16/01/2012

Il sindaco Cammarata si dimette. Esplode la polemica con Lombardo

Il sindaco Cammarata si dimette. Esplode la polemica con Lombardo

A palermo, comune in crisi. Il primo cittadino dimissionario: «Lo faccio per amore della città, ho sempre pensato all'interesse generale»

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20/07/2011

Pressioni sulla Rai per «Annozero». Berlusconi indagato anche a Roma

Pressioni sulla Rai per «Annozero». Berlusconi indagato anche a Roma

L'INCHIESTA DI TRANI TORNA ALLA PROCURA DELLA CAPITALE. Archiviate le accuse di concussione e minacce resta in piedi l'ipotesi di abuso di ufficio

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05/11/2010

Notai, il ministro Alfano annulla le prove del concorso

Notai, il ministro Alfano annulla le prove del concorso

La decisione del Guardasigilli in riferimento alla prova sospesa per motivi di ordine pubblico e su cui è stata aperta un’inchiesta per abuso di ufficio. E' stato inoltre stabilito di “salvare il bando e di rinnovare la commissione esaminatrice"

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06/08/2010

Dirigente indagata per abuso d'ufficio nell'inchiesta che ha portato alla chiusura della discoteca

Dirigente indagata per abuso d'ufficio nell'inchiesta che ha portato alla chiusura della discoteca

L'Avvocato Rita Amabile:«Io, nei guai per l'Hollywood:strega immolata sul rogo»

 

Rita Amabile (Newpress)
Rita Amabile (Newpress)

MILANO - La chiamano zarina, e le piace: «Sono donna e so comandare». Per il suo avviso di garanzia in Comune molti hanno brindato, e se ne compiace: «Ho amici e nemici. Più i nemici? Beh, io ho mandato via tantissima gente...». Andarsene, lei, per carità: «Mi sono messa a disposizione del sindaco. Non mi aspetto una difesa senza verifiche. Se nell'attesa resto al mio posto? Ci mancherebbe altro. Io, in questa inchiesta, servo a dare lustro. Servo a creare collegamenti con la Moratti». L'avvocato Rita Amabile, nata a Salerno il 3 novembre 1953, direttore generale di Milanosport, la società che si occupa delle strutture sportive di Milano, già capo gabinetto in Comune, è indagata nell'affaire Hollywood, ossia cocaina, belle donne drogate, mazzette, dirigenti comunali dal comportamento poco lindo, anche se i filoni sono due, distinti (le discoteche e la pubblica amministrazione).

Dalle carte emerge un'alleanza tra l'Amabile e Rudy Citterio. Di Citterio, ex boss del sindacato dei locali pubblici finito ai domiciliari, l'accusa scrive: «Uomo accecato dalla bramosia di denaro e dall'intento di soddisfare una carriera fulminea che lo porti alla direzione di centri di potere all'interno della struttura amministrativa milanese». A Citterio, l'Amabile ha affidato il figlio, i due sono stati in società per un ristorante aperto dal giovane. Ora, Citterio «è, sì, un furbetto», però «è stato ristoratore, è in Unione del commercio, era uno che poteva insegnare il mestiere. Così è stato». Decide di parlare, chiede di poterlo fare; dice che vuol chiarire anziché difendersi, la Amabile. «Sono una strega immolata sul rogo» premette e conclude. L'avviso di garanzia? L'ha avuto per una vicenda riconducibile a una mostra, spiega, una mostra internazionale, aggiunge, «sponsorizzata dalla famiglia Versace e da Rcs» dove «io intervengo, ma per risolvere un problema». Rileggiamo insieme le carte. Intercettazioni e ricostruzioni sostengono che lei e Citterio vi diate da fare per combattere «lo strapotere» dei pompieri nella commissione di vigilanza dei locali. Vero o falso? «La commissione è comunale. I vigili del fuoco stavano usando strapotere a casa nostra».

E ancora, Citterio e Amabile formano un'amicizia definita «inusuale»: Citterio la chiama e richiama, le manda sms, le chiede consigli e dritte, eppure lei, all'epoca, era un massimo dirigente del Comune, tutto normale? «Sa quante migliaia di persone mi hanno chiamata, in quegli anni, per sapere cose del Comune?». Spesso saranno state cose riservate, davvero le pare tutto normale? «Non lascio mai uscire notizie coperte dal segreto d'ufficio. Parlerei piuttosto di un sistema di relazioni. Con Citterio ho fatto quattro cene a casa mia, e a casa mia è venuta metà giunta, sono venuti i dirigenti. Si chiacchierava. È un reato?». Nell'inchiesta si parla di un concorso per dirigenti, si ipotizzano favori e raccomandazioni, ci sono intercettazioni... «Il concorso? Io mi incazzo, mi scusi il termine, perché è entrata gente impresentabile. Io mi arrabbio perché è rimasta fuori una persona che ha lavorato con Parisi, con me, con altri. Questa è la persona più qualificata del Comune. Non è passata».

Andrea Galli


15/05/2010

Appalti eolico, indagato presidente Sardegna Ugo Cappellacci

Appalti eolico, indagato presidente Sardegna Ugo Cappellacci

Dopo Denis Verdini spunta un altro nome eccellente nell'inchiesta della Procura di Roma sulle concessioni di lavori pubblici nell'isola. Si tratta del governatore della Regione, iscritto nel registro degli indagati per abuso d'ufficio e corruzione

 

 

 

Dopo Denis Verdini c'è un altro indagato eccellente nell'inchiesta della Procura di Roma sugli appalti pubblici per i progetti eolici in Sardegna. Si tratta del presidente della Regione Ugo Cappellacci, iscritto nel registro degli indagati per abuso d'ufficio e corruzione.

Il nome del governatore - figlio di quel Giuseppe Cappellacci, che negli anni' 80 del secolo scorso fu commercialista di Silvio Berlusconi - sarebbe contenuto in diverse intercettazioni telefoniche tra l'imprenditore  Flavio Carboni e il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, entrambi già indagati, per la nomina d'Ignazio Farris al vertice dell'Arpas, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente. Per vedere il suo protetto investito dell'incarico, il faccendiere Flavio Carboni avrebbe fatto leva su Verdini, come dimostrerebbe anche un cospicuo movimento di denaro transitato sui conti del Credito cooperativo fiorentino, di cui il coordinatore del Pdl è presidente.


Il presidente della Regione Sardegna, in ogni caso, ha respinto ogni accusa, affermando che con la sua azione di governo è riuscito a fermare l'assalto alla speculazione sulle energie rinnovabili nell'isola.


02/02/2010

Sgarbi si dimette da sindaco di Salemi «Qui l'antimafia è peggio della mafia»

Sgarbi si dimette da sindaco di Salemi «Qui l'antimafia è peggio della mafia»

 

Rubati 10 computer dal suo ufficio. Il primo cittadino sotto indagine da parte della Guardia di Finanza per aver usato un'auto del Comune

 

(Ansa)
(Ansa)

TRAPANI - Vittorio Sgarbi, nel mirino della Guardia di Fianza per l'uso di un'auto del Comune, lascia la carica di sindaco di Salemi: «Qui l'antimafia è anche peggio della mafia. Non ne posso più. Mi dimetto e vado via». Vittorio Sgarbi si è detto «amareggiato» per l'indagine della guardia di finanza sul presunto illecito utilizzo delle auto blu e per un'altra indagine avviata dalla Dda dopo una lettera al quotidiano La Repubblica inviata dall'ex assessore comunale Oliviero Toscani. «La Dda convoca i miei collaboratori e non me. Indaga sul nulla, perché la mafia a Salemi non c'è». Per Sgarbi «Toscani non è Buscetta: non capisco su cosa possano indagare. Forse mi si accusa di cosa non posso fare?». Sgarbi ha poi ricordato di aver subito il furto di 10 computer dalla sua abitazione di Salemi dove ha sede l'ufficio di gabinetto e la Fondazione che porta il suo nome.

IL FURTO - Nella notte tra sabato e domenica, nell'ufficio di gabinetto del sindaco in via Giovanni La Rocca 4, nel centro storico di Salemi, in provincia di Trapani. I ladri hanno rubato 10 pc portatili, ancora imballati, custoditi all'interno di un armadio, acquistati dal Comune e destinati ai ragazzi che conducono le attività di stage proprio nell'ufficio del sindaco Vittorio Sgarbi. Sul furto indagano i carabinieri. I ladri, oltre a portare via i pc, hanno rovistato in altri armadi e buttato sul pavimento libri e documenti.

L'INDAGINE - La guardia di Finanza indaga sul fatto che Sgarbi ha usato, insieme al vice sindaco di Salemi, un’auto di proprietà del Comune, pagando però la benzina, per prelevare e accompagnare alcuni giornalisti in aeroporto. «Se per il lavoro di rinascita che ho fatto e faccio a Salemi con l’obiettivo di risollevarla dall’oblìo e dall’incuria in cui l’hanno tenuta i miei predecessori, debbo anche subire le indagini della Guardia di Finanza, mi dimetto in questo istante da sindaco».

LA QUERELA - Vittorio Sgarbi ha disposto di procedere in sede civile e penale nei confronti dell'ex sindaco della città, il ragioniere Luigi Crimi che in un comunicato stampa ha accusato l'amministrazione in carica di operare «in assenza di trasparenza e nella più diffusa illegalità». Crimi alle scorse amministrative è stato uno dei candidati a sindaco contrapposti a Sgarbi.


19/06/2009

Tribunale, indagata neopresidente

Tribunale, indagata neopresidente

 

Tentata concussione e abuso d’ufficio nelle nomine dei consulenti. Il pm: sospendere la giudice della Fallimentare di Milano. Esposto dei colleghi

 

MILANO - Da oggi, allo scadere del mandato del presi­dente Bartolomeo Quatraro, la giudice civile Maria Rosaria Grossi sarebbe diventata la presidente pro tempore del tribunale Fallimentare di Mila­no, il più importante d’Italia nel settore, 9 giudici per le cui mani l’ultima relazione uffi­ciale testimonia che passa «un flusso finanziario globale di 1 miliardo di euro l’anno». Ma la Procura di Brescia, com­petente sui magistrati del di­stretto milanese, indaga la giudice per le ipotesi di reato di tentata concussione e abu­so d’ufficio nelle modalità di nomina di curatori fallimenta­ri e liquidatori nelle procedu­re concorsuali, e ne chiede al gip Lorenzo Benini la sospen­sione dal servizio.

La richiesta di questa «mi­sura interdittiva» fa così veni­re a galla la punta di una inda­gine nata da una segnalazione interna proprio alla Sezione Fallimentare di Milano, scos­sa nel 2003 dall’arresto di una delle più stimate consulenti, Carmen Gocini, appropriatasi di 35 milioni di euro senza che in quel caso nessuno dei giudici che firmavano i relati­vi mandati di pagamento si avvedesse di alcunché. Grande esperta di diritto fallimentare, autrice di molti libri in materia, da qualche mese inserita tra gli esperti della Commissione del Mini­stero per la riforma della ma­teria, Grossi si ritrovò alla ri­balta delle cronache come pre­tore nel 1990 quando, investi­ta della primissima fase della guerra tra la Fininvest di Sil­vio Berlusconi e la Cir di Carlo De Benedetti per il controllo della Mondadori, due suoi provvedimenti diedero del funzionamento del patto di sindacato sulle azioni Amef una lettura favorevole a Finin­vest- Formenton. Adesso i suoi guai arriva­no, almeno in parte, da vici­no. E’ infatti dalla Sezione Fal­limentare stessa che mesi fa è stata presentata al presidente dell’intero tribunale, Livia Po­modoro, una relazione che, in­vece di lasciar correre le voci come spesso avviene nei corri­doi, metteva per iscritto alcu­ne dettagliate confidenze fat­te da professionisti del setto­re: situazioni tutte attinenti al medesimo delicatissimo no­do — quello dei criteri e del contesto delle nomine dei consulenti da parte dei magi­strati — di recente al centro di tutt’altra indagine e dell’ar­resto (operato dai pm di Mila­no competenti sulle toghe pie­montesi) del procuratore di Pinerolo, Giuseppe Marabot­to.

Pomodoro ha inoltrato la relazione al procuratore di Mi­lano, Manlio Minale, che l’ha trasmessa alla competente Procura di Brescia, dove l’in­dagine dei carabinieri è ora coordinata dal pm Fabio Sala­mone, in passato già trovato­si a indagare su magistrati, co­me nel caso di Antonio Di Pie­tro a Milano (caso Gorri­ni- D’Adamo) e di Mario Con­te a Bergamo (caso Ros-Gan­zer). Al vaglio della Procura di Brescia sono anche i rapporti tra la giudice e un avvocato scomparso nella primavera dell’anno scorso; e per l’ipote­si di una intesa tra i due, fina­lizzata alla suddivisione dei compensi ottenuti dal profes­sionista grazie alle nomine operate dal giudice, milita il racconto fatto dalla sorella stessa dell’avvocato morto, che dalla giudice si sarebbe poi vista chiedere anche una sorta di regolazione dei futuri compensi riferibili alle cause non ancora concluse all’epoca della morte dell’avvocato. In mano alla Procura di Bre­scia, inoltre, ci sono assegni bancari con i quali la sorella del legale nel 2008 avrebbe «cambiato» alla giudice una consistente cifra in contanti che, a suo dire, il magistrato le aveva affidato in custodia con periodici versamenti 'cash' nel 2007. E nel raggio delle verifiche sono entrate anche le proprietà immobilia­ri della giudice e i progetti di costituire società per parteci­pare alle aste del tribunale. Grossi è stata convocata per il mese prossimo a Bre­scia dal gip, che per legge do­vrà interrogarla e raccogliere le sue controdeduzioni difen­sive prima di poter decidere se ordinarne o meno l’interdi­zione dal servizio, richiesta dal pm Salomone; mentre gli stessi fatti, ma valutati sulla base di tutt’altri parametri ri­spetto a quelli penali, daran­no luogo anche a un procedi­menti in sede disciplinare.

Luigi Ferrarella