05/07/2009
Un manifesto per Milano
Un manifesto per Milano
IL DIBATTITO. I primati, le eccellenze, il ruolo nel Paese. Così l'Expo può diventare un'occasione. La città e l'orgoglio da ritrovare
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Dov'è Milano e dove sono i milanesi è una domanda ricorrente di questi tempi. Se l’è fatta il cardinale Tettamanzi e se lo chiedono in tanti, tra crisi identitarie e cupi pessimismi che portano a leggere il presente con gli occhi del passato, con qualche rimpianto e molta nostalgia. Ma anche se nei libri e nei dibattiti se ne celebra spesso la prematura scomparsa, Milano c'è.
C’è coi suoi primati, le sue eccellenze, la sanità ai vertici mondiali, le università che attraggono migliaia di studenti, i teatri, la moda, il design, la ricerca, i mille appuntamenti culturali distribuiti in un ricco calendario, ma da un po’ di tempo, è vero, a Milano non si sente più l’orgoglio, scarseggia l’entusiasmo, manca quasi la passione: è come se la città avesse perso l’amore dei suoi cittadini. I guai del traffico, l’aria inquinata, i vizi della lottizzazione, l’imbarbarimento della vita civile nascondono, e a volte oscurano, l’estrema vitalità di una metropoli che da anni cerca di ritrovarsi attorno a un grande progetto, ma poi si trova a fare i conti con le tante occasione perdute.
Oggi, in un momento difficile per tutti, si chiede di nuovo a Milano uno scatto, un sussulto, una ritrovata voglia di mettersi in gioco, come negli anni sempre evocati del miracolo economico, quando qui accadevano le cose e l’asprezza della vita era temperata dalle grandi opportunità offerte, dalla sensazione di far parte di una comunità che si riconosceva in alcuni principi, in un fortissimo senso d’appartenenza e in una straordinaria risorsa: quella della solidarietà.
Dentro la città c’è un insolito fermento creativo, una voglia di partecipazione che però si avverte solo scandagliando come palombari sociali quel mondo sommerso che fa capo a centinaia di associazioni, di circoli, di gruppi formati da giovani talenti che dialogano con il mondo globale: ci sono tanti coraggiosi ottimisti oggi a Milano che remano controcorrente nella crisi, si alleano con il mondo del volontariato, vanno alla ricerca di nuove idealità. Hanno motivazioni forti, che uniscono le ragioni del lavoro a quelle della solidarietà. Chiedono attenzione, ascolto. Misurano la città e chi la guida nelle coerenze, negli esempi positivi, nell’onestà degli atti. Ma non hanno una regia attenta, non sono connessi fra loro, e così, spesso, Milano disperde la potenzialità enorme di chi che vuole emergere con le regole della sana concorrenza, con il riconoscimento del merito e della qualità.
Forse Milano dovrebbe ogni tanto riepilogare se stessa, e dare un nome alle sue risorse, che sono tante, mettendo anche le positività davanti alle negatività, allontanando con qualche voce autorevole l’immagine di una decadenza che va contrastata, coniugando gli antichi valori con la fantasia e la creatività che si coltivano nei laboratori culturali, della scienza, dell’arte e della moda. Serve una leva, un’occasione, per resuscitare un po’ di orgoglio e di entusiasmo. Questa leva può anche essere l’Expo. Con una gestione sana e trasparente, si può mobilitare quel grande serbatoio di intelligenze che si muovono oggi senza cornice sul territorio, coinvolgendo sanità, arte, cultura, architettura, ecologia, mobilità, tecnologia, design, agricoltura. Bisogna rimuovere qualche ostacolo. Bisogna credere in qualche obiettivo. Ma si può fare: rinunciare sarebbe solo un’altra, inutile perdita d’immagine.
Bisogna spiegare a Milano cos’è Milano, ha detto un giorno Piero Bassetti. Oggi c’è questa possibilità. Milano deve ritrovarsi, tornare ad essere la città che sale, come nel dipinto-manifesto di Boccioni. E non è un caso che un altro manifesto, in questi giorni, si stia delineando dalle pagine della Cronaca del Corriere, con gli interventi di uomini e donne del mondo della cultura. Milano che ritrova il coraggio del proprio tempo è forse il primo, vero miracolo dell’Expo, la manifestazione bandiera del 2015 che fin qui ha collezionato più critiche che consensi, più paure che speranze. E questa è una novità che merita attenzione, perché riapre un cantiere lungamente interrotto: quello delle idee, del pensatoio, del merito, e offre alla città la possibilità di darsi un ruolo di indirizzo, di guida, che si alimenta con la competenza e non con la convenienza. Tocca al sindaco Moratti, adesso, al presidente Formigoni con gli Stati Generali, a chi ha un ruolo di opposizione ma ama allo stesso modo la città, trasformare l’Expo in un avvenimento capace di coinvolgere il meglio di Milano e dei suoi cittadini, per rilanciare lo spirito del fare, per far crescere, oltre al volano economico, una nuova cultura, più civica, più attenta alla qualità della vita, più attenta all’uomo.
Serviranno nuovi meccanismi di partecipazione, di controllo civico, ci vorrà una vigilanza attenta per denunciare, se servirà, l’insidia di qualche degenerazione. Ma si comincerà così ad uscire dal corto circuito della negatività, a rimuovere quel blocco psicologico che da troppo tempo impedisce a questa città di tornare a pensare in grande. Non basta un manifesto, ne servirebbero tanti. Ma si può cominciare dalla Cultura per arrivare alla Scienza, alla Ricerca, alla Meritocrazia, alla Solidarietà... E iniziare un lungo viaggio che passa attraverso la Milano che c’è, non è scomparsa e non si arrende.
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| Tag: milano, expo, città, crisi, milanesi, residenti, ambiente, inquinamento, traffico, primati, eccellenze, occasione, orgoglio | OKNOtizie |
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18/10/2008
Ti hanno consigliato obbligazioni Lehman Brothers? Ecco cosa fare
Ti hanno consigliato obbligazioni Lehman Brothers? Ecco cosa fareIl fallimento di Lehman Brothers: una nuova Parmalat?
Dopo la furia di Ike, l'uragano che ha spazzato il Texas, gli Stati Uniti sono stati travolti da una nuova tempesta, questa volta su Wall Street: il fallimento di Lehman Brothers, quarta banca d'affari Usa.
Dopo alcuni salvataggi a carico del contribuente (Fannie Mae e Freddie Mac), o a carico di concorrenti danarosi (l'acquisto di Merrill Lynch da parte di Bank of America), il mercato ha deciso di punire la plurisecolare e blasonata Lehman Brothers. In un solo giorno e con mirabile tempismo l'agenzia di rating Fitch ha abbassato il rating da A+ (affidabilità buona) a D (default, cioè fallita).
Che tirasse un'aria cattiva dalle parti di Lehman era, tuttavia, cosa di cui si parlava da tempo negli ambienti bancari. Ci domandiamo, quindi, perché c'è chi ci ha già scritto che due mesi fa la banca gli aveva caldamente consigliato bond Lehman acquistati altrettanto di recente. Sono episodi isolati, o comportamenti deliberati da parte delle banche che, come con Parmalat e Cirio, usano la clientela a mo' di cestino della carta straccia? Vi hanno consigliato questi titoli? Altroconsumo, associazione per i diritti dei consumatori, di cui io sono socio, sta preparando una "CLASS ACTION" (La class action è la possibilità , per un avvocato o un gruppo di avvocati, di promuovere una causa in rappresentanza, anche senza mandato specifico, di un gruppo molto numeroso di persone ciascuna delle quali è stata danneggiata dalla stessa controparte) nei confronti di chi ha proposto questo tipo di investimento. Potete abbonarvi alla rivista che costa solo 11 euro a trimestre così come ho fatto io e qualsiasi problema che avete sia con le istituzioni sia con aziende private e pubbliche. Io stesso ho avuto dei problemi con ENEL e loro mi hanno risolto un problema che avevo da 3 anni. Per informazioni potete cliccare sul banner che sono ai lati del blog. E' ora che il cittadino non sia trattato più come un animale come succede spesso ma che sia trattato come persona umana di cui prendere in considerazione la sua opinione e non per tirargli fuori solo le tasse BASTA.....
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