09/06/2010

Nocera, i colleghi dell'infermiera: "Un modello, pregava Padre Pio"

Nocera, i colleghi dell'infermiera: "Un modello, pregava Padre Pio"

«Donna irreprensibile. Con noi da 10 anni, la riprenderemmo ora»

 

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Una cosa è certa: qui, nel reparto di Osservazione chirurgica polispecialistica del Cardarelli di Napoli, hanno tutti un ottimo ricordo di Annarita Buonocore. Anzi, qualcuno la riprenderebbe a lavorare già da domani. Perché Rita (così la chiamano tutti) non ha mai dato segni di squilibrio o di sofferenza. Nessun ritardo, nessuna negligenza, sempre disponibile a cambiare turni con colleghi e colleghe. Infermiera la cui esperienza si è forgiata in uno dei reparti più difficili dell’immenso ospedale partenopeo.

«Qui non sono ammessi errori: i ricoverati sono tutti in condizioni delicate e hanno bisogno di assistenza 24 ore su 24. E Rita, da questo punto di vista, era irreprensibile». Arturo Agovino ha da poco terminato un intervento chirurgico su una paziente. Dirigente medico, conosce Rita da anni e come tutti gli altri scuote la testa ogni volta che si parla di lei. «Siamo allibiti, Rita si è sempre dimostrata affidabile e preparata. Chieda anche agli altri infermieri: tutti diranno la stessa cosa». Ed è così. In questo reparto al primo piano del padiglione L del Cardarelli ci sono venti posti letto e regna un’insolita calma. «Non è sempre così - spiega un infermiere -. Alcuni giorni ci sono barelle ovunque e Rita si rimboccava le maniche e lavorava sodo».

Alla fine del corridoio c’è un altarino: una statua della Madonna, immagini di Padre Pio. C’è sempre qualcuno che prega, e c’è chi giura che anche Rita si fermava spesso qui. Una donna è esterrefatta: «Incredibile, è sempre stata così gentile. Da qualche tempo non si vedeva in reparto, chissà quanto deve aver sofferto». Ma c’è anche chi pensa all’altra mamma, quella del piccolo Luca, passata dalla gioia alla disperazione in poche ore. «Come madre - spiega una donna in visita a un parente - non oso pensare a cosa abbia passato la mamma di quel neonato».

Annarita Buonocore è entrata in questa reparto dieci anni fa dopo aver superato regolare concorso, e sempre qui ha prestato la sua opera. Il 10 maggio scorso aveva comunicato la sua assenza per malattia poi, dopo una quindicina di giorni, la caposala l’aveva contatta. «Mancava personale, ho telefonato a Rita per chiederle quando sarebbe rientrata», spiega Flora Verde. Il giorno dopo, a testimonianza del suo ottimo rapporto con tutti, Rita era in corsia. «Mi ha detto - ricorda la caposala - che dal giorno seguente sarebbe ritornata in malattia».

C’è un’infermiera però che ricorda che a loro, Rita, aveva spiegato che era incinta e che a fine mese avrebbe partorito. «Che tipo era? Ottimo elemento», anche la caposala elogia l’infermiera irreprensibile diventata ladra di bambini. «Ci fidavamo tutti di lei. Qualche anno fa anche mio marito ha subito un intervento in questo reparto - spiega Flora Verde -. Quando rientravo a casa chiedevo a Rita di assisterlo. Di lei mi fidavo ciecamente, la conoscevo da dieci anni».

ANTONIO SALVATI


Bocelli su Youtube: ringrazio mia madre che non volle abortire

Bocelli su Youtube: ringrazio mia madre che non volle abortire


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08/06/2010

L'infermiera confessa: «Avevo abortito Avrei restituito il piccolo stamattina»

L'infermiera confessa: «Avevo abortito Avrei restituito il piccolo stamattina»

La madre di Luca: «La perdono». Il movente: voleva dimostrare all'uomo che amava di aver avuto un figlio da lui, quindi ha rapito il neonato.

 

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Annarita Buonocore l'infermiera di 42 fotografata lunedì notte prima di essere interrogata dalla polizia (Ansa)
Annarita Buonocore l'infermiera di 42 fotografata lunedì notte prima di essere interrogata dalla polizia (Ansa)

NOCERA INFERIORE (SALERNO) - Era agitatissima all'inizio, ha negato tutto e si è mostrata molto aggressiva con gli inquirenti. Poi però ha ceduto Annarita Buonocore, l'infermiera di 42 anni che lunedì ha rapito un neonato nell'ospedale di Nocera Inferiore a pochissime ore dalla nascita. A chi l'ha interrogata la donna ha detto che avrebbe voluto restituire alla sua famiglia il piccolo Luca Cioffi stamattina. La donna, madre di due figlie, una di 11 e l'altra di 19 anni, ha alle spalle un matrimonio e una convivenza. Agli investigatori in un primo momento avrebbe detto «il bimbo me l'hanno portato per accudirlo» e ha raccontato di essere stata incinta davvero ma che ha avuto un aborto spontaneo. Per questo ha rapito il piccolo Luca, per fare credere all'amante di avergli dato un figlio. Poi avrebbe ammesso: «Ho due figlie femmine e anch'io vorrei un figlio maschio». «Se lo trovo bello e fatto - ha aggiunto l'infermiera del Cardarelli - lo allevo».

LA STORIA - Quella della Buonocore è una relazione con un uomo sposato, di Napoli, un amministrativo dello stesso ospedale in cui lavora come infermiera, e da lui avrebbe dovuto avere un figlio proprio in questi giorni. La gravidanza però non è andata a buon fine: la donna ha dichiarato agli inquirenti durante l'interrogatorio di aver subito un aborto naturale nei primissimi mesi. Della circostanza non aveva informato l'amante, che invece, a quanto pare, avrebbe voluto diventare padre. Così la donna avrebbe simulato, per tutti questi mesi, di aspettare un figlio. Vistasi alle strette, poi, avrebbe pianificato di portar via un piccolo proprio dall’ospedale di Nocera. Un luogo che lei conosceva e nel quale si muoveva agilmente. La donna, infatti, è proprio di Nocera. All'amante aveva chiesto proprio lunedì una visita a casa: così in mattinata aveva rapito il piccolo Luca Cioffi dalla stanza di sua madre, poche ore dopo il parto, e lo aveva portato a casa sua, spacciandolo per suo figlio. La donna avrebbe anche detto ai suoi figli, un minorenne e una maggiorenne, di dover accudire il neonato perché la madre non era stata bene. Un racconto al quale i suoi familiari avevano creduto. Sentito nell'imminenza del ritrovamento del neonato rapito, l'uomo, che non è indagato, ha risposto agli agenti che gli chiedevano chi fosse il piccolo Luca Cioffi: «Questo è mio figlio». La Buonocore era riuscita dunque a simulare una gravidanza in tutti questi mesi. Arrivata al giorno del presunto parto era riuscita ad evitare una visita del padre del bambino, che era andato a trovarla solo lunedì a casa sua, dopo il rapimento del piccolo Cioffi. La donna, che non ha precedenti penali, né risulta affetta da patologie psicologiche, è ora in stato di arresto per sequestro di persona.

IL VICINO - Contro l'infermiera professionale in servizio al pronto soccorso dell'ospedale «Cardarelli» di Napoli, c'era la testimonianza di un uomo, un insegnate che l'aveva conosciuta anni prima e che proprio ieri pomeriggio si è trovato di passaggio nel reparto di ostetricia proprio mentre Annarita Buonocore, con il camice bianco da infermiera, usciva tenendo in braccio il piccolo Luca Cioffi. L'insegnante si è rivolto alla polizia stradale di Angri, non appena ha saputo, attraverso i mezzi di informazione, che c'era stato il rapimento di un bimbo nell'ospedale di Nocera. L'esame dell'identikit, diffuso nella tarda serata di lunedì, ha tolto ogni dubbio al testimone del rapimento. La polizia, che non aveva però indicazioni precise sul nome dell'infermiera, ha rintracciato il padre di quest'ultima. È scattata la perquisizione in casa del genitore della rapitrice, dove è stata recuperata una foto recente della donna mostrata subito ad Annalisa Fortunato, madre del piccolo Luca, e alla zia che hanno subito riconosciuto l'infermiera che si era allontanata con il bimbo.

IL BLITZ NELLA NOTTE - Subito dopo gli inquirenti sono passati all'azione. La preoccupazione che Annarita Buonocore potesse disfarsi del piccolo Luca nel modo più folle ha indotto gli agenti della Squadra Mobile di Salerno e del Commissariato di Nocera a bloccare porte e finestre dell'appartamento al settimo piano dove abita la Buonocore e ad agire con la massima rapidità. La donna, che lunedì sera, poco dopo le 23 era in casa con le due figlie, non ha avuto il tempo di reagire. La polizia l'ha bloccata mentre metteva in salvo il piccolo. Nell'abitazione le tre donne stavano seguendo gli sviluppi della vicenda, attraverso la televisione, ma del rapimento le due figlie erano all'oscuro. La madre aveva detto loro che quel neonato le era stato affidato da un'amica per qualche giorno. La stessa giustificazione Annarita Buonocore ha cercato di darla anche ai poliziotti che hanno eseguito il blitz, ma nessuno le ha creduto. In casa della donna gli agenti, guidati dal capo della Mobile, Carmine Soriente, hanno trovato pannolini e biberon, che la donna avrebbe acquistato poco dopo il rapimento.

IL PERDONO DELLA MADRE - Intanto martedì mattina le prime parole di Annalisa Fortunato, mamma del piccolo appena nato, ancora sofferente dopo il parto cesareo, sono di perdono per l'infermiera: «Mi dispiace molto per questa persona, perché molto probabilmente non sta bene, non la odio, non provo niente. Sì, la perdono». «È nato per la seconda volta». Annalisa Fortunato ha espresso così la sua fortissima emozione poi ha iniziato a raccontare: «È entrata, era molto tranquilla. Non tremava. Era un'infermiera, aveva il camice». La rapitrice era riconoscibile, perché ha agito a viso scoperto: «Aveva gli occhiali e uno spillone nei capelli - ha raccontato la donna -. Aveva un comportamento normale. Ha parlato normalmente. Era un'infermiera dolcissima». Quella donna, che Annalisa ha dichiarato di non conoscere, si è presa cura di lei: «Mi ha aggiustato il catetere, mi ha aggiustato la flebo. Mi ha detto anche che è un peccato che certe donne abbandonino i bambini». Annalisa è disposta a perdonare chi le ha portato via suo figlio: «Non gli ha fatto del male - ha continuato - l'ha fatto pure mangiare. Lunedì quando è arrivato qui Luca dormiva». «Mi dispiace per questa persona - ha aggiunto - molto probabilmente non sta bene. La perdono, sì». Ritornando ai momenti di angoscia provati, la donna dice soltanto: «Ho pregato, pregato». «Finalmente è finita - ha concluso - è andato tutto bene. Grazie a tutti». Annalisa sa che tutto il paese ha partecipato: «Lo so bene, me lo hanno detto, anche se non ho visto la televisione. Voglio ringraziare davvero tutti. Ieri mio figlio è nato per la seconda volta». Che farà per prima cosa Annalisa, quando uscirà dall'ospedale? «Andrò al santuario di San Gerardo», risponde piangendo».

Redazione online


07/04/2010

Ru486: somministrata prima pillola a Bari

Ru486: somministrata prima pillola a Bari

Il trattamento e' stato avviato in regime di ricovero ordinario al policlinico della citta'

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BARI - E' stata somministrata la prima pillola 'italiana' Ru486. Il trattamento e' stato avviato in regime di ricovero ordinario nella prima clinica di ostetricia del policlinico di Bari, dove l'Ru486 e' stata utilizzata negli ultimi tre anni acquistandola dalla Francia. La paziente alla quale e' stata somministrata l'Rsu486 e' una donna di 25 anni. La giovane donna nei giorni scorsi aveva deciso, compilando gli appositi moduli, di interrompere la gravidanza in corso, scegliendo di utilizzare la pillola Ru486 anziché l'intervento chirurgico. Questo e' il primo intervento di interruzione di gravidanza con metodo farmacologico effettuato in Italia da quando la pillola RU486 è entrata ufficialmente in commercio. In Puglia la pillola Ru486 veniva utilizzata nel policlinico di Bari "in via sperimentale", in quanto importata dalla Francia, dal mese di novembre del 2006. Il trattamento veniva somministrato alle pazienti in regime di day-hospital. I 10 trattamenti per utilizzare la pillola Ru486 e il primo aborto farmacologico sono arrivati stamani nella farmacia del policlinico di Bari.


27/11/2009

Sacconi: «Sì alla pillola Ru486, ma solo se usata in ospedale»

Sacconi: «Sì alla pillola Ru486, ma solo se usata in ospedale»

 

Il pd: «Prevaricazione politica». Idv: «posizione talebana». Il parere del ministro all'Aifa: «Attento monitoraggio del percorso abortivo in tutte le sue fasi»

 

La pillola Ru486
La pillola Ru486

ROMA - Via libera all'uso della pillola abortiva Ru486, ma solo durante il ricovero in ospedale. È la sintesi del parere che il ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, ha inviato all'Aifa. Una lettera preparata dopo che la commissione Sanità del Senato aveva approvato a maggioranza il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla RU486, chiedendo al governo di fermare la procedura di immissione in commercio del farmaco in attesa del parere tecnico del Ministero della Salute. Il ministro Sacconi, dopo aver citato la legge 194 e i pareri del Consiglio Superiore di Sanità del 2004 e del 2005, scrive al presidente dell'Aifa Sergio Pecorelli di ritenere che «la specialità Mifegyne, nota anche come pillola RU486, possa essere utilizzata per uso abortivo, in compatibilità con la legge 194, solo se l'intera procedura abortiva, e fino all'accertamento dell'avvenuta espulsione dell'embrione, sia effettuata in regime di ricovero ordinario nelle strutture sanitarie indicate dall'art. 8 della suddetta legge». «Ritengo anche necessaria - prosegue Sacconi - una specifica sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi del metodo, in particolare relativi alla eventuale richiesta di dimissioni anticipate della paziente».

L'OPPOSIZIONE - La decisione di Sacconi provoca le critiche di Pd e Idv. «Il ministro Sacconi ed il sottosegretario Roccella - afferma Livia Turco, capogruppo dei Democratici nella commissione Affari Sociali di Montecitorio - mettono in scena una prevaricazione mai vista della politica sulla competenza tecnica, stravolgendo tra l'altro la legge 194. In tutto ciò la salute delle donne non c'entra. Mi auguro che l'Aifa continui a dare prova di autonomia di giudizio e respinga questa inaccettabile prepotenza». «L'unica cosa che ha dimostrato il voto della commissione sanità del Senato sulla RU486 - dichiara Silvana Mura, deputata dell'Idv - è che maggioranza e governo non hanno alcun ritegno a mistificare spudoratamente e a stravolgere la realtà, quando questa non ha nulla a che vedere con i loro furori ideologici di novelli talebani».


26/11/2009

Ru486, stop in commissione «No all'immissione sul mercato»

Ru486, stop in commissione «No all'immissione sul mercato»

 

Sì di PDL e lega, voto contrario del PD.. finocchiaro: «il governo dica cosa vuole». Approvato in Commissione il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva

 

 

(Ansa)
(Ansa)

ROMA - Il Senato blocca la RU486. La commissione Sanità di Palazzo Madama ha infatti approvato a maggioranza con il voto favorevole di Pdl e Lega e quello contrario del Pd, il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva presentato dal presidente e relatore Antonio Tomassini. Nel documento si chiede di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola Ru486 in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la pillola abortiva. L'indagine è dunque conclusa e la parola passa al governo, ha spiegato il presidente della stessa commissione di Palazzo Madama, Antonio Tomassini. «La decisione comparirà nei resoconti parlamentari, verrà inviata agli organi di governo e da loro discenderà in che misura tenerne conto. Noi abbiamo una funzione di indirizzo e proposta. L'indagine conoscitiva serve a far maturare in chi la svolge gli esatti termini di una vicenda». Quelle della maggioranza e del governo «ancora una volta sono chiacchiere, ci dicano una volta per tutte cosa vogliono fare» è il commento a caldo del capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro. «Ho l'impressione - ha aggiunto la senatrice - che il ministro Sacconi avrebbe potuto sollevare un arbitraggio sulla scorta delle valutazioni dell'Agenzia europea del farmaco (Emea), invece non l'ha fatto. Credo che in questa vicenda, per ragioni di natura politica ma senza avere il coraggio di dire che non vogliono la commercializzazione della pillola, il governo sta facendo una serie di chiacchiere. Credo che sia giunto il momento - conclude - di dirci che cosa vogliono realmente». Dura la reazione dell'Idv: il presidente del gruppo al Senato, Felice Belisario parla di «un autentico colpo di mano». «È assolutamente indecente quanto deliberato questa mattina dalla commissione Igiene e Sanità del Senato» ha aggiunto il dipietrista. Soddisfatto il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri: «Abbiamo voluto ed ottenuto che sulla pillola Ru486 si facesse chiarezza» ha spiegato. «Troppi erano e sono ancora - ha aggiunto - i dubbi che legano la sua somministrazione alla salute delle donne. Per noi lo stop - ha concluso - è una vittoria di civiltà, una vittoria in difesa della salute».

APPROVATA A MAGGIORANZA - La mozione del relatore Antonio Tomassini è stata approvata a maggioranza. Quattordici i voti a favore, compreso quello del presidente della commissione, e otto quelli contrari, tutti dell'opposizione. Secondo i regolamenti dell'indagine conoscitiva, le altre due mozioni, quella della senatrice radicale eletta nelle fila del Pd, Donatella Poretti, e quella del Partito democratico, non sono state votate, perché precluse dal voto favorevole della mozione di maggioranza.

L'AIFA E L'INDAGINE - Lo scorso settembre la Commissione Igiene e Sanità del Senato aveva dato all'unanimità parere favorevole a un'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva, dopo il sì dell'Agenzia italiana del Farmaco alla vendita. Autorizzando l'immissione in commercio della Ru486, l'Aifa aveva sottolineato che l'utilizzo del farmaco in Italia deve avvenire nel rispetto della legge sull'interruzione di gravidanza, e la sua somministrazione segue un rigido protocollo medico.


31/07/2009

La Ru486 arriva in Italia Dura condanna del Vaticano

La Ru486 arriva in Italia Dura condanna del Vaticano

 

La Santa Sede: «scomunica per chi la usa e per chi la prescrive». Via libera a maggioranza dall'Agenzia del farmaco alla commercializzazione della pillola abortiva

 

Il ginecologo Silvio Viale mostra una confezione di Ru486 (Emmevi)
Il ginecologo Silvio Viale mostra una confezione di Ru486 (Emmevi)

ROMA - La Ru486 arriva in Italia. Dopo una riunione durata più di quattro ore, è arrivato giovedì in tarda serata il via libera a maggioranza (quattro contro uno) dall'Agenzia italiana del farmaco alla pillola abortiva. Il Consiglio di amministrazione dell'Aifa ha infatti approvato l'immissione in commercio nel nostro Paese del farmaco già commercializzato in diverse altre Nazioni. Nel Cda dell'Aifa hanno votato a favore della pillola il presidente Sergio Pecorelli e i consiglieri Giovanni Bissoni, Claudio De Vincenti e Gloria Saccani Jotti. Ad esprimersi negativamente è stato invece Romano Colozzi, assessore alle Risorse e Finanze della Regione Lombardia. La Ru486 potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero, così come la legge 194 prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza. Nelle disposizioni, ha spiegato l'assessore Bissoni, c'è un «richiamo al massimo rispetto della legge 194 e all'utilizzo in ambito ospedaliero. Dopo una lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco - ha aggiunto - entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana». Entro questo termine, infatti, le complicanze per l'uso del farmaco sono sovrapponibili a quelle dell'aborto chirurgico, ha concluso l'assessore.

LA CONDANNA DEL VATICANO - Ancora prima che l'Aifa si pronunciasse, il Vaticano era tornato all'attacco contro la pillola abortiva. L'Osservatore Romano aveva affrontato in mattinata il nodo della Ru486 riportando le preoccupazioni espresse dalla sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. «La decisione dell’Aifa a favore della commercializzazione - secondo il sottosegretario, non è scontata, alla luce delle 29 morti tra donne in vari Paesi del mondo causate dalla Ru486. Sulla sicurezza della pillola, dunque, "persistono molte ombre"», ha scritto il quotidiano vaticano. È stato poi monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Academia pro Vita, a spiegare che l'uso della pillola in questione comporta la scomunica per le donne che vi fanno ricorso così come per i medici che l’hanno prescritta perché la sua assunzione è analoga a tutti gli effetti dell’aborto chirurgico. «Dal punto di vista canonico è come un aborto chirurgico» sottolinea il vescovo. «L’assunzione della Ru486 equivale ad un aborto volontario con effetto sicuro, perché se non funziona il farmaco c’è l’obbligo di proseguire con l’aborto chirurgico. Non manca nulla. Cosa diversa è la pillola del giorno dopo, che, pur rivolta ad impedire la gravidanza, non interviene con certezza dopo che c’è stato il concepimento. Per la Ru486, quindi, c’è la scomunica per il medico, per la donna e per tutti coloro che spingono al suo utilizzo». «Rimango allibito dall'atteggiamento dell'Aifa (agenzia italiana per i farmaci)» ha anche detto Sgreccia e « spero - ha aggiunto - che ci sia un intervento da parte del governo e dei ministri competenti» perché la pillola abortiva RU486 «non è un farmaco, ma un veleno letale».

«L'AGGRAVANTE DEL RISCHIO PER LA MADRE» - La pillola«ha effetto abortivo, quindi valgono - prosegue Sgreccia - tutte le considerazioni che valgono quando si parla di aborto volontario. C’è, inoltre, un’aggravante che dovrebbe far riflettere anche chi appoggia la legalizzazione dell’aborto chirurgico, ed è il rischio per la madre. Più di venti donne sono morte per effetto della somministrazione di questa sostanza. Questo farmaco assume, quindi, la valenza del veleno. È una sostanza non a fine di salute, ma a fine di morte. Si va contro la regola fondamentale della vita della madre. Bisognerebbe, per questo motivo, sospendere tutto. Inoltre - prosegue il vescovo - si cerca di scaricare sulla donna sola la responsabilità della decisione. Si torna a una forma di privatizzazione dell’interruzione di gravidanza. All’inizio si è legalizzato l’aborto proprio per toglierlo dalla clandestinità, ora il medico se ne lava le mani e il peso di coscienza ricade sulla donna».

«SULL'AIFA PRESSIONI POLITICHE ED ECONOMICHE» - Sgreccia poi non ha dubbi sulle cause che spingono l’Aifa alla liberalizzazione del farmaco: si tratta, secondo il presule, di «pressioni politiche ed economiche».


Fonte corriere della sera