26/10/2010

Non solo Krasic: professione "tuffatore". Ecco i precedenti

Non solo Krasic: professione "tuffatore". Ecco i precedenti

Due giornate di squalifica allo juventino, condannato dalla prova tv. Ma sono tanti i furbetti dei campi di calcio, dall'Imperatore Adriano a Gilardino, da Zalayeta a Ronaldinho. Cosa dice il regolamento. Che prende di mira anche chi bestemmia

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17/04/2009

Adriano stregato da "Donna Fragolina"

Adriano stregato da "Donna Fragolina"

 

LE RIVELAZIONI DI ELLEN CARDOSO AL GIORNALE Meia Hora. La ballerina brasiliana famosa nel suo Paese per il lato B esce allo scoperto: «Io e l'Imperatore siamo felici»


La ballerina brasiliana Ellen Cardoso, meglio nota come Donna Fragolina : è lei la nuova fiamma di Adriano. Lo rivela la diretta interessata al giornale Meia Hora: «Io e l'imperatore siamo felici»

La nuova fiamma di Adriano vista dal lato B

 

RIO DE JANEIRO - Continua la telenovela Adriano: dopo la fuga nella favela dove è cresciuto, la rottura con la ex fidanzata Joana, il mancato rientro a Milano (con Moratti che parla di «rescissione del contratto»), Adriano torna a far parlare di sé. Anzi a parlare di Adriano è Ellen Cardoso. La modella e ballerina, meglio conosciuta in Brasile come Mulher Moranguinho ("Donna Fragolina") e famosissima per il suo lato B, ha ammesso di essere la nuova fiamma del calciatore e di essere lei la moretta che lo ha accompagnato nel folle weekend passato nella favela di Morro da Chatuba tra birra, balli e chiacchierate con gli amici d'infanzia.

«ABBIAMO UNA RELAZIONE» - A Meia Hora "Donna Fragolina" ha confessato di essere legata all'Imperatore auto-depostosi dell'Inter. «Abbiamo una relazione, ma non voglio fare della mia vita sentimentale un evento. È un rapporto come tanti altri, ma siamo molto felici». Una relazione benedetta anche dalla ex di Adriano, Joana Machado: «Se Fragolina lo fa felice, così sia». Secondo Meia Hora, la Cardoso avrebbe giù conosciuto donna Rosilda, madre di Adriano: da allora non avrebbe più lasciato la casa del giocatore. «Ellen non ha l'abitudine di mette­re in piazza la sua vita privata - ha spiegato qualche giorno fa il portavoce della ragazza - posso solo dire che sono diventati grandi amici».

 


02/03/2009

Corona in aula, affondo su Moratti «È un uomo senza attributi»

Corona in aula, affondo su Moratti «È un uomo senza attributi»

 

ATTACCO AL PATRON DELL'INTER: «SI FA PRENDERE PER I FONDELLI DAI GIOCATORI». L'ex "re del gossip" accusa il patron dell'Inter per le foto di Adriano. «Falsità contro di me»

 

 

Fabrizio Corona in aula
Fabrizio Corona in aula

MILANO - È stato quasi uno show quello che Fabrizio Corona ha offerto in aula, durante l'esame cui lo ha sottoposto il pm Frank Di Maio, davanti ai giudici della quinta sezione penale del tribunale di Milano. L'ex «re del gossip», come si autodefinisce, imputato per estorsione e tentata estorsione, ha attaccato coloro i quali hanno testimoniato contro di lui («devono essere indagati per falsa testimonianza»), in particolare Lapo Elkann. Ma non solo: il fotografo dei vip ha preso di mira il patron dell'Inter, Massimo Moratti, accusandolo di aver gestito male le fotografie scottanti di Adriano. Corona si è scagliato poi anche contro la magistratura, alla quale rimprovera di averlo tenuto per «125 giorni in carcere per un giudizio morale». Un vero Corona-show, durante il quale i giudici del tribunale hanno più volte invitato l'imputato a non dire parolacce e a non indugiare, con termini poco eleganti, sulle vicende a sfondo sessuale.

CASO ADRIANO - Corona ha ricostruito il suo percorso professionale, dalla nascita della sua società dichiarata fallita una quindicina di giorni fa, dopo essere stata, prima del suo arresto, «leader assoluto nel mercato del gossip». L'ex fotografo dei vip, che, però, oggi ha ammesso di «non sapere neppure come si accende una macchina fotografica», si è soffermato sulle singole foto-estorsioni ai danni di personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo di cui è accusato. Per quanto riguarda la vicenda del nerazzurro Adriano, Corona lo ha accusato di aver detto il falso riferendo in aula di aver parlato con lui e di aver subito un ricatto in relazione alle fotografie che lo ritraevano durante un festino con prostitute. «Tutto falso - dice Corona - Adriano deve essere indagato. Quelle fotografie erano allucinanti e vergognose: non è possibile che un ragazzo di 24 anni, che potrebbe avere tutte le donne che vuole, si faccia fotografare così, quando c'è gente che guadagna mille euro e ne spende 500 per andare allo stadio per vedere l'Inter». L'imputato ha ricordato in aula che la società nerazzurra si rifiutò di comprare quelle immagini e ha criticato duramente le scelte del patron Moratti. «Si tratta di un uomo senza attributi ha attaccato Corona -. Adriano era ritratto da ubriaco accanto a delle prostitute e sul tavolo c’era sale che poteva sembrare cocaina anche se non lo era. Moratti avrebbe dovuto prendere le foto e poi bacchettare Adriano. Invece fece il contrario, perché lui si fa prendere per i fondelli dai giocatori».

CASO ELKANN - Quanto al caso Elkann, Corona ha ricordato di quanto fosse «orgoglioso» quando riuscì ad avere l'esclusiva che tutti volevano, l'accordo per una intervista con il transessuale Patrizia (con la quale Lapo Elkann trascorse la notte terminata con il suo ricovero per overdose, ndr). Offrì l'esclusiva a Vespa, Mentana, ed ai direttori di Oggi e Chi. «Incredibile, tra poco ti contattiamo», fu la reazione di tutti e quattro. «Ma poi -ha ricordato Corona - mi chiamò uno dei capi di Publitalia, invitandomi ad aspettare perché ci sarebbero potuti essere dei problemi. Mi telefonò, in seguito, Marco Durante (dell'agenzia "Lapressr", ndr) che mi chiese, per conto della Fiat, tra ore di tempo. Dopo tre ore non si fece sentire allora lo chiamai e lui mi spiegò che non erano interessati a comprare l'esclusiva. Dopo il rifiuto della Fiat, ovviamente, anche le altre quattro persone che avevo contattato in precedenza non erano più interessate».


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03/10/2008

Il vero Adriano, oltre la Yourcenar

Il vero Adriano, oltre la Yourcenar

Un lavoro d'eccellenza curato da Guido Bastianini e Rosario Pintaudi. Gli scavi dell'Istituto Vitelli nella città dell'amante Antinoo

 

 

 

Nel 1951 Marguerite Yourcenar ebbe la strana idea di far parlare Adriano con la profondità, il senso del dovere, il filosofico pessimismo di Marco Aurelio. E così nacquero le Memorie di Adriano. Un libro in verità piuttosto lamentoso, che risente ovviamente anche della cultura del tempo. Un esempio per tutti: quando Adriano «prevede» la caduta dell'impero romano ad opera dei «barbari dall'esterno e degli schiavi dall'interno» (p. 110 trad. Einaudi), non fa che riassumere un pensiero divenuto a torto famoso, ma formulato del tutto en passant da Stalin in un discorso del 1933 ai «colcoziani d'assalto», di lì passato nelle Questioni del leninismo (tradotte a Parigi per le Éditions Sociales nel 1947) e intanto «codificato» nella Storia di Roma di Sergej Ivanovich Kovaliov l'anno seguente (capitolo XVI).

 

A sinistra, busto di Antinoo ai Musei Vaticani (Grazia Neri). A destra, busto di Adriano risalente al 135 d.C. (Corbis)
A sinistra, busto di Antinoo ai Musei Vaticani . A destra, busto di Adriano risalente al 135 d.C.
Alla fine degli anni Quaranta, nella Francia di Sartre, di Aragon e della colomba di Picasso, la cosa non deve stupirci. E poi, una scrittrice che si avventurava a far rivivere l'antichità sotto forma di romanzo doveva pur cercare fonti di ispirazione non ovvie! Ma c'era in lei anche un certo scrupolo topografico. La sepoltura di Antinoo gliene offre il destro. Il dolore di Adriano per la morte di Antinoo è, com'è ovvio, un «pezzo forte» del romanzo, e offre l'occasione all'autrice per parlare dottamente della «città di Antinoo» (Antinoupolis ovvero Antinòpoli) voluta e creata nel Medio Egitto da Adriano per celebrare ed eternare la figura dell'amato giovane. «Le barche ci condussero in quel punto del fiume dove cominciava a sorgere Antinopoli (...) Si profilava la pianta degli edifici futuri tra i mucchi di terreno sterrato. Ma esitavo ancora sulla località del sepolcro (...) Anche il monumento previsto, alle porte di Antinopoli, sembrava troppo esposto e poco sicuro. Seguii il consiglio dei sacerdoti. Essi mi indicarono, sul fianco d'una montagna della catena arabica, a tre leghe dalla città, una di quelle caverne che un tempo i re d'Egitto destinavano a servir loro da sepolcri (...) I secoli sarebbero passati a migliaia su quella tomba» (p. 199).

Quando Yourcenar scriveva queste pagine gli scavi italiani ad Antinoupolis, intrapresi nel 1935-36, languivano per la lunga interruzione dovuta alla guerra. Nel 1940 l'Italia aveva aggredito l'Egitto, e non era facile ripresentarsi nel dopoguerra a scavare come se nulla fosse successo. La ripresa avvenne soltanto nel 1965. Un'altra lunghissima stasi ci fu tra il 1993 e il 2000. Ed ora, finalmente, per merito, ancora una volta, dell'Istituto Papirologico «Vitelli» di Firenze, i risultati dello scavo vengono pubblicati in un primo prezioso ed imponente volume, Antinoupolis. In un momento particolarmente oscurantistico del nostro recente passato, l'Istituto «Vitelli» stava per essere proclamato «ente inutile», e conseguentemente penalizzato. La minaccia fu sventata, ma era sintomatica di un malcostume intellettuale che continua a dominare, nel segno di un'idea utilitaristica del lavoro intellettuale. Finanziamenti da parte dello Stato e visibili, tangibili risultati immediati, magari tali da farci su un bel «servizio» televisivo, sono considerati entità indissolubili. La necessaria lentezza della ricerca è malvista. Ebbene questo Istituto e le molte forze intellettuali che in vario modo e a vario titolo vi si riferiscono hanno dato alla luce quasi contemporaneamente due consistenti risultati. Da un lato questo primo volume su Antinoupolis, dall'altro l'ultimo nato (il quindicesimo) della serie dei Papiri greci e latini.

Scavare ad Antinoupolis fu un'idea di Girolamo Vitelli (scomparso nel settembre del '35). Vitelli aveva una notevolissima conoscenza storica e antiquaria dell'Egitto greco-romano e sapeva intuire dove convenisse orientare gli scavi italiani, dei quali egli era, insieme con Medea Norsa ed Evaristo Breccia, il vero e sapiente promotore. Negli anni Sessanta, alla ripresa, pur tra mille vicissitudini, un nuovo punto fermo lo mise Sergio Donadoni con il suo prezioso Promemoria sui «kiman» di Antinoe (1966). Ed ora i «dioscuri fiorentini» Rosario Pintaudi (cattedratico a Messina e custode dei papiri in Laurenziana) e Guido Bastianini (attuale direttore del Vitelli) hanno compiuto l'opera. Intorno a loro una schiera di giovani che sopperiscono con l'entusiasmo e la fiducia nella ricerca, e nei loro maestri, alla mancanza di una dignitosa e meritata collocazione nella sclerotica e pluririformata, e perciò boccheggiante, Università italiana. È ben vero che è tipico del nostro ceto intellettuale, soprattutto dei più giovani (che sono spesso tra i più bravi come Diletta Minutoli, «volontaria» a Messina e ad Antinoupolis) questo «idealismo» del lavoro fatto per «l'arte». Il che tanto più colpisce a fronte dell'elefantiasi burocratica dei nostri atenei ridondanti di uffici inutili.

Lo scavo archeologico è, per natura, uno dei luoghi dove più facile è che si realizzi la collaborazione internazionale. Nel caso dell'Egitto, terra d'elezione della papirologia mondiale, c'è un legame in più che si determina di necessità. È finita da un pezzo l'epoca della gestione «colonialistica» dei beni culturali sepolti sotto il suolo egiziano. Anche se ogni tanto qualche misteriosa (ma non troppo) esportazione clandestina si riaffaccia rumorosamente alla ribalta. L'argomento con cui un tempo veniva zittita la protesta dei nazionalisti egiziani contro il saccheggio era — anche da parte di caste locali infeudate all'Occidente — che gli egiziani non disponevano di studiosi competenti per valorizzare quei tesori. Forse l'argomento era già discutibile allora (ne parlammo diffusamente nel Papiro di Dongo, Adelphi), certo non è accettabile ora, quando l'Egitto dispone di forze notevolissime e qualificate e di un patron dell'Archeologia quale Zahi Hawas, che anche per gli scavi di Antinoupolis è stato e continua ad essere una sponda preziosa. Ma allo scavo partecipano anche ricercatori tedeschi, belgi, cechi. Insomma la missione italiana (anche se gli elargitori di fondi ministeriali non se ne sono accorti) è al centro di una rete internazionale di grande prestigio.

Vedremo presto gli altri volumi. E conosceremo la storia della città di Adriano come s'è sviluppata nei secoli: attraverso le monete, e poi il santuario di San Colluto. Uno spaccato della storia mediterranea attraverso un punto di osservazione privilegiato. Il volume quindicesimo della gloriosa serie fiorentina ci ripaga di una lunga attesa. Centoventidue testi editi con la acribia di sempre, dei quali solo settantasette erano già noti da pubblicazioni parziali. Quasi sessanta sono i testi letterari, e i quattro pezzetti figurati (1571-1574) fanno giustizia, al solo vederli, di tante recenti fantasie in questo campo, dove è così facile prendere abbagli. Tra tanta ricchezza di materiali piace qui ricordare, in conclusione, un caso cui già facemmo cenno nel Papiro di Dongo. Ancora una volta una intuizione testuale di Medea Norsa viene confermata. Parliamo dell'attuale nr. 1480, che è con tutta probabilità un nuovo pezzo di Menandro, come Norsa ben vide (e intendeva già pubblicarlo nel 1948 nel volume XIII). Dopo un vario «errare» tra altre ipotesi si torna a Menandro, come all'ipotesi più probabile. I padri fondatori della papirologia italiana possono andar fieri dei loro eredi.


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