05/01/2011

Napoli, il baby rapinatore è "clinicamente morto"

Napoli, il baby rapinatore è "clinicamente morto"

Antonhy F., 17 anni, ferito alla testa da un agente fuori servizio durante una rapina in tabaccheria, dichiarato morto dai medici. La procura valuta la posizione del poliziotto

Continua...


25/03/2010

La curva dell'Inter contro Balotelli «Via chi porta zizzania e guai»

La curva dell'Inter contro Balotelli «Via chi porta zizzania e guai»

 

Lo striscione dei tifosi esposto prima della partita di campionato contro il Livorno

 

Lo striscione contro Balotelli
Lo striscione contro Balotelli

MILANO - «Uno spogliatoio unito, forte, inattaccabile come non mai nient'altro ha da fare che allontanare chi porta zizzania e guai». La curva nerazzurra contro Mario Balotelli. Ai tifosi dell'Inter non sono piaciuti proprio per niente gli ultimi episodi di cui si è reso protagonista l'attaccante (prima gli screzi con Mourinho, poi la maglia del Milan indossata «per scherzo»). E così i sostenitori hanno deciso di prendere posizione esponendo uno striscione prima della partita contro il Livorno. Un messaggio duro e chiarissimo, contro il giocatore.

ROTTURA
- Balotelli in ogni caso non è sceso né in campo né in panchina, visto che il tecnico portoghese lo ha escluso per motivi disciplinari. Una decisione che evidentemente i tifosi appoggiano. Anzi, ne chiedono addirittura la cessione. E a questo punto, per SuperMario, sembra davvero difficile ricucire i rapporti con allenatore, tifosi e società.


23/03/2010

Tapiro e maglia rossonera a Balotelli

Tapiro e maglia rossonera a Balotelli

 

Polemico l'agente Mino Raiola: «deluso dal livello della trasmissione». Blitz di Staffelli di "Striscia la notizia". Sulle mancate convocazioni: «Non lo so, saranno più forti gli altri»

 

«Dovete chiedere a chi sta più in alto di me. Non lo so, saranno più forti gli altri». Così, Mario Balotelli ha replicato all'inviato di 'Striscia la Notizia', Valerio Staffelli, che gli chiedeva delle mancate convocazioni contro Chelsea e Palermo. Durante la consegna del Tapiro d'oro, l'attaccante dell'Inter ha indossato per gioco la maglia del Milan (Foto da Canale 5)

 

MILANO - «Dovete chiedere a chi sta più in alto di me. Non lo so, saranno più forti gli altri». Così Mario Balotelli ha risposto all'inviato di Striscia la notizia Valerio Staffelli che gli chiedeva delle mancate convocazioni contro il Chelsea e il Palermo. L'occasione per strappare un commento a Supermario è stata la consegna del Tapiro d'oro, andata in onda lunedì. L'attaccante interista ha negato di avere cantato l'inno del Milan negli spogliatoi ma l'inviato del tg satirico gli ha comunque consegnato una riproduzione fedelissima della sua maglia in versione rossonera. Maglia subito indossata dal bomber. Infine, a Staffelli che gli chiedeva se l'esclusione con il Chelsea avesse rappresentato una vittoria per Mourinho, si è limitato a replicare: «Chi è che ha vinto? Macché Mourinho, ha vinto la squadra».

(Fotogramma)


L'AGENTE: «È UNO SCHERZO» - Polemico Mino Raiola, agente di Balotelli, che si è detto «molto deluso» dal livello della trasmissione e auspicando «un po' di pace attorno al ragazzo». «Tutto è nato da uno scherzo, loro non capiscono che ne stanno facendo una cosa più grossa di quello che è - ha detto Raiola -. Sono molto deluso dal livello di Striscia la notizia. Spero che i tifosi capiscano che è tutto uno scherzo. Lui vuole migliorare il rapporto, però servono le due parti per migliorarlo. Non può farlo da solo» ha aggiunto il procuratore. E i rapporti con Moratti? «Io ho fiducia nel presidente - sottolinea Raiola -, non è una persona che chiacchiera invano. Non posso accusarlo di dire una cosa e farne un'altra. Lo stesso vale da parte sua nei miei confronti. Moratti vede in Mario un ragazzo che vuol far crescere nell'Inter». Quanto all'esclusione di Balotelli, l'agente non vuole entrare nel merito, «ma non credo - afferma - che ci sia una situazione come dite voi. Speriamo che il tempo risolva tutto».

 

 

Redazione online


17/03/2010

Olanda sotto choc, ritrovata morta la 12enne scomparsa

Olanda sotto choc, ritrovata morta la 12enne scomparsa

 

Incredulità e dolore nel quartiere. Il corpo sotterrato in un giardino vicino a casa. Sotto accusa un vicino 26enne, agente di polizia

 

DORDRECHT (Olanda) – Solo dopo la mezzanotte è arrivata la conferma della polizia olandese: Milly Boele, 12 anni, che era scomparsa mercoledì scorso è stata ritrovata morta. Ma la storia è agghiacciante: il corpo della ragazzina era stato sotterrato nel giardino due case più in là rispetto a quella dei genitori, nella Schalenburgstraat a Dordrecht, proprio dal vicino Sander V., un agente di polizia 26enne. Il giovane che appartiene al corpo del dipartimento di Rotterdam-Rijnmond è stato arrestato. Sander V. si era recato spontaneamente nel locale commissariato nel pomeriggio di martedì, adducendo “importanti informazioni” sulla scomparsa della dodicenne. La polizia ha immediatamente trattenuto il poliziotto e ha dato inizio alla perquisizione della sua abitazione. La zona intorno alla casa è stata ermeticamente chiusa e gli scavi in giardino sono continuati fino alle 3 di notte, quando il corpo di Milly è stato recuperato.

IL DOLORE DEI VICINI - Centinaia di abitanti del quartiere hanno seguito col fiato sospeso le intense ricerche, finché non è stata data la notizia che Milly era stata ritrovata, ma morta. L’incredulità e il dolore dei vicini è indescrivibile: «Se hai un problema ti rivolgi al tuo vicino, no? Proprio poi se è un poliziotto…» E’ stato aperto un registro di condoglianze online su cui stanno arrivando messaggi di rabbia e sconforto da tutta l’Olanda. Su internet circolano già molte foto private di Sander V., l’agente arrestato, lo si può vedere in vacanza o in posa con un gattino sulla schiena e anche con molte differenti ragazze.

SPARITA DA CASA MERCOLEDI' - Milly era misteriosamente sparita da casa mercoledì scorso, ma nessuno dei vicini aveva visto o notato niente di particolare. Solamente il giorno dopo, è stato lanciato il cosiddetto “Amber Alert”, un sistema di avvertimento nazionale in caso di scomparsa di minori, tramite sms e cartelli luminosi sulle autostrade. La polizia per questo ritardo era stata duramente criticata. Frank Hoen, il direttore di “Amber Alert” ha dichiarato: «Sappiamo per esperienza che un “Amber Alert” è fondamentale per salvare una vita se viene emesso a poche ore dalla scomparsa». La notizia della sparizione di Milly è stata data solamente dopo 17 ore dopo ed è stata accompagnata da una foto non recente. Hirsch Ballin, il ministro della Giustizia del governo dimissionario olandese, si era subito schierato fra i critici dell’inspiegabile ritardo, sostenendo che bisognerebbe adottare una norma di due ore.

 

Marika Viano


07/11/2009

Francia: autista portavalori scompare con 11 milioni di euro

Francia: autista portavalori scompare con 11 milioni di euro

 

COLPO ROCAMBOLESCO A LIONE. Aspetta che i suoi colleghi scendano dal furgone, mette in moto e si volatilizza

 

Tony Musulin, il portavolari scomparso con 11 milioni di euro (Afp)
Tony Musulin, il portavolari scomparso con 11 milioni di euro (Afp)

PARIGI - Rocambolesco furto di 11 milioni di euro a Lione, in Francia, dove l'autista di un furgone portavalori si è volatilizzato con il «bottino» che trasportava. Il blindato, invece, è stato ritrovato dalla polizia poche ore dopo ma naturalmente vuoto. L'uomo, 39 anni, principale sospettato del mega furto, è dipendente da una decina d'anni della Loomis, ditta svedese di trasporto di fondi. Ieri mattina era al volante del furgone che doveva effettuare un giro di rifornimento in denaro di diverse banche su Lione. Nel cofano blindato c'erano 49 sacchi di banconote ritirati direttamente dalla Banque de France. L'uomo avrebbe approfittato di una breve sosta, durante la quale i due colleghi si sono allontanati, per sparire con il denaro. Ora è ricercato

LE INDAGINI - Gli inquirenti stanno indagando sulla personalità del dipendente-malfattore, una persona «taciturna», dicono i suoi colleghi, ma che «già da qualche mese si comportava in modo strano». All'inizio era stata avanzata l'ipotesi che l'autista fosse stato preso in ostaggio e costretto a partire sotto minaccia. Poi tutti i sospetti si sono concentrati su di lui quando gli agenti sono sbarcati nel suo appartamento e lo hanno trovato vuoto e ripulito, senza neanche più un solo documento o oggetto personale. Era stato svuotato persino il frigorifero. Secondo i primi elementi dell'indagine, l'autista del furgone portavalori avrebbe approfittato di alcune crepe nella sicurezza del trasporto. Il blindato, infatti, non solo non era scortato dalla polizia, come dovrebbe essere, ma trasportava una somma di denaro (oltre 10 milioni di euro) superiore ai limiti consentiti. Il fatto che l'autista fosse rimasto da solo a bordo non dovrebbe costituire invece un errore di procedura.


15/07/2009

Omicidio Sandri: 6 anni a Spaccarotella Dopo il verdetto urla contro la Corte

Omicidio Sandri: 6 anni a Spaccarotella Dopo il verdetto urla contro la Corte

 

Violente proteste in aula. Il padre della vittima: «Una vergogna per l'Italia». Il pm aveva chiesto 14 anni di reclusione. Derubricato il reato da omicidio volontario a colposo

 

Un'immagine di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso da un colpo di pistola sull'autostrada A1, nei pressi di Arezzo (Ansa)
Un'immagine di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso da un colpo di pistola sull'autostrada A1, nei pressi di Arezzo (Ansa)

AREZZO - La corte d'Assise di Arezzo ha condannato a sei anni di reclusione il poliziotto Luigi Spaccarotella, che l' 11 novembre 2007, nell'area di servizio Badia al Pino, vicino ad Arezzo, uccise con un colpo di pistola il tifoso laziale Gabriele Sandri. Il pm aveva chiesto una pena di 14 anni di reclusione. Ma la corte ha derubricato il reato da omicidio volontario a colposo. Subito dopo la lettura del dispositivo, vi sono state urla in aula contro i giudici.

I GENITORI - «Adesso me lo hanno ammazzato una seconda volta. Come fai a credere nella giustizia? Adesso non ci credi più». Così Daniela Sandri, la madre di Gabriele, tra le lacrime, ha commentato la sentenza del Tribunale di Arezzo. «Quando stasera tornano a casa, li avranno dei figli - ha aggiunto -? Come fanno a guardarli negli occhi? Gabriele non me lo ridà nessuno, ma questo è troppo, è una cosa tremenda». «È una vergogna per tutta l'Italia», ha urlato Giorgio Sandri, padre di Gabriele. «Hanno ammazzato mia moglie un'altra volta, forse adesso la portiamo via con l'ambulanza, hanno ammazzato mio figlio. Io consiglierei a tutti i cittadini di non spendere più i soldi per la giustizia perché se la giustizia è questa sono soldi buttati. Non sono bastati cinque testimoni che hanno visto quello che ha fatto l'individuo, quando basta un pentito di mafia per mandare gente all'ergastolo per 30 anni. Evidentemente la divisa ha il suo peso. Mi vergogno di essere italiano, mi vergogno di aver creduto nella giustizia. Per fortuna che c'è la giustizia divina che penserà a Spaccarotella, a quella non potrà sfuggire senz'altro». Svenimenti, scene di panico e parolacce sul piazzale antistante il Tribunale di Arezzo, dove si sono radunati una trentina di amici di Gabriele. La reazione alla lettura della sentenza era stata di grande rabbia, e alcuni tifosi della Lazio amici di Gabriele hanno inveito contro Spaccarotella e contro i giudici, ma dopo un po' il fratello di «Gabbo», Cristiano Sandri, li ha riportati alla calma dicendo che così «si uccide Gabriele per la terza volta, fatela finita». Un'amica di Gabriele, Cinzia, dall'emozione ha accusato un malore, è stata soccorsa dai sanitari ed è stata portata via in ambulanza.

SPACCAROTELLA - «Ho pianto di gioia. Ho fatto bene a credere nella giustizia». È felice Luigi Spaccarotella, commentando al telefono con il suo avvocato Federico Bagattini, l'agente condannato oggi a sei anni per omicidio colposo. «Sono contento per Spaccarotella», ha commentato l'avvocato Federico Bagattini, che con il collega Francesco Molino difende l'agente. «E' stato riconosciuto quanto lui ha sempre detto, e cioè di non aver voluto ammazzare nessuno». «Ovviamente la pena è molto gravosa, troppo eccessiva, e su questo punto faremo appello. Intanto usciamo dall'omicidio volontario, che evidentemente è il risultato al quale tendevamo», ha aggiunto Bagattini. Nonostante la condanna l'agente di polizia per ora non andrà in carcere: i suoi difensori hanno, infatti, annunciato appello, per cui, in base alle previsioni del codice di procedura penale, l'imputato attenderà in libertà il processo di secondo grado, che si svolgerà probabilmente il prossimo anno. Solo quando la sentenza nei confronti di Spaccarotella diventerà irrevocabile sarà emesso il provvedimento per l'esecuzione della pena.

COLPA COSCIENTE - Il reato di omicidio colposo del tifoso Gabriele Sandri, per il quale il poliziotto Luigi Spaccarotella è stato condannato a sei anni di reclusione, è stato commesso con l'aggravante - riconosciuta dalla Corte d'assise - della «colpa cosciente», cioè della previsione dell'evento. La colpa cosciente - molto simile al dolo eventuale - ricorre quando l'agente ha previsto l'evento senza però averlo voluto (a differenza della colpa incosciente, che è senza previsione alcuna dell'evento): in definitiva, l'agente Spaccarotella avrebbe sparato contro Sandri - secondo i giudici - senza intenzione di ucciderlo, ma accettando il rischio che quell'evento potesse verificarsi. L'omicidio colposo è punito dal codice con una pena massima di cinque anni: è quindi verosimile - ma lo si saprà solo quando la sentenza sarà depositata - che i giudici abbiano determinato la pena sommando al massimo previsto per l'omicidio colposo un altro anno proprio in virtù dell'aggravante della colpa cosciente.

IL PROCESSO - La sentenza di primo grado arriva dopo quattro mesi dall'apertura del processo, che aveva preso il via lo scorso 20 marzo. La giuria si era riunita in Camera di Consiglio alle 11.30, dopo le repliche e le controrepliche della mattinata. Il pubblico ministero, Giuseppe Ledda, aveva chiesto 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale, con le attenuanti generiche per lo sconto di un terzo della pena. All'esterno del tribunale di Arezzo si erano radunati alcuni amici di Gabbo con degli striscioni: «È ora che sia fatta giustizia per Gabriele», recitava uno. L'omicidio avvenne l'11 novembre 2007 nell'area di servizio dell'A1 di Badia al Pino, nei pressi di Arezzo: il ragazzo fu raggiunto da un colpo sparato dal poliziotto.

CONSIGLIERI PDL: «INTERDETTI» - «Possiamo solo lontanamente immaginare quanto la famiglia di Gabriele stia passando in questo momento e a loro esprimiamo tutta la nostra vicinanza e solidarietà. Quella emessa dalla Corte di Assise di Arezzo è una sentenza che ci lascia tutti interdetti e sgomenti». Lo dichiarano in una nota i consiglieri comunali del Pdl, Alessandro Cochi, Marco Visconti, Federico Guidi, Ugo Cassone, Luca Gramazio.

ALEMANNO - «Esprimo profonda insoddisfazione per la sentenza che ha condannato l'agente di polizia Luigi Spaccarotella a soli 6 anni di reclusione per l'omicidio di Gabriele Sandri». Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «Pur riservandomi di leggere le motivazioni della sentenza, mi pare non accettabile la derubricazione del reato da omicidio volontario a colposo. In ogni caso, la pena risulta troppo mite rispetto a un fatto così grave che ha duramente colpito non solo la famiglia ma tutta la città. Mi auguro che il Pubblico Ministero, data la diversità fra le richieste e la sentenza, ricorra in appello e, in quella sede, la sentenza possa essere rivista per non lasciare in tutto il mondo degli sportivi romani un senso di profonda ingiustizia».

LOTITO - «È necessario attendere le motivazioni della sentenza, prima di esprimere qualunque giudizio e confermare il rispetto che si deve ai giudici ed alle loro decisioni nell'ambito di una vicenda triste che ha colpito profondamente la coscienza di tutti noi» ha detto il presidente della Lazio, Claudio Lotito.


02/02/2009

Cosparso di benzina solo per divertirci

Cosparso di benzina solo per divertirci

 

L'agguato di NETTUNO. I carabinieri: questo non è razzismo, ma stupidità e sballo. Il racconto del minore: «Volevamo vedere se durava. Non importava se era romeno o negro».
 
 
Uno dei fermati ( Mario Proto)
Uno dei fermati
Le loro serate le trascorrono tutte così, tra alcol e droga. Un sorso di vodka e una canna, una birra e un'altra canna. Sabato notte, le 4 erano passate da poco, hanno deciso di provare qualcosa di nuovo. Ora dicono che l'idea gli è venuta per caso. «Se semo inventati 'sta goliardata» ha ripetuto ai carabinieri F.S., il sedicenne. Gli altri sono più grandi, Francesco B. ha 28 anni, Gianluca C. 19. Quando li hanno portati in caserma hanno cercato di fare i duri, di negare anche l'evidenza. «Teste vuote » li ha definiti uno degli investigatori che ha partecipato all'interrogatorio. Uno scherzo, «n'idea pe' divertisse un po'», questo è stata l'aggressione al barbone indiano. Di idee sembrano averne davvero poche i tre ragazzi fermati a Nettuno.

E pare siano lontane dalla politica, da possibili derive razziste. Non hanno un lavoro fisso, non sono tifosi, non sembrano avere alcun vero interesse. Passano il tempo vagando in auto, spesso sbronzi, la testa annebbiata dal «fumo». Non hanno precedenti penali, ma fanno una vita da sbandati. L'altra sera erano stati notati dai giovani che frequentano il borgo vecchio proprio perché continuavano a bere, la targa della loro Peugeot 206 era finita tra le evidenze di una gazzella che faceva la ronda nella zona. I tre erano insieme come al solito, su di giri. «Stavamo a cerca' un'emozione forte, qualcuno che dorme per strada. Volevamo fa' un gesto eclatante» ammette il ragazzino quando capisce che di lui e degli altri due sanno già tutto. La madre lo aspetta fuori, avrà meno di quarant'anni. Vivono ad Ardea, forse neanche lei sa spiegarsi come mai abbia amici così grandi. I genitori degli altri stanno in un angolo, parlottano con l'avvocato. Impiegati, operai, gente per bene che ai figli ha sempre cercato di non far mancare nulla. E loro alla fine si sono annoiati anche di questo. «Non c'è razzismo — afferma convinto il comandante provinciale dei carabinieri Vittorio Tomasone — ma solo stupidità e sballo che li ha portati a compiere un gesto atroce». Davanti agli investigatori il ragazzino è ormai inarrestabile, racconta anche i dettagli. «Avevamo bevuto tanto e c'eravamo fatti le canne. Era tardi e stavamo ancora girando in macchina. Cercavamo un barbone, non doveva essere per forza uno straniero. Se era romeno o negro non ci fregava niente. Siamo passati dalla stazione e abbiamo visto uno sulla panchina».

Entrano e cominciano a prenderlo in giro. «Dacce i soldi...». Lo insultano. Gli mettono anche le mani addosso. Pugni, qualche calcio. Poi se ne vanno, arrivano al benzinaio. E in quel momento la serata svolta. «Abbiamo riempito una bottiglia di benzina e abbiamo deciso di tornare indietro. Siamo entrati in due, la macchina aveva il motore acceso ». Lo spruzzo di vernice per accecare l'indiano, la benzina cosparsa addosso, la fiammella che si accende, i vestiti che prendono fuoco. Ammette il ragazzino, ma non mostra alcun segno di ravvedimento. Non sembra addirittura rendersi conto della gravità di quello che hanno fatto. «Volevamo vedere quanto durava, ma poi pensavamo di spegnerlo». Lo dice proprio così, come fosse un gioco. Crudeltà disumana e infatti non hanno fatto proprio nulla per aiutare il barbone, nonostante lui dica che hanno «cercato di spegnere le fiamme e invece c'è riuscito da solo». Non è vero. C'era un testimone che ha chiamato il 112 e poi ha soccorso l'indiano quando era riverso in terra. I tre erano già in fuga. Lontani, ma non troppo per i carabinieri di Frascati che neanche 12 ore dopo li avevano già individuati.

 
 

01/02/2009

Immigrazione: corteo, petardo su Ps

Immigrazione: corteo, petardo su Ps

 

Agente in stato di shock, insulti per fatti Civitavecchia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ROMA, - Bomba carta contro una macchina della Polizia durante il corteo degli immigrati contro il pacchetto sicurezza di oggi pomeriggio a Roma. Il petardo ha rotto il parabrezza e provocato un lieve shock ad un agente. All'atto vandalico, nei pressi della Basilica di Santa Maria Maggiore, prima che il corteo si sciogliesse, sono seguiti pesanti insulti contro gli agenti con riferimento al senegalese ucciso da un ispettore di polizia a Civitavecchia, e il ripetuto scoppio di petardi.


28/01/2009

Olindo aggredisce un agente in carcere

Olindo aggredisce un agente in carcere

 

POCHI GIORNI FA L'UOMO, ALL'ERGASTOLO PER LA STRAGE DI ERBA, HA RICEVUTO LA VISITA DELLA BAZZI. Il poliziotto colpito al volto durante un controllo: finisce in ospedale

 

Olindo Romano (Emmevi)
Olindo Romano
 
 
 
 
 
 
 
 
PIACENZA - Un agente della polizia penitenziaria in servizio nel carcere delle Novate di Piacenza sarebbe stato aggredito da Olindo Romano, condannato all'ergastolo per la strage di Erba. Secondo indiscrezioni, il fatto è avvenuto martedì mattina, verso le 9. L'addetto alla vigilanza, un vice sovrintendente, è stato trasportato all'ospedale Guglielmo da Saliceto per essere medicato, soprattutto per escoriazioni al volto subite nell'aggressione.

L'AGGRESSIONE DURANTE UN CONTROLLO - L'aggressione sarebbe stata la risposta di Romano alla richiesta dell'agente di liberare le grate delle inferriate per consentire al personale di effettuare la "battitura" delle stesse. La pratica consiste in un controllo necessario all'agente per accertarsi che non vi siano state apportate modifiche in vista di un eventuale tentativo di fuga.

ISOLAMENTO - Olindo è detenuto nella casa circondariale piacentina in isolamento; a tenerlo costantemente in osservazione è uno dei due agenti che hanno in capo la vigilanza dell'intero settore (una trentina gli ospiti). Alle Novate Romano ricevuto, cinque giorni fa, la terza visita della moglie, Rosa Bazzi, dal carcere di Vercelli, dove è detenuta per lo stesso fatto. I precedenti ingressi della donna nella casa circondariale emiliana risalgono alla vigilia di Natale e ai primi giorni di gennaio.

«ACQUA IN CELLA» - Fabio Schembri, uno dei legali dei coniugi Romano, non è ancora stato informato dell'aggressione di cui l'ex netturbino si sarebbe reso protagonista ai danni di un agente della polizia penitenziaria nel carcere di Piacenza. «So che stava pensando a delle istanze per ottenere un riavvicinamento alla moglie - ha commentato Schembri, che incontrerà in giornata il suo assistito -. L'ultima volta si era lamentato in quanto nella sua cella entrava dell'acqua, probabilmente a causa della pioggia ma mi sembrava tutto sommato tranquillo».

 

 

 


09/11/2008

Hollywood, l'agente dei vip finisce nei guai

Hollywood, l'agente dei vip finisce nei guai

È manager di Brad Pitt & Angelina Jolie, Leonardo Di Caprio, Christina Aguilera. Todd Shemarya è accusato dalla ex assistente di molestie sessuali e di aver rubato regali destinati ai suoi clienti

 

 

Brad Pitt & Angelina Jolie
Brad Pitt & Angelina Jolie

 

 

LOS ANGELES - A Hollywood è considerato uno dei migliori agenti sulla piazza e tra i suoi clienti vanta personaggi come Brad Pitt & Angelina Jolie, Leonardo Di Caprio, Christina Aguilera. Tuttavia Todd Shemarya, cofondatore dell'omonima Todd Shemarya Associates, rischia di passare diversi mesi in galera e di perdere per sempre i suoi contratti milionari: la sua ex assistente Heather Devlin lo ha citato in tribunale e accusandolo di molestie sessuali e di aver abusato della fiducia dei suoi clienti più famosi. Il processo, iniziato il 4 novembre davanti alla Corte d'Appello di Los Angeles, sta appassionando i tabloid più patinati del mondo per i tanti particolari piccanti che emergono.

LE ACCUSE - La Devlin ha confessato che durante la loro collaborazione il suo ex agente l'avrebbe più volte insultata con commenti volgari di natura sessuale e avrebbe cercato d'intimorirla con battute razziste e blasfeme. Inoltre Shemarya avrebbe costretto la sua ex assistente a prendere appunti mentre egli sfilava davanti al suo staff completamente nudo o mentre stava in bagno, a guardare sul suo computer video porno in cui una donna aveva rapporti sessuali con un cavallo. Secondo le accuse della Devlin, l'agente non sarebbe stato cauto nemmeno con i suoi principali clienti. Li avrebbe ripetutamente insultati, avrebbe rubato diversi regali che venivano loro spediti ed erano immancabili i suoi giudizi negativi sulla loro vita privata. Shemarya si sarebbe appropriato di due orologi Cartier regalati a Brad Pitt e all'allora moglie Jennifer Aniston per darli a un suo amico come regalo di nozze. Inoltre avrebbe usato il nome del protagonista di Seven e Fight Club per ottenere sconti da TAG Heuer, una nota compagnia svizzera leader nel settore dell'orologeria di lusso e in alcuni outlet di Prada. Infine, continua l'accusa, avrebbe mostrato più volte al suo staff il numero censurato di Playgirl messo in vendita nell'agosto del 1997: qui comparivano foto nude di Brad Pitt e Shemarya avrebbe in varie occasioni ironizzato sulle misure del pene dell'attore. Un'altra celebre vittima degli insulti di Shemarya era Jennifer Aniston: l'avrebbe più volte chiamata «la prostituta Jen», mentre definiva l'istruttrice di yoga della Aniston «la sua fidanzata lesbica».

«CALUNNIE» - Da parte sua Shemarya nega tutte le accuse e si difende: «Sono calunnie completamente false» dichiara al quotidiano inglese The Independent il noto agente dei vip. «È solo una persona scontenta perché l'ho licenziata circa un anno fa. E adesso sta cercando di estorcermi denaro». A sua volta la Devlin nega le parole del suo ex principale e dichiara di essere stata licenziata dopo 6 anni di lavoro perché si era rifiutata di assecondare l'agente nelle sue ruberie e nei suoi loschi traffici. Il suo posto di lavoro sarebbe stato assunto più tardi dall'amante gay di Shemarya. L'ex collaboratrice ha anche dichiarato che nel corso degli anni Shemarya ha sempre offerto un trattamento preferenziale ai dipendenti gay che accettavano di andare a letto con lui. Keith A. Fink, avvocato della Devlin, ha così sintetizzato le accuse al New York Post: «La mia cliente è stata sottoposta a continue offese di natura sessuale, razziale e religiosa. Inoltre i vip clienti della società sono stati più volte ridicolizzati».

 


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