13/06/2009

Scarcerato figlio del boss Badalamenti

Scarcerato figlio del boss Badalamenti

 

Mafia. Leonardo rimesso in libertà su ordine del tribunale del Riesame di Palermo

 

PALERMO- Il figlio del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti, Leonardo, è stato rimesso in libertà su ordine del tribunale del Riesame di Palermo che ha annullato l'ordine di custodia cautelare emesso nell'ambito dell'operazione «Mixer-Centopassi» dello scorso 22 maggio. L'uomo era detenuto in Brasile.

RICHIESTE ACCOLTE - I giudici, che non hanno ancora depositato le motivazione del provvedimento hanno accolto le richieste dei difensori, gli avvocati Carmelo Franco e Antonella Basile. Badalamenti jr, che aveva sempre negato la propria identità sostenendo di essere un uomo d'affari brasiliano, ('Carlos Massettì) era indagato per truffa e corruzione, aggravate dall'avere agevolato Cosa nostra.

TRUFFE PER UN MILIARDO DI DOLLARI - Secondo la Dda di Palermo, per favorire l'organizzazione avrebbe realizzato una serie di operazioni finanziarie fraudolente con bond venezuelani ai danni di filiali della Hong Kong Shanghai Bank, della Lehman Brothers e di una banca d'affari britannica, per un importo complessivo di oltre un miliardo di dollari Usa. La procura valuterà adesso se proporre ricorso in Cassazione.


26/05/2009

Tribunale di Roma: «Mentana va reintegrato a Matrix»

Tribunale di Roma: «Mentana va reintegrato a Matrix»

 

LA DECISIONE: «Licenziamento illegittimo». Il giudice del lavoro: «Il giornalista deve tornare alla conduzione della trasmissione. L'azienda paghi i danni»

 

Enrico Mentana (LaPresse)
Enrico Mentana (LaPresse)

 

 

 

 

 

 

 

 

ROMA - Enrico Mentana deve essere reintegrato alla conduzione di Matrix. Lo ha disposto il Tribunale di Roma ordinando il reintegro del giornalista alla guida del programma di Canale 5.

LA DECISIONE - Il giudice del lavoro Guido Rosa ha infatti dichiarato illegittimo il licenziamento di Mentana e ha ordinato alla RTI di reintegrarlo nel posto di lavoro con le mansioni di realizzatore e conduttore del programma, condannando inoltre l'azienda al risarcimento del danno. Il giornalista, difeso dagli avvocati Domenico e Giovanni d'Amati, aveva sostenuto di essere stato «dimissionato» e pertanto illegittimamente licenziato, per avere criticato la decisione editoriale di mantenere inalterata la programmazione di Canale 5 in occasione della morte di Eluana Englaro