20/06/2011
Là dove lo stato è indifferente, e la legge la dettano i Casalesi
Là dove lo stato è indifferente, e la legge la dettano i CasalesiCaserta, tra polvere e topi contro il clan dei Casalesi.. Commissariati ridotti a porcili, uffici in condizioni tali per cui non è possibile viverci o lavorarci. Lo dicono gli ispettori più volte chiamati a verificare gli ambienti in cui lo Stato dovrebbe "riaffermare la propria presenza sul territorio". La frase è del ministro Maroni, ma i fatti raccontano una realtà di incredibile degrado. Il "Modello Caserta" per controllare il territorio. Voluto da Maroni per contrastare i clan e togliere loro la possibilità di essere "antistato", rischia di naufragare nei miliardi tagliati alla sicurezza
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11/10/2010
Al Jazeera: «I talebani occupano una base militare americana»
Al Jazeera: «I talebani occupano una base militare americana»La notizia, diffusa dall'emittente araba, non ha avuto conferme. I soldati Usa sarebbero fuggiti a bordo degli elicotteri, abbandonando anche armi ed equipaggiamenti
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24/06/2010
Expo, Stanca dà le dimissioni e lascia il consiglio di amministrazione
Expo, Stanca dà le dimissioni e lascia il consiglio di amministrazioneL'’addio dell’amministratore delegato e onorevole del Pdl era dato per scontato. Bracco: «Forse mi si sta usando per una bassa manovra politica»
| Lucio Stanca: addio a Expo (Salmoirago) |
MILANO - Lucio Stanca non ha soltanto rassegnato le dimissioni da amministratore delegato ma, con una lettera trasmessa ai soci di Expo 2015 Spa, ha comunicato di avere abbandonato, con decorrenza immediata, lo stesso consiglio di amministrazione. Nella lettera, secondo quanto si è appreso da fonti qualificate, Lucio Stanca ha segnalato di essersi trovato nelle condizioni di non poter più svolgere il suo ruolo all'interno della società di gestione. Nelle quattro pagine della lettera, l'ex ad ha fatto riferimento alla comunicazione trasmessa nei giorni scorsi dal presidente Diana Bracco, che criticava la gestione manageriale di Stanca in ordine alle spese, ai programmi di contenimento del budget e ai ritardi nell'organizzazione del progetto. Di fatto Stanca ha lasciato il consiglio di amministrazione dopo aver appurato di non avere più la fiducia. Mezz'ora prima dell'inizio del cda l'ex amministratore delegato ha abbandonato la sede del Palazzo Reale senza rilasciare dichiarazioni.
I DISSIDI - In una lunga intervista al Corriere della Sera, Stanca aveva anticipato le sue motivazioni, attaccando in particolar modo la Bracco: «Sorprende che, dopo aver condiviso nel cda tutte le decisioni senza mai contestare o criticare nulla, abbia deciso di scrivere questa lettera inusuale, per usare un termine gentile, scegliendo toni e argomenti che sconcertano. Forse si sta usando Stanca ed Expo per una bassa manovra politica». Le dimissioni erano attese: già due giorni fa l’addio dell’amministratore delegato e onorevole del Pdl era dato per scontato. Si era pensato di costruire per lui un’uscita «morbida», affidandogli il posto di presidente che a quel punto sarebbe stato lasciato libero dalla Bracco. Ma la Bracco, a sua volta, aveva spiegato a tutti i suoi interlocutori di non essere intenzionata ad andarsene: e per essere più chiara aveva scritto il 15 giugno scorso la citata lettera, in cui aveva demolito, punto per punto, il business plan rivisto da Stanca dopo la richiesta dei soci di contenere i costi, considerati i tempi di crisi e le acque agitate in cui versa Expo.
LE MOTIVAZIONI - Sempre nell'intervista al Corriere, Lucio Stanca ha motivato il suo addio non con le polemiche ma con la nuova fase del progetto Expo. «Siamo passati - ha detto - dalla fase di programmazione, seguita finora, alla fase di realizzazione. In questa l’articolo 54 della Finanziaria cambia la governance e rende di fatto superata la figura dell’amministratore delegato, perché gli toglie poteri girandoli alla collegialità dei soci». A proposito delle polemiche sul suo doppio incarico come ad e parlamentare, Stanca ha parlato di strumentalizzazioni: «Si può essere anche in disaccordo sulle scelte o sulla gestione, ma si deve proteggere il patrimonio comune che è rappresentato da questa occasione straordinaria e unica di marketing per l’Italia».
L'IPOTESI SALA - L'ipotesi più gettonata è che, restando la Bracco alla presidenza, scompaia dalla governance la figura dell’amministratore delegato e venga inserito un direttore generale che i soci hanno già individuato in Giuseppe Sala, ex manager Pirelli, da 18 mesi direttore generale del Comune. Le trattative sono a uno stadio talmente avanzato che a Palazzo Marino si sta già affrontando il nodo del dopo-Sala: al suo posto potrebbe così arrivare uno dei suoi due vice, l’ingegner Antonio Acerbo, oggi responsabile di tutta l’area tecnica, direttore già ai tempi della giunta Albertini. Questa soluzione darebbe al sindaco Letizia Moratti la garanzia di continuità che ha chiesto, evitando scossoni ulteriori ad una macchina comunale che in questa legislatura è già stata molto provata.
Redazione online
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03/06/2010
Roland Garros. Dementieva ko, Schiavone in finale
Roland Garros. Dementieva ko, Schiavone in finaleClamoroso a Parigi. Dopo aver perso il primo set al tie-break (7-3) la russa si è avvicinata all'angolo della Leonessa porgendole mano mettendo così fine al match. La tennista milanese è la prima azzurra a qualificarsi per una finale dello Slam
Francesca Schiavone e' in finale al Roland Garros. La 29enne milanese ha beneficiato del ritiro della russa Elena Dementieva in semifinale. La Schiavone aveva vinto il primo set al tie-break per 7-3, poi la russa e' stata costretta ad abbandonare per problemi fisici. In finale, l'azzurra affrontera' la vincente della sfida fra l'australiana Samantha Stosur e la serba Jelena Jankovic. La Schiavone e' la prima italiana di sempre nella finale di un torneo femminile dello Slam.
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18/03/2010
Busi show: «Lascio l'Isola» E attacca Papa e governo
Busi show: «Lascio l'Isola» E attacca Papa e governo
Tv, reality e società. Lo scrittore parla di omofobia e accusa il Santo Padre. Poi un affondo su Berlusconi e tasse
| Simona Ventura in collegamento con Aldo Busi |
OMOFOBIA E TASSE - «La misura è colma», ha insistito poi Busi rivolto alla conduttrice Simona Ventura, «non c'è più racconto tra me e i tuoi naufraghi, devono interagire tra di loro. Io sono rimasto qui due settimane in più di quanto avevo immaginato nella mia mente». Duro poi l'affondo contro chi critica l'omosessualità, con un esplicito il riferimento al Papa. «L'omofobo è un omosessuale represso», ha detto, queste persone «sono un danno per la società». E infine un attacco al governo. «Io pago le tasse e sono orgoglioso di farlo», ha spiegato. «Se non fanno questa legge delle due aliquote al 23 e 33 per cento, del meno tasse ma per tutti a cosa è servito Berlusconi? Cosa fa?». (Fonte Agi)
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07/12/2009
Finanziaria, è scontro in commissione: approvata con solo voto del centrodestra
Finanziaria, è scontro in commissione: approvata con solo voto del centrodestra
FINI: «IL RISPETTO DEL REGOLAMENTO E' STATO TOTALE». L'opposizione se ne va denunciando un «precedente gravissimo», una sorta di voto di fiducia in commissione
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| Gianfranco Fini (Ansa) |
ROMA - Percorso ancora tumultuoso per la legge Finanziaria. Le opposizioni hanno abbandonato i lavori della commissione Bilancio alla Camera dove era in corso l'esame della legge di bilancio. Pd, Idv e Udc, hanno prima denunciato in aula quella che hanno definito una «anomalia», uno «sfregio nuovo e innovativo» e un «precedente gravissimo», cioè una sorta di voto di fiducia direttamente in commissione sul maxiemendamento presentato dal relatore.
Successivamente però il maxiemendamento è stato approvato in commissione bilancio con il voto della sola maggioranza. Il testo può approdare così all'aula che avvierà l'esame mercoledì prossimo.
FINI - «Al di là delle scelte politiche che non sta al presidente della Camera commentare, il rispetto del regolamento è stato totale, e su questo l'opposizione ha convenuto» avrebbe dichiarato dopo la decisione dell'opposizione il presidente della Camera Gianfranco Fini secondo quanto rilevano fonti della presidenza della Camera.
RITOCCHI - Il voto è cominciato e si è concluso in poco più di dieci minuti. Il maxiemendamento presentato dal relatore è passato con una modifica dell’ultima ora. Per quanto riguarda i ritocchi alla formulazione del testo dove si ripartiscono i fondi dello scudo fiscale, 30 milioni (nel biennio 2010-2011) andranno al ministero degli Affari esteri per le sedi internazionali mentre nuove risorse arriveranno per il rinnovo contrattuale dei circa 100 operai a tempo determinato del Corpo forestale.
VEGAS - La fiducia in Aula sulla Finanziaria «dipenderà dagli emendamenti presentati. Se l’opposizione presenterà numerosi emendamenti è probabile; altrimenti non è detto» ha spiegato il viceministro all’Economia, Giuseppe Vegas, il quale ha aggiunto che «governo e relatore terranno il testo approvato in commissione Bilancio».
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29/07/2009
La Bmw lascerà la F.1
La Bmw lascerà la F.1
L'annuncio del presidente Norbert Reithofer. La casa automobilistica resterà attiva in altre competizioni automobilistiche
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| Norbert Reithofer (Ap) |
BERLINO - La casa automobilistica tedesca Bmw ha annunciato il ritiro dalla Formula 1. La notizia, anticipata dal quotidiano tedesco Bild, è stata poi ufficializzata dal presidente del consiglio di amministrazione del gruppo, Norbert Reithofer, in una conferenza stampa a Monaco di Baviera.
«DECISIONE DIFFICILE» - La Bmw rimarrà comunque nell’automobilismo. Reithofer ha palato di una «decisione difficile. Ma è un passaggio risolutivo nell’ottica della strategia di riallineamento della nostra compagnia". Il team della Bmw, che ha rilevato la Sauber nel 2005, ha vinto un solo Gp nel 2008 in Canada. Il presidente di Bmw ha anche dichiarato che alla base della decisione ci sono anche motivazioni ecologiste. «E' il logico passo compiuto sullo sfondo del riposizionamento strategico della nostra impresa. Ad essere premiante sarà sempre più anche una durevole sostenibilità ambientale sul lungo periodo. In ciò vogliamo avere un ruolo di modello».
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29/06/2009
Mosley: «I team danzano sulla mia tomba ma io sono vivo»
Mosley: «I team danzano sulla mia tomba ma io sono vivo»
FORMULA 1. L'ex numero uno della Fia al Mail on Sunday: «E ora tutto il mondo mi chiede di ricandidarmi»
| Max Mosley (LaPresse) |
LONDRA - «I team hanno sbagliato a danzare sulla mia tomba prima che io fossi morto. E ora tutto il mondo mi chiede di ricandidarmi». Max Mosley non sembra intenzionato a farsi da parte. Il presidente della Federazione internazionale dell'automobile (Fia) dovrebbe uscire di scena a ottobre, quando scadrà l'attuale mandato. Il condizionale, però, è d'obbligo viste le dichiarazioni rilasciate dal numero 1 della federazione al Mail on Sunday. L'intesa con l'associazione dei team (Fota) ha scongiurato la scissione della Formula 1 ma, evidentemente, non ha riportato la tranquillità nel circus.
«NON ABBANDONA LA BATTAGLIA» - L'effetto distensivo garantito dall'accordo raggiunto mercoledì scorso tra la Fia e le squadre sembra giá svanito. «Non è positivo che i team ingaggino un'agenzia di pubbliche relazioni per dire che io sono morto e sepolto mentre sono ancora qui, più vivo che mai», dice Mosley, che fino ad ottobre dovrebbe avere un ruolo marginale nella gestione della Formula 1. «Adesso sono sotto pressione, da tutto il mondo mi chiedono di ricandidarmi», dice. «In realtà -aggiunge- non voglio farlo, sento di essere un po' troppo vecchio. Quando ho iniziato, potevo essere il padre dei piloti più giovani. Oggi posso essere il nonno di alcuni di loro. Devo apparirgli molto vecchio, c'è senz'altro bisogno di qualche novità dal loro punto di vista». «In genere, arriva il momento di lasciare dopo aver fatto qualcosa per 16 anni. Io voglio veramente fermarmi -ribadisce- ma non lo farò se ci sarà uno grosso scontro con l'industria automobilistica e con la Fota. Farò ciò che devo fare: non è nella mia natura abbandonare una battaglia».
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24/06/2009
Formula Uno: Fia e Fota trovano l'accordo, il mondiale è salvo
Formula Uno: Fia e Fota trovano l'accordo, il mondiale è salvo
Le regole restano quelle di quest'anno sino al 2012. Montezemolo firma la pace e in cambio ottiene la testa di Mosley, che non si ricandiderà alla presidenza della Fia
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| Mosley davanti a una Ferrari sulla griglia di partenza del Gp d'Inghilterra (Epa) |
PARIGI - Tanto rumore per nulla. Alla fine, come aveva previsto Max Mosley, presidente della Federazione internazionale dell'automobile (Fia), l'accordo con la Fota (l'associazione dei principali costruttori di Formula Uno) è stato trovato e quindi il campionato mondiale 2010 è salvo e non ci saranno due divise competizioni.
ACCORDO - L'annuncio al termine del Consiglio mondiale della Fia a Parigi, in una conferenza stampa congiunta di Mosley e Luca Cordero di Montezemolo, alla guida della Fota. Mosley a ottobre non si ricandiderà alla presidenza della Fia. La Fia ha deciso di non cambiare le attuali regole in Formula 1, che saranno tenute in vigore fino al 2012. Non ci sarà così il campionato quindi alternativo che avevano annunciato otto squadre se non si fosse arrivati a un accordo con la Fia, che voleva introdurre un tetto di spesa di circa 45 milioni di euro. «L'obiettivo è tornare in due anni ai livelli di spesa dell'inizio degli anni Novanta», ha spiegato Mosley. «Sono felice, ha prevalso il buon senso», ha aggiunto Bernie Ecclestone, detentore dei diritti commerciali della Formula Uno.
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19/06/2009
F1,otto team sbattono la porta «Prepariamo un altro campionato»
F1,otto team sbattono la porta «Prepariamo un altro campionato»
Tra Fota e Fia adesso è rottura vera. Le scuderie capitanate dalla Ferrari sono pronte ad andarsene
| Max Mosley (LaPresse) |
SILVERSTONE (GRAN BRETAGNA) - Il compromesso atteso non c'è stato, tra Fota e Fia adesso è rottura vera. Gli otto team ribelli hanno infatti detto no all'ultima offerta arrivata dal grande capo della federazione internazionale Max Mosley, e dopo una riunione fiume nel quartier generale della Renault a pochi passi da Silverstone, dove domenica si corre la tappa inglese del mondiale, hanno deciso di chiudere ogni possibile trattativa e di «incominciare la preparazione di un nuovo campionato».
LA ROTTURA - Le scuderie capitanate dalla Ferrari sono pronte ad andarsene e lo fanno sbattendo la porta e accusando pesantemente la Fia, dichiarandola di fatto responsabile dell'avvenuta rottura: «I desideri dei team più importanti sono stati ignorati - si legge nel comunicato arrivato a tarda notte della Fota - inoltre, decine di milioni di dollari non sono stati distribuiti dal detentore dei diritti commerciali (il patron del Circus Bernie Ecclestine ndr) sin dal 2006. È quindi chiaro che i team non possono continuare a compromettere i valori fondamentali dello sport e hanno rifiutato di togliere la riserva alla loro iscrizione al campionato 2010». La rottura arriva al termine dell'ennesima giornata di confronto a distanza tra Fia e Fota, in cui si era registrata anche un'apertura di Mosley, che aveva provato a innalzare il budget cup - ma solo del prossimo anno - da 45 a 100 milioni di euro. Lo aveva scritto lo stesso Mosley in una lettera inviata ai team, in cui si diceva pronto anche ad accettare un revisore dei conti esterno. Era l'estremo tentativo di evitare una crisi che, con l'abbandono dei grandi costruttori, avrebbe portato alla creazione di un mondiale parallelo. Quello che invece il vertice della Fota ha decretato in maniera inevitabile.
LE OTTO SCUDERIE - Giovedì scadeva il termine imposto dal presidente della Fia a McLaren, Bmw, Renault, Toyota e BrownGp che dovevano sciogliere la riserva sull'iscrizione al 2010. A queste naturalmente vanno aggiunte Ferrari, Toro Rosso e Red Bull, che sono di fatto iscritte, ma contro la loro volontà. E invece ora tutti hanno deciso uniti di fare le valigie. E quella che nel pomeriggio di ieri era solo un'ipotesi, ora è diventata realtà. I piloti delle grandi scuderie sono però pronti a seguire i loro team. «Non parteciperò ad una Formula 1 con i piccoli team, meglio gareggiare da un'altra parte -, aveva detto il campione del mondo della Renault, Fernando Alonso - Noi vogliamo competere con i migliori team del mondo, con la massima tecnologia, con i migliori piloti». «Questa - aggiunge - è la Formula 1, per cui se dal prossimo anno tutto ciò non ne farà più parte, sicuramente ci sarà un'altra categoria con queste garanzie». Si infrangono le speranze di Felipe Massa, che si augurava la riconciliazione e che non ha comunque risparmiato le critiche alla Fia: «Sarebbe bello avere una federazione di adulti, che quando sorge un problema si siede attorno a un tavolo con i team a discuterne e lavora per eliminarli. Io spero ancora che succeda» aveva detto il ferrarista. Dopo settimane di botta e risposta anche velenosi, il braccio di ferro tra Fia e Fota sembra davvero essere finito.
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