24/07/2010
L’Italia delle case fantasma Due milioni non denunciate
L’Italia delle case fantasma Due milioni non denunciateImmobili - L’evasione. Scoperte con le foto aeree. In vetta Salerno, Roma e Cosenza
ROMA — Nell’ordine: Salerno, Roma, Cosenza, Napoli, Avellino, Lecce, Palermo, Catania, Bari, Vicenza, Reggio Calabria, Agrigento, Caserta, Potenza, Cuneo. Bisogna arrivare al decimo posto e poi al 15esimo per trovare due nomi del Nord nella classifica delle province con più «immobili fantasma», le case cioè che per il catasto non esistono, ma sono state scoperte grazie alle foto aeree. Un lavoro che ha fatto l’Agenzia del Territorio (ministero dell’Economia) su quasi tutti i comuni italiani. Nella classifica elaborata dalla stessa Agenzia, su 101 province le prime 13 del Mezzogiorno (quindi senza Vicenza) collezionano da sole ben 703.150 fabbricati fantasma su un totale di 2.077.048 finora scoperti, cioè uno su tre (il 33,8%). Che la casa sia al primo posto nei pensieri degli italiani è risaputo. Non per niente il 75% delle famiglie possiede l’abitazione in cui vive. Poi ci sono le seconde case, per vacanza e investimento. Insomma, un popolo di proprietari. Ma anche di evasori, come noto. Soprattutto nel Sud, in questo caso.
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| Roma: prima e dopo la costruzione di due fabbricati |
ROMA BATTE MILANO 16-1 - Vediamo qualche esempio. Nella provincia di Salerno sono stati «verificati » 139 comuni e sono saltate fuori ben 93.389 case fantasma. Nella provincia di Bergamo la caccia ha fruttato meno: in 165 comuni, trovati 17.874 immobili sconosciuti al catasto. Nell’area di Roma l’indagine ha riguardato 114 comuni per una scoperta di 68.779 edifici. In quella di Milano 129 municipi, ma le case fantasma riportate alla luce non più di 4.241, 16 volte meno. Nella provincia di Cosenza sono stati stanati 61.672 fabbricati in 154 comuni. In quella di Udine 7.944 in 122 municipi. Le differenze sono enormi anche restringendo il campo di osservazione ai singoli comuni. A Torino solo 56 immobili fantasma, a Napoli 6.891. A Milano 22, a Roma 6.372. In parte dipende, spiegano i tecnici, dal fatto che nelle città è molto più difficile individuare case costruite dal nulla, mentre sono più diffuse sopraelevazioni e aumenti di cubature non rilevabili con le foto aeree. Ma è chiaro che molto pesa la diversa propensione a evadere. Nella città di Genova sono stati scovati 717 immobili fantasma, a Reggio Calabria 6.237. A Treviso 1.300, a Taranto 2.103.
SCOPERTI CON LE FOTO AEREE - L’operazione è stata condotta dall’Agenzia del Territorio guidata da due anni da Gabriella Alemanno, in seguito al decreto legge 262 del 3 ottobre 2006 (governo Prodi). Come sono riusciti a individuare uno ad uno gli immobili fantasma? Il meccanismo è apparentemente semplice, anche se richiede tecnologie sofisticate. Il territorio italiano è stato completamente fotografato dall’alto e le immagini aeree digitali, con un altissimo grado di risoluzione (in grado di riconoscere un oggetto sul terreno con un margine di errore di appena 50 centimetri), sono state sovrapposte alle mappe catastali attraverso un software ad hoc che ha immediatamente individuato gli «oggetti emergenti dal terreno» non presenti sulle carte. Sono stati quindi scartati quelli diversi dagli immobili (alberi, pali, cumuli di terra e altro) e identificati i nuovi «corpi di fabbrica». A quel punto, bisognava risalire al proprietario. Si sono quindi prese le particelle del catasto terreni sul quale l’immobile sorge e si è individuato il titolare. Le liste delle particelle di terreno sulle quali stanno gli immobili fantasma, comune per comune, sono state quindi pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale e consegnate agli stessi municipi (oltre che pubblicate sul sito dell’Agenzia).
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| Una casa spuntata nella campagna romana |
FINO A UN MILIARDO DI RENDITA - Una volta scoperto, il proprietario poteva accatastare spontaneamente l’immobile oppure, passati 7 mesi, subiva l’accertamento dell’Agenzia e infine l’accatastamento d’ufficio, contro il quale eventualmente ricorrere. Al 30 aprile scorso erano già stati messi in regola 531mila edifici, 209mila dei quali volontariamente, per una rendita catastale emersa di 257 milioni di euro. Al 30 giugno il dato complessivo è salito a 864.065 immobili accatastati per un rendita totale di 452 milioni di euro, dicono all’Agenzia del Territorio. Insomma, quasi la metà degli immobili fantasma è stata regolarizzata, con le buone o le cattive. Di questo passo non è irragionevole prevedere che il risultato finale potrebbe avvicinarsi a un’emersione della rendita vicina al miliardo di euro. La cautela è d’obbligo, dicono i tecnici, perché una parte dei presunti immobili fantasma potrebbe rivelarsi composta di baracche o altre strutture non accatastabili, ma alla fine questi casi dovrebbero comunque essere una minoranza. E un forte aumento del gettito è sicuro. Sulle nuove rendite catastali si pagano infatti le relative imposte, nazionali e comunali, dall’Irpef all’Ici alla Tarsu, la tassa sullo smaltimento dei rifiuti. Il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, si è spinto a dire che si potrebbero ottenere fino a 5 miliardi di euro in più all’anno. Stime più prudenti, di fonte tecnica, parlano di 3 miliardi.
L'ULTIMA OPPORTUNITÀ - Con questo obiettivo in testa, il governo ha utilizzato la manovra economia (in dirittura d’arrivo alla Camera) per dare una spinta alla regolarizzazione della restante parte di immobili fantasma, concedendo fino al 31 dicembre di quest’anno per l’accatastamento spontaneo, pagando il costo della pratica di regolarizzazione, oltre agli oneri di costruzione (concessione edilizia) e alle imposte dovute (Ici, Tarsu) per i cinque anni precedenti, che dovrebbero essere richieste dai comuni. Per chi non si metterà in regola, dal primo gennaio 2011, l’Agenzia del Territorio procederà all’attribuzione di una rendita catastale presunta, con maggiori spese per il proprietario. Senza contare che in questo caso le sanzioni aumentano.
UNA SFIDA PER I COMUNI - Per ora il nuovo gettito viene diviso tra Stato ed enti locali, ma è chiaro che con il federalismo fiscale, tutta questa partita diventerà di competenza dei comuni. Il decreto legislativo sull’autonomia impositiva degli enti locali, che il governo dovrebbe varare la prossima settimana, prevederà infatti, al termine di un percorso graduale di almeno tre anni, il passaggio della titolarità delle imposte immobiliari ai comuni, magari con l’accorpamento degli stessi (l’ipotesi dell’Imu, l’imposta immobiliare unica). È interesse dei municipi, quindi, che tutte le case fantasma vengano alla luce e sarà compito degli stessi rifarsi di tutte le imposte e tasse dovute. Ci vorrà insomma competenza, efficienza degli uffici, volontà di combattere l’evasione. Per non parlare dell’aspetto urbanistico, che è tutto un altro capitolo. L’operazione immobili fantasma, infatti, riguarda la regolarizzazione col catasto, per il pagamento delle relative imposte. Ma poi bisogna vedere se la casa emersa è a posto dal punto di vista dei vincoli urbanistici. Il governo sottolinea questo aspetto per dimostrare che non c’è alcun nuovo condono edilizio. Se per esempio una casa fantasma è stata costruita su una spiaggia o in un parco naturale, spetta al Comune demolirla e da questo punto di vista nulla è cambiato. Il decreto della manovra dice infatti che l’Agenzia del Territorio gira ai comuni i dati sui nuovi accatastamenti «per i controlli di conformità urbanistico-edilizia », perché, aggiunge lo stesso articolo 19, «restano fermi i poteri dei comuni in materia urbanistico-edilizia e l’applicabilità delle relative sanzioni ». Li eserciteranno? Al Sud come al Nord?
Enrico Marro
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28/01/2010
A Ischia è guerriglia, scontri per difendere le case abusive: sassaiola e feriti
A Ischia è guerriglia, scontri per difendere le case abusive: sassaiola e feriti
Barricate dei proprietari che cospargono la strada di accesso di nafta. Cariche della polizia, sei agenti feriti
Video amatoriale da "IO REPORTER"
NAPOLI - Alle fine è esplosa la «rivolta». Da una parte centinaia di residenti in difesa dei seicento manufatti abusivi (si partiva stamane con l'abbattimento di una casa in via Monte Cito a Casamicciola), dall'altra la polizia in tenuta antisommossa. Un confronto che, per tutta la notte, si è tenuto sul filo della tensione, non mancando qualche ruvidezza e qualche provocazione.
Poi alle 9, quando le ruspe si sono presentate per il «lavoro», il caos è diventato totale. La polizia ha caricato i manifestanti in località «Fango», nel comune di Casamicciola, riuscendo ad allontanarli dalla sede stradale. I manifestanti avevano bloccato con una barricata la piccola strada attraverso la quale si accedeva all’abitazione da demolire, lanciando sassi e bottiglie nei confronti delle forze dell'ordine (sei agenti feriti, prognosi da due a sei giorni). Attimi di vero terrore quando alcuni «rivoltosi» hanno cosparso di nafta la sede stradale per impedire l’ accesso delle ruspe e costruito uno sbarramento con dei camion ed una barricata.
La zona è ora presidiata da circa 200 agenti e carabinieri, mentre il giudice monocratico, Giovanni Carbone, ha respinto la sospensione degli abbattimenti. come chiesto in un ricorso
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| Una fase degli scontri (Ansa) |
RICORSO RESPINTO - Secondo quanto apprende l'agenzia il «Velino», non ci sarebbero stati i presupposti giuridici per accogliere la richiesta di sospensiva. La notizia rischia di far salire ulteriormente la tensione a Ischia dove manifestanti e forze dell'ordine attendono l'ufficialità della sentenza. E il procuratore aggiunto di Napoli, Aldo Chiara, commenta. «Non ci sono ostacoli di natura giuridica per procedere alla demolizione».
NOTTE DI TENSIONE - Già ore prima, in una notte freddissima, Ischia aveva conosciuto momenti di paura. Trecento manifestanti avevano affrontato con barricate e lanci di sassi 150 poliziotti e alcune decine di carabinieri sbarcati da Napoli con un ordine di demolizione per una casa abusiva. La Procura di Napoli l’aveva disposta in seguito a una sentenza passata in giudicato. Sospesa per qualche giorno in seguito a pacifiche manifestazioni di protesta, è ora diventata esecutiva e il clima si è fatto pesante. La demolizione doveva , infatti, essere eseguita il 19 gennaio scorso, ma un gruppo di cittadini aveva inscenato un «muro umano» davanti all’accesso della casa da abbattere, e il procuratore aggiunto Aldo De Chiara aveva prospettato una sospensione temporanea. Decisione accolta con favore dal comitato che si oppone alla demolizione, che, a detta degli organizzatori, sostiene una «battaglia sociale» «per il diritto alla casa».
CORTEO CON 3000 PERSONE - Pochi giorni dopo, centinaia di studenti delle scuole medie superiori si erano recati a Casamicciola per esprimere la solidarietà alla famiglia destinataria del provvedimento giudiziario, un picchetto che non ha praticamente mai abbandonato l’ingresso alla casa, davanti al quale si è tenuta perfino una veglia di preghiera.
Due giorni fa, un corteo di 3000 persone aveva sfilato tra Lacco Ameno e Ischia, esponendo striscioni e gridando slogan. Molte le case abusive sull’isola, soggetta a vincolo paesaggistico e ambientale, che rischiano l’abbattimento. Tra queste, non solo giganti di cemento ma anche comuni abitazioni.
LE CARICHE - Alla fine di un lungo braccio di ferro, le forze dell’ordine hanno deciso di intervenire, con l’obiettivo di smantellare le barricate e rendere eseguibile la sentenza. Durante una prima carica contro i manifestanti, alcuni dei quali a volto coperto e muniti di bastoni e pietre, alcuni poliziotti sono rimasti leggermente feriti (tra questi il primo dirigente della Questura di Napoli Luigi Peluso, colpito da un oggetto alla fronte), e alcune donne che partecipavano alla protesta hanno dato in escandescenze. Una decina di persone è stata sottoposta a fermo.
ANCHE A PIANURA - Tensione tra polizia ed inquilini di un edificio abusivo destinato alla demolizione anche a Pianura, quartiere della periferia occidentale di Napoli. Questa mattina le forze dell’ordine hanno scortato i tecnici del Comune incaricati di procedere alla demolizione ed hanno avviato l’evacuazione di uno stabile in via Torciolano. Uno degli occupanti dello stabile è salito sul tetto dell’edificio ed ha cominciato un lancio di pietre contro gli agenti. L’uomo è stato fermato e trasferito nel commissariato di zona. Sul posto gli occupanti dello stabile e polizia si fronteggiano in attesa della decisione di procedere o meno oggi stesso alla demolizione.
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26/07/2009
Rimini si arrende agli abusivi «I turisti sono con loro»
Rimini si arrende agli abusivi «I turisti sono con loro»
IL CASO. E l'assessore affronta i bagnanti: via chi insulta i vigili
RIMINI — Al suk 110, pardon, al Bagno 110 di Rivazzurra, gli abusivi calcolano tutto. Persino il vento. «Quando c'è scirocco, che porta alta marea, per noi diventa un problema: c'è meno spiaggia, meno spazio per le nostre merci» spiega Abutil, marocchino che vende braccialetti, mentre la moglie fa treccine, e a Rimini fanno stagione da un paio di anni, praticamente una piccola azienda familiare nel più assoluto abusivismo naturalmente.
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Pare che in giunta, a cominciare dal sindaco Ravaioli, non tutti abbiano apprezzato. Ma l'assessore non è pentito: «Eh no, c'è un limite a tutto. Passi che la gente continui a comprare dagli abusivi, affossando l'economia, ma che insultino i tutori dell'ordine, questo no, così salta tutto. Anche perché poi, molto spesso, sono gli stessi che a casa loro tempestano di telefonate i vigili se solo uno straniero entra nel loro giardino...». Un circolo vizioso: la gente compra, i pataccari dilagano. I controlli? Cifre ridicole. La squadra antiabusivismo di Rimini conta 25 vigili urbani, che dovrebbero controllare una costa di 15 chilometri, da Torre Pedrera a Miramare, un rosario di 230 bagni. Biagini: «Impresa disperata». Eppure a Riccione la guerra agli abusivi sta dando risultati. L'assessore: «È vero, ma hanno solo 5 chilometri di costa...». Il centrodestra, che è all'opposizione, non ci sta: «Questa giunta non ha mai affrontato la questione — dice il capogruppo del Pdl, Alessandro Ravaglioli —. Ha tollerato a lungo, subendo i condizionamenti di Rifondazione comunista, ora Biagini fa quello che può». Alla Confcommercio, 3.000 associati, non si fanno illusioni: «È peggio degli altri anni, colpa anche della crisi: molti immigrati, finiti in cassintegrazione, si sono riversati in spiaggia alla ricerca di due soldi» afferma il presidente Alessandro Andreini, che sta pensando di incanalare la rabbia dei commercianti in una manifestazione sul lungomare. L'altra mattina, al Bagno 107, a Rivazzurra, la scena era questa: 4 vigili urbani alle prese con 97 venditori abusivi. A volte finisce a spintoni e urla. Molto più spesso, però, gli abusivi, avvertiti dalle «sentinelle» che presidiano il lungomare, si dileguano prima dell'arrivo degli agenti. «Partita persa — dice Guido Menozzi, presidente del sindacato dei balneari —: ci sono venditori che a forza di patacche hanno un giro da 20 mila euro all'anno...».
Francesco Alberti
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14/05/2009
Lavori abusivi, stop a Villa Cannavaro Indagato il capitano della Nazionale
Lavori abusivi, stop a Villa Cannavaro Indagato il capitano della Nazionale
Antiabusivismo a posillipo. Il gip: sequestro dei cantieri nella casa del difensore ora alla Juve. Non sarebbero a norma piscina e muri

NAPOLI - La villa di Fabio Cannavaro, in via Petrarca, sulla collina di Posillipo è finita sotto sequestro per abuso edilizio. E il capitano della Nazionale, nonché nuovo acquisto della Juventus, è finito sotto accusa per «abusi edilizi e in atti d'ufficio». Insieme a lui sono indagati anche due tecnici (un ingegnere e un geometra) del cantiere, una funzionaria della Soprintendenza e una del Comune di Napoli.
A disporre il sequestro della villa è stato il gip Alessandro Buccino Grimaldi su richiesta del pm della sezione Ecologia, Giuseppe Noviello. Sulla base di sopralluoghi dei carabinieri e dei vigili urbani, la villa del «pallone d'oro» è stata trovata fuori norma per molti elementi. A partire da una piscina di 25 metri, per un muro che circonda la villa nascondendola, per alcune recinzioni abusive e per l'uso di materiali non compatibili. Il rischio è ora la distruzione dei manufatti abusivi e il rinvio a giudizio per il campione azzurro.

I PRECEDENTI - Non è la prima volta che villa Cannavaro, a parco Carelli, finisce nella bufera. Già nel 2006 furono apposti i sigilli durante i lavori di ristrutturazione che non sarebbero stati effettuati in conformità con la normativa allora vigente. Per il difensore di Fabio — il professor Alfonso Maria Stile — le opere erano, invece. del tutto conformi alle licenze richieste e ottenute..In quell'occasione però il gip rigettò la richiesta (sempre del pm Noviello) , ma contro la decisione la Procura fece appello al Riesame. E il Riesame diede ragione a Noviello. Ci fu però il ricorso di Cannavaro in Cassazione: nel dicembre 2007 la Suprema Corte annullò «senza rinvio» l’ordinanza del Riesame, stabilendo che quei sigilli non potranno essere mai apposti. Ora invece la Procura torna all'attacco di Villa Cannavaro, stavolta con l'ok del gip e incrementando il «faldone» delle accuse..
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| Fabio Cannavaro |
IL COMUNE - Per il municipio è sempre stato tutto regolare. Secondo palazzo San Giacomo, i rilievi mossi in passato dalla Procura erano immotivati. In realtà a scatenare la «querelle» era stato, a fine giugno 2006, un architetto napoletano che aveva scritto al sindaco Iervolino, sollecitando controlli ed ispezioni relativi alla ristrutturazione nell’immobile al Parco Carelli. Tra l’altro, nella lettera segnalava un aumento delle cubature, provocato dal rifacimento dei tetti, e l’abbattimento di due alberi. La segreteria del sindaco girò la missiva all’allora assessore Felice Laudadio, titolare della delega all’Edilizia privata, il 30 giugno del 2006. Lo stesso giorno, secondo la ricostruzione dell’assessore, l’unità operativa antiabusivismo del comune effettuò un sopralluogo per verificare la conformità dei lavori in corso alle autorizzazioni richieste ed alle normative. Secondo i vigili urbani era tutto a norma. Per palazzo San Giacomo la vicenda terminò lì.
Non così per il denunciante che si chiedeva: «Come si può parlare di permesso a costruire in una zona vincolata?». E passò la palla alla Procura. Una palla che è ora finita nella rete del «capitano».
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13/04/2009
Onna, le case anti-sismiche che hanno resistito
Onna, le case anti-sismiche che hanno resistito
Le poche abitazioni anti-sismiche non hanno ceduto alla violenza del terremoto di lunedì scorso
Questa casa, a Onna, ha resistito al violento sisma che ha devastato l'Abruzzo nonostante si trovasse sopra la faglia che ha spaccato il terreno. Da una vecchia fornace fu ristrutturata in abitazione seguendo rigorosamente le norme antisimiche. I danni riguardano solo il comignolo e i vasi di fiori esterni (Simeone)
Il proprietario di questa casa, sempre a Onna, ha raccontato a Sky che la sua famiglia si è salvata perché, dopo la scossa di mezzanotte che ha preceduto il sisma devastante, ha deciso di trasferirsi nella nuova abitazione nonostante non fosse ancora completa: la vecchia casa è andata completamente distrutta, loro si sono salvati (Graffiti)
Un'altra casa rimasta intatta a Onna (Massimo Abordi)
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