25/10/2010

Famiglia, in crescita i tradimenti tra coniugi

Famiglia, in crescita i tradimenti tra coniugi

Si è elevata di molto l'età dei fedifraghi: la media tra uomini e donne è di 44 anni. I più inclini in assoluto sono i maschi cinquantenni. Ma nel 50% dei casi le "corna" sono tollerate. Lo rivela uno studio dell'Associazione avvocati matrimonialisti

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14/06/2010

Obbligo di restare a casa per i neopapà

Obbligo di restare a casa per i neopapà

L’esame del testo è iniziato alla Camera. Quattro giorni di congedo a stipendio pieno: sulla legge convergono Pdl e Pd. L'Italia segue l'esempio dell'Europa

 

 

Nel 2007 David Miliband, ministro degli Esteri di Brown, ha adottato il suo secondo bambino chiedendo il congedo parentale
Nel 2007 David Miliband, ministro degli Esteri di Brown, ha adottato il suo secondo bambino chiedendo il congedo parentale

ROMA - Niente giorni di ferie, anche perché il riposo non c’entra proprio. Niente permesso premio, visto che non sempre il capoufficio ha il cuore tenero. E niente fuga in pausa pranzo, con itinerario ufficio-ospedale-ufficio a tempo di record. Come nella maggior parte dei Paesi europei, anche i neopapà d’Italia potrebbero presto rinunciare ad affanni e sotterfugi pur di godersi in santa pace le prime ore dell’erede. «Congedo di paternità obbligatorio » si legge sulla prima pagina dei disegni di legge che la Camera ha cominciato a discutere mercoledì scorso. Se arriveranno al traguardo finale, i papà non avrebbero più scelta: subito dopo la nascita del bambino dovrebbero prendere quattro giorni di congedo. Non una possibilità, come già oggi consentito dalla legge sul congedo parentale. Ma un obbligo, come quello che impone alla mamma di non lavorare per i cinque mesi a cavallo del parto. Il tutto senza perdere un euro di stipendio: quei quattro giorni sarebbero a carico delle aziende per i lavoratori dipendenti e del sistema previdenziale per gli autonomi.

I papà come le mamme, o quasi. Per capire fin dall’inizio che la cura del bimbo non è una cosa da donne, ma un compito della famiglia, una croce e una delizia che mamma e papà devono condividere. Un libro dei sogni, tanto più adesso in tempo di crisi e di manovra? Non è detto. Le proposte di legge all’esame della commissione Lavoro di Montecitorio sono due, molto simili. Per prima è arrivata quella del Pd, scritta da Alessia Mosca e firmata da 25 deputati. Poi è stata depositata quella del Pdl, autore Barbara Saltamartini, sottoscritta da 36 colleghi. «L’Europa ci impone di portare a 65 anni l’età pensionabile per le donne - spiega Mosca, la firmataria della proposta Pd - ma è opportuno riequilibrare anche un altro pezzo della vita, e cioè la cura dei figli che non può essere a carico solo delle mamme». Quei quattro giorni, dunque, avrebbero un valore simbolico. E sarebbero il primo passo di un lunghissimo percorso. «Il vero obiettivo - spiega Saltamartini, autrice del testo Pdl - è passare dalle pari opportunità alle pari responsabilità. E quindi pensare non alla tutela delle donne, ma ad un sistema che consenta alla famiglia di organizzarsi».

C’è un esempio positivo. Il Portogallo ha introdotto il congedo obbligatorio per i papà nel 2002. Prima aveva solo quello facoltativo, ma non lo chiedeva nessuno, meno del 2% dei papà. Adesso sono arrivati al 22%. «Questo vuol dire che l’obbligo di restare a casa - spiega Mosca - può insegnare che prendersi cura dei bambini è bello. Può rompere un tabù, avviare una rivoluzione ». Forse anche in Italia dove, in attesa del congedo obbligatorio, quello facoltativo è una rarità: lo chiede meno del 4% dei padri. Obbligo di stare con i figli, dunque, per imparare a voler stare con i figli. È vero che alcune aziende già lo fanno per scelta, come nelle esperienze di Intesa San Paolo e Nestlé. Ma tutte le imprese accetterebbero un costo in più come questo? «Quattro giorni per lavoratore con un tasso di natalità dell’1,24% - dice Saltamartini - sono davvero poco cosa. E poi vogliamo aiutare le famiglie a fare figli e le donne a rimanere nel mondo del lavoro. Anche questo è sviluppo».

 

 

Lorenzo Salvia

26/11/2008

Il 9% delle famiglie italiane finisce i soldi a seconda settimana del mese

Il 9% delle famiglie italiane finisce i soldi a seconda settimana del mese

Il 26% alla terza. Per un quarto degli intervistati la crisi durerà due anni. L'82% ha ridotto le spese

 

 

 

(Ansa)
 
ROMA - Soldi finiti dopo due settimane per 2,2 milioni di famiglie italiane (il 9%), dopo tre per altre 6,3 milioni (26%). Sono quindi ben il 35% (oltre una su tre) le famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese con il reddito disponibile. Sono i dati che emergono da un sondaggio effettuato dalla Swg per conto della Confesercenti.

DURATA - Per 8,3 milioni di famiglia (34%) la fase recessiva durerà da un minimo di un anno fino a due anni. Per altri 6 milioni invece (26%) potrebbe superare anche la soglia dei due anni. C'è poi un 12% che ritiene la crisi un problema di 6-12 mesi, mentre i più ottimisti (9%) la giudicano superabile entro i sei mesi (il 19% non risponde). Ma il 58% degli intervistati teme che la situazione economica peggiori nei prossimi dodici mesi. Rispetto al 2007 raddoppia (dal 16 al 32%) la percentuale di chi guarda con maggiore preoccupazione alla situazione della sua famiglia.

RIDUZIONE SPESE - Se nel 2007 erano più di due terzi gli italiani che affermavano di aver ridotto le spese, nel 2008 la percentuale sale all'82%. In testa alle rinunce abbigliamento e calzature con un taglio rispetto al 2007 di quattro punti (dal 48% al 52%). Costanti i risparmi per beni domestici e alimentari.

GIUDIZI - Il 74% del campione giudica poco o per niente adeguati gli interventi del governo per fronteggiare la crisi, mentre il 22% esprime giudizi positivi. Solo il 2% promuove a pieni voti l'esecutivo. Il 76% degli intervistati non giudica positivamente il comportamento dell'opposizione nella crisi, il 18% invece ritiene che è stato corretto.

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24/11/2008

Bonus figli e social card da 40 euro al mese: ecco il pacchetto anti-crisi

Bonus figli e social card da 40 euro al mese: ecco il pacchetto anti-crisi

Il decreto al varo venerdi'. CGIL: «piano generico. confermato sciopero del 12/12». Sul tavolo anche ipotesi di un intervento sui mutui e del blocco delle tariffe. Berlusconi: «Accettiamo i consigli di tutti»

 

 

Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti (Lapresse)
Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti 
ROMA - Il pacchetto anti-crisi messo a punto dal governo conterrà un bonus per i pensionati e per i figli a carico, oltre alla «social card» già prevista dalla manovra. Lo ha annunciato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti durante l'incontro a Palazzo Chigi tra governo-parti sociali sul piano anti-crisi. «Il decreto legge con le misure anti-crisi sarà varato venerdì prossimo» dopo la diffusione del documento europeo, ha anche aggiunto Tremonti. «Molto dipenderà dalla collaborazione di tutti. Siamo pronti a accettare «i consigli di tutti», ha detto il premier Silvio Berlusconi aprendo l'incontro.

MUTUI E TARIFFE - Sul tavolo, stando a quanto riferito da Tremonti, ci sono anche le ipotesi di un intervento legislativo sui mutui e di un blocco delle tariffe. «Stiamo lavorando sui mutui per arrivare ad una rata fissa attraverso un intervento legislativo» ha spiegato il ministro a Palazzo Chigi. E sono in arrivo per l'inizio dell'anno anche interventi di blocco delle tariffe autostradali e ferroviarie oltre che delle bollette di luce e gas.

 

SIlvio Berlusconi (Lapresse)
SIlvio Berlusconi
EPIFANI: «SCIOPERO CONFERMATO» - Cifre il ministro dell'Economia non ne ha fatte, si aspetta che mercoledì l'Europa presenti il piano anti crisi da 130 miliardi con le linee guida di azione per i governi nazionali. Ma una cosa Tremonti l'ha detta: «Il problema dell'Italia resta il debito». I sindacati convocati a Palazzo Chigi hanno preferito non dare giudizi sul piano: «Prima vogliamo conoscere i numeri» hanno spiegato. Meno cauto il leeader della Cgil Epifani che ha apostrofato come «generica e insufficiente» l'esposizione delle misure anti-crisi illustrate, invitando il premier Berlusconi a «dare segnali di speranza ma senza esagerare». Lo sciopero generale «allo stato» si farà ha inoltre aggiunto il leader di corso Italia confermando la mobilitazione prevista per il 12 dicembre prossimo.

TREDICESIMA E STRAORDINARI - La Cgil ha chiesto anche al governo che gli interventi siano nella tredicesima. Epifani chiede anche di non prorogare la detassazione degli straordinari e di sospendere per due anni la legge Bossi-Fini. «Intervenire sulla tredicesima è la scelta più semplice ed immediata» ha suggerito il segretario generale della Cisl. E Confindustria, come Cgil e Cisl, ha chiesto all'esecutivo di soprassedere per il momento sulla detassazione degli straordinari. «Abbiamo chiesto al governo - ha spiegato il presidente, Emma Marcegaglia, - di concentrarsi sui premi, portando da 30 a 35.000 euro il tetto di reddito dei lavoratori interessati». «Non abbiamo escluso - ha aggiunto Marcegaglia - gli straordinari ma che ci sia un maggiore focus sui premi e sulla decontribuzione. È su questo c'è anche l'accordo con il sindacato».

LIBERALIZZAZIONE DEI SALDI - Durante l'incontro a Palazzo Chigi, il premier Berlusconi avrebbe anche sondato il terreno e la disponibilità delle parti circa l'ipotesi di liberalizzare i saldi in modo da stimolare i consumi. «Potrebbe servire una liberalizzazione dei saldi?», avrebbe chiesto il Cavaliere rivolgendosi al rappresentante di Confesercenti Marco Venturi.

SOCIAL CARD - Tornando al pacchetto anti-crisi, va specificato che la carta prepagata per gli acquisti di prodotti alimentari partirà a dicembre e avrà un valore di 120 euro mensili. La «social card» è una sorta di tessera bancomat che il ministro Tremonti ha mostrato a quanti hanno preso parte alla riunione a Palazzo Chigi. In mattinata si sarebbero svolti alcuni incontri tecnici tra rappresentati del governo e delle associazioni del commercio e della grande distribuzione nel corso dei quali sono stati forniti alcuni dettagli sulla social card. Secondo quanto si è appreso, la carta prepagata per gli acquisti sarà alimentata ogni due mesi con 80 euro, 40 mensili, mentre a dicembre riceverà le risorse di tre mesi, cioè 120 euro. A poterne beneficiare sarebbero le famiglie con un reddito pari a 6.000 euro per componente familiare. La procedura prevede che partano le lettere per i destinatari. Sarebbe poi in corso una trattativa tra governo e categorie del commercio per firmare una convenzione che alle risorse messe dall'esecutivo aggiunga anche degli sconti ad hoc garantiti dalle imprese. Le associazioni avrebbero per ora garantito uno sconto del 5% sugli acquisti effettuati con la social card, ma il confronto non è finito e non è escluso che la percentuale possa variare.

PIÙ RISORSE PER CIG - Un accenno da parte di Tremonti anche ai fondi per gli ammortizzatori sociali, che sono già stati incrementati dal parlamento e che verranno ulteriormente integrati: l'ipotesi che si sta valutando, ha spiegato il ministro, è se si possono utilizzare le risorse del Fondo Sociale Europeo.

 

Sacconi: «Aiuti cash alle famiglie»

Sacconi: «Aiuti cash alle famiglie»

Le misure anticrisi del governo. Il premier: spazio ai consumi, 16 miliardi subito per le infrastrutture. Cgil: 400 mila precari a rischio

 

 

ROMA — Il governo è pronto a varare il pacchetto anti-crisi con le misure per garantire il credito all'economia, gli investimenti nelle infrastrutture, gli aiuti per le imprese e le famiglie più povere da distribuire in «denaro », che oggi sarà presentato alle parti sociali ed approvato in settimana. Un pacchetto che potrebbe fare fronte anche all'allarme lanciato dalla Cgil ieri sulla possibilità che 400 mila precari restino senza lavoro entro l'anno.

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, tuttavia, è convinto che il vero fattore determinante per l'esito della crisi sarà l'atteggiamento dei consumatori. E attacca l'opposizione e la tv che diffondono pessimismo. «Sono i consumatori gli arbitri della situazione. Abbiamo visto che con la crisi per le banche non cambia niente e per le imprese non cambia niente, ma se le famiglie si fanno prendere dall'atmosfera di catastrofe che il centrosinistra propugna e di cui si parla continuamente in tv, allora si avrà davvero la crisi» ha detto ieri il presidente del Consiglio, tornando a sollecitare misure per frenare la speculazione in Borsa.

L'asse portante del piano del governo saranno gli investimenti nelle infrastrutture. «Ci sono 16 miliardi da spendere e abbiamo trovato il sistema per cominciare subito i lavori — ha detto il premier — saltando tutte le lentezze della burocrazia». Per le imprese, ha annunciato ieri il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ci sarà anche una «riduzione dell'Ires relativamente all'incidenza del costo del lavoro», quindi la deducibilità di parte dell'Irap. Sacconi non ha escluso manovre sull'Iva per rilanciare i consumi, ma ha aggiunto che su questo tema è necessaria, prima, una concertazione a livello europeo. Per le famiglie, ha aggiunto Sacconi, l'intervento sarà concentrato sui nuclei familiari numerosi, sui pensionati con unico reddito e i disoccupati. «Non sarà un bonus fiscale» ha detto Sacconi lasciando intendere che degli aiuti beneficeranno anche gli "incapienti", ovvero chi ha redditi talmente bassi che già non paga tasse. «Sarà un trasferimento, un contributo al reddito. Insomma, denaro fresco».

 

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02/11/2008

MEGLIO CARCERE DELLA FAMIGLIA, FINALMENTE FINISCE IN GALERA

MEGLIO CARCERE DELLA FAMIGLIA, FINALMENTE FINISCE IN GALERA

NAPOLI - Per evitare litigi con i familiari era evaso perché voleva tornare in carcere. Risottoposto ai domiciliari, la polizia lo ha arrestato. Rispedito oggi in galera, Massimiliano Ambrosio, napoletano è riuscito a scappare dal suo vero 'carcere', la sua famiglia. L'uomo, 32 anni, sottoposto al regime degli arresti domiciliari, a causa di continui litigi con i familiari, aveva chiamato la polizia del commissariato di Frattamaggiore supplicando gli agenti di tornare in carcere.

Nel far rientro a casa, al termine della sua giornata di lavoro come fioraio nell'esercizio di un parente con l'autorizzazione del gip del Tribunale di Napoli, si era visto negare l'ingresso nell'abitazione dove viveva con la sorella ed il cognato. Inutile il tentativo di mediazione dei poliziotti per una riappacificazione. Ambrosio, per farsi arrestare, era uscito dalla sua abitazione di via Patricelli dirigendosi a piedi in via Pirozzi ove gli agenti erano stati costretti ad ammanettarlo per il reato di evasione.

Processato, con rito per direttissima, l'assoluzione e di nuovo ai regime degli arresti domiciliari. La Corte di Appello di Napoli, invece, ha ritenuto che comunque Ambrosio, in quella circostanza, avesse infranto le prescrizioni alle quali era sottoposto ed ha emesso, nei suoi confronti, un provvedimento di sostituzione della misura degli arresti domiciliari con, finalmente, la custodia cautelare in carcere.

PROPRIO COME IN FILM DI TOTO'
Parenti meschini e aggressivi: la storia che ha portato alla ribalta la vicenda di Massimiliano Ambrosio, il pregiudicato napoletano di 32 anni che ha fatto di tutto, riuscendovi, per tornare in carcere pur di sfuggire alla galera rappresentata dalla sua famiglia, era stata in qualche modo anticipata in un film con Toto' protagonista, dal titolo Dov'e' la liberta', del 1954, con la regia di Roberto Rossellini.

La storia e' quella di Salvatore Lojacono, un barbiere che ha scontato 20 anni di carcere per un delitto passionale, avendo ucciso l'uomo che insidiava la moglie. A casa viene accolto con affetto dai cognati che addirittura gli propongono di sposare una giovane carina, Agnesina. Tanta insistenza non insospettisce Salvatore che solo alla fine viene a sapere che la ragazza e' incinta di uno dei due cognati che intendono risolvere con queste nozze riparatorie il pasticcio combinato. A quel punto, Toto', di nascosto ritorna in carcere, in un mondo molto migliore di quello che ha trovato all'esterno.

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12/10/2008

Balotelli, il figlio campione che si è dimenticato di noi.

Balotelli, il figlio campione che si è dimenticato di noi.

 

I genitori naturali: «Siamo immigrati nell'88, eravamo poveri, per questo l'abbiamo dato in adozione», «Gli abbiamo sempre voluto bene, vorremmo più affetto da lui»

 

Balotelli con i genitori adottivi (Newpress)
Balotelli con i genitori adottivi

 

BAGNOLO MELLA (Brescia) — Quando Mario Balotelli fece la sua comparsa sul palcoscenico del calcio nazionale, tifosi e appassionati rimasero stupiti dalle gesta del ragazzino. Più grande di tutti fu lo stupore di Thomas Barwuah, immigrato ghanese residente a Bagnolo Mella. Che di Mario è il padre naturale. «Non sapevo nemmeno che avesse cambiato il suo vero cognome con quello della famiglia cui era stato affidato», dice ora con l'amarezza dipinta sul volto. L'altra faccia della favola sportiva di Mario Balotelli, esploso nell'Inter e prossimo all'esordio nella nazionale maggiore sono i volti di papà Thomas e di mamma Rose. I veri genitori del calciatore sono sempre rimasti nell'ombra; escono allo scoperto per la prima volta perché si sentono feriti da alcune frasi rilasciate alla stampa dal loro Mario: «Con mio fratello e le mie sorelle vado d'accordo, ci sentiamo spesso. Ma con i miei veri genitori non ho grandi rapporti. Mi hanno dato via quando ero piccolo» è il senso delle dichiarazioni.

«Ecco, vorremmo dire a Mario che gli abbiamo sempre voluto bene — è il loro sfogo —, che abbiamo enorme gratitudine per la famiglia Balotelli che lo ha cresciuto. Ma vorremmo avesse anche con noi un rapporto di affetto. E soprattutto non abbiamo "dato via" nostro figlio; le cose sono andate in un modo che forse nemmeno Mario sa». Eccola, allora, la storia vista dalla famiglia Barwuah, di cui oltre papà e mamma fanno parte Abigal, figlia ventenne dal viso incantevole, Enock, che già si fa valere sui campi di calcio giovanili (ma tifa Milan) e la piccola Angel. La raccontano dal salotto della loro casetta, lontana dallo sfarzo in cui si muove un calciatore di serie A. La tv rimanda le immagini di Italia-Israele under 21, ferme sullo zero a zero: ci vorrebbe proprio Mario, per sbloccare il risultato, ma è rimasto in tribuna perché ha l'influenza. «Io e mia moglie — attacca papà Thomas — siamo arrivati in Italia alla fine degli anni Ottanta, nel 1988, Palermo è stata la nostra prima tappa. Lì è nato Mario ma fin dalla nascita gli hanno diagnosticato una malformazione all'intestino: è rimasto in ospedale per tutto il suo primo anno di vita ed è stato operato».

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Quando i guai fisici del futuro campione volgono al meglio, la famiglia si sposta a Bagnolo Mella, dove c'è più lavoro, ma il problema è trovar casa. «Vivevamo con un'altra famiglia africana in un monolocale — stavolta è Rose a ricordare — umido e pieno di muffa. Andai dagli assistenti sociali, feci presente che avevo un bimbo malato. Case per noi non ce n'erano; in compenso, avendo saputo che avevo un bimbo malato, mi dissero che sarebbe stato meglio affidare Mario a qualche famiglia della zona. Furono gli assistenti stessi a indicarci i signori Balotelli». È stato così che le strade del futuro bomber e della sua famiglia d'origine si sono divise. Divise per modo di dire, perché Bagnolo e Brescia, dove Mario va ad abitare, distano solo una dozzina di chilometri. E da lì in avanti più nessun rapporto? «Ma no, io lo sentivo spesso — racconta Thomas Barwuah — lo portavo a casa nei fine settimana, lo facevo stare con i suoi fratelli. Poi le cose sono cambiate col passare degli anni. I rapporti si sono fatti più freddi, dovevo andare a vederlo giocare a calcio quasi di nascosto, mi sembrava che ci tenesse a distanza. Anche adesso lui parla tranquillamente con le sorelle e i fratelli ma con noi molto meno».

Ed è questa la spina nel cuore di Thomas e Rose: «Non ci interessa che adesso sia famoso e non stiamo certo cercando soldi: quelli che abbiamo per fortuna ci bastano e se Mario si presentasse a mani vuote sulla porta di casa nostra, lo riprenderemmo con noi. Desideriamo solo che si ricordi che anche noi siamo i suoi genitori». Una vocazione che sembra non essere venuta meno soprattutto in mamma Rose. Prima dei saluti strappa una promessa: «Dite all'allenatore dell'Inter, il signor Mourinho, che tratti Mario come fosse suo figlio. Lui ne ha bisogno».

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28/09/2008

Seicentomila italiani in cerca di una casa

Seicentomila italiani in cerca di una casa

 

 

L’80 % ha un appartamento di proprietà ma il 20 % è in difficoltà a pagare un affitto. Insostenibili i prezzi di mercato

 

 

 

Sono 600 mila le persone in Italia che si trovano in una condizione di fabbisogno abitativo. Il numero rappresenta le domande giacenti nelle graduatorie dei Comuni per l'accesso all'edilizia residenziale pubblica. In pratica, si tratta di persone e famiglie che hanno un reddito sufficientemente basso—il livello varia da regione a regione— per poter richiedere una casa popolare. Il dato è stato elaborato da Federcasa, l'associazione che riunisce i principali enti di gestione degli ex Iacp e che l'8 ottobre è uno dei protagonisti del convegno «Social housing, riordino urbano e valorizzazione del territorio ». Il 9 e 10 ottobre sarà l'Anci a promuovere un altro convegno, «I Comuni e l'abitare: le nuove domande sociali, gli attori e gli strumenti operativi». Nonostante il nostro sia il Paese europeo con il tasso maggiore di proprietari di un'abitazione (80%) la questione abitativa è al centro dell'interesse pubblico: per molti la casa è un problema. Il mercato degli affitti per la piccola fetta di popolazione rimanente non è alla portata di tutti. I canoni di locazione aumentano di anno in anno.

Secondo Nomisma, nel 1991—2007, a fronte di una crescita delle disponibilità familiari del 20,8%, l'incremento dei canoni di mercato nelle aree urbane è risultato del 66,7%. L'incidenza della locazione di un'abitazione di 80 mq sul reddito familiare è passata dal 20,7% dei primi anni '90 all'attuale 28,5%, con un aumento, peraltro interamente concentrato nel periodo 1998—2005, vicino ai 38 punti percentuali. Secondo il sindacato degli inquilini Sunia, nel 2008 affittare una casa costa in media il 5,2% in più rispetto al 2007. Ma il dato che colpisce è quello sulla causa principale degli sfratti. Non la finita locazione, bensì la morosità: si è passati dai 17.664 casi del 1983 che rappresentavano il 12,85% del totale ai 33.559 del 2007 che rappresentano il 77,34% del totale. «Questo accade perché la gente non riesce più a sostenere i prezzi di mercato—dice il segretario generale del Sunia, Luigi Pallotta —. Ma a differenza dell'attenzione posta al problema di chi non riesce a pagare il mutuo, non si nota che negli ultimi 5 anni sono ben 160mila le famiglie che non sono riuscite a fare fronte al pagamento in maniera regolare». L'assegnazione di una casa popolare resta un miraggio. «Attualmente si riescono a gestire soltanto le emergenze — dice Luciano Cecchi, presidente di Federcasa — e non a soddisfare le domande. Il problema è che il patrimonio è già tutto occupato. Con le conseguenti tensioni abitative che si registrano nelle maggiori città e nei Comuni di prima cintura». I quasi 800 mila alloggi di edilizia residenziale pubblica dati in locazione non bastano. I tempi d'attesa per le famiglie iscritte alle graduatorie sono indefiniti, i nuovi bandi o gli aggiornamenti risultano essere un esercizio di stile, una pura formalità.

Tanto che il Comune di Napoli, per mancanza di offerta, non aggiorna più le graduatorie dal 2000. Non a caso l'Italia è uno dei Paesi europei con la percentuale di edilizia pubblica più bassa: il 4,5% rispetto al 34,6% dei Paesi Bassi e al 17,5% della Francia. E a differenza di Paesi come Spagna e Francia, da noi non esiste un ministero per la Casa ad hoc. Bisognerebbe creare nuovi alloggi, ma il pubblico costruisce sempre meno. «Fino al 1998 si costruivano circa 25mila nuovi alloggi l'anno—dice Anna Pozzo, architetto di Federcasa— ma dal 1998 il trend è calato e attualmente si costruiscono soltanto cinquemila abitazioni all'anno». Mancano i finanziamenti. «Attualmente si costruisce con quello che si ricava dalle vendite di alloggi popolari e dagli scarsi finanziamenti degli enti pubblici», dice Pozzo. Dunque troppo poco. Secondo un'indagine del centro studi Nomisma, nel nostro Paese per coprire il fabbisogno sociale manca all'appello un milione di alloggi. E nel frattempo le situazioni di bisogno aumentano. Oltre a chi è in condizioni di povertà tali da potersi permettere di vivere soltanto in una casa popolare e nella maggior parte dei casi si tratta di anziani, esiste una fetta di popolazione che appartiene al ceto medio la quale, pur non volendo o non avendo i requisiti per andare in un alloggio di edilizia residenziali pubblica, non ha i mezzi per stare sul mercato. «Si tratta dei giovani, degli studenti e dei lavoratori precari — dice Loris Zaffra, presidente dell'Aler di Milano —. Per loro la risposta che abbiamo trovato è il social housing, cioè un alloggio a canone concordato e moderatoma non sociale». Per fare un esempio, se la media di un canone d'affitto in una casa popolare è meno di cento euro al mese, con il social housing in Lombardia si pagano tra i 280 e i 420 euro al mese a seconda della metratura. Secondo Nomisma, esprimono una domanda potenziale di case in affitto a canone moderato almeno 900 mila giovani, 150 mila studenti e 100 mila lavoratori pendolari. «A queste categorie bisogna aggiungere quella degli uomini separati—precisa Luciano Cecchi —. E soprattutto ricordarsi che adesso ci sono anche gli immigrati a esprimere un forte bisogno abitativo». Sempre secondo Nomisma, dei circa 2,7 milioni di regolari residenti registrati nel 2006, sono circa un milione quelli che vivono in abitazioni precarie o comunque in condizioni di disagio.

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21/09/2008

Un sito per i coniugi infedeli

Un sito per i coniugi infedeli

Iscriversi costa 49 dollari e garantisce «un adulterio sicuro».«Ashley Madison.com» è il primo social network dedicato a persone sposate alla ricerca di rapporti extraconiugali

«La vita è breve, trovati un'amante»: è l'intrigante slogan che campeggia sul sito web «Ashley Madison.com» il primo social network dedicato a persone sposate alla ricerca di rapporti extraconiugali. Gli iscritti a questo sito web sono di solito mariti o mogli che all'apparenza vivono una stabile e tranquilla relazione di coppia, ma che in realtà sono stanchi dei loro rapporti monogamici e non ne possono più di un'esistenza monotona e noiosa. Quest'agenzia di appuntamenti online garantisce massima riservatezza, e offrendo la possibilità di incontrare solo partner già sposati, assicura un «adulterio sicuro» che non dovrebbe mettere a rischio la propria relazione matrimoniale.

ISCRIZIONE E SUCCESSO - Per iscriversi bastano 49 dollari e chiunque potrà creare sul sitoweb una pagina con il suo profilo. Quindi potrà chattare, scambiarsi email e magari incontrarsi con una persona dell'altro sesso iscritta al social network. Il successo di Ashley Madison è confermato dai numeri: creato nel 2001, oggi può contare su più di due milioni e mezzo di iscritti. Per crescere ancora di più il sito aveva ideato degli spot televisivi che sono stati trasmessi solo per pochi giorni sulle tv americane, ma poi sono stati improvvisamente cancellati, probabilmente perchè troppo audaci. Uno di questi può essere visto su Youtube e vede come protagonista una coppia che all'inizio della rèclame corre verso la camera da letto, spogliandosi velocemente..I due si baciano e si accarezzano e mentre sono in procinto di consumare appassionatamente un rapporto sessuale compare una scritta in sovrimpressione che recita: «Questa coppia è sposata, ma non l'una con l'altra». Infine appare lo slogan del social network: «La vita è breve, trovati un'amante».

UN MODO PER SALVARE IL MATRIMONIO - A testimoniare il rapido successo del social network è anche un libro, scritto da una donna che da anni è iscritta al sito e che s'intitola «Ashley Madison Diaries: My Secret Journey into the Scandalous World of Infidelity» (I diari di Ashley Madison: Il mio viaggio segreto in uno scandaloso mondo di infedeltà). L’anonima autrice racconta in un volume di 150 pagine le sue avventure erotiche con diversi partner alla ricerca di nuove emozioni e di piaceri dimenticati. Secondo l'ideatore del sito, il trentasettenne Noel Biderman, che tra l'altro è anche padre di due bambini, il tradimento è uno dei pochi modi per salvare il matrimonio: «Alcune persone sono addirittura dei coniugi migliori - dichiara Biderman in un'intervista al sito web momlogic.com - molte persone mi spediscono lettere per ringraziarmi. Dicono che Asheley Madison ha salvato il loro matrimonio e che se non avessero avuto la possibilità di svagarsi cosi facilmente, probabilmente avrebbero già divorziato». Tuttavia non tutti coloro che scrivono a Biderman sono suoi fan: «Ricevo anche tante lettere nelle quali le persone confessano di odiarmi. Molti pensano che io sia il diavolo».

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