04/09/2009

Le truppe americane a Kabul ancora sotto inchiesta

Le truppe americane a Kabul ancora sotto inchiesta

 

Scandalo a Kabul: orge e festini Troppi contractor tra i militari Usa


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KABUL - Il Pentagono e il dipartimento di Stato si affidano sempre di più ai contractor tanto che in Afghanistan sono più delle truppe regolari: il 57%. E' quanto rivela il New York Times malgrado l’ultimo scandalo emerso ieri sui festini organizzati all’ambasciata di Kabul. Intanto, in attesa che il comandante in capo delle truppe Usa-Nato (68mila e 38mila unità), Stanley McChrystal quantifichi la richiesta di nuove truppe, il Pentagono cambia strategia.

I SOLDATI RICHIAMATI IN AMERICA - Saranno a breve richiamati in patria migliaia di soldati cui erano affidati compiti logistici. Al loro posto saranno schierati fino a 14 mila soldati "trigger ready", combattenti pronti al fuoco in prima linea. Lo rivela il Los Angeles Times spiegando i militari di supporto richiamate in patria saranno a loro volta sostituiti da altri contractor. Il nuovo piano punta a "ottimizzare" le risorse rafforzando la capacità di combattimento Usa in Afghanistan senza formalmente aumentare - per il momento - il numero totale delle truppe in uniforme schierate. "E' ragionevole liberarci degli impiegati e sostituirli con combattenti", ha spiegato al giornale una fonte della Difesa. Il ragionamento non fa una piega anche se non aiutano le rivelazioni fatte ieri dall’Ong Project on Government Oversight (POGO), che ha pubblicato le foto dei contractor addetti alla sorveglianza dell’ambasciata americana a Kabul che si lasciano andare a orge goliardiche da studentelli.. I gorilla dell’ArmourGroup ballano attorno al fuoco urinando l’uno sull’altro versandosi vodka sulla schiena e altro ancora. La società, impiega circa 450 guardie che garantiscono la sicurezza di circa mille diplomatici americani a Kabul in cambio di 180 milioni di dollari l’anno. Il contratto è stato rinnovato a luglio.


20/08/2009

Afghanistan, aperti i seggi con violenze

Afghanistan, aperti i seggi con violenze

 

SEGGI APERTI DALLE 7, HAMID KARZAI HA GIA' VOTATO. Afghanistan, aperti i seggi con violenze. Razzi prima dell'alba su Kandahar e Kunduz, scontri a fuoco anche a Kabul. Sei morti e alcuni feriti


Controlli prima di entrare nei seggi
Controlli prima di entrare nei seggi

 

KABUL- Hamid Karzai è stato uno dei primi a votare. Forse per dimostrare che si può fare. Si può cambiare, si può guardare avanti. Seggi aperti in Afghanistan. Tra violenze e paura la gente si è messa in coda per eleggere il nuovo presidente del Paese. Una nazione dilaniata da tensioni e accuse. Perché con le prime schede compilate arrivano anche i primi razzi dai mujaheddin. Quattro le vittime, tra cui anche un bambino, e numerosi feriti. I seggi di Kandahar e Kunduz sono stati presi di mira nella speranza che la paura sia più forte della voglia di democrazia, arrestati due presunti kamikaze. E scontri a fuoco si sono verificati a Kabul, dove due talebani hanno cercato di portare a termine un attacco suicida e sono stati uccisi.

AL VOTO- Sono circa 17 milioni gli aventi diritto che potranno scegliere in oltre 6.000 seggi il presidente che guiderà il Paese nel prossimo quinquennio e i membri delle 34 assemblee provinciali del Paese. Questa è la terza volta dal 2001 che gli afghani sono chiamati alle urne dopo le presidenziali del 2004 e le legislative del 2005. I seggi sono stati aperti alle 7 (4.30 italiane). Ed è proprio nella zona dei nostri militari, quella di Herat, che già dalle prime ore dell'alba si sono formate lunghe code. Deludono, però, i dati sull'affluenza: nella provincia di Kandahar pare sia diminuita dle 40 per cento rispetto alle elezioni del 2004. Pochi elettori anche a Kabul.

LE MINACCE- Nelle scorse settimane i talebani hanno lanciato una campagna di boicottaggio del voto denunciando che esso fa parte di «una enorme frode orchestrata dagli Stati Uniti». Hanno minacciato la popolazione («a chi vota taglieremo orecchie e dita che andranno a votare»). E dimostrato che sono ben preparati alla guerra con continui attacchi e violenze. Così nella notte hanno distribuito volantini in cui, ancora una volta, hanno fanno nuove intimidazioni.


19/08/2009

Kabul, talebani assaltano una banca

Kabul, talebani assaltano una banca

 

Uccisi i tre banditi. Un commando si barrica al quinto piano circondato dalle forze speciali alla vigilia delle elezioni

 

 

Una squadra speciale della polizia afghana (Ap)
Una squadra speciale della polizia afghana (Ap)

KABUL - Sale di ora in ora la tensione in Afghanistan alla vigilia del voto per le presidenziali del 20 agosto. Un gruppo di talebani mercoledì mattina ha assalito una banca nel nel quartiere di Jadi Maiwand, nel centro di Kabul. Il capo della polizia investigativa della capitale, Sayed Abdul Ghafar Sayedzada, ha riferito che sono penetrati nell'edificio che al piano terra ospita un'agenzia della Pashtani Bank ma è vuoto in quelli superiori. C'è stata una lunga sparatoria con gli agenti e i tre assalitori, asserragliatisi al quinto piano, sono stati eliminati, ha reso noto Zemarai Bashari, portavoce del ministero dell'Interno.

SILENZIO STAMPA - Il governo afghano, come nei giorni scorsi, ha chiesto il silenzio stampa sugli attentati per non allarmare gli elettori. Anche in questo caso, il ministero dell'Interno aveva dapprima parlato dell'azione di «ladri o rapinatori», ma poi la polizia ha ammesso che si trattava di talebani. Un portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahed, ha riferito che all'assalto alla banca hanno partecipato quattro guerriglieri e che una ventina di combattenti e kamikaze si trova a Kabul in attesa dell'ordine di attaccare. Nella zona dell'assalto c'era poca gente in giro in quanto oggi in Afghanistan è festa nazionale: si commemora l'indipendenza dal dominio britannico.

VITTIME - Un militare statunitense è stato ucciso martedì in un attacco delle milizie talebane nel sud dell’Afghanistan. Lo hanno reso noto fonti militari della Nato, senza fornire ulteriori dettagli. Sale così a 45 il numero delle vittime militari statunitensi in Afghanistan nel mese di agosto. Quattro poliziotti afghani sono stati uccisi per errore in un raid di elicotteri Nato contro un posto di blocco presso Ghazni nella notte tra martedì e mercoledì. Altri tre sono rimasti feriti e due sono dispersi, secondo il governatore della provincia. Nessun commento da parte delle forze della coalizione.


18/08/2009

Kabul, tensioni a due giorni dalle elezioni

Kabul, tensioni a due giorni dalle elezioni

 

Afghanistan, continua l'offensiva talebana. Attentati nella capitale contro le forze Isaf e nel sud del Paese, almeno 10 vittime. Razzi sul Palazzo Presidenziale

 

Kabul, un uomo si sistema i baffi (Afp)
Kabul, un uomo si sistema i baffi (Afp)

KABUL - Ad appena due giorni dalle cruciali elezioni del 20 agosto in Afghanistan, un kamikaze si è fatto esplodere a Kabul. Nel mirino le forze Isaf. Ci sarebbero 5 vittime e circa 30 feriti. Cinque morti, invece, nel sud del paese, dove si è verificato un altro attacco suicida davanti a un seggio a Urzagan. Poi razzi hanno colpito quasi simultaneamente il Palazzo Presidenziale e il quartier generale della polizia, entrambi situati nel cuore di Kabul: non ci sono stati feriti. Continua quindi la rappresaglia dei talebani. I militari italiani a Herat hanno arrestato 10 presunti terroristi.

GLI ORDIGNI- Secondo fonti delle forze di sicurezza locali, l'esplosione a Kabul è avvenuta proprio al passaggio di un convoglio delle forze internazionali Isaf. Ci sarebbero 5 vittime e circa 30 feriti. Un altro attentato a Urzagan ha fatto 5 morti. Intanto in mattinata sempre a Kabul un primo ordigno si è abbattuto sulla Presidenza della Repubblica, causando gravi danni anche all'interno della struttura. Poco dopo è stata la volta della sede centrale delle forze dell'ordine, che si trova a poca distanza. Gli attacchi sono quindi stati rivendicati a nome dei Talebani da un loro portavoce, Zabihullah Mujahid, il quale parlava via telefono satellitare da un'ignota località. Mujahid ha anzi accennato a quattro razzi, ma senza specificarne i bersagli. È la terza volta dall'inizio di agosto in cui i guerriglieri ultra-islamici assaltano la capitale con salve di razzi, un tipo di attacco che negli anni precedenti era sempre rimasto estremamente raro.

GLI ARRESTI- Le forze militari italiane dispiegate in Afghanistan hanno neutralizzato, in coordinamento con l'esercito afghano, una cellula di talebani nella provincia di Herat specializzata nella preparazione e posizionamento di rudimentali ordigni esplosivi (Ied). Nella stessa operazione ci sarebbero stato 10 arresti.

LA FARNESINA- E intanto il ministro degli Esteri Franco Frattini, oltre alla condanna agli episodi di violenza, spera che le elezioni si svolgano in maniera credibile, in un clima il più possibile sereno e senza intimidazioni. «L'auspicio italiano è che le elezioni democratiche afghane conducano alla formazione di un esecutivo stabile in grado di elaborare un piano urgente e condiviso per il consolidamento della sicurezza interna e l'accelerazione dello sviluppo socio-economico del Paese».


16/07/2009

Afghanistan, in Italia la salma di Di Lisio A Ciampino lo strazio dei familiari

Afghanistan, in Italia la salma di Di Lisio A Ciampino lo strazio dei familiari

 

Nella notte trasferiti a Roma i tre militari italiani rimasti feriti nello stesso attentato. Atterrato il C-130  dell'Aeronautica con a bordo il feretro del parà ucciso martedì in Afghanistan

 

La bara di Di Lisio a Ciampino

ROMA - È arivata stamani all'aeroporto militare di Ciampino il C130 dell'Aeronautica con a bordo la bara del primo caporal maggiore Alessandro Di Lisio, il parà di 25 anni, di Oratino (Campobasso), ucciso martedì in Afghanistan dall'esplosione di un ordigno: una bomba «da 50-70 chili d'esplosivo», come ha specificato ieri il ministro della Difesa Ignazio La Russa.

La bara, avvolta nel tricolore, è stata trasporta a spalla fuori dall'aereo da sei paracadutisti dello stesso reggimento - l'8/o Genio guastatori di Legnago - in cui prestava servizio Di Lisio. Al feretro si sono quindi avvicinate le autorità, per rendergli omaggio: il presidente della Camera, Gianfranco Fini, si è soffermato in silenzio davanti alla bara dove poì ha appoggiato brevemente la mano. Insieme a lui c'erano il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, e i vertici militari.

È stata una cerimonia breve, ma straziante, soprattutto per i familiari e la fidanzata. A rendere gli onori al paracadutista caduto in Afghanistan un picchetto Interforze: alcuni parà avevano su un cuscino il basco amaranto e le decorazioni del loro collega e un trombettiere della Folgore ha intonato il Silenzio ed è stato questo il momento in cui lo strazio dei parenti è stato a tutti evidente.

Il papà di Alessandro, Nunzio e la mamma Addolorata, sono stati sostenuti per tutto il tempo da due militari e hanno avuto il conforto continuo dell'Ordinario militare, mons. Vincenzo Pelvi, che ha benedetto la salma. Angosciate anche le sorelle del giovane parà, Maria e Valentina e la fidanzata, Mariangela: le tre si sono fatte forza l'un l'altra, abbracciate agli amici.

Nel suo ultimo viaggio di ritorno in Italia il primo caporal maggiore Di Lisio è stato accompagnato dal cappellano militare di Herat, il capitano di Vascello Adriano Scalin e dal generale Giovanni Valotto, capo del Coi, il comando operativo Interforze.Tra le autorità militari che erano a Ciampino ad accogliere il feretro, il capo di Stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporin, e quello dell'Esercito, (la forza armata in cui prestava servizio Di Lisio), Fabrizio Castagnetti.

Tutti, autorità e familiari, si sono accodati alla bara per un breve corteo sulla pista dell'aeroporto di Ciampino fino al carro funebre, che ha trasportato la salma all'Istituto di medicina legale. Qui verrà svolta l'autopsia (sull'attentato in cui è morto il parà ed altri tre suoi colleghi sono rimasti feriti è stato aperto un fascicolo dalla Procura di Roma). Poi la bara sarà trasferita all'ospedale militare del Celio.

Il trasferimento del feretro a Oratino (Campobasso), il paese originario di Di Lisio, è previsto per questa sera. Domani, alle 16,30 nel Duomo di Campobasso, i funerali solenni.

Poco dopo la mezzanotte scorsa sono intanto rientrati in Italia gli altri tre militari rimasti feriti nell'esplosione, subito trasferiti all'ospedale militare Celio di Roma.


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03/05/2009

I soldati italiani sparano, muore bimba

I soldati italiani sparano, muore bimba

 

Avvertimenti senza risposta, poi la tragedia. Altri tre feriti, Avviata un'inchiesta. Afghanistan, colpi contro un'auto che non si ferma incrociando una pattuglia. La ragazzina aveva 13 anni

 

La Toyota Corolla su cui viaggiava la famiglia colpita a Herat (Ansa)
La Toyota Corolla su cui viaggiava la famiglia colpita a Herat (Ansa)

HERAT (Afghanistan) - Una bambina afgana di 13 anni è morta oggi in un incidente che ha visto coinvolta una pattuglia di militari italiani. Lo ha reso noto il comandante del contingente, il generale Rosario Castellano. Nella stessa circostanza si sono registrate tre persone ferite, tutti parenti della ragazzina.

LA RICOSTRUZIONE - L'incidente, secondo quanto riferito dal generale, è avvenuto alle 11 locali, a quattro chilometri da campo Arena, il quartier generale del Regional Command West. Una pattuglia di militari italiani composta da tre mezzi che stava procedendo lungo la strada ha incrociato un'autovettura civile che procedeva in senso opposto a forte velocità. Sono state attuate tutte le procedure di avvertimento previste in questi casi, ma l'automobile non si è fermata: sono stati esplosi infine un colpo in aria, uno sull'asfalto e uno sul cofano della vettura, una Toyota Corolla bianca, un veicolo tra quelli maggiormente segnalati come mezzi utilizzati come autobomba. Ma la Toyota Corolla rimanda anche alla memoria la tragica morte di Nicola Calipari, il funzionario del Sismi colpito a morte dal fuoco di una pattuglia statunitense nel tragitto verso l'aeroporto di Bagdad, in Iraq, dopo la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. Anche in quel caso, secondo le autorità militari statunitensi, i soldati avevano aperto il fuoco non ricevendo risposte alle segnalazioni che intimavano l'arresto del veicolo.

ACCERTAMENTI IN CORSO - Solo successivamente all'esplosione dei colpi si è venuto a sapere che una bambina che si trovava a bordo è morta, mentre sono rimasti illesi, la madre e un'altra persona. Sono in corso accertamenti, ha detto il generale Castellano, per stabilire le modalità dell'incidente e le cause della morte della bimba. La pattuglia di militari italiani coinvolta nell'incidente fa parte dei cosiddetti Omlt, le squadre di addestramento dell'esercito afghano che opera nella zona di Herat. Il generale Castellano ha ribadito, parlando con i giornalisti al seguito di una delegazione parlamentare giunta ad Herat proprio nel momento in cui si stava accertando la dinamica l'incidente, che i militari hanno attuato tutte le procedure di segnalazione previste, a cominciare dai segnali luminosi e proseguendo con colpi di avvertimento. Infine, hanno fatto fuoco sul vano motore. Il generale Castellano ha anche detto che egli stesso incontrerà i familiari della bambina e il Governatore di Herat.

FRATTINI: «SGOMENTO E DOLORE» - Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha fatto sapere di avere appreso con «profondo sgomento» la notizia del tragico incidente di Herat. «Il Ministro - si legge in una nota della Farnesina - esprime il suo profondo dolore per il destino di vittime innocenti di una tragica situazione che, purtroppo, estremisti e terroristi hanno creato in quel Paese, e la sua piena solidarietà alle famiglie delle persone ferite». «L'impegno italiano in Afghanistan - si dice ancora nel comunicato - resta rivolto al ristabilire la stabilità e la sicurezza della regione a vantaggio del benessere della popolazione civile afghana. L'Italia continuerà con i suoi valorosi soldati impegnati nella missione di pace a garantire alla popolazione civile afghana le condizioni di massima sicurezza». «Provo profondo dolore e rammarico per quanto accaduto - ha aggiunto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa -. Sono purtroppo le terribili evenienze che non possono essere mai escluse quando si opera in un teatro così difficile e pericoloso».


02/05/2009

Herat, spari contro elicottero italiano Tra gli uomini a bordo nessun ferito

Herat, spari contro elicottero italiano Tra gli uomini a bordo nessun ferito

 

Lo si è appreso da fonti militari. Afghanistan: nove proiettili avrebbero colpito la carlinga, senza provocare gravi danni

 

ROMA - Spari di armi automatiche contro un elicottero militare italiano, venerdì sera, in Afghanistan: nessuno degli uomini a bordo è rimasto ferito. Lo si è appreso da fonti militari.

L'ATTACCO - L'elicottero, un AB212 della Marina militare, era impegnato in una attività di ricognizione e pattugliamento insieme ad un altro velivolo dello stesso tipo. In fase di rientro all'aeroporto di Herat, l'equipaggio, sempre secondo quanto è stato possibile apprendere, si è accorto di essere sotto tiro ed ha effettuato tutte le manovre "diversive" previste in questi casi. Il velivolo, centrato da alcuni colpi, è riuscito ad atterrare senza problemi. Nove proiettili, probabilmente di kalashnikov, avrebbero colpito la carlinga, senza provocare gravi danni. Nessuna conseguenza per i militari a bordo.


26/02/2009

Yaqub: «L'Italia aiuti mio fratello»

Yaqub: «L'Italia aiuti mio fratello»

 

L'appello del fratello del giornalista afgano condannato per aver scritto che uomo e donna sono uguali

 

Manifestazione a Kabul in favore di Sayed Perwiz Kambakhsh

MILANO - È venuto in Italia per cercare di rilanciare l’attenzione sul caso del fratello giornalista in Afghanistan e condannato a vent’anni di carcere per aver sostenuto che le donne hanno gli stessi diritti degli uomini. “Il vostro Paese ha un dovere morale verso l’Afghanistan. Sin da dopo la guerra del 2001 l’Italia si è impegnata a finanziare la ricostruzione del sistema giuridico afghano spendendo tra l’altro decine di milioni di dollari. Ma come mai non fa nulla per fermare l’ingiustizia commessa contro Sayed?”, sostiene polemico Yaqub Parwez Kambakhsh (28 anni).

 

Sayed Perwiz Kambaksh, il giornalista afgano accusato di blasfemia e condannato per aver scritto sul suo blog che uomo e donna sono uguali davanti a Dio
Sayed Perwiz Kambaksh, il giornalista afgano accusato di blasfemia e condannato per aver scritto sul suo blog che uomo e donna sono uguali davanti a Dio

Una brutta storia. Nota in tutto il mondo. Ma che adesso sembra finita nel dimenticatoio. Il collasso del Paese Afghanistan appare dietro l’angolo. Non per nulla Barack Obama manda rinforzi, chiede aiuto agli alleati e alla Nato, mentre la minaccia talebana si allarga sino al Pakistan. E la vicenda di Sayed potrebbe diventare una delle tante, infinite tragedie personali destinate a perdersi nel nulla. Tutto comincia nel 2007, quando il 23enne Sayed, giornalista per i media di Mazar El Sharif (nel nord del Paese), denuncia provocatoriamente sul suo blog che i “mullah estremisti” hanno una lettura distorta del Corano. E si chiede: “Se per l’Islam un uomo può avere quattro mogli, perché mai una donna non può avere quattro mariti?”. Lui è un giovane reporter sconosciuto di provincia. Ma le sue affermazioni fanno scalpore, specie in questo Afghanistan in via di restaurazione religiosa e in pieno ritorno alla tradizione. Sayed viene arrestato, accusato di “blasfemia” e il 27 ottobre 2007 condannato a morte. Intervengo allora le associazioni umanitarie internazionali, si parla di lui sui media di tutto il mondo. Addirittura viene chiesto allo stesso presidente, Hamid Karzai, di intervenire per liberarlo. Ma Karzai temporeggia. “Non può pronunciarsi personalmente in difesa del giornalista. Karzai è in difficoltà, sta perdendo consensi. Teme di venire sconfitto alle elezioni presidenziali, che dovrebbero tenersi a fine agosto 2009. Ha bisogno del voto pashtun e del sostegno dei circoli religiosi. Solo dopo il voto potrebbe forse fare qualche cosa in difesa di Sayed”, spiegano i commentatori più attenti. La soluzione di compromesso è commutare la pena di morte in carcere. Passo che viene compiuto il primo ottobre 2008, quando la pena capitale viene trasformata in 20 anni di cella.

“Ma adesso. Tutto è fermo. Sayed soffre. Noi famigliari, colleghi, amici e avvocati temiamo che possa venire ucciso in carcere, magari avvelenato. Non sarebbe la prima volta”, spiega dunque Yaqub. E’ venuto qui a Milano ospite della Cisda, una associazione non governativa italiana che lavora tra la società civile afghana. Ha chiesto di ottenere un colloquio con rappresentanti del governo. E qualche giorno fa ha incontrato il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica. Nei prossimi giorni visiterà altre città europee. Ma Yaqub appare ben poco soddisfatto della tappa italiana. “Mi sembra che le autorità italiane restino distanti. Timorose, non vogliono intervenire nei fatti interni al nostro Paese. Ma in questo modo facilitano il trionfo dell’ingiustizia. Gli ambienti più retrivi tra gli Imam afghani avranno la meglio. Occorre invece che si mobilitino per liberare subito Yaqub e segnalare che il nostro nuovo sistema giuridico garantisce l’individuo e la libertà”, si infervora il giovane. Ci spiega però Mantica: “Certo che seguiamo il caso di Sayed, ci sta molto a cuore e ne siamo preoccupati. Ma non possiamo dimenticare il contesto in cui si svolge. E’ un fatto che i tribunali sono fortemente influenzati dalle autorità religiose. L’Afghanistan laico era già svanito ben prima dell’arrivo dei talebani negli anni Novanta. E noi dobbiamo stare molto attenti che la questione non divenga tema di campagna elettorale. Se viene politicizzata allora non ne usciremo mai più. Meglio attendere a dopo il voto”. Tra le tante ipotesi degli ultimi tempi c’è però anche quella che le elezioni vengano rinviate ulteriormente. E allora? “E’ un’eventualità possibile. Attendere, prendere tempo, serve solo ad aumentare le probabilità che mio fratello venga assassinato. E allora il suo nome sparirà per sempre, diventerà una piccola nota ai margini della storia”, rincara Yaqub. A suo dire, una via di uscita sino a qualche tempo fa ci sarebbe stata: corrompere i giudici, passare bustarelle alle autorità per “comprare la libertà di Sayed”. “Non sarebbe per nulla strano. Anche gli italiani sanno bene che in Afghanistan la corruzione è imperante. Con i soldi i ricchi sono liberi e i poveri finiscono in carcere”, afferma sconsolato. Ma ora anche quella strada è sbarrata: “Ormai la vicenda di Sayed è diventata troppo importante. E’ troppo nota. Nessuno oserebbe mai la via della corruzione per risolverla. Verrebbe denunciato. Almeno in questi mesi. Sayed è diventato la metafora del nostro dramma nazionale”.


11/02/2009

Attacco dei Talebani a Kabul: nel mirino i centri del potere

Attacco dei Talebani a Kabul: nel mirino i centri del potere

 

Azione combinata di kamikaze e guerriglieri: almeno 10 le vittime. Colpiti i ministeri della Giustizia e della Pubblica Istruzione, e anche il Palazzo Presidenziale di Karzai

 

Auto distrutte dopo le esplosioni a Kabul (Ap)
Auto distrutte dopo le esplosioni a Kabul
KABUL - Un attacco in piena regola ai centri del potere a Kabul da parte dei Talebani, con una drammatica sequenza di attentati suicidi e sparatorie contro gli edifici governativi, dove sono stati presi di mira i ministeri della Giustizia e della Pubblica Istruzione, la Direzione Generale dei Servizi Penitenziari e persino il Palazzo Presidenziale, davanti al quale le forze di sicurezza hanno ingaggiato una furibonda battaglia a colpi di arma da fuoco con un commando di Talebani . Tutti gli attacchi sono infatti già stati rivendicati dagli ex studenti coranici, che ne hanno preannunciato molti altri.

LA DINAMICA DEGLI ATTACCHI - Secondo una prima ricostruzione, solo parzialmente confermata da fonti di polizia, uno o due kamikaze hanno attaccato il palazzo del ministero della Giustizia, nel centro della città, vicino al ministero delle finanze e all'ingresso meridionale del palazzo presidenziale, provocando un numero di vittime non ancora accertato. Un secondo attacco ha preso di mira uffici dell'amministrazione penitenziaria nel quartiere periferico di Khair Khana, con due kamikaze a piedi che sono riusciti a penetrare nell'edificio sparando e facendo poi saltare i corpetti esplosivi che indossavano. In questo attacco vi sarebbero state diverse vittime. Un altro kamikaze sarebbe stato circondato da forze di polizia vicino al ministero dell' istruzione, in centro, e sarebbe stato abbattuto senza essere riuscito a far esplodere il suo giubbetto. Un altro terrorista ancora, forse il settimo, avrebbe inoltre attaccato un convoglio di agenti di polizia nella zona settentrionale di Kabul, che potrebbe però trattarsi, secondo fonti giornalistiche locali di un convoglio militare straniero. Quest'ultima circostanza non è stata ancora chiarita, dato il massimo riserbo delle fonti ufficiali e la gran confusione che regna in questo momento nella capitale afghana. La tv privata locale 'Tolò, citando un portavoce dei talebani, ha riferito che sette attentatori suicidi hanno compiuto attacchi in diversi edifici governativi e due sono riusciti a entrare nel carcere centrale di Kabul, ma questa circostanza non ha trovato nessuna conferma ufficiale. Un'altra tv locale ha fatto riferimento a 10 vittime delle esplosioni, ma anche in questo caso non vi sono conferme.

SCONTRO AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA - Lo scontro più grave sembra essere avvenuto comunque al ministero della Giustizia, situato non lontano dalla Presidenza, contro il quale hanno agito due diversi kamikaze, forse addirittura tre. Uno è stato ucciso subito, prima che riuscisse a farsi saltare in aria; il secondo si è asserragliato all'interno mentre il complesso era circondato dai soldati e dalle unità scelte della polizia, ma alla fine è stato eliminato. Gli attentati cadono alla vigilia della visita a Kabul di Richard Holbrooke, l' inviato speciale del presidente Usa, Barack Obama.

 

 


12/01/2009

Camorra, Setola sfugge alla cattura attraverso un cunicolo sotto il covo

Camorra, Setola sfugge alla cattura attraverso un cunicolo sotto il covo

Fallito il blitz dei carabinieri a trentola ducenta. Il super-latitante, esponente di spicco dei Casalesi, è riuscito a dileguarsi

 

La foto di Setola sul sito del Viminale
La foto di Setola sul sito del Viminale
 
 
 
 
 
 
CASERTA - Ha evitato la cattura per pochi istanti. Il super latitante Giuseppe Setola, esponente di spicco del clan camorristico dei Casalesi, è riuscito a sfuggire al blitz dei carabinieri dileguandosi attraverso un cunicolo che porta alle fogne. La via di fuga era stata scavata sotto il suo covo in via San Giuseppe Cottolengo, a Trentola Ducenta, nel Casertano.

IL COVO - Setola si nascondeva in una abitazione all'interno di un cortile condominiale composta da bagno, camera e cucinino. Il latitante si è accorto dell'arrivo dei militari dell'Arma ed è fuggito attraverso una botola nel cortile che dà nella rete fognaria, botola occultata da una Mini Minor parcheggiata sopra.

MOGLIE - I carabinieri del comando provinciale di Caserta hanno però fermato la moglie del boss. Setola, 38 anni, considerato il mandante della strage di Castelvolturno, è inserito nell'elenco dei ricercati di massima pericolosità del ministero dell'Interno. È accusato - si legge - di «associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio e altro».

 


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