17/09/2011

Comitini: il paese dei dipendenti pubblici

Comitini: il paese dei dipendenti pubblici

Il borgo siciliano diventa in un reportage lo specchio degli sprechi di denaro in italia. 64 impiegati e 960 anime. Il New York Times lo ha scelto per raccontare «la tragedia del sistema-Italia»

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12/07/2011

Si impicca in casa per gioco. Bimbo di 8 anni muore nell'Agrigentino

Si impicca in casa per gioco. Bimbo di 8 anni muore nell'Agrigentino

Tragedia a Canicattì. Il piccolo sarebbe rimasto impiccato alla tenda della syu a cameretta. Inutili i soccorsi

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24/10/2010

Mafia, catturato il boss di Agrigento. In manette Gerlandino Messina

Mafia, catturato il boss di Agrigento. In manette Gerlandino Messina

È stato catturato a favara. Ricercato dal 1999 per associazione mafiosa e vari omicidi, è nell'elenco dei latitanti più pericolosi

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26/01/2010

A Favara l'addio alle due sorelline Il sindaco: «Io ho la coscienza pulita»

A Favara l'addio alle due sorelline Il sindaco: «Io ho la coscienza pulita»

 

Il primo cittadino: per il genio civile la palazzina era sicura. L'ultimo saluto alle bimbe morte sabato. Il parroco durante l'omelia: «Chi ha il potere guardi verso il basso»


 

Centinaia di persone all'esterno della chiesa dove si sono celebrati i funerali di Marianna e Chiara Pia Bellavia (foto Arcieri)
Centinaia di persone all'esterno della chiesa dove si sono celebrati i funerali di Marianna e Chiara Pia Bellavia (foto Arcieri)

AGRIGENTO- Dolore e disperazione nella Chiesa Madre di Favara dove si sono svolti i funerali di Marianna e Chiara Pia Bellavia, le due sorelline di 14 e 4 anni, morte sabato scorso per il crollo della loro abitazione, nel quartiere di piazza del Carmine. La chiesa è gremita, un migliaio le persone fuori, nonostante una pioggia insistente. Le esequie, come richiesto dalla famiglia, sono state celebrate in forma privata. Prima dell'inizio della cerimonia funebre una ragazza, familiare delle due vittime, ha accusato un leggero malore. I genitori di Marianna e Chiara Pia si trovano davanti alle bare. La cerimonia funebre è officiata dall'arciprete don Mimmo Zambito che ha vietato l'ingresso in chiesta di fotografi e cineoperatori. L'arcivescovo Francesco Montenegro che lunedì ha annunciato che non avrebbe celebrato i funerali per una «tragedia annunciata» è all'interno della chiesa, fisicamente vicino ai familiari e alla comunità, e non ha voluto fare alcuna dichiarazione. «Favara è un luogo generoso ma disgraziato. A chi ha il potere chiediamo di guardare in basso, a chi nel popolo fa una fatica incredibile anche se con estrema dignità, alla famiglia Bellavia chiediamo di guardare in alto, a Cristo crocifisso»: queste le parole pronunciate dall'arciprete di Favara, don Mimmo Zambito nella sua omelia davanti alle centinaia di persone che affollano la Chiesa Madre.

IL SINDACO -Ai funerali ha partecipato anche il sindaco di Favara, Domenico Russello. «Sono stato ingiustamente additato come l'unico responsabile di questa tragedia, ma io sono sindaco solo da due anni e mezzo e ho fatto quello che dovevo fare. Ho la coscienza pulita» si difende il primo cittadino, un penalista, prima di entrare nella Chiesa Madre. «Il procuratore di Agrigento Renato Di Natale - ha aggiunto il sindaco - ha detto che non ci sono al momento indagati, l'iscrizione nel registro non è un atto dovuto, non si fa automaticamente ma solo a seguito dell'acquisizione dei primi elementi indiziari. Mi possono insegnare a fare il sindaco ma non l'avvocato penalista, conosco bene le procedure e so che chi ha responsabilità in questa storia verrà chiamato a pagare».

«PER IL GENIO CIVILE LA PALAZZINA ERA SICURA» - «C'è un accertamento eseguito dal genio civile negli anni passati secondo cui lo stabile era sicuro. Questo è l'unico dato che ad oggi ci risulta» ha aggiunto il sindaco parlando della palazzina crollata sabato. «Abbiamo visto le foto della palazzina prima del crollo, sopra c'era una aggiunta posticcia di una sopraelevazione probabilmente abusiva, con una copertura in cemento armato che forse ha avuto l'effetto di schiacciare lo stabile». Rispondendo ai giornalisti sui 56 alloggi popolari ultimati negli anni scorsi ma non ancora assegnati e intanto distrutti e vandalizzati, il sindaco ha osservato: «È scandaloso che siano stati distrutti, ma io sono qui dal 2007 e non spetta a me indicare le responsabilità. Da pubblico amministratore devo dare conto del mio operato ed io per primo in campagna elettorale gridai allo scandalo delle case popolari». Russello ha ribadito, inoltre, che «non c'era un'ordinanza di sgombero della palazzina e per quel che mi risulta non c'era stata neppure negli anni precedenti; proprio questo mi fa arrabbiare, perché vengo additato come l'unico responsabile mentre io non ho alcuna colpa».

Redazione online


23/01/2010

Favara, crolla una palazzina «Morto un bimbo, due sotto le macerie»

Favara, crolla una palazzina «Morto un bimbo, due sotto le macerie»

 

I tre figli della coppia sono rimasti sotto i detriti: si scava per raggiungerli. Il crollo nel paese a una decina di chilometri da Agrigento. Coinvolta un'intera famiglia: salvi i genitori

 

 

AGRIGENTO - Un bambino di sei anni è morto nel crollo di una palazzina di tre piani nel centro storico di Favara, un paese a una decina di chilometri da Agrigento. Lo ha annunciato a Sky Tg24 il tenente Gabriele Treleani, comandante della stazione locale dei carabinieri. Nel cedimento dell'edificio è rimasta coinvolta un'intera famiglia: i genitori, Giuseppe Bellavia e Giuseppina Bello, sono riusciti a mettersi in salvo, mentre i tre figli di 2, 6 e 14 anni sono rimasti sotto la macerie. Ora si scava per trovare gli altri due bambini. Vi sono speranze per almeno uno dei due, il più grande, che ha dato segnali di vita. «È riuscito a telefonare col cellulare» da sotto le macerie, «prima a un amico e poi al 112», ha raccontato il comandante provinciale dei carabinieri Mario Di Iulio sempre a Sky. A Favara «si temono nuovi crolli», ha spiegato Treleani.

LE CAUSE DEL CROLLO - Le cause del crollo sono ancora in corso di accertamento ma l'ipotesi più accreditata è quella di un cedimento strutturale. Una sorella di Giuseppina Bello, la mamma dei bambini rimasti sotto le macerie, spiega che la famiglia Bellavia aveva presentato richiesta per ottenere una casa popolare ma senza alcun esito. Particolare confermato anche dal sindaco di Favara, Domenico Russello. «La famiglia Bellavia non era in graduatoria per l'ottenimento di una casa popolare, anche se aveva fatto la domanda» ha detto il primo cittadino del grosso centro vicino ad Agrigento. A Favara erano stati realizzati dieci anni fa 56 alloggi popolari che, nonostante la graduatoria, non furono assegnati e nel corso degli anni hanno subito atti di vandalismo. La giunta comunale ha ottenuto dalla Regione 1,5 milioni di euro per la ristrutturazione, ma i lavori non sono ancora cominciati. La famiglia Bellavia, che aveva fatto domanda per ottenere una casa, non rientrava comunque, secondo il Comune, tra i beneficiari di questi primi 56 alloggi: avrebbe dovuto aspettare la costruzione di nuovi appartamenti popolari. La palazzina crollata si trovava in una zona del centro storico di Favara particolarmente degradata e presentava numerose cedimenti strutturali e infiltrazioni di acqua. «Quanto è accaduto nel quartiere di Favara è una tragedia - ha aggiunto il sindaco - ma lì ci sono decine di stabili fatiscenti. Case pericolanti, vecchie catapecchie che rischiano di crollare da un momento all'altro. Potremmo fare un'ordinanza di demolizione, ma si tratta di immobili abitati da gente indigente che non avrebbero i soldi per demolire e non avrebbero alternativa di residenza».

ZONA AD ALTA RISCHIO, SCOPPIA LA POLEMICA - La zona di Favara in cui è avvenuto il crollo, detta «del calvario», è da tempo ad alto rischio. Erano già cadute le case adiacenti a quella crollata sabato. La palazzina della famiglia Bellavia era composta da un magazzino sotterraneo, un pianterreno e due piani superiori. Maurizio Cimino, della protezione civile regionale, che è sul luogo del crollo, sostiene che la casa era inagibile e che alcune opere di consolidamento effettuate sui piani superiori hanno reso ancora più critica la situazione. «Le fondamenta marce - dice - non hanno più retto e la casa si è accartocciata su se stessa». Per questi motivi il crollo di sabato mattina ha sollevato non poche polemiche. La tragedia di Favara è solo l'ultimo degli eventi luttuosi che dimostrano le gravi conseguenze delle carenze della politica urbanistica ed edilizia degli ultimi sessant'anni» ha detto Elisabetta Zamparutti, deputata radicale e prima firmataria della mozione sulla messa in sicurezza del territorio, la rottamazione edilizia e l'edilizia sostenibile che sarà in discussione dell'Aula di Montecitorio la prossima settimana. «Di fronte a ciò - aggiunge - è indispensabile avviare una nuova politica nazionale per il governo del territorio a partire dal recupero e dalla riqualificazione del patrimonio edilizio, favorendo la rottamazione (con eventuale 'delocalizzazione") degli edifici pericolosi che sorgono in zone a rischio o privi di qualità e riconoscendo priorità di intervento alle aree ad elevato rischio idrogeologico».

APERTA UN'INCHIESTA - La Procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta sul crollo della palazzina di Favara. L'ipotesi di reato è disastro colposo. Il fascicolo è stato aperto dal sostituto procuratore Lucia Brescia. L'inchiesta è coordinata dal procuratore capo Renato Di Natale e dall'aggiunto Ignazio Fonzo.

«HO PENSATO AL TERREMOTO» - «Alle 7 mi ero appena alzato, ero in vestaglia, ho sentito un boato e la terra tremare. Pensavo fosse il terremoto. Ho guardato prima il lampadario poi mi sono affacciato e ho visto che la palazzina di fronte era implosa. Ho chiamato subito i vigili del fuoco e sono sceso in strada». A raccontarlo è il geologo sessantenne Angelo Di Rocco che abita di fronte la palazzina crollata in cui abitava la famiglia Bellavia. «Ho gridato - ha aggiunto il testimone - per vedere se qualcuno mi rispondeva e ho cominciato a togliere qualche pezzo di cemento ma era un lavoro disumano. Sono arrivati subito i vigili del fuoco e i carabinieri che erano in zona. E sono cominciate le operazioni di soccorso. Era una scena apocalittica».

IL CORDOGLIO DI NAPOLITANO - Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appresa la notizia del tragico bilancio del crollo di una palazzina a Favara, ha chiesto al prefetto di Agrigento di rappresentare alla famiglia Bellavia i suoi sentimenti di partecipazione al dolore per la perdita delle piccole Chiara e Marianna. Anche il presidente del Senato Renato Schifani ha inviato al prefetto di Agrigento Umberto Postiglione un messaggio di cordoglio per la morte delle due sorelline. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano confida che sia fatta «immediata chiarezza sull'accaduto, perché non accadano mai più tragedie così terribili» e auspica che si intraprendano «tutte le iniziative possibili per assicurare un aiuto concreto alla famiglia Bellavia, colpita da un tale immenso dolore». «Quella che ha colpito la famiglia Bellavia è una tragedia terribile» ha detto il governatore Raffaele Lombardo, aggiungendo che la Regione Sicilia «intraprenderà tutte le iniziative possibili per stare vicini ai coniugi Bellavia e al piccolo Giovanni».


Redazione online


08/11/2009

Uccide il padre adottivo dopo una lite

Uccide il padre adottivo dopo una lite

 

È successo ad agrigento. Un giovane di origini russe avrebbe sgozzato il genitore con un coltello. Poi ha avvertito il 112

 

AGRIGENTO - È adesso in isolamento nel carcere di Petrusa, ad Agrigento, il giovane di origini russe che ha ucciso il padre adottivo. Constantin Gennaro, 23 anni, ha colpito con un coltello al collo il genitore, Damiano Gennaro di 61 anni, e in pratica lo ha sgozzato. La tragedia è avvenuta intorno a mezzanotte nell'abitazione di famiglia, nel quartiere Villaggio Mosè, alla periferia sud della città siciliana.

LA RICOSTRUZIONE - Dopo aver colpito a morte il padre, Constantin ha chiamato il 112 e si è costituito. I carabinieri del Nucleo operativo radiomobile sono intervenuti pochi minuti dopo la mezzanotte. In breve hanno ricostruito la scena del delitto. Il giovane, che presentava una ferita alla mano destra, è stato prima accompagnato all'ospedale "San Giovanni di Dio" per le cure del caso e poi in carcere, a disposizione dell'autorità giudiziaria. Damiano Gennaro e la moglie avevano adottato una decina di anni fa tre fratellini di origini russe; la sorella e il fratello di Constantin non erano in casa quando è avvenuto l'omicidio. Una discussione finita in tragedia, spiegano gli investigatori.


28/09/2009

Agrigento, dedica la vittoria al boss Il presidente: «All'amico non al mafioso»

Agrigento, dedica la vittoria al boss Il presidente: «All'amico non al mafioso»

 

I cronisti sul posto: «Fuori luogo». Gioacchino Sferrazza ha definito «amico fraterno» un uomo arrestato. Il questore: «Messaggio devastante»

 

Il presidente dell'Akragas (dal sito della società)
Il presidente dell'Akragas (dal sito della società)

AGRIGENTO - «Ho dedicato la vittoria all' amico Nicola, non al boss mafioso». Il presidente dell'Akragas calcio Gioacchino Sferrazza ha replicato così, in un'intervista al Tg5, alle polemiche suscitate dalla decisione di dedicare la vittoria della sua squadra, che domenica ha battuto lo Sporting Arenella nel campionato di Eccellenza, al presunto capo mafia di Palma di Montechiaro Niocola Ribisi, arrestato il 17 settembre scorso dalla polizia. «Io - ha puntualizzato Sferrazza - non entro nel merito se sia colpevole o innocente: fino a quando non ci si sarà una condanna Nicola per me resta un amico che fino a dieci giorni fa era con noi sempre allo stadio». Il presidente dell'Akragas ha infine ricordato il «legame con la squadra dell'amico Nicola» sottolineando che la dedica «mi è stata chiesta da tutta la società, giocatore e tecnici».

IL QUESTORE - Sulla vicenda è intervenuto anche il questore di Agrigento Girolamo Di Fazio: «La dedica della vittoria dell'Akragas al presunto capo mafia di Palma di Montechiaro, Nicola Ribisi, ci lascia senza parole. Quanto è accaduto domenica a margine della partita di calcio giocatasi allo stadio Esseneto ci fa tornare indietro di 40 anni. I sentimenti che animano lo sport in generale e il calcio in particolare sono stati praticamente cancellati con un netto colpo di spugna». E poi aggiunge: «Le parole di Sferrazza non passeranno inosservate - conclude il questore - e non è escluso che sulla vicenda possa venire aperta un'inchiesta della procura».

FIGC - Anche la Procura federale della Federazione italiana gioco calcio ha aperto un'istruttoria sulle dichiarazioni di Sferrazza. Il procuratore federale Stefano Palazzi ha acquisito i virgolettati riportati dagli organi di informazione e con ogni probabilità procederà al deferimento di Sferrazza per la violazione dell'articolo uno del codice di giustizia sportiva.

LA VICENDA - Sferrazza domenica si era presentato ai giornalisti, dopo il successo per 5 a 0 contro lo Sporting Arenella (partita del campionato di Eccellenza) e, dallo stadio «Esseneto» di Agrigento, aveva lanciato il suo messaggio trasmesso in diretta da un'emittente radiofonica. I cronisti gli avevano fatto notare subito che si trattava di una «dedica fuori luogo», visto che era rivolta a un presunto boss mafioso. Per protesta, Sferrazza aveva imposto ai giocatori e all'allenatore il silenzio stampa.

CHI E' - Ribisi, il presunto boss, 29 anni, titolare di un supermercato, è stato infatti arrestato il 17 settembre scorso. È accusato di associazione mafiosa. Secondo la polizia sarebbe il nuovo capo famiglia di Palma di Montechiaro. Il presidente dell'Akragas, 45 anni, invece, è titolare, insieme al fratello e ad altri familiari, di una catena di negozi che vendono dai giocattoli agli articoli da regalo.


27/07/2009

Scoperta evasione fiscale da un miliardo

Scoperta evasione fiscale da un miliardo

 

Due anni di indagini della Guardia di finanza nella provincia di Agrigento. Denunciati 120 imprenditori di Ravanusa e Canicattì, attivi nel commercio di rottami metallici

 

PALERMO - Un'evasione fiscale da un miliardo di euro è stata scoperta dalla Guardia di finanza, che ha denunciato 120 imprenditori di Ravanusa e Canicattì, in provincia di Agrigento, attivi nel settore del commercio di metalli e rottami ferrosi. Per tutti l'accusa è di dichiarazione fraudolenta ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Le verifiche fiscali delle Fiamme gialle, durate oltre due anni, sono state eseguite nei confronti di cinque società operanti nel settore del commercio dei rottami metallici. Recentemente un'altra società, con sede nel comprensorio di Ravanusa e anch'essa operante nella commercializzazione di rottami ferrosi, è finita nel mirino delle Fiamme gialle.

LA TRUFFA - Dall'analisi delle movimentazioni bancarie i finanzieri hanno accertato che, sistematicamente, al versamento di un assegno circolare o bonifico bancario che regolava il pagamento di fatture seguiva, contestualmente, una operazione di prelevamento (in contante o con assegno bancario) di pari importo nel quale figurava come beneficiario il rappresentante legale dell'impresa che aveva ricevuto la fattura che documentava la cessione del materiale, diminuito di una somma che, verosimilmente, rappresentava la «provvigione» spettante alla società-cartiera emittente delle fatture per operazioni inesistenti.


12/06/2009

Contromano sul viadotto, tre morti

Contromano sul viadotto, tre morti

 

GRAVE INCIDENTE AD AGRIGENTO. Anziano sbaglia senso di marcia e centra auto: a bordo donna incinta e 2 figli. Morti conducenti e uno dei bimbi

 

Un'immagine dell'incidente (Ansa)
Un'immagine dell'incidente (Ansa)

AGRIGENTO - Tre persone sono morte in un incidente stradale sul viadotto Morandi ad Agrigento. Un anziano, su una Fiat Punto, ha imboccato il cavalcavia contromano e la sua vettura si è scontrata frontalmente con una Mercedes guidata da una donna incinta: le due persone alla guida sono morte sul colpo. A bordo della Mercedes si trovavano anche due bambini di otto e cinque anni, figli della donna. Il più piccolo dei due bambini, trasferito all'ospedale Villa Sofia di Palermo, è deceduto in serata. L'altro bimbo rimane invece ricoverato nell'ospedale di Agrigento.

LA DINAMICA DELL'INCIDENTE - L'incidente stradale si è verificato alle 10,30 di giovedì mattina, quando la vettura guidata da Luigi Avellone, 85 anni, di Palermo ma residente a Roccapalumba (Pa), ha imboccato contromano il cavalcavia, con direzione Porto Empedocle. Numerosi gli automobilisti che hanno cercato, con il clacson e con gli abbaglianti, di avvisare l'anziano del pericolo. La Fiat Punto ha però proseguito nella sua marcia investendo frontalmente l'autovettura, una Mercedes Classe A grigia, che sopraggiungeva dall'opposta direzione. A bordo dell'utilitaria Mercedes c'era Nazarena Piro, assistente sociale di Cammarata, ma residente ad Agrigento e i suoi due bambini. Anche la donna è morta sul colpo, ma i sanitari del 118 ne hanno disposto l'immediato trasferimento all'ospedale di contrada Consolida nel tentativo, poi dimostratosi inutile, di salvare il bambino che portava in grembo (la donna era al quinto mese di gravidanza).


21/05/2009

Sciacca: arrestato preside per abusi sessuali sulle sue studentesse

Sciacca: arrestato preside per abusi sessuali sulle sue studentesse

 

Gli investigatori avevano piazzato una telecamera nascosta nel suo ufficio. In manette il capo dell'istituto professionale per i servizi commerciali e turistici del comune agrigentino

 

SCIACCA (AGRIGENTO) - Il preside dell'istituto professionale per i servizi commerciali e turistici di Sciacca è stato arrestato dalla polizia. L'accusa per lui è di abusi e molestie sessuali a danno di minori.

LA VICENDA - Secondo gli investigatori, infatti, l'uomo, 61 anni, avrebbe più volte molestato nel suo ufficio alcune studentesse della scuola che dirige. A fare scattare l'indagine, che ha portato al suo arresto, sono stati i racconti delle stesse adolescenti ai genitori. Gli investigatori hanno anche piazzato una telecamera nascosta all'interno dell'ufficio del preside e lo hanno pedinato. L'uomo si trova adesso rinchiuso nel carcere di Sciacca.