29/08/2012
Il figlio piccolo mette la gonna il papà pure, per solidarietà
BERLINO. «Voglio insegnare a mio figlio l'uguaglianza di genere». Buon esempio educativo? Il caso fa discutere la Rete.
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31/10/2011
Benvenuta Nargis. Oggi siamo 7 miliardi. Ma è già disputa sulla «7th billion baby»
Manila sostiene che il «titolo» spetti alla piccola Danica: «Manderemo i dati all'Oms». Una neonata indiana indicata come la bimba del settimo miliardo. Ma le Filippine: «No, è nata prima la nostra»
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08/07/2011
Istat: matrimoni in crisi dopo 15 anni Separazioni volano tra gli over 60
Le nozze durano di più al Sud. Nel 2009 le separazioni chieste dopo 15 anni insieme e i divorzi dopo 18. L’età media alla rottura? Circa 45 anni per i mariti e 41 per le mogli. L’esperto: “A Milano e Roma picco per gli over 65. Ci si lascia per noia e non dopo un tradimento”
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25/10/2010
La blogosfera degli «invisibili»
Far comunicare i senzatetto e raccontante le loro storie. La missione di un ex consulente di marketing americano che con la crisi economica ha perso tutto
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07/09/2010
Tra i forzati di Ios. Si balla dalle 3 alle 8. È meglio lavorare, parola di sedicenne
GENERAZIONE DIVERTIMENTO. Mangiare? Non c'è tempo. In spiaggia? Neppure. Solo disco pub, alcol a poco prezzo e gente che vomita. E neppure un nuovo amico
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27/04/2010
Il Garante della privacy: «Telecamere solo garantendo la libertà delle persone»
Nuove regole per la videosorveglianza. Da sei mesi ad un anno per adeguarsi. Appositi cartelli per segnalare la loro presenza e verifica dell'authority prima della loro attivazione
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| Due telecamere per la videosorveglianza nel centro Milano (Ansa) |
Sistemi integrati di videosorveglianza solo nel rispetto di specifiche garanzie per la libertà delle persone. Appositi cartelli per segnalare la presenza di telecamere collegate con le sale operative delle forze di polizia. Obbligo di sottoporre alla verifica del Garante della privacy, prima della loro attivazione, i sistemi che presentino rischi per i diritti e le libertà fondamentali delle persone, come i sistemi tecnologicamente avanzati o «intelligenti».
I TEMPI - Queste, in sostanza, le nuove regole varate dall'Autorità Garante per la protezione dei dati personali per installare telecamere e sistemi di videosorveglianza da parte di soggetti pubblici o privati. Il periodo per adeguarsi è stato fissato, a seconda degli adempimenti, da un minimo di sei mesi ad un massimo di un anno. Il provvedimento generale, che sostituisce quello del 2004 e introduce importanti novità, si è reso necessario - spiega il Garante - non solo alla luce dell'aumento massiccio di sistemi di videosorveglianza per diverse finalità ma anche in considerazione dei numerosi interventi legislativi adottati in materia: tra questi, quelli più recenti che hanno attribuito ai sindaci e ai comuni specifiche competenze, in particolare in materia di sicurezza urbana, così come le norme, anche regionali, che hanno incentivato l'uso di telecamere. Il provvedimento, di cui è stato relatore Francesco Pizzetti, in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, tiene conto delle osservazioni formulate dal Ministero dell'interno e dall'Anci.
LE REGOLE - Ecco in sintesi le regole fissate dal Garante. Principi generali Informativa: i cittadini che transitano nelle aree sorvegliate devono essere informati con cartelli della presenza delle telecamere. Nel caso in cui i sistemi di videosorveglianza installati da soggetti pubblici e privati siano collegati alle forze di polizia è necessario uno specifico cartello, sulla base del modello del Garante. Le telecamere istallate a fini di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica non devono essere segnalate, ma il Garante auspica comunque l'utilizzo di cartelli che informino i cittadini. Conservazione: le immagini registrate possono essere conservate per periodo limitato e fino ad un massimo di 24 ore, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione a indagini. Per attività particolarmente rischiose (es. banche) è ammesso un tempo più ampio, che non può superare comunque la settimana. Eventuali esigenze di allungamento dovranno essere sottoposte a verifica preliminare del Garante. Settori di particolare interesse Sicurezza urbana: i Comuni che installano telecamere per fini di sicurezza urbana hanno l'obbligo di mettere cartelli che ne segnalino la presenza. La conservazione dei dati non può superare i 7 giorni. Sistemi integrati: per i sistemi che collegano telecamere tra soggetti diversi, sia pubblici che privati, o che consentono la fornitura di servizi di videosorveglianza «in remoto» da parte di società specializzate (es. società di vigilanza, Internet providers) mediante collegamento telematico ad un unico centro, sono obbligatorie specifiche misure di sicurezza. Per alcuni sistemi è necessaria la verifica preliminare del Garante. Sistemi intelligenti: per i sistemi di videosorveglianza dotati di software che permettono l'associazione di immagini a dati biometrici (es. «riconoscimento facciale») o in grado, ad esempio, di riprendere e registrare automaticamente comportamenti o eventi anomali e segnalarli è obbligatoria la verifica preliminare del Garante. Violazioni al codice della strada: obbligatori i cartelli che segnalino i sistemi elettronici di rilevamento delle infrazioni. Le telecamere devono riprendere solo la targa del veicolo. Deposito rifiuti: lecito l'utilizzo di telecamere per controllare discariche di sostanze pericolose ed «eco piazzole». Settori specifici Luoghi di lavoro: le telecamere possono essere installate solo nel rispetto dello norme in materia di lavoro. Vietato comunque il controllo a distanza dei lavoratori, sia all'interno degli edifici, sia in altri luoghi di prestazione del lavoro (es. cantieri, veicoli). Ospedali e luoghi di cura: no alla diffusione di immagini di persone malate mediante monitor quando questi sono collocati in locali accessibili al pubblico. È ammesso, nei casi indispensabili, il monitoraggio da parte del personale sanitario dei pazienti ricoverati in particolari reparti (es.rianimazione), ma l'accesso alle immagini deve essere consentito solo al personale autorizzato e ai familiari dei ricoverati. Istituti scolastici: ammessa l'installazione di sistemi di videosorveglianza per la tutela contro gli atti vandalici, con riprese delimitate alle sole aree interessate e solo negli orari di chiusura. Taxi: le telecamere non devono riprendere in modo stabile la postazione di guida. Trasporto pubblico: lecita l'installazione ma rispettando limiti precisi come l'angolo visuale circoscritto. Web cam a scopo turistico: la ripresa deve avvenire con modalità che non rendano identificabili le persone. Soggetti privati Tutela delle persone e della proprietà: si possono installare telecamere senza il consenso dei soggetti ripresi, ma sempre sulla base delle prescrizioni indicate dal Garante. (Fonte: Ansa)
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22/02/2009
Tra slogan e idee, quando i giovani reclamano Carta Bianca
I premiati al concorso Carta Bianca Awards 2009. Il tema: «C'è posto per me? Il nuovo che non avanza». Ovvero: giovani e mercato del lavoro. Bloccato
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| «In Italia a trent'anni non sei nessuno» |
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| La campagna del latte stagista: «Da consumarsi preferibilmente a tempo indeterminato» |
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01/01/2009
A Colonia il centro residenziale omosex
I 35 appartamenti saranno affittati a gay e lesbiche, ma anche ad alcuni etero per sfuggire all'accusa di «ghetto», ma alcuni gruppi neonazisti hanno dichiarato guerra al progetto
COLONIA – «Né un ospizio né un ghetto, Villa Anders è un'iniziativa pionieristica che in futuro potrebbe essere imitata da altre grandi città europee». Mostra fiducia e ottimismo Lisa Weiß, portavoce di «Gay and lesbian living association», organizzazione che dal prossimo novembre darà vita a Colonia al primo centro residenziale per omosessuali, realizzato dalla Gag immobilien Ag, società tedesca posseduta in maggioranza dal Comune di Colonia. Il progetto, partito all'inizio del 2008, costerà complessivamente 7,6 milioni di euro e prevede la creazione di 35 appartamenti di tre tipi (monolocali di 33 metri quadrati con un fitto sociale di 340 euro, bilocali e trilocali rispettivamente da 650 e 800 euro) che saranno affittati a gay e lesbiche residenti nella città tedesca. Già diciannove abitazione di Villa Anders (che in tedesco significa «Villa Alternativa») sono state affittate e gli organizzatori prevedono che entro novembre del 2009 tutti gli appartamenti saranno occupati. Solo un alloggio non sarà abitato, ma diverrà una sorta di spazio comunitario dove l'associazione omosessuale intende organizzare eventi e riunioni.
ASSOCIAZIONE - Incontriamo alcuni membri dell'associazione nella pizzeria italiana «Da Vinci»» che si trova nel quartiere di Ehrenfeld, a pochi passi dal luogo dove sorgerà Villa Anders: il locale è gestito dal siciliano Salvatore Vinci, originario di Palma di Montechiaro (Agrigento), emigrato in Germania nel 1973. Vinci plaude all'iniziativa: «Per me è un esperimento positivo - dichiara -. Ma penso che in Italia sarebbe difficile anche solo proporre una cosa del genere». La cinquantenne Lisa Weiß racconta come è nata l'idea del centro residenziale per omosessuali: «Un giorno mi sono incontrata con alcune amiche lesbiche. Dopo aver fatto quattro chiacchiere, ci è venuta un po' di nostalgia per i tempi andati e abbiamo pensato che stavamo diventando vecchie e sarebbe stato confortante vivere in una comunità dove ci si possa aiutare reciprocamente. Quindi abbiamo immaginato Villa Anders e abbiamo presentato la proposta a diversi finanziatori ricevendo numerose offerte, tra cui una dalla Chiesa evangelica. La più vantaggiosa è arrivata da questa società presieduta dal Comune». Lisa ci tiene a far sapere che Villa Anders non sarà una casa di riposo, ma ospiterà omosessuali di tutte le età. «Recentemente una coppia di trentenni ha preso in affitto uno degli appartamenti. Si tratta di due lesbiche originarie della Turchia che sono stanche di nascondersi nella loro comunità. La maggioranza degli inquilini ha tra i 40 e i 50 anni, lavora ed è costituita principalmente da single».
I PROBLEMI - Colonia è una delle città più tolleranti del mondo. Ogni anno ospita il Gay Pride a cui partecipano centinaia di migliaia di persone (secondo l'Arcigay all'edizione del 2008 c'erano più di un milione di persone) e oggi conta una comunità di omosessuali di 120 mila membri. Tuttavia non mancano i problemi di convivenza: «Quando si è saputo della nascita del primo centro residenziale per gay non sono mancate le minacce - dichiara Gabriele Wedde, membro dell'associazione -. Su due blog neonazisti è stato scritto che, se fosse nata Villa Anders, le teste rasate avrebbero portato a termine azioni punitive. Nei mesi scorsi più di un omosessuale è stato aggredito nei dipartimenti di Kalk e Mulheim. Inoltre a rendere la situazione ancora più incandescente a Ehrenfeld è arrivata la decisione del Comune di costruire qui la più grande moschea d'Europa. I neonazisti, che a Colonia sono un'esigua minoranza, non sopporterebbero che una zona della città fosse in mano ai musulmani e ai gay».
ESPERIMENTO - Se all'inizio il progetto era destinato unicamente a omosessuali, adesso i membri dell'associazione - per sfuggire all'accusa di voler creare un ghetto - sono pronti ad accettare un 15% di eterosessuali. «Non si crea un ghetto con 35 appartamenti - taglia corto Helmut Kleot, uno dei promotori dell'iniziativa -. Tuttavia siamo pronti ad accettare una minoranza di eterosessuali, a patto che siano d'accordo a vivere in armonia e pace con noi». Ai futuri inquilini di Villa Anders torna il sorriso quando immaginano il loro centro residenziale fra dieci anni : «Purtroppo noi saremo più anziani e più acciaccati - dichiara Lisa Weiß -, ma se avremo un po' di fortuna ci ricorderanno come i pionieri di un esperimento davvero innovativo. Probabilmente gli anziani resteranno a lungo qui, ma i giovani dovrebbero viverci solo qualche anno ed essere sostituiti da altri ragazzi. Se nel tempo ci sarà un ricambio generazionale e più in là vedremo dei bambini all'interno della comunità allora vorrà dire che il nostro progetto è riuscito».
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15/10/2008
La Jena Pif diventa «Il Testimone»
Torna su Mtv Italia il programma alla scoperta delle realtà nascoste del nostro Bel Paese. Ogni puntata sarà girata dallo stesso conduttore con il solo ausilio di una telecamerina
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| Pif con la sua telecamerina |
MILANO - Appuntamento tutti i mercoledì alle ore 21.30. Torna su Mtv Italia il programma di Pif alla scoperta delle realtà nascoste e curiose del nostro Bel Paese e non solo. Dopo aver abbandonato il vestito da «Iena», con cui si è fatto conoscere, Pif torna ad indossare i panni di reporter con la seconda edizione de «Il Testimone»: il programma che si propone, tralasciando i grandi fatti di cronaca e le prime pagine dei giornali, di raccontare il mondo e le realtà nascoste e dare voce a storie e vicende che spieghino la realtà del Bel Paese. La società raccontata nel programma sarà proposta da Pif senza filtri: ogni puntata, infatti, sarà girata dallo stesso conduttore con il solo ausilio di una telecamerina: la presa diretta permetterà al racconto di essere «caldo» e immediato.
MAFIA - Molte saranno le realtà che Pif mostrerà: in Sicilia, Pif incontrerà Sonia Alfano, figlia del professore assassinato dalla mafia nelle strade di Barcellona Pozzo di Gotto e altri figli di vittime innocenti. A Napoli invece Pif girerà tra cresime, battesimi e matrimoni al seguito dei cantanti neo-melodici, eredi della canzone napoletana classica e fenomeno unico nel panorama musicale italiano, capaci di radunare folle immense e di vendere un numero incalcolato di dischi. E ancora, indagherà sul mondo del fitness e delle palestre, cercando di rimettersi in forma con il suo personal trainer Daniele Secarecci seguendolo fino a Houston in Texas per le gare mondiali di culturismo. Pif andrà fino in Giappone per capire come funziona l’amore e il corteggiamento in Oriente.
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13/10/2008
Lorena, trent'anni sul marciapiede «Ora ho otto case e figli sistemati»
La storia sessanta clienti fedeli e nessuna concorrenza dalle più giovani: «Sono fredde». Ex impiegata: la prima volta con il capufficio per 700 mila lire

Per tutti è Lorena. Milanese doc con trent'anni di marciapiede alle spalle. «Per mia libera scelta», sottolinea subito. È una veterana che ha visto il mondo e le mode cambiare. Dall'arrivo delle sudamericane negli anni Ottanta, alle nigeriane. Poi le albanesi, le romene e le cinesi «che rovinano la piazza con i loro prezzi stracciati e senza precauzioni». Sulle romene ha poi una sua teoria, visto che ne conosce tante e con lei si confidano. «Arrivano da Paesi poveri e già là si prostituivano. Adesso lo fanno qui e guadagnano di più. Il racket? È finito negli anni Novanta con gli albanesi. Ora quelle dell'Est si mettono d'accordo con chi le sistema da noi: metà per uno e non ci sono problemi. Con la benedizione di mamma e papà». E in trent'anni, da impiegata a un milione al mese di soldi del vecchio conio, è riuscita a comprarsi otto appartamenti, a laureare una figlia di 26 anni in archeologia, a sistemare il figlio di 33 esperto in computer e «ad avere un bel gruzzolo in banca a tanti zeri».
Ma ricorda anche chi, trent'anni fa, dopo una prestazione con lei, le raccontava che sarebbe andato in India: faceva tendenza. «Ci si muoveva su R4 e Due Cavalli. Con gli uomini che si spalmavano balsamo tigre sulle tempie, pensando fosse un potente afrodisiaco». Nel decennio dopo ricorda i giovani con i capelli a spazzola «e le bici, tassativamente Bianchi o Atala, lasciavano il posto al Vespone. Il guardaroba, poi, un po' stracciaro, si riempiva di scarpe Tod's, polo e Lacoste». E proprio negli anni Ottanta, quando è una giovane impiegata dal fisico che non passa inosservato, gli occhi verdi e i lunghi capelli corvini sulle spalle, che riceve la proposta indecente. «Il mio capufficio mi ripeteva sempre che se fossi andata a letto con lui, mi avrebbe fatto un bel regalo. Dopo tante insistenze gli risposi che l'avrei fatto in cambio di un milione di lire. Me ne diede 700 mila e lo facemmo in albergo durante la pausa pranzo. Quando uscii, la titolare dell'hotel, guardando la mia carta di identità con su scritto "impiegata", mi schiacciò l'occhio e mi disse di ritornare da lei. Lo feci e mi sentii dire: ragazza, quei soldi che guadagni in un mese li puoi guadagnare in un pomeriggio».
Lorena la prese in parola. Fece un paio di prove il sabato e la domenica e, proprio in un sabato, riuscì a mettersi in tasca 2 milioni e 600 mila lire. «Ed ero solo alle prime armi. Mollai il lavoro e mi mollò anche il marito. Così mi ritrovai con due figli piccoli da tirar su. Lo feci con il marciapiede, ma loro non l'hanno mai saputo». Erano gli anni dei bei viaggi, dei vestiti griffati. Con 25, 30 clienti al giorno a 100 mila a prestazione, mance escluse. «Mi davano anche 600 mila lire per un paio d'ore in motel». Molti di quei clienti sono rimasti affezionati, almeno una sessantina al mese. «Li ho visti quando avevano 20 anni e adesso hanno moglie e figli. Ma vengono da me per raccontarmi dei loro problemi familiari, della consorte che ha sempre il mal di testa. Qui si liberano in modo sereno e così non vanno in giro a fare i prepotenti. Le più giovani? Sono fredde, non temo la concorrenza. Se scendessi in strada alle 7 del mattino, sono certa che qualcuno mi cercherebbe. Leggo di tanta violenza, ma attorno a me c'è solo amore».
Ecco, i clienti. «Prevalentemente uomini tra i 35 e i 40 anni, lavoratori che hanno una famiglia e un'istruzione medio-bassa. E cercano le ragazze direttamente in strada, in media una volta ogni 15 giorni». Lorena ai regali preferisce il denaro e sui provvedimenti anti-lucciole del ministro Carfagna sorvola con «è la meno adatta». E ancora: «C'è stato un calo di lavoro appena si è parlato di legge e di ordinanze. Adesso però si è tornati nella norma, con i clienti che sembrano voler sfidare le forze dell'ordine. Il rischio del proibito mette addosso più adrenalina». E le squilla il cellulare.
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