11/07/2010

YouTube entra in salotto Leanback: assalto alla tv

YouTube entra in salotto Leanback: assalto alla tv

Un nuovo servizio produce un flusso ininterrotto di filmati presi dal web su misura di gusti e preferenze dell'utente. E' un nuovo passo con cui Google tenta di entrare nell'Eldorado della tv tradizionale

 

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Il primo passo di Google alla conquista dei salotti del mondo, dopo averne conquistato le scrivanie, si chiama Leanback. Appena lanciato su Youtube, non è solo un nuovo modo per fruire dei filmati pubblicati sul grande portale di video digitali, ma un vero e proprio assaggio di quello sarà Google Tv, lo strumento con cui a Mountain View cercheranno di mettere le mani sull'Eldorado di profitti e contenuti: la televisione.

"Con Leanback basta sedersi, rilassarsi e gustarsi lo spettacolo" hanno scritto gli ingegneri di Google sul messaggio di lancio del servizio. Leanback è un'interfaccia di accesso alternativa ai video di Youtube: quasi l'intera ampiezza dello schermo viene occupata dai video, che si avviano appena aperta la pagina e vengono riprodotti uno dopo l'altro senza interruzione. Anche il controllo è diverso: il mouse non funziona su Leanback ma bisogna fare tutto con cinque tasti della tastiera. Tasti non è però la parola giusta. Tutta l'interfaccia di Youtube Leanback è pensata per coloro che, e sono sempre di più, guardano Youtube dal proprio divano di casa: con un computer collegato alla Tv, con la Playstation o con molti altri dispositivi simili. I tasti così non sono della tastiera, ma del telecomando: tasto su e Leanback apre il motore di ricerca, tasto giù e si accede ai vari flussi video personalizzati, a destra e a sinistra si va avanti e indietro tra i filmati.


Con Leanback
mettiamo un piede in quella che sarà la televisione interconnessa dei prossimi anni. I "flussi" sono i veri e propri canali e Youtube li crea automaticamente in base agli eventuali video che abbiamo pubblicato sul sito, a quelli che abbiamo aggiunto tra i preferiti, a quelli che abbiamo aggiunto nelle playlist e a quelli pubblicati dai nostri amici. Ad ogni accesso avremo un set diverso di video da vedere, scelti sulla base delle nostre preferenze.  Vediamo un video che ci interessa sul Web o sull'Iphone? Basta includerlo tra i nostri preferiti e guardarlo a sera seduti comodamente sul divano. Un nostro amico carica un nuovo video su Facebook? Stessa cosa: apriamo Leanback e lo troveremo tra i nostri flussi personalizzati.

Oltre ai flussi personali o da social network, Youtube mette a disposizione anche diverse categorie ricavate direttamente da quelle presenti sul sito. Si preme due volte tasto giù e compaiono i video dedicati a viaggi e eventi, all'intrattenimento,  alle notizie e così via. L'interfaccia è ben costruita, reattiva e si usa con grande facilità.


È quasi impossibile non mettere in relazione Leanback con Google Tv, il servizio presentato - come lo stesso Leanback - durante la Google I/O conference dello scorso Maggio. Google Tv è un software che, installato direttamente nel televisore o in dispositivi esterni (come i decoder), è in grado di aggiungere tipici servizi del Web  -  motore di ricerca, pagine Web, video in streaming  -  alla televisione stessa.


Negli Usa sono già 10 milioni le persone che collegano il proprio pc alla tv per vedere filmai gratuiti su siti come Hulu o Youtube o per affittare film a pochi dollari attraverso Netflix. I produttori di computer, di processori, di periferiche stanno investendo sempre più in dispositivi pensati non più per la scrivania, ma per il salotto: telecomandi intelligenti con la tastiera, televisori con schede wireless, box multimediali e così via.


E arrivare sulla tv significa arrivare su quello che, ad oggi, è ancora il medium dai profitti più alti, il più diffuso, il più "consumato". La televisione rappresenta la fetta più grande degli investimenti globali in pubblicità, e una tecnologia raffinata come quella usata da Google sul Web  -  messaggi contestualizzati, misurazione precisa dell'audicence, analisi delle performance  -  potrebbe rendere ancora più attraente il vecchio medium.


Non sarà certamente facile. Steve Jobs, il patron di Apple, ha di recente dichiarato che il settore delle televisori non è pronto ad accettare grandi innovazioni e, a proposito di possibili tentativi destinati a piccoli successi, ha citato proprio Google. Avrebbe potuto citare anche le varie Televisioni IP italiane, che non sembrano aver fatto breccia nei consumi quotidiani. Ma oggi i contenuti, la tecnologia e l'impegno dei produttori sembrano diversi da quelli di qualche mese fa. E qualcosa di completamente nuovo potrebbe finalmente fare breccia nel vecchio mondo del vecchio medium.

FRANCESCO SAVERIO CACCAVELLA


06/07/2010

Agcom, Fini e la libertà di stampa: «In democrazia non è mai sufficiente»

Agcom, Fini e la libertà di stampa: «In democrazia non è mai sufficiente»

Il presidente dell'Authority CALABRÒ: PLURALISMO INFORMAZIONE TRA PRINCIPI FONDANTI UE. «Abbiamo bisogno di introdurre nell'ordinamento altre norme che tutelino l'accesso ai mezzi di informazione»

 

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MILANO - « «Un grande paese democratico ha bisogno di un'informazione forte libera e autorevole e in un grande Paese democratico la libertà di stampa non è mai sufficiente». Lo ha detto Gianfranco Fini, intervenendo alla presentazione della relazione annuale dell'Agcom. «Abbiamo ancora bisogno - ha aggiunto il presidente della Camera - di introdurre nell'ordinamento ulteriori norme che tutelino l'accesso ai mezzi di informazione». Nella sua relazione, anche il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, ha parlato di libertà di stampa, affrontando uno dei temi più discussi in questi giorni, a tre giorni dalla giornata di mobilitazione indetta per il 9 luglio dalla Federazione nazionale della stampa contro il ddl intercettazioni. «La libertà d'informazione è forse una libertà superiore ad altre costituzionalmente protette, e come tale va difesa da ogni tentativo di compressione» ha detto Calabrò. Il «pluralismo dell'informazione», ha aggiunto, è «tra i principi fondanti dell'Unione europea» in base al trattato di Lisbona: «Si tratta di un parametro di legittimità della legge che deve essere valutato con attenzione in qualunque intervento normativo nazionale in materia d'informazione, compresi quelli riguardanti le intercettazioni».

«LE PRESSIONI NON CI HANNO MAI INFLUENZATO» - Dopo la bufera dell'inchiesta della procura di Trani sulle presunte pressioni del premier Silvio Berlusconi per far chiudere Annozero di Michele Santoro e dopo le dimissioni del commissario Giancarlo Innocenzi, Calabrò ha approfittato della relazione annuale al Parlamento per ribadire con forza l'indipendenza dell'organismo di garanzia. «Nessuno degli atti istituzionali e delle decisioni collegiali adottati dall'Autorità ha risentito delle pressioni e insistenze che possono essere state esercitate, da qualsiasi parte» ha detto. Prima di lanciare l'allarme sulla Rete, a rischio collasso per effetto dei troppi smarthphone, Calabrò è poi tornato a chiedere nella sua relazione una nuova governance per la Rai. «La Rai - ha detto - non ha le risorse sufficienti per migliorare la rete trasmissiva, per investire nell'alta definizione e nella televisione su internet, svolgendo quel ruolo di pivot delle nuove tecnologie segnato nelle nostre linee guida. Si liberino quindi gli elementi imprenditoriali con un assetto diverso della governance, svincolato dai partiti, che valorizzi la capacità gestionale e decisionale; si chiarisca e si renda più trasparente ed accountable agli utenti il ruolo della tv pubblica». Inoltre la Rai, ha ricordato Calabrò, «deve acquisire effettivamente le risorse del canone, con un sistema di riscossione che riduca l'evasione, anche per migliorare la qualità; la soluzione c'è; basta volerla».

Redazione online


04/06/2010

La 'Rachel Corrie' in viaggio verso Gaza Si teme un nuovo scontro con Israele

La 'Rachel Corrie' in viaggio verso Gaza Si teme un nuovo scontro con Israele

In mattinata interrotti i contatti radio: «sabotaggio». Un'attivista: « Siamo a 170 miglia dalla Striscia». Ahmadinejad: regime sionista va verso la distruzione.

 

La 'Rachiel Corrie' (Ap)
La "Rachiel Corrie" (Ap)

Il cargo irlandese "Rachel Corrie" prosegue il suo viaggio verso Gaza: venerdì pomeriggio dovrebbe raggiungere la zona di interdizione di 20 miglia imposta da Israele. Greta Berlin, portavoce di Free Gaza, ha detto che la nave non intende fare tappe intermedie e che l’obiettivo resta quello di consegnare gli aiuti direttamente ai palestinesi. Nei giorni scorsi il ministero degli Esteri israeliano ha ribadito che alla nave sarà impedito l'accesso a Gaza: sarà intercettata in alto mare, ha spiegato, e accompagnata nel porto di Ashdod, dove il carico sarà ispezionato. C'è dunque timore sulla sorte della nave, a quattro giorni dal sanguinoso attacco contro la flottiglia.

BLACKOUT CONTATTI - «Ci troviamo a 170 miglia marine dalla Striscia di Gaza (circa 315 km, ndr), quando arriveremo a 120 miglia dalla costa diminuiremo la velocità di crociera - ha detto un'attivista ad Al Jazira -. Non abbiamo avuto ancora contatti con gli israeliani e al momento siamo tranquilli perché speriamo che capiscano che la nostra è una nave che trasporta solo aiuti umanitari e non vogliamo la violenza». Venerdì mattina i contatti via satellite hanno smesso temporaneamente di funzionare e gli organizzatori della "Freedom Flotilla" hanno accusato Israele di sabotaggio. Tanto più che due imbarcazioni della flottiglia (Challenger 1 e 2) sono state messe fuori uso una settimana fa da guasti improvvisi e non hanno potuto accogliere i giornalisti che intendevano seguire la "Rachel Corrie". A bordo del cargo ci sono 19 attivisti (cinque irlandesi, sei malesi, sei filippini, un britannico e un cubano), un carico di cemento, equipaggiamenti medici, giocattoli e carta per scrivere. Della missione fanno parte la premio Nobel irlandese Mairead Maguire e l'ex vice segretario dell'Onu Denis Halliday.

ATTACCO DALL'IRAN - Intanto dall'Iran arriva un nuovo pesante attacco contro Israele. «Ogni altra aggressione spingerà ulteriormente il regime sionista verso la distruzione» ha detto il presidente Mahmoud Ahmadinejad a una folla radunata davanti al mausoleo dell'ayatollah Khomeini a Teheran, in occasione del 21esimo anniversario della morte del fondatore della Repubblica Islamica. Ha sottolineato che, secondo la visione dello stesso Khomeini, «il regime sionista è il più importante strumento del dominio mondiale e la sua caduta significa la caduta della colonna portante dell'arroganza». Quindi ha parlato di «attacco barbaro» di Israele: «Presto - ha concluso - saranno organizzati migliaia di nuovi convogli diretti a Gaza che porteranno libertà alla nazione palestinese, dopo aver annientato i sionisti».

Redazione online


30/03/2010

Facebook vuole cambiare di nuovo le impostazioni di privacy

Facebook vuole cambiare di nuovo le impostazioni di privacy

 

Localizzazione degli utenti, accesso alle informazioni personali da parte di compagnie esterne e nuove regole per il tagging. Le modifiche possono essere discusse fino al 3 aprile. Le prime reazioni

 

facebook

 

L'anno scorso bastò una piccola modifica per sollevare un pandemonio in rete: utenti sul piede di guerra e finanche minacce di azioni legali. Tanto che Mark Zuckerberg fu costretto a fare mea culpa nel giro di pochi giorni, promettendo che in futuro qualsiasi modifica sarebbe stata comunicata in maniera trasparente, dando agli utenti la possibilità di dire la propria prima dell'entrata in vigore.

E' passato più di un anno e Facebook ora ci riprova di nuovo a cambiare il "patto legale" che regola il trattamento dei dati personali degli iscritti. Con un
post pubblicato sul blog ufficiale, sono state annunciate nuove modifiche. C'è tempo fino al 3 aprile per leggere le proposte e discuterle in questa sezione del sito. Poi Facebook potrà decidere di adottarle, tenendo conto dei suggerimenti arrivati.
Naturalmente non è facile muoversi nel "legalese" dei documenti pubblicati. Accanto a modifiche formali, ci sono anche cambiamenti più sostanziali che potranno avere un impatto rilevante sulla condivisione delle informazioni personali, l'utilizzo che possono farne le applicazioni terze e il nuovo servizio di localizzazione degli utenti.

Molti cambiamenti sono stati inseriti in vista del lancio di nuove funzionalità che saranno annunciate alla conferenza F8 in programma per il 21 aprile. Tra queste ci dovrebbe essere anche la localizzazione automatica degli utenti attraverso il dispositivo da cui si accede (computer o cellulare).


Ma vediamo più da vicino quali sono le novità più importanti presenti nella nuova bozza della
"Normativa sulla Privacy" e della "Dichiarazione di Diritti e Responsabilità" di Facebook.

1) Non si potrà creare più di un account. Una volta rimosso un profilo, bisognerà chiedere l'autorizzazione per poterne attivare uno nuovo. In questo modo Facebook vuole evitare il proliferare di finti account, soprattutto nel caso dei giochi online o di adesione a gruppi politici.


2) Non si potrà "taggare" o inviare mail ad un utente senza il consenso preventivo. Si vuole evitare, in questo modo, la pratica del tagging su foto e documenti che possono rivelare informazioni personali di un utente a sua insaputa. Facebook prova così anche a rispondere alle recenti obiezioni arrivate dall'Unione Europea che intende
aprire un'istruttoria sulla privacy contro Facebook e Google.

3) Le agenzie pubblicitarie potranno accedere ai dati personali degli utenti, ma non potranno più trasferirli all'esterno. Si cerca così di frenare il "business dei dati personali" che stava prendendo piede tra le compagnie più spregiudicate.


4) Le applicazioni terze potranno accedere a un maggior numero di informazioni (i nomi degli amici, il genere sessuale, le foto del profilo, la località in cui si vive o da cui ci si connette con il computer). Queste informazioni tenderanno a diventare sempre più pubbliche. Il che deve essere letto nell'ottica di "twitterizzazione" di Facebook: diventare un social network sempre più aperto e meno privato.


Per il momento, le reazioni degli utenti non sembrano molte preoccupate. Nella versione italiana dei documenti si trovano molti "like" e commenti frettolosi di assenso ("Ok, va bene"). Solo qualche utente sottolinea che: "Non ci penso proprio a leggere tutto. Anche se utile, non ho tempo ne voglia. E così credo molti altri utenti. E questo è un dato di fatto di ciu tenerne conto, se volete realmente un feedback. Dovreste evidenziare solo le modifiche rispetto allo statuto attuale. Allora potrei leggerlo. E con me molti altri utenti". C'è poi chi contesta le nuove funzionalità di localizzazione automatica: "Non capisco perchè sia necessario raccogliere informazioni sul dispositivo usato per l'accesso e sul browser, ma soprattutto perchè raccogliere informazioni sulle pagine visualizzate". E qualcuno storce il naso anche per la condivisione pubblica dei dati: "Non sono d'accordo, voi caricate i nostri dati, poi in qualunque momento li potete dare a chiunque".


In generale comunque sono davvero pochi gli utenti che stanno intervenendo: siamo nell'ordine delle migliaia, davvero una piccolissima minoranza di quegli oltre 400 milioni di utenti attivi che continuano a condividere risorse online, ignari di ogni diritto o rischio.


19/02/2010

Arriva Kindle per BlackBerry

Arriva Kindle per BlackBerry

 

Per ora disponibile solo negli Usa. Una nuova applicazione Kindle permetterà di accedere all'archivio di testi elettronici dallo smartphone

 

MILANO - Dopo la versione per iPhone, è arrivata infine anche l'applicazione Kindle dedicata a chi utilizza uno smartphone BlackBerry. Completamente gratuito e scaricabile dalla rete, il software che trasforma il telefonino in un e-reader darà agli utenti la possibilità di scegliere il libro che preferiscono da un elenco di oltre 420 mila testi in formato elettronico per leggerlo direttamente sul display di alcune versioni dello smartphone in questione.

KINDLE APP - È Ian Freed, Vice President di Amazon Kindle a spiegare che «fin dal lancio della popolare applicazione Kindle per iPhone, lo scorso anno, i clienti hanno continuato a domandarci di offrire un servizio analogo anche per il BlackBerry». Così hanno fatto, dando vita al software dedicato ai dispositivi di Research in Motion, che nonostante la grande popolarità dell'iPhone continua a dominare il mercato degli smartphone. In particolare, «Kindle for BlackBerry» è compatibile con i modelli Bold 9000 e 9700, Curve 8520 e 8900, Storm 9530 e 9550 e con il Tour 9630, come si legge sulle pagine web riservate al download dell'applicazione, che può essere avviato direttamente dal telefono, tramite il browser di cui è dotato. Ma per il momento solo per chi si collega dagli Stati Uniti.

RISVOLTI - Certo la lettura sul piccolo display dei BlackBerry non sarà un'esperienza esaltante, e proprio per questo è possibile che molti tra coloro che sceglieranno di provare l'applicazione decidano in seguito di acquistare il lettore Kindle per continuare a godersi l'esperienza della lettura su e-reader (e per non buttar via i soldi spesi per l'acquisto dei testi in formato digitale), questa volta con la sicurezza della massima qualità. O quantomento questo è ciò in cui probabilmente spera Amazon che, secondo indiscrezioni, sarebbe perfino disposta a regalare i lettori Kindle pur di attirare nuovi utenti verso i propri servizi a pagamento. Il tutto nell'intento di contrastare la minaccia del neonato iPad di Apple.

Alessandra Carboni


10/10/2009

Mondiali Under 20, l'Italia è fuori

Mondiali Under 20, l'Italia è fuori

 

Azzurrini sconfitti dagli ungheresi in un gara tirata fino ai supplementari e che si conclude in otto contro dieci. L'altra semifinalista è il Ghana, che ha battuto 3-2 la Corea

 

Bonaventura (Ap)
Bonaventura (Ap)

Si ferma ai quarti di finale il sogno degli azzurrini di Francesco Rocca di accedere a una storica semifinale ai Mondiali Under 20. L'Italia di Francesco Rocca è stata battuta 3-2 dall'Ungheria al termine dei tempi supplementari dopo che i regolamentari si erano conclusi 1-1. Dopo l'impresa contro la Spagna, l'Italia ha sofferto per 120' e riacciuffato due volte l'Ungheria, ma in 8 contro 10 ha subìto il colpo del ko a soli tre giri d'orologio dalla possibilità di giocarsi l'accesso alla semifinale ai rigori. I gol sono di Mazzotta (37' del secondo tempo) e Bonaventura (ai supplementari) per gli azzurrini, di Kooman (primo tempo, su rigore) e Nemeth (doppietta ai supplementari) per gli ungheresi. Per l'Italia espulsi Gentili, Bini e Albertazzi. Stesso provvedimento per i due tecnici, Francesco Rocca e Sandor Egervari.

GHANA IN SEMIFINALE - L'altro semifinalista è il Ghana, che al Mubarak Stadium di Suez ha sconfitto 3-2 la Corea. Gara vivace sin dai primi minuti e all'8' il vantaggio della selezione africana con Adiyiah. Il 2-0 per i ghanesi non tarda ad arrivare: al 28' con un tocco ravvicinato di Osei. I coreani riaprono il match con il gol (31') di Park Hee Seong. Al 32' della ripresa il tris degli africani con il contropiede finalizzato da Adiyiah e al 37' la seconda rete dei coreani con Dongsub.


04/09/2009

Tremila euro per passare i test a Medicina denunciato studente: sostituiva candidati

Tremila euro per passare i test a Medicina denunciato studente: sostituiva candidati

 

All'universita' di  ROMA «La sapienza». Il giovane aveva un documento contraffatto; nei guai anche un aspirante studente che lo aveva ingaggiato

 

 

I test di accesso alla facoltà di Medicina, presso l'Aula «A» della Clinica di Dermatologia, erano in corso da un po', ma lui non c'era. Uno studente è stato denunciato per aver pagato 3mila euro a un altro universitario per farsio sostituire agli esami di ammissione. Denunciato anche la falsa matricola che, ha confessato, aveva già altre volte sostituito altri candidati.

AGENTI IN BORGHESE - La truffa è venuta alla luce nell'ambito dei consueti servizi che la Questura dispone quotidianamente all'interno dell'Università «La Sapienza», gli agenti di Polizia in borghese si sono accorti che un candidato di origine siciliana, dopo aver esibito un documento sul quale risultava chiamarsi V.G. aveva apposto sul verbale della commissione un firma diversa da quella riportata sulla carta d'identità presentata. Immediate le indagini anche mediante verifiche anagrafiche al Comune di Menfi, che ha rilasciato il documento d'identità all'aspirante studente.
I controlli hanno permesso di accertare l'alterazione del documento, in quanto la foto apposta sul la carta d'identità presentata alla commissione era diversa da quella archiviata in calce al documento originale rilasciato dal Comune.

PORTATO IN COMMISSARIATO - Al termine della prova, V.G. è stato fermato e condotto presso gli Uffici del Commissariato Università dove ha dichiarato di essere M.N. ammettendo la sostituzione di persona e confessando di aver personalmente alterato il documento, aggiungendo anche che già altre volte si era sostituito ad altri candidati per sostenere quiz e prove d'esame per un compenso di 3.000 euro, salvo esito positivo.
Gli investigatori hanno successivamente rintracciato anche il vero V.G. il quale ha ammesso le proprie colpe. Entrambi i giovani sono stati denunciati in stato di libertà per sostituzione di persona.


17/07/2009

Con decolleté e minigonna non si entra. San Pietro? No, è il ritiro del Napoli

Con decolleté e minigonna non si entra. San Pietro? No, è il ritiro del Napoli

 

Donadoni dixit: multe per ritardi, dresscode morigerato. Vietato l'accesso alle donne con abiti troppo provocanti. Una ragazza costretta al cambio-short col fidanzato

 

Cambio di short: la ragazza indossa quelli del fidanzato
Cambio di short: la ragazza indossa quelli del fidanzato

LINDABRUNN – Il bunker Napoli si arricchisce di un’altra regola ferrea. Che magari può anche far scattare qualche sorriso, ma che di sicuro rende il senso di quan­to austero, spartano e senza fronzoli sia il ritiro nel mo­nastero di Lindabrunn. Ma prima facciamo un passo in­dietro e ricapitoliamo: si parte dal silenzio stampa e dal­le regole interne al gruppo azzurro, con tanto di multe, anche salatissime, per i trasgressori; si passa al divieto assoluto per stampa e tifosi di tenere attiva la suoneria dei cellulari durante le sedute di allenamento, accompa­gnato dall’invito di parlare al telefono lontano dai cam­pi.

REGOLAMENTO FERREO - C’è quindi l’obbligo per i tifosi di entrare nel centro sportivo a piedi e rigorosamente a scaglioni, in gruppi al massimo di 15 unità. Durante le sedute, poi, bisogna bisbigliare, e al termine dell’allenamento pomeridiano solo due giocatori, decisi dall’entourage azzurro, si avvi­cinano per foto e autografi. Se a ciò aggiungete che la Lindabrunn Sportschule è in collina, isolata e recintata, e che il Napoli alloggia nella stessa foresteria del centro, il quadro è completo. Anzi, quasi completo. C’è infatti la nuova regola di carattere morale che ha preso corpo in questi ultimi giorni, per diventare, proprio ieri, un diktat acclarato: le donne devono indossare abiti casti­gati, altrimenti non si pas­sa. A cadere nella rete pri­ma una signora arrivata al centro sportivo (con marito e figlia) con scollatura troppo azzardata, quindi una ra­gazza in shorts.

CAMBIO DI SHORT - Giovedì altri due episodi. La prima protago­nista si chiama Marina, e arriva da Procida. I funzionari del Napoli hanno giudicato il suo decolletè un po’ gene­roso, quindi niente accesso. La ragazza fortunatamente aveva una maglia in auto, l’ha infilata e tutto è andato liscio. Il secondo episodio chiama in causa Jolanda, arri­vata fin qui da Zalaegerszeg, Ungheria (dove il Napoli giocò in amichevole l’anno scorso durante il ritiro pre­campionato), insieme a Marko, il fidanzato (nella foto sopra). Indossava la maglia di Lavezzi e dei pantalonci­ni. Giudicati troppo corti. I due hanno usato un escamo­tage spiccio: si sono scambiati gli shorts, col risultato che il ragazzo sembrava uscito da un film anni ’70, e lei dava l’impressione di essere scappata da un circo. Ma l’etica era salva e i giocatori erano stati preservati da pensieri impuri. Per la gioia dei funzionari azzurri, che in questi giorni ricordano i «Matawa» (i guardiani del­l’etica) citati da Donadoni l’altro giorno raccontando la sua esperienza in Arabia Saudita, o i vigili urbani degli anni ’60, che battevano le spiagge col metro, per misura­re i primi bikini e controllare se erano ‘a norma’.

Dino Manganiello