03/11/2009
La Comunità montana senza montagna: c'è ancora, ha soltanto cambiato il nome
La Comunità montana senza montagna: c'è ancora, ha soltanto cambiato il nome
Vi lavorano undici persone. E la guida un consiglio di 34 tra consiglieri e assessori. L'ente si trova nella Murgia, in Puglia, a 39 metri sul livello del mare. Doveva essere cancellato, è sempre attivo
La comunità montana più pianeggiante d’Italia è tornata. «Scompare, scompare», assicurava il presidente Arcangelo Rizzi incalzato da Bruno Vespa a Porta a Porta. E invece no. È riapparsa. La «Casta» di Rizzo e Stella partiva proprio da lì. Da Palagiano, provincia di Taranto, 39 metri sul livello del mare. Un comune che di montuoso non ha nulla ma che faceva e fa parte della Comunità montana Murgia Tarantina. Era diventato il simbolo di tutti gli sprechi della politica.
LA SENTENZA - La Finanziaria del 2008 del governo Prodi ne aveva decretato la fine, insieme ad altri enti inutili. Ora ritorna, grazie ad una sentenza della Corte costituzionale che a fine luglio ha accolto un ricorso del Veneto e della Toscana. Sulla carta la comunità viene sciolta l’8 gennaio 2009. Arriva anche il commissario liquidatore. Sembra proprio la fine dello spreco. Ma i nove comuni non si perdono d’animo. Progettano subito l’Unione dei Comuni della Murgia Tarantina. In pratica lo stesso ente con un altro nome. Anche il presidente è lo stesso: Arcangelo Rizzi, assessore del comune di Laterza ed esponente del locale Pdl. Ma il 24 luglio accade qualcosa di inaspettato. Viene depositata la sentenza della Consulta. Gli effetti, oltre che su Toscana e Veneto, ricadono anche sulla Puglia: la legge regionale che scioglieva gli enti viene dichiarata incostituzionale.
«MAI STATI CHIUSI» - Ma a sentire gli uffici di Mottola, sede dei “montanari” della Murgia tarantina, si ha una piccola sorpresa. «La comunità non è mai stata chiusa. Sono solo invenzioni, sono state scritte un’enorme quantità di falsità», dicono gli impiegati della struttura. Dal 2008 ad oggi tutti i dipendenti sono rimasti al loro posto. Una finanziaria ha soppresso l’istituzione per cui lavorano, è arrivato un commissario, ma loro da lì non si sono mai mossi. I tre amministrativi e gli otto lavoratori socialmente utili hanno continuato a svolgere le loro mansioni. Dal lunedì al venerdi, dalle 8 alle 14. E così anche i 27 consiglieri, i 6 assessori e il presidente non hanno smesso di ricevere il loro stipendio. «Se l'ente continua ad esistere, perché non avremmo dovuto?», chiede Rizzi. Anche se un consigliere d’opposizione racconta che in due anni si saranno riuniti sì e no due o tre volte. «Siamo in piena attività», ribatte il presidente. Ma di preciso in che cosa consiste l'attività della comunità? «E' troppo complesso da spiegare» secondo Rizzi. Dalla segreteria invitano a visitare il sito per avere informazioni più dettagliate. Peccato che l'account sia stato sospeso.
FINANZIAMENTI BLOCCATI - Nel bilancio però non ci sono solo uscite. A giugno è stata venduta un auto di proprietà della comunità. Base d’asta 2500 euro. «Alla fine ci abbiamo fatto 1.200 euro, era una vecchia Lancia», dice il ragioniere dell’ufficio tecnico. «La comunità così com’è non è una cosa bella», lo riconosce anche il presidente. «Io non ho mai condiviso l’impianto che le è stato dato», continua Rizzi. La colpa pero è tutta della Regione. Il suo intervento legislativo è stato «un papocchio». Se la pensa così perché non si è dimesso? «Sarebbe stato troppo comodo», dice. E intanto rimane lì, al suo posto, in attesa di una «legge di riordino». Dal Ministero dello Sviluppo economico non arrivano più finanziamenti. Gli impiegati spiegano che tutti i possibili interventi sono bloccati. Alcuni Comuni minacciano contenziosi. «Se la situazione non cambia – dice il ragioniere – tenere in vita questo ente è come tenere un cadavere senza seppellirlo».
Antonio Sgobba
(Studente master in giornalismo - Statale di Milano)
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| Tag: finanziamenti pubblici, sprechi, enti, fantasma, comunità, montane, puglia, murgia, cancellato, ripristinato, attivo, ufficio, consiglieri | OKNOtizie |
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05/01/2009
Viaggio nell'aeroporto fantasma di Salerno
Viaggio nell'aeroporto fantasma di SalernoDOPO APPENA 4 MESI DALL'AVVIO SOSPESI TUTTI VOLI DI LINEA. Tutti gli scontri e i dissidi tra consorzi, società e compagnie che ne hanno paralizzato l'attività
SALERNO - Lo scorso agosto, all'indomani del decollo del primo volo commerciale, stampa e politici locali lo avevano salutato come il nuovo «volano dell'economia campana» e il presidente della provincia di Salerno Angelo Villani era andato anche oltre dichiarando che lo scalo avrebbe assunto velocemente una «funzione strategica in un'ottica di attrattività del sistema turistico a livello nazionale e internazionale». Ma a soli quattro mesi da queste dichiarazioni entusiaste, «l'Aeroporto Salerno-Costa d'Amalfi» ha sospeso tutte le tratte commerciali e ad atterare sullo scalo situato nel comune di Pontecagnano-Faiano nelle ultime due settimane sono stati solo jet privati e piccoli charter. A causare l'attuale sospensione dei voli sono gli scontri e i dissidi tra il Consorzio Aeroporto Salerno (compagnia che gestisce lo scalo, formata da importanti enti locali del territorio e che possiede il 91 % delle azioni della «Società Aeroporto di Salerno Spa»), la Gan (Global aviation network), società di Fiumicino che fino a poche settimane fa organizzava i voli di linea e la Orion Air, compagnia aerea spagnola alla quale la Gan si è rivolta per il noleggio degli aerei.
UNA STRUTTURA FANTASMA - Lo scalo salernitano in questi giorni è una struttura fantasma: a differenza di quanto accade negli altri aeroporti italiani, affollati di gente che torna dalle vacanze natalizie, qui il silenzio regna sovrano ed è difficile incrociare anche i dipendenti dell'aeroporto. La spiegazione di questa singolare atmosfera è presto spiegata: lo scorso 18 dicembre la Gan con un duro comunicato stampa ha annunciato di sospendere tutti i voli di linea e le tratte commerciali. Risultato? Oltre 3.000 persone che avevano prenotato i biglietti per le vacanze natalizie sono rimaste a terra e innumerevoli proteste sono fioccate contro lo scalo salernitano. Senza passeggeri e con qualche sparuto volo charter, il «Salerno-Costa d'Amalfi», difficilmente raggiungibile a causa di una carente segnaletica stradale e per le vie strette e mal asfaltate, assomiglia sempre di più ad una «cattedrale nel deserto» che spunta in un territorio dove si vedono solo campi agricoli e tanta campagna. Appena entriamo nello scalo notiamo che il display che annuncia gli aerei in arrivo è in funzione. Ma naturalmente nessun volo di linea è in programma. La sola zona della struttura che all'apparenza non trasmette un senso di vuoto è quella che circonda l'unico «bar» dell'aeroporto. Ma è solo una momentanea illusione. Avvicinandoci, non solo notiamo che ai tavolini non vi è seduto nessuno, ma invece del comune bancone da bar, vi sono distributori automatici che offrono snack e bibite.
CRONOSTORIA - Come racconta il sito ufficiale dell'aeroporto, lo scalo nasce nel lontano 1926 come campo di fortuna creato dal Genio Aeronautico di Napoli. Fino all'anno scorso è stato utilizzato per lo più dalle scuole di volo e paracadutismo e da piccoli jet privati. Il primo volo di linea, Salerno-Milano Malpensa, è decollato il 2 agosto del 2008 e per quattro mesi dal «Salerno-Costa d'Amalfi» sono partiti e atterrati in media 33 voli settimanali. La tratta quotidiana verso Malpensa è sempre stata la più affollata, mentre le vendite dei biglietti per le altre destinazioni come Barcellona, Bucarest e Torino risultavano oscillanti. In meno di 150 giorni d'attività lo scalo è riuscito a conquistare oltre 20.000 passeggeri, cifra più che soddisfacente per un aeroporto con una pista che supera di poco i 1600 metri e sulla quale possono atterrare solo aerei con una capienza complessiva non superiore ai 100 posti. In realtà sono stati stanziati come fondi europei 49 milioni di euro per l'allungamento della pista, ma i lavori saranno portati a termine nei prossimi anni.
GLI SCONTRI - Dopo la decisione della Gan di bloccare i voli, gli attori principali di questa vicenda hanno cominciato ad accusarsi reciprocamente. La compagnia low-cost «Orion Air» sostiene che la Gan ha contratto nei suoi confronti ingenti debiti e dichiara che, finchè questi crediti che vanta non saranno pagati, è costretta a sospendere il servizio. Il tour operator di Fiumicino invece afferma che la Orion Air è la principale colpevole dei numerosi disagi lamentati dai passeggeri nei 4 mesi di attività: la cattiva manutenzione dei velivoli e i continui ritardi accumulati dagli aerei della società spagnola avrebbero fatto perdere credibilità e centinaia di utenti all'aeroporto campano. Tuttavia le bordate più dure la Gan le indirizza contro il sistema politico: come dichiara il comunicato stampa del tour operator, la politica locale «è stata così capace di influire negativamente sul destino dell'aeroporto da rendere la cosa del tutto inspiegabile agli occhi di una società che si stava impegnando con tutte le sue risorse, finanziarie, tecniche e umane, per fare funzionare i voli».
ACCUSE AI POLITICI - Guglielmo Rapicano, amministratore della Gan, si dichiara molto amareggiato per come, nei primi mesi di attività, è stato gestito l'aeroporto di Salerno e critica fermamente la politica locale: «Dal sindaco di Salerno Vincenzo De Luca fino all'ultimo degli amministratori locali, sono tanti i politici che hanno influenzato negativamente la gestione dello scalo» dichiara Rapicano. «Poi le promesse non mantenute sono innumerevoli. Ad esempio il consorzio ci aveva garantito la creazione nell'aeroporto di un deposito carburante fiscale, una struttura sotterranea che avrebbe permesso alla nostra società di avere benefici fiscali e pagare il petrolio a metà prezzo. Naturalmente non è stato fatto, ma gli aerei hanno continuato ad essere riforniti con il servizio autobotti, molto più oneroso. Inoltre da quando sono partite le tratte commerciali, il Comune di Salerno non ha speso nemmeno un euro per pubblicizzare il nuovo scalo». Secondo Rapicano l'unico modo per ridare vita all'aeroporto è creare una cordata di imprenditori e banche meridionali realmente interessate allo sviluppo del territorio che s'impegnino a finanziare una piccola compagnia aerea meridionale.
FUTURO - I dirigenti dell'aeroporto invece non sembrano affatto preoccupati per la sospensione dei voli e non accettano le critiche di Rapicano. Antonio Dattolo, direttore operativo dello scalo, dichiara di aver assunto l'incarico solo da qualche giorno, ma sottolinea di essere sicuro che fra non molte settimane l'attività dell'aeroporto riprenderà. Più esplicito Giovanni Basso, coordinatore amministrativo dello scalo, che si dichiara più che ottimista: «Più di una società si è già fatta avanti e ha dichiarato di voler lavorare nell'aeroporto. Dobbiamo valutare qual è l'offerta migliore. Le accuse rivolte contro di noi sono infondate: la Gan probabilmente non aveva le capacità per gestire un aeroporto in start-up. Tuttavia i numeri parlano chiaro: l'aeroporto di Salerno attira migliaia di passeggeri. Adesso bisogna solo farlo ripartire».
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08/09/2008
SICILIA, SPRECHI DA FILM: UN CORSO CON 12 ALLIEVI E' COSTATO 9 MILIONI DI EURO
SICILIA, SPRECHI DA FILM: UN CORSO CON 12 ALLIEVI E' COSTATO 9 MILIONI DI EURO
UN PAVIMENTO CHE VALE ORO
Ma qui non si tratta di marciapiedi normali. Visti i soldi stanziati, dovranno essere delle opere d’arte; per la sola via de Gasperi se ne andranno 2 milioni e 343 mila euro: 2.300 euro al metro quadro in bitume e piastrelle. Non si sa ancora invece l’estensione del campo rom in progetto a Scampia e finanziato con fondi comunitari; ma si può ben immaginare che con 7 milioni e 16mila euro di casette e roulotte se ne possano comprare parecchie. A fronte di questo, il milione e 200mila euro stanziati per ristrutturare la caserma dei vigili del fuoco di Benevento è un intervento strategico di sviluppo economico di prima categoria.
TU VUÒ FA L’AMERICANO
Certo non peggiore della destinazione che nel 2006 presero altri 300mila euro dello stesso por - programma operativo regionale - che contribuirono a finanziare la celebre trasferta degli amministratori regionali alla sfilata del «Columbus Day» di New York: 160 persone capeggiate dal presidente del consiglio regionale, Alessandrina Lonardo, che alle polemiche ribattè: «Non capisco; non c’è spreco di risorse se vengono utilizzate nell’interesse della comunità». Chissà che interesse per i campani in procinto di annegare nella monnezza mandare nella Grande mela lady Mastella. Paragonabile solo all’interesse con il quale i cittadini di Bari leggeranno Agorà, il «giornale del piano strategico dell’area metropolitana» finanziato con fondi europei: 125 mila euro per due soli numeri. Tanto vale che se lo leggano, visto che è stato pagato con soldi loro. Soldi che, almeno, hanno trovato una destinazione. Diversamente dai sette milioni stanziati per la promozione del turismo pugliese nel biennio 2007-2008: devono ancora essere erogati; e dato che anche questi dovranno uscire dalle casse comunali entro il 31 dicembre, prepariamoci a un’invasione di cartelloni e spot che ci promuoveranno le meraviglie del turismo invernale in Puglia.
LA CALABRIA TIFA ITALIA
La promozione del proprio territorio del resto è un obbligo per ogni governatore. E Agazio Loiero, presidente della Calabria, non si tira indietro: nonostante la regione che lui guida da tre anni abbia speso senza frutto dal 2001 al 2006 340milioni di euro in pubblicità, il governatore ha già fatto mettere a bilancio altri otto milioni di fondi Ue per rendere la sua regione l’unico sponsor istituzionale della Nazionale. Il piano prevede una serie di spot che avranno per protagonista Rino Gattuso.
Qui un po’ di integrazione tra le risorse investite «per lo sviluppo» poteva essere centrato: Loiero avrebbe potuto affidare la realizzazione dello spot ai 12 allievi della prima scuola italiana di «docufiction». Un’accademia costata 9 milioni del por Sicilia: 750mila euro per allievo. Speriamo che studino. Ma le vicende che legano il comune di Palermo allo spreco di fondi europei affondano nel millennio scorso: era il 1998 quando Palazzo delle Aquile comprò 88 Fiat Seicento elettriche. Costo del parco auto ecologico: 3miliardi e 400 milioni di vecchie lire, poco meno di 40 milioni per ogni vettura data in uso ai dipendenti comunali. Evidentemente la tecnologia era ancora acerba, visto che le auto diedero più grattacapi che vantaggi; e, cosa peggiore, occorreva portarle in traghetto fino a Napoli per farle riparare, visto che sull’isola nessuno lo sapeva fare. Così nel 2007 le gloriose 600 sono state vendute a 100 euro l’una. «Abbiamo provato a cederle in permuta - hanno fatto sapere dal comune - ma non le ha volute nessuno».
IL LUSSO IN UN CAMPO ROM
Così come nessuno ha mai potuto trascorrere una notte nell’ostello di Celle di Bulgheria, paesino nel parco nazionale del Cilento. Qui la vecchia casa dei ferrovieri doveva diventare una «struttura ricettiva da 51 posti letto». Era il 2005, in comune e in regione c’era entusiasmo per il progetto e i fondi - del por - erano pronti: 870mila euro. I lavori partono, si fermano poco dopo, non riprendono più. Oggi solo un piano della vecchia casa dei ferrovieri è stato ristrutturato, gli altri quattro aspettano ancora. Forse con i fondi 2007-2013, chissà. Intanto quelli del vecchio piano di finanziamento sono belli che andati. Come non hanno del resto rivoluzionato l’economia campana le partecipanti al primo «corso per veline». Pagato nel 2003 un milione e 280mila euro. Con fondi Ue, ovviamente.
17:05 Scritto in FINANZIAMENTI PUBBLICI | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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