04/02/2010

Quella volta che l'aviazione peruviana abbattè un aereo di una famiglia Usa

Quella volta che l'aviazione peruviana abbattè un aereo di una famiglia Usa

 

Spunta il video del pasticcio. Nove anni fa l'azione coordinata dalla Cia. Scambiato per un volo carico di droga

 

 

Pensavano di aver intercettato un aereo carico di droga e dopo blandi tentativi per fermarlo, lo abbatterono. Solo più tardi scoprirono che sul velivolo viaggiava una famiglia di missionari americani. Un video, girato nove anni fa da agenti della Cia e arrivato nei giorni scorsi nelle mani del network americano Abc, che lo ha immediatamente postato sul suo sito web, mostra l'incredibile cantonata presa dall'aviazione peruviana che provocò la morte di due persone innocenti. Inoltre le drammatiche immagini sono un severo atto d'accusa contro la Cia. I servizi segreti americani avevano sempre negato un coinvolgimento nella missione, ma il video mostra inequivocabilmente la loro attiva presenza.

LOCALIZZAZIONE E ABBATTIMENTO - Le immagini risalgono al 21 aprile del 2001. I jet peruviani in collaborazione con i servizi segreti americani localizzano nello spazio aereo del paese sudamericano un velivolo sospetto. I top gun peruviani tentano di stabilire un contatto via radio, ma non ci riescono. Alla fine, nonostante i numerosi dubbi espressi dagli agenti della Cia, i piloti peruviani decidono di fare fuoco sull'aereo che dopo essere stato colpito, precipita in un fiume. Sull'aereo, oltre al pilota Kevin Donaldson, viaggiavano i coniugi Veronica e Jim Bowers e le loro due figlie. La famiglia, originaria del Michigan, stava tornando negli Usa dopo aver portato a termine una missione umanitaria in Brasile. Il bilancio fu tragico: Veronica Bowers e la piccola Charity morirono sul colpo. Il pilota Donaldson fu ferito gravemente alle braccia e alle gambe, mentre Jim Bowers e l'altra figlia di sei anni, Cory, si salvarono miracolosamente.

ACCUSE - Il video, emerso all’improvviso dopo 9 anni, mette sott'accusa sia l'aviazione peruviana sia i servizi segreti americani. I primi non si preoccuparono di verificare il numero d’identificazione dell’aereo sospetto e nonostante i ripetuti ammonimenti dei servizi segreti americani decisero di abbatterlo. Dalle conversazioni via radio emergono chiaramente i dubbi dei piloti della Cia: «Siete sicuri che siano trafficanti di droga?» urla un membro dei servizi segreti americani. Un altro pilota statunitense ripete: «Secondo me ci stiamo sbagliando. Temo che stiamo facendo un terribile errore». Dopo che i jet peruviani cominciano ad aprire il fuoco, i piloti della Cia, avvertiti dal comando generale del terribile malinteso, gridano: «Non sparate. Fermatevi. Stop». Tuttavia i familiari delle vittime e alcuni politici statunitensi non perdonano alla Cia di aver mentito al Congresso e di aver sempre negato un proprio coinvolgimento nell'azione di quel giorno: «Vorrei che qualcuno si alzasse e dicesse "Sono anch'io responsabile"» - ha dichiarato alla Abc Gloria Lutting, madre di Veronica Bowers. Il senatore Pete Hoekstra non ha dubbi: «Se mai c'è stato un esempio di giustizia tardiva che equivale a una giustizia negata, questo è il più clamoroso». Poi ha aggiunto: «Il comportamento della Cia in termini di responsabilità è stato inaccettabile. Due americani sono stati uccisi con l'aiuto del loro governo. Inoltre l'Intelligence ha tentato di nascondere alcune cose e ha ritardato le indagini».

DIFESA - La Cia non ci sta e ha diffuso un comunicato per rispondere alle accuse: «Il personale della Cia non aveva alcuna autorità né per dirigere né per proibire le azioni del governo peruviano - recita la circolare. «I nostri piloti non hanno aperto il fuoco su alcun aereo. Per quanto riguarda il tragico caso del 21 aprile del 2001, il personale della Cia ha fatto notare ai piloti peruviani più volte che su quell'aereo non c'erano trafficanti di droga. Si è trattato di un tragico episodio, ma l'Agenzia si è mossa con professionalità e coscienza». Quindi segue l'attacco verso i critici: «Disgraziatamente alcuni hanno voluto trasformare i fatti e insinuare altre cose. Facendo ciò, hanno reso un cattivo servizio agli ufficiali della Cia che hanno rischiato la loro vita per la sicurezza americana».

Francesco Tortora

 


28/09/2009

Como: «Il muro sul lago verrà abbattuto»

Como: «Il muro sul lago verrà abbattuto»

 

Domenica si e' svolta una manifestazione di protesta. Il sindaco Stefano Bruni: la barriera sarà sostituita da paratie mobili. «Avremo l'aiuto della Regione»


(foto Newpress)

MILANO - «Il muro, che era previsto dal progetto, non ci sarà più; verrà abbattuto e sarà interamente sostituito da paratie mobili». Lo ha dichiarato oggi il sindaco di Como Stefano Bruni, sotto assedio nelle ultime ore, insieme all'assessore alle Grandi opere, Fulvio Caradonna, sul caso del muro costruito sul lungolago. «Nei prossimi giorni - ha detto il primo cittadino - saremo in grado di fornire i dettagli tecnici, ma il muro verrà abbattuto. Dovrà essere sostenuto un certo costo, tuttavia la Regione è con noi. Ho parlato questa mattina con Roberto Formigoni e il presidente sostiene questa ipotesi; è questa la priorità».

(foto Newpress)

(foto Ipp)

 

LA PROTESTA - Sembrerebbe chiudersi, così, la diatriba che ha visto l'intera città sollevarsi contro il primo cittadino del capoluogo lariano per difendere il lungolago, dove da due anni è in costruzione un sistema di paratie mobili anti-esondazione. Il muro «dello scandalo», che domenica ha visto scendere in piazza esponenti politici e comaschi senza bandiera, doveva essere alto 25 centimetri e degradare poi nell'acqua. La barriera di cemento che ha rischiato di mandare a casa la giunta di centrodestra era una varian­te al progetto originale, com­piuta in corso d’opera e priva di apparenti giustificazioni. Il sindaco Bruni, Pdl, ha visto prima mon­tare l’ira dei comaschi con cen­tinaia di email inviate ai gior­nali locali, poi la manifestazione di piazza per chiederne l'abbattimento e infine l'affondo della Lega nord e di qualche esponente della maggioranza, schierati ufficialmente contro il progetto. Di fronte alla sollevazione popolare, Bruni si è dovuto arrendere: «Niente muro».

L'INCHIESTA - Il sistema anti-esondazione, del costo di 15 milioni di euro, è finanziato dalla Legge Valtel­lina perché rientra tra le opere giudicate necessarie dopo l’al­luvione del 1987. Il pm Simone Pizzotti nei giorni scorsi aveva aperto un fascicolo contro ignoti e disposto l'acquisizione della documentazione relativa al progetto, per accertare eventuali violazioni alle norme edilizie.