13/08/2010
Rossi, vicino l'addio con la Yamaha: "Domenica lo saprete"
Rossi, vicino l'addio con la Yamaha: "Domenica lo saprete"Valentino ha scherzato sul suo probabile passaggio alla Ducati, di cui si parla da mesi: "Se io fossi la Yamaha, mi farei provare". Nel frattempo il Dottore attende notizie dalla casa giapponese per il via libera alle prove post campionato di Valencia
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02/06/2010
Fisco, addio cartelle esattoriali I sospetti evasori pagheranno in 90 giorni
Fisco, addio cartelle esattoriali I sospetti evasori pagheranno in 90 giorniPrevisto anche il carcere per chi sfrutta le crisi delle imprese. La notifica di accertamento coinciderà con il versamento
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ROMA - Addio alle iscrizioni a ruolo e tanti saluti alle cartelle esattoriali. Tra pochi mesi basterà l’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, con le somme contestate dal fisco, per inchiodare gli evasori. Così, se oggi servono minimo due anni, due anni e mezzo, per ottenere il pagamento delle imposte dovute, domani lo Stato potrà avere ciò che gli spetta nel giro di 90 giorni. Non bastasse questo, c’è anche il nuovo accertamento sintetico, che permetterà al fisco di contestare la presunta evasione a chi spende troppo rispetto a ciò che guadagna e dichiara al fisco, salvo prova contraria a carico dei contribuenti. E se ancora non fosse sufficiente, basterà dire che arrivano le manette per gli imprenditori che truffano il fisco dopo aver chiesto una transazione sui debiti fiscali. O ricordare il nuovo redditometro, l’obbligo della fattura telematica sopra i tremila euro, lo stop alle compensazioni illecite tra crediti e debiti fiscali. Nei prossimi tre anni dalla lotta all’evasione arriveranno 20 miliardi di gettito in più. A regime il decreto con la manovra per la correzione dei conti pubblici assicurerà otto miliardi l’anno di maggiori entrate. «Per gli evasori, davvero, non ci sarà più scampo» garantisce Luigi Magistro, responsabile dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate. Benedetta la crisi dell’economia, dirà qualcuno.
Cartelle esattoriali
«Con un semplice tratto di penna è stato cancellato un sistema che risale all’ottocento. Oggi come allora il sistema per chiedere i tributi si basa sull’iscrizione a ruolo. Termini e procedure - sottolinea Magistro - risalgono alla notte dei tempi. Si fanno i controlli, si contesta la presunta evasione, e si manda l’avviso di accertamento». Siamo solo all’inizio. «C’è "l’iscrizione a ruolo", che avviene entro un anno. Poi i ruoli vengono "caricati" dalla società di riscossione, cioè dagli esattori, che hanno nove mesi di tempo per notificare la "cartella di pagamento". Da quel momento, se dopo sessanta giorni non arriva il pagamento di quanto richiesto, la società di riscossione può prendere provvedimenti esecutivi». Per arrivare alle ganasce all’automobile o al pignoramento dei beni, servono due anni, «Durante i quali sparisce tutto» dice Magistro. Separazioni fittizie con relativa intestazione dei beni al coniuge, cessioni ai prestanome, e il fisco resta a bocca asciutta. «Con l’esecutività dell’avviso di accertamento, per tutta la procedura bastano 90 giorni, e il rischio viene dimezzato». «Rischio notifica», lo chiamano proprio così i tecnici dell’Agenzia. «La gente si attacca a tutto. Contestano il ricevimento della raccomandata, l’indirizzo sbagliato. Fatto sta - spiega Magistro - che un terzo dell’intero contenzioso del fisco riguarda proprio le notifiche». D’ora in avanti tirarla per le lunghe non sarà più tanto conveniente: «Siamo sicuri che le nuove norme saranno un ottimo deterrente. Il nuovo sistema partirà dal luglio del 2011. Non subito, ma è una svolta epocale e anche noi dobbiamo organizzarci, perché con i tempi così stretti non possiamo proprio permetterci di sbagliare. É una sfida enorme anche per noi» assicura il direttore dell’Agenzia.
Il nuovo accertamento
L’altro strumento su cui i tecnici del fisco confidano moltissimo, anche per migliorare il rapporto di fiducia con i contribuenti, è la nuova metodologia per accertare i redditi evasi. «Oggi possiamo determinare il reddito di un cittadino basandoci su elementi induttivi. Prendiamo delle spese, come quelle per la casa, l’automobile, e risaliamo induttivamente ad un certo reddito. Se questo supera del 25% il dichiarato, per due anni consecutivi diamo corso all’accertamento. Ma il problema è proprio il contenuto induttivo: può voler dire tutto e niente». Qui entra in gioco anche il nuovo redditometro. «Con l’aggiornamento del sistema andiamo sul sicuro. Prendiamo le spese, le sommiamo e così stabiliamo il reddito. Contestiamo somme effettive: se paghi tanto non puoi guadagnare e dichiarare meno». L’accertamento automatico, poi, scatterà prima: basterà superare il reddito dichiarato del 20% in un solo anno. «Centomila euro spesi, per noi, significano centomila euro guadagnati. Salvo che tu non sia in grado di dimostrare che quelle spese siano state rese possibili ricorrendo ad altre fonti, che non ricadono nella tua base imponibile». Per esempio l’eredità della nonna, il prestito di un amico, i risparmi accumulati in passato. E occorrerà presentare le prove, per non farsi incastrare. Con il nuovo meccanismo di definizione del reddito si terrà conto anche della composizione familiare e del territorio, elementi finora sconosciuti al vecchio redditometro. «La contestazione viene rivolta sempre al singolo contribuente. Ma è chiaro che un conto è spendere centomila euro l’anno se si è single, diverso è spendere quella somma avendo cinque figli in famiglia ».
Il carcere per le truffe
La stretta sull’evasione è resa evidente dalle nuove regole sulle transazioni con il fisco chieste dalle imprese in crisi, quelle che non ce la fanno a pagare tutti i debiti fiscali. «L’accordo per il concordato fiscale si basa su una prospettazione dello stato di crisi fatta dall’impresa. Sono loro a dirci cosa hanno, e quanto possono pagare. Noi siamo pronti ad accettare queste transazioni, ma dobbiamo cautelarci di più rispetto ad oggi». Crisi e fallimenti, spesso condotti ad arte, sono uno dei canali privilegiati dell’evasione. «Chiederemo agli imprenditori una dichiarazione sostitutiva, e loro ne risponderanno penalmente, cosa che finora non succede» spiega Magistro. Le pene saranno molto severe. Se i beni sui quali il fisco può rivalersi in caso di mancato pagamento dell’importo concordato vengono alienati in modo fittizio c’è il carcere: da sei mesi a quattro anni se i beni occultati superano un valore di 50 mila euro. Da uno a sei anni se superano i 200 mila euro.
Compensazioni illecite
«Con il decreto si chiude un altro buco nero. Non sarà più possibile compensare i crediti fiscali con i debiti, se c’è una somma dovuta iscritta a ruolo. Scatta il divieto assoluto. Prima si paga la cartella, poi se resta qualcosa si può compensare» dice Magistro. dalla nuova stretta è atteso, a regime, un risparmio di quasi 2 miliardi di euro l’anno. La nuova norma fa il paio con quella dell’anno scorso che consente le compensazioni oltre una certa somma solo dopo che la certificazione dei debiti da parte dei commercialisti. Un sistema che quest’anno potrebbe portare un risparmio di quattro miliardi di euro. «Senz’altro possibile, se i dati di questi primi mesi saranno confermati», dice Magistro.
Mario Sensini
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16/05/2010
Milan, San Siro contesta Berlusconi
Milan, San Siro contesta BerlusconiPRIMA DI MILAN-JUVE. I tifosi promuovono squadra e Leonardo ma un maxi-striscione: "Presidente bocciato: assente ingiustificato"
MILANO - I tifosi del Milan promuovono squadra e Leonardo per la stagione, ma bocciano il presidente Silvio Berlusconi. «Ad agosto per tutti fiducia incondizionata, tiriamo le somme di questa annata... Mister e ragazzi: promossi per l'impegno», si legge su un enorme striscione srotolato sugli spalti del Meazza dalla Curva Sud rossonera prima della partita della Juventus. E un boato di applausi ha accolto la seconda parte dello striscione, con scritto: «Presidente bocciato: assente ingiustificato». Molti invece i messaggi d'affetto per Leonardo: «Resterai sempre nei nostri cuori», «I sentimenti non si ringraziano, le persone sì: buona fortuna Leo», «Se ne va un grande personaggio del Milan», «Grazie Leo».
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30/03/2010
Della Valle mette la Fiorentina in vendita?
Della Valle mette la Fiorentina in vendita?
Sarebbe rimasto ferito dal clima di disapprovazione verso la società. Indiscrezione del Corriere dello Sport: il patron viola vuole lasciare. «Scelta definitiva»
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| Diego e Andrea Della Valle (Ansa) |
FIRENZE - «Clamoroso: Della Valle lascia la Fiorentina». Con questo titolo in prima pagina il Corriere dello Sport annuncia il possibile addio del patron viola.
LA DECISIONE - Secondo il quotidiano sportivo romano, Della Valle sarebbe pronto a farsi da parte, ad annunciare l'addio dopo una storia di 8 anni e un cammino, iniziato in C2, che ha permesso ai viola di arrivare in Champions League, a giocarsi il passaggio ai quarti di finale nello sfortunato doppio incontro di qualche settimana fa contro il Bayern Monaco. «Il patron viola è rimasto ferito dal clima di disapprovazione nei confronti della società, che ha accompagnato anche l'ultima vicenda Prandelli. Lo ha considerato un po' come la goccia che ha fatto traboccare il vaso della mancata considerazione del lavoro svolto», scrive ancora il Corriere dello Sport. Domenica scorsa, prima e durante Fiorentina-Udinese, la tifoseria si è schierata dalla parte di Cesare Prandelli, il tecnico su cui la famiglia Della Valle ha puntato per raggiungere i successi ottenuti in questi ultimi anni, ma tra proprietà e allenatore qualcosa è cambiato e il possibile divorzio sembra dietro l'angolo.
LA POLEMICA - Pochi giorni fa Diego Della Valle, in un'intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, aveva chiesto a Prandelli di impegnarsi per iscritto coi i tifosi a non andare alla Juventus a fine stagione, rivelando di essere rimasto ferito dal clima di disapprovazione, dalle «mezze critiche», insomma dall'atteggiamento di una città e di una tifoseria che sembravano non dare credito alla famiglia dell'imprenditore marchigiano. E chiudeva dicendo di voler «riflettere» sul futuro insieme al fratello Andrea (che pochi mesi fa ha lasciato, altrettanto polemicamente, la presidenza del club viola).
LE OPZIONI SUL TAVOLO - Sempre secondo il Corriere dello Sport, Diego Della Valle annuncerà la clamorosa decisione dell'addio in una conferenza stampa. A Firenze la notizia riportata dal quotidiano sportivo trova conferme. Intanto martedì, attorno alle 14, c'è un importante consiglio di amministrazione, ed è possibile che venga emesso un comunicato sulla vicenda. Per il Corriere dello Sport l'addio di Diego Della Valle «è un passo sofferto e doloroso, che il patron non avrebbe mai voluto compiere, ma che ha ritenuto necessario dopo aver sentito sulla propria pelle il disappunto per la mancata considerazione del lavoro svolto e della progettualità costruita attorno e per la Fiorentina dal 2002 ad oggi, dalla C2 alla Champions League». «Si tratta - aggiunge il Corriere dello Sport - di una decisione secca, senza ripensamenti». Tuttavia, secondo altre fonti, la decisione di far trapelare il proprio malcontento, potrebbe essere anche una mossa della famiglia Della Valle volta a stimolare l'approvazione del progetto della cosiddetta Cittadella dello sport, con il nuovo stadio per la Fiorentina, nell'area di Castello, a Firenze.
Redazione online
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24/03/2010
Gisele Bundchen: addio alle passerelle
Gisele Bundchen: addio alle passerelle
È impegnata negli spot di un prodotto per capelli. La top model brasiliana annuncia il ritiro: «Sono ormai in pensione». A dicembre è nato il figlio Benjamin
MILANO - Gisele Bundchen a 29 anni va in pensione dalle sfilate di moda. Lo ha annunciato la top model brasiliana durante un evento pubblicitario a San Paolo. «Per le sfilate sono ormai in pensione» ha detto Gisele, che per l'impegno pubblicitario con una marca di prodotti per capelli si è portata dietro il figlio Benjamin, nato a dicembre dall'unione con l'americano Tom Brady, quarterback dei New England Patriots. L'ormai ex regina delle passerelle di moda, che compirà 30 anni il prossimo 20 luglio, ha comunque accettato di esibirsi sfilando. Dopo essere stata l'angelo per eccellenza di Victoria's Secret per 7 anni, oggi la Bundchen è la top model più pagata del mondo: nel 2008, nel 2009 e nel 2010 è risultata in vetta alla classifica della rivista Forbes con un guadagno annuo stimato oltre i 33 milioni di dollari, ricavati soprattutto dai contratti pubblicitari che la legano come testimonial a diverse aziende di moda e cosmesi. Per la sua ricchezza è entrata anche nel Guinness dei primati.
Redazione online

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24/01/2010
Pitt-Jolie, siglato l'addio
Pitt-Jolie, siglato l'addio
I sei figli, tre adottivi e tre naturali, vivranno con la madre. Il «News of the World»: siglato un accordo per dividere in parti uguali una fortuna di circa 330 milioni di dollari
La coppia Pitt-Jolie è al capolinea. La notizia della separazione delle due star di Hollywood, diffusa dal domenicale britannico News of the World, rimbalza su siti e blog di tutto il mondo. Perché Brad e Angelina sono da sempre la coppia più glamour (e impegnata) del mondo del cinema. I due, che non sono sposati, avrebbero già firmato un accordo legale per dividere in parti uguali una fortuna valutata attorno ai 330 milioni di dollari e assegnare la custodia dei sei figli, che stando al News of the World, resterebbe congiunta, anche se i ragazzi vivranno con la madre. I preparativi per la separazione - in tutto e per tutto un divorzio, anche se applicato a conviventi - erano iniziati, scrive il domenicale britannico, a dicembre, quando Angelina si recò nello studio di un celebre avvocato divorzista a Los Angeles.
Il documento che sancisce la fine dell'unione sarebbe stato firmato all'inizio di gennaio. E l'annuncio ufficiale della separazione, che metterà fine a mesi di speculazioni, dovrebbe arrivare a breve. Brad e Angelina - o "Brangelina", come li chiamano i giornali britannici - si innamorarono sul set del film Mr and Mrs Smith, nel 2004. Hanno tre bambini adottati Maddox (8 anni) che arriva dalla Cambogia, Pax (6) che è nato in Vietnam e Zahara (5) che arriva dall'Etiopia; ed altrettanti figli biologici: Shiloh (3 anni) e i due gemelli di 17 mesi, Knox e Vivienne. Tutti hanno il cognome Jolie-Pitt, simbolo (adesso infranto) di un'unione che sembrava di ferro. Per Angelina, Brad lasciò l'attrice Jennifer Aniston. RIAVVICINAMENTO ALLA ANISTON? - La coppia negli ultimi giorni non è stata mai fotografata insieme. Venerdì sera, Pitt ha partecipato alla maratona delle tv Usa per raccogliere fondi per Haiti ed è stato fotografato nel backstage, senza la Jolie. Nei dintorni c'era invece la sua ex, Jennifer Aniston, anche se non vicino a lui. Ma negli ultimi mesi, i rumor sulla rottura avevano indicato proprio in un riavvicinamento con la ex moglie le ragioni della tensione tra Brad e Angelina. La scorsa settimana il National Enquirer aveva raccontato di una clamorosa lite tra i due, avvenuta in un ristorante new-yorkese.
Pare che Pitt avesse organizzato la cena, durata sei ore, per cercare di convincere Angelina a farsi dare un sostegno psicologico. Angelina non è ancora riuscita a riprendersi dalla depressione in cui, tre anni fa, l'ha gettata la morte della madre, che aveva un cancro alle ovaie. Da allora, la bella attrice è notevolmente dimagrita e sui tabloid è anche circolata la voce di un suo tentativo di suicidio, da cui l'aveva salvata una lunga, concitata telefonata del compagno. In quella cena a New York, i due avrebbero però deciso che la loro relazione era finita. Molto attivi sul piano umanitario (sono stati tra i primi nel jet set a fare una donazione per i terremotati di Haiti), Brad Pitt e Angelina Jolie hanno tre figli adottati:
Redazione online
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30/12/2009
Iran, stretta sui leader dell'opposizione «Sono nemici di Dio, vanno giustiziati»
Iran, stretta sui leader dell'opposizione «Sono nemici di Dio, vanno giustiziati»
Ahmadinejad: «proteste sono una pagliacciata organizzata da americani e sionisti». Teheran attacca Londra: «Basta interferenze». Arrestati la sorella del premio Nobel Ebadi e il riformista Karroubi. L'Onu: «Scioccati dal numero di morti e dalla violenza»
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| Scontri a Teheran (Epa) |
TEHERAN - «Una nauseante mascherata promossa da americani e sionisti». Così il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha definito le manifestazioni di protesta degli oppositori al suo regime, in cui sono morte quindici persone (ma il bilancio ufficiale è fermo a otto). «La nazione iraniana ha visto molte di queste mascherate: un sionista e un americano hanno ordinato la carnevalata e ne sono gli unici spettatori». Quindi la minaccia: «È uno spettacolo che fa vomitare, ma quelli che l'hanno pianificato e quelli che vi hanno partecipato si sbagliano». Le dichiarazioni riportate dall'agenzia di stampa ufficiale Irna sono le prime fatte da Ahmadinejad dopo la violenta repressione degli ultimi giorni.
ONU - Suonano quasi come una risposta al presidente iraniano le parole dell'alto commissario dell'Onu per i diritti umani Navi Pillay, che si è detta «scioccata» dai «morti, i feriti e gli arresti» nel quadro della repressione contro l'opposizione in Iran. «Sono scioccata per il numero di morti, feriti e arrestati. Le informazioni disponibili mostrano ancora una volta le eccessive azioni di violenza perpetrate dalle forze di sicurezza e dalla milizia paramilitare Basij».
LEADER OPPOSIZIONE - Sul fronte interno ci sono stati molti nuovi arresti di oppositori, due eccellenti: quello del leader riformista Mehdi Karroubi, costretto ai domiciliari, e quello della sorella del premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. E si rischia una nuova stretta contro i leader dell'opposizione. Un rappresentante dell'ayatollah Ali Khamenei, la Guida suprema, ha dichiarato che sono «nemici di Dio» e dovrebbero essere giustiziati in base alla Sharia, la legge islamica. «Coloro che stanno dietro all'attuale sedizione nel Paese - ha detto Abbas Vaez-Tabasi, un religioso che rappresenta Khamenei nella provincia di Khorosan (nord-est dell’Iran) - sono mohareb (nemici di Dio) e la legge è molto chiara in merito a quella che deve essere la punizione per i mohareb». In Iran, la Sharia prevede appunto che siano condannati alla pena di morte. Va ricordato che tra le vittime di domenica c'è anche il nipote di Mir Hossein Mousavi, che sarebbe stato ucciso dalla polizia con dei colpi alla schiena. Mercoledì potrebbe essere un'altra giornata di tensione: il governo ha lanciato un invito a manifestare in favore del regime in tutte le città del Paese.
ATTACCO CONTRO LONDRA - Teheran attacca dunque la comunità internazionale. Il ministro degli Esteri Manuchehr Mottaki ha minacciato senza mezzi termini la Gran Bretagna, affermando che se non cesserà gli attacchi contro la repressione delle proteste «riceverà un pugno in bocca». Quindi l'ambasciatore inglese è stato convocato dal governo iraniano. Da Londra un portavoce del ministero degli Esteri ha sottolineato che il diplomatico risponderà «con forza» a ogni critica e insisterà sul fatto che l'Iran deve rispettare i diritti umani.
BOTTA E RISPOSTA - Lunedì il ministro degli Esteri inglese David Miliband aveva definito «preoccupante» la mancanza di autocontrollo mostrata dalle forze dell'ordine iraniane negli incidenti avvenuti nel giorno dell'Ashura. E condanne sono fioccate anche da altri Paesi della Ue e dagli Usa. «Le dichiarazioni di certe autorità straniere mostrano le cose vergognose che hanno fatto - ha replicato a tutti Mottaki -. Finora non abbiamo reso pubblici i loro dossier, su cosa hanno fatto e quando. Ma fortunatamente i popoli ne sono a conoscenza, e la faccenda è chiara». Dall'inizio delle proteste di piazza seguite alle elezioni presidenziali del 12 giugno, Mottaki ha affermato che il tutto era conseguenza di un complotto di Londra. Nessuna parola, invece, contro l'amministrazione americana, nonostante la presa di posizione di Obama, che ha duramente criticato Teheran e chiesto l'immediata scarcerazione delle persone «ingiustamente arrestate».
FRANCIA: LIBERATE I PRIGIONIERI - Sulla stessa linea la Francia, che chiede la liberazione degli oppositori detenuti in Iran, compresa la sorella di Shirin Ebadi. «Chiedo alle autorità iraniane di rispettare il diritto d’espressione democratica dei cittadini e dei partiti politici iraniani, di rispettare la libertà dei media e di liberare tutte le persone ingiustamente detenute» ha detto il ministro degli Esteri, Bernard Kouchner, aggiungendo che l'arresto di Noushine Ebadi «costituisce una pressione inaccettabile su questa coraggiosa militante della società civile». Kouchner ha espresso preoccupazione anche per la sorte di Emadeddin Baghi, giornalista e presidente dell’Associazione di difesa dei diritti dei prigionieri politici. Anche il presidente Sarkozy ha condannato «la sanguinosa repressione delle manifestazioni» e ammonito che altri arresti «aggraverebbero ulteriormente la situazione».
«COMPLOTTO DEI MEDIA OCCIDENTALI» - Il portavoce di Mottaki, Ramin Mehmanparast, ha ribadito l'accusa a diversi Paesi di fomentare le proteste, annunciando l'apertura di un'inchiesta. Ha poi precisato che diversi giornalisti sono stati arrestati «per aver agito illegalmente». Tra questi un siriano inviato di Dubai Tv; Mohammad Javad Saberi, Badrosadat Mofidi, capo dell'Associazione dei giornalisti iraniani; Nasrin Vaziri dell'agenzia Ilna e Keyvan Mehregan del quotidiano riformista Etemad. I Pasdaran, o Guardiani della rivoluzione, hanno diramato un comunicato affermando che i media occidentali distorcono le notizie con l'obiettivo di rovesciare il governo di Ahmadinejad. Sono stati arrestati anche due dirigenti del Fronte nazionale iraniano, storico partito nazional-liberale fondato nel 1949 dall'ex primo ministro Mohammad Mosaddeq. Il maggiore partito riformista, Mosharekat, ha chiesto ai responsabili del regime di «chiedere perdono al popolo e tornare alla Costituzione per uscire dalla crisi». Definisce gli incidenti di domenica «attacchi di forze militari contro gente indifesa» e le retate contro attivisti politici e giornalisti «vaste operazioni di arresti alla cieca».
ARRESTATO KARROUBI - La notizia dell'arresto dell'ex presidente del Parlamento Mehdi Karroubi è stata diffusa sui blog e su Twitter ed è stata rilanciata su Internet da un giornalista iraniano che ha dichiarato di aver ricevuto l'informazione direttamente dal figlio del leader riformista. È stato nuovamente arrestato anche il cognato dell'altro leader riformista, Mir-Hossein Mousavi. Shahpour Kazemi era già finito in carcere dopo le elezioni presidenziali di giugno con l'accusa di aver attentato alla sicurezza nazionale e pianificato «una rivoluzione» per sovvertire la Repubblica islamica. Era stato rilasciato il 26 novembre su cauzione.
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| Shirin Ebadi |
SHIRIN EBADI - Shirin Ebadi, Nobel per la pace nel 2003, ha reso noto che sua sorella è stata fermata dai servizi segreti iraniani, precisando che tre uomini e una donna si sono presentati lunedì sera nella sua casa a Teheran. Dopo una perquisizione dell'edificio, hanno prelevato la 47enne docente di medicina Noushine Ebadi e sequestrato il suo computer. «L'hanno arrestata per costringermi a mettere fine al mio lavoro - ha detto l'avvocatessa e attivista per i diritti umani -. Non ha fatto nulla di male, non è coinvolta nelle mie attività per i diritti umani e non ha mai partecipato ad alcuna protesta». Due mesi fa Noushine Ebadi era stata convocata dagli apparati di sicurezza. «Le fu detto che doveva convincermi a cessare le mie attività in difesa dei diritti umani, altrimenti sarebbe stata arrestata - ha aggiunto Shirin Ebadi, che vive all'estero dopo le elezioni presidenziali di giugno -. L'arresto di mia sorella è un atto illegale. Il Paese ha bisogno ora di calma più che in qualsiasi altro momento e questo può essere ottenuto solo rispettando la legge. Ogni atto illegale avrà conseguenze negative».
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25/12/2009
L'addio a Brittany alla vigilia di Natale
L'addio a Brittany alla vigilia di Natale
I parenti e amici hanno dato l'estremo saluto alla giovane attrice americana proprio alla vigilia di natale. Intanto permangono misteri e illazioni sulle cause della morte
La salma dell'attrice è stata trasportata nel cimitero Forest Lawn Memorial Park nelle Hollywood Hills, dopo cinque giorni dalla sua improvvisa e strana morte, è stato celebrato un funerale strettamente privato. Tutto ciò che si sa è che il papà di Brittany, Angelo Bertolotti, è totalmente sconvolto e ha deciso di non presenziare al funerale: "Sono rimasto estremamente scioccato. Non riesco a crederci. È successo molto in fretta. Sono molto sconvolto. Aveva un paio di problemi ma niente di serio. Sua madre non mi ha mai detto niente, né mi ha parlato di tutto quello che ora si scrive".
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21/12/2009
A Qom l'addio all'ayatollah Montazeri «In piazza centinaia di migliaia»
A Qom l'addio all'ayatollah Montazeri «In piazza centinaia di migliaia»
Una grande folla ai funerali del leader religioso anti-regime. Presente Moussavi. I siti riformisti riferiscono di slogan anti-governativi, scontri e arresti
| Il corpo del Grande Ayatollah Montazeri attorniato da fedeli in lutto nella sua casa di Qom, città santa sciita (Ap) |
TEHERAN - Una folla di «centinaia di migliaia», secondo siti dell'opposizione iraniana, si è radunata nella città santa iraniana di Qom per i funerali del grande ayatollah anti-regime Hossein Ali Montazeri. Secondo le stesse fonti, durante il corteo funebre, sono stati gridati slogan anti-governativi. Il sito riformista Balahtarin e alcuni testimoni sul posto parlano di una partecipazione stimata in circa 500 mila persone. I funerali si sono conclusi con la sepoltura della salma di Montazeri nel mausoleo di Masumeh Zahra, sorella dell'ottavo Imam sciita, Reza, meta ogni anno di milioni di pellegrini. I leader dell'opposizione avevano invitato i loro sostenitori a partecipare compatti alle esequie.
«SCONTRI» - Il sito di opposizione, Rahesabz.net, parla di scontri durante le esequie tra i sostenitori di Montazeri e milizie di Ansar Hezbollah, un'organizzazione paramilitare e vicina alla teocrazia islamica. I «seguaci di Dio» si sarebbero infiltrati tra la folla che partecipava ai funerali e avrebbero tentato di «interrompere la cerimonia»: «Se ne sono andati dopo tafferugli con alcuni presenti». Secondo il sito Kaleme, domenica sera a Teheran un autobus che portava un gruppo di persone al funerale è stato fermato dalle forze di sicurezza iraniane e alcuni dei passeggeri, simpatizzanti dell'opposizione, sono stati tratti in arresto.
MOUSSAVI - Alle esequie ha partecipato, tra gli altri, il capo dell' opposizione, Mir Hossein Moussavi. Le autorità di Teheran hanno vietato alla stampa straniera di partecipare ai funerali dell'ayatollah Montazeri, morto sabato a Qom a 87 anni.
11:08 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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11/11/2009
Rutelli fonda «Alleanza per l'Italia»«Il simbolo sarà scelto online»
Rutelli fonda «Alleanza per l'Italia»«Il simbolo sarà scelto online»
Tabacci portavoce. La prima uscita pubblica si terrà a Parma a dicembre. Presentato il nuovo soggetto politico creato dall'ex leader della Margherita dopo l'addio al Pd
| Francesco Rutelli (Omega) |
MILANO - L'addio al Pd di Rutelli diventa ufficiale. A sancirlo in via definitiva è la nascita di «Alleanza per l'Italia»: questo il nome del movimento fondato dall'ex leader della Margherita, che del nuovo partito sarà anche il presidente. Il portavoce è Bruno Tabacci, che ha a sua volta lasciato l'Udc. La prima convention nazionale di «Alleanza per l'Italia», il soggetto politico fondato da Francesco Rutelli, si terrà a Parma, l'11 e 12 dicembre prossimi. Per Rutelli si tratta di un ritorno: nella città emiliana, nel 2003 si era tenuto il congresso della Margherita. La scritta «Alleanza X l'Italia», con il simbolo della "x" per metà verde e per metà rosso al posto della parola «per», è il simbolo scelto da Rutelli per rappresentare il suo nuovo partito. Non si tratta di una scelta definitiva, spiega il presidente del neonato movimento: «Sarà lanciata una consultazione online per arrivare al simbolo che poi resterà».
«RISPETTO IL PD, MA...» - «Rispetto il Pd ma non sono d'accordo con la sua svolta a sinistra» spiega Rutelli presentando il suo nuovo movimento. «Da oggi inizia un cammino - aggiunge l'ex Pd - per aggregare tutte le persone che vogliono un'Italia democratica, liberale, popolare e riformatrice».
L'ADESIONE DELLA LANZILLOTTA - Il neonato partito di Rutelli incassa intanto il sostegno e l'adesione di Linda Lanzillotta, ex ministro Pd che ha annunciato l'addio ai democratici. «È stata una scelta sofferta, maturata negli ultimi mesi» spiega Lanzillotta, mettendo in guardia i democratici: altri lasceranno. «Sento un disagio diffuso», sottolinea l'ex ministro in un'intervista al Corriere della Sera. «È fallito un progetto al quale ho molto creduto - prosegue -: il rinnovamento della cultura politica, la modernizzazione del Paese. Il Pd non è riuscito a fondere le culture tradizionali con quelle innovative». Le primarie, dice, sono state «un punto di svolta in cui si decideva se continuare con il progetto originario o riesumare le vecchie identità, più rassicuranti ma inadeguate. Si è scelta la seconda strada». Ovvero: «Bersani è stato il punto d'approdo della crisi, che credo irreversibile». Lanzillotta osserva che «il Pd ha già rimosso le componenti della cultura liberale e ambientalista. È approdato nel gruppo socialista in Europa e ha mantenuto un collateralismo con il sindacato. Se non vuole essere destinato alla marginalità - aggiunge - ha bisogno che qualcuno rappresenti l'altro pezzo della cultura riformista. Noi restiamo nell'area di centrosinistra, ma miriamo ad assorbire parti dell'elettorato del centrodestra». Come la Lanzillotta anche i senatori Franco Bruno e Carlo Gustavino lasciano il Pd per aderire ad «Alleanza per l'Itali». Chi resta nel Partito democratico è invece Paola Binetti. Lo annuncia la stessa deputata teodem. «Fino a prova contraria, resto» ha detto ad Affaritaliani.it.
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