22/04/2010
Paolo Maldini indagato per corruzione
Paolo Maldini indagato per corruzioneNell'inchiesta a carico di 43 persone, arrestato un Dirigente dell’Agenzia delle Entrate. C'è anche lo spionaggio tra le accuse a carico dell'ex calciatore che avrebbe cercato di ottenere benefici fiscali
| Paolo Maldini (Pegaso) |
MILANO - L'ex calciatore del Milan, Paolo Maldini, è indagato dalla procura di Milano per corruzione e accesso abusivo al sistema informatico dell'anagrafe tributaria, nell'ambito di un'inchiesta, chiusa oggi e che nei mesi scorsi ha portato in carcere un funzionario dell'agenzia delle entrate. L'inchiesta della procura milanese coinvolge 43 persone a vario titolo accusate di aver messo in atto pratiche illecite per ottenere trattamenti fiscali più favorevoli. Accusa, quest'ultima, contestata a Luciano Bressi, il funzionario dell'agenzia delle entrate di Milano, arrestato nel giugno dell'anno scorso, che si era «riciclato» commercialista per i vip. A quanto si è appreso, assieme all'ex capitano rossonero, è indagata anche la moglie, Adriana Fossa.
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18/02/2010
Varese: «Servono 50mila euro» Arrestati due funzionari del fisco
Varese: «Servono 50mila euro» Arrestati due funzionari del fisco
L'operazione dei carabinieri. sorpresi nell'atto di ricevere una mazzetta di 15.000 euro. La richiesta di un commercialista ad un imprenditore per evitare controlli degli ispettori dell'Agenzia delle Entrate
MILANO - Due funzionari dell'Agenzia delle Entrate di Varese sono stati arrestati dai Carabinieri nell'ambito di una indagine coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Varese Agostino Abate. L'inchiesta era scaturita dalla denuncia presentata a fine gennaio di quest'anno da un imprenditore del varesotto titolare di una ditta di installazione di impianti elettrici, il quale aveva spiegato di aver ricevuto dal proprio commercialista di Varese la richiesta di 50.000 euro, destinata ad evitare un controllo da parte di non meglio identificati ispettori dell'Agenzia delle Entrate di Varese. Il timore della verifica da parte dell'imprenditore partiva da un accertamento valutario avvenuto nel 2007 presso il Valico di frontiera di Ponte Tresa, nel corso del quale l'imprenditore era stato trovato in possesso di documenti attestanti conti correnti e movimenti bancari nonchè la presenza di un'ingente somma di denaro presso una Banca Svizzera.
LA RICHIESTA - L'imprenditore, per regolarizzare gli adempimenti fiscali, aveva poi consegnato al commercialista la documentazione relativa all'accertamento subito e lo aveva incaricato di seguire la vicenda presso l'Agenzia delle Entrate. Dopo alcuni mesi il commercialista aveva consigliato l'imprenditore di far rientrare i capitali depositati all'estero sfruttando lo scudo fiscale appena approvato dal Governo chiedendo all'assistito 10.000 euro, quali oneri necessari per definire la pratica presso l'Agenzia delle Entrate. Ma non si trattava altro che della prima tranche di una mazzetta necessaria per i funzionari dell'Agenzia, per impedire l'esecuzione del controllo fiscale prima del rientro in Italia dei capitali dell'imprenditore. L'imprenditore aveva consegnato i 10.000 euro al commercialista, convinto che ciò avrebbe concluso ogni eventuale problematica fiscale. Intanto i capitali erano stati fatti rientrare in Italia alla fine dello scorso anno. A fine gennaio il commercialista aveva chiesto altri 50.000 euro per sanare definitivamente la pregressa situazione con l'Agenzia delle Entrate. A quel punto l'imprenditore ha deciso di denunciare l'accaduto ai Carabinieri. Dalle indagini è emerso che il denaro era effettivamente destinato a funzionari dell'Agenzia delle Entrate, che si erano detti disponibili a bloccare tutti gli accertamenti di natura fiscale a carico dell'imprenditore in cambio di una congrua somma in danaro. Martedì scorso i funzionari venivano sorpresi dai Carabinieri di Varese proprio nell'atto di ricevere dal commercialista una mazzetta di 15.000 euro, scena ripresa da registrazione audio e video. Arrestati con l'accusa di concussione continuata in concorso i due funzionari sono ora rinchiusi nella casa circondariale di Varese a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.
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15/08/2009
San Marino, Svizzera e Montecarlo I paradisi nel mirino del Fisco
San Marino, Svizzera e Montecarlo I paradisi nel mirino del Fisco
La stretta La Guardia di Finanza sta già indagando sui nomi dei 500 italiani emersi dalla ventiquattrore di un commercialista. Controlli concentrati anche su Vaduz. I 30mila finti residenti
ROMA — La campagna d’autunno per la caccia all’esportatore illegale di capitali si concentrerà in quattro Paesi: San Marino, Montecarlo, Svizzera e Liechtenstein. E nel mirino potrebbero finire molto più dei 170 mila sospetti evasori, cifra indicata l’altro giorno dal direttore generale dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera. Da indiscrezioni risulta che i 170mila si riferiscono solo al 2007, ai quali vanno aggiunti i 30mila presunti finti residenti all’estero per avere un trattamento fiscale più amichevole e quelli da scovare negli anni successivi.
La cifra comunque, sia 170 o 200mila, non si riferisce automaticamente agli evasori certi. I tecnici delle entrate precisano che la segnalazione avviene in automatico dal sistema informatico in base a errate compilazioni del rigo RW della dichiarazione dei redditi modello Unico che riguarda movimenti di capitali verso o dall’estero per somme superiori ai 10mila euro. Il rigo va compilato non solo per denunciare l’esistenza di conti correnti od operazioni finanziare sull’estero ma anche per la detenzione di azioni parcheggiate in tesorerie estere o la proprietà di immobili o imbarcazioni.
Ma quanti sono i contribuenti italiani che hanno conti o capitali all’estero? Cifre esatte non sono state fornite ma secondo Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti. it — che ieri tra l’altro ha diffuso uno studio secondo il quale l’Italia con il 51% del reddito imponibile non dichiarato è in testa alla classifica europea degli evasori — sarebbero oltre 700mila gli italiani che legalmente o illegalmente hanno denari fuori confine.
Ma se per ora la macchina dei controlli dell’Agenzia delle entrate si muove incrociando dati per arrivare a una platea di «indiziati» il più precisa possibile, la Guardia di Finanza sta già mettendo sotto torchio i 500 nominativi che sarebbero saltati fuori dopo l’arresto di un avvocato svizzero ai quali vanno aggiunti i titolari dei conti presso Ubs Italia nella ipotesi che abbiano anche dei legami con il quartier generale svizzero. Una short list piuttosto numerosa visto che, secondo quanto ha scritto ieri il New York Times , sono 150 i clienti americani di Ubs nei confronti dei quali la magistratura statunitense ha aperto un’inchiesta penale per evasione fiscale. Il mondo degli esperti fiscali si sta intanto mobilitando per cercare di decrittare l’iniziativa dell’agenzia delle entrate. Tommaso Di Tanno, docente di diritto tributario e consulente di molte società italiane (tra l’altro è presidente del collegio sindacale di Vodafone) ritiene che la cifra dichiarata dall’Agenzia delle entrate «appartenga ad attività di routine». «Faccio fatica a credere che Befera continua - abbia indicazioni così elevate e, visto che risalgono al 2007, dovrebbero essere già scattate le indagini». Per Di Tanno comunque la strada maestra per debellare il fenomeno dell’esportazione di capitali è quella di rivolgersi al sistema bancario italiano. «È impossibile — spiega il superconsulente — avere oggi posizioni finanziarie o patrimoniali all’estero senza la complicità delle banche».
Anche per Arvedo Marinelli, presidente dell’associazione nazionale consulenti tributari (Ancot), i 170mila è «una cifra enorme, un record nella storia fiscale del Paese». E, pur augurandosi che l’azione del Fisco serva per sconfiggere la piaga dell’evasione, è più propenso a credere si tratti di una manovra, di «un effetto psicologico per convincere gli evasori ad aderire alla nuova versione dello scudo fiscale».
«Una mossa pubblicitaria per spaventare gli ignoranti», questo il commento di Giuseppe Caporaso, un ex giornalista che nel 1992 si è trasferito a Panama, si è laureato in diritto, e ha aperto una società off-shore molto attiva su Internet che offre ogni genere di consulenza per sfuggire alle maglie troppo strette della legge italiana.
Roberto Bagnoli
Fonte C.d.S.
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13/08/2009
La lotta ai paradisi fiscali «Controlli su 170 mila nominativi»
La lotta ai paradisi fiscali «Controlli su 170 mila nominativi»
L'Agenzia delle Entrate: «Lotta a 360 gradi, non perseguiamo solo i miliardari», nel mirino del Fisco la presunta esistenza di un deposito miliardario in Svizzera

MILANO - Sono 170.000 i casi tenuti sotto osservazione dal Fisco nell'ambito delle indagini contro i paradisi fiscali. A fornire le cifre della lotta ai capitali detenuti illegalmente all'estero è il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera. «Non abbiamo deciso di perseguire i miliardari, ma di intensificare l'azione su tutti coloro che hanno capitali detenuti illegalmente all'estero» ha spiegato Befera, commentando l'indagine avviata nei confronti degli Agnelli e dell'eredità dell'Avvocato. Befera ha sottolineato che «il raggio d'azione è allargato». «Stiamo operando a 360 gradi» ha aggiunto, precisando che con il nuovo decreto del governo sui paradisi fiscali, è iniziato un «fortissimo e importantissimo cambiamento di linea, perché commuta il capitale detenuto all'estero in reddito non dichiarato: in questo modo intervengono sanzioni molto più pesanti».
«VARIE LISTE DI NOMINATIVI» - «Abbiamo in questo momento - ha detto il numero uno delle Entrate - 170.000 nominativi sotto indagine». Befera ha dunque citato alcuni esempi: «Abbiamo una lista di 500 nominativi circa sequestrati ad un avvocato svizzero recentemente arrestato alla procura di Milano, abbiamo una lista di conti presenti presso Ubs Italia che si presume abbiano qualche riferimento con Ubs Svizzera, abbiamo poi la lista già nota di detentori di capitali nel Liechtenstein».
| Margherita Agnelli de Pahlen (Ansa) |
IL CASO AGNELLI - Proprio l'Agenzia delle Entrate, alla luce delle notizie sulla causa legale intentata da Margherita Agnelli de Pahlen sull'asse ereditario del padre, è entrata nel merito della vicenda del patrimonio personale di Giovanni Agnelli, accendendo un faro sulla presunta esistenza di un deposito miliardario in Svizzera: ad occuparsene sarà la direzione centrale, che potrà avvalersi delle articolazioni locali (torinesi e non solo) dell'organismo. Nel merito della vicenda è entrata anche la procura di Torino: i pm del capoluogo piemontese hanno spiegato di non essere «al momento a conoscenza di elementi che concretino ipotesi di reato».
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