17/08/2011

Namibia, si ribalta camion safari. Morta una turista italiana, almeno 15 i feriti

Namibia, si ribalta camion safari. Morta una turista italiana, almeno 15 i feriti

SCOPPIA UN PNEUMATICO. I turisti viaggiavano con «Avventure nel mondo». L'incidente a sud del Paese lungo la Halem Ring Road

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17/01/2010

Il Senegal offre la terra agli Haitiani: «per il ritorno nella loro patria»

Il Senegal offre la terra agli Haitiani: «per il ritorno nella loro patria»

«Non hanno scelto - dice il presidente Wade - di andare in quell'isola. Per loro un tetto e un pezzo di terra»

 


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Il presidente senegalese Abdoulaye Wade ha dichiarato oggi di voler favorire il «ritorno» in Africa degli haitiani, offrendo una terra ai discendenti degli schiavi dopo il terribile terremoto che martedì ha colpito l'isola caribica. In un'intervista a radio France Info, Wade ha detto che «il ripetersi di calamità naturali mi spinge a proporre una soluzione radicale: ... creare in Africa, con gli africani e con l'Unione Africana (Ua) un luogo dove gli haitiani possano tornare» ... «con un unico viaggio» o «con più viaggi». «Non hanno scelto loro - ha spiegato Wade - di andare in quell'isola e non sarebbe la prima volta che ex schiavi o loro discendenti possono ritornare in Africa. È già successo in Liberia, dove gli ex schiavi si sono integrati con la popolazione locale e hanno formato la Nazione liberiana ... È nostro dovere riconoscere loro il diritto di tornare nella terra dei loro antenati». Secondo il portavoce del presidente senegalese, Mamadou Bamba, il Senegal è pronto ha offrire terre agli haitiani. «Se saranno solo alcune persone - ha detto Bamba - offriremo loro un tetto e un pezzo di terra. Se verranno in massa, daremo loro un'intera regione». (Fonte Ansa).




13/01/2010

La più lunga eclissi del millennio

La più lunga eclissi del millennio

 

Al punto massimo durerà 11 minuti e 8 secondi. Praticamente invisibile in Italia. Venerdì il fenomeno visibile in Asia. Le Maldive il luogo d'osservazione migliore, poi Kenia, India, Sri Lanka, Cina

 

Un'eclissi anulare (da Nasa)
Un'eclissi anulare (da Nasa)

Venerdì 15 gennaio ci sarà l'eclissi più lunga di tutto il terzo millennio: 11 minuti e otto secondi nel punto massimo (in pieno oceano Indiano a 1° 37' 4" N e 69° 17' 4" E). Per trovarne una più lunga occorrerà aspettare fino al 23 dicembre 3043: auguri per chi ci sarà!

ANULARE - Purtroppo però non sarà un'eclissi totale, ma solo anulare: cioè la Luna non oscurerà totalmente il Sole ma, trovandosi quasi all'apogeo - il punto più lontano dalla Terra - appare un po' più piccola del Sole rispetto al nostro punto vista. La particolarità è che per un lungo tratto il nostro satellite seguirà la stessa apparente traiettoria del Sole - ecco perché l'eclissi sarà così lunga - e inoltre passerà proprio in mezzo: il risultato sarà che il Sole apparirà come un anello di fuoco intorno a un cerchio nero. Uno spettacolo straordinario, peccato però che in Italia sarà praticamente invisibile. Solo nell'Italia centro-meridionale alla mattina (maltempo permettendo) il Sole entrerà nella penombra della Luna per breve tempo.

In rosso il percorso della centralità dell'eclisse (da Nasa)
In rosso il percorso della centralità dell'eclisse (da Nasa)

TRACCIATO - Poca cosa rispetto ai luoghi in cui l'eclisse si potrà vedere in tutta la sua lunghezza e centralità. Il posto sulla terraferma migliore per osservarla saranno le isole Maldive, in particolare la capitale, Malè, dove l'anello di fuoco intorno alla Luna durerà ben 10 minuti e 45 secondi. Non male come punto di osservazione anche la punta sud dell'India e quella nord di Sri Lanka, quest'ultima però difficilmente raggiungibile in quanto appena riconquistata dal governo dopo decenni di guerra con la minoranza tamil. L'oscuramento del Sole inizierà nella Rep. Centraficana alle 6,14 (ora italiana), poi viaggerà verso est attraversando Uganda, Kenia e il sud della Somalia. Quindi, dopo aver viaggiato attraverso l'oceano Indiano, le Maldive, il sud dell'India e il nord di Sri Lanka, passerà lungo tutto il golfo del Bengala fino a toccare di nuovo terra in Myanmar (ex Birmania). Parte dell'eclissi si vedrà anche in Himalaya, finché la parte centrale entrerà in Cina passado su Yunnan e Sichuan fino a terminare nella penisola dello Shandong alle 16,59 ora locale (le 9,59 in Italia).

CICLO DI SAROS - Nelle 3 ore e 45 minuti della durata totale, l'eclisse percorrerà una striscia lunga circa 12.900 chilometri. Questa sarà la 23ma eclissi del 141mo ciclo di Saros, iniziato il 19 maggio 1613 e che finirà il 13 giugno 2857, che regola la periodicità e la ricorrenza delle eclissi, come scoprirono i caldei intorno al 2.500 a. C.

Paolo Virtuani


21/10/2009

Da infermiere in un ospizio a Re "Carriera" di un emigrato africano

Da infermiere in un ospizio a Re "Carriera" di un emigrato africano

 

Con una cerimonia ufficiale è stato incoronato monarca del regno di Rwenzururu. Charles Wesley Mumbere accudiva gli anziani nel Maryland. Ora è sovrano di un regno africano

 

 

Isaya Mukirania Kibanzanga
Isaya Mukirania Kibanzanga

Da infermiere in un ospizio nel Maryland a re in Uganda, il salto di carriera è notevole. E di questi tempi è più che mai incredibile. Per anni Charles Wesley Mumbere ha accudito anziani e malati in una casa di riposo negli Usa. Ma lunedì il 56enne è stato incoronato ufficialmente sovrano del piccolo regno africano di Rwenzururu, in Uganda, situato sulle montagne di Rwenzori. A 13 anni Mumbere aveva ereditato la corona dal defunto padre, Isaya Mukirania Kibanzanga. Allora, tuttavia, non poteva salire al trono di Rwenzururu, perché a quel tempo, nel 1967, il governo ugandese aveva sciolto tutti i tradizionali regni nel paese africano. Nel frattempo, il governo del presidente Yoweri Museveni ha revocato la decisione e Mumbere è ritornato nel suo paese. Nelle vesta di monarca del regno di Rwenzururu non avrà però nessun potere politico. La sua carica si limita alla conservazione del lascito culturale del suo popolo Bakonzo, 300.000 persone in tutto, una popolazione bantu di coltivatori. Ciononostante, il re infermiere ha già spiegato di volere una riforma sanitaria per la sua gente, sulla scorta dell'esperienza venticinquennale negli Usa.

 

L'INCORONAZIONE - Centinaia di persone hanno camminato per giorni per raggiungere il luogo dell'incoronazione e salutare il nuovo sovrano, accolto e festeggiato con coloratissimi abiti tradizionali, bandierine e balli. La cerimonia è stata presieduta dal presidente dell'Uganda Yoweri Museveni, che ha riconosciuto ufficialmente il regno di Rwenzururu, situato sulle montagne di Rwenzori. L'incredibile storia sembrerebbe uscita dalla penna di qualche sceneggiatore a Hollywood: Mumberi è arrivato negli Usa con una borsa di studio del governo ugandese nel 1984. Dopo un cambio ai vertici politici ha dovuto fare a meno dello stipendio. Nel 1987 Mumberi ha avuto l'asilo negli Stati Uniti ed ha cominciato la sua formazione da infermiere. Per dieci anni, dal 1999 ad oggi, ha vissuto e lavorato a Harrisburg, nel Pennsylvania. Nel luglio scorso per la prima volta ha dichiarato in un'intervista ad un giornale locale di essere un erede al trono.

Elmar Burchia


11/07/2009

Obama in Ghana: «L'Africa non è sola»

Obama in Ghana: «L'Africa non è sola»

 

FOLLA IN FESTA NELLE STRADE DI ACCRA. Ovunque la scritta «Akwaaba», benvenuto. Discorso al Parlamento: «Il futuro del continente appartiene agli africani, basta corruzione e tirannie»

 

ACCRA - Il futuro dell'Africa appartiene dagli africani, bisogna dire basta a tirannie e corruzione e adottare le regole del buon governo: così il ventunesimo secolo vedrà protagoniste non solo le capitali occidentali, ma anche il continente nero. Barack Obama ha parlato al Parlamento di Accra, capitale del Ghana, nella sua prima visita ufficiale in un Paese dell'Africa subsahariana. «Conosco bene il tragico passato che a volte ha ossessionato questa parte del mondo. Nelle mie vene scorre il sangue dell'Africa e la storia della mia famiglia comprende sia le tragedie sia i più grandi successi della storia africana» ha ricordato il presidente americano. Il Ghana è stato indicato come «esempio di democrazia» e Obama ha detto che in tutto il continente «occorre mettere fine alle pratiche antidemocratiche e alla corruzione, adottando le regole del buon governo, da cui dipende lo sviluppo, un ingrediente che è mancato per troppo tempo». Il supporto degli Usa, ha aggiunto, sarà legato al rispetto delle regole democratiche: «Aumenteremo il nostro sostegno agli individui e le istituzioni responsabili».

ISTITUZIONI FORTI - Obama ha sottolineato che l'Africa ha bisogno di istituzioni forti, capaci di garantire stabilità, prosperità e successo, non di uomini forti. «La storia è dalla parte degli africani coraggiosi, non di quelli che usano i colpi di Stato o cambiano la Costituzione per restare al potere. Per troppo tempo, per troppi africani, i conflitti sono stati un elemento della vita, costanti come il sole». Il presidente americano ha sfidato i giovani africani ad aspirare a una vita migliore, invitandoli ad assumersi la responsabilità di «gettare le fondamenta della libertà». «Voi avete il potere di chiedere conto ai vostri leader di quanto fatto e di esigere che siano create istituzioni al servizio della gente». Obama ha poi citato due casi drammatici del continente africano, invocando un intervento della comunità internazionale: la Somalia e il Darfur. «Quando c’è un genocidio in Darfur o ci sono terroristi in Somalia, questi non sono solo problemi africani, sono sfide per la sicurezza mondiale che richiedono una risposta mondiale».

MALATTIE - In un altro passaggio dell'intervento, Obama ha affrontato la piaga delle malattie promettendo che gli Stati Uniti continueranno a sostenere i partner africani nella lotta all'Aids, alla malaria e alla tubercolosi. L'amministrazione americana ha stanziato 63 miliardi di dollari per far fronte a tali sfide - ha detto Obama -. Quando un bambino muore ad Accra per una malattia che può essere evitata questo ci umilia ovunque noi siamo. Rafforzando il forte impegno del presidente Bush porteremo avanti la lotta contro l'Hiv/Aids. Ci impegneremo per porre fine ai decessi per malaria e tubercolosi e a sradicare la poliomielite. Lotteremo contro le malattie tropicali che vengono trascurate. E investiremo in sistemi sanitari che promuovono il benessere, concentrando la propria attenzione su madri e bambini». Ma oltre agli aiuti esteri e sanitari, ha spiegato, occorre che «i singoli africani facciano scelte responsabili, che impediscano la diffusione delle malattie, promuovendo al tempo stesso la salute pubblica nelle loro comunità e Paesi». Altro tema, che sta molto a cuore al presidente americano, l'energia pulita: «In tutta l'Africa, c'è un vento generoso vento e l'energia solare, energia geotermica e bio-combustibili. Dalla Valle del Rift ai deserti del Nord Africa, dalla costa occidentale al Sudafrica, l'Africa può produrre per sé ed esportare energia pulita all'estero».

MARTIN LUTHER KING - Infine Obama ha ricordato che «cinquantadue fa, un giovane predicatore di nome Martin Luther King venne qui ad Accra per vedere la bandiera inglese che veniva rimpiazzata da quella ghanese. "Rinnova la mia convinzione nel trionfo della giustizia", commentò King. Oggi quel trionfo deve essere riconquistato da voi». Martin Luther King, accompagnato dalla moglie Coretta, andò in Ghana nel marzo del 1957 per partecipare alla cerimonia dell'indipendenza. «La nascita di questa nuova nazione darà impeto agli oppressi in tutto il mondo - disse il leader nero -. Avrà ripercussioni ovunque, non solo in Asia e Africa, ma anche in America».

«AFRICA NON È AI MARGINI» - Dopo la Russia, il G8 all’Aquila e il colloquio con il Papa in Vaticano, Barack Obama è dunque volato in Ghana, accompagnato dalla first lady Michelle e dalle due figlie: ad accoglierlo venerdì sera all’aeroporto di Accra un gruppo di suonatori di tamburo e danzatori tradizionali, oltre al presidente ghanese John Atta Mills. «Venendo in un Paese africano dopo il G8 e il mio tour a Mosca, abbiamo voluto chiarire che l'Africa non è ai margini delle grandi questioni mondiali. Gli Stati Uniti hanno un interesse costante nei confronti dell'economia e dello sviluppo del continente, quello che succede qui ha ripercussioni ovunque - ha detto Obama ad Atta Mills, sottolineando come le visite dei suoi predecessori non abbiamo mai fatto parte di missioni internazionali -. Noi pensiamo che il Ghana possa essere uno straordinario modello di successo per tutto il continente, un esempio di democrazia funzionante». Atta Mills ha riposto apprezzando «i segnali positivi» che la visita sta dando e continuerà a dare: «Ci incoraggia a sostenere i progressi che abbiamo fatto nel nostro processo democratico».

FOLLA IN FESTA NELLE STRADE - L'arrivo di Obama in Africa è seguito con grande attenzione in tutto il continente e in particolare ad Accra, dove gli abitanti sono scesi in strada per festeggiare e per tentare di vedere il primo presidente afroamericano degli Usa. Sui muri della città sono stati appesi ovunque cartelloni con scritto «Akwaaba», benvenuto. Si tratta della sua seconda visita in Africa dopo la storica visita al Cairo a inizio giugno. Il discorso al Parlamento è il quarto intervento dedicato alla politica estera: a Praga ha proposto un mondo senza armi nucleari, al Cairo ha teso la mano al mondo musulmano, a Mosca, martedì scorso, ha parlato delle relazioni tra Usa e Russia.

MIGLIAIA DI MESSAGGI - Nei giorni scorsi la Casa Bianca aveva invitato gli africani a inviare messaggi al presidente attraverso le ambasciate americane in Kenya, Sudafrica e Senegal: l'inziativa è stata molto apprezzata. Oltre 5mila persone hanno scritto su Facebook e Twitter e le domande sono state selezionate da tre giornalisti dei Paesi interessati. Obama risponderà con un video il cui audio sarà diffuso su tutte le radio africane e sul sito della Casa Bianca. I messaggi, ha detto il consigliere Usa Macon Phillips, sono arrivati da 64 paesi e uno dei più «entusiasti» è stato proprio il Sudafrica; tutti «mostrano che l'insieme del continente africano è appassionato dalla visita di Obama» e «molti hanno parlato della storia personale del presidente e delle sfide che sono costretti a sostenere all'interno delle loro comunità». Phillips ha presentato l’iniziativa come un tentativo di «conversazione continentale».


10/07/2009

Il primo cellulare africano

Il primo cellulare africano

 


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Mentre al summit del G8 oggi si parla di Africa e di aiuti al continente, con una serie di "rimbalzi" degni di Internet - dal caratteristico sito di notizie economiche Supermarket attraverso la preparatissima agenzia Misna - arriva la notizia del primo cellulare interamente prodotto, appunto, in Africa. Nella fattispecie in Zambia, dove il gruppo Melcome ha dato vita a MMobile, la prima fabbrica per l'assemblaggio di telefoni cellulari di tutto il continente, che avrebbe già prodotto ben 10 mila pezzi pronti per la consegna in Zimbabwe e altri 30 mila commissionati sarebbero già in lavorazione.

Fondata pochi mesi fa nella capitale del Paese, a Lusaka il 12 marzo del 2009 (qui le foto, bellissime), la MMobile ha creato il marchio di cellulari M-Tech con l’ambizioso obiettivo di offrire un’alternativa africana ai consumatori del continente inondati di cellulari stranieri. Lo stabilimento, il cui costo complessivo è di 7 milioni di euro, è come detto opera dell’azienda di telecomunicazioni del gruppo zambiano Melcome in collaborazione con il governo e l’Agenzia di cooperazione del Giappone.

L11.gifTrenta operai (li vedete al lavoro nella foto), ma a progetto completo si prevede una forza lavoro di 250 persone, producono diversi modelli, tra cui l’MM300 (foto in alto), con radio, connettività gsm e schermo a colori (qui trovate tutte le specifiche tecniche), venduto a un prezzo corrispondente a 18 euro, una cifra ritenuta però ancora troppo alta per il cittadino medio del Paese che può avere un cellulare straniero per circa 7 euro dall’operatore telefonico Zain Zambia. Ma la Melcome aspira a esportare nei prossimi mesi i suoi prodotti in tutti i Paesi dell’Africa australe. E non solo telefonini. Come spiegano dall'azienda: "Con il marchio M-Tech vogliamo lanciarci nella produzione di altri prodotti di information technology e telefonia da vendere nel mercato africano".

La produzione di tecnologia appare una promessa per una nazione che da anni, come ci spiegano i giornalisti di Misna, sta cercando di differenziare la sua economia che si fonda in gran parte sull’estrazione del rame, un metallo che ha subito drastiche oscillazioni sul mercato internazionale. Secondo dati di un recente studio, l’Africa è un mercato molto recettivo alla telefonia mobile, con una penetrazione media del mercato del 37%, con il Sudafrica in testa con il 98%. Dal 2002 ad oggi, il numero dei contratti di telefonia mobile sono aumentati in Africa ad un tasso del 49,3% annuo, quasi il doppio di quello registrato in media in Brasile e in Asia. Secondo questi dati, si può ritenere che per il 2012 l’estensione del mercato delle telefonia mobile in Africa raggiungerà la media del 60%.

Federico Cella


17/02/2009

«Quella mamma con i suoi bambini, troppo deboli anche per avere paura»

«Quella mamma con i suoi bambini, troppo deboli anche per avere paura»

 

Sistema sanitario al collasso: la popolazione non ha accesso alle cure mediche. Una terribile epidemia di colera devasta lo Zimbabwe: testimonianza di un'infermiera di Medici Senza Frontiere

 

MILANO - «Una notte sono stata svegliata da una telefonata di una collega infermiera in turno. Qualcuno le aveva detto di aver visto lungo la strada quattro bambini troppo malati e deboli per continuare a camminare e raggiungere il più vicino Centro per il trattamento per il colera». Comincia così il racconto di Pia Engebrigtsen, infermiera norvegese di Medici Senza Frontiere che ha lavorato per due mesi nella provincia di Masvingo, Zimbabwe.

 

La posizione dello Zimbabwe nell'Africa meridionale
La posizione dello Zimbabwe nell'Africa meridionale
CRISI UMANITARIA - Un Paese dove - secondo il rapporto di Msf «Oltre il colera: si aggrava la crisi nello Zimbabwe» - la crisi umanitaria sta peggiorando in modo drammatico, portando con sé enormi sofferenze nella popolazione. L'organizzazione ha curato circa 45mila persone, circa il 75% dei colpiti dalla terribile epidemia di colera che sta devastando il Paese da sei mesi. Poi ci sono i tantissimi malati di Aids. E i bambini che muoiono di fame. La fine della crisi non sembra vicina, anche perché tutto il sistema sanitario del Paese - infrastrutture comprese - è al collasso. Molti ospedali sono chiusi e altri chiedono tariffe esorbitanti in valuta straniera, con il risultato che per la maggior parte della popolazione l'accesso alle cure mediche è impossibile. Ma i "freddi" numeri del documento difficilmente possono trasmettere la sensazione di chi vive a contatto con il dramma quotidiano. Ecco allora come continua la testimonianza di Pia Engebrigtsen.

LA TESTIMONIANZA - «Qui di notte c’è buio pesto. Non sapevamo dove fossero i bambini e per di più di notte c’era il coprifuoco, così siamo stati costretti ad aspettare l’alba per andare a cercarli. Mi sono preparata al peggio e con la mia collega ho preparato le attrezzature di primo soccorso. Dopo averli cercati per due ore, li abbiamo trovati in un villaggio: erano sei bambini e la loro madre ed erano più o meno coscienti. Non siamo riusciti a svegliare alcuni dei bambini, mentre altri erano svegli ma troppo deboli per parlare o muoversi. I bambini erano fra le braccia della loro madre. Dentro la casa abbiamo trovato il cadavere del padre. E abbiamo trovato il vicino privo di conoscenza. Abbiamo fornito loro il trattamento intravenoso e li abbiamo portati tutti con urgenza alla clinica. Credo che sarebbero morti se fossimo arrivati anche solo un paio d’ore più tardi. Non c’era abbastanza spazio nell’auto, quindi li abbiamo sistemati meglio che potevamo, stretti tutti insieme. Ci trovavamo a circa un’ora di strada dal più vicino Centro per il trattamento per il colera. Durante il viaggio le pareti di metallo dell’automezzo scottavano e cercavo così di avvicinare i bambini a me, mentre facevamo loro aria e controllavamo che le flebo funzionassero. Due dei bambini continuavano a vomitare. Ero addolorata per la sofferenza di questa famiglia. I vicini sono deceduti poco dopo il nostro arrivo all’ospedale, ma i bambini e la loro madre sono stati curati. La donna ha detto che suo marito era morto proprio la notte in cui lei e i suoi figli si sono ammalati. Suo marito e il vicino avevano partecipato a un funerale di una vittima del colera pochi giorni prima. La donna ha capito che la malattia era mortale e ha cercato di raggiungere la clinica più vicina, distante 50 km, ma non aveva denaro e i vicini non volevano trasportarla con i loro asini perché avevano paura della malattia. Ha detto che si sentiva sempre più debole e non era più in grado di camminare. Abbandonata con i suoi figli, l’unica possibilità che aveva era quella di aspettare la morte. Siamo arrivati il mattino seguente. Quando ha visto la nostra auto non poteva credere che fosse vero».

 

 

© Joanna Stavropoulou / MSF

 

Joanna Stavropoulou / MSF

 

© Joanna Stavropoulou / MSF

 

© Joanna Stavropoulou / MSF

 

 

EMERGENZA FUORI CONTROLLO - Medici Senza Frontiere chiede al governo dello Zimbabwe di intervenire perché la popolazione possa curarsi, bloccando così la diffusione dell'epidemia. «C’è stata una devastante implosione del sistema sanitario dello Zimbabwe, un tempo lodato, e ciò non riguarda solo i pazienti affetti da colera - dice Manuel Lopez, capomissione di Msf -. Sappiamo che gli ospedali pubblici respingono le persone e i centri di salute stanno per terminare scorte e attrezzature, che c’è una grave carenza di personale medico e i pazienti non possono permettersi di affrontare il viaggio per ricevere la terapia anti-Hiv/Aids o altre terapie e molte delle nostre cliniche sono sovraffollate. Da ciò che vediamo ogni giorno non potrebbe essere più chiaro: questa è un'emergenza medica di vaste proporzioni, ormai fuori controllo».

 

 

 

© Joanna Stavropoulou / MSF
 
© Joanna Stavropoulou / MSF

 

TRE MILIONI DI RIFUGIATI - Tutto questo si unisce alla crisi politica del Paese (Robert Mugabe, da 28 anni al potere, si è autoproclamato presidente a giugno dopo una elezione fortemente contestata dalla comunità internazionale), alla scarsità di cibo e alla malnutrizione, il gran numero di sfollati interni e di rifugiati nei Paesi vicini. Si stima che circa 3 milioni di persone (sui circa 12 milioni di abitanti totali) abbiano trovato rifugio in Sudafrica, il più massiccio esodo da un Paese non in guerra. «La situazione in Zimbabwe sta causando grandi sofferenze - ha dichiarato Christophe Fournier, presidente di Msf -. È necessario attuare delle misure urgenti affinché venga assicurato alla popolazione libero accesso all’assistenza umanitaria di cui ha disperato bisogno. Il governo del paese deve garantire che le agenzie umanitarie possano lavorare ovunque siano individuati dei bisogni e deve alleggerire le restrizioni burocratiche affinché i progetti diventino operativi e che infine ci siano forniture di medicinali in tempi rapidi». Dal 2007 Msf fornisce assistenza medica ai rifugiati in Sudafrica e fin dall'inizio dell’epidemia di colera, nell’agosto 2008, ha curato 45mila pazienti. Inoltre presta assistenza a più di 40mila pazienti malati di Aids (di cui 26mila sottoposti a terapie antiretrovirali) e fornisce supporto a bambini con malnutrizione grave.

 


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05/02/2009

Kibera, i volti della baraccapoli che si vedono dallo spazio

Kibera, i volti della baraccapoli che si vedono dallo spazio

 

In kenya il progetto del fotografo parigino JR. Tuguri «vestiti» con immensi poster che ritraggono gli sguardi delle donne africane

 

 

 Il nuovo progetto del fotografi parigino JR: scatti dalla baraccopoli di Kibera, in Kenya. Visibili anche da Google Earth e «persino dallo spazio» - dice l'artista - i poster sui tetti dei tuguri che ritraggono i volti e i sorrisi delle donne di Kibera (foto di JR dal sito jr-art.net)

Il suo volto è sconosciuto, misterioso. Forse perché la missione del fotografo parigino JR è quella di rivelare i volti degli altri, delle persone che incontra nei luoghi più diversi del mondo. Proprio come la baraccopoli di Kibera, in Kenya, "sede" del suo ultimo progetto – talmente grande da essere visibile perfino da Google Earth. Meglio, «persino dallo spazio», spiega l’artista sul suo sito. 

 (foto di JR dal sito jr-art.net)

 

BARACCOPOLI «VESTITA» - Due giorni fa, dopo un anno di pianificazione, JR è riuscito a «vestire» duemila metri quadrati della più grande baraccopoli africana (oltre un milione di abitanti) con immensi poster dei volti e dei sorrisi delle donne di Kibera. Il materiale utilizzato, spiega l’artista, è resistente all’acqua: saranno dunque le fotografie stesse a proteggere le fragili case su cui sono montate, specialmente durante la stagione delle piogge. JR ha anche montato dei poster sul treno che passa, due volte al giorno, dalla baraccopoli, e sulla massicciata che separa la ferrovia dalle case: ogni volta che i convogli passeranno, completeranno i volti, rendendoli perfettamente visibili.

 

 (foto di JR dal sito jr-art.net)

 (foto di JR dal sito jr-art.net)

 (foto di JR dal sito jr-art.net)

IMPRESE SPERICOLATE - JR non è nuovo a imprese spericolate: in passato (oltre a conquistare la prima pagina del New York Times), ha "pubblicato" foto sui muri di baraccopoli in Brasile, sull’Hotel de Ville a Parigi, sul muro di separazione tra Israele e Territori Palestinesi. Questa nuova tappa del suo progetto l’ha portato in Africa, in zone poverissime o devastate dalla Guerra, dove s’è concentrato sul volto delle donne, «testimoni della voglia di vivere». E ora, prima di spostarsi in India e in Asia, ha deciso di far testimoniare i volti e gli occhi "invisibili" delle donne di Kibera.

 

 


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09/12/2008

La Fao: fame inarrestabile. I senza cibo sono 963 milioni

La Fao: fame inarrestabile. I senza cibo sono 963 milioni

E la crisi finanziaria potrebbe aggravare la situazione. Secondo l'ultimo rapporto, gli affamati sono nel 2008 quaranta milioni in più dell'anno scorso

 

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La fame avanza inarrestabile, e miete sempre più vittime: oggi nel mondo ci sono 963 milioni di affamati, 40 milioni in più dell'anno scorso e 115 milioni in più rispetto al biennio 2003-2005. E l'attuale crisi finanziaria potrebbe aggravare ulteriormente la situazione. A lanciare l'allarme è l'ultimo rapporto Fao sullo «Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo (Sofi)», che riporta i dati del 2007, aggiornati dall'agenzia Onu agli ultimi mesi di quest'anno e riportati nella conferenza stampa di lancio del documento, a testimoniare come la piaga della fame proceda inarrestabile e a ritmi sostenuti. Alla base del «drammatico quanto rapido» aumento del numero di affamati cronici nei Paesi del sud del mondo c'è l'impennata dei prezzi delle materie prime agricole, che ha fatto precipitare nell'insicurezza alimentare milioni di poveri e ridotto drasticamente la quantità e qualità del cibo a loro disposizione.

Nonostante il calo dei prezzi dall'inizio del 2008, ha spiegato vicedirettore generale della Fao e curatore del rapporto, Hafez Ghanem, «per milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo riuscire a mangiare ogni giorno una quantità di cibo sufficiente per poter condurre una vita attiva e sana è ancora un sogno lontano. I problemi strutturali della fame, come l'accesso alla terra, al credito e all'occupazione, sommati ai prezzi sostenuti dei generi alimentari (calati del 50 per cento negli ultimi mesi ma ancora superiori del 20 per cento rispetto al 2006, ndr.) continuano a essere una spaventosa realtà». E ha avvertito: «Se i prezzi più bassi e la stretta creditizia associati alla crisi economica costringeranno gli agricoltori a diminuire le semine, l'anno prossimo potrebbe verificarsi un'altra drammatica ondata di prezzi alimentari alti».

Tuttavia, secondo gli esperti Fao, l'alto prezzo delle derrate può diventare un'opportunità di sviluppo ed essere la chiave di volta per uscire dall'impasse e scongiurare l'ulteriore crescita di povertà prevista dagli economisti. Nel lungo periodo, infatti, l'aumento del costo del cibo può rappresentare un'occasione di sviluppo per i milioni di piccoli agricoltori poveri, favorire l'espansione dei mercati regionali, creare nuovi posti di lavoro e rilanciare in modo sostenibile l'agricoltura del sud. Da qui, la duplice strategia, coerente e coordinata, su cui governi, Paesi donatori, Nazioni Unite, ong, società civile e settore privato devono «immediatamente» convogliare gli sforzi: da una parte rafforzare il settore agricolo e aiutare i piccoli produttori ad aumentare la produttività fornendo sementi, fertilizzanti e mangimi per animali, oltre a macchine agricole, infrastrutture e servizi essenziali. Dall'altra, avviare programmi di sicurezza e protezione sociale per le categorie più vulnerabili, così da garantire ai più poveri l'accesso al cibo. Solo così la battaglia per raggiungere entro il 2015 gli Obiettivi del Millennio non sarà stata vana. Inoltre, quando visitate questo blog si aprirà un banner che vi permetterà di poter donare, per chi acquista on line,  una parte delle vostre spese a carico dei negozi convenzionati per i bambini che hanno bisogno di cure o di cibo, basta registrarvi, scaricare un file dove sono inseriti i negozi convenzionati, o provato anche io e semplice e veloce, quindi, non bloccate i banner non sono degli spam. Basta un gesto di buona volontà e ricordatevi di chi nel mondo soffre per un pò di cibo. Grazie

 


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21/11/2008

Donne e elefanti, l'Africa sexy di «The Cal» 2009

Donne e elefanti, l'Africa sexy di «The Cal» 2009

Gli scatti in botswana del nuovo pirelli. Presentate a Berlino le foto di Peter Beard, in cui l'erotismo si fonde con l'amore per la natura

 

 

BERLINO — Com'è noto gli uomini più li maltratti e più ti amano. Altrettanto noto è che signore e signorine adorano essere bistrattate dal genere maschile. A parte il fatto che viviamo tempi, crudeli, in cui gli uomini tendono ad ignorarti e a farsi corteggiare, per avere la sicurezza di quanto ancora valgano le vecchie leggi erotiche, fra maschi e femmine, non c'è che dare un'occhiata a «The Cal», il più famoso calendario del mondo. A Berlino, in un tripudio di televisioni internazionali, è stato presentato il calendario Pirelli 2009, versione sadica ed erotica del più dandy fra tutti i fotografi, quell'elegante e ben nato Peter Beard, che ha avuto tre mogli, centinaia di fidanzate e le femmine sa bene come trattarle. Il gentiluomo 70enne noto per il suo amore per l'Africa ha girato il suo manuale su come ti prendo e ti seduco una donna trattandola male, in Africa, in Botswana, quella terra dove, nel '96 fu infilzato e calpestato da un elefante.
 

Chiaramente, dopo aver visto il calendario, la teoria fra maschi e femmine funziona anche fra umani e animali: «The Cal» è infatti un inno d'amore agli elefanti che compaiono, possenti, quieti, irruenti, pressappoco in ogni scatto. Le donne sono un optional, ma così bentrattato che sia con un ragno che passeggia sul volto, sia con un serpente che si attorciglia al loro corpo, sia abbinate ad una carogna di animale morto e cosparse di sangue fremono d'amore per il loro seviziatore. Maria Carla Boscono che, fra tutte le sette divine, non solo è l'unica italiana, ma è anche una delle modelle più famose e ricercate del mondo, dice con un, tenero, sorriso del suo carnefice: «È un artista».

In effetti le foto sono bellissime. Il vecchio gentiluomo, che lavorava in pareo, piedi nudi e blazer, con bottoni d'oro, nelle ore più fredde, ha dato largo spazio alla sua immaginazione di anziano, porcellone, di buoni natali: di giorno ogni nefandezza, come quella di stare attaccate alla proboscide di un elefante, dall'aria non proprio pacifica, e di sera chissà quale conversazione elegante intorno al fuoco. Altra novità di «The Cal» è che non c'è associazione tra foto e mese, ci sono molte più foto ed è orizzontale: le belle sono torturate a piacere, senza vincoli di giorni. Questo calendario, che farà la gioia dei collezionisti, poteva essere però ancora di più. Cosa non ha fatto infatti il vecchio dandy? Ha niente di meno che chiesto, mesi e mesi fa, la partecipazione di Afef. Madame Tronchetti Provera, che sul suo cellulare ha delle vecchie foto che le fece Beard, ha avuto però l'accortezza di dire no. Inutile dire che di quella richiesta e di quel no sanno in pochi.



Peter Beard ha detto che l'Africa è il continente da dove partirà la nuova filosofia di vita. Marco Tronchetti Provera ha detto che, con Obama, siamo al bivio di un mondo nuovo. Tutte cose vere, però se un vecchio dandy, con uso di donne, ti tratta male c'è ancora chi ci cade. La nostra riscossa è lei: Michelle la moglie di Obama. Lei non voleva assumerlo, lei tiene le redini di casa, lei è il segno della donna che cambia. «The Cal» 2009 è anche un trattato di psicologia.
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