29/03/2012

Protesi in cambio di apparizioni tv. Arrestato primario di chirurgia plastica

Protesi in cambio di apparizioni tv. Arrestato primario di chirurgia plastica

Sanita'. Ai domiciliari il professor Mario Dini. Perquisizioni in tutta Italia. Coinvolti informatori scientifici

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06/03/2012

È bufera sulla sanità napoletana. Arrestato il primario Paolo Jannelli

È bufera sulla sanità napoletana. Arrestato il primario Paolo Jannelli

Il blitz: 13 provvedimenti cautelari. Ai domiciliari il fratello Gabriele. Il responsabile dell'ortopedia avrebbe dirottato in una clinica privata i pazienti dell'ospedale Cardarelli

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02/03/2011

Influenza A, muore una donna al Miulli Stava per partorire, il neonato è salvo

Influenza A, muore una donna al Miulli Stava per partorire, il neonato è salvo

ACQUAVIVA DELLE FONTI. Era ricoverata per un'infezione alla vie respiratorie. Il piccolo è in buona salute, la donna aveva 38 anni

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27/10/2010

Malasanità, un caso ogni due giorni Metà delle vittime in Calabria e Sicilia

Malasanità, un caso ogni due giorni Metà delle vittime in Calabria e Sicilia

I numeri della commissione sugli errori in campo sanitario. Da aprile 2009 a metà settembre 2010 si contano 242 episodi: 163 hanno fatto registrare la morte del paziente

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14/10/2010

Monza, primo trapianto di entrambe la mani

Monza, primo trapianto di entrambe la mani

Al nosocomio di San Gerardo l'equipe del chirurgo Massimo Del Bene ha "cucito" nuove mani ad una paziente di 52 anni. E' la prima volta che un'operazione del genere viene effettuata in Italia

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12/09/2010

Quei 364 ospedali senza esperienza «Troppi rischi sotto i mille parti»

Quei 364 ospedali senza esperienza «Troppi rischi sotto i mille parti»

L'inchiesta. Che cosa non va nelle corsie italiane. I ginecologi in cima alla classifica dei medici denunciati

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07/09/2010

Lite in sala parto, il neonato ha due ischemie cerebrali

Lite in sala parto, il neonato ha due ischemie cerebrali

"Siamo disperati, spero solo che ora qualcuno paghi per tutto questo" dice il padre del il bimbo nato al Policlinico di Messina mentre due medici litigavano in sala parto. La denuncia delle ostetriche: "La sanità nel messinese è diventata una polveriera"

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01/09/2010

Messina, Nas al Policlinico: "Farmaci scaduti e sporcizia"

Messina, Nas al Policlinico: "Farmaci scaduti e sporcizia"

Dopo il primo giorno di ispezione nell'ospedale i carabinieri evidenziano "gravi carenze igienico sanitarie". Scoperta anche la carcassa di un pipistrello nel reparto di terapia intensiva coronarica

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19/07/2010

Manovra, sciopero dei camici bianchi

Manovra, sciopero dei camici bianchi

Sospesi 40 mila interventi, garantite solo le urgenze. Sit-in alla Camera. Medici, veterinari, sanitari e amministrativi incrociano le braccia per 24 ore contro i tagli alla sanità

 

MILANO - Camici bianchi in sciopero dalla mezzanotte contro la manovra economica del governo e i tagli alla sanità. Uno stop di 24 ore interesserà medici, veterinari, sanitari e amministrativi. A Montecitorio si sono radunati da mezzogiorno, per un sit-in di protesta, decine di medici tra bandiere, striscioni e vuvuzela. Sospesi 40 mila interventi e migliaia di visite specialistiche e prestazioni diagnostiche. Saranno comunque garantite le urgenze. E mentre anche i medici pronunciano con forza il loro no al provvedimento economico, il governo non cede e blinda il testo, alla vigilia dell'iter alla Camera ma annuncia di essere pronto a un «patto con le Regioni» per stabilire «modalità e contenuti» dei tagli.

«IN GIOCO IL BENE DELLA SANITÀ PUBBLICA» - sindacati che rappresentato i medici si scusano con i cittadini: «Scusate per i disagi» ma è in gioco «il bene prezioso della sanità pubblica», ha detto Massimo Cozza, segretario nazionale Fp-Cgil Medici. Intanto è botta e risposta a distanza tra Governo e opposizione. Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha ribadito che «non si prevede blocco del turn over nelle Regioni con i conti a posto e si pensa ai contratti a tempo per valorizzare il merito». I ricambi del personale verranno congelati, ha assicurato, «solo nelle quattro Regioni in profondo rosso». La manovra, ha sottolineato poi il ministro «non ha toccato la sanità. Non ha previsto ticket e neppure tagli. Piuttosto si deve cercare di azzerare gli sprechi dove ancora esistono« anche perchè »dove si spende di più, l'assistenza è peggiore». Dal canto suo Ignazio Marino, senatore Pd e presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale ha detto di trovare «davvero superficiale la posizione del ministro della Salute che ha liquidato le conseguenze della manovra economica sull'efficienza del Sistema sanitario nazionale con un giro di parole. Non si tratta affatto di lotta agli sprechi ma di veri e propri tagli che indeboliranno i nostri ospedali e i servizi vitali che essi rendono ai cittadini. Per questo domani mi unirò allo sciopero dei medici». Di fatto, secondo Marino «per ogni cinque medici che andranno in pensione sarà possibile assumerne solo uno e questo produrrà un impatto molto negativo sui servizi e sull'assistenza». Sul fronte sindacale «la nostra protesta - ha spiegato domenica il segretario nazionale della Fp-Cgil Medici, Cozza - è per difendere chi crede nella sanità pubblica e chi quotidianamente opera in condizioni sempre più disagiate negli ospedali e nei servizi territoriali per garantire il diritto alla salute per tutti i cittadini» e «domani ci vogliamo far sentire, con il primo sciopero nazionale unitario da quando è in carica il governo Berlusconi». «La carenza di 30.000 medici nei prossimi 4 anni e il licenziamento della metà dei precari impegnati in attività fondamentali a partire dal Pronto Soccorso - hanno sottolineato i sindacati delle professionalità del Ssn - si rifletterà in una caduta qualitativa e quantitativa delle prestazioni erogate, con le liste di attesa destinate a misurarsi in semestri». (Fonte Ansa)

04/09/2009

La macchina antivirus che fa riposare i polmoni

La macchina antivirus che fa riposare i polmoni

 

È stata inventata a Milano, in Italia ne esistono due. In Australia e Nuova Zelanda ha salvato l’86% dei pazienti

 

MILANO — In Australia e in Nuova Zelanda ha salvato molte vi­te (l’86% finora su 100 e 60 casi, rispettivamente, di polmoni­te da influenza A), a Monza si sta col fiato sospeso, ma sembra che il ragazzo ventiquattrenne ce la farà. Più che di una macchina si tratta di una metodica (si costruisce ad un costo moderato assemblando varie componenti, pompa, cannu­le e membrana ed altro) che, utiliz­zando la circolazione extracorpo­rea, asporta l’anidride carbonica mentre garantisce l’ossigenazione.

In pratica, un sistema che mette a «riposo» il polmone, anziché co­stringerlo forzatamente a lavorare come si è fatto per molto tempo con la ventilazione meccanica, pro­ducendo più danni che vantaggi. Un’idea portata avanti fin dagli an­ni Settanta dall’équipe di Luciano Gattinoni, direttore del diparti­mento di anestesia e rianimazione dell’ospedale Maggiore-Policlini­co di Milano (sua la pubblicazione sulla rivista Lancet dei primi tre ca­si curati con successo nel lontano 1980). Ipotesi verificata e applica­ta poi nella pratica clinica negli an­ni Novanta, principalmente nelle polmoniti gravissime, ma anche in traumi del torace tali da compromettere in modo signi­ficativo il polmone. Ora la Ecmo (acronimo ingle­se di ossigenazione extra-cor­porea con polmone a membra­na) è saltata alla ribalta come un «santino» perché si sta rive­lando utilissima nella polmonite provocata dal virus dell’influenza A. «Una malattia gravissima soprat­tutto nei soggetti giovani, sotto i trent’anni — ci informa Gattinoni — perché colpisce l’interstizio pol­monare, ovvero il tessuto che sepa­ra gli alveoli, gli 'acini d’uva' dove avvengono gli scambi respiratori fra l’aria e i vasi sanguigni. Polmo­niti che non migliorano con i far­maci, né con l’ossido nitrico; so­stanzialmente disastrose e intratta­bili. La metodica riesce dove tutto il resto non ha effetto».

Come è arrivato a questo nuova idea del «riposo» polmonare? «Ver­so la fine degli anni Settanta — ri­sponde l’esperto — lavorando su­gli animali abbiamo scoperto che se il polmone artificiale riesce ad asportate l’anidride carbonica, la ventilazione, ovvero il volume di aria che circola nei polmoni in un minuto, si riduce in maniera pro­porzionale; arriva addirittura a fer­marsi se la rimozione del gas sfio­ra il 100 per cento. In contempora­nea, l’ossigenazione viene garanti­ta da un catetere posizionato nella trachea. Alla fine il polmone è so­stanzialmente 'fermo', una condi­zione che lentamente gli permette di guarire o, per lo meno, di ripren­dersi » . Un concetto innovativo che ha stentato a farsi strada, tanto che in Italia esistevano finora solo due prototipi, una all’ospedale di Mon­za, l’altro al Policlinico San Matteo di Pavia. Ora si parla — lo ha an­nunciato pochi giorni il governato­re della Regione, Roberto Formigo­ni — di dotare la Lombardia di ben 14 di queste apparecchiature, nei principali ospedali, per essere pronti ad affrontare un’eventuale emergenza qualora dilaghi l’in­fluenza A, con le sue complicazio­ni polmonari.

Un’azienda multina­zionale ha realizzato una macchi­na capace di fare le stesse funzioni dei due prototipi, ma miniaturizza­ta al punto da essere portatile. Ha però il difetto di essere costosa, nell’ordine dei cinquantamila eu­ro, contro i diecimila dei prototipi. Ma considerazione economiche a parte, ha senso la corsa alla mac­china salva-polmoni? «Dal disinte­resse all’eccesso di zelo — com­menta Gattinoni — . Se non c’è la preparazione idonea a mettere in atto i principi del 'riposo' polmo­nare, direi che serve davvero a po­co ». «La formazione degli operato­ri è fondamentale — ribadisce Ro­berto Fumagalli, primario della di­visione di anestesia e rianimazio­ne dell’ospedale San Gerardo di Monza — . Prima di tutto bisogna imparare ad utilizzare la macchina in modo appropriato. Un training che deve coinvolgere anche il per­sonale paramedico». «Sono convinto — conclude Gattinoni — che la linea giusta non sia quella di dotare dell’appa­recchiatura un gran numero di ospedali. Se non c’è il personale ad­destrato si rischia di fare un buco nell’acqua. Mi pare più razionale pensare a 2-4 rianimazioni per ogni Regione addestrate a far fron­te a questi casi».

Franca Porciani

Fonte: Corriere della Sera

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