22/06/2011

Grecia, Papandreou incassa la fiducia Ma le proteste di piazza proseguono

Grecia, Papandreou incassa la fiducia Ma le proteste di piazza proseguono

Il Parlamento dice sì al nuovo governo. Fuori la scritta «ladri» col laser. Ora il nuovo piano di austerità

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10/01/2011

Borghezio: «L'Abruzzo? Un peso morto»

Borghezio: «L'Abruzzo? Un peso morto»

INSORGE L'IDV: «OLTRAGGIO A MORTI E VIVI». Il leghista spara: «Lamentele e sceneggiate dai parte dei terremotati, come in Irpinia»

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23/10/2010

Epidemia di colera ad Haiti oltre 200 morti in pochi giorni

Epidemia di colera ad Haiti oltre 200 morti in pochi giorni

Emergenza sanitaria sull'isola già duramente colpita dal terremoto del gennaio scorso: duemila contagiati. Si tratta del ceppo più pericoloso della malattia. L'Oms conferma: non si registravano casi da oltre un secolo

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11/08/2010

Russia: roghi nelle zone contaminate da Chernobyl

Russia: roghi nelle zone contaminate da Chernobyl

Un temporale porta un po' di respiro a Mosca e toglie il fumo. I forti venti hanno spento molti incendi. La Protezione civile annuncia che le fiamme si sono dimezzate

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04/06/2010

Laura Antonelli: dimenticatevi di me

Laura Antonelli: dimenticatevi di me

Il ministro aveva promesso l'avvio della procedura per la «legge Bacchelli». L'attrice dopo l'appello di Banfi e il sì di Bondi agli aiuti: «Grazie, ma la vita terrena non mi interessa più»

 

Laura Antonelli (Ansa)
Laura Antonelli (Ansa)

MILANO - Lino Banfi ha deciso di chiedere pubblicamente un intervento in suo favore. E il ministro Sandro Bondi questo appello lo ha raccolto promettendo un intervento da parte dello Stato. Ma lei, Laura Antonelli, attrice cult degli anni Ottanta caduta in disgrazia e oggi costretta a vivere con una pensione di circa 600 euro al mese, non vuole che i riflettori tornino ad accendersi su di lei. «Ringrazio Lino Banfi e tutti coloro che si stanno preoccupando di me - ha detto tramite il suo avvocato, Lorenzo Contrada -. Mi farebbe piacere vivere in modo più sereno e dignitoso anche se a me la vita terrena non interessa più. Vorrei essere dimenticata».

Il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi
Il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi

IL SI' DI BONDI - Laura Antonelli vive a Ladispoli, non vede la televisione, ascolta solo Radio Maria e vive la propria esistenza solo ed esclusivamente in senso spirituale. «Non posso che essere soddisfatto - ha dichiarato l'avvocato Contrada - se Laura riesce ad avere un aiuto che le consenta di vivere meglio. Fa piacere che ci siano delle persone che si occupino di lei, perchè è sola». Il ministro Bondi aveva fatto sapere, dopo la pubblicazione della lettera di Banfi, di essere pronto a far partire al più presto il riconoscimento della legge Bacchelli per l'ex protagonista di Malizia. La legge Bacchelli prevede l’assegnazione di un assegno straordinario vitalizio a quei cittadini che si sono distinti nel mondo della cultura, dell’arte, dello spettacolo e dello sport, ma che versano in situazioni di indigenza: fu già concessa a alla poetessa Alda Merini, ai cantanti Umberto Bindi, Ernesto Bonino e Joe Sentieri, alle attrici Alida Valli e Tina Lattanzi, all’eroe di guerra Giorgio Perlasca.

SONO MORTA DA ANNI - Banfi e la Antonelli si sono rivisti pochi giorni fa dopo 22 anni di lontananza: «Io sono morta da anni», gli ha detto la Antonelli mostrandogli la dispensa, con del cibo regalato da qualche benefattore e dalla parrocchia. «Tanti hanno abusato della mia bontà - gli ha raccontato - forse anche della mia fragilità e dicono che non sono capace di intendere e volere. Ti prego Lino parla con qualcuno, tu sicuramente, amato da tutti, sarai ascoltato. Io non credo di avere ancora molto da vivere, però vorrei vivere dignitosamente». Da qui un appello di Banfi anche al presidente del Consiglio: «Caro Silvio, per quel poco che credo di conoscerti sono certo che farai qualcosa». La Antonelli, attrice diventata una icona sexy del cinema italiano da Malizia in poi, fu coinvolta in una storia di droga nel 1991, e fu prosciolta dalle accuse, poi tentò il ritorno sulle scene con Malizia 2000 ma, sottoposta a una operazione di chirurgia plastica, le fu quasi sfigurato il viso e sparì dalle scene.

Redazione online


03/06/2010

L'appello di Lino Banfi: aiutiamo Laura Antonelli oggi dimenticata da tutti

L'appello di Lino Banfi: aiutiamo Laura Antonelli oggi dimenticata da tutti

LETTERA APERTA

«L'ho incontrata, dice che le resta poco da vivere. Ci ha fatto sognare, ora ha solo la pensione di 510 euro»

 

Laura Antonelli (Ansa)
Laura Antonelli (Ansa)

«Tutto passa, tutto si cancella, tutto si lascia», dicono i francesi. «Ogni cosa se ne va quando finisce il ciclo dell’età» dice invece una bella canzone di Califano. «La vita si intristisce, la bellezza sfiorisce», dicono i poeti. Va bene… tutto questo dovrebbe essere lapalissianamente logico, ma non è giusto, non riesco a convincermene… e anche se sono in Argentina a girare una fiction, ne ho parlato a Lucia (mia moglie) prima di partire e lei stessa mi ha consigliato di scrivere a un importante quotidiano. La persona di cui voglio parlarvi è Laura Antonelli, l’oggetto del desiderio e delle fantasie erotiche di giovani e meno giovani da Malizia in poi. Bellissima e anche brava attrice. Vi ricordate le sue tristi vicissitudini, negativamente esasperate da un punto di vista mediatico? Io avevo lavorato con lei prima nel film Peccato veniale di Salvatore Samperi, dove c’erano anche la giovane Monica Guerritore e Alessandro Momo, prematuramente scomparso a soli 19 anni; le musiche erano di Fred Bongusto e l’aiuto regista era Neri Parenti. Poi nel 1987 girammo Roba da ricchi (film che incassò bene) con la regia del grande Sergio Corbucci. Laura faceva mia moglie e io le insegnai la cadenza pugliese. E chi faceva nostra figlia? Una giovanissima bella e brava Claudia Gerini.

Perché vi racconto tutto questo? Perché quello fu l’ultimo film di Laura con la sua prorompente bellezza. Fotografata da tutti i giornali europei perché era il periodo del suo grande amore con Jean Paul Belmondo. Poi successe quel che successe… Laura cercò di tornare al cinema con Malizia 2000, poi quasi le sfigurarono il viso con una specie di chirurgia plastica e infine è sparita: non si è più vista. In tutti questi anni, in qualunque trasmissione televisiva o radiofonica mi capitasse di parlare di tutte le belle attrici con le quali ho avuto la fortuna di lavorare, nominavo e salutavo sempre Laura Antonelli. Qualche anno fa, per farla breve, riesco a parlare al telefono con lei. Provai chiederle - in quella occasione e poi altre volte dopo di allora - se ci saremmo potuti vedere: per salutarci, riabbracciarci. Ma lei mi ha sempre risposto: «No... Lino, non sono pronta, non sono più quella del mondo dello spettacolo, ho cancellato tutto. Se un giorno deciderò di farlo, tu sarai il primo amico attore che rivedrò». Giorni fa, finalmente, mi ha chiamato e mi ha detto: «Vuoi venire a trovarmi? So che parti per l’Argentina, ma mi farebbe piacere riabbracciarti». E poi ha pianto… Le ho risposto: «Entro un’ora sono da te». Sono andato a Ladispoli e purtroppo mi sono rattristato molto: ci siamo riabbracciati dopo 22 anni; ci siamo commossi tutti e due. Ma poi Laura ha fatto un gesto rassegnato allargando le braccia, come per dire «Hai visto come sono ridotta…».

Io ho vigliaccamente cercato di cavarmela con una battuta: «Anch’io mi sono ingrassato...». Ma lei ha replicato con amarezza: «Sì, ma non come me, io sono morta da anni». Sguardi, silenzio… C’era una donna con lei che va due o tre volte a settimana a farle compagnia. Si sentiva una musichetta dall’altra stanza e io per rompere l’imbarazzo le ho chiesto che cos’era, se guardava la tv. Risposta: «Sono più di vent’anni che non vedo la televisione. Ascolto sempre Radio Maria e prego». In quella specie di camera da letto c’era solo un lettino, piccolo... Lei si è riscossa un attimo: «Lino vieni a vedere la dispensa, guarda quanta pasta, pomodori, olio... Sai, la parrocchia, qualche benefattore…». Mi si è stretto il cuore. Quanto prendi di pensione?, le ho chiesto. «510 euro al mese». E tutto quello che avevi: case, gioielli…? «È troppo lunga, caro Lino, la storia… Tanti hanno abusato della mia bontà, forse anche della mia fragilità e dicono che non sono capace di intendere e volere. Ti prego Lino parla con qualcuno, tu sicuramente, amato da tutti, sarai ascoltato. Io non credo di avere ancora molto da vivere, però vorrei vivere dignitosamente». Ecco perché io, cittadino italiano, Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi, mi rivolgo al ministro Bondi: «È giusto tutto questo? So che esiste una legge già esecutiva, dopo il caso Salvo Randone. Mi hanno detto anche che Isabella Biagini è nelle stesse condizioni. Queste persone hanno rappresentato una parte della storia del cinema e della televisione che tutti abbiamo gradito. Hanno lavorato in questa nazione, hanno guadagnato, hanno pagato le tasse… è giusto finire così?». Mi rivolgo anche al presidente del Consiglio, a Berlusconi, che è anche mio amico da più di trent’anni: «Caro Silvio, per quel poco che credo di conoscerti sono certo che farai qualcosa».

P.S. Sono sicurissimo che molte persone, costrette a vivere in uno stato di indigenza, leggendo questo mio appello penseranno: «Caro Banfi, anche noi stiamo così… ma allora?». Lo capisco perfettamente. Però la storia di Laura Antonelli mi tocca davvero da vicino e io spero che, smuovendo le acque - che molte volte anzi troppo spesso sono ferme e stagnanti - le cose possano cambiare anche per altri.

LINO BANFI

Corriere della sera


24/05/2010

I vescovi: «La politica pensi ai figli L'Italia verso il suicidio demografico»

I vescovi: «La politica pensi ai figli L'Italia verso il suicidio demografico»

L'appello del cardinale ai politici: «serve impegno bipartisan». Bagnasco suggerisce di introdurre il quoziente familiare e chiede che venga garantito lavoro ai giovani

 

Il card.Angelo Bagnasco
Il card.Angelo Bagnasco

CITTÀ DEL VATICANO - Quoziente familiare e lavoro ai giovani. Mentre il governo è impegnato a mettere a punto la manovra economica, il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, si rivolge alla politica e lancia l'allarme. L’Italia, spiega il numero uno dei vescovi italiani, «sta andando verso un lento suicidio demografico». Per questo, «urge una politica che sia orientata ai figli, che voglia da subito farsi carico di un equilibrato ricambio generazionale». Non solo. Secondo i vescovi italiani è necessario che la politica compia un «supplemento di sforzo» per garantire il lavoro ai giovani. L'occupazione «spesso oggi latita, creando situazioni di disagio pesante nell'ambito delle famiglie giovani e meno giovani, in ogni regione d'Italia, e con indici decisamente allarmanti nel Meridione. Il lavoro, in sostanza, è tornato ad essere, dopo anni di ragionevoli speranze, una preoccupazione che angoscia e per la quale chiediamo un supplemento di sforzo e di cura all'intera classe dirigente del Paese: politici, imprenditori, banchieri e sindacalisti».

«IMPEGNO BIPARTISAN» - Per Bagnasco serve in Italia un impegno bipartisan per affrontare il nuovo giro di vite e le nuove ristrettezze imposte dalle decisioni dell'Unione Europea per affrontare gli ulteriori sviluppi della crisi economica. A riguardo il presidente della Cei, auspica «un responsabile coinvolgimento di tutti nell'opera che si presenta sempre più ardua».

PEDOFILIA - Aprendo a Roma la 61esima assemblea generale dei vescovi italiani, il presidente della Cei ha affrontato diversi temi. Primo fra tutti lo scandalo pedofilia. «La Chiesa farà di tutto per continuare a meritare la fiducia delle famiglie italiane, anche di quelle non credenti» ha promesso Bagnasco. Il cardinale ha ricordato che gli importanti cambiamenti all'interno della Chiesa nelle procedure sanzionatorie con regole uniformi sia per quel che concerne la responsabilizzazione delle Diocesi sia per quanto riguarda la competenza del governo centrale, prevedendo anche, caso per caso, la rinuncia alla prescrizione furono introdotti dall'allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Dottrina della Fede, sempre «con l'avallo di Giovanni Paolo II». «Il perdono del peccato non guarisce automaticamente la malattia né sostituisce la giustizia» ha poi aggiunto Bagnasco, mettendo anche in guardia dal rischio che le multinazionali della pornografia possano allargare la loro influenza tramite il digitale terrestre.

RIFORME E UNITÀ - Quanto al federalismo, il cardinale ha ribadito il sì dei vescovi ad una riforma che si muova in questa direzione, sottolineando tuttavia che «l'unità del Paese resta una conquista e un ancoraggio irrinunciabile». La Chiesa italiana, ha anche assicurato il numero uno dei vescovi, non risparmierà «energie morali né culturali» per partecipare al «significativo anniversario» dei 150 anni dell'Unità d'Italia.

MAFIA - Bagnasco ha accennato poi ai «risultati importanti che a ripetizione si stanno ottenendo» nella «formidabile azione di contrasto che stanno svolgendo contro le cosche malavitose e la loro pervasiva ramificazione su tutto il territorio nazionale e oltre»: «Se da una parte ci dicono quanto il malaffare sia radicato nel nostro Paese, dall’altra ci avvertono che il male, anche quello più organizzato, non è imbattibile» ha sottolineato il presidente Cei.

CROCIFISSO - Infine Bagnasco ha auspicato che la Corte europea di Strasburgo, in sede di ricorso, rettifichi con «lungimiranza» l'«incredibilità» della sentenza di primo grado in cui si chiedeva la rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche pubbliche. La Corte affronterà il ricorso nel prossimo mese di giugno.

Redazione online


15/05/2010

La Babele di bonus, contributi, sussidi i 101 modi per avere soldi pubblici

La Babele di bonus, contributi, sussidi i 101 modi per avere soldi pubblici

INCHIESTA ITALIANA. L'italiano medio può nascere, crescere e invecchiare a spese dello Stato. Da Sud a Nord premi per gli ecorisciò a pedali e aiuti a chi gioca alla lippa. Una giungla di vantaggi economici

 

ROMA - Gli appassionati del tartufo, alla fine, sono rimasti scornati. A poco è servito il doppio tentativo del senatore piemontese Luca Malan di concedere sgravi fiscali: norma bocciata sia in Finanziaria sia nel decreto "milleproroghe". E' andata meglio ai produttori di prosciutto, premiati dal Parlamento con un nuovo fondo da dieci milioni di euro. E così, nella primavera di una travagliata fase economica, anche chi lavora "derrate agricole a stagionatura prolungata" si è iscritto al club del contributo pubblico.

Insieme ai proprietari di montoni riproduttori, agli organizzatori di circhi e spettacoli viaggianti e a chi coltiva il ruscus, meglio noto come pungitopo. Insieme a chi pianta un albero nel proprio giardino ma anche a chi, nel suddetto orto, si limita a sfalciare il prato. A chi impianta un vigneto ma pure a chi lo espianta.


Abbiamo fatto un viaggio fra i soci di questo circolo immaginario, trovandone 101: sono i beneficiari di altrettanti, diversi, aiuti concessi dallo Stato e dalle Regioni, spesso e volentieri con fondi dell'Unione europea. Un percorso a zig-zag nel Paese dell'assistenza e dell'incentivo facile assegnato con funzione anti-ciclica, malgrado la carenza di risorse. Ci siamo imbattuti in figure mitologiche come l'ammansitore del cavallo della Murgia e l'alpeggiatore dell'alto Lazio: entrambi meritevoli di un sussidio. Fino a riconoscere la sagoma rassicurante dell'italiano medio - di famiglia dignitosa seppur non particolarmente agiata - che sotto l'ala protettrice di un governo liberista può nascere, crescere, invecchiare a carico dell'ente pubblico. Il primo sostegno lo riceve dallo Stato, sotto forma di bonus bebè (un prestito sino a 5 mila euro), poi ha diritto a chiedere nella maggior parte delle Regioni un buono scuola che arriva sino a 1.500 euro l'anno, godere - se meritevole - di borse di studio universitarie (media 2 mila euro) e, terminata la vita lavorativa, ottenere a 65 anni una social card da 480 euro o in alcune zone d'Italia un buono socio-assistenziale da 443 euro. E gli spetta, se ha un reddito inferiore a 15 mila euro e una moglie che non lavora, la vacanza "agevolata": grazie a un buono da 785 euro da spendere in lidi o stazioni montane. Sono le regole del welfare, si dirà. Ma quale parte, dell'enorme mole di risorse previste per sussidi, aiuti, contributi non si incanala nei mille rivoli dello spreco? E, soprattutto dove sono, visti gli asfittici bilanci, i soldi necessari a concedere queste agevolazioni?


SE LO STATO NON HA PIÙ SOLDI

Domanda legittima, questa, rileggendo la storia degli ultimi incentivi assegnati dal governo. Sconti sull'acquisto di lavastoviglie, forni elettrici, cucine, motocicli, collegamenti a Internet e motori marini fuoribordo. Poi, quando il decreto legge è stato convertito dalle Camere, ecco pure i soldi per gli acquirenti di battelli solari e per i produttori di bottoni. Trecento milioni a disposizione a partire dal 15 aprile scorso, con l'immediata avvertenza dei rappresentanti dei consumatori: "Questi incentivi sono una goccia nel mare, i fondi finiranno entro un mese", aveva detto Paolo Landi, presidente dell'Adiconsum. Esagerava: in ottimismo. A fine aprile erano già esauriti i fondi per incoraggiare l'acquisto dei ciclomotori. Non è andata meglio, l'anno scorso, per le biciclette: la prima tranche di contributi è volata via in tre settimane, la seconda è stata bruciata addirittura in 4 giorni. Agevolazioni utili a far rifiatare l'economia? Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha definito "parziale" l'intervento statale, sottolineando che settori-chiave quale l'arredamento sono stati esclusi dagli incentivi. "Adesso tocca anche allo Stato stringere la cinghia", il grido di battaglia della leader degli industriali.

Musica per le orecchie del "rigorista" Tremonti, omaggiato dall'
Economist per aver impedito il "solito mercanteggiamento" durante il dibattito sulla Finanziaria. Eppure è sempre in azione, la macchina del contributo: basta dare una rapida occhiata alla tabella F della legge, quella che elenca gli "importi da iscrivere in bilancio in relazione alle autorizzazioni di spesa recate da leggi pluriennali": e lì, accanto ai fondi accantonati "per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale", ci sono le ultime spesucce (4 milioni) per i mondiali di nuoto di Roma dell'anno scorso e gli oltre sette milioni da distribuire alle imprese italiane che vogliono realizzare alloggi popolari in Libia: una misura contenuta nel trattato di "amicizia" siglato con Gheddafi nel 2008. Ma è nelle regioni che le maglie della finanza pubblica si allargano. Ed è lì che, a dispetto dei patti di stabilità, trionfa contributo selvaggio. Ma dove sono le centrali dello spreco?

DALLA SICILIA AL FRIULI

Non è solo una questione meridionale. I 101 modi per chiedere i soldi all'ente pubblico costringono a spostamenti repentini da Sud a Nord, da Palermo a Udine. In Sicilia, per dire, puoi chiedere un premio annuo (con fondi europei) se allevi un animale in via d'estinzione: un asino pantesco vale 500 euro, una capra girgentana 200. O puoi salire sulla rutilante giostra dei finanziamenti allo sport: fondi sempre più ridotti, che suscitano le lamentele del Coni, ma meccanismi di erogazione che premiano chi gioca in serie A, anche in campionati sconosciuti, o chi propaganda prodotti tipici: capita così che il ricco Palermo Calcio di Zamparini incassi un contributo non proprio irrinunciabile da 123 mila euro e che ad essere bagnati dai soldi pubblici risultino 46 club di pallatamburello, 20 di pallapugno e sette associazioni che praticano la lippa e il tiro alla fune. Evviva.

In Puglia si ritrova l'asino protetto, stavolta quello di Martina Franca, ma merita rispetto anche il cavallo della Murgia: le azioni per tutelare i due animali costano 205 mila euro, che se ne vanno anche per organizzare corsi di "ammaestratore" e "ammansitore". Vanno a pedali, e non a trazione animale, i risciò finanziati dall'amministrazione Vendola per accompagnare gli sposi all'altare, all'interno di uno dei 422 progetti giovanili che hanno contribuito al successo del governatore pugliese. Naturalmente, c'è già un nuovo bando. "Ritorno al futuro", sempre in Puglia, garantisce la frequenza di un master post-universitario all'estero con contributi, per singolo studente, da 25 mila euro. Qualche ente di formazione ne ha approfittato, e pur di incamerare quattrini ha organizzato in Polonia e in Spagna corsi tenuti da professori baresi in italiano. E' scattata un'inchiesta.


In Molise, la Regione sostiene generosamente il ritorno in patria degli emigrati: pagando, con contributi sino a 2000 euro a testa, il viaggio per interi nuclei familiari, ma anche il trasporto delle masserizie e il rimpatrio delle salme.


Non solo le Regioni, ma anche parchi e comunità montane sono una fonte cui attinge chi cerca aiuti finanziari. Risalendo la Penisola, il cacciatore di contributi può far tappa nel parco dei Monti simbruini, in provincia di Roma, che garantisce 500 euro l'anno ai pastori e agli allevatori che conducono il bestiame all'"alpeggio". O nella comunità montana della Valle di Scalve, nel Bergamasco, che offre - con risorse regionali e strutturali - somme a fondo perduto a chi falcia i prati e si impegna a tenerli in ordine, a chi pulisce i boschi da masse di legna o sistema le mulattiere. E a chi, ancora, ristruttura le malghe. Non è l'unico ente a concedere contributi del genere, sopra la linea gotica. Il viaggio si avvia a conclusione proprio sulle Alpi, nella Val d'Aosta che, per difendere le sue aree sciistiche, copre fino all'ottanta per cento del prezzo di acquisto di motoslitte usate. E ha l'ultima tappa in Alto Adige, dove Provincia autonoma e Comuni erogano fondi per installare segnali sui sentieri di montagna. E dove la magistratura ha aperto un'inchiesta dopo aver scoperto che tre quarti dei cartelli installati da un'associazione turistica - che ha ricevuto contributi europei - contiene indicazioni in una sola lingua: il tedesco. Una giungla di vantaggi economici, fiscali, contributivi dove si annidano paradossi e inefficienze. Quali?


L'ITALIA DEI DOPPIONI

L'ultima relazione del ministero dello Sviluppo economico sul sistema degli incentivi alle imprese è dell'estate del 2009: 97 pagine di un documento analitico, nel quale è scritto come sono stati spesi, nell'anno precedente, i 12 miliardi di euro concessi alle aziende dei settori più svariati. E già nelle prime valutazioni, i tecnici del ministero denunciano "l'elemento di maggiore criticità: la numerosità degli interventi": nel Paese, fra il 2003 e il 2008, sono stati censiti 1.307 interventi agevolativi diversi, 91 nazionali e 1.216 regionali. Misure figlie di un ampio ventaglio di leggi, molte delle quali oggi inattive o sterilizzate dalla mancanza di fondi: oltre a capisaldi come credito d'imposta e 488, sono elencate norme per la valorizzazione degli stilisti o per la demolizione di navi obsolete, all'interno di un ginepraio che, scrivono gli autori della relazione, evidenzia "fenomeni di sovrapposizione e duplicazione degli strumenti di agevolazione, una polverizzazione di interventi che si traduce in diseconomie nell'utilizzo delle risorse finanziarie".

Anche il settore della solidarietà non fa eccezione: se è vero che a Palermo, negli uffici della Regione, da anni è in corso uno strisciante tira e molla con lo Stato per la gestione (e l'onere finanziario) di borse di studio, assegni scolastici, contributi a chi ha subito estorsioni e richieste usuraie, speciali elargizioni ai parenti delle vittime della mafia: misure presenti sia nella legge regionale che in quella nazionale.


E non mancano le contraddizioni: come i buoni scuola teoricamente riservati ai meno abbienti che in Lombardia finiscono nelle tasche di 4 mila famiglie con reddito fra i 100 e i 200 mila euro annui, alcune delle quali residenti nelle zone più ricche di Milano, da piazza San Babila alla Galleria Vittorio Emanuele. O come, in agricoltura, i contributi per l'impianto ma anche per l'espianto dei vigneti: questi ultimi concessi da diverse regioni dopo che l'Unione Europea - visto il calo nei consumi del vino - ha stabilito che bisogna ridurre la superficie coltivata a vite: e per questo scopo ha messo a disposizione oltre un miliardo di euro in tre anni, fino al 2011. Con finanziamenti che vanno dai 1.740 ai 14.760 euro ad ettaro. I rubinetti della spesa, insomma, non si chiudono. Anche se le politiche di sostegno cambiano con l'evolversi della società. Come?


ISLAM E TRADIZIONI COSTOSE

Un paese multietnico e in viaggio verso il federalismo favorisce l'integrazione con gli immigrati islamici ma, insieme, la difesa delle tradizioni locali. Con nuove agevolazioni pubbliche. Una di queste è l'inserimento fra le prestazioni del servizio sanitario nazionale della pratica della circoncisione, misura attuata in forma sperimentale - fra le proteste della Lega e l'obiezione di coscienza di diversi medici - negli ospedali di tre regioni del Nord: Liguria, Piemonte e Friuli.

Intanto, in attesa dei decreti attuativi sul federalismo fiscale le regioni "autonome" raddoppiano gli sforzi per tutelare la propria specificità. Il Friuli Venezia Giulia del tenace sogno bilingue ha anticipato i tempi: e già nel 2000 stanziò quattro miliardi, poi diventati cinque milioni di euro, per chi volesse studiare i celti o si ispirasse a loro per progetti culturali. Nella regione del Nord-est, in virtù di leggi nazionali e regionali, è possibile a tutt'oggi usufruire di finanziamenti per la diffusione del marilenghe, la lingua locale, che pesano sul bilancio per quattro milioni di euro l'anno. C'è chi ha ottenuto una fetta di questi finanziamenti per tradurre Brecht o per realizzare il T9 per cellulari in friulano. Anche la Sardegna difende a suon di quattrini la propria lingua. E ogni anno elargisce contributi per la produzione di notiziari radio e di programmi televisivi in sardo. L'ultimo bando della Regione porterà sugli schermi i format "Die pro die" e "Mannigos de attualidade". E nelle casse delle due emittenti vincitrici 75 mila euro.

EMANUELE LAURIA


06/05/2010

Crisi greca, Moody's lancia l'allarme: rischio contagio anche per l'Italia

Crisi greca, Moody's lancia l'allarme: rischio contagio anche per l'Italia

Ma nei vari paesi rischi a livello diverso. passera: «stiamo meglio di altri». Per l'agenzia di rating a rischio i sistemi bancari anche di Portogallo, Spagna, Gran Bretagna e Irlanda

 

(Ansa)
(Ansa)

MILANO - L'agenzia di rating Moody's lancia l'allarme. C'è il rischio che la crisi finanziaria greca possa contagiare anche i sistemi bancari di alcuni dei principali paesi europei. Per Moody's secondo cui i paesi più a rischio di contagio sono il Portogallo, la Spagna, l'Italia, l'Irlanda e la Gran Bretagna.

IL RAPPORTO - La posizione di Moody's Investors Service è contenuta in un commento speciale intitolato «Sovereign Contagion Risk», parte 1 in cui si fa riferimento all'impatto sulle banche dell'Europa meridionale, dell'Irlanda e della Gran Bretagna. L'agenzia di rating riconosce che le banche di questi paesi hanno di fronte diverse sfide di diverso livello ma avverte che «il rischio di contagio potrebbe diluire queste differenze e rappresentare una minaccia molto reale e comune a tutti».
« L'Italia - scrive ancora Moody's - è un altro di quei paesi dove il sistema bancario è stato sino ad ora relativamente robusto», ma dove vi è comunque un rischio di contagio «qualora le pressioni di mercati sui rating sovrani dovesse aumentare». L'agenzia di rating osserva infatti come il nostro sistema bancario non abbia risentito come altri dello scoppio della bolla sull'immobiliare e di quella sui derivati.

CORRADO PASSERA - Il sistema bancario italiano «può affrontare in condizioni migliori di altri la situazione». È questo il commento a caldo dell'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, alle valutazioni di Moody's.

Redazione online


05/05/2010

Borse europee ancora in difficoltà Merkel: rivedere il Patto di stabilità

Borse europee ancora in difficoltà Merkel: rivedere il Patto di stabilità

La cancelliera tedesca: «aiuti alla grecia necessari, ne va del futuro dell'europa». In calo i principali indici del Vecchio Continente dopo il crollo di martedì

 

(Infophoto)
(Infophoto)

MILANO - Ancora una giornata difficile quella odierna per le Borse europee. Dopo aver aperto tutte in rialzo le piazze finanziarie del Vecchio Continente volgevano al ribasso sull'onda del discorso del cancelliere tedesco Angela Merkel al Bundestag che invocava una revisione del Patto di stabilità. Attualmente a Milano l'indice Ftse Mib cede l'1,26%, mentre l'All Share fa segnare una flessione dell'1,38%. Per quanto riguarda gli altri principali listini del Vecchio Continente Francoforte cede lo 0,79%, mentre Londra perde lo 0,72% e Parigi è in calo dell'1,19%. Sotto pressione finiscono, in particolare, Madrid (-3,24%) e Lisbona (-2,64%) e ancora Atene (-4,1%).

ASIA - L'effetto Grecia, dopo il tonfo di Wall Street, si fa sentire anche sulle Piazze azionarie di Asia e Pacifico. Il timore che il pacchetto da 110 miliardi a favore di Atene non basti e ci sia il rischio di un contagio a Portogallo e Spagna si fa sentire sull'Asia. Chiuse Tokyo, Seul e Bangkok tra le Borse finisce sotto pressione Hong Kong che chiude in flessione dell'1,49%.

MERKEL - Sul fronte più strettamente politico della crisi greca da segnalare, come detto, l'intervento del Cancelliere tedesco Angela Mekel al Bundestag. Gli aiuti alla Grecia sono necessari perchè «ne va del futuro dell'Europa e del futuro della Grecia in Europa» ha dichiarato la Merkel che ha difeso il piano di sostegno ad Atene, assicurando che nessuna decisione sugli aiuti alla Grecia sarà presa senza la Germania o contro la Germania. «La chiave per superare la crisi è con la Grecia», ha aggiunto Merkel, per la quale l'Europa «si trova a un bivio». La cancelliera tedesca ha sottolineato che dalla crisi finanziaria greca arriva una lezione, ovvero la necessità di cambiare il Patto di Stabilità dell'Unione Europea. «Il compito del mio governo, e di tutti i membri di questa assemblea oggi, è assicurarsi che si aderisca al patto di stabilità, di difenderlo e continuare a modificarlo, (traendo una) lezione da questa crisi», ha dichiarato la Merkel. «Deve essere riformato in modo tale che non possa essere più violato», ha aggiunto, sottolineando «la particolare responsabilità della Germania in questo processo di riforma. La cancelliera si è detto favorevole al ritiro del diritto di voto - in seno alle istanze europee - ai Paesi che non rispetterebbero i criteri di «ortodossia di bilancio» europei, come «ultima istanza». Inoltre, «una procedura di mancato pagamento organizzato deve essere elaborata» per gli stati della zona euro, ha aggiunto, riprendendo un’idea avanzata dal suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble. «Mi impegno personalmente e con forza per questo» e questo stesso processo legislativo di modifica dei trattati si annuncia «lungo e laborioso».

Redazione online