16/09/2010
Fiat, via libera degli azionisti alla scissione Marchionne: «Grande giorno per l'Auto»
Fiat, via libera degli azionisti alla scissione Marchionne: «Grande giorno per l'Auto»L'ad: «Portiamo le lancette avanti nel tempo». L'assemblea approva la nascita di due gruppi: Fiat e Fiat Industrial. Elkann: «Due realtà con forti ambizioni»
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20/05/2010
La Juve riparte da Delneri e Marotta «Ma non sarà una rivoluzione»
La Juve riparte da Delneri e Marotta «Ma non sarà una rivoluzione»Il dg: «Non ho preclusioni ma sono fautore del made in Italy». Il presidente Agnelli ha presentato a Vinovo l'allenatore e il direttore generale: «Sono le persone giuste»
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| Luigi Delneri (Epa) |
TORINO - «È l'inizio di una nuova stagione. Sappiamo che c'è tanto lavoro da fare. Beppe Marotta e Gigi Delneri sono le persone giuste». Il neo presidente della Juventus Andrea Agnelli ha esordito così nel presentare i due uomini del rilancio bianconero a Vinovo. «Il primo - ha aggiunto - ha non solo capacità di operare sul mercato, ma anche quella di attivare circuiti virtuosi in seno alla società, con il rispetto del budget. L'allenatore ha una grande carriera alle spalle ed è l'uomo giusto per riportare la Juve ai livelli che le competono».
DELNERI - Dal canto suo il nuovo allenatore si è detto pronto a un «compito difficile». Punterà a «dare una fisionomia giusta alla squadra per ottenere risultati importanti»: «È un compito difficile - ammette -, ma abbiamo voglia ed energie. Metteremo il massimo del nostro impegno e della nostra professionalità; ai nostri tifosi vogliamo dare, se non risultati immediati, almeno soddisfazioni. La società ha puntato su un allenatore e su uno staff che hanno fatto bene nella stagione appena conclusa, ora si aspettano una Juventus vincente sul campo ma anche in altre situazioni». Delneri ha ammesso di essere emozionato per l’incarico: «È logico, è la sfida più importante della mia carriera. Ne ho vinte altre, ma l’importante è sapere che questo è un club vincente. Voglio ricreare una mentalità che la Juventus ha sempre avuto, anche una filosofia di gioco, un calcio propositivo».
MAROTTA - Beppe Marotta, al primo giorno da direttore generale dell'area sportiva della Juventus, parla di una ripartenza nella sua carriera: «Dopo 32 anni da dirigente sportivo è motivo di grande orgoglio arrivare in una delle società più importanti del mondo. È per me un momento di arrivo che allo stesso tempo si trasforma in una ripartenza. La Juve deve riposizionarsi su un blasone storico che le compete. Riposizionarsi significa giocare sempre per vincere. La forza di una squadra non è soltanto economica ma è anche una forza di progettualità, di società, di senso di appartenenza e di attaccamento alla maglia: sono armi strategiche più importanti dei soldi». Sul mercato Marotta spiega: «Non ho preclusioni tra Italia o estero ma sono fautore del made in Italy. L'approccio con i giocatori italiani è più facile, anche in termini di relazione e di adattamento. Io però non ho preclusioni e intendo cercare solo i giocatori migliori». Inoltre, sottolinea il dg, «faremo un'analisi della situazione attuale e partiremo dalla valorizzazione delle risorse attuali. Il patrimonio tecnico è da salvaguardare, non da depauperare e successivamente da puntellare con alcuni interventi per consegnare a Delneri una squadra competitiva. Alla Juve serve un processo evolutivo, non una rivoluzione». Marotta poi si è detto fiducioso sulla permanenza di Gigi Buffon a Torino: «Uno dei miei primi compiti sarà quello di confrontarmi con tutti i giocatori, mi auguro che si possa continuare con lui, credo che ci sarà una risposta positiva».
Redazione online
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17/03/2010
Eredità Agnelli, il tribunale boccia l'azione legale della figlia dell'Avvocato
Eredità Agnelli, il tribunale boccia l'azione legale della figlia dell'Avvocato
L'inizio della causa risale a tre anni fa. Margherita sosteneva che le fosse stata nascosta una parte del patrimonio
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| A sinistra Margherita Agnelli e sua madre Marella durante i funerali di Gianni Agnelli |
TORINO - Il giudice torinese Brunella Rosso ha rigettato l'azione legale portata avanti da Margherita Agnelli de Pahlen per l'eredità del padre, l'avvocato Gianni Agnelli. Il Tribunale ha dichiarato inammissibili tutti i 48 capitoli di prova dedotti da Margherita Agnelli, respingendo tutte le istanze di esibizione di documenti proposte dalla figlia dell'Avvocato.
GLI AVVOCATI: «VALUTEREMO IL RICORSO» - «Le sentenze si rispettano, ma se non convincono s'impugnano» hanno replicato i legali di Margherita Agnelli a proposito della sentenza del Tribunale di Torino. «Leggeremo con attenzione - affermano gli avvocati Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone - le motivazioni della decisione e valuteremo la proposizione di un atto d'appello».
TRE ANNI FA L'INIZIO DELLA CAUSA - L'inizio della causa risale a tre anni fa quando Margherita aveva citato in giudizio la madre, donna Marella, Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfrid Maron, in quanto collaboratori dell'Avvocato, ritenendo che le fosse stata nascosta una parte del patrimonio del padre. Il Tribunale, oltre a rigettare la causa, ha anche condannato Margherita Agnelli al pagamento delle spese processuali, che ammontano a 32mila euro.
(Redazione online)
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28/10/2009
Pm: «Sette anni e due mesi a Corona»
Pm: «Sette anni e due mesi a Corona»
L'accusa: «È accecato dal denaro, ricatti come estorsioni mafiose. Contro Lapo Elkann violazione aberrante», processo "vallettopoli", in aula a milano anche belen rodriguez. Corona: "Io in carcere, ricattatori Marrazzo liberi"
MILANO - Sette anni e due mesi. Tanto chiede il pm Frank Di Maio per Fabrizio Corona, al termine della sua requisitoria al processo su "Vallettopoli" per i presunti ricatti a vip. «Un uomo accecato dal denaro, una macchina per fare soldi: questo è Fabrizio Corona - ha detto Di Maio -. Altro che un giornalista, è un uomo accecato dalla bramosia di denaro. Un ragazzo dotato di una certa intelligenza, di carisma e di fascino, che poteva usare le sue capacità per portare avanti un'impresa valida, ma non lo ha fatto, accecato dal denaro». Di Maio ha poi denunciato la «deriva inquietante della gestione del materiale fotografico, come dimostrano anche gli ultimi fatti di cronaca».
IL CASO MARRAZZO - L'imputato per estorsione e tentata estorsione, presente a Palazzo di Giustizia insieme alla compagna Belen Rodriguez, ha parlato con i cronisti della vicenda Marrazzo. «L'agenzia fotografica milanese ha usato più o meno le mie stesse modalità di vendita, ma non è stata nemmeno indagata, mentre io mi sono fatto 130 giorni di carcere - ha detto -. So qualcosa di più di questa storia, ma non lo vengo di certo a dire a voi. Chi ha un'agenzia viene spesso sollecitato, ti arrivano delle notizie e tu le rincorri». Nel caso di Marrazzo, ha aggiunto Corona, «sono sicuro che è stato il trans ad organizzare la cosa, perché fa notizia e se lo avessi intercettato io poi con me avrebbe guadagnato almeno 50mila euro».
«ESTORSIONI MAFIOSE» - Di Maio, nel corso della requisitoria, ha paragonato i ricatti che l'agente fotografico siciliano avrebbe compiuto a «estorsioni di tipo mafioso». Anche nella condotta di Corona, secondo il pm, «basta la rappresentazione del male che accompagna la minaccia, senza alcunché di concreto. Un comportamento che fa scattare nella persona offesa - ha proseguito il pm - un timore tale da coartare la volontà del soggetto». Il pm, in particolare, ha fatto riferimento al caso delle fotografie riguardanti Francesco Coco, che ritraevano l'ex calciatore nerazzurro all'uscita di una discoteca milanese in compagnia di una persona che poteva assomigliare a un transessuale. Coco pagò le fotografie a Corona ma, secondo il pm, «non si è verificata una libera contrattazione. Corona ha accompagnato la trattativa con minacce e ha insistito sul carattere scabroso delle foto per realizzare il suo ingiusto profitto».
LAPO ELKANN - Il pm ha poi citato il ricatto alla Fiat. Cercando di estorcere denaro mentre Elkann era ricoverato dopo l'overdose e «lottava tra la vita e la morte», Corona ha commesso una «violazione aberrante» secondo Di Maio. Quando Corona fece sapere ai responsabili comunicazione della Fiat che aveva in mano «materiale scandalistico» sulla notte trascorsa da Elkann in compagnia di un transessuale usò, secondo il pm, «una minaccia seria, grave e dal forte contenuto intimidatorio». Corona infatti, ha proseguito Di Maio, «in quel momento intuisce lo stato d'ansia della Fiat e le fa capire quale capacità di dominio abbia e che può mandare a farsi benedire la reputazione degli Agnelli». Quello che conta, secondo il pm, non è che poi la Fiat non abbia pagato, ma il contenuto di quella minaccia «lesiva della reputazione di Lapo, della Fiat e della famiglia Agnelli».
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15/08/2009
San Marino, Svizzera e Montecarlo I paradisi nel mirino del Fisco
San Marino, Svizzera e Montecarlo I paradisi nel mirino del Fisco
La stretta La Guardia di Finanza sta già indagando sui nomi dei 500 italiani emersi dalla ventiquattrore di un commercialista. Controlli concentrati anche su Vaduz. I 30mila finti residenti
ROMA — La campagna d’autunno per la caccia all’esportatore illegale di capitali si concentrerà in quattro Paesi: San Marino, Montecarlo, Svizzera e Liechtenstein. E nel mirino potrebbero finire molto più dei 170 mila sospetti evasori, cifra indicata l’altro giorno dal direttore generale dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera. Da indiscrezioni risulta che i 170mila si riferiscono solo al 2007, ai quali vanno aggiunti i 30mila presunti finti residenti all’estero per avere un trattamento fiscale più amichevole e quelli da scovare negli anni successivi.
La cifra comunque, sia 170 o 200mila, non si riferisce automaticamente agli evasori certi. I tecnici delle entrate precisano che la segnalazione avviene in automatico dal sistema informatico in base a errate compilazioni del rigo RW della dichiarazione dei redditi modello Unico che riguarda movimenti di capitali verso o dall’estero per somme superiori ai 10mila euro. Il rigo va compilato non solo per denunciare l’esistenza di conti correnti od operazioni finanziare sull’estero ma anche per la detenzione di azioni parcheggiate in tesorerie estere o la proprietà di immobili o imbarcazioni.
Ma quanti sono i contribuenti italiani che hanno conti o capitali all’estero? Cifre esatte non sono state fornite ma secondo Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti. it — che ieri tra l’altro ha diffuso uno studio secondo il quale l’Italia con il 51% del reddito imponibile non dichiarato è in testa alla classifica europea degli evasori — sarebbero oltre 700mila gli italiani che legalmente o illegalmente hanno denari fuori confine.
Ma se per ora la macchina dei controlli dell’Agenzia delle entrate si muove incrociando dati per arrivare a una platea di «indiziati» il più precisa possibile, la Guardia di Finanza sta già mettendo sotto torchio i 500 nominativi che sarebbero saltati fuori dopo l’arresto di un avvocato svizzero ai quali vanno aggiunti i titolari dei conti presso Ubs Italia nella ipotesi che abbiano anche dei legami con il quartier generale svizzero. Una short list piuttosto numerosa visto che, secondo quanto ha scritto ieri il New York Times , sono 150 i clienti americani di Ubs nei confronti dei quali la magistratura statunitense ha aperto un’inchiesta penale per evasione fiscale. Il mondo degli esperti fiscali si sta intanto mobilitando per cercare di decrittare l’iniziativa dell’agenzia delle entrate. Tommaso Di Tanno, docente di diritto tributario e consulente di molte società italiane (tra l’altro è presidente del collegio sindacale di Vodafone) ritiene che la cifra dichiarata dall’Agenzia delle entrate «appartenga ad attività di routine». «Faccio fatica a credere che Befera continua - abbia indicazioni così elevate e, visto che risalgono al 2007, dovrebbero essere già scattate le indagini». Per Di Tanno comunque la strada maestra per debellare il fenomeno dell’esportazione di capitali è quella di rivolgersi al sistema bancario italiano. «È impossibile — spiega il superconsulente — avere oggi posizioni finanziarie o patrimoniali all’estero senza la complicità delle banche».
Anche per Arvedo Marinelli, presidente dell’associazione nazionale consulenti tributari (Ancot), i 170mila è «una cifra enorme, un record nella storia fiscale del Paese». E, pur augurandosi che l’azione del Fisco serva per sconfiggere la piaga dell’evasione, è più propenso a credere si tratti di una manovra, di «un effetto psicologico per convincere gli evasori ad aderire alla nuova versione dello scudo fiscale».
«Una mossa pubblicitaria per spaventare gli ignoranti», questo il commento di Giuseppe Caporaso, un ex giornalista che nel 1992 si è trasferito a Panama, si è laureato in diritto, e ha aperto una società off-shore molto attiva su Internet che offre ogni genere di consulenza per sfuggire alle maglie troppo strette della legge italiana.
Roberto Bagnoli
Fonte C.d.S.
12:23 Scritto in FISCO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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13/08/2009
La lotta ai paradisi fiscali «Controlli su 170 mila nominativi»
La lotta ai paradisi fiscali «Controlli su 170 mila nominativi»
L'Agenzia delle Entrate: «Lotta a 360 gradi, non perseguiamo solo i miliardari», nel mirino del Fisco la presunta esistenza di un deposito miliardario in Svizzera

MILANO - Sono 170.000 i casi tenuti sotto osservazione dal Fisco nell'ambito delle indagini contro i paradisi fiscali. A fornire le cifre della lotta ai capitali detenuti illegalmente all'estero è il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera. «Non abbiamo deciso di perseguire i miliardari, ma di intensificare l'azione su tutti coloro che hanno capitali detenuti illegalmente all'estero» ha spiegato Befera, commentando l'indagine avviata nei confronti degli Agnelli e dell'eredità dell'Avvocato. Befera ha sottolineato che «il raggio d'azione è allargato». «Stiamo operando a 360 gradi» ha aggiunto, precisando che con il nuovo decreto del governo sui paradisi fiscali, è iniziato un «fortissimo e importantissimo cambiamento di linea, perché commuta il capitale detenuto all'estero in reddito non dichiarato: in questo modo intervengono sanzioni molto più pesanti».
«VARIE LISTE DI NOMINATIVI» - «Abbiamo in questo momento - ha detto il numero uno delle Entrate - 170.000 nominativi sotto indagine». Befera ha dunque citato alcuni esempi: «Abbiamo una lista di 500 nominativi circa sequestrati ad un avvocato svizzero recentemente arrestato alla procura di Milano, abbiamo una lista di conti presenti presso Ubs Italia che si presume abbiano qualche riferimento con Ubs Svizzera, abbiamo poi la lista già nota di detentori di capitali nel Liechtenstein».
| Margherita Agnelli de Pahlen (Ansa) |
IL CASO AGNELLI - Proprio l'Agenzia delle Entrate, alla luce delle notizie sulla causa legale intentata da Margherita Agnelli de Pahlen sull'asse ereditario del padre, è entrata nel merito della vicenda del patrimonio personale di Giovanni Agnelli, accendendo un faro sulla presunta esistenza di un deposito miliardario in Svizzera: ad occuparsene sarà la direzione centrale, che potrà avvalersi delle articolazioni locali (torinesi e non solo) dell'organismo. Nel merito della vicenda è entrata anche la procura di Torino: i pm del capoluogo piemontese hanno spiegato di non essere «al momento a conoscenza di elementi che concretino ipotesi di reato».
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15/05/2009
E' morta a Roma Susanna Agnelli
E' morta a Roma Susanna Agnelli
In passato era stata più volte parlamentare e ministro degli Esteri del governo Dini. La sorella dell'Avvocato era ricoverata al Policlinico Gemelli di Roma. Aveva 87 anni
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| Susanna Agnelli (Fotogramma) |
ROMA - Susanna Agnelli è deceduta nel tardo pomeriggio di venerdì a Roma. Aveva 87 anni. La sorella di Gianni Agnelli era ricoverata al Policlinico Gemelli. È stata ministro degli Esteri durante il Governo Dini ed attualmente era presidente di Telethon. Unanime il dolore del mondo politico. Tra i primi ad intervenire, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che ha parlato di lei come di «una protagonista del Novecento».
LA CARRIERA POLITICA - Scrittrice (il suo libro più famoso è «Vestivamo alla marinara», che vendette più di 250 mila copie), teneva anche una rubrica sul settimanale Oggi. Nata il 24 aprile 1922, a vent'anni, durante la guerra, fu crocerossina su una nave ospedale. Nella sua vita un ruolo fondamentale lo ha avuto l'impegno politico: è stata sindaco di Monte Argentario dal 1974 al 1984 e per due legislature, dal 1976 al 1983, è stata anche deputata nelle liste del Partito repubblicano italiano (Pri). Eletta al Parlamento Europeo nel 1979, si è dimessa due anni dopo. Poi è stata eletta senatore nel 1983, rieletta nel 1987 e nominata nel 1983 sottosegretario agli Esteri sino al 1991 e ,quindi, ministro degli Esteri dal gennaio 1995 al maggio 1996 nel governo Dini.
L'IMPEGNO UMANITARIO - Questo senza tralasciare il suo impegno sul fronte umanitario, che la vede, tra il 1984 e il 1987, unico membro italiano all'Onu nella Commissione Internazionale per i Diritti Umanitari e nella Commissione Mondiale sull'Ambiente e lo Sviluppo, dopo essere stata negli anni Settanta presidente del Wwf. Dal 1992 è presidente di Telethon e si è dedicata alla sua fondazione Il faro, nata nel 1997 per insegnare un mestiere a giovani in difficoltà italiani e stranieri, consentendo loro di acquisire capacità professionali spendibili sul mercato.
LA VITA - Terza dei sette figli di Edoardo Agnelli e Virginia Bourbon, laureata in lettere (più una laurea honoris causa in legge nel 1984 alla Mount Holyoke University del Massachusetts), nel 1945 sposa Urbano Rattazzi, dal quale divorzierà nel 1975, dopo aver avuto sei figli e aver trascorso vari anni in Argentina, sino al 1960. «Alta, capelli grigi, sempre abbronzata, sguardo chiaro e ironico, assomiglia molto al fratello Gianni. Tra i fratelli è lei quella che gode della maggior confidenza dell'Avvocato», ha scritto di lei Enzo Biagi una decina di anni fa, aggiungendo: «La chiamano Suni: è una donna coraggiosa che ha soprattutto un merito, la sincerità».
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