03/08/2010

Una casa comune per 230 mila specie: riflettori puntati sul popolo del mare

Una casa comune per 230 mila specie: riflettori puntati sul popolo del mare

Un team internazionale di 360 ricercatori sta mappando i mari dell'intero pianeta. I primi risultati del Census of marine life, il più grande censimento degli abissi mai realizzato

 

Un pesce dei Sargassi, Histrio histrio, in una foto diffusa dal Coml (Ap)
Un pesce dei Sargassi, Histrio histrio, in una foto diffusa dal Coml (Ap)

Quanti pesci ci sono nel mare? A questa e ad altre domande sul mare e sulla sua vita cerca di dare una risposta il Census of Marine Life (Coml), un censimento durato dieci anni che ha riguardato 25 aree marine diverse sparse per il mondo, dall'Antartide alle acque temperate dei Tropici, passando per il Mediterraneo fino ad arrivare all'Australia. Insomma, il team internazionale di studiosi ha cercato di non tralasciare neanche un remoto angolo del Grande Blu. «Dalle coste al mare aperto, dal bassofondo agli abissi, dai piccoli organismi, come i microbi, a quelli grandi come i pesci e le balene»: così lo ha descritto la dottoressa Patricia Miloslavich, della venezuelana Universidad Simòn de Bolivàr, coautrice del censimento.

I RISULTATI - Il progetto ha visto impegnati 360 ricercatori di tutto il mondo che sono arrivati alla conclusione che sono 230mila le diverse specie distribuite nelle 25 aree studiate, di cui solo un decimo sono state catalogate. I risultati definitivi della ricerca verranno presentati il 4 ottobre in una grande conferenza a Londra, ma intanto il Coml ha reso noti i primi dati emersi da questo ingente lavoro. . Le aree più ricche di biodiversità sono risultate essere il Giappone e l'Australia, entrambe con circa 33mila specie, seguite dalla Cina (22mila) e dal Mediterraneo, in cui fra crostacei, pesci e alghe vivono 17mila specie animali. Al quinto posto, tra le 25 aree censite, c'è il golfo del Messico, martoriato dalla marea nera, in cui vivono 15mila specie.

MAGGIORANZA AI CROSTACEI - I dati raccolti evidenziano che i crostacei sono il gruppo con la maggiore popolazione: granchi, aragoste, gamberi, ma anche molti altri meno conosciuti, rappresentano praticamente un quinto dell'intera fauna sottomarina (il 19%). A seguire si trovano i molluschi (17 %) e i pesci (12 %). Alle alghe, alle piante e agli organismi unicellulari spetta rispettivamente il dieci per cento. Le specie marine più usate per le campagne conservazioniste, come balene, tartarughe, leoni marini e uccelli, sono soltanto il due per cento della popolazione dei mari e degli oceani.

NON TUTTI I MARI SONO UGUALI - Nel corso della decennale ricerca, che verrà pubblicata in ottobre, sono emerse, tra le varie aree prese in esame, differenze, problematiche e criticità che variano da un ecosistema all'altro. Le acque che lambiscono le coste del Giappone e dell' Australia, per esempio, sono le più ricche, con 33 mila specie a fronte di una media di 10.750 per tutte le 25 aree del censimento. I mari più chiusi (Golfo del Messico, Cina costiera, Baltico, mar dei Caraibi e Mediterraneo) sono quelli nei quali si registrano le maggiori minacce alla biodiversità, dovute principalmente all'inquinamento.

IL MEDITERRANEO - Il nostro mare contiene 17 mila specie, ma è considerato il più minacciato dall'inquinamento, dall'eccessivo prelievo ittico e persino dalle bombe sganciate nell'Adriatico ai tempi della guerra del Kosovo. A queste si è aggiunto un nuovo pericolo: le specie invasive che tendono a rimpiazzare quelle autoctone. Infatti nelle acque del bacino del Mediterraneo è possibile reperire 600 specie “aliene”, la maggior parte delle quali proveniente dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez.

SPECIE SCONOSCIUTE - Nonostante gli sforzi profusi in questi dieci anni, gli autori del censimento ritengono che ancora molte creature marine rimangano un mistero. L'opinione dei ricercatori è che per ogni specie conosciuta ve ne siano almeno quattro del tutto ignote. Di tutti i pesci, che sono una delle popolazioni più note e studiate, ne è stato catalogato soltanto il 70 per cento, ma di altri gruppi se ne conosce meno di un terzo. Gli scienziati credono che la maggior parte delle creature sconosciute viva ai Tropici, negli abissi e nell'Emisfero Meridionale. «Questa non è un'ammissione di fallimento - ha dichiarato la dottoressa Nancy Knowlton dello Smithsonian Institute – ma semplicemente il mare è così vasto che, dopo dieci anni di duro lavoro, abbiamo soltanto delle istantanee, talora molto dettagliate, del contenuto del mare». Per la cronaca, il titolo di pesce più cosmopolita è stato assegnato al pesce vipera (Chauliodus sloani) che vive, tra i 500 e i 3000 metri di profondità, in più di un quarto delle acque marine del globo.

Emanuela Di Pasqua


02/02/2009

Dal satellite agli abissi marini, Google adesso punta su Ocean

Dal satellite agli abissi marini, Google adesso punta su Ocean

 

 

La piattaforma fornirà anche informazioni sui cambiamenti geologici e climatici. In uscita il nuovo software in grado di monitorare grazie alle mappe digitali i fondali dell'intero pianeta

 

 

I rilievi sottomarini del Mar Tirreno evidenziati da Google Maps: presto ulteriori dati sui fondali saranno disponibili con Google Ocean
I rilievi sottomarini del Mar Tirreno evidenziati da Google Maps: presto ulteriori dati sui fondali saranno disponibili con Google Ocean
Permetterà agli utenti di scoprire i segreti degli abissi e di conoscere gli effetti del riscaldamento climatico. Lunedì sarà presentato alla California Academy of Sciences di San Francisco Google Ocean, la nuova versione di Google Earth, il celebre software che genera immagini virtuali della Terra grazie a fotografie aeree e satellitari. Gli appassionati di oceanografia col nuovo programma potranno visualizzare le mappe tridimensionali dei fondali marini presenti sul nostro pianeta direttamente dal proprio pc. Inoltre, la nuova versione del software conterrà numerose informazioni e studi sui cambiamenti climatici e s'avvicinerà sempre di più all'antico sogno degli ideatori di Google Earth: la mappatura digitale dell'intero pianeta

SUCCESSO - Da quando è stato lanciato nel 2006, Google Earth ha avuto uno straordinario successo tra gli utenti di Internet: oltre 400 milioni di persone hanno visitato il sito web per scrutare dall'alto città e quartieri di tutto il mondo. Adesso grazie a Google Ocean anche i meno esperti potranno conoscere la topografia sottomarina e la batimetria degli angoli più nascosti degli abissi. Secondo quanto riporta il Guardian, alla presentazione della nuova versione del software parteciperanno, oltre a Eric Schmidt, l'attuale Ceo di Google, illustri personaggi come l'ex vicepresidente degli Usa e noto ambientalista Al Gore e Sylvia Earle, una celebre studiosa americana di oceanografia. Se la nuova versione del sito riuscisse a mappare completamente i fondali marini potrebbe essere di grande aiuto anche agli studiosi di archeologia subacquea. «Questa e' la cosa che mi eccita di più - dichiara entusiasticamente alla rivista tecnologica Cnet David Sandwell, professore di geofisica allo Scripps Istitution of Oceanograph dell'Università di San Diego -. Le persone sapranno che gran parte dei fondali marini sono inesplorati e Google ci darà una mano a conoscerli».

IMMAGINI E TEMPI - Immagini ad altissima definizione accompagneranno i dati che raccontano il clima, le temperature e le correnti marine presenti nel mondo sottomarino, anche se ci vorrà tempo prima che tutti gli angoli degli oceani siano mappati in alta definizione: «Almeno 100 anni - profetizza lo studioso David Sandwell che è certo che Google Ocean diventerà una risorsa essenziale per gli scienziati -: sarà un mezzo molto utile per condividere dati statistici sugli oceani. Per i miei studi sarà importante perchè mi permetterà di conoscere in maniera dettagliata la struttura tettonica globale dei fondali marini». Anche altri studiosi affermano che con Google Ocean la conoscenza oceanografica potrà fare passi da gigante: «Basta pensare che - dichiara Stephen P. Miller, direttore del Centro geologico allo "Scripps" - oggi abbiamo informazioni più dettagliate della superficie di Marte grazie a studi portanti avanti in poche settimane con potenti mezzi tecnologici che dei fondali marini sui quali le prime ricerche sono state fatte ben due secoli fa».