28/03/2009

La svolta di Mr. Facebook Ora vuole fare il banchiere

La svolta di Mr. Facebook Ora vuole fare il banchiere

 

La rete del social network per i micro-pagamenti. Il progetto: una piattaforma per integrare la pubblicità online con l'e-commerce

 

Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg

MILANO — Anche se continua a girare con le sue ciabatte Adidas e le felpe con il cappuccio anni Ottanta, l'ex studente di Harvard, Mark Zuckerberg, ora sogna di fare il «banchiere»: il primo su internet. La sua forza è che ha già 175 milioni di clienti nel mondo. E se siete iscritti a Facebook tra loro ci siete anche voi. Il punto debole è che la popolarità dei banchieri in questo momento non è certo ai massimi storici. Ma anche che il progetto è ambizioso e non privo di rischi. Insomma, a 5 anni dalla sua nascita nel dormitorio del college di Boston Facebook, dopo essere stato fino ad ora sostanzialmente un passatempo, tenta di diventare maggiorenne e guadagnarsi da vivere da solo.

Come? Diventando una banca. Non proprio nel senso tradizionale del termine, ma almeno in parte: vuole battere moneta (virtuale), farsi prepagare per acquisire un credito - un po' come fanno gli operatori telefonici mobili o i gestori delle carte ricaricabili - e farsi garante delle microtransazioni che avvengono all'interno del proprio mondo. Nulla a che vedere dunque con le monete finte da «monopoli » che fino ad ora hanno movimentato fenomeni decaduti come Second Life. Il progetto, per ora allo studio, dopo essere stato a lungo un «rumor» è stato confermato in questi giorni a San Francisco dal guru del gaming di Facebook, Gareth Davis. Non a caso. I videogiochi online proprio come la musica digitale può contare su degli appassionati pronti a tutto. E a dire la verità la società aveva già tentato un paio di anni fa con il progetto «Wallet» mai decollato.

Ma se il colpo dovesse riuscirgli Facebook non solo risolverebbe uno dei rompicapi con cui si stanno confrontando anche settori tradizionali come l'editoria, cioè quello dei micropagamenti da pochi centesimi, ma riuscirebbe ad integrare sulla propria piattaforma la scommessa della pubblicità online con l'e-commerce (anche se in Italia, secondo l'Eurostat solo 11 persone su 100 hanno fatto un acquisto sul web nel 2008, mentre la media Ue è del 32%). Due i nodi da sciogliere: il primo sono le commissioni delle carte di credito che per adesso, insieme alla paura di regalare i codici segreti alla criminalità online organizzata, frenano il micro-shopping. Il secondo è rappresentato dal fisco: chi paga le tasse? Un caso già scoppiato su eBay. La soluzione potrebbe essere l'acquisto di un credito, dunque con una singola transazione, da utilizzare spacchettato grazie al «Facebook-fiorino». Si chatta con gli amici, si riceve la pubblicità mirata e si acquista.

Massimo Sideri