11/10/2011
Nave incagliata sulla barriera corallina. Onda nera « una catastrofe ecologica»
Nave incagliata sulla barriera corallina. Onda nera « una catastrofe ecologica»NUOVA ZELANDA. Minaccia di morte per pinguini blu, uccelli e pesci. Arrivati a Tauringa 250 scienziati da tutto il mondo.
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13/03/2011
La tragedia di Miyagi: «Diecimila morti»
La tragedia di Miyagi: «Diecimila morti»IL PAPA: «PREGO PER LE VITTIME». A FUKUSHIMA RISCHIO DI ESPLOSIONE NEL REATTORE NUMERO TRE. Il bilancio ufficiale: 3.000 tra vittime e dispersi. Il premier: «E' il momento peggiore dal dopoguerra»
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12/03/2011
Giappone: nuove scosse, cala l'allarme tsunami Salgono a 1.400 i morti, oltre 10mila i dispersi
Giappone: nuove scosse, cala l'allarme tsunami Salgono a 1.400 i morti, oltre 10mila i dispersiSale anche il bilancio delle vittime del terremoto e dello tsunami che ha colpito ha colpito ieri il Giappone. Il bilancio finale potrebbe essere di almeno 1.700 vittime. Solo nella prefettura di Miyagi, la più colpita dallo tsunami, mancano 9.500 persone. L'Agenzia meteorologica giapponese abbassa l'allarme tsunami.
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Giappone, già più di mille le vittime E le stime dei dispersi sono disastrose
Giappone, già più di mille le vittime E le stime dei dispersi sono disastroseIl «DAY AFTER» - continuano le scosse di magnitudo tra 5 e 6. Nella prefettura di Miyagi circa 9500 persone, metà della popolazione di una cittadina, mancano all'appello . Danneggiata una seconda centrale, rischio black out
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11/03/2011
Giappone, terremoto e tsunami. Più di 300 cadaveri sulla spiaggia. L'asse terrestre si è spostato di 10 cm
Giappone, terremoto e tsunami. Più di 300 cadaveri sulla spiaggia. L'asse terrestre si è spostato di 10 cmUn terremoto di magnitudo 8.9 ha colpito la costa nordorientale. Un'onda anomala ha ucciso più di 200 persone nella città di Sendai. Paura a Tokyo, mentre nel porto scoppiavano incendi. Vittime e feriti. Allarme in tutto l'Oceano Pacifico. Italiano a Tokyo: «Sembrava di stare su una nave in mare aperto». Il corrispondente dell'Ansa: «Un'esperienza allucinante». È il risultato di studi effettuati dall'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Il sisma in Giappone ha avuto anche un impatto maggiore del terremoto di Sumatra del 2004
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04/10/2009
«Non costruite sotto quel monte» Tredici anni di denunce inutili
«Non costruite sotto quel monte» Tredici anni di denunce inutili
L'inchiesta. La relazione dei vigili: reti, case e un campo di calcio nell'alveo del fiume
| Soccorritori al lavoro durante le ricerche di superstiti tra fango e detriti a Giampilieri (Ansa) |
MESSINA — «L'evento meteorologico è soltanto l’ultima fase di un percorso partito da lontano che ha trasformato zone ad alto rischio come la valle di Giampilieri e l'antistante bacino idrogeologico di Scaletta Zanclea in aree di grande espansione edilizia». Questa frase, che potrebbe essere usata in epigrafe alla tragedia della scorsa notte, è vecchia di 13 anni. Non è stata scritta da un militante ecologista, per quanto siano decine le denunce di Legambiente che prefiguravano rischi «per animali al pascolo e si ritiene anche per la popolazione», e neppure da un geologo di chiara fama. L'ha scritta nell'ottobre del 1999 un ispettore dei Vigili urbani, coordinatore del reparto operativo mobile di Messina, al termine di un lavoro di controllo sul territorio durato tre anni. In città c’era ancora paura per la tragedia sfiorata del 1996, 92 millimetri di pioggia che avevano fatto esondare 8 delle 35 fiumare che innervano il territorio comunale. All’Ispettorato Forestale era stata ordinata un’indagine «sul presunto dissesto idrogeologico», così recitava il bando. Il rapporto finale si concludeva con una eloquente riflessione. «Costruire a ridosso di una montagna — scriveva il tecnico incaricato della relazione — è sempre sconsigliato, ma nel caso di Giampilieri, dove i boschi non sono più integri e in alcun modo possono ostacolare il piano di scorrimento di una eventuale frana, è da considerarsi assolutamente rischioso. Le precipitazioni del 1996 vanno considerate come avvisaglie molto significative: se la pioggia fosse durata di più, cosa sarebbe accaduto?».
Ai Vigili urbani era invece toccato l’esame dello stato dei torrenti. Anche qui, come abbiamo visto, le conclusioni finali hanno un retrogusto profetico. Ma la scheda dello screening operato sul torrente Giampilieri «e zona attigua» è ancora più eloquente. «La situazione appare non migliorata rispetto al passato. Sul corso d’acqua affiorano numerose carcasse d’auto. All’altezza di Giampilieri superiore si rilevano svariati manufatti di natura abusiva; una zona di 200 metri di terreno è recintata abusivamente con reti metalliche e adibita a coltivazione. E c’è persino un campo di calcio in terra battuta nell’alveo sotto il ponte, oltre a un campo di calcetto con base in cemento sempre posto nell’alveo del corso d’acqua ».
Da allora nulla è cambiato, nulla è stato fatto. Le due relazioni, coraggiose visto che si trattava del lavoro di dipendenti comunali, sono rimaste lettera morta. Il Piano regolatore di Messina varato nel 1998 prevedeva per le frazioni nelle valli dell’estremo sud messinese un aumento di cubature pari al 12 per cento dell’esistente. Nel 2002 il Wwf denuncia «il venir meno della vegetazione boschiva nell’area di Giampilieri superiore, soprattutto per via di incendi». Un dato che si incrocia «con un sempre maggiore carico urbanistico dell’area» e potrebbe avere quindi «serie conseguenze» per il territorio «e coloro che lo abitano». All’inizio del 2006 l’indagine congiunta di Legambiente e Protezione civile sul pericolo idrogeologico in Sicilia assegnava a Messina la percentuale di rischio più alta, 86 per cento, ma soprattutto definiva le sue fiumare «uno degli elementi più fragili del territorio nazionale». Siccome c’erano anche i voti, da 1 a 10, il Comune di Messina vinceva la maglia nera tra i grandi comuni con un bel 2 in pagella, «non avendo messo in campo praticamente nessuna azione nella mitigazione del rischio idrogeologico».
Nello stesso anno, dopo una trentennale latitanza, vede finalmente la luce il P.A.I., acronimo di Piano di Assetto Idrogeologico, varato dalla Regione Sicilia. Ne era stata pubblicata una prima versione nel 2000, poi ritirata nel 2004 a causa dei comuni che cercarono in ogni modo di dichiararsi malati, convinti che sarebbero arrivati soldi per affrontare l’emergenza. Quando scoprirono che l’inserimento nella classifica dei dissesti non portava il denaro sperato ma aumentava i vincoli edilizi, ci fu la corsa a minimizzare ogni problema sul territorio per cancellarsi dalla lista, falsandola in modo definitivo.
L’indagine datata 2006 sulla zona compresa nei comuni di Messina e Scaletta Zanclea sottolinea «l’uso improprio» delle fiumare. «Con il passare del tempo e con la continua espansione edilizia gli alvei sono stati trasformati in strade urbane e gli argini sono stati occupati con la costruzione di edifici». Nell’elenco dei dissesti con relativo livello di pericolosità e rischio sono compresi tutti e quattro i paesi colpiti dall’alluvione. Giampilieri superiore ricade nella tipologia 1, ovvero rischio di crollo e/o ribaltamento. Il suo territorio è definito «attivo», sottoposto continuamente a modificazioni, la pericolosità presente nell’area è di terzo grado, vale a dire «elevata». Quella di Altolia, l’unica frazione ancora non raggiunta dai soccorsi, è addirittura «molto elevata » a causa di «frequenti e numerosi dissesti dovuti a processi erosivi intensi », gli stessi dei quali soffre Molino, la frazione gemella. La situazione di Scaletta Zanclea viene definita «critica nel suo aspetto generale» e in effetti l’elenco dei dissesti presenti nel Comune rappresenta un Bignami del rischio idrogeologico. Deformazione superficiale lenta e in costante progressione, area a franosità diffusa, sprofondamento, processi erosivi intensi, rischi di crollo e ribaltamento.
Dal 1996 ad oggi risulta un solo intervento, di natura «contenitiva». Dopo l’alluvione del 2007, prova generale della tragedia di oggi, erano stati stanziati 45mila euro per un terrazzamento anti- frana a Giampilieri. Gli abitanti, che avevano fondato un comitato, avevano protestato sostenendo che si trattava di un solo cerotto messo su un corpo segnato da decine di fronti franosi. Chiedevano che cominciassero i lavori deliberati dalla Protezione civile regionale di Messina per la messa in sicurezza del villaggio, un progetto da 700mila euro rimandato più volte. Sarebbero dovuti iniziare lunedì prossimo, questo almeno era stato l’ultimo annuncio dopo una lunga serie di rinvii. Per quasi un anno, la piccola associazione di cittadini si è riunita una volta alla settimana. L’appuntamento era al campo da calcio in terra battuta costruito nell’alveo della fiumara, lo stesso che 12 anni prima era stato etichettato dai Vigili come «irregolare e pericoloso». Adesso non c’è più. È sepolto anche lui sotto il muro di fango nero.
Marco Imarisio
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La strage di messina. Per l'Italia sicura servono 25 miliardi
La strage di messina. Per l'Italia sicura servono 25 miliardi
I calcoli di Bertolaso. Oggi arriva Berlusconi. Salva una signora prigioniera in casa per 24 ore
| Un gruppo di persone attende l'esito delle ricerche dei loro parenti vittime della frana che ha colpito Giampileri (Ansa) |
SCALETTA ZANCLEA (Messina) — Via dalle case, via dai paesi, lontani da quella montagna minacciosa che potrebbe vomitare altro fango. Tre giorni dopo la tragedia l'ordine è di evacuare tutte le zone a rischio ma c’è chi non ne vuol sentire. Soprattutto gli anziani e i residenti delle piccole frazioni arroccate sulla montagna, come Briga, Scaletta Superiore e Guidomandri, dove solo ieri sono arrivati i primi soccorsi. Ma fanno resistenza anche a Scaletta Zanclea e Giampilieri, i due centri maggiormente colpiti. E a nulla valgono gli appelli di sindaci, forze dell’ordine e del parroco che grida al megafono: «Per il vostro bene dovete andare via da qui».
C’è chi preferisce restare intrappolato ai piani alti pur di non lasciare le abitazioni mentre ruspe e camion fanno avanti e indietro per liberare il groviglio di fango, massi e lamiere accartocciate che hanno creato un gigantesco tappo lungo la statale 114 (mentre ieri sera è stata riaperta l’autostrada Catania- Messina). In prossimità delle case si scava a mani nude perché si ha certezza di trovare ancora altri morti. Ieri a Giampilieri hanno tirato fuori il cadavere di una donna e si teme che sotto il fango ci siano anche i suoi due figli più un terzo bambino. Altri cadaveri sono stati recuperati a Scaletta e nel mare di Alì. La conta ufficiale ha toccato quota 22. Ai quali vanno aggiunti 35, forse addirittura 40 dispersi, anche se tutti sanno che non c’è alcuna speranza. Nei pressi del palazzone che si è accartocciato a Scaletta mancano all’appello almeno due coppie di anziani. Ma potrebbero esserci altre vittime nelle auto ancora sepolte dal fango. Di sera questa zona e una parte di Giampilieri diventano dei quartieri fantasma dove cominciano a circolare anche gli sciacalli. A tre giorni dalla tragedia i soccorritori si sono resi conto che non è facile operare tra torrenti di fango e strade dissestate; lo stesso Bertolaso ammette, «la situazione è complessa e delicata ma comunque sotto controllo ». E nonostante i tanti uomini e mezzi inviati (ieri a tarda sera c’è stato qualche momento di tensione perché l’intervento di una ruspa ha creato un smottamento sopra Giampilieri) restano isolate le frazioni di Molino ed Atolia: anziani e malati possono essere trasferiti solo in elicottero. Come quello che ha salvato un’anziana, intrappolata nel fango della sua casa a Giampilieri. Ma ci sono famiglie ancora senza luce, gas e collegamenti telefonici che hanno ricevuto solo acqua e generi di primo conforto. Nei paesi a valle la protezione civile invece gira per le vie del centro distribuendo latte e pasti caldi, mentre c’è chi fa la fila alle autobotti. Gli sfollati sono 435, quasi tutti in alberghi della zona. Lunedì le scuole non riapriranno ma è probabile che la chiusura venga prorogata, almeno fino a quando le strade non saranno state liberate dal fango. In questo scenario di devastazione e forti disagi oggi arriverà il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, in un primo momento atteso per ieri.
È molto probabile che toccherà il tema degli interventi e delle risorse per mettere in sicurezza questa ed altre zone del paese a rischio idrogeologico. Da parte sua il capo della protezione civile Bertolaso stima che per intervenire su tutte le aree a rischio in Italia servono non meno di 25 miliardi di euro. Il premier dovrebbe fare solo un sopralluogo in elicottero ma, a sorpresa, potrebbe anche decidere di sentire la voce degli sfollati, le loro storie di disperazione. A Giampilieri la mamma di Leo e Cristian, 21 e 23 anni, se ne sta ancora rannicchiata con gli occhi puntati sui cumuli di fango che hanno strappato il sorriso ai suoi due figli (uno dei due corpi è stato recuperato nella notte). Mentre la cugina di Simone Neri non smette di raccontare a tutti che «lui sì che è un eroe. Ha tirato fuori dal fango 8 persone. Ha fatto avanti e indietro fino allo sfinimento. Ma alla fine non ce l’ha fatta».
Alfio Sciacca
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29/09/2009
Terremoto nel Pacifico, tsunami provoca alcune vittime
Terremoto nel Pacifico, tsunami provoca alcune vittime
È la scossa più forte al mondo negli ultimi due anni. Sisma di 8 gradi Richter. Le più colpite sono le Samoa americane e le Samoa. Allarme da Australia ad Hawaii
MILANO - Uno tsunami generato da un terremoto di 8 gradi della scala Richter ha provocato alcune vittime nelle isole Samoa americane. Ancora incerto il numero dei morti. Il sisma è avvenuto alle 19,48 ora italiana (le 6,48 di mercoledì 30 settembre ora locale) nell'oceano Pacifico a circa 200 km a sud-ovest delle isole Samoa. Il centro del sisma è stato posizionato a 18 km di profondità. Si tratta del sisma più forte al mondo dal 12 settembre 2007, quando avvenne un terremoto di 8,5 Richter a sud-ovest di Sumatra, in Indonesia.
TSUNAMI - Vista l'intensità del terremoto, è stata subito diramata un'allerta tsunami in buona parte del Pacifico. Il centro tsunami delle Hawaii ha ipotizzato un'altezza massima di 3 metri dell'onda, distruttiva sulle coste più vicine all'epicentro. Secondo le prime testimonianze che giungono dal Pacifico, l’acqua ha invaso la costa di Pago Pago per circa 100 metri e nel riflusso molte auto sono state risucchiate. Un neozelandese ha detto alla radio che il villaggio di Sau Sau Beach Fale è stato spazzato via. Lo tsunami è arrivato a Pago Pago (Samoa americane) alle 19,59 dove si è registata un'onda di 1,57 metri, e ad Apia, capitale di Samoa, alle 20,10. Ad Apia dopo l'allarme la gente è uscita dalle case per portarsi nelle zone più elevate dell'isola, dove ci sono state anche alcune frane. L'allarme tsunami è stato esteso fino alla costa est australiana (a Sydney l'arrivo dell'eventuale onda è previsto alle 2,38 italiane), in Nuova Zelanda, in Papua-Nuova Guinea e alle Hawaii. Circa 20 minuti dopo la prima scossa, è stato registrato un altro terremoto di 5,6 gradi.


20/08/2009
Disastri in diretta
Disastri in diretta
L'aereo invisibile americano si schianta al decollo
NEW YORK - Il B2, detto anche Batman o pipistrello dalla sua conformazione, è ritenuto un miracolo della tecnologia americana. E un veicolo "stealth", cioè invisibile ai radar; vola radente al terreno seguendone la conformazione, come un missile Cruise; usare un computer infallibile negli scontri a fuoco. Il costo di ogni Spirit è pari a 2,2 miliardi di dollari al pezzo. Ma qualche volta qualcosa non va per il verso giusto. Come in questo caso: probabilmente per colpa di una gelata notturna, il computer di bordo va in tilt, e al momento del decollo l'areo va al suolo. I due piloti si salvano sganciandosi in tempo.
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06/04/2009
Dove rivolgersi per offrire aiuto, sangue o cibo
Dove rivolgersi per offrire aiuto, sangue o cibo
Per chi volesse dare aiuto o ricevere informazioni per offrire aiuti
ROMA - Appello dei Centri di servizio per il volontariato (Csv) di Pescara a tutti i volontari di Pescara e provincia, a contribuire nei limiti delle loro possibilità ad aiutare le popolazioni colpite dal terremoto. Le associazioni di volontariato o i singoli volontari interessati a mettersi a disposizione per l'emergenza terremoto che ha colpito l'Abruzzo possono contattare il Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara, sul sito stesso oppure telefonando allo 085 2057631.
Chiunque fosse invece interessato a donare sangue, può farlo recandosi o presso il Centro Trasfusionale dell'ospedale Santo Spirito di Pescara, via Fonte Romana n. 8 (ingresso pronto soccorso), o presso il centro raccolta sangue Avis Pescara, corso Vittorio Emanuele II n.10.
Chiunque voglia donare del cibo per le popolazioni colpite, infine, può portare i generi di prima necessità presso il Banco Alimentare dell'Abruzzo, in via Celestino V: il Banco Alimentare, mediante la sua rete di enti e associazioni convenzionati nell'Aquilano, ha già iniziato ad inviare i prodotti nelle zone colpite dal terremoto.
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