12 aprile non verranno più emesse nuove carte di credito fino a un successivo provvedimento. La Banca d'Italia, in particolare, ha riscontrato la mancata verifica e registrazione della clientela da parte dell'intermediario finanziario, nonchè l'utilizzo di nominativi di comodo. Sotto il profilo della trasparenza è stata rilevata la mancata comunicazione del limite di disponibilità del credito.
AGGIORNAMENTO IN CORSO - American Express Italia «conferma di avere ricevuto un rapporto al termine di un'ispezione da parte della Banca d'Italia» e «sta quindi realizzando un aggiornamento dei propri sistemi informativi e procedure per aderire ancora più strettamente alla normativa applicabile ai prestatori di servizi di pagamento e agli intermediari finanziari in Italia». Lo afferma la stessa società, in una nota, dopo la decisione di Bankitalia. American Express Italia «sospenderà temporaneamente l'emissione di nuove carte a partire dal 12 aprile 2010 e riprenderà ad emettere le carte non appena tale aggiornamento sarà completato, come stabilito dalla Banca d'Italia». La società fa inoltre sapere che «ha già iniziato ad esaminare i contenuti del rapporto e sta cooperando pienamente con la Banca d'Italia con l'obiettivo di risolvere le questioni aperte». La sospensione, precisa nella nota, «non riguarda gli attuali clienti di American Express Italia, che possono continuare ad utilizzare le loro carte regolarmente».
CASO DINERS - Di recente la Banca d'Italia ha bloccato l'emissione di carte di credito anche da parte del Diners Club Italia: il provvedimento risale addirittura allo scorso settembre ma è emerso solo mercoledì dalla pubblicazione del bollettino di Vigilanza di via Nazionale. In una nota la Diners spiega che il blocco all'emissione delle carte disposto da Banca d'Italia per Diners nello scorso settembre «è legato ad una situazione che l'attuale proprietà di Diners Club Italia ha ereditato al momento dell'acquisizione e che è stata posta prontamente tra le priorità del nuovo management». Lo sostiene la società in una nota. «L'intervento della Banca d'Italia - prosegue il comunicato - riguarda la richiesta di adeguamento di alcuni sistemi informativi e procedure aziendali per ottemperare alla normativa vigente in materia di antiriciclaggio. Tale normativa impone procedure e sistemi informativi adeguati per una corretta registrazione delle anagrafiche dei Soci e di particolari transazioni compiute attraverso le carte stesse. Per rispondere a questa richiesta Diners Club Italia ha intrapreso fin dalla data dell'acquisizione tutte le misure e gli investimenti necessari. Si tratta quindi di un fatto tecnico che è ad oggi risolto attraverso una serie di interventi ormai positivamente conclusi, ai quali faranno seguito a breve gli opportuni passi verso Banca d'Italia al fine di poter dimostrare la completa adeguatezza dei nuovi sistemi e delle nuove procedure. Al tempo, Diners Club Italia ha immediatamente comunicato a tutti i partner commerciali, alle banche e alla propria rete distributiva nonchè ha pubblicato sul sito la temporanea sospensione della emissione delle carte. Diners Club Italia precisa inoltre che è completamente estranea a qualsiasi questione relativa a mancanza di trasparenza verso i propri Soci o di applicazione indebita di tassi di interesse (usura), per le quali non ha ricevuto alcuna segnalazione».
ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI - Intanto l'Adusbef ha inviato all'Antitrust una richiesta per sollecitare il blocco delle carte di credito emesse anche da tutte le altre società esercenti carte di credito. Lo annuncia il presidente dell'Adusbef Elio Lannutti. «Abbiamo chiesto di estendere questa misura cautelare dall'American Express - afferma Elio Lannutti - alle altre carte perchè c'è un pericolo serio e tangibile per i consumatori e utenti di tutte le altre carte di credito ai sensi del codice del consumo».
Redazione online
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09/02/2010
Il «rosso» costa anche 200 euro al mese
Il «rosso» costa anche 200 euro al mese
Dopo l’abolizione della commissione sul massimo scoperto la situazione non è migliorata. A tanto può arrivare la «spesa» per chi, senza fido, sfora di mille euro. E i tassi raggiungono quasi al 20%
MILANO - Vietato andare in rosso. Se non si ha un fido, costa salato: anche più di 200 euro al mese per uno sconfino di mille euro. Come dire: il 20%. Colpa dei tassi alle stelle, che arrivano al 20% (19,68% alla Cassa di Risparmio di Ravenna: cinque punti in più rispetto al fido); ma, soprattutto dei nuovi costi che hanno sostituito la commissione di massimo scoperto ( Cms), le cosiddette « commissioni di disponibilità fondi». Da quando, dopo le spinte dell’Antitrust e della Banca d’Italia, la commissione sul massimo scoperto è stata abolita, la situazione è paradossalmente peggiorata, come ha denunciato la stessa Authority guidata da Antonio Catricalà. In particolare per chi non ha il fido. Se, infatti, sui conti affidati è stato posto con il decreto Tremonti un tetto alle spese sostitutive, sui conti senza fido non ci sono regole.
La stangata
C’è anche chi fa pagare 10 euro al giorno di commissione (Banca Marche, per sconfini fra mille e 5 mila euro). Diversi istituti chiedono 5 euro al giorno, per un rosso sotto i mille euro. «Le banche stanno orientando il cliente a utilizzare i prodotti finanziari, come le carte di credito e i prestiti, invece che a sconfinare» dice Stefano Caselli, docente di Finanza in Bocconi. Con l’Università Bocconi abbiamo analizzato sette casi (vedi tabella), che comprendono le due maggiori banche (Unicredit con il conto Genius Club e Intesa Sanpaolo con Benefit) e cinque altri istituti ( Carige, Credem, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ravenna e Popolare dell’Emilia Romagna — gli ultimi tre segnalati da Adiconsum perché oggetto di reclami). Abbiamo quindi avanzato due ipotesi: sconfinamento di mille e 2 mila euro, per un giorno, sette giorni, un mese. I risultati sono clamorosi, soprattutto nei medi istituti dell’Italia centrale: Cariravenna, Bper, Banca Marche.
I record
Andare in rosso di mille euro per un mese, senza fido, con il conto ordinario della Popolare dell’Emilia Romagna guidata da Fabrizio Viola costa 203 euro, il record. Segue con 191 euro la Cassa di Risparmio di Ravenna presieduta da Antonio Patuelli. Terza in classifica, con 109 euro la Banca Marche di Massimo Bianconi. La stessa Cariravenna, che applica agli sconfini in assenza di fido addirittura due commissioni, una giornaliera di 5 euro e un’altra a forfait di 25 euro («recupero costi per procedura amministrativa»), chiede 30,54 euro a chi sfora di mille euro per un solo giorno; e 63,77 euro per una settimana. Intesa Sanpaolo e Unicredit, con le loro commissioni giornaliere di 2 euro, sono allineate su cifre minori, ma sempre significative: costa 70 euro nella prima e 71 nella seconda andare in rosso di mille euro per un mese. Vediamo ora il caso dei 2 mila euro. La maglia nera sullo scoperto per un mese spetta sempre alla Bper: per dare 2 mila euro, ne chiede 216. Sui sette giorni la palma è di Banca Marche: 75 euro. Chi chiede di più per lo sconfino di un solo giorno è invece ancora Cariravenna: 31 euro. A proposito di Cariravenna: quelli riportati sono i costi in vigore dal primo marzo prossimo. Sembra incredibile, ma oggi sono più alti, addirittura 25 euro al giorno. È il segnale di un processo di riduzione generale, dopo le segnalazioni dell’Antitrust? Forse. Anche Bper lascia intendere che diminuirà questi costi: «Trattandosi di commissioni di nuova introduzione — dice Pierpio Cerfogli, direttore commerciale — sono in corso le verifiche volte ad apportare, laddove ritenuto utile, miglioramenti alla struttura commerciale introdotta». In ogni caso, le associazioni dei consumatori si stanno muovendo. Il 18 gennaio Adiconsum, Adoc e Lega Consumatori hanno costituito l’Osservatorio sulla Commissione di massimo scoperto. «Abbiamo ricevuto un centinaio di segnalazioni», dice Fabio Picciolini, segretario di Adiconsum. Ed è attesa per aprile la pronuncia sull’ammissibilità del ricorso, a Torino, contro Intesa, nella class action avviata dal Codacons. Che rivela di avere ricevuto « 5 mila preadesioni alle class action sulle Cms, il nostro tema principale di questi giorni, insieme con i vaccini inutilizzati per la suina». Era il 20 dicembre quando l’Antitrust segnalò «nuove condizioni peggiorative sino a 15 volte per i clienti rispetto alla commissione di massimo scoperto». L’Associazione bancaria di Corrado Faissola rispose: «Prendiamo atto». E chiese un incontro. Da allora, nulla si è mosso.
Alessandra Puato
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29/12/2009
Banche: le nuove commissioni fino a15 volte più costose per i clienti
Banche: le nuove commissioni fino a15 volte più costose per i clienti
Hanno sostituito il «massimo scoperto». Lo afferma l'Antitrust in una segnalazione inviata al governo, al Parlamento e alla Banca d'Italia
ROMA - Peggio di prima. Le nuove commissioni bancarie che hanno sostituito la commissione di massimo scoperto si stanno rilevando più costose per i clienti. Lo afferma l'Antitrust in una segnalazione inviata al governo, al Parlamento e alla Banca d'Italia, al termine di un monitoraggio effettuato sulle condizioni alla clientela applicate da sette maggiori istituti bancari, valide anche per le banche dei rispettivi gruppi.
COSTI - Secondo l'analisi dell'Antitrust, per gli scoperti transitori di conto corrente si è verificato un innalzamento dei costi per i correntisti. In particolare per lo scoperto è emerso che, considerando importi e durate del "rosso" rappresentativi di un comportamento medio dei correntisti privi di fido, le nuove condizioni economiche si presentano in cinque casi peggiorative in una misura che varia da circa il doppio sino a quindici volte. In un sesto caso le condizioni sono risultate equivalenti a quelle vigenti con il precedente regime normativo, mentre solo in un caso sono più vantaggiose. Per i clienti che possono contare invece sul fido la situazione ha subito un sostanziale peggioramento rispetto alla semplice applicazione della commissione di massimo scoperto fino all'entrata in vigore della legge 102 del 3 agosto 2009, in base alla quale l`ammontare del corrispettivo omnicomprensivo per il servizio di messa a disposizione delle somme non può superare lo 0,50%, per trimestre dell`importo dell`affidamento, a pena di nullità del patto di remunerazione. La modifica, sottolinea l’Antitrust, ha così ridotto le precedenti aliquote trimestrali variabili dallo 0,90% al 1,50% trimestrale, oppure aliquote annue ricomprese tra il 3,60% e il 6%. Si trattava di aliquote che, secondo le verifiche effettuate dall`Autorità, risultavano sempre peggiorative della commissione di massimo scoperto quando gli utilizzi delle somme avvenivano entro il fido e più vantaggiose solo quando si verificava uno sconfinamento rispetto alla somma affidata, penalizzando così i comportamenti dei clienti virtuosi. Nei casi in cui il massimo utilizzo nel trimestre era pari al fido, gli importi addebitati a seguito dell`applicazione della commissione di massimo scoperto e dell`applicazione delle commissioni sostitutive invece coincidevano. Le nuove commissioni, evidenzia ancora l’Antitrust, avevano inoltre una struttura regressiva, risultando mediamente più penalizzanti per i clienti che avevano un fido minore. Con la legge dello scorso agosto invece le nuove commissioni sono diventate più vantaggiose, ma solo a partire da un ammontare di utilizzo del fido stesso superiore circa alla metà.
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01/02/2009
Banche: Codacons avvia azione legale
Banche: Codacons avvia azione legale
Addebiti illegittimi con commissioni su massimo scoperto

BARI -Il Codacons e l'associazione Comitas hanno avviato azione legale contro le banche chiedendo rimborsi per la commissione di massimo scoperto. Appellandosi a una sentenza della Cassazione (n.870/2006), il Codacons e il Coordinamento delle micro-piccole-medie imprese per la tutela e l'assistenza sostengono che per anni le banche hanno addebitato troppo spesso in modo illegittimo la commissione di massimo scoperto sui fidi concessi.
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15/12/2008
Crac Madoff, Unicredit esposta per 75 milioni di euro
Crac Madoff, Unicredit esposta per 75 milioni di euroAlcune Banche Italiane coinvolte, clienti Banco Popolare esposti per 60 milioni. Perdite colossali per altri istituti finanziari mondiali nella truffa americana da 50 miliardi di dollari
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| Bernard Madoff |
MILANO - Anche alcuni istituti di credito sono rimasti coinvolti dal crac della Madoff. Banco Popolare, per esempio, ha comunicato di avere «un'esposizione indiretta» sul fondo americano Madoff attraverso la sua controllata Aletti Gestielle Alternative. Il fallimento della Madoff comporterà per il Banco, si legge in una nota, una perdita massima sul patrimonio di 8 milioni di euro mentre quella sui fondi distribuiti alla clientela istituzionale e private «ammonta a circa 60 milioni di euro». Il titolo del Banco Popolare alle 14 perde il 4,8% a Piazza Affari.
UNICREDIT - Oltre al Banco Popolare anche Unicredit ha comunicato di avere un'esposizione per circa 75 milioni di euro nei confronti di Bernard L. Madoff, autore di una colossale truffa finanziaria pari a 50 miliardi di dollari. In Borsa in avvio di seduta il titolo Unicredit era in rialzo dell'uno per centro, ma all'inizio del pomeriggio perdeva il 2,2%. Relativamente alla sua divisione Pioneer Investments, Unicredit conferma inoltre che alcuni fondi della sua unità dedicata agli investimenti alternativi sono risultati esposti a Madoff indirettamente tramite feeder funds. Questi ultimi non sono tuttavia presenti in alcun portafoglio dei fondi di fondi hedge di diritto italiano. L’esposizione dei clienti italiani è pertanto pari a zero. Sabato il Financial Times ha scritto che due fondi Pioneer avevano investito con Madoff «sostanzialmente tutti» gli 835 milioni di dollari che gestivano.
CRAC - Ma il crac Madoff vede coinvolte per cifre ben superiori altre banche europee, americane e giapponesi secondo fonti ufficiali e di stampa: la francese Natixis, filiale della Cassa di risparmio e della Banca popolare potrebbe perdere 450 milioni di euro; il gruppo Bnp Paribas ha annunciato che potrebbe accusare perdite pari a 350 milioni di euro; Santander, prima banca spagnola e seconda banca europea per capitalizzazione, aveva rivelato domenica che i clienti del suo fondo Optimal sono esposti per 2,33 miliardi di euro; la Royal Bank of Scotland (ora nazionalizzata) potrebbe perdere 400 milioni di sterline, pari a circa 460 milioni di euro; il gestore di fondi alternativi Man Investments è esposto per 360 milioni di dollari; la banca Société Générale perderà meno di 10 milioni di euro; la società finanziaria giapponese Nomura ha annunciato di essere esposta per 302 milioni di dollari; la banca privata svizzera Reichmuth ha dichiarato di essere esposta per 325 milioni di euro; secondo la stampa spagnola, Bbva, il secondo gruppo bancario del Paese, sarebbe esposto per diverse centinaia di milioni di euro; il colosso britannico Hsbc perderebbe fino a 1,5 miliardi di euro; Ascot Partners 1,8 miliardi di euro; Access International Advisors 1,4 miliardi di euro; la banca privata svizzera Benbassat 935 milioni di euro; l'Unione bancaria privata svizzera 850 milioni di euro; Maxam Capital Management 280 milioni di euro; il gruppo Eim 230 milioni di euro; Benedict Hentsch 47 milioni di euro pari al 5% del capitale; il 10% del capitale della britannica Bramdean Alternatives; tra gli altri soggetti esposti verso risultano gli hedge fund Fairfield Sentry per 7,3 miliardi e Kingate Global Fund per 2,8 miliardi.
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TRUFFA COLOSSALE - Secondo gli inquirenti la frode sarebbe stata perpetrata attraverso un hedge fund gestito sempre da Madoff, attualmente consulente di investimento a Wall Street. Se le accuse nei suoi confronti verranno accertate, si tratterebbe di una delle più grandi truffe finanziarie della storia. Madoff rischia fino a 20 anni di carcere e 5 milioni di dollari di multa.
16:04 Scritto in BANCHE | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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