07/02/2011

Reclutamento delle ragazze, pista napoletana

Reclutamento delle ragazze, pista napoletana

L'INCHIESTA. Indagine su euro falsi, spuntano il nome della showgirl Sara Tommasi e le visite a villa San Martino

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17/11/2009

Se l'ippopotamo divora il coccodrillo

Se l'ippopotamo divora il coccodrillo

 

Il rettile si era avvicinato troppo ad una femmina con i cuccioli e il branco lo ha ucciso. Spettacolari immagini scattate dal fotografo Vaclav Silha nel parco del Serengeti in Tanzania

 

SERENGETI- Brutta fine per un coccodrillo del Serengeti National Park in Tanzania, mangiato vivo da una cinquantina di ippopotami affamati e arrabbiati. Il predatore si era avvicinato troppo a una femmina e ai suoi piccoli, mentre la famigliola nuotava placidamente nelle acque del River Mara, e questa imprudenza gli è costata cara: gli animali lo hanno, infatti, circondato, ben decisi a difendere la loro compagna e il povero coccodrillo, preso dal panico, ha tentato di sfuggire all’assalto passando sopra le loro schiene. Scelta pessima, a giudicare dalle incredibili immagini scattate dal fotografo ceco Vaclav Silha, perché gli ippopotami lo hanno letteralmente sbranato.

LA TESTIMONIANZA - «In genere, gli scontri fra questi animali sono molto rari – ha raccontato il fotografo al Daily Mail - . Quando succede qualcosa, è perché ci sono dei cuccioli nel gruppo e gli ippopotami pensano che possano essere in pericolo. Ed è esattamente quello che è capitato in questa occasione. Non so cosa abbia spinto il coccodrillo a passare sopra alle schiene degli ippopotami, penso che forse si sia fatto prendere dal panico e l’abbia vista come la sola via di fuga, ma di certo è stata la peggior scelta che potesse fare e, ovviamente, anche l’ultima». Considerato fra le creature più aggressive ed imprevedibili del regno animale, un ippopotamo adulto può esercitare una pressione di diverse tonnellate in un singolo morso, come conferma la tragica fine del coccodrillo. «Tutto quello che sono riuscito a vedere – ha concluso Silha – era il coccodrillo che si dibatteva e si contorceva per sfuggire alle fauci degli ippopotami, ma nemmeno il coccodrillo più forte sarebbe riuscito a salvarsi. Infatti, non ha avuto scampo e pochi secondi dopo il suo corpo è scivolato nell’acqua e non l’ho più visto».

 

Il fallito tentativo di fuga di un coccodrillo da un branco di ippopotami nel parco del Serengeti in Tanzania. Il rettile finirà divorato (Vaclav Silha /GettyImages)

(Vaclav Silha /GettyImages)

(Vaclav Silha /GettyImages)

(Vaclav Silha /GettyImages)

(Vaclav Silha /GettyImages)

(Vaclav Silha /GettyImages)

(Vaclav Silha /GettyImages)

 

Simona Marchetti

05/05/2009

Pellicce di foca, l'Europa dice basta

Pellicce di foca, l'Europa dice basta

 

Consentita solo la commercializzazione di prodotti provenienti dagli Inuit. Il parlamento di Strasburgo approva le norme che ora varranno in tutti i 27 Paesi dell'Unione

 

Una foca con il suo cucciolo: la Ue dice stop alla commercializzazione delle loro pelli (Ap)
Una foca con il suo cucciolo: la Ue dice stop alla commercializzazione delle loro pelli (Ap)

STRASBURGO (Francia) - A larghissima maggioranza (550 voti favorevoli, 49 contrari e 41 astensioni), il Parlamento europeo ha approvato oggi, a Strasburgo, un regolamento che vieta la vendita nell’Ue di prodotti derivati dalle foche. Saranno ammesse eccezioni solo per gli animali uccisi nel contesto della caccia tradizionale degli esquimesi (inuit) o svolta ai fini della gestione sostenibile delle risorse marine, oppure se i prodotti derivati costituiscono «souvenir» di viaggio.

UGUALE PER TUTTI - Il nuovo regolamento, sul quale c’è già stato un compromesso con il Consiglio Ue che garantisce ora la sua rapida adozione formale ed entrata in vigore, mira a superare con una norma unica europea la frammentazione del mercato causata dalle diverse leggi nazionali, rispondendo allo stesso tempo alle preoccupazioni dei cittadini sul benessere delle foche. Da anni, le immagini cruente delle battute di caccia sulla banchisa in cui i cuccioli di foche vengono massacrati a bastonate, commuovono le opinioni pubbliche e motivano le campagne delle associazioni animaliste e delle ong ambientaliste.

LE NUOVE REGOLE - Con le nuove norme verrà vietata su tutto il mercato Ue la commercializzazione di prodotti ottenuti da animali che possono aver provato «dolore, angoscia, paura e altre forme di sofferenza». Il regolamento si applicherà nove mesi e venti giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. In base al testo di compromesso con il Consiglio Ue, l’introduzione sul mercato comunitario di prodotti derivati dalle foche sarà autorizzate solo quando «provengono dalla caccia tradizionalmente praticata dagli Inuit e da altre comunità indigene e contribuiscono alla loro sussistenza». Inoltre, l’importazione di prodotti derivati dalle foche è autorizzata quando «è di natura occasionale ed è costituita esclusivamente da merci destinate all’uso personale dei viaggiatori o dei loro familiari». La vendita sul mercato Ue sarà anche autorizzata «unicamente su basi non lucrative» per gli articoli provenienti da sottoprodotti della caccia regolamentata dalla legislazione nazionale e »praticata al solo scopo di garantire una gestione sostenibile delle risorse marine». In entrambi i casi, il tipo e la quantità di questi prodotti non dovranno essere tali da far ritenere che l’importazione e la vendita possa avere finalità commerciali.

L'IMPORT IN ITALIA - Le foche sono cacciate dentro e fuori l’Ue per ricavarne prodotti e articoli, quali carne, olio, grasso, organi, pelli per pellicceria e articoli derivati, inclusi i prodotti più vari come le capsule Omega 3 o abiti che incorporano pelli e pellicce lavorate di foca. Nell’Ue le foche sono uccise e scuoiate in Svezia, Finlandia e Regno Unito (Scozia) per ricavarne prodotti o a fini di disinfestazione. Nei paesi terzi la caccia è praticata soprattutto in Canada, Groenlandia, Namibia, Norvegia e Russia. La Danimarca e l’Italia sono di gran lunga i due più grandi importatori di pelli da pellicceria gregge di foca destinate alla trasformazione o vendita sul mercato comunitario. La Danimarca le importa direttamente dal Canada e dalla Groenlandia, mentre l’Italia da Russia, Finlandia e Scozia.

ATTUAZIONE E SANZIONI - Entro nove mesi dall’ entrata in vigore del regolamento, gli Stati membri dovranno stabilire le sanzioni da applicare in caso di violazione delle sue disposizioni, e prendere tutti i provvedimenti necessari per la loro applicazione. Le sanzioni dovranno essere «effettive, proporzionate e dissuasive» e andranno notificate alla Commissione europea. Inoltre, due anni dopo l’entrata in vigore, e successivamente ogni quattro anni, gli Stati membri dovranno trasmettere alla Commissione una relazione in cui illustrano le azioni intraprese per attuare il regolamento. La Commissione presenterà un rapporto al Parlamento europeo e al Consiglio Ue sull’applicazione del regolamento entro i dodici mesi che seguono la fine di ogni periodo.

24/03/2009

L'ippopotamo che lo zoo vuole uccidere

L'ippopotamo che lo zoo vuole uccidere

 

«Save Farasi», il gruppo su Facebook: già 1.500 gli iscritti. Il Bioparco di Roma: datelo a noi. Il cucciolo di 4 mesi ha commosso la Svizzera. «Se non troviamo qualcuno che lo adotta dovremo sopprimerlo»

 

L'ippopotamo Farasi con la madre Helvetia (Ap)
L'ippopotamo Farasi con la madre Helvetia (Ap)

MILANO — In Svizzera le cavie se la passano meglio degli ippopotami. Lo scorso settembre una legge sui diritti degli animali ha infatti stabilito che i porcellini d'India devono essere tenuti rigorosamente in coppia: farli soffrire di solitudine è un'inutile crudeltà. A Basilea, invece, due ippopotami maschi sono considerati troppi e, per risolvere il sovraffollamento dello zoo, l'ultimo arrivato potrebbe essere dato in pasto ai leoni.

Peggio che nella savana? Pare proprio di sì: se Farasi — così è stato battezzato il cucciolo, 4 mesi di età e già 100 chili di peso — non troverà una nuova casa, dovrà essere soppresso. La sua unica colpa è di essere stato concepito in cattività dove, finito l'allattamento, diventerà una minaccia per l'equilibrio di coppia dei suoi genitori: a Wilhelm, il papà, non farà certo troppo piacere accorgersi che il figlio cercherà di prendere il suo posto accanto ad Helvetia, la mamma. Un complesso edipico ingestibile che negli Stati Uniti viene evitato attraverso un rigoroso controllo delle nascite, mentre nei 4 mila zoo europei si tende a lasciare piena libertà sessuale agli animali. Con il risultato di dover poi risolvere il problema della prole in eccesso: o si trova una un'altra struttura, oppure si ricorre all'iniezione letale. Nel caso che il piccolo ippopotamo rimanesse orfano, a Basilea non usano troppi giri di parole: «La nostra politica è eliminare gli animali di troppo e darli in pasto ai carnivori ».

In Svizzera il destino del cucciolo — che i lettori del quotidiano Le Matin hanno votato «Svizzero dell'anno» preferendolo al tennista Roger Federer — è diventato un caso nazionale: ma come è possibile, si chiedono gli animalisti, che la star dello zoo possa fare una fine simile? Il movimento «Save Farasi » ha oltre 1.500 iscritti su Facebook e la sua fondatrice, Andrea Dindo, contatta personalmente gli zoo di mezza Europa: «Mi ripetono tutti che non hanno spazio — racconta —, e aggiungono che se non lo si dovesse trovare, sarebbe giusto ucciderlo». Il problema esiste, eccome: gli zoo non hanno fondi sufficienti per progettare ampliamenti nonostante gli ospiti indesiderati come Farasi siano ormai più di 18 mila: «È il risultato di una gestione irresponsabile, agli animali vanno sommini-strati anticoncezionali o devono essere separati quando sono in calore — dice Luigi Boitani, direttore del Dipartimento Biologia animale e dell'uomo all'Università La Sapienza di Roma —. A volte non lo si fa per banale incapacità, altre volte perché i cuccioli fanno notizia e attirano visitatori...».

Sarà a lieto fine la storia dell'ippopotamino svizzero? Di sicuro non entrerà nel mondo dello spettacolo: è stata infatti bocciata la richiesta del Cyrcus Royal di assumerlo nel proprio cast con un ruolo da protagonista. Dall'Italia si è fatto vivo l'assessore all'Ambiente del Comune di Roma Fabio De Lillo, ben felice di accoglierlo negli spazi del Bioparco. Il tempo stringe: tra una decina di mesi padre e figlio cominceranno a farsi la guerra. Tanja Dietrich, la portavoce dello zoo, creca di mostrarsi ottimista: «Siamo fiduciosi che alla fine riusciremo a trovare la sistemazione giusta per Farasi ».

Fabio Cutri

13/09/2008

LA STUPIDITA' DELLE PERSONE ARRIVA ANCHE A QUESTO? E' UNA VERGOGNA

LA STUPIDITA' DELLE PERSONE ARRIVA ANCHE A QUESTO? E' UNA VERGOGNA

Botte al canguro, caccia ai picchiatori dopo il video choc diffuso dagli animalisti. Nel filmato un ragazzo colpisce violentemente l'animale, mentre un amico riprende tutto

Un'immagine del video choc
Un'immagine del video choc
PERTH (AUSTRALIA) - Da un paio di giorni sono le persone più ricercate d'Australia e le autorità locali affermano che hanno le ore contate. I loro nomi per adesso sono ancora un mistero, ma un'intera nazione è sulle loro tracce dopo che un video, spedito alla 'Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals' (RSPCA), associazione animalista di Perth, ha suscitato l'indignazione di gran parte dei cittadini australiani: nel filmato si vede un giovane ragazzo picchiare selvaggiamente un inerme canguro. Il video, girato presumibilmente da un amico del protagonista del filmato (mentre il giovane picchia l'animale si sente un'altra persona che ride allegramente), mostra il povero canguro che cerca di difendersi, ma successivamente subisce diverse colpi di kickboxing e infine cade a terra stramazzato.

IMMAGINI VIOLENTE - In una delle scene più violente il ragazzo spinge verso di se l'animale e prima lo colpisce con una ginocchiata nel ventre, poi gli dà un pugno sul volto. Più tardi un'ennesima ginocchiata metterà ko l'animale che appare nell'ultima immagine del video completamente incosciente. L'associazione animalista afferma che dal filmato è impossibile capire se il canguro sia morto o solo ferito gravemente. La RSPCA ha lanciato una vera caccia ai colpevoli e ha chiesto l'aiuto di tutti i media del paese per 'scovare i codardi che si nascondo dietro a questo ignobile attacco'. Adesso i responsabili del video, nel caso venissero acciuffati, rischiano non solo di dover pagare una somma in denaro molto salata, ma potrebbero passare anche diverso tempo in galera

COMMENTI - Secondo l'animalista Steve McLeod i protagonisti di questo video sono ancora più da disprezzare perché dalle immagine si evince che il canguro stava male perché probabilmente era stato precedentemente investito da un'automobile: «È davvero insolito per un canguro difendersi come fa questo esemplare» sostiene McLeod in un'intervista riportata sul sito web della RSPCAF. «Se non avesse avuto problemi sarebbe certamente scappato. Probabilmente era stato investito da una macchina ed era ferito. Le immagini mostrano chiaramente che era intontito». Richard Barry, portavoce dell'associazione animalista RSPCA ci va giù duro: «Solo un codardo può attaccare un animale ferito e fare del male a un canguro. Vogliamo che questi codardi siano catturati, portati in galera e giudicati da un tribunale». In un’intervista al portale di informazione australiano "news.com.au", Barry ha dichiarato che una ricompensa di 15.000 dollari sarà offerta a chiunque segnali dove si trovano i responsabili del video. In un primo momento il filmato era stato postato sul web, ma l'associazione animalista ne è riuscita a ottenere la rimozione dalla rete: «Fortunatamente questo disgustoso video è stato tolto dal web» ha continuato il portavoce dell'associazione. «Adesso non ci rimane che trovare i responsabili». Potete vedere questo video che viene intitolato "CACCIA AL CODARDO"

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