04/08/2010

Iran, attentato ad Ahmadinejad. Il presidente è illeso

Iran, attentato ad Ahmadinejad. Il presidente è illeso

Un ordigno è esploso tra la folla che assisteva al passaggio del corteo presidenziale ad Hamadan. Lo ha confermato l'agenzia filogovernativa Fars

 

 

Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad è scampato illeso a quello che un sito iraniano ha definito un attentato contro di lui nella città di Hamadan. Secondo il sito del quotidiano al Khabar una persona ha lanciato una granata contro il convoglio presidenziale, ad un centinaio di metri dall'auto di Ahmadinejad, facendo dei feriti ed è stata arrestata.
L'agenzia iraniana filogovernativa Fars ha confermato che una bomba a mano è stata lanciata oggi a Hamedan subito dopo il passaggio dell'auto su cui viaggiava il presidente Mahmud Ahmadinejad.

Ahmadinejad, hanno poi reso noto la tv panaraba
Al Arabiya e la libanese Future Tv, era appena arrivato a Hamadan, circa 350 chilometri a ovest di Teheran, per una visita di due giorni. L'attentato è avvenuto sulla strada che il corteo presidenziale percorreva dall'aeroporto allo stadio Qods, dove poi Ahmadinejad ha tenuto regolarmente il primo discorso previsto durante la visita, trasmesso in diretta dalla televisione e nel quale il presidente non appariva scosso.


 

 


11/02/2010

Iran, l'Onda verde torna in piazza «Spari contro i manifestanti»

Iran, l'Onda verde torna in piazza «Spari contro i manifestanti»

 

Anniversario della Rivoluzione islamica. oscurato il servizio gmail. Aggrediti Karrubi e Khatami, tra i fermati la nipote di Khomeini. Ahmadinejad: «Obama asservito a Israele»

 

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Scontri tra forze dell'ordine e dimostranti dell'opposizione sono in corso a Teheran, mentre altre dimostrazioni avvengono nelle città di Isfahan e Shiraz: lo riferisce il tam tam su Twitter. La notizia non può essere verificata poichè non è permesso ai media stranieri di seguire le manifestazioni di piazza.

Un sito web di opposizione, la Voce Verde dell'Iran, dice che le forze di sicurezza hanno sparato colpi d'arma da fuoco e gas lacrimogeni contro sostenitori del leader dell'opposizione Mirhossein Mousavi che partecipavano a una manifestazione in centro. Un altro sito dell'opposizione, Jaras, dice che le forze di sicurezza hanno aggredito il leader dell'opposizione Mehdi Karoubi e l'ex presidente moderato Mohammad Khatami durante la manifestazione.

Intanto hanno avuto inizio le celebrazioni ufficiali per il 31esimo anniversario della rivoluzione islamica. Il primo ministro Mahmoudh Ahmadinejad ha duramente attaccato Israele e l'Occidente annunciando i progressi dell'Iran sul nucleare. "Abbiamo già prodotto la prima partita di carburante nucleare arricchito al 20 per cento" ha rivelato il presidente aggiungendo che gli scienziati "dispongono delle competenze necessarie per arricchirlo fino all'80 per cento, ma non lo faranno."

Ahmadinejad ha dichiarato che si dovrebbe resistere a un'eventuale azione militare di Israele nella regione,e che bisognerebbe porre fine allo Stato ebraico. L'Iran non riconosce Israele, che definisce abitualmente regime sionista. Israele considera il programma nucleare iraniano come una minaccia alla propria esistenza e non ha escluso azioni militari se gli strumenti diplomatici dovessero fallire per risolvere la contesa sull'uranio arricchito.

Nel frattempo le milizie Basiji si stanno dispiegando nei punti nevralgici della città per prevenire possibili nuove manifestazioni dell'opposizione. Lo riferisce la Cnn attraverso Twitter. Nelle strade "circolano pick-up che diffondono slogan pro-governativi attraverso gli altoparlanti". Tutto intorno alla piazza Azadi e in varie altre aree della capitale è ingente lo spiegamento di forze di sicurezza, sia polizia sia miliziani islamici Basiji, che negli ultimi otto mesi hanno partecipato attivamente alla repressione delle proteste.

Tutte le vie d'accesso alla piazza sono stretto controllo degli agenti fin da ieri. I partecipanti ai cortei ufficiali gridano slogan di sostegno alla Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, oltre che 'Morte a Israele' e 'Morte all'Americà, sventolando migliaia e migliaia di bandierine nazionali iraniane.
Le forze di sicurezza iraniana hanno esploso colpi di arma da fuoco e lanciato lacrimogeni per disperdere un gruppo di manifestanti dell'opposizione nel centro di Teheran. Lo riferisce il sito web riformista Green Voice, citando testimoni oculari.


10/02/2010

Iran, miliziani all'ambasciata italiana «A morte l'Italia, a morte Berlusconi»

Iran, miliziani all'ambasciata italiana «A morte l'Italia, a morte Berlusconi»

 

Frattini: «La polizia ha evitato l'assalto». La tv di Stato: «Offende il popolo, l'ambasciata ha accolto dissidenti», «decine di Basiji hanno tentato l'irruzione»

 

L'ambasciata italiana a Teheran
L'ambasciata italiana a Teheran

TEHERAN - «Si è appena svolta un'azione contro l'ambasciata italiana a Teheran. Alcune decine di basiji (la milizia paramilitare iraniana, ndr), travestiti da civili, hanno tentato di assaltare la nostra ambasciata a colpi di pietre e al grido di 'morte all'Italia, morte a Berlusconi'». L'annuncio del ministro degli Esteri, Franco Frattini, arriva nel primo pomeriggio durante un'audizione in commissione al Senato. Episodi simili sono avvenuti davanti alle sedi consolari di Francia, Olanda e Germania. L'intervento della polizia iraniana, spiega Frattini, ha «scongiurato l'assalto vero e proprio e non ci sono stati danni seri». Fonti diplomatiche italiane hanno precisato però che si è trattato di «una manifestazione ostile» e non di un tentato assalto.

E PAROLE DI BERLUSCONI - Il blitz segue di pochi giorni il duro attacco di Teheran contro Berlusconi, seguito alla visita del premier italiano in Israele. Una nota pubblicata sulla tv di Stato iraniana aveva parlato di «servigi resi ai padroni israeliani». Dal canto suo Berlusconi aveva detto che il presidente Ahmadinejad ricorda «personaggi nefasti del passato» (un chiaro accostamento ad Adolf Hilter). Frattini nega però che le parole di Berlusconi abbiano reso più tesi i rapporti con la Repubblica Islamica: «Purtroppo l'Iran ha rapporti problematici e complessi con l'intera comunità internazionale, il problema non sono i rapporti con l'Italia».

AMBASCIATORE CONVOCATO - In ogni caso il ministero degli Esteri iraniano ha convocato per domenica l'ambasciatore italiano a Teheran per trasmettergli una protesta ufficiale proprio per le parole di Berlusconi. Teheran non avrebbe gradito in particolare il passaggio in cui il premier ha affermato che è nostro «dovere sostenere e aiutare l'opposizione». La tv di Stato attacca invece il ministro Frattini: a radunarsi di fronte alla rappresentanza italiana, afferma la Press Tv, non erano miliziani basiji, come affermato dal capo della Farnesina, ma «studenti universitari» che chiedevano al Parlamento di limitare le relazioni con i governi che interferiscono nelle faccende dell'Iran. Le manifestazioni, si legge ancora, si sono tenute all'esterno delle ambasciate italiana e francese e gli slogan urlati erano: «Morte a Berlusconi» e «Morte ai sostenitori del terrorismo«. I manifestanti hanno lanciato uova e pomodori contro l'ambasciata francese. Secondo Press Tv il riferimento del capo della diplomazia italiana ai basiji è «un altro deliberato tentativo messo in atto dai membri dell'Unione Europea di demonizzare e mancare apertamente di rispetto per il più importante corpo di difesa popolare iraniano, e dunque è un'offesa a tutti i cittadini iraniani».

 

CANCELLATA "VIA ROMA" - Questo il racconto dell'agenzia di stampa iraniana Fars: «Gli studenti, dopo aver protestato contro l'ambasciata francese, sono andati di fronte a quella italiana, dimostrando contro il governo italiano, accusandolo di aver ingerito nelle questioni interne offrendo sostegno agli oppositori della Repubblica Islamica. Gli studenti hanno poi lanciato slogan contro l'Italia e i suoi governanti. In seguito hanno cercato di demolire la targa indicante la via vicina all'ambasciata italiana, via Roma, ma sono stati fermati dalla polizia iraniana. Tuttavia gli studenti sono riusciti a raggiungere parzialmente il loro obiettivo, cancellando la parola "Roma" dalla targa. "Così, ha detto uno degli studenti, il nome di Roma non comparirà più su una via di Teheran"».

«RIFUGIO DI DISSIDENTI» - L'agenzia Irna afferma invece che gli «studenti» hanno «letto un comunicato in cui accusano l'ambasciata italiana di essere diventata il rifugio dei dissidenti che, negli ultimi mesi, hanno sfidato il governo iraniano». Con la manifestazione, spiega l'Irna, hanno condannato la politica estera di Francia e Italia nei confronti dell'Iran, chiedendo al governo e al Parlamento di ridurre i rapporti diplomatici. Nella nota gli studenti ammoniscono il presidente del Consiglio Berlusconi: «Se la sua congiura anti-iraniana con Israele dovesse continuare, la Repubblica Islamica prenderà seri provvedimenti contro il suo governo».

ANNIVERSARIO - Il ministro Frattini ha dato disposizione al nostro ambasciatore a Teheran, Alberto Bradanini, di non partecipare alle cerimonie di giovedì in occasione del 31mo anniversario della rivoluzione di Khomeini del '79. «È in corso un contatto a livello europeo - spiega il ministro - per una posizione comune, che credo ci sarà, per dare un segnale di preoccupazione forte. Il nostro ambasciatore non ci sarà». In ogni caso, «l'ambasciata ovviamente resta aperta, vediamo cosa succede, non pregiudichiamo le cose», ha assicurato il titolare della Farnesina, che ha definito «preoccupanti» gli slogan contro l'Italia e Berlusconi. Secondo fonti della Farnesina alla cerimonia di giovedì potrebbe partecipare il numero due dell'ambasciata.

 

 

Redazione online


07/02/2010

Nucleare, l'Iran non si ferma: produrrà uranio arricchito

Nucleare, l'Iran non si ferma: produrrà uranio arricchito

 

Tra i Paesi occidentali va prevalendo la linea di ulteriori sanzioni. Martedì Ahmadinejad aveva detto che l'Iran era pronto a un accordo per ricevere dall'estero il combustibile

 

Mahmud Ahmadinejad (Ansa)
Mahmud Ahmadinejad (Ansa)

Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha dato disposizione all'Organizzazione nazionale per l'energia atomica di avviare la produzione di uranio arricchito al 20%. L'ordine è arrivato durante un discorso trasmesso dagli schermi della televisione di Stato. «Avevo detto (alle grandi potenze) che concedevamo dai due a tre mesi (per concludere un accordo sullo scambio di uranio) e che se non fossero stati d’accordo avremmo cominciato da soli», ha dichiarato Ahmadinejad, inaugurando un’esposizione dedicata alla tecnologia laser. «Adesso, dottor Salehi, avviate la produzione di uranio al 20 per cento con le nostre centrifughe», ha aggiunto il presidente, rivolgendosi al capo dell’Oiea, l’Organizzazione iraniana dell’energia atomica, presente nella sala al suo fianco.

I PRECEDENTI - Solo martedì scorso lo stesso Ahmadinejad aveva detto che l'Iran era pronto ad arrivare ad un accordo con la comunità internazionale per ricevere dall'estero il combustibile a base di uranio arricchito al 20%, di cui ha bisogno per alimentare un reattore con finalità mediche, consegnando parte del suo uranio arricchito al 3,5%. E venerdì il ministro degli Esteri Manuchehr Mottaki aveva affermato di essere convinto che un'intesa fosse vicina. Sabato, però, dopo avere incontrato Mottaki a Monaco di Baviera, il direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Yukiya Amano, ha dichiarato che Teheran non gli ha presentato alcuna nuova proposta per arrivare ad un accordo. Sempre sabato il presidente del Parlamento iraniano ed ex capo negoziatore sul nucleare, Ali Larijani, ha definito «un imbroglio» l'offerta della comunità internazionale per lo scambio di uranio.

LE SANZIONI - Le divergenze con i Paesi occidentali, Usa in testa, sul contenzioso nucleare iraniano rimangono forti e va prevalendo la linea di ulteriori sanzioni. Da Ankara il segretario alla Difesa americano Robert Gates aveva definito «deludenti» le asserite risposte dell'Iran e aveva asserito che dall'Occidente «verrà una risposta» solo se l'Iran darà seguito alla «proposta originaria» dell'agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) e del gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania). Come è noto, la proposta - finora respinta da Teheran - prevede che la Repubblica islamica consegni il 70% del suo uranio arricchito al 3,5%, rinunciando così ad eventuali progetti di impiegarlo per un arricchimento superiore che consentirebbe la costruzione di ordigni atomici. In cambio l'Iran riceverebbe combustibile a base di uranio arricchito al 20% per alimentare un reattore con finalità mediche. Teheran invece insiste nel voler determinare le quantità di uranio da arricchire all'estero. Il direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Yukika Amano, ha spiegato che da Teheran non è arrivata alcuna nuova proposta. E così alla conferenza di Monaco sta prevalendo la linea delle «sanzioni». A partire dalla posizione del consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, James Jones. «La porta della diplomazia con l'Iran rimane aperta», ha detto: ma «...Teheran deve assumersi le proprie responsabilità o rischia sanzioni più forti e forse anche un maggiore isolamento», ha aggiunto. Sulla stessa lunghezza d'onda, il presidente della Commissione Affari esteri del Senato Usa, John Kerry, secondo il quale «questo è il momento» di aumentare la pressione sull'Iran «attraverso varie sanzioni...».

USA: AZIONE MILITARE - Il presidente della Commissione sulla sicurezza interna del Senato Usa, Joseph Liebernman, è ancora più deciso e spiega che l'alternativa alle sanzioni è l'azione militare. Da parte sua, il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha detto che in questi due giorni a Monaco l'Iran non ha fatto progressi: la posizione della Germania, che non esclude ulteriori sanzioni, rimane quindi invariata. Più diplomatico, ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov: L'Iran deve dare «chiarimenti» sulle domande sollevate dall'Aiea e la questione del nucleare di Teheran non può essere affrontata in modo «isolato»: bisogna anche considerare ciò che succede nell'intera regione, anche in Israele. Lavrov, intervenuto oggi a Monaco, ha comunque definito «inaccettabile» l'esistenza di nuovi paesi con armi nucleari. L'unica voce totalmente negativa nel Gruppo 5+1 sull'adozione di nuove dure sanzioni contro Teheran rimane quella della Cina che sabato a Monaco ha ribadito il suo no per bocca del ministro degli esteri Yang Jiechi.

Redazione online


27/12/2009

Ancora scontri in piazza a Teheran «Uccisi quattro manifestanti»

Ancora scontri in piazza a Teheran «Uccisi quattro manifestanti»

 

Interrotte le comunicazioni con i cellulari. Bloccato l'accesso a molti siti. Nella capitale iraniana secondo giorno di disordini. I siti riformisti: «La polizia ha aperto il fuoco sulla folla»

 

TEHERAN - Ancora violenza a Teheran. Per il secondo giorno consecutivo, la capitale iraniana è teatro di scontri tra la polizia e le migliaia di manifestanti anti governativi, in particolare nelle piazze Imam Hossein e Engelab e nel quartiere Pich Shemrun. Almeno quattro manifestanti, secondo il sito dell' opposizione Rahesabz, sono stati uccisi. La pagina online vicina ai riformisti spiega che tre manifestanti sono stati colpiti da «tiri diretti» sparati da «forze militari» sul viale Enghelab, la grande arteria che attraversa Teheran da est a ovest. Il sito afferma che uno dei suoi giornalisti ha assistito all'episodio. Il quarto manifestante, secondo Rahesabz, è stato ucciso non molto lontano, all'incrocio fra viale Enghelab e viale Vali-asr, senza fornire altri dettagli. Sia Rahesabz che Jaras, altro sito dell'opposizione, affermano che il corpo della quarta vittima è stato sollevato a braccia dalla folla dei manifestanti che, sempre stando ai siti, sarebbero decine di migliaia. Secondo alcune fonti, sarebbe inoltre in corso una contro-manifestazione organizzata dai sostenitori del presidente Mahmoud Ahmedinejad. Stando alle testimonianze la polizia avrebbe aperto il fuoco sulla folla. Fra le vittime ci sarebbe un uomo anziano, colpito alla fronte e trasportato via da altri manifestanti. Migliaia di persone, giunte a piccoli gruppi, si sarebbero radunate nella piazza di Enghelab, nel centro della capitale iraniana, nonostante la massiccia presenza della sicurezza. La polizia sarebbe subito intervenuta prima con i gas lacrimogeni e poi caricando la folla, che avrebbe incendiato dei cassonetti. L’opposizione contraria ad Ahmedinejad aveva convocato per domenica mattina delle manifestazioni a margine delle cerimonie per l’Ashura, la principale festività religiosa sciita.

(Ap)
(Ap)

«A MORTE IL DITTATORE» - La folla, scesa in piazza per la festività sciita dell'Ashura che coincide con il settimo giorno di lutto per la morte dell'ayatollah dissidente Hossein Alì Montazeri, ha scandito slogan contro il presidente Mahmud Ahmadinejad, urlando «A morte il dittatore».

INTERROTTA RETE CELLULARI - A Teheran risultano interrotte le comunicazioni con i telefoni cellulari. Anche l'accesso a molti siti internet è bloccato. Nel frattempo elicotteri continuano a sorvolare la città, mentre continuano ad arrivare notizie di incidenti, localizzati soprattutto nell'area centrale della capitale. Scontri fra forze dell'ordine e oppositori sono in corso anche nella città di Isfahan, nel centro dell'Iran, e nella vicina Najafabad, città natale del grande ayatollah riformista Hossein Ali Montazeri, morto qualche giorno fa.


11/10/2009

Iran, tre dimostranti condannati a morte

Iran, tre dimostranti condannati a morte

 

Avevano preso parte alle proteste per le elezioni presidenziali

 

In questa immagine del 21 giugno 2009 la morte di Neda, la giovane donna rimasta uccisa a Teheran negli scontri tra la polizia del regime e i sostenitori del governo (Ansa)
In questa immagine del 21 giugno 2009 la morte di Neda, la giovane donna rimasta uccisa a Teheran negli scontri tra la polizia del regime e i sostenitori del governo (Ansa)

TEHERAN - Tre manifestanti, incriminati per la partecipazione alle dimostrazioni antigovernative, sono stati condannati a morte in Iran. Lo riferisce l'agenzia Isna. I tre avevano preso parte alle proteste scoppiate in occasione delle elezioni presidenziali che hanno sancito la riconferma di Mahmoud Ahmadinejad.

IL MINISTRO - Il capo dell'ufficio pubbliche relazioni del dipartimento di Giustizia della provincia di Teheran, Bashiri Rad, parlando con l'Isna, ha reso note solo le iniziali dei nomi dei tre condannati al patibolo. Si tratta di M.Z., A.P. e M.E. I primi due, ha precisato Bashiri Rad, sono stati riconosciuti colpevoli di legami con un'organizzazione monarchica e il terzo con i Mujaheddin del Popolo, la più importante organizzazione di opposizione armata al regime. Giovedì, il sito riformista Mowjcamp aveva reso nota la condanna a morte di un manifestante, Mohammad-Reza Ali-Zamani, riconosciuto come militante filo-monarchico. Non è escluso che possa trattarsi di uno dei tre di cui si è avuta notizia oggi.

DIRITTI UMANI - Proprio il giorno che ha portato da Teheran pessime notizie, per Amnesty International è una data di riflessione e lotta. Il 10 ottobre, da sette anni, è indetta la giornata mondiale contro la pena di morte, considerata la maggiore delle violazioni dei diritti umani. In particolare quest'anno l'impegno di Amnesty International è volto a educare i giovanissimi alla conoscenza dei fondamentali diritti dell'uomo, con dibattiti e incontri nelle scuole. I dati forniti dall'associazione sottolineano come nel 2009, il Burundi e il Togo sono diventati abolizionisti della pena di morte e negli Usa, anche lo Stato del New Mexico ha posto fine alle esecuzioni.


26/09/2009

Iran: pronti a fissare ispezioni con Aiea «Accuse di Obama prive di fondamento»

Iran: pronti a fissare ispezioni con Aiea «Accuse di Obama prive di fondamento»

 

Venerdì l'annuncio dell'esistenza in iran di un secondo sito nucleare, mai denunciato. Ahmadinejad si difende: siamo in regola con quanto previsto dalle norme dettate dall'agenzia atomica

 

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Mahamud Ahmadinejad con Larry King (Cnn)
Mahamud Ahmadinejad con Larry King (Cnn)

WASHINGTON (USA) - L'Iran si difende dalle accuse di alimentare la proliferazione nucleare a scopi militari. Teheran si è infatti detta pronta a fissare fin da subito conl'Agenzia internazionale per l'energia atomica, l'Aiea, una data per le ispezioni. Non solo: il capo dell'Organizzazione iraniana per l'energia atomica, Ali Akbar Salehi, ha denunciato come «un complotto preordinato» il coro di condanne per il nuovo sito per l'arricchimento dell'uranio in costruzione vicino a Qom. «Abbiamo reso nota l'esistenza di questo sito nei tempi previsti dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) e perciò siamo sorpresi di tutto questo baccano», ha sottolineato Salehi.

AHMADINEJAD - Il presidente iraniano Mahamud Ahmadinejad aveva già questa notte definito «senza fondamento» quanto sostenuto nei confronti dell'Iran dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha «accusato» l'Iran di perseguire segretamente lo sviluppo di un programma nucleare al di fuori delle regole internazionali.

L'INTERVISTA - Intervistato dal giornalista della Cnn Larry King, Ahmadinejad - riferendosi a quanto affermato da Obama a Pittsburgh sul nucleare iraniano - aveva dichiarato: «Non ci aspettavamo che Obama a meno di 48 ore violasse di fatto l'impegno assunto nel suo discorso alle Nazioni Unite». «Più semplicemente, non ci aspettavamo che dicesse cose...prive di fondamento». Obama a Pittsburgh aveva fermamente criticato la scelta dell'Iran di dotarsi di una seconda centrale nucleare, e aveva sottolineato che «ora sono preoccupate anche Nazioni che solo fino a sei mesi fa o un anno fa sarebbero addirittura state restie a discutere di eventuali sanzioni». Secondo Ahmadinejad, invece, l'Iran è in regola con quanto previsto dalle norme dettate dall'agenzia atomica Aiea, tant'è vero che è stato lo stesso Iran ad informare l'Aiea dell'esistenza di una seconda centrale. L'Aiea peraltro ha precisato di non essere stata informata della presenza nel sito di materiale utilizzato per l'arricchimento dell'uranio.

KHAMENEI - Dall'Iran arriva inoltre la conferma che il nuovo sito sarà «presto operativo»: lo ha affermato Mohammad Mohammadi-Golpayegani, portavoce e capo dell'ufficio personale dell'ayatollah Ali Khamenei, Suprema Guida Spirituale della Rivoluzione Islamica e, in quanto tale, massima figura anche istituzionale del regime di Teheran. «Ad Allah piacendo, questo nuovo impianto diverrà operativo presto», ha assicurato il braccio destro di Khamenei, citato dall'agenzia di stampa semi-ufficiale "Fars". Stando alle indiscrezioni anticipate nei giorni scorsi dal quotidiano americano «The New York Times», la struttura dovrebbe essere completata entro il 2010. Il sito andrà ad aggiungersi a quello già noto di Natanz, situato anch'esso nel centro del Paese.

OBAMA: «L'OFFERTA PER IL DIALOGO RESTA VALIDA» - Non allentare la guardia sull’Iran. Questo il monito lanciato dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, secondo il quale la Repubblica islamica, dopo la scoperta di un secondo sito nucleare, deve prendersi l’onere di dimostrare le sue intenzioni pacifiche o, in caso contrario, sarà considerata responsabile dalle nazioni del mondo intero. Nel suo messaggio settimanale alla nazione, trasmesso via radio e via internet, Obama ha detto che le prove che dimostrano come l’Iran stia costruendo un impianto sotterraneo per l’arricchimento dell’uranio che potrebbe essere utilizzato per la costruzione di una bomba atomica costituisce «un’ulteriore azione di disturbo della politica di sotterfugi dell’Iran» che mette a repentaglio la non proliferazione globale. Obama ha rivolto di nuovo un invito a Teheran affinché consenta l’accesso agli ispettori internazionali, per evitare conseguenze. In caso contrario, l’opzione principale è quella di sanzioni economiche ancora più severe, ma venerdì l’amministrazione Obama non ha escluso l’azione militare. «La mia offerta per un dialogo sostanziale e serio per risolvere la questione resta aperta», ha poi detto ancora Obama. «Ma l’Iran adesso deve cooperare completamente con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica e intraprendere quelle azioni volte a dimostrare le sue intenzioni pacifiche».

LA POSIZIONE DI ISRAELE - Intanto la scoperta del secondo sito nucleare ha riacceso le polemiche fra l'Iran e il suo storico nemico, Israele. La rivelazione dell’esistenza di un secondo sito per l’arricchimento dell’uranio in Iran necessita di «una risposta senza equivoci» da parte delle grandi potenze mondiali durante la riunione del primo ottobre con il Gruppo del 5+1: ha dichiarato il ministro israeliano degli Affari Esteri, Avigdor Lieberman.


23/09/2009

Ahmadinejad: Obama farà grandi cambiamenti. «Il nucleare? Lo si usi solo per scopi pacifici»

Ahmadinejad: Obama farà grandi cambiamenti. «Il nucleare? Lo si usi solo per scopi pacifici»

 

Il presidente iraniano apre all'amministrazione americana, «Per gli Usa siamo un'opportunità»


Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad tra i Guardiani della Rivoluzione (Afp)
Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad tra i Guardiani della Rivoluzione (Afp)

Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, in un'intervista alla stampa americana ripresa oggi dal quotidiano Haaretz, ha affermato che il suo paese non rappresenta una minaccia agli Stati Uniti, come afferma il presidente Barak Obama, ma è piuttosto «un opportunità».

L'APERTURA A OBAMA - Ahmadinejad ha detto che nell'incontro in programma l'1 ottobre col gruppo del 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania come membro aggiunto) l'Iran si aspetta una discussione aperta sulle questioni nucleari ma non è interessato a discutere di pressioni per arrestare il suo controverso programma nucleare che, ha ribadito, non ha fini militari. L'Iran, ha aggiunto, premerà invece per un programma internazionale di disarmo nucleare e per maggiori possibilità di impiego dell'energia nucleare a fini pacifici da parte di altri paesi. Secondo Ahmandinejad se il presidente Obama farà «grandi cambiamenti» nella politica del suo paese in Afghanistan, Iraq e in Medio Oriente troverà nell' Iran un amico.


07/09/2009

Ahmadinejad: «Sono pronto a incontrare Obama»

Ahmadinejad: «Sono pronto a incontrare Obama»

 

Il presidente dell'Iran: «Non negozieremo mai i nostri ovvi diritti». «In una conferenza stampa pubblica davanti agli organi d'informazione internazionali»

 

Mahmoud Ahmadinejad (Afp)
Mahmoud Ahmadinejad (Afp)

TEHERAN - Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad si è detto «pronto» a incontrare il presidente americano Barack Obama in una conferenza stampa pubblica davanti agli organi d'informazione internazionali. L’Iran, ha aggiunto Ahmadinejad, è pronto a un dialogo sul nucleare con i Paesi del gruppo 5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania) in un quadro «giusto e logico. Non negozieremo mai gli inalienabili diritti dell'Iran. La questione è chiusa».

PROPOSTE - Il programma nucleare iraniano sarà al centro della riunione dell’Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) che si svolgerà in settimana a Vienna. L'Iran presenterà nei prossimi giorni le sue proposte sul nucleare. «Abbiamo detto due cose: creare opportunità per utilizzare a fini pacifici l’energia nucleare e prevenire lo sviluppo di armi di distruzione di massa», ha precisato il presidente iraniano. «Il nostro pacchetto di proposte arriva in risposta a una richiesta di ripresa dei negoziati. Abbiamo fissato il quadro e avanzato le nostre proposizioni».

«NOSTRE ELEZIONI VERA DEMOCRAZIA» - La conferenza stampa del presidente è avvenuta dopo la prima riunione del nuovo governo iraniano, in cui all'ordine del giorno c'erano le proteste seguite alla contestata elezione di Ahmadinejad. Il leader di Teheran ha detto che il voto ha segnato «la vittoria morale del popolo iraniano contro le potenze immorali straniere che avevano organizzato un complotto. In Iran invece esiste una vera democrazia». Intanto l'agenzia Fars riporta che è stato emesso dalla Corte rivoluzionaria un mandato di cattura nei confronti di Ali Karroubi, figlio del candidato riformista Mehdi Karrubi, per «irregolarità in attività economiche». L'agenzia aggiunge che Ali Karroubi ha avuto anche «un ruolo nei disordini», ma non precisa se il mandato di cattura sia stato già eseguito.


07/08/2009

Teheran in piazza: «A morte il dittatore»

Teheran in piazza: «A morte il dittatore»

 

Ancora proteste in iran per l'elezione di ahmadinejad. I seguaci del leader dell'opposizione Mousavi si sono trovati in una piazza della capitale iraniana

 

 

Manifestanti in piazza a Teheran
Manifestanti in piazza a Teheran

TEHERAN- Una nuova sfida al regime. Centinaia di persone si sono ritrovati a piazza Venak nel centro della capitale iraniana. E tutti insieme hanno gridato: «A morte il dittatore». E suonano il clacson delle auto. La polizia in tenuta anti sommossa ha circondato i manifestanti, ma al momento non sta reagendo, raccontano testimoni.

LA MANIFESTAZIONE- Una nuova protesta proprio l'indomani del giuramento di Mohamud Ahmadinejad per il suo secondo mandato. Una sfida al regime dopo il divieto di manifestazioni. Il leader dell'opposizione Hossein Mousavi, a capo del movimento, ha dichiarato più volte che l'elezione di Ahmadinejad è «illegittima». I manifestanti rischiano di andare in galera. Intanto il neo- presidente sta preparando una lista dei suoi ministri.

PRESIDI ANCHE IN ALTRE PIAZZE - Agenti e milizie basiji sono schierati anche nelle altre maggiori piazze e nelle strade centrali della capitale iraniana, mentre gruppi di persone si stanno progressivamente radunando nei luoghi delle proteste post-elettorali. Secondo testimoni, la polizia ha tentato di disperdere alcuni dimostranti. «Stanno chiedendo ai manifestanti di lasciare la zona altrimenti saranno arrestati», ha riferito un testimone.