24/06/2010
Camera, Di Pietro fa ostruzionismo in diretta su Facebook
Camera, Di Pietro fa ostruzionismo in diretta su FacebookÈ dalla mezzanotte di ieri che si sta esaminando il provvedimento sugli enti lirici. Tutti contro il leader dell’Idv, che aggiorna i suoi sostenitori sul web: “La Casta sta attuando l’ennesima porcata sulle spalle della cultura e dei suoi lavoratori"
Ore 9.30: Casini entra in Aula alla Camera, dove si sta discutendo il decreto legge sulle fondazioni liriche. Ad accoglierlo un applauso ironico dell’Italia dei valori. “Bravo Pier furbi, hai fatto l'ennesima furbata da prima Repubblica”, gli urlano. Torniamo indietro, a poco prima della mezzanotte di ieri. Casini propone di votare la mozione per una seduta ad oltranza, senza interruzione per tutta la notte. Approvata. Solo l’Idv vota no, il Pd si astiene. “Dopo l'approvazione, però – dice l’Italia dei valori –, Casini se n’è andato a dormire”.
Altri deputati, invece, sono rimasti. Votazioni, sonnellini e caffè. Hanno passato così la notte. Con una maratona per il decreto sulle fondazioni liriche. Che è ancora in corso e che procederà fino alla fine dell’esame dell’intero provvedimento. L’Italia dei valori, per fare ostruzionismo, sta intervenendo su ogni aspetto della legge. I suoi deputati stanno prendendo la parola a turno da ore. Più o meno ogni quindici minuti si vota. Antonio Di Pietro sta raccontando in diretta il dibattito in corso a Montecitorio sulla sua pagina Facebook. Qualcuno si è lamentato, come il vice capogruppo del Pdl, Osvaldo Napoli. "L'onorevole Napoli che si lamenta della nostra diretta sulla mia pagina Facebook ha paura che l'opinione pubblica possa sapere cosa avviene qua dentro, ossia che la Casta sta attuando l'ennesima porcata sulle spalle della cultura e dei suoi lavoratori”, ha scritto l’ex pm sul social network.
"Avete deliberato la seduta fiume per vedervi la partita dell'Italia nel pomeriggio – ha urlato in Aula Antonio Borghesi (Idv) –, ma i tempi che abbiamo a disposizione ci permetteranno di tenervi qui a votare almeno fino alle 15". "Continueremo a portare avanti la nostra opposizione in quest'Aula, su questo decreto legge, finché potremo, finché resisteremo, perché è giusto così – aveva detto Di Pietro nella notte –. Posso rivendicare con orgoglio quello che in queste ore stiamo facendo. Stiamo facendo il nostro lavoro. Rispettiamo gli altri e agli altri chiediamo rispetto". In mattinata ha aggiunto: “È tempo di fare un primo bilancio di questa maratona che l'Italia dei valori sta portando avanti. Abbiamo molto riflettuto in queste ore e abbiamo deciso che solo la caduta fisica potrà fermarci. Per altri è più importante alle 16 vedere la partita o L'isola dei famosi, mentre noi siamo qua a discutere di un tema serio: il futuro del comparto cultura”.
La scelta dell’Italia dei valori è stata criticata da Pd, Udc e Pdl. “Staremo qui se necessario fino alle 17, alle 18 e anche oltre. A noi la partita non interessa”, dice Pier Ferdinando Casini (Udc). D’accordo Dario Franceschini (Pd): “Siamo pronti a stare qui anche durante Italia-Slovacchia”. Contro Di Pietro anche il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che ha parlato di una “polemichetta da quattro soldi”. “Il fatto che questa non sia unicamente una protesta è dimostrato dal fatto che alle 06.00 di questa mattina è stato approvato un nostro emendamento, assieme ad uno analogo del Pd, per la difesa degli stipendi, già molto bassi, dei dipendenti degli Enti Lirici”, ha ribattuto il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi.
Di Pietro, durante la notte, si è appisolato. Non è stato il solo. Diversi deputati sono crollati sul banco, sui divani della sala lettura e su quelli del Transatlantico, svegliati solo dal trambusto dei colleghi al momento di votare. Altri, invece, hanno resistito, magari coprendosi gli occhi con occhiali da sole. Qualcuno ha fatto avanti e indietro per prendere un caffè e un cornetto. Franco Barbato (Idv), senza badare al divieto di consumare cibi nell’Emiciclo di Montecitorio, ha portato provviste per i colleghi di gruppo. Vero stacanovista è il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi: non ha mai abbandonato il suo posto al banco del governo.
A Montecitorio l'ultima seduta fiume era stata deliberata il 13 dicembre 2007, per l'esame della legge Finanziaria. Il testo del decreto sulle fondazioni liriche, che scade il 28 giugno, è già stato approvato in Senato con la fiducia.
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13/02/2010
Gb: Facebook rimuove le pagine dei detenuti che minacciavano le vittime
Gb: Facebook rimuove le pagine dei detenuti che minacciavano le vittime
In gran bretagna i prigionieri possono usare il web, ma solo se controllati dalle guardie. Usando dei cellulari illegali alcuni carcerati continuavano ad aggiornare i propri profili con insulti e minacce
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| Jack Straw (Ap) |
Alla fine la battaglia del governo britannico è stata, per ora, vinta. Facebook ha infatti deciso di rimuovere le pagine appartenenti a 30 detenuti britannici che da internet continuavano a minacciare e ridicolizzare le loro vittime. La decisione è arrivata dopo che il ministero della Giustizia britannico, tre settimane fa, aveva chiesto l'oscuramento dei profili dove i carcerati pubblicavano fotografie e commenti.
COMMENTI DAL CARCERE - Fra i detenuti che aggiornavano le loro pagine c'era Jade Braithwaite, 20 anni, uno dei criminali che avevano assalito e ucciso il 16enne, Ben Kinsella. Da una cella del carcere giovanile del Buckinghamshire, Braithwaite, che è stato condannato all'ergastolo, aveva pubblicato sulle sue pagine nel «social network» una serie di commenti, fra cui il desiderio di avere un telecomando per «zittire o cancellare le persone quando voglio». Non solo, come fotografia del profilo aveva scelto quella di una maglietta con sopra il suo volto e la scritta «Jade Braithwaite libero». Altri detenuti hanno invece usato il sito per comunicare con i loro complici in libertà o per farsi beffa delle proprie vittime o delle famiglie delle persone che avevano ucciso. Il ministro della Giustizia, Jack Straw, ha dichiarato che il governo è alla ricerca di nuove misure per contrastare il fenomeno. «È contro la legge - ha detto - e va contro le regole delle carceri». I detenuti possono usare internet, ma solo se controllati dalle guardie e per scopi educativi. Tuttavia, molti riescono ad aggirare i controlli ricorrendo ai telefoni cellulari che permettono di navigare sul Web.
Redazione online
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03/02/2010
Nexus One aggiunge il multitouch
Nexus One aggiunge il multitouch
SMARTPHONE. Un aggiornamento per il googlefonino rinnova la sfida contro Apple. Steve Jobs: «Vogliono uccidere l'iPhone»
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| Il telefonino Nexus One (Afp) |
MILANO - Al debutto, poche settimane fa, di Nexus One - lo smartphone prodotto da Google insieme alla taiwanese Htc - in molti erano rimasti delusi per l’assenza del multitouch, la funzionalità resa celebre dall’iPhone della rivale Apple che permette, per esempio, di pinzare una foto con due dita e ingrandirla. Adesso l’azienda di Mountain View è corsa ai ripari e ha appena rilasciato un aggiornamento di software che introduce questa funzionalità su tutti i Nexus One commercializzati negli Stati Uniti, oltre che sui modelli che arriveranno in Italia entro la primavera.
ARRIVA IL MULTITOUCH - D'ora in avanti dunque i possessori del Googlefonino potranno usare il multitouch sulle mappe, nella fotogallery e sul browser. Gli utenti ovviamente plaudono alla novità, anche se sono in molti a domandarsi perché questa funzionalità sia stata introdotta proprio ora. La spiegazione ufficiale di Google, riportata dal sito tecnologico ReadWriteWeb, è in buona sostanza che il Nexus One dispone delle capacità tecniche per utilizzare il multitouch senza che questo vada a detrimento della esperienza dell’utente. E che molti clienti hanno richiesto questo aggiornamento.
PERCHÉ ORA - Ma in rete le valutazioni di questa decisione sono più articolate. Secondo il sito TechCrunch, solitamente ben informato su simili vicende, l’arrivo del multitouch è l’ennesimo segnale che il gelo sceso nei rapporti tra Google e Apple si sta trasformando in una bufera.
Tra Cupertino e Mountain View ci sarebbe stato in passato un accordo informale (un cosiddetto gentleman’s agreement), secondo il quale la grande G avrebbe lasciato il multitouch alla Mela morsicata. Ma ora che l’amicizia si è rovinata in nome della competizione nel mercato degli smartphone, anche i vecchi patti possono saltare.
ADDIO AMICIZIA - A sentire le parole dette da Steve Jobs qualche giorno fa, sembrano lontani anni luce i tempi in cui Eric Schmidt, Ceo di Google, sedeva nel consiglio d’amministrazione della Apple (si è dimesso la scorsa estate). «Vogliono uccidere l’iPhone - ha tuonato il boss della Mela, riferendosi agli ex-amici -, ma non glielo permetteremo. In quanto al loro motto "non fare male"… è una sciocchezza». Altro che schermaglie in punta di fioretto. Queste sono ormai botte da orbi.
Carola Frediani
15:44 Scritto in HI-TECH | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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13/11/2009
L'alibi perfetto è su Facebook
L'alibi perfetto è su Facebook
IL PRECEDENTE. Grazie a un aggiornamento di status, un adolescente statunitense è riuscito a dimostrare di non essere stato l'autore di un furto del quale era stato accusato
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«Dove sono i miei pancake?». È bastato questo banale aggiornamento di status su Facebook per scagionare un adolescente di New York che era stato accusato di un furto in un appartamento di Brooklyn. È la prima volta che un post pubblicato sul social network più famoso del mondo viene riconosciuto come alibi all'interno di un procedimento giudiziario.
ALIBI - Rodney Bradford, questo il nome dell'indiziato, è riuscito infatti a dimostrare che al momento del furto si trovava nella propria abitazione di Harlem (in un altro quartiere di New York, quindi). Mentre navigava online, ha avuto la buona idea di aggiornare il proprio status su Facebook che, come è noto, pubblica sempre la data e l'orario esatto di ogni contenuto inserito. L'avvocato difensore di Bradford ha presentato questa prova a discolpa del proprio assistito. Dopo una verifica incrociata con Facebook (da cui è arrivata la conferma che l'aggiornamento era avvenuto proprio all'indirizzo di Harlem), il giudice ha deciso di considerarlo un alibi affidabile.
PRECEDENTE - «È la prima volta che un aggiornamento di Facebook viene considerarato un alibi. In futuro ci saranno sempre più casi simili, considerata la diffusione dei social network», ha spiegato al New York Times un esperto di giurisprudenza online. Ma c'è anche chi non si dice d'accordo con la decisione del giudice. «Chiunque fosse stato a conoscenza dello username e della password avrebbe potuto inserire quell'informazione», ha sottolineato Joseph A. Pollini, docente di Giustizia Criminale al John Jay College, secondo cui i giudici dovrebbero essere più prudenti nell’utilizzo di simili informazioni: «In fondo i ragazzini sono bravissimi a utilizzare internet».
ALTRI CASI - Ad ogni modo, non è la prima volta che Facebook entra nelle aule dei tribunali. Clamoroso il caso del ladro che ha avuto la maldestra idea di controllare il proprio profilo (senza poi disconnettersi) durante un furto in un'abitazione: quanto è bastato per incastrarlo e mandarlo in prigione . Moltissimi poi i casi di tradimenti scoperti attraverso Facebook, utilizzati come prova durante le cause di separazione.
Nicola Bruno
08:04 Scritto in CURIOSITA' | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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