28/03/2012

Due ruote in alta quota

Due ruote in alta quota

Vittorio Brumotti tenta la scalata dell’Everest. L'ex campione mondiale di bike trial e inviato di Striscia la notizia tenta l’impresa con l’aiuto di Simone Moro

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01/10/2011

Il declino di Hulk Hogan: ora vive in affitto

Il declino di Hulk Hogan: ora vive in affitto

STATI UNITI. Sprecati i guadagni, presenta un reality su wrestler nani

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14/09/2011

È morto Walter Bonatti, leggenda dell'alpinismo

È morto Walter Bonatti, leggenda dell'alpinismo

Sabato e domenica a lecco la camera ardente. Scompare a 81 anni una delle più grandi leggende dell'alpinismo italiano e mondiale

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21/05/2011

Addio a 'Macho Man' Randy Savage. È morto in un incidente stradale

Addio a 'Macho Man' Randy Savage. È morto in un incidente stradale

È stato uno tra i più grandi wrestler di tutti i tempi. Era di origini italiane, il suo vero nome era Randall Mario Poffo e aveva 59 anni

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09/12/2009

Hawaii, surfisti sfidano muri d'acqua di sei metri

Hawaii, surfisti sfidano muri d'acqua di sei metri

 

Cavalcare montagne d'acqua alte come un palazzo di tre piani. E' questa la sfida a cui si sottopongono decine di surfisti nel paradiso terrestre nel pacifico

 

 

 

 

Immagini di forte impatto visivo arrivano dalle Hawaii e mostrano le altissime onde che si sono formate di fronte alla spiaggia di Waimea. E' qui che svolge una delle più spettacolari gare di surf al mondo, una competizione che si tiene soltanto quando le onde raggiungono un minimo di sei metri di altezza. È solo la sesta volta che queste condizioni si verificano dal 1984, quando è nata la gara, la prima negli ultimi 5 anni.

06/12/2009

Wrestling sotto shock: muore «il bulldozer» delle Samoa

Wrestling sotto shock: muore «il bulldozer» delle Samoa

 

Il celebre «Umaga» stroncato da un infarto. Per due volte era stato campione intercontinentale. Aveva 36 anni.

 

Edward Fatu, meglio conosciuto come «Umaga»
Edward Fatu, meglio conosciuto come «Umaga»

Il wrestler Edward Fatu, meglio conosciuto come «Umaga», l'omone tatuatissimo e stella del «pressing catch», è morto venerdì a Houston, in Texas, per un infarto. La notizia della morte dell'ex wrestler è stata data sul sito della WWE, World Wresting Entertainment, la maggiore federazione di questo sport. Il 36enne era stato trasportato venerdì in ospedale dopo che la moglie lo aveva trovato sul divano di casa in condizione di arresto respiratorio: il wrestler perdeva sangue dal naso e dalla bocca.

SPORT DI FAMIGLIA - Originario dell' isola di Samoa, Fatu era il membro più giovane della famosa famiglia di wrestler Anoa'i, della quale fanno parte il cugino Dwayne «The Rock» Johnson; i suoi due zii conosciuti negli anni '80 e '90 con nome di «The Wild Samoans» e i fratelli Sam «Tonga Kid» e Solofa Jr. «Rikishi». Il contratto con la WWE del due volte campione intercontinentale, anche noto come «il bulldozer di Samoa», era terminato nel giugno scorso: aveva lasciato la federazione dopo aver violato per la seconda volta le regole della «WWE Wellness Policy», ovvero le norme sul consumo di alcol e droghe. Aveva inoltre rifiutato di entrare in un centro per la disintossicazione. Dedicatosi poi completamente ai suoi figli e alla moglie, la settimana scorsa si era ancora esibito in Australia in occasione del tour «Hulkamania» con le leggende Hulk Hogan e Ric Flair. Fatu, 1,93 metri d'altezza e 160 kg di peso, era considerato uno dei maggiori talenti della sua disciplina.

Elmar Burchia

11/04/2009

Acrobazie a due ruote: in volo sulle piramidi

Acrobazie a due ruote: in volo sulle piramidi

 

Spettacolare esibizione a Giza, presso Il Cairo, durante il Red Bull Fighters International Freestyle Motocross 2009 Exhibition Tour

 

(Goran Tomasevic/Reuters)(Goran Tomasevic/Reuters)Spettacolare esibizione a Giza, presso Il Cairo, durante il Red Bull Fighters International Freestyle Motocross 2009 Exhibition Tour (Goran Tomasevic/Reuters)

Il sudafricano Nick de Wit sembra appoggiato sul vertice della piramide di Micerino (Balazs Gardi/Global Newsroom/Reuters)

Il sudafricano Nick de Wit sembra appoggiato sul vertice della piramide di Micerino

 

(Goran Tomasevic/Reuters)

 

 

(Andy Schaad/Global Newsroom/Reuters)(Andy Schaad/Global Newsroom/Reuters)

 

 

Lo svedese Morgan Karlson (Andy Schaad/Global Newsroom/Reuters)

Lo svedese Morgan Karlson

 


 

 

09/11/2008

Soli con la barca a vela, serve lo psicologo

Soli con la barca a vela, serve lo psicologo

Al via dalla Francia il Vendée Globe, giro del mondo in solitaria. Non più di metà delle imbarcazioni taglierà il traguardo dei 45 mila km. A bordo Bibbia, iPod e cibo liofilizzato

 

 

 

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MILANO - La metà della flotta, trenta barche, non concluderà la regata. Statistiche, altro che vento del pessimismo. Perché per il Vendée Globe, giro del mondo a vela in solitario e senza scali, 6ª edizione, si salpa oggi da Les Sables d’Olonne, golfo di Biscaglia, senza sapere quando, e se, si torna. «Passeggera clandestina», chiamano la paura i capitani coraggiosi (17 francesi, 7 inglesi tra cui due donne, Dee Caffari e Samantha Davies, 2 svizzeri, uno spagnolo, un austriaco, un canadese e un americano) che hanno scelto questo viaggio dentro se stessi lungo 45 mila chilometri, la prova estrema della grande vela oceanica, tre mesi al timone parlando con la barca per non impazzire.

Un team di specialisti, medici e psicologi, assisterà i concorrenti da terra via radio. Ma a nulla servirono i loro sforzi, nel 2001, per risollevare dallo stato di prostrazione psicologica la giovane Ellen Mac Arthur, che l’Inghilterra adottò dopo averla sentita singhiozzare in diretta sulla Bbc e che solo i genitori, in collegamento dalla casa nel Derbyshire, riuscirono a dissuadere dal ritiro. Il corso di sopravvivenza pre-regata è obbligatorio. L’assicurazione sulla vita, caldamente consigliata. Il rischio è dietro ogni onda. Nel ’96 Pete Goss trasse in salvo il rivale Raphaël Dinelli, alla deriva sul gommone di salvataggio nel terribile Oceano Indiano, e in quell’edizione maledetta il canadese Gerry Roufs sparì nel nulla, inghiottito dal Pacifico del Sud, che sei mesi dopo sputò gli avanzi della sua barca sulle coste del Cile. Bertrand de Broc, infortunato, si ricucì la lingua seguendo le istruzioni del dottore. Rambo, in confronto, era un pivello.

Salpare per il Vendée, significa buttarsi con un paracadute bucato. Può andar bene, oppure no. «E se sopravvivi, diventi un amuleto ambulante» scherza ma non troppo Vincent Riou, recidivo (seconda Vendée) e campione in carica, stella dello squadrone francese che vivrà l’evento con la passione di un Mondiale di calcio, l’uomo che sussurra alle vele e che punta ad abbassare il record: mettersi il mare in tasca in meno di 80 giorni (il primato, che gli appartiene dal 2005, è di 87 giorni, 10 ore, 47’55’’), alla faccia del buon senso e della fantasia di Jules Verne. La sfida è tecnica, fisica e psicologica. L’assenza di scali ne aumenta il coefficiente di difficoltà: se l’affidabilità dello scafo è già un’incognita, la solidità mentale dei solitari nei Quaranta ruggenti e nei Cinquanta urlanti, navigando tra il 40˚ e il 50˚ parallelo dell’Emisfero Sud e doppiando i tre Capi (Buona Speranza, Leeuwin, Horn), sarà la variabile sulla quale costruire un’avventura indimenticabile o un viaggio senza ritorno. «Laggiù non c’è sole, il mare è grigio, fa freddo, il vento soffia a 60 kmall’ora e le onde possono raggiungere otto metri d’altezza - ricorda Isabelle Autissier, leggenda francese di una vela che non esiste più ma che conserva ottima memoria -. Laggiù ti senti lontanissimo dal resto del genere umano. Il Vendée è come guardare in faccia un fantasma per cento giorni. L’equilibrio è fondamentale».

Loïck Peyron, il più giovane della dinastia di fratelli velisti, non si terrà tutto dentro: «Il terzo giorno di regata comincio a confidarmi con il mio scafo e non mi fermo più». Dee Caffari studierà il francese: «Al mio ritorno desidero parlarlo perfettamente». C’è chi ha imbarcato, in una cambusa prevalentemente di cibi liofilizzati per non appesantire troppo la barca, orsetti di peluche, foto dei figli, sciroppo di menta per mascherare il gusto dell’acqua desalinizzata, resistenze elettriche da usare tra gli iceberg, l’iPod, la Bibbia. Gonfiare le vele di fede, oltre che di vento, scalda l’anima. E, forse, anche un po’ le mani.