13/12/2010
Fuentes: «Se parlassi non ci sarebbero più i Mondiali e neanche gli Europei di calcio»
Fuentes: «Se parlassi non ci sarebbero più i Mondiali e neanche gli Europei di calcio»Il ginecologo aveva detto in passato che la rete di suoi pazienti andava oltre il ciclismo. Il medico spagnolo accusato di aver praticato il doping avrebbe parlato con i compagni di cella
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01/07/2009
Bologna: la rabbia dei tifosi blocca l'arrivo di Moggi nel club rossoblu
Bologna: la rabbia dei tifosi blocca l'arrivo di Moggi nel club rossoblu
Nella notte striscioni contro l'ex dg bianconero davanti allo stadio felsineo. Il patron Menarini conferma dei contatti ma precisa: «I tifosi stiano tranquilli perché non li tradiremo»
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| Luciano Moggi (Emblema) |
BOLOGNA - La rabbia dei tifosi ha fermato la «relazione pericolosa» tra il Bologna calcio e Luciano Moggi. L'ex direttore generale della Juventus (squalificato per 5 anni dalla giustizia sportiva a seguito dei processi di Calciopoli) almeno per il momento, non avrà alcun ruolo nel Bologna. Un'ipotesi contro cui la città aveva innalzato un muro che vedeva schierati in prima fila proprio i tifosi rossoblu. Il patron del Bologna, Renzo Menarini, ha tuttavia ammesso di aver cenato martedì sera con Moggi e di aver parlato di calcio con l'ex direttore sportivo bianconero, ma ha poi spiegato: «Io non voglio che Moggi entri nel Bologna e lui non vuole entrare nel Bologna. Non l'ho mai coinvolto nelle sorti del Bologna e lui non l'ha mai chiesto. I tifosi dovranno stare tranquilli perché non li tradiremo. Il caso Moggi non esiste». Una tesi confermata dal presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli, che ha aggiunto: «Il signor Moggi è un uomo che ha lavorato tanti anni nel mondo del calcio, ha tanti amici e tanti estimatori e poi va bene così». Menarini ha escluso anche la possibilità che Franco Ceravolo, ex direttore sportivo del Livorno, possa ricoprire un ruolo nella società.
«NESSUN NOME DI INVESTITORI» - Da Moggi «non sono mai arrivati nomi e cognomi di possibili investitori, ma se avessi avuto da lui suggerimenti che potevano essere presi in considerazione per la società, li avrei presi - ha detto ancora il patron rossoblu -. Moggi ha detto che ha della gente che gira e che cerca investimenti nelle società, ma nulla di specifico». Il geometra infatti non nega «l'emorragia di capitali» che ha colpito il Bologna nell'ultimo anno, da quando la famiglia Menarini ha rilevato la proprietà. «Aspettavamo il soccorso della città, che però non ha risposto - spiega -. Qualcuno si è affacciato, ma senza proposte concrete. La nostra capacità di investimento è limitata, ma sufficiente per affrontare il prossimo campionato. Andremo avanti da soli, ma se ci sono compagni di viaggio che condividono la nostra visione li accoglieremo».
LA RABBIA DEI TIFOSI - Martedì, quando sembrava ormai certo l'arrivo di Moggi sotto le Due Torri, la città si è mobilitata: striscioni, rabbia sul web, perfino un'interrogazione parlamentare promossa da due deputate del Pd. Nella notte sono stati affissi di fronte allo stadio Dall'Ara alcuni striscioni che non lasciano spazio a dubbi: «Moggi magari muori oggi!», «Meglio la B con dignità che con Moggi in A», «Bologna campione del calcio pulito». Molti i messaggi nei forum dei tifosi, arrivati anche a organizzarsi per boicottare la campagna abbonamenti. Ma ora l'allarme sembra rientrato. Ma resta da ricostruire la squadra. Serve una campagna acquisti vivace se, come si propone la presidente Francesca Menarini, per il prossimo campionato si vuole stare «nella parte sinistra della classifica».
MOGGI: «HO MOLTI AMICI» - Lo stesso Moggi ha escluso un suo ingaggio al Bologna: «È ora di finirla con l'accostamento del nome Moggi a tutte le squadre in difficoltà. Dall'inizio dell'anno a oggi ne ho contate ben 12, dalla Pro Patria, passando per il Livorno e fino al Bologna». «Ho molti amici nel mondo del calcio - ha aggiunto - tra i quali molti presidenti che mi chiamano per chiedermi consigli non retribuiti. Comunque da oggi ho dato mandato ai miei legali per denunciare penalmente e civilmente tutti coloro che stanno strumentalizzando il mio nome infangandolo ancora di più di quanto hanno fatto in occasione dello scoppio di Calciopoli, creato dalla stampa». Moggi ha anche parlato della sua situazione giudiziaria: «Ho molto rispetto dei giudici del Tribunale di Napoli, a differenza di quelli sportivi, che mi hanno condannato sulla base di congetture e intercettazioni insignificanti. In questo momento il mio unico pensiero è quello di arrivare alla conclusione della mia vicenda processuale positivamente».
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20/06/2009
I Sensi cedono la Roma alla cordata di Fioranelli
I Sensi cedono la Roma alla cordata di Fioranelli
Cambio di proprietà. Operazione ormai chiusa: l’annuncio fra oggi e lunedì. L’investimento sfiora i 500 milioni di euro
Manca un ultimissimo passo: la certificazione da parte di Mediobanca del deposito di 201 milioni su un conto della Spafid, la fiduciaria dell’advisor della famiglia Sensi. Poi la cessione della As Roma, al termine di una infinita telenovela, sarà cosa fatta. L’annuncio oggi stesso, domani o al più tardi lunedì mattina, a Borsa chiusa.
C’è una seconda ipotesi: il bluff totale e scoperto di Vinicio Fioranelli, l’agente Fifa che ha condotto la trattativa per conto di Volker Flick e di un fondo di investimento, ma ieri nessuno dava più credito a questa clamorosa circostanza. Fonti interne a Unicredit parlano di grande soddisfazione: il debito di Italpetroli, la controllante della As Roma, sarà più che dimezzato. E nell’accordo è probabile anche uno sconto ai Sensi o una ristrutturazione del debito rimanente a nuove e più favorevoli condizioni. Le cifre dell’affare sono state anticipate da più fonti e, in modo particolare, da «Il Mondo ». L’investimento totale sfiora i 500 milioni di euro: 200 alla famiglia Sensi, che possiede il 67 per cento della azioni della As Roma; più l’offerta pubblica di acquista (Opa) per le restanti azioni, quantificabile in altri 100 milioni; più 40 milioni all’anno per rafforzare la squadra al calciomercato per le prossime quattro stagioni. A meno di clamorosi e imprevedibili colpi di scena, la famiglia Sensi lascia dopo 16 anni. Fu il patriarca Franco a salvare la società dopo la presidenza Ciarrapico nel maggio 1993: prima in compartecipazione con Pietro Mezzaroma, e poi da solo dall’8 novembre 1993. L’ha portata a uno storico scudetto, il secondo del dopoguerra, l’ha fatta diventare grande. La sua morte, il 17 agosto 2008, era già stata, in qualche modo, decisiva.
Due settimane fa la controllante Italpetroli aveva parlato di «verifiche in corso» per valutare la consistenza dell’interesse della cordata svizzero-tedesca di Fioranelli. Le società di diritto svizzere sono spesso, per usare un termine poco tecnico ma comprensibile a tutti, delle vere e proprie scatole cinesi. Non sempre chi investe vuole anche pubblicità. Così per lungo tempo la cordata Fioranelli è stata setacciata: ci sono stati incontri, scambio di mail, riunioni più o meno segrete. Due sono stati i passi decisivi: la pressione di Unicredit, che ha chiesto fermamente la cessione della Roma come unico asset che poteva «tagliare » il debito di Italpetroli, fino alla scelta da parte di Rosella Sensi di Mediobanca come advisor; la mancanza di un’alternativa al gruppo Fioranellli. I tifosi romanisti, a grande maggioranza, si sono sempre detti favorevoli al cambio. Erano spaventati dalla necessità dell’autofinanziamento. E la mancata qualificazione alla prossima Champions, valutabile in almeno 30-35 milioni di euro, significava un calciomercato modesto.
Il passaggio di proprietà della Roma, allo stato attuale delle cose, non risponde a tutte le domande che sono state fatte in queste settimane. Dietro a Fioranelli c’e' solo Volker Flick, cognome pesante degli eredi Mercedes che, però, nelle persone dei due big Mick e Muck avevano smentito un loro diretto coinvolgimento? È Massimo Pica la sponda italiana della cordata? Quello che pare certo è il coinvolgimento del gruppo tedesco HPP. Una sigla dietro la quale c’è la costruzione di alcuni importanti stadi di società calcistiche tedesche. Sì proprio la costruzione di un nuovo impianto (il via libera è stato dato da tempo dal sindaco Gianni Alemanno) sarà parte integrante del grande business intorno alla As Roma. Manca ancora un ultimissimo passo. E poi...
Luca Valdiserri
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10/10/2008
Sla, ora il calcio ha paura. «I casi sono almeno 51»
Sla, ora il calcio ha paura. «I casi sono almeno 51»Allarme nel mondo del pallone. Guariniello: patologia professionale
Ora il calcio ha paura. Di un’avversaria impossibile da fermare: marca a uomo, e quando ti prende non ti molla più. Molti calciatori in attività, qualcuno del giro della nazionale e qualcun altro con la coscienza un po’ sporca, si fanno visitare periodicamente da un neurologo di fiducia. Basta un piccolo falso allarme a scatenare la psicosi. I casi noti di Sla nel calcio italiano continuano a crescere: sono diventati 51, decessi inclusi. E la domanda allo specialista, ormai, è la stessa: «Dottore, ho la Sla?».
Rotto il tabù
Il calcio italiano, che fino a ieri negava qualsiasi relazione con la sclerosi laterale amiotrofica per paura di ricavarne un’immagine negativa, ha decisamente cambiato rotta. Dagli incassi di Italia-Montenegro, match di qualificazione ai Mondiali 2010, mercoledì a Lecce, 150 mila euro verranno dirottati verso un gruppo di lavoro coordinato dal dottor Paolo Zeppilli e destinato a finanziare la ricerca. Un passo importante per un ambiente che rifiutava di avere un problema chiamato Sla. «Coinvolgerò esperti italiani e stranieri: lavoriamo per i nostri tesserati, maanche per tutti coloro che hanno la Sla» dice Zeppilli. Il calcio riconosce di essere malato, quindi? «Un attimo. Per noi la malattia professionale dei calciatori è la pubalgia. È incontrovertibile che di sclerosi possa ammalarsi chiunque. Cercheremo di capire, però, perché nel nostro mondo ha questa incidenza ». I giocatori sono preoccupati, vogliono sapere. A Coverciano, nel ritiro della nazionale in vista di Bulgaria-Italia di domani, si è parlato molto di Sla. L’emozione scatenata dalla notte di lacrime e stelle organizzata per Stefano Borgonovo, il centravanti del Milan di Sacchi, lo specchio spietato nel quale a Firenze si è visto riflesso tutto il calcio italiano dagli anni Settanta in poi, è stata violenta. I senatori si sono fatti venire delle idee (Cannavaro: «Tassiamo i nostri stipendi per la ricerca»), i giovani sono allarmati (Montolivo: «Tra noi c’è malessere: non possiamo più far finta di niente»; Giovinco: «Coinvolgiamo anche la Liga spagnola e la Premer League inglese»), certi ex dormono male la notte. Massimo Orlando, per esempio, 37 anni, che con Borgonovo condivide un passato nel Milan e nella Fiorentina: «Io in carriera ho avuto tanti infortuni e ho preso tante medicine. Molti miei colleghi hanno paura e non parlano. Io sì: vorrei chiedere a chi ci ha curati se ci ha veramente dato qualcosa di strano...». L’ambiente è in fermento e l’Associazione calciatori lancerà un’adesione volontaria al progetto Sla della Federcalcio. «Oggi gli atleti sono molto spaventati—conferma il professor Adriano Chiò del dipartimento di neuroscienze di Torino —. La sclerosi rimane una patologia rarissima, giocare a calcio non comporta rischi. Purché sia calcio pulito».
C’è anche Bernardini
Lo scafandro e la farfalla. Prigionieri del proprio corpo e, forse, dello sport a cui si è dedicata una vita. Pochi sanno che Fulvio Bernardini, ex calciatore, allenatore di Fiorentina e Bologna, ct dell’Italia ha molto in comune con Segato, Rognoni, Vincenzi, Soldan, Gritti, Lombardi, l’arbitro Giovanni Nuvoli e Gianluca Signorini, la bandiera del Genoa ammainata a 42 anni. Il Professore morì il 13 gennaio 1984, a 79 anni. Di sclerosi laterale amiotrofica. La prima moglie della Sla a chiedere a un magistrato di aprire un’inchiesta sul pallone avvelenato fu la vedova di Bruno Beatrice, centrocampista della Fiorentina dei misteri, quattro morti (Saltutti, infarto; Ferrante, tumore; Longoni, vasculopatia cardiaca; Beatrice, leucemia) e troppi drammi sfiorati, perché il calcio non si ammala solo di sclerosi,ma di improvvise patologie mai del tutto chiarite. Nel 2006 la figlia di Beatrice, Claudia, ha fondato l’Associazione vittime del doping. Che è una delle ipotesi alla base della Sla. 24 mila calciatori monitorati dalla fine degli Anni 60 al 2007. Su un sottocampione di 7325 professionisti, l’incidenza attesa della Sla era 1,24. Quella osservata: 6,45. Cinquantuno i casi noti, decessi inclusi. Sei le società più colpite: Fiorentina, Torino, Genoa, Samp, Como e Pisa. «Pensavo di imbattermi in qualche tumore—racconta ilpmdi Torino Raffaele Guariniello —, ho trovato una patologia professionale». Muratori, agricoltori, contadini. E calciatori. Cortex (la corteccia surrenale molto evocata da medici e atleti), Micoren, Voltaren, antinfiammatori: i verbali degli interrogatori sono una spoon river di bugiardini. «Non è utile legare il calcio alla Sla in modo indifferenziato: ai fini della prevenzione sul lavoro, bisogna capire. Perché nessun ex è venuto a trovarmi? Perché all’estero nulla si muove? Perché Fifa e Uefa non prendono iniziative? ».
Molte ipotesi, nessuna cura
Su un pilastro di partenza sono tutti d’accordo: «Per ammalarsi di Sla ci vuole una predisposizione genetica » spiega Mario Melazzini, presidente dell’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (Aisla), malato lui stesso. Sottolinea: «La Sla è una malattia per ricchi: un tetraplegico ha un costo per la famiglia che si aggira sui 60 mila euro all’anno». Anche la ricerca è cara. E avanza con fatica. «È un lavoro lento e complesso: gli atleti hanno contratto il fattore di rischio 15-20 anni fa, risalire non è facile—dice il professor Chiò —. La recente scoperta di una proteina collegata alla malattia, la Tdp43, potrebbe essere un’importante chiave di volta. Abbiamomandato 800 campioni di Dna di pazienti italiani al National Institute of Health di Washington, un importante istituto di ricerca. Al momento, per la scienza, tutte le concause si equivalgono». Eccole. 1) Traumi agli arti e alla testa. C’è un’evidenza: i calciatori spesso sviluppano la forma bulbare di Sla, con danni al blocco facciale. I centrocampisti corrono molto, e prendono più colpi nei contrasti. Nessun caso di Sla registrato tra i portieri, infatti. 2) Il contatto con pesticidi e diserbanti dei campi. Guariniello ha mandato i suoi ispettori negli stadi e agli allenamenti dei club più colpiti, ha fatto interrogare i giardinieri e i manutentori dei prati, sta ricostruendo l’elenco dei prodotti più usati per curare il verde: ricorre la formaldeide, un potentissimo battericida. Nella cantina di una squadra sono stati trovati vecchi barattoli, subito mandati a esaminare. 3) Il doping. Tesi mai provata ma non esclusa da un lavoro del professor Angelo Poletti dell’Università di Milano: «La morte del neurone motorio potrebbe essere provocata da eccessivi livelli di androgeni nel sangue, come quelli ottenuti assumendo ormoni o anabolizzanti. 4) Abuso di farmaci non vietati, spesso fuori dalle esigenze terapeutiche. Anche gli integratori possono influire: Stefano Belli e Nicola Vanacore, dell’Istituto superiore di Sanità, ipotizzano il ruolo degli aminoacidi ramificati e della creatina come motore della Sla.
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22/08/2008
CALCIO D'ORO: CHI PIU' RENDE PIU' GUADAGNA
CALCIO D'ORO: CHI PIU' RENDE PIU' GUADAGNA
Calciatori strapagati: ecco i criteri che criteri regolano gli ingaggi
"Le società devono, inoltre, comunicare chiaramente ai giocatori quale sia la loro politica retributiva", aggiunge Montanari, "perché i calciatori accettano le disparità quando sono in qualche modo giustificate e quando le superstar si assumono le responsabilità che i loro stipendi comportano".I ricercatori osservano che l’esperienza (in termini di stagioni di Serie A), la reputazione (in termini di livello delle squadre in cui il giocatore ha militato e di convocazione in Nazionale), la performance individuale e quella di squadra sono le determinanti chiave della retribuzione.Cambiare squadra non porta, in media, nessun vantaggio retributivo, mentre lo status della squadra con cui si firma il contratto è decisivo nella determinazione del livello assoluto dell’ingaggio. “A confortarci sulla natura di squadrarisultati di squadra nella determinazione della retribuzione individuale”. del calcio”, afferma Montanari, “è, in questo caso, l’importanza dei
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